SULL’ORIGINE DELLA DEVOZIONE
DI SAN MICHELE ARCANGELO
A CASAPUZZANO

PASQUALE SAVIANO

1. PERSISTENZE ANTICHE E MEDIEVALI Casapuzzano è un borgo situato nell’area periferica della scomparsa Atella, a metà strada tra Capua e Napoli. Esso è un luogo antico ove si notano le persistenze medievali dell’arte e dell’urbanistica (affreschi di scuola giottesca e palazzo baronale), ove si nota la persistenza del tracciato della via che in epoca romana congiungeva la città di Atella con Capua, e ove si nota la persistenza del complesso ecclesiale ed abbaziale di San Michele Arcangelo la cui storia ci rimanda al cristianesimo dell’anno mille e alla vita religiosa dell’alto medio evo in Campania. In questo luogo antico si recuperano gli stimoli e le ragioni per sviluppare alcune interessanti tematiche di carattere storico e religioso e per recuperare la conoscenza di alcuni aspetti interessanti della identità etica e culturale della comunità locale.


Casapuzzano: l’antica periferia di Atella

Si può subito rimarcare il fatto che su Casapuzzano e sulla sua storia esistono ormai una notevole letteratura ed un diffuso interesse di ricerca: sono state scritte alcune monografie storiche e documentarie dell’Istituto di Studi Atellani e di altri Autori; sono stati fatti studi di Storia Ecclesiastica da parte della Diocesi di Aversa; sono stati sviluppati diversi riferimenti in opere della Storia, dell’Araldica e dell’Arte in Campania; sono state svolte ricerche scolastiche e sono in corso anche studi accademici; esiste un positivo approccio delle Istituzioni per la valorizzazione del patrimonio locale. Tutti questi contributi alla conoscenza e alla fruizione del bene storico culturale di questo luogo ci dicono dell’importanza e delle potenzialità che sono a disposizione della comunità locale, quando riflette sulla sua storia e sulla sua religiosità.

2. STORIA RELIGIOSA E DEVOZIONALE
Il presente lavoro è un piccolo contributo a questa riflessione, e sarà dedicato soprattutto ad offrire nuovi spunti per continuare a delineare i tratti già abbozzati della storia religiosa e della devozione che legano la comunità di Casapuzzano al suo Santo Patrono: l’Arcangelo Michele (1).


San Michele: drappo devozionale

Il riferimento ufficiale e scritto di questo legame lo si individua nel 1324, quando nel Libro Ecclesiastico della Raccolta delle Decime in Campania viene segnata per la prima volta la “Ecclesia Sancti Michaelis” di Casapuzzano situata nella parte atellana della Diocesi di Aversa (Ratio Decimarum, n. 3730). Si tratta quindi di una Chiesa dedicata a San Michele già esistente ed attiva a quel tempo nel villaggio di Casapuzzano e nel territorio di Atella, antica sede episcopale che era stata assorbita, un paio di secoli, prima dalla sede di Aversa istituita e concessa ai Normanni da papa Leone IX nel 1053 (2).
La ricerca storico-archeologica ed architettonica ci indicherà poi che la parte più antica di questa chiesa risalirebbe all’XI secolo (intorno all’anno 1000) (3).
Ci mancano i documenti scritti e lapidari che potrebbero narrarci direttamente l’origine di questa chiesa micaelica nel territori di Atella; ma non mancano i documenti che ci narrano della devozione a San Michele Arcangelo prima dell’anno 1000; e questi ultimi sono documenti che ci permettono di ricostruire il contesto storico e religioso che è all’origine della devozione all’Arcangelo nel territorio dell’antica diocesi di Atella e che ha permesso la edificazione della Chiesa in Casapuzzano. Si tratta di documenti del periodo longobardo in Campania del IX – X secolo, ed in particolare della Historiola Langobardorum Beneventi scritta da Erchemperto, monaco del monastero benedettino di Capua.
I Longobardi furono un popolo barbarico che nel VI – VII secolo conquistò gran parte dell’Italia Settentrionale (Langobardia), fondandovi un vero e proprio Regno, e che si diffuse formando alcuni Ducati e Principati in Umbria (Spoleto) e in Campania (Benevento, Capua e Salerno).
La cultura barbarica del Longobardi fu subito influenzata dal cristianesimo, grazie alla cattolica regina Teodolinda, e grazie all’opera pastorale del papa San Gregorio Magno che permise la trasformazione dei riti e delle devozioni barbariche, sostituendoli con i riti e le devozioni cristiane.
L’Arcangelo Michele, apparso nella grotta del Gargano nel V-VI secolo, divenne così il Santo nazionale dei Longobardi che legarono alla sua icona religiosa cristiana i caratteri della loro antica divinità guerriera, Wotan il dio della guerra. Il luogo dell’apparizione divenne il principale santuario micaelico della cristianità medievale e la devozione all’Arcangelo si diffuse in ogni parte d’Europa.

