PRESENZA DEI CAPPUCCINI A CAIVANO:
TRE SECOLI DI TRADIZIONE FRANCESCANA

PASQUALE SAVIANO

Sommario:
1. La riforma dei Cappuccini
2. I Cappuccini a Caivano
3. Religiosità e tradizione francescana
4. I Cappuccini e la cultura ecclesiastica diocesana
5. L’eredità ecclesisatica e storico-artistica
Note e Bibliografia


1. La riforma dei Cappuccini - L’immaginario popolare contiene figure interessanti e note del frate cappuccino, delineate con i tratti spirituali della sincera ricerca di Dio, del consiglio paterno e della guida d’anima, della povertà francescana e del misticismo monastico. Questi tratti non sono inventati ma sono un riverbero stesso dell’avventurosa origine religiosa dell’ordine cappuccino e della fedele interpretazione delle generazioni di frati susseguitesi nel corso dei secoli fino ai tempi più recenti.
La riforma dei Cappuccini (1) sorta nel seno del movimentato francescanesimo della prima metà del ‘500, mosso tra la ‘osservanza’ antica del modello del padre serafico Francesco e la vita ‘conventuale’, retaggio organizzativo dei francescani, fu caparbiamente motivata da frati come Matteo da Bascio e Ludovico da Fossombrone; i quali vissero la loro esperienza nell’area marchigiana, legandola all’itineranza antica, al servizio agli appestati, e all’influenza eremitica dei Camaldolesi.
Esperienza eremitica ed attività urbana si intrecciarono poi necessariamente nella Roma della fine del ‘500, ove i Cappuccini erano giunti grazie alla protezione di Caterina Cibo, Duchessa di Camerino nipote del papa Clemente VII, e ove la loro riforma ormai avviata trovò una sede privilegiata e riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa. In quell’ambito emersero figure di cappuccini di grande capacità organizzativa come Francesco da Jesi e figure di santa semplicità come frate Felice da Cantalice, santo, che per oltre 40 anni fece la ‘cerca’ per le vie di Roma a nome dei suoi confratelli.
La mitica e santa origine storica dei Cappuccini, che permise la loro diffusione in tutta la cristianità dopo circa un quarantennio di impedimenti anche ufficiali alla loro espansione fuori delle terre d’Italia, fu accompagnata dall’ammirazione e dall’impegno di nobili e di popolani; i quali protessero e sostennero il francescanesimo cappuccino con aiuti ed ospitalità concreti.
Portatori tra la gente e testimoni di un rinnovato spirito di preghiera, di penitenza e di missione, vissuto nelle loro chiese conventuali, volutamente e poveramente costruite fuori dei borghi e delle città come ritiri di frati e mete di pellegrini (2), i frati con il cappuccio e con la barba e le loro dimore divennero così un punto di riferimento importante nel panorama della religiosità cattolica post-tridentina.
L’inarrestabile loro espansione si protrasse per tutto il ‘600, e la loro opera fu presente in ogni luogo e in ogni circostanza lieta o grave che sia stata. La comunicazione e la fruizione della loro immagine e delle caratteristiche del loro simbolismo religioso sono documentate storicamente nelle cronache degli eventi e delle pestilenze del secolo, come nel caso, tra i tanti che ci interessano in questa sede, di Fra Geremia (al secolo Pietro Milano) che, stando di stanza al convento di Caivano, nel 1656 volle andare a soccorrere gli appestati di Napoli, morendo egli stesso di peste nel Lazzaretto di Sant’Eframo (3). Queste caratteristiche sono anche evidentemente simili a quelle che ispirarono la cronaca letteraria e riguardarono, ad esempio, la figura del Fra' Cristofaro dei Promessi Sposi di manzoniana memoria.
Il ‘700 e l’ ‘800 dei frati cappuccini furono i secoli dell’affermarsi di un consolidato schema di vita e di esemplare mistica francescana che passò indenne tra le controversie della vita civile e spiritualmente sopravvisse sul piano generale nonostante le abolizioni degli ordini religiosi, come ad esempio quella procurata nel napoletano dal regime napoleonico nel 1807 e quella post-unitaria che portarono sul piano locale alla soppressione, tra le altre, della sede conventuale di Caivano e al suo passaggio al demanio comunale.
Il francescanesimo cappuccino è vissuto poi nei tempi della modernità ancora con le inalterate dimensioni mitiche della sua origine, grazie soprattutto al ricercato e normato isolamento delle sedi conventuali (4) che ha salvaguardato una esperienza religiosa basata sul ritiro spirituale vissuto come sorgente dell’impegno della fede e della carità cristiana. Esemplare in questo schema risulta l’esperienza devozionale a tutto campo che ha coinvolto il convento extra urbano di san Giovanni Rotondo ed è vissuta intorno alla figura del cappuccino Padre Pio, recentemente innalzato dal papa Giovanni Paolo II agli onori dell’altare, con la canonizzazione seguita quasi subito dopo alla beatificazione.


