IL REGISTRO DELLA CONTRIBUZIONE
FONDIARIA DI CASOLLA VALENZANA (1807)

BRUNO D’ERRICO

Così come per Pascarola (1), nel fondo Ministero delle Finanze dell’Archivio di Stato di Napoli è conservato il registro della contribuzione fondiaria della Comune di Casolla Valenzana, oggi frazione di Caivano (2). Il registro si apre con il processo verbale, redatto il 22 giugno 1807, della suddivisione del territorio in cinque sezioni: la prima denominata del Vatragone, contrassegnata (3) con la lettera A; la seconda dello Starzullo e della Lupara, con la lettera B; la terza del Cantaro, con la lettera C; la quarta di Castellone e della Porta, con la lettera D; la quinta Catalto, con la lettera E.

La prima sezione del territorio della Comune di Casolla Valenzana denominata Vatragone, sono quei territori che da Levante confinano con i Regi Lagni, in tutta la loro estenzione. Da settentrione confinano con i territori della medesima Comune, divisi dalla publica strada, che dal ponte di Casolla conduce a Caivano. Da ponente confinano con i territori della stessa Comune, divisi dall’altra publica strada, che porta all’Afragola. Da mezzo giorno confinano con i territori della Comune dell’Afragola, divisi da una vicciuola detta Quatrivio, che porta ai Regi Lagni.
La seconda sezione detta Starzullo, e Lupara, sono quei territori della detta Comune di Casolla, che da oriente confinano in tutta la loro estenzione con i Regni Lagni. Da settentrione confinano con i territori della Comune di Caivano, e vengono divise queste due Comuni da termini lapidei con l’impronto di Ambi i Possessori delle dette due Comuni. Da ponente confinano con i territori porzione con la Comune di Caivano, e porzione con li territori della nostra Comune di Casolla, che sono divisi dalla publica strada detta Marcigliano, che conduce all’abitato. Da mezzo giorno con i territori della nostra Comune di Casolla, divisi dalla publica strada che porta al Ponte di Casolla.
La terza sezione denominata Cantaro, sono quei territori rustici, ed urbani della nostra Comune di Casolla, che da oriente confinano con i territori della nostra prima sezione, divisi per mezzo dalla publica strada denominata dell’Afragola, e cioè quella che dal Ponte di Casolla porta all’Afragola. Da settentrione confinano con i territori della seconda nostra sezione, divisi dalla publica strada detta Architello, che da Casolla porta al detto ponte. Da ponente confinano con i territori della stessa nostra Comune di Casolla, divisi dalla publica strada detta Cantaro. Da mezzo giorno confinano con i territori della Comune di Caivano, divisi dalla strada detta Lemitone della Maddalena, che porta alla detta publica strada dell’Afragola.
La quarta sezione denominata Castellone, e la Porta, sono quei territori che da oriente confinano con i territori della stessa nostra Comune di Casolla, e propriamente con quelli della nostra terza sezione, divisi dalla sopradetta strada Cantaro. Da settentrione con i territori della medesima nostra Comune, divisi dalla strada detta Vicciuola delle Rose, che porta a Caivano. Da ponente confinano con i territori della Comune di Caivano, divisi da termini, e lemiti, giusta la giurisdizione. Da mezzo giorno confinano con i territori della detta Comune di Caivano, divisi porzione dalla publica strada detta dell’Acerra, che conduce al Ponte di Casolla, e porzione da lemiti, giusta la divisione della giurisdizione d’ambi le dette Comuni, che portano al Lemitone della Maddalena.
La quinta sezione denominata Catalto, è quella parte del territorio rustico, ed urbano della nostra Comune di Casolla, che da oriente confinano con i territori della medesima, divisi dalla strada detta Marcigliano, che dall’Architello porta a Casolla. Da settentrione confinano con i territori della Comune di Caivano, divisi da un Lemitone vicinale detto di Catalto. Da ponente con i territori anche della Comune di Caivano, divisi anche da lemiti, che portano alla Vicciuola delle Rose. Da mezzo giorno confinano con i territori della nostra stessa Comune di Casolla, e propriamente con quelli della quarta sezione.


Nel processo verbale steso il 4 luglio 1807 sono riportate notizie sul centro abitato, sui terreni e sulle misure in uso nel Comune.