3. IL CULTO MICAELICO
La diffusione di questo culto in tutta l’Italia meridionale fu favorita dai Longobardi di Benevento, a partire dall’8 Maggio del 663, anno in cui essi sconfissero i Saraceni sulle coste del Gargano ed attribuirono la vittoria all’intervento divino dell’Arcangelo.
Il riferimento alla solennità della festa micaelica dell’8 Maggio (4) viene fatto anche un paio di secoli dopo da Erchemperto che, sulla scia di Paolo Diacono, monaco cassinese e primo storico longobardo, lesse la ‘grande storia’ dei Longobardi dalla prospettiva locale, raccontando nella sua historiola gli avvenimenti confusi e le battaglie che impegnarono Napoletani, Capuani, Beneventani, Salernitani, Saraceni, ed il ruolo di contesa piazzaforte militare che ebbe Atella e l’importanza che ebbe la sua campagna nel rifornire di grano la città di Capua assediata e le truppe che imperversavano sul suo territorio.
Di grande vocazione agricola quel territorio veniva allora denominato Liburia, termine che precorse quello più recente di Terra di Lavoro, ma che evocava pure le propaggini sconnesse dai catastrofici eventi naturali, o devastate dalle incursioni barbariche, o abbandonate all’incuria, di quella feracissima terra che qualche secolo prima i Romani chiamarono Campania Felix.
Le signorie campane, per le ovvie ragioni dell’esercizio civile del potere politico e per la difesa militare, preferivano la vita urbana tra le mura fortificate delle loro città. Ciò nonostante Longobardi e Bizantini si scontravano per allargare il loro dominio sul contado, necessaria risorsa anche per la vita cittadina soprattutto nei periodi meno oscuri e di più sicuro sviluppo economico e civile. La Liburia divenne così, in quell’alto medioevo campano, un territorio su cui fu possibile istituire produttive esperienze di vita e di economia rurale, nonostante il persistente clima conflittuale.
In quel contesto si ebbe lo sviluppo degli insediamenti agricoli (casae, loci, vici, villae) intorno alle città cospicue di quel territorio (Atella, Cuma, Liternum, Acerra, Suessula), alcune delle quali erano pure sede di antico episcopato.
Nonostante le peculiarità di una antica e dignitosa autonomia che si registravano per quelle città dislocate tra Napoli, Capua e Benevento, che era la capitale della Longobardia meridionale, si verificò comunque un loro coinvolgimento strumentale negli equilibri dei poteri delle principali Signorie. I caratteri della conflittualità esistente tra i poteri e gli interessi del principato longobardo beneventano e del ducato bizantino napoletano si evidenziarono infatti in alcuni Patti territoriali che divisero i siti della Liburia in Partibus Langobardorum ed in Partibus Militiae Neapolitanae.
Molti degli elementi conflittuali tra i Longobardi e i Bizantini si stemperarono nella reciproca influenza culturale, che portò i due popoli ad assumere valori e modi di vita simili. E’ noto, infatti, che il principe Arechi, per contrastare l’espansione dei Franchi di Carlo Magno in Campania, cercò di stabilire positivi rapporti con Bisanzio, introducendo in Benevento il taglio della barba secondo l’uso bizantino, edificando la chiesa di Santa Sofia ed incoraggiando il matrimonio del figlio con una principessa della corte imperiale.
Un aspetto importantissimo della reciproca influenza culturale era poi costituito dal comune riferimento ideologico della fede cristiana. Entrambe le culture, quella longobarda e quella bizantina, riconoscevano alle istituzioni ecclesiali e alle strutture monastiche una funzione ineliminabile per la vita civile e per la legittimazione del potere morale dei governanti; ed inoltre esse si rivolgevano alla guida della Chiesa e alla vita dei Monasteri per soddisfare le esigenze di una sincera e diffusa devozione religiosa.


