IN MEMORIA DI DON GAETANO CAPASSO
RELIGIOSI CAIVANESI DAL TRECENTO
ALLA PRIMA META’ DEL NOVECENTO
FRANCO PEZZELLA
Il primo religioso di Caivano di cui si ha notizia certa è tale “presbiter Casanus”, parroco della
cappella di San Giorgio in Pascarola, che, come si legge in un Collettario del 1324, pagò in
quell’anno alla Chiesa di Roma una decima di otto tarì e dieci grana:
“Presbiter Casanus de Cayvano pro capellania S. Georgii de Pascarola tar. octo gr.
decem” (1).
E’ probabile, però, che fossero di Caivano, benché non ne sia indicata la provenienza, anche i
presbiteri “Laurentius Severino”, cappellano della chiesa di Santa Barbara, “Iohannes de Donato”,
cappellano della chiesa di Santa Maria di Casolla Valenzana, “Iohannes de Aversana”, cappellano
dell’altra chiesa di Santa Maria di Casolla Valenzana e “Nicolaus de Grandone”, cappellano della
chiesa di San Pietro, che compaiono in un precedente Collettario del 1308 (2); come anche è
ipotizzabile che fossero di Caivano i presbiteri “Petrus Panacthonus”, cappellano della chiesa di
San Pietro, “Nicolaus Drugectus”, cappellano della chiesa di Santa Maria di Pascarola e “Iohannes
de Marco” cappellano delle chiese di Santa Barbara e Santa Maria di Campiglione che compaiono
con “Presbiter Casanus de Cayvano” nel Collettario del 1324 (3).
Qualche anno dopo, nel 1331, troviamo anche il primo frate caivanese, quel padre Andrea de
Cayvano, minore conventuale, indicato in un documento come Visitatore “sororum Ordinis S.
Clarae in Provincia Terrae Laboris” (4). Si tratta, in ogni caso, di presbiteri e frati di cui non
conosciamo nient’altro.
IL QUATTROCENTO
Una prima personalità religiosa di Caivano meglio definita dal punto di vista biografico la ritroviamo
solamente nei primi decenni del Quattrocento, nella persona di Marino delli Paoli, vescovo di
Fondi prima, e delle archidiocesi riunite di Acerenza e Matera poi. Figlio di Giovanni, già
Capitano di Capua e Giustiziere degli Abruzzi, nonché Reggente della Gran Curia della Vicaria,
era nato in un non meglio precisabile anno della fine del XIV secolo. Studiò molto probabilmente
a Napoli o in altra ipotesi a Roma, dove, ancorché giovane, era molto apprezzato dal Papa e dalla
Corte. Lo ritroviamo, infatti, giovanissimo, Governatore della città di Todi poco dopo il 1417,
inviatovi da papa Martino V per tenere sotto controllo le ambizioni del capitano di ventura Braccio
Fortebracci che aveva occupato militarmente la città. In virtù della decisa personalità e delle
capacità di governo manifestate in quella contingenza, nel 1422, il pontefice lo inviava come
vescovo a Fondi, dove ancora si avvertivano i rigurgiti dello scisma d’Occidente consumatosi
qualche decennio prima con l’elezione del primo antipapa Clemente VIII. La consolidata fama
di pacificatore acquisita dal delli Paoli, la somma prudenza con cui egli riusciva a dipanare le
controversie tra le persone, fu all’origine anche dell’incarico di arcivescovo delle archidiocesi
riunite di Acerenza e Matera conferitogli da papa Eugenio IV il 10 maggio del 1444 (5). In quella
sede, il delli Paoli rimase fino alla morte, che avvenne nel settembre del 1471 (6). Le fonti storiche
non ci dicono, però, se fu sepolto a Caivano, dove, mentre era ancora in vita, si era fatta costruire
una tomba nella chiesa di San Pietro, tuttora in loco, o a Miglionico, dove risiedeva in ottemperanza
ad una disposizione del papa, che per mettere a tacere le continue liti tra le due comunità di Acerenza
e Matera sulla titolarità dell’archidiocesi, vi aveva stabilito la residenza vescovile essendo il centro
a metà strada tra le due città.

Caivano, Chiesa di S. Pietro, monumento funerario
dell’arcivescovo Marino delli Paoli (1741)
Il Lanna, forte dell’autorevolezza del Cappelletti (7) sostiene che il delli Paoli fu sepolto a Caivano nella suddetta tomba (8). Rifacendosi all’Ughelli (9), invece, il Ricciardi (10) e il Gattini (11), sostengono che il presule caivanese era stato sepolto nella chiesa di Santa Maria Maggiore della cittadina lucana “in una tomba elevata a sinistra di chi entra per la porta maggiore” sulla quale si leggeva, prima che fosse distrutto da improvvidi restauri, la seguente epigrafe:
QUI FUIT IMMUNIS VITIORUM, QUIQUE TUDERTUM
REXERAT, EXIGUUS CONTEGIT ISTE LAPIS.
HIC MIRA GRAVITATE PUER SURGENTIBUS ANNIS
PROMERUIT DOCTI NOMEN HABERE VIRI,
DE PAULO DICTUS, SUA NOMINA DICTA MARINUS
INGENIO ELATUS VIR MODERATUS ERAT.
HIC E CAYVANI GENEROSA PROLE CREATUS
FUNDORUM ELECTUS PRAESUL AB URBE FUIT,
MATERANUS FUIT ARCHIEPISCOPUS, INDE
ACHERONTINUS PRAESUL AMATUE ERAT,
OMNIBUS UNUS AMOR, SED QUI SUCCESSIT AMAROR
TURBAVIT PATRIAE GAUDIA LAETA SUAE,
HAS TAMEN EXOSUS TENEBRAS EXCEPTUS OLYMPO
SPIRITUS, ISTA LIBENS OSSA RELIQUIT HUMO.
“Colui che fu esente dai vizi, che aveva retto Todi, questa breve pietra ora ricopre. Ragazzo
di ammirevole serietà negli anni più verdi, meritò di avere nome di uomo dotto, detto De
Paolo col nome proprio di Marino, vasto d’ingegno, era uomo saggio. Nacque di generosa
stirpe di Caivano, da Roma fu eletto vescovo di Fondi, fu arcivescovo di Matera e di là
era amato quale vescovo di Acerenza (e riserbava) per tutti un unico amore, ma l’amarezza
che seguì turbò le gioie liete della sua patria. Infine, odiando queste tenebre, accolto in cielo
lo spirito, queste ossa lasciò volentieri alla terra”.
In questa evenienza il sarcofago caivanese si prefigurerebbe, pertanto, solo come un cenotafio (12).
In ogni caso su di esso sono riportate le seguenti epigrafi, l’una sulla cassa, l’altra sopra il sepolcro:
MARINUS CAYVANENSIS COGNOMENTO DE PAULO
ARCHIEPS. ACHERUNTINUS HOC SIBI VIVENS POSUIT
ANNO MCCCCLXXI
“Marino caivanese, dal cognome de Paolo, arcivescovo di Acerenza, si fece fare questa tomba essendo ancora in vita nell’anno 1471” (13).
PUBLICA CUI INVENIS RES EST COMMISSA TUDERTI,
FUNDORUM ET MERUI PRAESUL UT URBE FOREM;
MOX ARCHERUNTINAE REDIMITUS HONORE TYARAE,
EXEGI HIC VITAETEMPORA LONGA MEAE.
AMISSUM NUNC ME CAYVANUM PATRIA LUGET
ET MAGE DE PAULO STIRPS MEA CUNCTA DOMUS
“Mi fu affidata l’amministrazione di Todi quando ero giovane e meritai di essere vescovo
nella città di Fondi; presto coronato dall’onore della tiara di Acerenza vi trascorsi i
lunghi anni della mia vita. Ora la patria di Caivano mi piange perduto e ancor più la
stirpe de Paolo e tutta la mia famiglia” (14).
Contemporaneo dell’arcivescovo delli Paoli era stato un altro sacerdote, Paolo de Valle, di cui
ci è dato sapere solo che era morto il 12 ottobre del 1496. La data si ricava da un’epigrafe
apposta sulla lastra che copriva il suo sepolcro, originariamente situato presso l’altare maggiore
della chiesa di San Pietro. L’iscrizione, sottostante ad un bassorilievo con l’immagine del defunto,
che vi appare con la testa poggiata su un cuscino, il capo avvolto in un ampio manto e le mani
incrociate sul grembo nell’atto
di sorreggere il Vangelo, recita:
HIC PAULUS DE VALLIS POLLENS ORDINE SACRO
CONDITUR ET CUNTRI QUI GENERI UNDE FORENT
ANTRUM HOC FECIT IACOBUS IUSSUS AB IPSO
QUI NEMPE NEPOS MAXIME CHARUS ERAT
OBIIT AUTEM DIE XII OCTOBRIS II INDICTIONIS MCCCCXIV
“Paolo della Valle, potente per l’ordine sacro è qui sepolto e tutti quelli che verranno
della sua famiglia. Questo sepolcro fece per suo ordine Giacomo che era suo nipote in
verità sommamente caro. Morì il 12 ottobre, seconda indizione, 1496”.
IL CINQUECENTO E IL SEICENTO
Relativamente al Cinquecento non abbiamo a tutt’oggi, per la scarsa disponibilità delle fonti, notizie
di religiosi caivanesi. Più consistenti, invece, sono le notizie sui religiosi del Seicento. Da un
manoscritto redatto nella seconda metà del secolo da fra' Girolamo da Sorbo e fra’ Clemente de
Raymo da Napoli, apprendiamo dell’esistenza di tale padre Antonio da Caivano. Questo
frate, che fece professione di fede il 17 settembre del 1625, fu padre Guardiano presso
il monastero della Concezione di Napoli.