La Comune di Casolla conta di popolazione circa anime centottantaquattro. Il suo territorio è della circonferenza di circa miglia quattro. Quest’estenzione si compone di picciolissima parte di giardini, e la maggior parte di territori arbustati, e seminatori, ed altra porzione di campestri, e seminatori.
Li giardini non sono affatto irrigati. Li territori arbustati, e seminatori si seminano a grano, granone, e canape. Gli arbusti danno vini di infima qualità.
Il moggio si misura alla misura Aversana cioè di passi novicento, ed ogni passo di palmi otto, e un terzo (4). Il grano e granone si vende a tomolo. Il cannape si vende a fascio, ed ogni fascio è di rotola ottanta, ed ogni rotolo è d’oncia trentatre. Li vini si vendono a botte, ed ogni botte è composta di dodici barili.


Sono quindi fissate le rendite imponibili per i giardini, per i terreni “arbustati e seminatori” e per quelli “campestri e seminatori”, per i quali ultimi vi è questa interessante notazione:

Li territori campestri, e seminatori di prima classe, perché di cattiva natura, e non troppo suscettibili di coltivazione, per essere soggetti ad inondazione nelle stagioni piovose, avendo fatto il notagne [così nel testo] colle polize d’affitto, e specialmente con quelle del suppresso Monistero di S. Lorenzo d’Aversa, che per un territorio di moggia sei arbustati, e seminatori, se ne pagano ducati quaranta, ciocché ricade a ducati sei, e grana ottanta il moggio, ho stimato darli una valutazione maggiore, e fissare la rendita netta imponibile a ducati nove il moggio ecc.

Il patrimonio fondiario di Casolla è riportato in 965 (5) moggi di terreno (circa 4,1 kmq) (6), una misura alquanto lontana dalle quattro miglia dichiarate nel processo verbale (circa 7,3 kmq) (7). Pur volendo ammettere una certa approssimazione nel calcolo del moggiatico, vi è comunque da considerare una non improbabile sottovalutazione delle estensioni territoriali per sfuggire, almeno in parte, alla tassazione.
Sull’estensione complessiva i territori seminativo-arborati (8) (arbustati seminatori nella definizione dell’epoca) occupavano una estensione di 788,4 moggi (l’81,5% del totale), i terreni solo seminatori (campestri) 171,55 moggi (il 17,7% del totale) ed i giardini 7,55 moggi (lo 0,8 % del totale).
Tra i proprietari riportati nel registro, in tutto 75, possiamo distinguere gli ecclesiastici e gli enti ecclesiastici, nel numero di 27, dai civili che risultano essere in tutto 48.
Dei proprietari persone fisiche (61), si notano: 13 sacerdoti; 10 possidenti (in un caso riportato come benestante) senza altra indicazione; 6 massari; 5 nobili; 4 dottori fisici (medici); 4 dottori in legge; 3 notai; 3 bracciali (braccianti, coloni); un cerusico; un dottore senza altra indicazione; un sarto. Infine 10 proprietari senza alcuna indicazione, tranne il “don” che precede il nome, che indicava una qualche posizione sociale, in 8 casi.
Per quanto attiene la provenienza di questi proprietari, abbiamo: 35 proprietari di Caivano; 9 di Napoli (comprendendovi i cinque nobili); 3 di Afragola; 2 di Frattamaggiore; 2 di Cardito; 2 di Aversa; 1 di Montenero (9). Per 7 proprietari non vi è indicazione di provenienza, per quanto almeno in quattro casi è probabile trattarsi di persone di Caivano o di Casolla.
La proprietà terriera in mano ad ecclesiastici (151,75 moggi) rappresentava il 15,8 % del totale. Distinguendo però la proprietà degli ecclesiastici a titolo di possesso privato (in 13 casi), presumibilmente di provenienza familiare, da quella degli enti ecclesiastici (10), constatiamo che i terreni appartenenti a questi ultimi rappresentavano, con 125,35 moggi, solo il 12,9% del totale dei fondi rustici di Casolla. Da notare, però, che il processo di liquidazione della cosiddetta “manomorta ecclesiastica”, ossia la soppressione degli enti ecclesiastici e la vendita dei loro beni a privati, in pieno svolgimento in quel periodo, è rilevabile anche in Casolla, in quanto nel registro è riportato che un certo Lorenzo Palmieri deteneva (11) beni già appartenuti all’abolito monastero di San Lorenzo di Aversa.
Dal registro i maggiori proprietari terrieri risultano fossero: l’ex feudatario Vincenzo Cimmino, marchese di Casolla, con una proprietà terriera complessiva, tra giardini, terreni seminativo-arborati e terreni seminativi, di 205,1 moggi, che rappresentavano il 21,1% dell’intero territorio agricolo di Casolla. Seguiva il Sig. Nicola Cimmino, fratello del marchese, con 139,4 moggi, ossia il 14,4% del totale. Insomma, il 35,5% del suolo produttivo di Casolla era in mano alla famiglia Cimmino. Al terzo posto come maggiore proprietario risulta il marchese di Fuscaldo, già feudatario di Caivano, con 118 moggi, il 12,1% del totale.
Vi erano poi le proprietà meno cospicue di Lorenzo Palmieri (52 moggi, 5,3% del totale), di Antonio Muto (38,5 moggi, 3,9%), della Parrocchia di Casolla (36,85 moggi, 3,8%), di Carlo Carotenuto (29,5 moggi, 3%), di Francesco Galante (25,2 moggi, 2,6%), del notaio Pasquale Scuotto (21,8 moggi, 2,2%).
Da notare che mentre appena tre proprietari, ossia il 4% del totale, detenevano complessivamente 462,5 moggi di terreno, ossia il 47,8% della estensione dei terreni produttivi di Casolla, 45 proprietari, ossia il 60% del totale, dotati di fondi di estensione pari o minore a 5 moggi, disponevano in tutto di 94,2 moggi di terreno, ossia il 9,7% del totale dei terreni produttivi. Da segnalare, in particolare tra questi la presenza di 4 massari e dei 3 coloni (bracciali) e del sarto, nonché di un’altra persona non preceduta dal “don” nel registro, ad indicazione del suo basso grado sociale.
Riporto di seguito l’elenco completo dei proprietari terrieri di Casolla Valenzana come risulta dal registro della contribuzione fondiaria del 1807.

