EDITORIALE
ATELLA NELL'ESPERIENZA DI STORIA
LOCALE ED OLTRE!
La rivalutazione in senso storiografico del dato particolare, dell'avvenimento «spicciolo» e
trascurabile, ha provocato un rovesciamento del metodo storico, conferendo dignità di ricerca a
studi, prima ritenuti a torto minori, intorno a problemi ed ambienti circoscritti.
L'indagine, infatti, non necessariamente deve abbracciare problematiche complesse, né ambiti vasti,
per ottenere il crisma della scientificità. Per fare storia, insomma, non bisogna dialogare per forza
«sui massimi sistemi».
Il progetto di storia locale, come termine a quo (e talora, quando lo esige la stessa impostazione
progettuale, ad quem) ha trovato larga applicazione per la conoscenza dettagliata della evoluzione
sociale, politica, economica, culturale, religiosa, artistica di una Comunità.
In questa ottica, acquistano enorme valore (anche e soprattutto per una migliore comprensione e
puntualizzazione della cosiddetta «Storia generale») tutti quei lavori volti al recupero della «propria»
storia particolare, delle tradizioni popolari, dei costumi, dell'atteggiamento spirituale di gruppi
etnici rispetto a fenomeni di varia natura. Questa tesi, poi, riesce ancora più valida, quando gli
argomenti di studio riguardano luoghi, che restano nella civiltà umana come pietre miliari, da cui
occorre pur partire, per tracciare un quadro di storia della cultura.
Atella, indubbiamente, è uno di questi casi e lo sta a dimostrare il continuo interesse di insigni
studiosi intorno alle Fabulae atellanae, che restano - tra l'altro - il primo prezioso ed irripetibile
documento della storia del teatro.
Con questa annata 2009 interamente dedicata all'indagine
storica, archeologica, artistica, letteraria sull'antica città osco-etrusca di Atella e le sue fabulae,
la Rassegna Storica dei Comuni, raggiunge due obiettivi: celebrare l'agognato ed infine realizzato
progetto-sogno del Parco Archeologico Atellano che nell'anno 2010 ha visto la partenza dei saggi
di scavi sul territorio ove sorgeva l'antica Atella; celebrare degnamente il fondatore dell'Istituto
di Studi Atellani, il Preside Prof. Sosio Capasso, che più volte, quando era ancora in vita, io
stesso ho definito nume tutelare della Storia locale del territorio atellano. E quindi l'annata 2009
della Rassegna ha per titolo Atella, ossia l'argomento portante di tutti i saggi, e per dedica «Studi
in onore di Sosio Capasso», anche a parziale ristoro del proposto e finora non ancora realizzato
convegno di studi sullo stato dell'arte della Storia locale da dedicare all'insigne studioso
scomparso nel 2005.
Ed i saggi inseriti in quest'annata della Rassegna onorano Sosio Capasso e ci onorano per
l'importanza degli argomenti trattati e la valenza dei contributi portati.
Nel primo volume, Atella la storia, Gianluca De Rosa, introduce l'argomento trattando
L'evoluzione storica del territorio atellano tra Età del ferro e periodo tardo antico, in
particolare ponendo in risalto i risultati delle recenti indagini archeologiche che hanno interessato
il territorio. Maurizia Capuano, invece, concentra la sua ricerca sulle Vicende storiche di Atella
ricostruite attraverso le fonti storiche, in particolare le fonti storiche più antiche (Polibio,
Strabone, Tito Livio, Cicerone, ecc.) che forniscono il quadro di partenza per la conoscenza
della storia atellana. Utilizzando in particolare le fonti medievali, Francesco Montanaro tratta
invece del Declino e scomparsa della città di Atella, fornendo alcuni interessanti spunti di
riflessione intorno alle vicende che portarono alla scomparsa della città ed al sorgere, intorno
all'antica sede, di micro-insediamenti che avrebbero accolto gli Atellani. Bruno D'Errico ci parla
invece de Il Castellone di Atella, questo antico manufatto, unica rovina rimasta visibile dell'antica
città, fornendo una convincente e documentata spiegazione sulle cause della conservazione di tale
testimonianza architettonica fino ai nostri giorni. La scheda La fornace di Sant'Arpino, che
chiude il volume, costituisce invece la relazione di un ritrovamento archeologico nel territorio
atellano, ottimamente documentato da un ampio servizio fotografico.