Caivano, Chiesa di S. Pietro, lastra sepolcrale
Del sacerdote Paolo de Valle (1496)
Morì il 23 maggio del 1649, all’età di 42 anni “assalito da uno improvviso accidente” (probabilmente
un colpo apoplettico). Nipote di Scipione Miccio, fondatore del convento dei cappuccini di
Caivano, era, secondo la descrizione dei suddetti cronisti, di giusta statura, aveva il volto bianco
e la barba castana. I cronisti ci dicono anche che, con padre Domenico da Catanzaro, esercitò per
alcuni anni la funzione di cappellano della cosiddetta “stanza di San Pietro”, una sorta di carcere
conventuale per i frati malati psichici pericolosi e particolarmente violenti (15).
Da una Relazione del 1638 prodotta dalle autorità civili del tempo apprendiamo che nel dicembre
dell’anno precedente alcuni preti caivanesi, tra cui il parroco di San Pietro, Sebastiano Bianco
e i sacerdoti, Bernardino e Antonio Mucione, Francesco Donadio, Marco Palmieri ed
anche un chierico, Aniello del Greco, guidarono una rivolta del popolo di Caivano contro il
duca don Francesco Barile, accusato di non occuparsi adeguatamente delle necessità dei contadini
e di gravarli di troppe tasse. La rivolta era stata subita sedata, però, dall’intervento del padre del duca,
don Giovanni Angelo con la promessa che avrebbe presto alleviato le dure condizioni di vita dei caivanesi.
Sicché il 6 aprile di quel anno, poiché le promesse non erano state mantenute i suddetti sacerdoti e 500
popolani si erano portati, facendo “grandissima sedizione et strepiti di voci”, sotto il palazzo reale di
Napoli, dove abitava il duca di Medina, nuovo viceré, per reclamare un suo intervento. In quella
occasione, però, la rivolta fu sedata con l’intervento dei soldati che arrestarono i preti e molti popolani
imprigionandoli nelle carceri di Castelnuovo. Che fine abbiano fatto questi popolani non ci è dato
sapere; di certo si sa, invece, che i preti, poiché godevano del cosiddetto “privilegio del foro”, in virtù
del quale potevano essere processati esclusivamente dalle autorità ecclesiastiche, furono consegnati al
Nunzio Apostolico che li consegnò a sua volta al vescovo di Aversa, il quale li processò (16).

Napoli, Museo di S. Martino, Domenico Gargiulo
Detto Micco Spadaro, Piazza Mercatello durante la peste del 1656
Da una Chronaca redatta durante la famosa peste del 1656 abbiamo, invece, notizie di un altro
padre Antonio da Caivano che chiamato a guidare un gruppo di sei confratelli del monastero di
Santa Croce richiesti esplicitamente dai Deputati della città di Napoli per contrastare l’epidemia,
contagiato, cadde vittima del morbo (17).
La stessa Chronaca riporta che durante l’epidemia s’immolò in una fiammata di zelo anche
fra’ Tommaso da Caivano del convento di Santa Maria degli Angeli alle Croci (18), priore
ed oratore di grido, il quale, come, con un po’ di apologia riporta il Caterino, pur “non potendo sovvenire
al corpo degli infermi, volle almeno portare soccorso alla loro anima e compiendo con grande
diligenza l’ufficio di parroco della prossima parrocchia di S. Maria degli Angeli, amministrando
indefessamente le cose necessarie allo spirito, s’impiegò nel servizio degl’infermi, e dopo grandi
fatiche e grandi disagi, tra lo spazio di 15 giorni ottenne la immarcescibile corona del paradiso” (19).

Il convento di S. Maria degli Angeli alle Croci
(da R. D’Ambra, Napoli Antica, Napoli 1889)
Due anni prima dell’epidemia di peste, il 5 febbraio del 1654, aveva visto la luce Biagio Faraldo. Di lui sappiamo solo che studiò nel seminario di Aversa ed ebbe fama di uomo dottissimo benché non abbia lasciato opere stampate ma solo poche note nei libri parrocchiali della chiesa di San Pietro (20), di cui fu parroco dal 16 gennaio del 1694 al 1719 (21).