Legenda: ta (territorio arbustato [seminatorio]); g (giardino); tc (territorio campestre).

Illustre Marchese D. Vincenzo Cimmino di Casolla: (ta) 149,5 moggi suddivisi in nove appezzamenti; (tc) 51,9 moggi suddivisi in tre appezzamenti; casa rurale di membri 2;
Illustre Sig. Nicola Cimmino fratello del Marchese di Casolla: (ta) 105,2 moggi in otto appezzamenti; casa rurale di m. 1; (tc) 34 moggi; casa rurale di m. 2;
Illustre Duca di Carignano [Giuseppe Carignani]: (ta) 13,6 moggi in sei appezzamenti; (tc) 10 moggi;
Illustre Marchese [di] Fuscaldo [della famiglia Spinelli] possessore di Caivano: (ta) 69 moggi in quattro appezzamenti; (tc) 49 moggi;
Eredi del Barone di Martino di Napoli: (ta) 22 moggi;
D. Ferdinando Vasaturo di Napoli possidente: (ta) 14 moggi;
D. Agnello e fratelli Castaldo dell’Afragola possidente: (ta) 3,5 moggi;
D. Vincenzo Laurenzo di Caivano possidente: (ta) 6 moggi;
Eredi di D. Pasquale Rastiello dell’Afragola possidente: (ta) 1 moggi;
D. Carlo Carotenuto di Aversa possidente: (ta) 29,5 moggi in tre appezzamenti;
D. Antonio Jovino di Napoli possidente: (ta) 2,1 moggi;
D. Michele e D. Carmine Fajola di Caivano: (ta) 9 moggi;
D. Michele Fajola di Caivano: (ta) 0,7 moggi;
D. Lorenzo Palmieri possidente: (ta) 2,2 moggi; [Monastero abolito di S. Lorenzo di Aversa e per esso D. Lorenzo Palmieri:] (ta) 50 moggi in due appezzamenti; casa rurale di m. 5;
D. Raffaele Urga di Aversa possidente: (ta) 1,2 moggi;
Eredi di D. Nicola Lanna q.m Felice di Caivano: (ta) 2 moggi;
Domenico di Guida di Napoli possidente: (ta) 2,7 moggi;
D. Bartolomeo Dente di Fratta[maggiore]: (ta) 4 moggi;
D. Alfonso Pepe benestante di Caivano: (ta) 2,6 moggi;
Eredi di D. Angelo Fajola Parroco di Caivano: (ta) 2 moggi;
D. Mariangela Galante di Cardito: (ta) 1,3 moggi;
D. Antonio Muto di Fratta[maggiore]: (ta) 38,5 moggi in tre appezzamenti; casa rurale di m. 5; (g) 1;
D.r Fisico D. Giacinto d’Ambrosio di Caivano (ta) 6 moggi in due appezzamenti;
D.r Fisico D. Pietro Falco di Caivano (ta) 11 moggi in tre appezzamenti;
D.r Fisico D. Giovanni Braucci di Caivano: (ta) 2,5 moggi;
D.r Fisico D. Marcello d’Ambrosio di Caivano: (ta) 6,1 moggi in due appezzamenti;
Notar D. Pasquale Scuotto di Caivano: (ta) 21 moggi in sei appezzamenti;
Notar D. Benedetto Vaino dell’Afragola: (ta) 1 moggio;
Notar D. Pietro Amarzano di Caivano: (ta) 2,7 moggi;
D. Antonio Ferraro cerusico di Caivano: (ta) 3,6 moggi;
D.re D. Abramo Falco di Caivano: (ta) 8,3 moggi;
D. Gennaro Cantone di Caivano D.r di legge: (ta) 1,4 moggi;
