ORIGINI DI PASCAROLA

GIACINTO LIBERTINI

Etimologia del nome
Pascua in latino significa pascoli. Una grafia alternativa di tale nome, già esistente in epoca classica ma che andò prevalendo nell’alto Medio Evo, era pascora, con l’accento sulla prima sillaba, da cui deriva la forma italiana. Il diminutivo di pascora, utilizzando il suffisso -ula era pascorula, con l’accento sull’ultima sillaba. E’ probabile che da tale dizione abbia origine il nome di Pascarola.

Origine
Il luogo non è menzionato nei testi classici ma è certo che tutte le terre della zona furono colonizzate ed abitate da Osci, Etruschi e Romani. Per quanto riguarda gli Osci, pressoché ovunque nella pianura campana, anche intorno Pascarola, sono state ritrovate tombe di questo popolo ed inoltre la zona di Pascarola era pertinenza della città osca di Atella. In relazione al dominio etrusco è forse il reperto dei resti di quello che potrebbe essere un sistema di forni per la produzione di terrecotte, scoperto durante i lavori di sistemazione dell’alveo dei Regi Lagni lungo il lato sud del Lagno Nuovo immediatamente prima della congiunzione con il Lagno Vecchio, nel punto detto “la Forcina” (1).


Fig. 1-4 – Immagini dei reperti nella zona della “Forcina”

La fig. 5 mostra il disegno schematico di un gruppo di forni etruschi, ben documentati per altre zone d’Italia, specialmente per attività metallurgiche (2). In particolare, i forni erano per lo più localizzati presso corsi d’acqua per consentire il facile rifornimento della legna necessaria.


Fig. 5 – Schema di un gruppo di forni di epoca etrusca

Per quanto riguarda il periodo romano, le centuriazioni della zona sono state già descritte altrove (3). In particolare, nella zona detta del Limidone ed in quelle vicine, in territorio in parte di Orta d’Atella e in parte di Caivano, sono evidenti delle strade che traggono la loro origine da una centuriazione (la Atella II) con inclinazione dei decumani a N-33° E, modulo di 710 metri e di epoca anteriore ad Augusto (fig. 6). In riferimento alla centuriazione Ager Campanus I, con lievissima inclinazione verso est (N-0°10’ E), modulo di 705 m e di epoca gracchiana, si osserva che la strada che porta da Caivano alla cappella di S. Giorgio, la prima sede di Pascarola, e che poi con un grande arco si connette ad un decumano della centuriazione Atella II, è una parallela ai cardini della centuriazione Ager Campanus I e la cappella sorge su una parallela ai decumani della stessa centuriazione (4).