Frontespizio del volume
Schediasma de sacris Processionibus
Quasi sul finire del secolo, il 10 agosto del 1694, nacque anche quel Francesco Braucci eletto
parroco della chiesa di San Pietro il 10 luglio del 1725. Autore di una piccola opera, Schediasma
de sacris Processionibus, edita a Napoli nel 1727, fu socio dell’Accademia degli Oziosi, dove
nel 1728 pronunciò un Discorso sopra la poesia degli Ebrei e un Discorso sulla Istituzione
divina dell’Ordine Episcopale. La sua ricca biblioteca fu dilapidata e venduta assieme ai suoi
manoscritti. Alla sua scuola si formò, tra gli altri, il nipote Nicolò Braucci, celebre medico e
naturalista (22). Fu parroco fino al 1739, anno in cui probabilmente morì (23).
IL SETTECENTO
Più nutrita, rispetto ai secoli precedenti, fu la schiera dei religiosi nati e vissuti nel Settecento. Nei
primi anni del secolo nacque Nicola De Falco, che educato nel Seminario di Aversa, fu consacrato
sacerdote giovanissimo dal cardinale Caracciolo grazie alla dispensa di papa Clemente XI. Parroco
della chiesa di Santa Barbara dal 1730 al 1777, alternò il suo ministero con l’impegno di
professore in teologia e diritto civile e canonico. Fu autore di numerose poesie e prose latine
raccolte in un volume (Exercitatione oratoriae ac poeticae) e di alcune dotte pubblicazioni
tra le quali La Beatitudine degli uomini invidiata dagli Angeli, scritto a soli 23 anni e lo strano
Libro dei perché, edito a Napoli nel 1770, favorevolmente giudicato dal revisore Giacomo Maria
Martorelli dell’Università di Napoli (24). Morì parroco il 26 giugno del 1777 ricevendo sepoltura nel
sepolcro che egli stesso si era fatto preparare, fin dal 1763, davanti alla balaustrata dell’altare
maggiore della chiesa di Santa Barbara (25).
A metà secolo nacque Nicola Liborio D’Ambrosio. Secondo il Lanna, egli venne alla luce il 13
febbraio del 1758 (26). Il Parente (27), seguito
dal Capasso (28) lo dice nato, invece, nel 1742, anche sulla scorta
del periodo di studi trascorso nel seminario aversano tra il 1754 e il 1764, dove una volta ordinato
sacerdote insegnò filosofia e teologia morale per circa un decennio (29). Profondo conoscitore di
greco e latino, compose in quest’ultima lingua numerose orazioni tra cui quella in morte di
Clemente XIII. Fu autore anche di componimenti in lingua italiana tra cui un piccolo trattato
(Per l’illustre Balì gerosolimitano F. O. Francesco Parisio commendatore di Melicucca
intorno alla sua giurisdizione ecclesiastica sul Clero e i Ministri delle Chiese titolari,
Napoli 1773), l’orazione per la morte di Maria Teresa, regina d’Ungheria (Funerali per la
morte di Maria Teresa imperatrice de’ Romani regina d’Ungheria e di Boemia celebrati
nella real Chiesa della SS. Annunziata della fedelissima città di Aversa il dì 12 febbraio
1781, Napoli 1781) e quella per la morte del patrizio salernitano Gennaro Del Pezzo (Per don
Gennaro Del Pezzo patrizio salernitano, Napoli 1781). Nel 1788 diede alle stampe anche
l’Epigrafe latina in morte di Giovanni Lofano, Napoli 1788. In occasione dell’incoronazione
della Madonna di Campiglione, celebrata il 12 maggio del 1805, compose alcuni epigrammi latini
tradotti in italiano da un suo allievo, il duca di Lusciano Gaspare Mollo, parafrasati più tardi da
Angelo Faiola (30). Promosso canonico prese ad insegnare logica e metafisica, materie in cui era
particolarmente versato. Il Lanna ricorda di aver recuperato tra le carte da incarto di un tabaccaio
di Caivano un manoscritto di 150 pagine, le sue lezioni, dal titolo Metaphisicarum Institutionum,
con in calce all’ultima pagina la seguente scritta: Auspicii Carissimi Viri Liborii De Amrosio
Metaphjsicae finem dedi Kalendis Augusti anno 1765, Joannes Pirozzi. Il canonico nel
rammaricarsi che l’altro volume di logica fosse già stato utilizzato per incartare sale e tabacchi
afferma di conservare presso di sé il volume superstite “come un tesoro” (31). Il D’Ambrosio fu
anche membro dell’Accademia degli Aletini con il nome di Lessio (32).

Il seminario di Aversa in una foto d’epoca
Nella seconda metà del secolo, il 26 febbraio del 1770, nasceva Vincenzo Ponticelli. Dopo aver
studiato nel seminario di Aversa, fu a lungo segretario prima del vescovo Tomasi e poi del Durini.
Benché scrisse e compose molte poesie non le pubblicò mai, per modestia. Un unico volume
manoscritto con le sue poesie fu posseduto dal Lanna, cui era stato donato da sacerdote don
Gennaro Donadio. L’opera è andata purtroppo smarrita. Fu a lungo vicario foraneo di Caivano,
esercitando il suo ufficio con prudenza e giustizia (33).
Molto nutrita fu, nel XVIII secolo, anche la pattuglia dei frati francescani, fra i quali si annoverano:
padre Carlo da Pascarola di cui sappiamo che fece professione di fede il 25 febbraio del
1723 (34) e che morì nel 1787 (35); padre Serafino di cui
sappiamo solo che fece professione di fede il 18 luglio del 1756 (36); padre Luigi
Maria, di cui sappiamo che emise la professione di fede il 3 giugno del 1737 (37);
padre Pietro Antonio che sappiamo fece professione di fede il 31 maggio del
1752 (38); padre Bernardino di cui sappiamo che emise professione di
fede il 20 aprile del 1755 (39); padre Basilio, che sappiamo fece
professione di fede il 30 aprile del 1760 (40); padre Cherubino,
di cui sappiamo che fece professione di fede il 12 ottobre del 1762 (41); padre Fortunato, che
sappiamo fece professione di fede il 14 ottobre del 1762 (42); padre Daniele, che nel 1763
risulta essere Quaresimalista Generale (43); padre Giuseppe, che risulta essere Quaresimalista
Generale nel 1764 (44); padre Antonio, che sappiamo aver fatto professione di fede il 5 aprile
del 1747 (45), anch’egli Quaresimalista Generale nel 1764 (46);
padre Dionisio, di cui sappiamo che emise la professione di fede il 27 settembre del
1750 (47), e che risulta essere Quaresimalista Generale nel 1770 (48);
padre Angelo, che sappiamo emise la professione di fede il 18 maggio del 1753 (49),
e che risulta essere Quaresimalista Generale nel 1771 (50); padre Geremia, di cui
sappiamo che fece professione di fede il 26 gennaio del 1779 “in articulo mortis”, cioè in punto
di morte (51); padre Anselmo, che sappiamo aver fatto professione di fede
il 20 aprile del 1759 (52) e di essere morto nel 1780 (53);
padre Isaia, che sappiamo fece professione di fede il 28 gennaio del 1725 (54),
e che morì nel 1783 (55). Tra le figure di francescani spiccano, in particolare, però,
padre Samuele e padre Sebastiano. Il primo, che aveva fatto professione di fede il 6
novembre del 1735 (56), fu Quaresimalista Generale (57). Nel 1770 risulta
essere di stanza con il grado di Guardiano nel convento cappuccino della Concezione di Napoli. Uno storico
francescano, padre Emmanuele, riporta, infatti, che in quell’anno egli fece spiantare i cipressi e la lecina che
il provinciale padre Francesco da Castellone aveva piantato fin dagli inizi del secolo precedente
attorno alla clausura del convento che, in quel tempo, fungeva anche da ospedale dell’Ordine (58).
Scrittore ed oratore di fama padre Samuele scrisse i Ristretti delle vite di S. Serafino da
Montegranaro detto d’Ascoli, e del B. Bernardo da Corlione, della Provincia di Palermo,
laici professi cappuccini, estratti da’ Processi delle loro cause, dedicati a S. Ecc. il Sig.
D. Domenico Cattaneo, principe di S. Nicandro, duca di Tremoli etc. etc., Napoli 1769.
Fu anche Guardiano del convento di S. Eufebio, Provinciale nel biennio 1774-76 e, infine,
Definitore Generale nel 1755 (59). Morì nel 1778 (60).
Padre Sebastiano fu Ministro Provinciale nel 1794 e nel 1803. Il suo nome appare, infatti, sul
frontespizio del Regestum Defunctorum della Provincia Osservante di Terra di Lavoro
conservato nell’archivio della Provincia del Sacratissimo Cuore di Gesù di Napoli (61). Durante il
secondo mandato fece rifondere dal maestro campanaro Giovanni Garzia di Napoli una delle
campane mediane della chiesa di Santa Maria la Nova, casa principale dei frati minori della
Regolare Osservanza (62).