2. I Cappuccini a Caivano - Gli originari tratti storici prima descritti furono gli stessi che motivarono la presenza dei Cappuccini a Caivano nel corso del ‘500 e che portarono alla fondazione del locale convento extra urbano (1586). Prima di quella fondazione i cappuccini predicatori di transito trovarono un’accoglienza particolare, legata alla ospitalità offerta loro affettuosamente e devotamente da Scipione Miccio, che fu anche promotore della costruzione del loro convento in Caivano.
Sicuramente l’opera dei frati nel paese dovette essere ricca di frutti spirituali anche per la popolazione che decise ed operò per il loro stanziamento stabile nel luogo periferico di Caivano che si incontrava con il territorio di Cardito e di Crispano.
Favorita dal comune di Aversa qualche decennio prima (1545) nel territorio diocesano già si era insediata nella periferia verso Giugliano una comunità di frati cappuccini, che aveva edificato un conventino attiguo alla chiesa dedicata a Santa Giuliana. L’espansione dei cappuccini sul territorio diocesano fu ben vista anche dal francescano papa Sisto V, il quale ad un anno dalla fondazione del convento di Caivano autorizzò nel 1587 con un suo breve la ricostruzione e l’ingrandimento di quello già esistente nel territorio di Aversa (5).
Il convento di Caivano fu costruito accanto ad una chiesetta, probabilmente già esistente dedicata allo Spirito Santo, e poi rimaneggiata per l’occasione dai frati, o forse costruita apposta per quella occasione secondo la supposizione di Domenico Lanna (6).
Nella trascrizione di un documento, non completamente perfetta per dati e nomi, riportata dallo stesso Lanna (7) leggiamo direttamente gli eventi che portarono alla fondazione del convento dei Cappuccini in Caivano:

Copia etc: Il Convento dei RR. PP. Cappuccini della terra di Caivano si fondò l’anno 1586 essendo il Superiore Generale il P. Giacomo da Mercato Severino, e Provinciale il P. Basilio da Napoli Seniore sotto il Pontificato di Sisto V, regno di Filippo Il, essendo Vescovo d’Aversa Mons. Giorgio Mazzoli, il quale vi benedisse e pose la prima pietra. Scipione Miccio ne fu il principale fondatore unito a Battista di Miele di Caivano, e Paolo Chiarizia di Crispano. Ed il medico anche di Caivano per nome Antonio Pisano donò ducati mille contanti per la fabbrica di detto Convento; ed il Vescovo di Calvi dopochè il convento e la chie­sa fu fabbricata, la benedisse.