D. Ambrosio Forastieri di Napoli D.r di legge: (ta) 3,6 moggi;
D. Francesco Galante di Cardito D.r di legge: (ta) 25 moggi in due appezzamenti; casa rurale di m. 4;
D. Francesco de Franciscis di [in bianco nel testo] D.r di Legge: (ta) 4 moggi;
Domenico Falco [q.m Luca] di Caivano massaro: (ta) 2,8 moggi in due appezzamenti;
Michele Falco di Caivano massaro: (ta) 4,7 moggi in due appezzamenti;
Nicola Capece di Caivano massaro: (ta) 4 moggi;
Giorgio Capece di Caivano massaro: (ta) 2 moggi;
Domenico e Vincenzo Faraulo q.m Carmine di Caivano: (ta) 5,3 moggi;
Giovanni e Giorgio Faraulo q.m Agostino massari: (ta) 5,3 moggi;
Biase Faraulo di Caivano massaro: (ta) 5,3 moggi;
Francesco Cafora di Caivano sartore: (ta) 1,5 moggi;
Antonio Urga di Caivano bracciale: (ta) 1,3 moggi;
Felice Fajola q.m Antonio di Caivano: (ta) 3 moggi;
Domenico Cenella colono [bracciale]: (ta) 1,8 moggi;
Rev.do Parroco D. Pietro Antonio Ruccieri di Caivano: (ta) 8 moggi;
Rev. Sacerdote D. Antonio Mucione di Caivano: (ta) 1,5 moggi;
Rev.do D. Gennaro d’Ambrosio di Caivano: (ta) 2 moggi;
Rev.do D. Alesio Pepe di Caivano: (tc) 1 moggio;
Rev.do D. Ignazio Macchione di Montenero: (ta) 1,8 moggi;
Rev.do D. Francesco Braucci di Caivano: (ta) 2,5 moggi;
Rev.do D. Michele Arcangelo Fajola di Caivano: (ta) 0,9 moggi;
Rev.do D. Paolo Falco di Caivano: (ta) 1,6 moggi;
Rev.do D. Nicola Falco di Caivano: (ta) 2,5 moggi;
Rev.do D. Vincenzo ed Emanuele Romano: (ta) 1 moggio;
S.te D. Carmine Donadio di Caivano: (ta) 1,2 moggi;
S.te D. Arcangelo Donadio di Caivano: (ta) 1,2 moggi;
S.te D. Biagio Donadio di Caivano: (ta) 1,2 moggi;
Cappellani di Tremiterza (?): (ta) 8 moggi;
Beneficio della casa d’Amarzana: (ta) 1,6 moggi;
Monte del Crocifisso di Caivano: (ta) 2 moggi;
Cappella del Purgatorio di Caivano: (ta) 9,2 moggi;
Cappella del Santissimo di Casolla: (ta) 3,2 moggi in due appezzamenti;
Parrocchia [Cappella?] di S. Angelo a Caivano: (tc) 1,8 moggi;
Parrocchia di [Santa Barbara di] Caivano: (ta) 7,7 moggi in due appezzamenti; (tc) 1 moggio;
Parrocchia di S. Pietro di Caivano: (ta) 8,8 moggi in quattro appezzamenti;
Parrocchia di Casolla: (ta) 29 moggi in dieci appezzamenti; (tc) 7,85 moggi in tre appezzamenti;
Monastero di Santa Patrizia di Napoli: (tc) 15 moggi in due appezzamenti;
Monastero di Santa Chiara di Napoli: (ta) 3 moggi;
Monastero abolito di S. Lorenzo di Aversa: (ta) 11,7 moggi in due appezzamenti;
Monastero della Maddalena di Napoli: (ta) 6,3 moggi in due appezzamenti;
Monastero delle monache di S. Francesco di Aversa: (ta) 7,7 moggi;


