IL TRONO PER L’ESPOSIZIONE EUCARISTICA
DELLA CHIESA DELLO SPIRITO SANTO
IN SANT’ANTIMO
CARMINE DI GIUSEPPE
La Chiesa dello Spirito Santo, situata al centro di Sant’Antimo (NA), fu fondata il 7 aprile 1515 (1).
Il 1 ottobre 1578 fu costituita in essa una Congregazione con Breve Apostolico di papa Gregorio
XIII (2) e la chiesa fu amministrata da allora da cinque Governatori (tre sacerdoti
e due laici) (3).
Negli anni, grazie ai Governatori che la amministravano, ma anche con il contributo di mecenati
locali, tra i quali Giovanni Vincenzo Revertera (4)
e suo figlio Francesco (5), duchi della Salandra e
feudatari di Sant’Antimo, la Chiesa dello Spirito Santo divenne una vera e propria galleria d’arte.
Vi erano custoditi, infatti, ben 14 dipinti (6), varie sculture lignee, e molti
oggetti d’argento, opera di famosi artisti.
Chiusa al culto in seguito al rovinoso terremoto del 23 novembre 1980, molte delle opere ivi
custodite sono state trafugate dai ladri (7).
Tra le opere pervenuteci occupa un posto di rilievo il Trono per l’Esposizione eucaristica che
era utilizzato in occasione delle adorazioni eucaristiche solenni che si tenevano ogni domenica
di Quaresima (8) e, in particolare, per le SS. Quarantore.
Il Trono per l’esposizione del Santissimo Sacramento è un piccolo gioiello della argenteria
napoletana del XVIII secolo. Esso misura cm 49,5x44x115 ed è in argento fuso, sbalzato e
cesellato, bronzo dorato e legno. L’autore è Giacomo Morrone, come si può rilevare dal
bollo consolare G.M.C., ripetuto per ben 9 volte, sulla base anteriore dell’opera (9).
Non conosciamo molto di questo autore se non che egli fu console negli anni 1751, 1759-60, e
1786 (10). Tra le poche notizie che possediamo, sappiamo solo che nel maggio
del 1760 il re lo nominò con motu proprio, insieme al maestro Aniello D’Apuzzo, console
dell’Arte, in quanto loro godevano della fiducia della corte. Il motu proprio si rese necessario
per mettere ordine nelle irregolarità venute fuori dal processo Fucito ed anche perché non
si riusciva a trovare un accordo tra i maestri argentieri per procedere all’elezione dei due
consoli (11).
Il Trono è una riproduzione, in scala minore, del celebre Trono per l’Esposizione eucaristica di
Antonio Guariniello conservato nella Cattedrale di Aversa (12). L’opera del Guariniello è datata
1755, quindi, il nostro deve essere stato realizzato negli anni immediati, se non proprio nel
1759-1760, quando il Morrone era console come si può rilevare anche dal bollo.
L’architettura del Trono dello Spirito Santo poggia su una base lignea ricoperta di argento sbalzato
e cesellato e con inserti in bronzo dorato. Esso presenta due nicchie laterali: quella di destra
contiene una figura muliebre, in bronzo dorato, raffigurante una delle tre Virtù Teologali, la
Speranza. Alta cm 15, la statuina ha una forma plastica ben definita; il panneggio è morbido
e sapientemente drappeggiato con un ricco decoro. Appoggiata al braccio destro vi è
l’ancora, simbolo proprio della virtù teologale rappresentata. La nicchia di sinistra è, invece,
vuota e doveva contenere sicuramente un’altra Virtù, forse la Fede.
Al centro, è raffigurato, in mezzo ad una raggiera di bronzo dorato, uno dei simboli con cui è
raffigurato Dio Padre: un cerchio con un volto. In alto, sulla trabeazione dovevano trovarsi
due putti, come nel Trono del Guariniello, a reggere una corona d’argento da cui pendono
delle gocce in bronzo dorato. La corona culmina nella rappresentazione del globo terracqueo,
sempre in bronzo dorato su cui, però, manca la croce, che doveva essere in argento.
L’opera, che si presenta in uno stato di conservazione mediocre, avrebbe bisogno di un sapiente
e accurato restauro in modo da poterle ridare il suo primitivo splendore; essa, comunque,
ancora oggi è una perfetta testimonianza della ricchezza e del possesso di opere d’arte di
un gusto squisito che erano custodite dalla Chiesa dello Spirito Santo.
Note:
(1) La data era riportata su una pietra collocata nel giardino attiguo alla
sacrestia. G. CUOMO, Cenno storico del Comune di S. Antimo, Sant’Antimo 1885, p. 25.
(2) ARCHIVIO STORICO DIOCESANO DI AVERSA, Fondo Visite
Pastorali, Santa Visita P. Squillante 1623, cc. 462-465.
(3) I primi Governatori furono Orazio Garofano, Ferdinando de Stefano,
Marco Iaticiaccio e Salvatore della Puca.
(4) La tradizione vuole che abbia donato alla Chiesa dello Spirito Santo la
grande campana fusa nel 1596 con i cannoni presi alla battaglia di Lepanto. G. CUOMO,
Cenno storico del Comune di S. Antimo, op. cit., pp. 25-26.
(5) R. FLAGIELLO - M. PUCA, Origini e vicende del convento di S.
Maria del Carmine in Sant’Antimo, Sant’Antimo 2006, p. 13.
(6) Tra cui la Madonna del Rosario di F. Santafede, l’Immacolata di A.
Mytens, la Pentecoste del Lama, l’Incoronazione della Vergine del Malinconico, l’Incontro
tra i Santi Pietro e Paolo di G. B. Graziano, la Madonna con le Anime purganti di G. B.
Azzolino, ed altri.
(7) Solo recentemente sono stati recuperati, dal Nucleo Carabinieri per la
Tutela del Patrimonio Artistico, i marmi dell’Altare maggiore ed alcuni pezzi della tavola della
Madonna del Rosario del Santafede, che era stata tagliata dai ladri.
(8) ARCHIVIO STORICO DIOCESANO DI AVERSA, Fondo Visite
Pastorali, Santa Visita I. B. Caracciolo 1722, c. 5v.
(9) Manca il bollo dell’Arte con l’indicazione dell’anno. I lavori eseguiti su
ordinazione, a volte, erano sprovvisti del punzone comunitario colla data, poiché il committente non
riteneva di chiedere la marcatura di garanzia al proprio argentiere di fiducia. Inoltre, anche in
considerazione di un’osservanza generica e superficiale della legge, la bollatura incompleta (la
quale dal XVII secolo prevedeva il bollo dell’Arte con indicazione dell’anno, il bollo consolare e
il punzone dell’argentiere), è in molti casi giustificata. Molto più spesso, invece, il bollo consolare
coincide anche con il punzone del maestro argentiere. E. e C. CATELLO, Argenti napoletani
dal XVI al XIX secolo, Napoli 1973, p. 79.
(10) E. e C. CATELLO, I marchi dell’argenteria napoletana dal XV al
XIX secolo, Napoli 1996, p. 34.
(11) E. e C. CATELLO, Argenti napoletani dal XVI al XIX secolo, op. cit.,
pp. 38-39, 91; ID, I marchi dell’argenteria napoletana dal XV al XIX secolo, op. cit., pp. 25-26.
(12) E. RASCATO (a cura di), Museo Diocesano di Aversa, Marigliano 2003,
p. 34; Ave verum. Tesori eucaristici nel territorio aversano, Marigliano 2005.