Coll. P. MANZO

Il sito, nel quale è compreso il Convento e le sue per­tinenze era di diversi padroni, diviso in diverse porzioni, le quali furono comprate per donarle ai Cappuccini da Scipione Miccio di Caivano, il quale non aveva figliuoli, ed era divotissimo dei Cappuccini, tanto da accettarli in casa sua nel passaggio, che facevano per Caivano.
Si possedeva una di queste porzioni di terreno dai Mastri della Chiesa di S. Pietro di Caivano, e la venderono coll’assenso della Curia Vescovile di Aversa, applicando il prezzo in altra compra di terreno per essa Chiesa. Un’altra porzione fu vendu­ta da Lucente Scotto. Un’altra porzione alienò Battista di Miele; un’altra ne rendè Paolo Chiarizia di Cri­spano; ed un altra Aniello Donadio. Le spese di fabbrica si fecero da esso Scipione Miccio, ma vi concorsero varie li­mosine dei particolari divoti dei Cappuccini. Il figlio del celebre medico Antonio Pisani diede mille ducati. La Terra seu il pubblico di Caivano addimandò i Cappuccini per dargli luogo nel loro tenimento. Il Vescovo di Calvi fece la solennità della prima pietra con concorso di popolo.
Dopo le prime fabbriche se ne fecero altre ed altre, e finalmente si fece la Chiesa più ampia di quelle, che prescrivevano le costituzioni di detto ordine, e con essa il Mo­nastero, e ciò a riguardo dell’aria bassa, ed in qualche ma­niera non salubre, e per accettare comodamente numerosa famiglia atteso la divozione degli abitatori della terra di Caivano, di altre vicine, che somministrano il bisognevole ai frati. La spesa della nuova fabbrica per l’economia tenuta dai Frati ascende a ducati …
Nel passaggio che dalla Casa Barile fece il feudo nella famiglia Spinelli, si rilasciò tanto del prezzo quanto vales­sero le limosine, che si contribuivano dai Signori Barile, affinchè fossero perpetue a benifizio dei Cappuccini, come ora le godono.
Lo stradone con la pioppiata, che comincia dalla Chie­sa dei Cappuccini, e finisce al Casino è quarte 26 di terra, inclusa però altra parte di terra sita lungo detto stradone di quarte 4 in circa, in cui vi sono delle piante di gelsi. La terra, dal quale lo stradone, fu comprata alla ragione di ducati 50 a moggio, più dell’apprezzo di ducati ...


Un interessante documento, ricavato dall’archivio parrocchiale di San Sossio in Frattamaggiore (8), ci rimanda l’importante collocazione del convento cappuccino caivanese assunta già nei suoi primi anni di vita nel panorama devozionale del territorio. Le genti e i fedeli di quel tempo, infatti, lo predilessero subito come una delle mete fondamentali del pellegrinaggio locale:

+ EODEM DIE (XXI d’aprile 1596 domenica d’alba) ET AD FUTURAM REI MEMORIAM
Nota come hoggi predetto dì 21 d’Aprile 1596, domenica d’alba fecimo una processione Sollenda con tutti li misterii della passione di Cristo, e con tutti li misterii della concettione Santissima, e con la charità; et andaimo a Santa Eufemia, e depoi al casale di Cardito, et appresso alla chiesa delli Scappuccini di Caivano, e depoi al casale di Fratta piccola, e depoi ce ne ritornaimo con un bellissimo tempo, senza romore, ma tutti allegramente et quanti; e se vedero tutti li uomini di Fratta magiore, e tutte le donne cite, et maritate et vidue, che fo una vista bellissima; e la processione andò bene ordinata videlicet con tutti li misterii andavano prima, e depoi quaranta homini a dui a dui con le intorgie; et depoi lo crucifisso di Santa Maria della Gratia con li giovani vestiti e depoi lo crucifisso del Rosario con tutti li confrati vestiti, et depoi la ...


Probabilmente per quell’antica processione di frattesi, svoltasi nella Domenica di Pasqua del 1596 tra i casali circostanti, il convento degli Scappuccini di Caivano dovette rappresentare la meta principale, sia per la distanza e sia per le iniziative devozionali e popolari che ivi si realizzavano. A questo proposito risulta utile la descrizione data da Gaetano Parente (9) delle attività che proprio nella Domenica di Pasqua si realizzavano fin dall’antichità intorno all’altro convento cappuccino della Diocesi:

In questo luogo, ch’è sito nel limite giurisdizionale di un territorio tra Aversa e Giugliano, fin dagli antichi tempi costumavano celebrare, i frati, una grande festa nel dì di Pasqua. Innanzi al sagrato della chiesa rizzavan di molte baracche, venditori d’ogni sorta mandorlato o seccumi, accorrendovi in folla compratori e divoti; così che l’improvvisa fiera o mercato addiveniva, in quel giorno, occasione di commercio, di spassi, di perdonanze …


3. Religiosità e tradizione francescana - La lettura dei fondamentali tratti storici del Convento di Caivano è possibile nelle pagine ad esso dedicato da Domenico Lanna circa la sua origine e circa la controversia del 1866 tra le Parrocchie di San Pietro e di Santa Barbara avutasi per stabilire la giurisdizione del soppresso convento cappuccino destinato all’epoca dal Comune ad asilo infantile e a lazzaretto per eventuali epidemie (10).
In questa sede ricaviamo da quelle pagine la trascrizione (11) di un documento parrocchiale del 1635, fornito nel 1882 da don Luigi Rosano parroco di San Pietro, importante per il rilievo del clima devozionale suscitato dalla presenza dei frati ed importante per la descrizione della processione di Pentecoste fatta annualmente dai caivanesi verso la Chiesa dei Cappuccini dedicata allo Spirito Santo:

Per antico et immemorabile solito si è osservato e si osserva ogni anno nel Lunedì, seu Feria II, dopo la solennità della Pentecoste si fa solenne Processione, e si va processionalmente con tutte quattro le Confraternite, e con tutto lo Clero, et il parroco di questa chiesa, che sarà di giornata o di Ebdomada col Piviale Rosso nella Chiesa dello Spirito S. dei PP. Cappuccini di questa Terra; e li Confrati sogliono portare ciascuno la candela in mano che poi lasciano ai detti Padri ...

Il parroco Rosano, la cui difesa dei diritti della parrocchiale di san Pietro sulla giurisdizione ecclesiastica dell’abolito convento è riportata in appendice al libro del Lanna (12), è anche fornitore delle notizie che riguardano l’affermarsi nel ‘600 della devozione a Sant’Antonio da Padova nella chiesa del convento cappuccino:

Nella festa poi di Sant’Antonio istituita verso il 1661 vi è qualche cosa di più a nostro proposito, e che dovrebbe chiudere ogni vertenza sul riguardo; cioè che essendosi fatta con pubbliche offerte una statua del detto Santo, ed allogata nella Chiesa dei Cappuccini, acquistatasene la devozione, e volendosene fare la festa con molta, pompa, questa ebbe luogo per intelligenza passata tra i Frati ed il parroco di S. Pietro in questo modo; val dire che nel giorno della festa la Messa solenne fosse cantata, come in quella della Pentecoste dal parroco di S. Pietro assistito dal suo Clero, essendochè il culto di questo Santo aveva fatto sì che detta Chiesa passasse sotto il nome di S. Antonio, insomma come un secondo Titolare … (13)

La vertenza di fine ‘800 sulla giurisdizione del convento evidentemente risultò utilissima per la prima ricostruzione storica della presenza dei Cappuccini a Caivano; in essa si assunsero posizioni diversificate tra le parti in discussione (Curia Aversana, Comune di Caivano, Parrocchie di San Pietro e di Santa Barbara), e ciò fu importante per la ricerca storiografica che grazie ad essa ha oggi la possibilità di riferire ancora un contenuto di fine ‘600. Il contenuto è presente in un documento (14) che il Lanna aveva ricevuto dal P. Luigi di Casandrino, in precedenza Guardiano del convento di Caivano, e riportato dallo storico locale per evidenziare la posizione dei Cappuccini nella controversia:

A richiesta a noi fatta a parte e nome di Giuseppe Coppola della Città d’Acerra, Gennaro Grimaldo di Cardito, e Gaetano Chianese di Crispano ci siamo personalmente conferiti nel Ven: Monastero dei PP. Cappuccini della Terra di Caivano, e li predetti hanno dichiarato in nostra presentia, e del P. Ignatio di Fratta Piccola Guardiano di detto Monastero, e di altri padri come ai 13 Maggio del corrente anno 1695 si ritrovarono li predetti Coppola, Grimaldo e Chianese in detto Monastero, et videro venire dalla Città di Napoli li Signori Marcantonio Piscone, Giambattista Caccia, et Antonio Ruggiero Ministri ed Avvocato dell’Eccellentissimo Marchese Fuscaldo Duca di Caivano, e proprio nel giardino del detto Monastero, e potevano essere hore quattordici circa, et in presentia dei sottoscritti supplicarono summessive detto P.Guardiano, il P. Francescantonio di Crispano, P. Lorenzo da S.Prisco con altri Padri, si fossero compiaciuti per mera divotione tantum di detta Terra, e non per jus o iurisdictum, che promulgavano li Parroci o Portionarii di detta Terra, di far venire la processione del Clero a Cantare la Messa dentro la loro Chiesa nella festività dello Spirito S. nel secondo giorno dopo la Pentecoste, mentre non si pretendeva d’acquistare ius o attiene alcuna in pregiudizio di detto Monastero ...