Fig. 6 – Le centuriazioni nella zona di Pascarola

L’etimologia del nome di Pascarola ed il fatto che S. Giorgio, cui è dedicata la Chiesa Parrocchiale, era un santo molto venerato dai Longobardi, inducono a credere che il centro sia sorto in epoca altomedioevale durante la dominazione longobarda, e cioè nel periodo fra il V ed il X secolo d. C.
San Giorgio, il leggendario santo guerriero uccisore del drago, forse un martire sotto l'imperatore Diocleziano, divenne protagonista di racconti fantastici di cui il più popolare lo presentava come uccisore del drago, simbolo del male (5). Data la sua figura spiccatamente guerriera, il Santo fu prontamente adottato dai Longobardi.
Un importante episodio storico che ci è stato tramandato, dimostra la grande venerazione per questo santo ed una correlazione psicologica con S. Michele Arcangelo, pure assai venerato dai Longobardi.
Quando nel 688 morì il re longobardo Pertarito, il potere passò al figlio Cuniperto. Contro il legittimo regnante, nonostante il giuramento di fedeltà pronunziato nella chiesa pavese di S. Michele, si pose Alachis, duca di Trento. Nello scontro decisivo fra i due eserciti, quello regio di Cuniperto e quello di Alachis, questi credette di vedere fra le lance dell'esercito regio l'Arcangelo Michele e non osò accettare la sfida a singolar tenzone che gli rivolse Cuniperto per evitare spargimento di sangue. Molti lo abbandonarono ed Alachis fu sconfitto rovinosamente. Cuniperto trionfante edificò sul campo di battaglia che lo aveva visto vittorioso un monastero dedicato a S. Giorgio (6).
Ben ventuno comuni in Italia portano il nome di San Giorgio: Per alcuni di questi centri l’origine longobarda è evidente dal nome: San Giorgio della Richinvelda (PN), San Giorgio delle Pertiche (PD). Per molti altri tale origine è ipotizzabile in base alla maggiore concentrazione in zone di massimo dominio longobardo (Lombardia, Piemonte, Friuli, Ducato di Benevento).
Ma la presenza di tale nome anche in zone dominate dai bizantini non deve essere fonte di dubbi giacché proprio i Bizantini avevano trasmesso il culto ai Longobardi. Ad esempio, a Napoli la Basilica di San Giorgio Maggiore, costruita nel V secolo dal vescovo Severo sui ruderi del tempio pagano di Demetra, fu dapprima dedicata al Salvatore e poi, nel VII secolo, nel periodo dei più feroci assalti dei Longobardi, a San Giorgio (7).
Con queste premesse non meraviglia dunque il fatto che l’antica chiesa di Pascarola, oggi cappella omonima, fosse dedicata a S. Giorgio.
Il primo documento in cui Pascarola è citata risale al 1045 e in esso si parla ‘de terris de paschariola’ e ‘de terris de loco gualdum et de paschariola(8). Ciò non significa che il luogo non esistesse prima, data la grande scarsità dei documenti superstiti anteriori all’anno mille.
Ma il luogo dove sorgeva il villaggio non era quello attuale bensì il sito dove sorge l’attuale Cappella di S. Giorgio, come è possibile dimostrare in modo certo in base a documenti storici (9).
Nel 1186, in un documento di epoca normanna (10), la cosiddetta Donazione Gaderisio, Teodora vedova di Cesario de Gaderisio ed il figlio Ligorio, barone della città di Aversa, dotavano di beni la ‘cappelle Sancte Marie’ sita nella propria curtis (11) di Pascarola e fatta edificare dallo stesso Cesario, mantenendo l’impegno però a frequentare nelle principali feste la ‘ecclesiam Sancti Georgii’ che aveva funzioni parrocchiali.
Ma nel 1324 la Chiesa di S. Giorgio era declassata a cappella mentre la Cappella di S. Maria era diventata chiesa (12). Successivamente la Chiesa di S. Maria non è più menzionata e si parla solo di Chiesa di S. Giorgio pur rimanendo la Cappella con la stessa denominazione. Ciò indica che il primo nucleo abitato era intorno all’attuale Cappella di S. Giorgio (13) e che l’attuale Pascarola era la curtis dei Gaderisio che è poi rimasta come unico nucleo abitato, assumendo con la sua ex-Cappella anche le funzioni parrocchiali.
Una prova indiretta si può avere anche osservando il decorso delle strade. L’attuale via Imbriani che conduce dal Castello di Caivano mediante via Necropoli a Pascarola è stata aperta solo alla fine del secolo scorso (14) e la via per andare alla vecchia sede di Pascarola, vale a dire il sito dove sorge la Cappella di S. Giorgio, era via Frattalunga. Se la posizione antica di Pascarola fosse stato quello odierna, avrebbe dovuto esistere già nei secoli precedenti una strada diretta che conducesse dal castello a Pascarola.