Alcune notazioni prima di riportare l’elenco dei proprietari delle unità abitative di Casolla. Nel registro le indicazioni su tale tipo di proprietà sono assai limitate: le case di proprietà sono individuate a seconda del proprietario esclusivamente dal numero dei vani (indicate come "membri").
In tutto il patrimonio abitativo di Casolla si componeva di 96 vani all’interno del centro abitato, ai quali, aggiungendo i vani delle case rurali, in tutto 19, otteniamo un totale di 115 vani, che appare un numero notevole con un rapporto abitante/vano altissimo per l’epoca (184 abitanti/115 vani=1,6). In realtà questo dato è sicuramente falsato dalla mancata indicazione dei vani non destinati ad uso abitativo (stalle, cellai, magazzini ecc.), che costituivano, sicuramente, una parte consistente del patrimonio edilizio dell’epoca.
Da notare, infine, la presenza abbastanza cospicua di braccianti, coloni ed altre persone di umili origini tra i proprietari di abitazioni, seppure con proprietà contraddistinte da un limitato numero di vani.

Giovanni di Micco [colono] bracciale: casa di m. 1; casa di m. 1;
D.r Fisico D. Marcello d’Ambrosio di Caivano: casa di m. 2; (g) 0,2; casa di m. 1; (g) 0,15;
Domenico d’Allorgio [e fratelli] bracciale: casa di m. 3; casa di m. 3; (g) 0,05;
Angela d’Allorgio: casa di m. 1;
D. Antonio Ferraro cerusico di Caivano: casa di m. 6; (g) 0,2; 0,25;
Ill.e Marchese D. Vincenzo Cimmino: casa di m. 2; casa di m. 6; (g) 0,2; casa palaziata di m. 19; (g) 3,5; casa di m. 4; casa di m. 2;
Ill.e Marchese D. Nicola Cimmino: casa di m. 4; (g) 0,2;
Notar D. Pasquale Scuotto di Caivano: casa di m. 2; (g) 0,8;
Eredi di D. Domenico Coppola: casa di m. 4; (g) 0,2;
D. Francesco Galante di Cardito D.r di legge: (g) 0,2;
Cappella [Congregazione] del SS. di Casolla: (g) 0,2; casa di m. 1; (g) 0,4;
La vedua Teresa Ruotolo: casa di m. 3;
Parrocchia di Casolla: suolo [della chiesa] 0,25;
D. Lorenzo Palmieri possidente: casa di m. 4;
Rev.do D. Vincenzo ed Emanuele Romano: casa di m. 6; casa di m. 1;
Bartolomeo de Martino bracciale: casa di m. 1;
La vedua di Pietro de Martino: casa di m. 1;
Teresa de Martino: casa di m. 1; (g) 0,1;
Domenico Boemio bracciale: casa di m. 1;
Nicola Spena di Fratta[maggiore] bracciale: casa di m. 1; (g) 0,4;
Vincenzo Calvanico bracciale: casa di m. 3;
Domenico Cenella colono [bracciale]: casa di m. 1;
Antonio Antonello: casa di m. 1;
Biase Cimmino colono: casa di m. 1; (g) 0,05;
Salvatore Guadagno bracciale: casa di m. 3;
Bartolomeo Severino bracciale: casa di m. 1; (g) 0,1;
Rev.do Parroco D. Vincenzo Romano: casa di m. 5.