Frontespizio del volume Ristretti delle vite di San Serafino da
Monte Granaro e del B. Bernardo da Corlione …, Napoli 1769
Nella seconda metà del secolo era nato probabilmente anche quel padre Giuseppe, che fu, forse,
Definitore come lascia intuire il suo nome preceduto dalla sigla R. M., che sta per Reverendo Maestro,
annotato su un manoscritto anonimo della Biblioteca Nazionale di Napoli. Morì, quasi certamente,
come lascia intuire un segno di croce e la data apposta accanto al nome, il 24 maggio
del 1835 (63).
L’OTTOCENTO E LA PRIMA METÀ DEL NOVECENTO
Benché nato il 9 marzo del 1785 Francesco Maria De Falco va annoverato tra i religiosi
dell’Ottocento. Studiò nel seminario di Aversa facendosi apprezzare per il suo ingegno versatile e
profondo. Canonico della cattedrale di Aversa insegnò lettere, teologia e filosofia nel seminario della
stessa città (64), lasciando un compendio di queste due ultime scienze, Elementa Logicae
et metaphisicae, Aversa 1844 (65).
Nei primi anni del nuovo secolo, il 24 maggio del 1812, nacque, invece, padre Antonio, al secolo
Salvatore Ponticelli. Iniziò il noviziato il 4 dicembre del 1828 ed emise la professione di fede il 22
marzo del 1833 (66). Tre anni dopo conseguì il Baccellerato (67).
Primo Guardiano del convento di Sant’Antonio ad Aversa, seppe ben presto conquistarsi, con il suo profondo
impegno, la stima del vescovo e del clero locale (68). Durante la sua guardiania si adoperò,
infatti, per i lavori di restauro della chiesa e del convento, e curò la vendita di alcuni terreni e
immobili concessi in rendita all’ospizio, situati nel comune di Ferrandina nel Materano (69).
Morì, compianto da tutti quanti lo avevano conosciuto, il 17 dicembre del 1846 all’età di 34
anni (70).

Frontespizi dei due tomi delle Epitome theologiae dogmaticae,
Aversa 1822
Agli inizi dell’Ottocento erano probabilmente nati tutti, o quasi, gli altri monaci caivanesi a tutt’oggi
documentati. Da quel padre Antonio, dichiarato professo il 26 gennaio del 1836 (71) e
che nel 1859 troviamo come Guardiano nel convento di San Germano, presso Cassino (72), morto
il 14 gennaio 1861 (73) a padre Dionisio, che nel 1859 dimorava nel convento di
Maddaloni (74) morto il 10 aprile del 1861 (75); da padre
Samuele, dichiarato professo il 25 luglio del 1823 (76), Predicatore (77),
che nel 1859 troviamo enumerato tra i frati di stanza nel convento napoletano della Ss.
Concezione (78), morto il 22 ottobre del 1861 (79) a padre Luigi,
Guardiano, morto il 9 dicembre del 1861 (80).
Il 4 marzo 1816, da una facoltosa famiglia del luogo nacque, invece, Liborio Cafaro. Avviato
precocemente alla vita ecclesiastica, subito dopo l’ordinazione sacerdotale fu nominato maestro
dei chierici e vicario foraneo di Caivano nonché padre spirituale della locale congrega del Purgatorio
e rettore del Santuario di Campiglione. Ascrittosi alla congregazione dei Missionari di Aversa predicò
in diverse Diocesi campane. Nel 1860 fu nominato canonico del duomo e rettore del seminario,
incarico che perse l’anno successivo, quando con l’avvento dell’Unità d’Italia se ne paventò la
chiusura per le sue esitazioni (81). Per anni fu amministratore anche del ritiro San
Michele in Aversa. Morì, dopo 12 anni di cecità sopportati con cristiana rassegnazione, il 2 dicembre 1887.
Ai suoi funerali fu presente il vescovo Caputo, che alla pari dei suoi predecessori Durini e Zelo, lo ebbe
in grande considerazione.

Aversa, Chiostro del convento di S. Antonio
Nei primi anni del quarto decennio nascono Angelo e Luigi Catalano, Domenico Lanna e
Salvatore Visone.
Angelo Catalano nacque nel 1833. Si formò nel seminario di Aversa, dove avrebbe tenuto, più tardi,
corsi speciali di morale per il giovane clero. Molto versato nelle scienze sacre fu, infatti, ricercato
studioso di teologia morale. Tuttavia agli studi preferì il ministero pastorale esercitando per ben 42
anni la funzione di parroco, prima presso la chiesa di Santo Spirito ad Aversa e poi presso la chiesa
di San Pietro del suo paese natio. Amicissimo del famoso umanista napoletano Gennaro Aspreno
Galante, si spense dopo una lunga malattia, il 17 ottobre del 1913. Della sua ricca produzione letteraria
ricordiamo: Solenne inaugurazione del mulino a Cilindri; Al novello Presbitero Giuseppe
Morano, Aversa 1884; Il Parroco di S. Pietro Apostolo ai suoi dilettissimi filiani di Caivano,
Aversa 1900; Un divoto Pellegrinaggio al Santuario di Maria SS. di Campiglione in Caivano,
Aversa 1897; A Leone Papa XIII pel suo Giubileo Pontificale, Aversa 1902; Osservazioni
critiche al capitolo XVII dei “Frammenti storici di Caivano del Can. Lanna”, Acerra 1904;
Caivano dopo la S. Missione dell’anno 1905, Aversa 1905; Maria SS. di Campiglione in
Caivano, Aversa 1906; Il Parroco di S. Pietro Apostolo ai suoi figliani, Aversa
1909 (82).
Luigi Catalano, fratello di Angelo, era studente di farmacia, quando partecipò ai moti rivoluzionari
per l’Unità d’Italia. Condannato a morte in contumacia dal governo borbonico, fu in seguito
graziato con il regio decreto che condonava la pena a quanti avessero abbracciato la vita religiosa.
Entrò, pertanto, nel seminario di Aversa, dove alcuni anni dopo fu ordinato sacerdote. Nominato
parroco della chiesa di San Michele in Casapozzano nel 1872, resse questa chiesa per ben 44 anni,
fino al 14 luglio del 1916, data in cui morì. Oltre che per le doti di bontà e carità, fu ammirato per
le sue insolite capacità di prestigiatore. Il Catalano aveva seguito nella direzione della parrocchia,
altri due sacerdoti caivanesi, don Luigi Rosano e don Raffaele Palmieri. Il primo fu parroco di
San Michele dal 1860 al 1868, allorquando fu trasferito a Caivano come parroco della chiesa di
San Pietro, incarico che mantenne poi fino al 1895; il secondo fu, invece, con tale don Antonio
Laurenza di Orta di Atella, uno dei due sostituti (83).

Don Luigi Catalano
Lanna Domenico nacque nel 1834 da un’agiata famiglia. Ancora giovanetto fu avviato al seminario di Aversa, dove si mise subito in evidenza distinguendosi particolarmente nelle discipline filosofiche, tant’è che prima ancora di essere ordinato sacerdote gli fu affidato l’incarico di insegnante di filosofia. Dopo circa un lustro di servizio prestato presso il santuario della Madonna di Campiglione si trasferì ad Aversa, dove avrebbe vissuto il resto della sua vita, per esercitare l’ufficio di Canonico Teologo della Cattedrale. Predicatore brillante, godette di larga stima sia negli ambienti ecclesiastici che in quelli civili. Fra le orazioni più significative ricordiamo: Alla pia memoria di Giuseppe Magliulo, Napoli 1877; Discorsi in onore dell’apostolo S. Paolo, Protettore della Città di Aversa, recitati nella Chiesa Cattedrale nel gennaio 1886, ricorrendo la festa della sua conversione, Aversa 1886; Elogio funebre per i solenni funerali del Sac. Benedetto Lanna, Napoli 1898; In morte di Mons. Giacinto Magliulo, vescovo di Acerra, Aversa 1899; Nei solenni funerali di Vincenzo Di Ronza, Can. Penitenziere, Aversa 1901; Discorso nel Duomo di Aversa in occasione del II centenario dell’Incoronazione della prodigiosa Immagine di Maria SS. di Casaluce, Giugliano in Campania 1901; In memoria del Comm. Francesco Orabona, nel 1°anniversario della sua morte, Napoli 1903; Nei solenni funerali in suffragio dell’anima di Mons.Antonino Magliulo can. di Aversa, Aversa 1903; Nei solenni funerali celebrati in Cesa per l’anima del Parr. Luigi Della Gala, Aversa 1903; Per Maria SS. di Campiglione, in occasione delle feste centenarie celebrate in Caivano nel maggio 1905, pel 1° Centenario dell’Incoronazione, Aversa 1905; Nei solenni funerali celebrati per l’anima del Cav. Michele Greco, Aversa 1907; Nei solenni funerali in suffragio dell’anima del Cav. Uff. Francesco D’Ambrosio, Aversa 1907. La maggior parte delle sue orazioni furono pubblicate sul periodico “Il Predicatore Cattolico” edito a Giarre e diretto dal canonico professore Sebastiano Lisi. Della produzione del Lanna notevole è il trattato “Delle usure” edito a Giugliano in Campania nel 1902, accolto con grande interesse dai giuristi dell’epoca e un Corso di omelie per tutte le domeniche dell’anno, edito a Giarre nel 1900. Nello stesso anno pubblicava un apprezzatissimo volume di commenti sul Libro di Giuditta edito ad Aversa. Notevole sono anche i Frammenti storici di Caivano, edito a Giugliano in Campania nel 1903, cui questo studio è ampiamente debitore per le notizie antecedenti il Novecento (84). Restò, invece, inedito, per la violenta malattia cardiaca che lo avrebbe portato alla morte il 13 ottobre del 1913, un’importante opera filosofica su l’Origine della specie, che confutava le teorie evoluzionistiche all’epoca molto in voga in Italia e nel resto del mondo (85).