L’Arcangelo Michele: effigi dell’area
garganica (Monte Sant’Angelo) e capuana
(Sant’Angelo in Formis) (XI secolo)

4. IL CONTADO MONASTICO
Da quel comune riferimento ideologico si dipartirono le linee di una nuova configurazione del territorio, basata sulla istituzione, favorita dalle donazioni signorili di terre, dell’economia rurale dei monasteri benedettini: volturnensi e cassinesi per l’area beneventana-capuana, basiliani greco-latini e severiniani-benedettini per l’area napoletana.
Le terre monastiche furono all’inizio le più impervie e le più difficili da coltivare; ma poi proprio per quelle difficoltà fu possibile stabilire per la loro coltivazione un nuovo tipo di contratto agrario che favorì lo sviluppo della mezzadria preferita dai coloni. Sulle terre monastiche si praticò cioè una contrattazione basata sul lavoro dei mezzadri, più vantaggiosa di quella prevista nelle Pactiones liburiane che faceva leva sul lavoro dei tertiatores.
La realtà economica che si generò da quella contrattazione si legò fortemente con il sorgere di cittadelle rurali intorno alle chiese, ai claustra e alle grancie monastiche, e ciò permise lo sviluppo di un territorio altrimenti abbandonato all’incuria e alla povertà.
Nel clima del contado monastico benedettino si formò probabilmente intorno all’anno 1000 il complesso di San Michele Arcangelo a Casapuzzano.

5. ALCUNI DOCUMENTI
Nel periodo di transizione del territorio dalla dominazione longobarda a quella normanna (1022) si registrano le donazioni di terreni nel luogo di Casapuzzano fatte dal Principe di Capua (Pandolfo) al monastero di San Lorenzo ad Septimum di Aversa.
Nel periodo normanno (XI-XII secolo) si registrano le conferme dei terreni nel luogo di Casapuzzano donati al monastero di san Lorenzo, il quale nello stesso periodo diviene anche il principale assegnatario dei territori del Gargano e dello stesso Santuario di san Michele situato sulla Grotta dell’apparizione dell’Arcangelo.
Tra le donazioni fatte alle strutture monastiche dell’area napoletana si registrano, nello stesso periodo normanno, anche quelle riguardanti le terre situate nel luogo di Casapuzzano e fatte al monastero napoletano del SS.mo Salvatore e di San Michele che si trovava in Insula Maris, l’antica cittadella monastica del Castel dell’Ovo.