4. I Cappuccini e la cultura ecclesiastica diocesana - La chiave di lettura, delle caratteristiche della presenza cinquecentesca e seicentesca dei Cappuccini a Caivano, può essere rappresentata dalla religiosità francescana riformata, dal devozionalismo e dalla pietà popolare sviluppatasi intorno all’opera e alla testimonianza cristiana dei Frati dalla figura semplice e paterna. Dalla fine del ‘600, e per i due secoli successivi fino all’abolizione del monastero, le caratteristiche della presenza locale dei Cappuccini possono essere sicuramente comprese nell’ambito di un loro grande significato per la cultura ecclesiastica e religiosa del territorio, proprie di un centro di aggregazione vocazionale e spirituale di forte pratica di fede e di grande influenza morale.
Queste caratteristiche sono evidentissime soprattutto nel ‘700, secolo di grande pregnanza ideologica sia per la vita civile e sia per la vita religiosa ed ecclesiastica, ricco di fermenti, di riferimenti e di personaggi emblematici; ma esse sono anche riscontrabili nelle ormai consolidate esperienze della testimonianza ottocentesca che può inequivocabilmente fare affidamento sulla realtà di una affermata tradizione religiosa attraente e creativa che trova riscontri nelle ampie dimensioni, nazionali e provinciali, come in quelle della vita locale, diocesana e paesana.
Pagine importanti circa questa realtà storico culturale e su questa tradizione che denota fortemente il francescanesimo nel territorio diocesano di Aversa, compreso la sua parte ove il monastero caivanese aveva la sua sfera d’influenza, si possono leggere nell’opera di Storia Ecclesiastica scritta da Gaetano Capasso (15).
Prima di vedere da vicino le segnalazioni del Capasso annotiamo brevemente il fatto che nell’opera del cappuccino P. Fiorenzo Mastroianni (16), dopo il ricordo già in precedenza riferito della presenza nel convento di Caivano di Fra Geremia che morì mentre aiutava gli afflitti dalla peste napoletana del 1656, vediamo alcune altre situazioni e Frati che hanno avuto legami con il convento caivanese; ad esempio: P.Giovanni da Fratta Piccola che nel 1607 fu Maestro al convento di Caserta; P. Samuele da Caivano che nel 1770 fu di stanza al convento della Concezione, che fungeva per ospedale dell’ordine; Frate Egidio da Olivadi che a metà ‘700 fu portinaio a Caivano e miracoloso dispensatore dei pani del suo convento ai poveri del paese.
Le segnalazioni del Capasso ci rimandano l’immagine di un vivace francescanesimo cappuccino in diocesi nei secoli considerati; i frati provenienti dall’area dei comuni intorno al convento di Caivano sono numerosi e rappresentano la maggiore percentuale di quelli ricordati per la diocesi di Aversa. E’ sicuramente questo un segno della diffusa vocazione francescana favorita dalla tradizione cappuccina presente in Caivano.
Così scrive il Capasso in riguardo al periodo settecentesco:

“Il ‘700 napoletano è stato contrassegnato da una vasta fioritura di oratoria, nella quale brillano – per bontà di vita e profonda cultura – moltissimi religiosi cappuccini della Diocesi di Aversa. I nomi dei più grandi oratori, che furono indicati come “quaresimalista generale”, sono tuttora ricordati nei memoriali dell’Ordine” (17).

Più oltre nel testo il Capasso riporta poi decine di nomi di frati cappuccini, alcuni famosi e di alta carica nell’ordine, molti di Caivano ed altri dei comuni vicini come Crispano, Cardito e Frattamaggiore, leggendoli dal Necrologio dei Frati Minori Cappuccini della Provincia Monastica di Napoli e Terra di Lavoro preparato e stampato a Napoli nel 1962 da P. Corrado da Arienzo.
Tra questi nomi vediamo:

“quaresimalisti generali, furono: […] P. Benedetto da Cardito (m. 1783) […] P. Daniele da Caivano (m. 1763) […] P. Dionisio da Caivano (m. 1765) […] P. Angelo da Caivano (m. 1771) […] P. Luigi Maria da Cardito (m. 1768) […] P. Giuseppe da Caivano (m. 1764) […] P. Angiolo da Cardito (m. 1755) […] P. Arcangelo da Cardito (m. 1789) […] P. Samuele da Caivano, scrittore e oratore, Prov. (1774-76), Def. Gen. nel 1755 (m. 1778) […] P. Antonio da Caivano (m. 1764) […] P. Francesco Maria da Crispano, predicatore efficace, umile e pio religioso, lettore di filosofia e teologia, Guardiano e Definitore (m. 1714) […] P. Giuseppe da Caivano (m. 1764) […] P. Giuseppe da Frattamaggiore (m. 1782) […] P. Vincenzo da Cardito (m. 1768)”.