Frontespizio dei Frammenti storici di Caivano,
Giugliano 1903
Salvatore Visone venne alla luce il 5 gennaio del 1835 in un’agiata ma severa famiglia Ancora
giovanetto fu avviato al seminario di Aversa dove compì gli studi che lo portarono in capo a
pochi anni al sacerdozio. Il 2 settembre del 1874, il vescovo dell’epoca, monsignor Zelo, lo
nominò parroco di Santa Barbara in Caivano, incarico che mantenne per circa 50 anni. Si
spense, infatti, l’8 gennaio del 1924, alla veneranda età di 89 anni (86).
Qualche anno dopo, nel marzo del 1842, nasceva il fratello Vincenzo. Fu avviato anch’egli
giovanissimo al seminario di Aversa, dove ebbe a maestri, tra gli altri, Stefano Viglione, Giuseppe
Manna, Domenico Lanna, Giacomo Martini, Alessandro Montone, Domenico De Rosa e Visone
Salvatore. Ordinato sacerdote, insegnò prima nelle classi liceali del seminario di Caiazzo, poi
nelle scuole tecniche e nel liceo di Aversa meritandosi la stima degli alunni, dei colleghi professori
e degli ispettori del Ministero della Pubblica Istruzione. Prova ne è che fu invitato ad assumere
la presidenza del liceo di Maglie, incarico che egli rifiutò per restare ad Aversa. La sua valente
personalità di educatore e conoscitore di scrittori antichi e moderni, esercitata in 28 anni di
magistero, affiora nei vari scritti tra cui Le Lettere Didascaliche, Lo Studio Critico sulle prove
di latino scritto negli esami di licenza liceale e l’inedita Critica storica sui Notamenta di
Matteo Spinelli da Giovinazzo. Morì a Napoli il 7 settembre del 1908, compianto e celebrato
dai maggiori letterati napoletani del tempo (87).
La seconda metà del secolo registra la nascita dei fratelli Giuseppe e Francesco Morano, dei
fratelli Antonio e Vincenzo Mugione, e di Domenico Lanna junior. Questi ecclesiastici, però,
avendo vissuto gran parte della loro vita nel secolo successivo, rientrano a tutti gli effetti anche
nella storia religiosa cittadina della prima metà del Novecento.

Il canonico Giuseppe Morano
Giuseppe Morano nacque l’11 febbraio del 1861. Educato nel seminario di Aversa fu ordinato
sacerdote il 29 marzo del 1884. Tre anni dopo conseguì la laurea in filosofia tomistica presso
l’Accademia Romana di San Tommaso d’Aquino, e, l’anno successivo anche quella in teologia
presso il Pontificio seminario romano di Sant’Apollinare. Nel 1889, appena tornato in diocesi,
il vescovo dell’epoca, mons. Carlo Caputo, gli affidò l’insegnamento di filosofia presso il
seminario diocesano, incarico che tenne fino al 1896 quando assunse quello di teologia che
mantenne fino al 1902 allorché fu nominato Direttore spirituale. Dal 1916, nell’intento di
risvegliare nei lettori il dovere della solidarietà, prese a pubblicare il mensile Charitas dove
furono accolti, tra l’altro, scritti di monsignor Vitale, di padre Germani e del canonico
Galeri (88).
Del Morano si ricordano inoltre i due pregevoli volumi su La Vita di Gesù. Nei momenti di
libertà dagli incarichi istituzionali il Morano si dedicò con amore e zelo all’assistenza dei poveri
e degli orfani di Aversa, particolarmente alle bambine, alle quali, fin dal marzo del 1896, riuscì
ad assicurare un tetto e un pasto giornaliero adattando a dormitorio e a cucina alcuni locali di
fortuna. Il 10 agosto del 1907 questa sorta di orfanotrofio, atteso dalle Figlie di Maria Ausiliatrice,
già disponeva di una modesta e minuscola sede che allargatosi nel 1912, dopo un altro temporaneo
trasferimento nel palazzo di proprietà del canonico Fedele, trovò, in prosieguo di tempo, una
decorosa e definitiva sistemazione nel novembre del 1929, allorquando le orfanelle erano trasferite
in un stabile comprato e opportunamente adattato dalla pia istituzione l’anno prima. Il 29 aprile
del 1935 l’istituzione fu eretta in Ente Morale (89). Morì l’11 maggio
del 1951 (90).
Francesco Morano nacque l’8 giugno del 1872. Avviato al seminario diocesano di Aversa fu
ordinato sacerdote il 10 agosto del 1897. Completò gli studi a Roma conseguendo le lauree in
filosofia, teologia ed in utrosque jure alla Pontificia Università Lateranense. Appassionato di fisica
stellare acquistò un tale livello di competenza da essere nominato, nel settembre del 1900,
assistente aggiunto presso la Specola Vaticana (91), incarico che dovette abbandonare tre anni dopo
allorquando, vincitore di concorso, fu chiamato a coprire l’ufficio di Sostituto notaio presso la
Suprema santa congregazione del Santo Offizio. Per la vasta esperienza maturata in circa un
decennio, nel 1912 fu promosso Sommista della stessa congregazione e poi con una folgorante
carriera, sorretta dalle sue grandi capacità giuridiche, prima Prelato referendario, nel 1921,
poi Prelato votante del Supremo Tribunale Apostolico; indi Prelato uditore della s. Romana
Rota, nel 1925, Consultore della santa congregazione del Concilio nel 1928, Consultore della
Pontificia commissione per la interpretazione del codice di Dottrina Cristiana e membro della
Pontificia commissione per le opere di religione nel 1930.A questa serie di prestigiosi e importanti
incarichi, seguì, nel 1935, la nomina a Segretario del Supremo Tribunale della Signatura Apostolica
e Uditore di Sua Santità.