Note:
(1) Cfr. B. D’ERRICO, Il registro della contribuzione fondiaria di Pascarola, in “Rassegna storica dei comuni”, a. XXVIII n. s., n. 114-115 settembre-dicembre 2002, pagg. 39-45.
(2) Archivio di Stato di Napoli, Ministero delle Finanze, Registri della contribuzione fondiaria, n. 237. Sia sul foglio che fa da copertina del registro che all’interno dello stesso, il nome del centro abitato è riportato come Casolla Valenzara.
Da sottolineare il fatto che per Caivano il registro della contribuzione fondiaria, conservato nel fondo Ministero delle Finanze dell’Archivio di Stato di Napoli (reg. 242), è purtroppo mutilo, essendo pervenute sole le registrazioni della Vª Sezione, contrassegnata dalla lettera F (detta a Mezzo giorno della Scotta), sulle cinque in cui era stato diviso il territorio caivanese dell’epoca, nonché la ricapitolazione generale dello stato delle sezioni. Da notare che l’estensione del territorio agricolo era calcolato in moggi 3189.1.1 (13,5 kmq circa) con una rendita netta imponibile di ducati 47093.37B.
Di notevole interesse nel frammento del registro di Caivano il prezzo medio di alcune derrate agricole riportato per il decennio 1797-1806, secondo uno schema prestampato, che però risulta mancante in quasi tutti i registri da me esaminati (l’ho ritrovato solo nel registro della contribuzione fondiaria di Parete, n. 239) e che credo non inutile qui di seguito pubblicare, precisando che il prezzo è da intendersi espresso in ducati:
derratemisura1797179817991800180118021803180418051806
Granotomolo1.851.922.002.052.202.602.402.302.502.10
Granonetomolo1.000.981.101.201.151.501.601.051.151.20
Canapafascio15.0016.0014.0016.5015.2016.2017.2018.0015.0016.00
Vinobotte47.50653.503.704.203.803.605
Pagliacantajo0.150.150.150.150.150.150.150.150.150.15

(3) Verosimilmente per identificare le sezioni nella pianta topografica che accompagnava il registro originariamente, ma di cui oggi non vi è traccia.
(4) è un errore perché il passo del moggio aversano era di palmi 8 e ¼.
(5) Dai miei calcoli, a meno di errori di trascrizione, resi possibili dalle diverse correzioni presenti nel registro, l’estensione complessiva dei fondi rustici, ivi compresi i giardini all’interno del centro abitato, risulta in realtà di 967,5 moggi.
(6) Il moggio aversano misurava circa 4259 mq.
(7) Il miglio napoletano, formato da 1000 passi o 7000 palmi, misurava 1845,69 metri: cfr. C. SALVATI, Misure e pesi nella documentazione storica dell’Italia del Mezzogiorno, Napoli 1970, pag. 27.
(8) I terreni sui quali veniva praticata la doppia coltura: grano o canapa (seminativo) e vite (arborata perché i tralci erano sostenuti da alberi, solitamente pioppi).
(9) Da identificare con l’attuale comune di Montenero di Bisaccia in Molise.
(10) Cappellani di Tremiterza (?); Beneficio della casa d’Amarzana; Monte del Crocifisso di Caivano; Cappella del Purgatorio di Caivano; Cappella del Santissimo di Casolla; Cappella di S. Angelo di Caivano; Parrocchia di Santa Barbara di Caivano; Parrocchia di S. Pietro di Caivano; Parrocchia di Casolla; monastero di Santa Patrizia di Napoli; monastero di Santa Chiara di Napoli; monastero di Santa Maria Maddalena di Napoli; [abolito] monastero di S. Lorenzo di Aversa; monastero di S. Francesco di Aversa.
(11) 50 moggi di terreno seminativo-arborato ed una casa rurale di cinque vani.