Per il periodo ottocentesco il Capasso ci riferisce della rilevanza diocesana della presenza cappuccina, e noi recupereremo quei nomi più vicini al nostro tema caivanese; egli scrive ancora:

“A metà ‘800 i cappuccini aversani tenevano ancora alto il lustro della diocesi di origine, con una larga schiera di predicatori, tra i quali: […] P. Luigi da Cardito (m. 1861) […] P. Samuele da Caivano (m. 1861)”.

Il Capasso poi conclude con una miscellanea di segnalazioni relative ad altri frati cappuccini diocesani vissuti nel ‘600, con particolari cariche o protagonisti di altre opere. Ricaviamo anche in questo caso le segnalazioni importanti nella prospettiva del nostro tema:

“Anche il ‘600 ebbe un forte numero di nostri religiosi […] Ma le memorie cappuccine annoverano ancora altri nomi degni di ricordo […] P. Giuseppe da Cardito, predicatore (m. 1688), colpito dal terremoto mentre si portava ad Apice, col laico Fr. Pietro da S. Prisco […] P. Gregorio da Cardito, Definitore (m. 1781) […] P. Domenico da Frattamaggiore guard. saggio, prudente e ritirato (m. 1617) […] P. Clemente da Casapozzana, guardiano e ottimo religioso (m. 1618) […] P. Giovanni Crisostomo da Crispano (m. 1816), Provinciale dal 1806 al 1816 […] P. Girolamo da Crispano, Definitore (m. 1729) […] P. Giov. Battista da Frattapiccola (m. 1608), già Notaro, ed in età matura, religioso esemplare”.


5. L’eredità ecclesiastica e storico-artistica - Le fonti storiche a stampa che parlano del convento di Caivano, come si vede, non sono numerose; ma quelle conosciute sono abbastanza significative e consentono un coerente discorso storiografico teso a rimarcare l’importanza e l’originalità della presenza e della tradizione francescana locale fino all’abolizione ottocentesca. Rimane in realtà dei Cappuccini il luogo della loro antica sede e la loro chiesa, che dal 1943 è parrocchia intitolata a Sant’Antonio. Circa questo luogo e questa chiesa è auspicabile una ricerca conoscitiva approfondita che partendo dagli stimoli proposti dallo storico locale D. Lanna, prosegua con l’acquisizione dei dati rinvenibili nelle piste di ricerca della Storia Ecclesiastica, attraverso l’utilizzo e la consultazione dell’Archivio Diocesano di Aversa (es: Santa Visite dei Vescovi dall’epoca post-tridentina), degli Archivi Parrocchiali più antichi delle chiese di Caivano, e degli Archivi della Provincia Monastica Cappuccina di competenza.
Poi prosegua pure la ricerca nelle piste della Storia Civile, attraverso l’acquisizione dei dati rinvenibili nell’Archivio Comunale, e attraverso l’analisi storico-artistica del repertorio rinvenibile nell’antica sede conventuale e nella stessa chiesa parrocchiale di oggi.
Di alcuni sporadici tentativi di ricerca sviluppati in queste direzioni si ha già un riscontro nei lavori svolti da Francesco di Virgilio (18), che ha brevemente tracciato il profilo storico-ecclesiastico ed artistico della moderna chiesa parrocchiale, e da Franco Pezzella (19) che ha operato l’analisi storico-artistica di un certo repertorio presente nelle chiese caivanesi, descrivendo tra le altre opere il dipinto del De Rosa con la rappresentazione della Pentecoste collocato nel 1597 sull’altare maggiore della chiesa dei cappuccini.
Da F. Di Virgilio leggiamo:

“Nei pressi di tale Convento, all’inizio del secolo sorsero dei fabbricati civili che aumentarono dopo il 1930 quasi da unire il Comune di Caivano con quello di Cardito. L’allora vescovo della Diocesi, Mons. Teutonico, notò la necessità di cercare in loco uno spazio per la costituente parrocchia. Poiché la chiesa dei francescani si conservava discretamente fu deciso che poteva essere scelta come luogo di culto per la nuova comunità.
[…] La chiesa è di stile barocco, ha una sola navata, misura circa 25 metri di lunghezza, oltre l’altare maggiore, ha ai rispettivi lati dei cappelloni. Oltre l’entrata principale usufruisce di una entrata secondaria che immette pure in sagrestia. La facciata restaurata recentemente, assieme l’interno, mostra in alto ancora l’origine francescana, ossia il braccio di Gesù incrociato con quello di S. Francesco. Un piccolo campanile sovrasta il muro del lato sinistro della facciata e sostiene due modeste campane.”