Il cardinale Francesco Morano
I numerosi incarichi assolti non gli impedirono però di continuare i suoi studi e le sue ricerche nel campo della fisica. Socio corrispondente della Pontificia Accademia dei Nuovi Lincei fin dal 1903, nel 1916 divenne prima socio ordinario e poi, due anni dopo, membro del comitato accademico. Della stessa accademia il Morano fu successivamente presidente fin quanto questa non fu trasformata in Pontificia Accademia delle Scienze e affidata a padre Agostino Gemelli. In ogni caso il profilo del cardinale si mantenne alto. Prova ne è che il 30 dicembre del 1934 fu invitato a tenere il discorso inaugurale per l’anno accademico 1934-35, con il quale dettava anche una delle sue pagine più belle (92). Tra le pubblicazioni scientifiche più significative del Morano si ricordano: La conduttività termica nelle rocce della campagna romana, in “Rendiconti della Real Accademia dei Lincei, classe di scienze fisiche, matematiche e naturali” (RRAL), vol. II, 2° semestre, serie 5ª, fasc. 2° e 3°, pp. 61-89; Marea atmosferica, in “RRAL”, vol. VIII, 1° semestre, seria 5°, fasc. 11; Sul Raccordamento delle fotografie solari, in “Rivista di Fisica, Matematica e Scienze Naturali (RFMSN)”; Tavole Matematiche pei calcoli di riduzione delle fotografie solari per la zona Vaticana (55°-64°), in “Atti della Pontificia Accademia Romana dei Nuovi Lincei (APARNL)”, a. LVII, sessioni III, IV, V, VI, VII; a. LVIII, sessioni I, II, III, IV, V; Padre Angelo Secchi, fisico, in “RFMSN”, a. IV, n. 39 (marzo 1903); Mons. Luigi Cerebotani in “APARNL”, a. LXXXXII, sessione del 20/1/29; Mons. Amilcare Tonietti in “APARNL”, a. LXXX, sessione VII del 19/6/1927; Il Modulatore di corrente, in “APARNL”, a. LXVIII, sessione VI del 16 maggio 1915; Il Modulatore di corrente ad uso di microfono metallico, in “APARNL”, a. LXX. sessione VII del 17 giugno 1917 (93). Pur pesantemente oberato dagli incarichi d’ufficio e dalle ricerche scientifiche il Morano non mancò di compendiare in alcune importanti opere il suo pensiero cristiano, tra le quali si segnalano soprattutto Religio Jesu Christi, Città del Vaticano 1957, che conobbe anche due edizioni in italiano La Religione di Gesù Cristo, I ed. Città del Vaticano 1958, II ed. 1963; Gli elementi essenziali del Cristianesimo, Città del Vaticano 1959; Breviarum Religionis Christianae, Città del Vaticano 1963.

Il cardinale Francesco Morano nel corridoio del Palazzo Apostolico
Mentre si reca nella sala del Concistorio per ricevere
La porpora da Giovanni XXIII (16 dicembre 1959)
Il 14 dicembre del 1959 papa Giovanni XXIII lo nominava cardinale titolare della chiesa dei Santi
Cosmo e Damiano (94). Si spense nel 1968.
Antonio Mugione nacque nel 1873 e morì nel 1959 (95). Ordinato sacerdote nel 1896
insegnò lingua e letteratura greca al collegio civico e allo studentato dei padri Carmelitani del suo paese. Nel
frattempo fu chiamato a condurre la parrocchia di San Pietro e continuò a coltivare gli studi di
lettere e di teologia che più di tutto l’appassionavano. Primo frutto di questa sua vena poetica fu
un volumetto di poesie, Primule, ispirate alla millenaria storia del suo luogo natio, edito in occasione
della prima Messa del fratello Vincenzo. Innamoratissimo della Madonna di Campiglione pubblicò
sul periodico dell’omonimo santuario una serie di dotti profili sui poeti della venerata Madonna e
Dalle tenebre alla luce, un romanzo ispirato allo stesso santuario di cui furono pubblicate, però,
solo alcune puntate. Fervido oratore, le sue più importanti conferenze sul sacerdozio pronunciate
nel 1931, 1932 e 1938 furono date alle stampe e più tardi raccolte in un unico volume significativamente
titolato Il mistero del sacerdozio e la missione sacerdotale. Collaborò a vari giornali, tra cui
“La Croce”, fu Vicario foraneo nonché membro del consiglio comunale. Sempre si distinse per
impegno e capacità.
Vincenzo Mugione nacque nel 1875. Ordinato sacerdote nel giugno del 1898, collaborò a lungo
e attivamente, prima con il parroco don Angelo Catalano e poi con il fratello don Antonio, alla
conduzione della parrocchia di San Pietro. Studioso di letteratura, archeologia, storia, pittura e
poesia coagulò intorno a sé un piccolo cenacolo di studiosi, tra i quali il parroco don Francesco
Capasso, padre Angelo Carmelitano e monsignor Domenico Lanna, che interessati ai vari
movimenti culturali dell’epoca convoglieranno, più tardi, in un fiorente circolo di Azione Cattolica
intitolato a Giovan Battista Vico. Nel 1919 diede alle stampe una breve monografia, Il Santuario
di Campiglione e i suoi restauri, edita a Roma, seguita da una più ampia trattazione apparsa in
più puntate sul periodico Il Santuario di Maria SS. di Campiglione. Fu collaboratore anche
de L’eco di Campiglione, l’altro periodico legato alle vicende del millenario santuario. Buon
poeta ha lasciato diversi quaderni di versi, la maggior parte dei quali inediti. Cessava di vivere
il 19 luglio 1958 (96).