Note:
(1) P. SAVIANO, La Devozione a San Michele Arcangelo e i suoi aspetti in Casapuzzano, in Rassegna storica dei comuni, anno XXVIII (nuova serie), n. 110-111, gennaio-aprile 2002.
(2) Secondo l’Ughelli (1595-1670), abate cistercense ed autore che ampiamente trattò degli avvenimenti dell’Italia Sacra, la cattedra aversana si compose nel 1053 con quattro antiche sedi: Aversana episcopalis dignitas quatuor in se episcopales sedes traxit: Atellanam, Liternensem, Cumanam, Misenatem. Evidentemente l’unificazione delle sedi non fu un atto immediato e databile con precisione. La sede Atellana fu sicuramente quella con cui si formò immediatamente la cattedra in Aversa. Infatti nel primo ventennio corrispondente al periodo di costruzione della Cattedrale, la sede veniva indifferentemente nominata di Aversa o della nuova Atella che la città normanna rappresentava sul piano ecclesiastico; così un vescovo aversano veniva anche detto atellano, come nel caso di Goffredo, terzo nella serie ufficiale dei vescovi di Aversa.
(3) AA.VV., Atella e i suoi casali, Napoli 1991; AA.VV., Note e documenti per la storia di Orta di Atella, Istituto di Studi Atellani, Frattamaggiore 2006.
(4) Da: ERCHEMPERTUS, Ystoriola Langobardorum Beneventi degentium, edizione: MGH SrLI 231-264 (ed. G. Waitz 1878).
“27. Hoc agnito, Sergius magister militum presidiis illectus Ademarii, ut priora replicem, dirrupit iuramentum, quod cum Landone pactum fuerat, ed adversus filium illius bellum excitavit.
Nam octavo Ydus Maias, quo beati Michahelis archangeli sollempnia nos sollempniter celebramus, quo etiam die priscis temporibus a Beneventanorum populis Neapolites fortiter caesos legimus, hac ergo die, nullum honorem dans Deo, misit duos liberos suos, Gregorium magistrum militum et Cesarium, necnon et Landulfum, generum suum, Suessulanum, cum quibus Neapolitum et Malfitanorum exercitum tam pedestrem quam et equitum pene ad septem milia viros misit, dans ei in preceptum, ut Capuam obsideret.
60. Qua de re Lando, filius Landonolfi, et Landolfus episopus adierunt dictum ducem in Spoletium, petentes ab eo auxilium; Landolfus presul a Spoletio reversus est, Lando autem cum eodem duce per Sepontum Capuam advenit; qui per aliquot dies Atellae residens, Capuam frumento implevit; accepto nuncio, repente Romam profectus est, Capuanos reliquit in manibus dicti presulis. Is autem statim super Sanctum Heremum Grecos et Neapolitanos direxit; quem diu obsidentes, eos qui in sublimibus residebant cepit, et deinde Capuam ex utraque parte graviter affligebant, ita ut quasi obsessa videretur; nam iusta Sicopolim Greci cum Neapolitibus et Pandonolfo residentes, omnia circumquaque stirpitus devorabant; unde contigit, ut octoginta ex eis Calinulum advenientes, super Teanum latenter irruperunt; quibus ex diverso Lando cum Teanensibus et Atenolfus cum aliquantis Capuanis occurrerunt iuxta Sanctam Scolasticam prope castrum Teani; a quibus et victi sunt.
72. Atenolfus autem Aioni se subdens per sacramentum, ab eodem in adiutorium sui 120 ferme bellatores viros suscepit, cum quibus graviter totam Liguriam depredavit. Set quia nonnumquam desperatio periculum gignere solet, generaliter moti Materenses e Calvo et aliquanti Capuanis cum dictis Apuliensibus iuncti, Liguriam circumeuntes, Suessulam depredarunt et reverti coeperunt; quibus occurrit Grecorum Neapolitumque exercitus iuxta rivulum Lanii, atque in unum mixti, supervalebat pars Atrenolfi partem Gragicam; set superveniens sacra theatralis, a tergo et in medio circumsepti, devicti sunt, partim capti partimque gladiis extincti sunt. Hac de causa audaciam sumens Athanasius, bellum coepit expetere; unde Atenolfus non segnis redditus, continuo cum suis Atellam abiit dumque prelium non invenisset, reversus est ad sua”.