Nel secondo volume, Atella il territorio, Paolina Andreozzi nell'articolo Atella: la necropoli
sannitica, ci fornisce una serie di aggiornamenti intorno alla necropoli più antica individuata intorno
al sito dell'antica città, alla luce dei più recenti scavi. Antimina Flagiello con Il mito di Endimione
su un sarcofago proveniente da Sant'Antimo, ricostruisce il motivo figurativo su un antico
sarcofago di provenienza atellana. Con un ampio e ben documentato studio, a cui ci ha abituato
questo solerte ed infaticabile ricercatore, Franco Pezzella ci propone ampie Note sul riutilizzo
dei materiali di spoglio provenienti dall'area dell'antica Atella. Di certo questo studio del
Pezzella, quand'anche non fosse esaustivo, resterà comunque come un imprescindibile punto di
riferimento per quanti volessero approfondire la stessa tematica. Chiude poi il volume una
piccola serie di articoli datati che hanno per argomento ritrovamenti archeologici nel territorio
atellano, ma di difficile reperimento e che è sembrato opportuno riproporre in questa sede.
Gli articoli sono: Dissertazione sopra un antico elmo campano, di Giuseppe Antonio Guattani,
edito nel 1821; Tomba antica rinvenuta nel territorio del Comune di Sant'Arpino, di
Giovanni Patroni, pubblicato nel 1898 e Di alcune tombe rinvenute nelle vicinanze
dell'antica Atella, di Giuseppe Castaldi, del 1911. Nei due ultimi articoli sono state inserite
alcune inedite immagini degli scavi condotti negli anni '60 del secolo scorso alla riscoperta di Atella.
Nel terzo volume, Atella le fabulae, introduce l'argomento Sárká Hurbánková che tratta delle
Personae Oscae delle Atellane, in cui l'autrice ci fornisce interessanti elementi sulla tipizzazione
dei personaggi nel genere delle Atellane. Filomena Gordon tratta invece l'argomento de La
Fabula atellana e le pitture parietali pompeiane, analizzando le testimonianze iconografiche
delle Atellane relative al periodo tra il I sec. a.C. ed il I sec. d.C., ritrovate a Pompei e fornendo
interessanti conclusioni circa la funzione svolta da tali riproduzioni artistiche. Olimpio Musso
ripropone per noi una interessante scoperta iconografica di maschera atellana: il Maccus
exul in un mosaico cordovese, a dimostrazione che l'Atellana era diffusa e conosciuta in
tutto il mondo romano, ben fuori d'Italia. Gabriella Torano scrive invece Risorge l'Atellana.
Genesi e realizzazione di uno spettacolo, in cui ci parla dell'esperienza portata avanti
presso l'Università di Firenze, grazie ad un'idea del prof. Olimpio Musso, docente di Storia
del teatro greco e latino, con la riproposta, a mezzo di una sinteri di antichità e modernità,
della rappresentazione di Atellane. Maria Pezzella invece ci ripropone, opportunamente
tradotta, La voce «Atellanae fabulae» di Gaston Boissier nel «Dictionnaire des antiquites
grecques et romaines» di Charles Daremberg ed Edmond Saglio, che rappresenta un
importante punto di confronto tra le conoscenze sulle Atellane alla fine del secolo scorso
in rapporto all'evoluzione moderna degli studi sull'argomento alla luce delle nuove discipline
utilizzate nella ricerca. Ancora della riscoperta in chiave didattico-artistica delle Atellane
ci parla Rosa Bencivenga, illustrando Un interessante progetto di Scuole aperte del
Circolo Didattico "G. Marconi" di Frattamaggiore: il laboratorio delle maschere atellane.
Infine Salvatore Di Leva con L'idra di Atella, ci fornisce una lettura favolistica (stavo per
scrivere fabulistica) delle trasformazioni moderne del tessuto umano e civile del territorio
atellano, cui si accompagnano immagini realizzate da artisti in erba.
Cosa aggiungere a quanto detto? Di certo questa annata speciale dedicata ad Atella dalla
Rassegna Storica si pone come un punto fermo, di arrivo e di partenza, per l'Istituto di Studi
Atellani. I contributi di specialisti e studiosi affermati, italiani ed europei (Olimpio Musso,
Sárká Hurbánková) ci inorgogliscono perché rappresentano un consolidamento delle tematiche
portate avanti da questo sodalizio; così come rappresentano una certezza gli studiosi e ricercatori
che da anni contribuiscono alla vita dell'Istituto e della sua Rassegna (Francesco Montanaro,
Franco Pezzella, Bruno D'Errico). Ma lasciatemi salutare particolarmente con calore e gratitudine
i giovani ricercatori che hanno contribuito a questa opera: Gianluca De Rosa, Maurizia
Capuano, Paolina Andreozzi, Filomena Gordon, Maria Pezzella. Questi giovani (tra cui
particolarmente si distinguono i rappresentanti del sesso femminile) rappresentano il nostro
futuro e quello di istituzioni come la nostra. Certo oggi il futuro lo vediamo decisamente incerto:
ma non possiamo che augurarci che giovani come quelli citati continuino la nostra opera,
al servizio della Cultura.
Marco Dulvi Corcione
Direttore Responsabile della
Rassegna Storica dei Comuni

PRESIDE PROF. SOSIO CAPASSO
CASABONA (KR) 1916 FRATTAMAGGIO1 (NA) 2005