Frontespizio dei Cenni storici della Parrocchia
di S. Barbara V. e M., Napoli 1951
Domenico Lanna junior nacque a Caivano nel 1878. Ordinato sacerdote nel 1900, studiò teologia
e filosofia a Roma sotto l’attenta guida di padre Michele De Maria, del cardinale Billot e di monsignor
Salvatore Talamo. Dopo un periodo di insegnamento nel seminario di Aversa, nel 1912 fu nominato
parroco della chiesa di Casolla Valenzana, dalla quale, nell’agosto del 1924, passava a reggere
quella di Santa Barbara, che resse fino al 1949.
La sua produzione letteraria, copiosissima, annovera: Il valore della Psicologia nel problema
dell’origine umana, Napoli 1908; Tra l’Evoluzionismo e il Creazionismo, Roma 1909;
L’antireligiosità del pensiero vichiano secondo Benedetto Croce, in “ Rivista Internazionale
di Scienze Sociali (RISS)”, Roma 1911; La religiosità della filosofia di G. B. Vico in “RISS”;
L’antesignano del neotomismo in Italia G. Sanseverino in “Rivista di Filosofia Neoscolastica
(RFN)”, 1912; Il problema della realtà secondo un filosofo della contingenza, in “RFN”, 1913;
La teoria della conoscenza in S. Tomaso d’Aquino, Firenze 1913, II ed. 1952; Dio e l’odierno
pensiero anticristiano, Firenze 1914; Per lo studio del problema religioso, in “RFN”, 1915;
Spinoza e suoi moderni critici, in “RFN”; Il dualismo logico di M. Stefanescu, in “RFN”, 1915;
La crisi attuale della filosofia del diritto, in “RFN”, 1915, anno XIV fasc. 3-4; La filosofia
della guerra secondo G. B. Vico “RFN”1916; Nel regno del conoscere e del ragionare, in
“RFN”, 1920; Un giudizio su Dante nella scepsi estetica di G. Rensi, in “RFN” 1920;
Il motivo dell’Incarnazione secondo un teologo scotista, in “RFN”,1922; Critica del concreto
di P. Carabellese, in “RFN”1922; Riflessione sullo scetticismo, “RFN” (marzo-aprile 1922);
Cristianesimo e Neoplatonismo nella formazione di S. Agostino, in “RFN” (gennaio-febbraio
1922); La Scuola Tomistica di Napoli, in “RFN” (Novembre–dicembre 1925); Il rapporto
tra filosofia e storia in Tomaso d’Aquino, Milano 1923; L’eterna giovinezza del Tomismo,
Napoli 1924; Offensiva Protestante e Difesa Cattolica, Milano 1934; Cenni Storici della
Parrocchia di S. Barbara V. e M., Napoli 1951 (97). Morì, tra il compianto di quanti
lo conobbero, il 14 giugno del 1955 (98). Padre Agostino Gemelli, che era stato suo amico,
in occasione della dipartita, nel rammaricarsi di non poter essere presente ai funerali, in una lettera al
fratello dottor Francesco scrive: “Ho apprezzato sempre il suo zelo apostolico e il suo non comune
ingegno. Domando a Dio che lo compensi per le sue fatiche” (99).
Tra le figure di spicco del primo Novecento va sicuramente annoverato anche Giorgio Caruso.
Nacque nella frazione di Pascarola il 13 gennaio del 1908. Dopo aver studiato nel seminario di
Aversa, dove si distinse particolarmente per diligenza e nobiltà d’animo, il 28 agosto del 1929
passò prima al Pontificio Istituto Missioni Estere di Sant’Ilario Ligure, e poi a quello di Milano.
Ordinato sacerdote dall’arcivescovo di Milano, il cardinale Ildefonso Schuster, il 19 settembre
del 1931, l’anno dopo, accompagnato dalla benedizione del grande cardinale, partì da Venezia
per Hong Kong (100).
Note:
(1) M. INGUANEZ - L. MATTEI CERASOLI - P. SELLA,
Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV - Campania, Città del Vaticano,
1942, (Capellani Ecclesiarum Atellane Dyocesis), n. 3705.
(2) Ivi, nn. 3454, 3458, 3459, 3466.
(3) Ivi, nn. 3697, 3715, 3723.
(4) Archivium Franciscanum Historicum, XLVIII (1955),
pag. 267.
(5) F. P. VOLPE, Enciclopedia dell’Ecclesiastico, t. IV,
pp. 677-678.
(6) C. MUSCIO, Acerenza, Napoli 1957, pag. 97.
(7) G. CAPPELLETTI, Le Chiese d’Italia dalle loro origini
sino ai nostri giorni, Venezia 1844-70, vol. XX (1866), pp. 420-431.
(8) D. LANNA, Frammenti storici di Caivano, Giugliano in
Campania 1903, pp. 267-268.
(9) F. UGHELLI, Italia sacra sive de episcopis Italiae, et
insularum adiacentium, II ed. a cura di N. COLETI, Venezia 1717-22, vol. VII (1722),
pag. 5.
(10) T. RICCIARDI, Notizie storiche di Miglionico, Napoli
1867, pag. 236.
(11) G. GATTINI, Note storiche sulla città di Matera,
Napoli 1882, pag. 235.
(12) Per la descrizione del monumento cfr. F. PEZZELLA,
Forme e colori nelle chiese di Caivano, in “Rassegna Storica dei Comuni ”, a. XXVI,
n. 98-99 (n.s.) gennaio-aprile 2000, pp. 9-22, pag. 14.
(13) Stranamente quest’iscrizione è riportata tale e quale
dal Ricciardi come presente sul sepolcro di Miglionico. Anche il Gattini riporta che, nel 1470,
ancora vivente, il delli Paoli si fece fare l’epigrafe mortuaria a Miglionico.
(14) La traduzione delle lapidi è tratta da S. M. MARTINI,
Materiali di una storia locale Le ipotesi, le cose, gli eventi, gli uomini, le voci colte e
popolari della storia di Caivano, Napoli 1978, pp. 80-82.
(15) GIROLAMO DA SORBO - CLEMENTE (DE RAYMO)
DA NAPOLI, Breve notamento de tutti li frati capuccini quali sono passati da questa
vita presente in questa Provincia di Napoli (1563-1653), a cura di P. ZARRELLA,
Napoli 1995, pag. 451.; F. F. MASTROIANNI, La croce e la gloria. Storie d’infermi
e d’infermieri nella provincia cappuccina di Napoli (1563-1662), Napoli 2004, II, pp.
80, 238 e 240 ; P. CORRADO D’ARIENZO, Necrologio dei Frati Minori Cappuccini
della Provincia Monastica di Napoli e Terra di Lavoro, Napoli 1962, pag. 191.
(16) Aversa, Archivio Vescovile, Criminalia, filza 4, scrittura
21. Ampi stralci di questa Relazione sono in D. LANNA, op. cit., pp. 108 -110. Per una
più articolata descrizione di questi avvenimenti cfr. l’articolo di C. CASILLO ne “La
provincia di Napoli”, a. VIII, n. 1, marzo 1970 e S. M. MARTINI, op. cit., pp. 94-96.
(17) ANTONIUS A S. LAURENTIO, Chronaca Provinciae
Reformatae Terrae Laboris Ordinis PP. S. Francisci, in C. CATERINO, Storia della
Minoritica Provincia Napoletana di S. Pietro ad Aram, Napoli 1926-27, III, pp.
3-172 (De tempore pestis anno domini 1656), pp. 108-119, pp. 111-112.
(18) Ivi, pag. 116.
(19) C. CATERINO, op. cit., pag. 15. Su questi avvenimenti
si cfr. altresì il Ragguaglio dell’operato dei FF. Cappuccini in aiuto del Lazzaretto
istituito nella città di Napoli per soccorso comune dei poveri appestati, approntato
da P. Giovanni Battista da Monteforte, in APOLLINARIS DA VALENZA, Biblioteca
Fratrum Minorum Capuccinorum Provinciae Neapolitanae, Roma- Napoli 1896.
(20) D. LANNA, op. cit., pp. 275-276.
(21) F. DI VIRGILIO, Sancte Paule at Averze (Le Comunità
parrocchiali della Chiesa aversana), Parete 1990, pag. 102.
(22) D. LANNA, op. cit., pag. 276.
(23) F. DI VIRGILIO, op. cit., pag. 102.
(24) D. LANNA, Cenni storici della Parrocchia di S. Barbara
V. e M. in Caivano, Napoli 1951, pp. 50-55.
(25) La sepoltura era indicata da una lapide, successivamente
rimossa e collocata nella vicina cappella dell’Assunta. Su di essa si legge: NICOLAUS