Da F. Pezzella leggiamo:

“Tant’è, che a Caivano, già precedentemente al ciclo mozzilliano, nel 1597, anche Tommaso De Rosa - pittore napoletano cui era stata commissionato il dipinto con la rappresentazione della Discesa dello Spirito Santo da porsi sull’Altare Maggiore della omonima chiesa (ora intitolata a S. Antonio da Padova e popolarmente nota come la chiesa dei Cappuccini), in ottemperanza a questo nuovo schema iconografico, aveva posto la Vergine Maria al centro di una vasta composizione (tuttora nell’originaria ubicazione) mentre in tunica rossa e manto azzurro, e con le mani giunte, volge estatica lo sguardo al cielo pronta a ricevere sul capo – unitamente agli Apostoli che la circondano - la fiammella dello Spirito Santo, raffigurato nelle sembianze di una colomba su uno sfondo dorato. Circondano la Vergine e gli Apostoli numerosi discepoli in atto di adorazione. La bella tavola caivanese costituisce allo stato attuale degli studi l’unica opera firmata e datata del De Rosa".

Questo lavoro si pone nell’ottica degli studi di Storia Locale realizzati dalla Rassegna Storica dei Comuni per la Città di Caivano. La bibliografia utilizzata si può individuare nelle Note.


Note:
(1) Sulla Riforma dei Cappuccini vedi: L. IRIARTE, Storia del Francescanesimo, Napoli 1982; F. F. MATROIANNI, I Cappuccini tra riforme francescane e Riforma della Chiesa, Napoli 1999.
(2) Cfr. Le Ordinazioni di Albacina o “Constituzioni delli Frati Minori detti della Vita Eremitica” in: C. Cargnoni, I Frati Cappuccini. Documenti e testimonianze del primo secolo, Perugia 1988, pp. 179-225; riportate in: F. F. MASTROIANNI, Albacina: la prima legislazione cappuccina, Napoli 1999.
(3) F. F. MASTROIANNI, Santità e cultura nella Provincia Cappuccina di Napoli nei sec. XVI - XVIII, Napoli 2002, pp. 268-269).
(4) Vedi nota 2.
(5) G. PARENTE, Origini e vicende ecclesiastiche della Città di Aversa, 2 Voll., Napoli 1857-58; 1° Vol. p. 283.
(6) D. LANNA, Frammenti storici di Caivano, Giugliano 1903; Ristampa a cura del Comune di Caivano, Frattamaggiore 1997, p. 32 e p. 295.
(7) Ibidem, pp. 30-32.
(8) [APSF] - Libri Parrocchiali di San Sosio - Frattamaggiore [De Juliano] Note del Parroco D. Giovan Stefano De Juliano, originario di Aversa. (Periodo della sua cura: dal 30 Novembre 1595 al 15 Luglio 1596).
(9) G. PARENTE, op.cit., vol. II, p. 136.
(10) D. LANNA, op. cit., pp. 30-34 e pp. 288 – 326.
(11) Ibidem, pp. 320-321
(12) Ibidem, pp. 304-326.
(13) Ibidem, pp. 321-322.
(14) Ibidem, pp. 297-298.
(15) G. CAPASSO, Cultura e religiosità ad Aversa nei secoli XVIII-XIX-XX, Napoli 1968; pp.446-448.
(16) F. F. MASTROIANNI, Santità e cultura ..., op. cit.
(17) G. CAPASSO, op. cit., p. 446.
(18) F. DI VIRGILIO, Sancte Paule at Averze – Le Comunità parrocchiali della Chiesa aversana, Parete 1990, p. 109.
(19) F. PEZZELLA, Forme e colori nelle Chiese di Caivano in: RSC ANNO XXVI (n. s.), n. 98-99, Gennaio-Aprile 2000.