DE FALCO PAROCHUS/ PERDUCTO AD FASTIGIUM TEMPLO/ OMNIQUE
CULTU EXORNATO/ SUPREAMAE HORAE MEMOR/ HANC QUETIS SESEM/
SIBI ET SUAE PAROECIAE SACERDOTIBUS/ PROSPEXIT AC RESERVAVIT/ A.
AC V. MDCCLXIII (”Il parroco Nicola De Falco, dopo aver compiuto fino al tetto la
chiesa ed averla ornata di ogni fregio, memore dell’ora suprema provvide e riservò per
sé e per i sacerdoti della sua parrocchia questa sede di riposo. Nell’anno quinto
dell’edificazione 1763”).
(26) D. LANNA, op. cit., pp. 280-281.
(27) G. PARENTE, ad vocem nel Gran Dizionario
Storico-Biografico della Città e Diocesi di Aversa Appendice a “L’Eco di Aversa”
(15/3/1867), pag. 23.
(28) G. CAPASSO, Cultura e religiosità ad Aversa nei secoli
XVIII-XIX-XX (Contributo bio-bibliografico alla storia ecclesiastica meridionale),
Napoli 1968, pag. 312.
(29) D’Ambrosio Nicola Liborio, in “Il Corriere Diocesano”,
1/11/1891, pag. 317.
(30) A. FAIOLA, Epigrammi del Can. L. D’Ambrosio,
Napoli 1847.
(31) D. LANNA, op. cit., pag. 282.
(32) G. CAPASSO, op. cit., pag. 313.
(33) D. LANNA, op. cit., pag. 283.
(34) P. LUCIO DA NAPOLI, Libro dei giorni in cui hanno fatto
la loro professione i FF. Cappuccini della Provincia di Napoli dal 1835 al 1852, ms.
Archivio Generale dei Cappuccini AC 21, Roma 1799.
(35) P. CORRADO D’ARIENZO, op. cit., pag. 71.
(36) P. LUCIO DA NAPOLI, op. cit.
(37) Ivi, ad vocem.
(38) Ivi, ad vocem.
(39) Ivi, ad vocem.
(40) Ivi, ad vocem.
(41) Ivi, ad vocem.
(42) Ivi, ad vocem.
(43) Analecta Ordinis F. F. Minorum Capuccinorum, Roma
1900-26, 1914, pag. 372.
(44) Ivi, 1915, pag. 219.
(45) P. LUCIO DA NAPOLI, op. cit., ad vocem.
(46) Analecta, op. cit., 1615, pag. 220.
(47) P. LUCIO DA NAPOLI, op. cit., ad vocem.
(48) Analecta, op. cit., 1915, pag. 375.
(49) P. LUCIO DA NAPOLI, op. cit., ad vocem.
(50) Analecta, op. cit., a. 1915, pag. 377.
(51) P. LUCIO DA NAPOLI, op. cit., ad vocem.
(52) Ivi.
(53) P. CORRADO D’ARIENZO, op. cit., pag. 46.
(54) P. LUCIO DA NAPOLI, op. cit., ad vocem.
(55) P. CORRADO D’ARIENZO, op. cit., pag. 154.
(56) P. LUCIO DA NAPOLI, op. cit., ad vocem.
(57) Analecta, op. cit., 1892, pag. 270; 1914, pag. 339.
(58) P. EMMANUELE DA NAPOLI, Memorie storiche
cronologiche attenenti ai Frati Minori Cappuccini della Provincia di Napoli, a cura
di F. F. MASTROIANNI, Napoli 1988, I, pag. 91, n. 66.
(59) P. BONAVENTURA (GARGIULO) DA SORRENTO,
I Cappuccini della Provincia monastica di Napoli e Terra di Lavoro, S. Agnello di
Sorrento 1879, pag.117; APOLLINARE DA VALENZA, op. cit., 1886, pag. 143.
(60) P. CORRADO D’ARIENZO, op. cit., pag. 191.
(61) G. D’ANDREA, I Frati minori napoletani nel loro sviluppo
storico, Napoli 1967, pag. 558.
(62) G. ROCCO, Il convento e la chiesa di S .Maria la Nova in
Napoli nella storia e nell’arte, Napoli, 1927, pag. 290; G. F. D’ANDREA, Marmora
Cineres et Nihil, Napoli 1982, pag. 254.
(63) Napoli, Biblioteca Nazionale, Registro degli abiti e mantelli
che si somministrarono ai Religiosi Cappuccini della Provincia di Napoli dal 1835 al
1852 (VII-E-85); CORRADO D’ARIENZO, op. cit., pag. 192.
(64) CORRADO D’ARIENZO, op. cit., pag. 283.
(65) G. CAPASSO, op. cit., pag. 286.
(66) Napoli, Monastero di San Lorenzo Maggiore, Registro dei
Novizi e dei Professi 1819-1860.
(67) Napoli, Monastero di San Lorenzo Maggiore, Regesta OFM
Conv, 82, 123.
(68) Roma, Curia Generalizia, Atti dei Capitoli della Provincia
di Napoli, vol. I (1846).
(69) Caserta, Archivio di Stato, Fondo Intendenza Borbonica,
fasc. 78.
(70) Necrologio della Provincia di Napoli di S. Francesco.
(71) Registro della Vestizione e Professione dei Novizi
Cappuccini dal 1800 in poi.
(72) Tavole delle Famiglie Cappuccine della Provincia di
Napoli e Terra di Lavoro stese durante il provincialato di p. Bernardo da Napoli (Archivio
generale o. f. .m. cap., G. 89, sectio 8) tra il 10 giugno e il novembre del 1859.
La tavola è pubblicata in G. RUBINACCI, I Cappuccini di Napoli sotto il Regno degli
ultimi Borbone, Napoli 1977, pag. 82.
(73) Roma, Archivio Generale dei Frati Minori Cappuccini,
1861; CORRADO D’ARIENZO, op. cit., pag. 47.
(74) Tavole …, op. cit., pag. 80.
(75) Roma, Archivio Generale dei Frati Minori Cappuccini Roma
(AGC), 1861; CORRADO D’ARIENZO, op. cit., pag. 147.
(76) Registro della Vestizione …, op. cit.
(77) Ivi.
(78) Tavole …, op. cit., pag. 75.
(79) AGC, 1861; CORRADO D’ARIENZO, op. cit., pag. 374.
(80) AGC, 1861; CORRADO D’ARIENZO, op. cit., pag. 403.
(81) G. CAPASSO, op. cit., pag. 71.
(82) Ivi.
(83) A. LAMPITELLI, Casapozzano La sua storia e la nostra origine,
Sant’Arpino 1986, pp. 65-66.
(84) D. LANNA junior, Cenni storici della Parrocchia di S. Barbara
V. e M., Napoli 1951, pp.70-73; G. CAPASSO, op. cit., pag. 93.
(85) Ivi, pag. 73.
(86) F. CAPASSO, In memoria del M. R. Parroco D. Salvatore
Visone, elogio funebre recitato nella Parrocchia di S. Barbara V. e M. in Caivano, il
30 gennaio 1924, Napoli 1924.
(87) In memoria del Sac. prof. Vincenzo Visone morto il 7
settembre 1908, Napoli 1908. Lo scritto contiene insieme all’orazione funebre letta dal
professor V. Pica nella parrocchia di Santa Barbara il 17 ottobre di quell’anno, i discorsi letti
davanti al feretro dalle varie personalità intervenute.
(88) G. CAPASSO, op. cit., pag. 145.
(89) R. VITALE, Cenni storici della Piccola Casa di Carità in
Aversa, Orfanotrofio femminile, Aversa 1940; T. ROTUNNO, Can. Giuseppe Morano
Fondatore della Piccola Casa di Carità, Aversa 2001.
(90) G. CAPASSO, op. cit., pp. 145; Charitas n. 116 (15 giugno
1951).
(91) L. DE MAGISTRIS La Pontificia Università Lateranense,
Profilo della sua Storia, dei suoi maestri e dei suoi discepoli, Roma 1963, pp. 455-456;
G. CAPASSO, op. cit. pp. 287-293.
(92) F. MORANO, Discorso inaugurale per l’anno accademico
1934-35 della Pontificia Accademia delle Scienze Nuovi Lincei. Letto nella Sessione
Pontificia del 30 Decembre 1934 alla presenza dell’E.mo Card. Gaetano Bisleti in
rappresentanza di Sua Santità Pio Papa XI in “APARNL”, a. LXXXVIII,
Iª sessione.
(93) G. CAPASSO, Il contributo scientifico di S. E. il Card.
Francesco Morano, in “La Croce” (22 aprile 1962).
(94) E. M. JOVINE, Porpora fulgente, in “Bollettino Ecclesiastico
di Napoli” a. XXXX (15 dicembre 1959), pp. 253–255; G. CAPASSO, La Porpora del
Card. Morano, in “La Croce” (20 dicembre 1959).
(95) G. CAPASSO, Contributo…, op. cit., pag. 113; pp. 132-137,
pag. 482.
(96) G. CAPASSO, Contributo…, op. cit., pag. 113; pp. 132-137.
(97) G. CAPASSO, Contributo…, op. cit. pp. 127-129.
(98) A. GEMELLI, La morte del Canonico Domenico Lanna,
in “RFN”, a. XLVII (maggio-giugno 1955), pp. 302-303.
(99) A. GEMELLI, Lettera al dott. Francesco Lanna, pubblicata
parzialmente in G. CAPASSO, op. cit., pag. 454.
(100) Cfr. i vari articoli a firma di R. Vitale, M. De Cristofaro, A.
Mugione, A. Chiariello e L. Aversana Orabona in “La Campana Missionaria”, 15 agosto 1932.