Il primo feudatario
Con la conquista del Regno di Sicilia da parte della dinastia Angioina la maggior parte delle terre furono affidate a fedeli della nuova dinastia. Pascarola toccò a Nicolaus de Rugeth e a sua moglie Isabella (15). Il nome di questo feudatario francese, o più precisamente provenzale della contea di Anjou, nei documenti si ritrova scritto in vari altri modi: Druget (16), Drugettus (17), Darget (18), de Druget (19), Durget (20), de Reginet (21). Dai documenti si evidenzia che questo feudatario ebbe per un lungo periodo l’incarico di grande fiducia della custodia dei figli di Carlo, primogenito del Re e reggente in assenza del padre.
Nel 1324 un suo omonimo e probabile discendente, Nicolaus Drugectus, era il parroco della Chiesa di S. Maria (22).

Documenti medioevali in cui è citato Pascarola
Pascarola è menzionato in diversi altri documenti di epoca medioevale.
In un documento, databile fra il 1191 e il 1197, si parla di ‘fundoras et terras et servis et ancillis de loco Pascarole(23).
Nel 1222 si parla di un ‘Magister de villa pascarole(24). E di ‘villa pascarole’ si parla anche in un documento del 1266 (25). Un certo ‘Petri de Piscarole’ è menzionato in un documento del 1269 (26). Un ‘Matthei de Pascarola de Aversa’, ribelle al Re, è nominato in un documento del 1269 e in due documenti del 1271 (27). In due documenti, uno del 1276 e l’altro del 1277, vengono elencati alcuni contribuenti (‘mutuatores’) di Pascarola (28).
Un documento del 1414 fa riferimento ad un documento del 1305 ove si parla di un certo ‘Prisciano de Bartolomeo del casale di Pascarola’ (29).
Pascarola è anche menzionato in un documento del 1371 (30), nell’elenco del 1459 dei casali di Aversa sotto Re Ferdinando d’Aragona (31) ed in un atto notarile del 1477 (32).
Nel 1480 i frequentatori delle chiese ‘in castris Cayvani, Sancti Archangeli, Pascarole, Casolle, Casapuzane’ ricevevano il beneficio dell’indulgenza plenaria per l’aiuto nella lotta contro i turchi (33).
Nel 1549 i casali di Pascarola, Trentola, Ducenta, Casapuzzano ed altri che erano in causa con la città di Aversa per non aver voluto partecipare alle spese per i festeggiamenti in Aversa in onore dell’imperatore Carlo V, sono condannati con sentenza a pagare (34).

I Quinternioni
Notizie importanti sui feudatari di Pascarola nel XIV e XV secolo si ritrovano nei Quinternioni, che abbiamo avuto modo di leggere nella trascrizione di Gaetano Capasso (35). Riportiamo il testo integrale di questa importante fonte, per la parte che concerne Pascarola, con la traduzione a lato in italiano moderno.

In anno 1460 Re Ferrante assere ad eum legitime spettare lo Casale di Pascharola pertinentiarum civitatis Averse, hoc est medietatem ipsius per mortem Ursilli Carrafe fratris Scipionis defuncti absque filiis, et reliquam medietatem per rebellionem Galeatij Carrafe primogeniti dicti Scipionis. Propterea casale predictum cum suis hominibus, vaxallis, feudis, fortellitio Iuribus et Iurisdictionibus, mero, mixtoque Imperio, et cum omnibus bonis, que fuerunt dicti Galeatij, concedit Ranerio Carrafa pro se, et suis ex corpore etc.
In Quinternionum 2, fol. 15.

Nell’anno 1460 Re Ferrante asserisce che a Lui legittimamente spetta il Casale di Pascarola nelle pertinenze della città di Aversa, vale a dire la metà dello stesso per la morte di Ursillo Carrafa, fratello di Scipione, morto senza figli, e la rimanente metà per la ribellione di Galeazzo Carrafa primogenito del suddetto Scipione. Pertanto concede il predetto casale con i suoi uomini, vassalli, feudi e fortilizio, con i diritti e le giurisdizioni, con il mero e misto imperio (36), e con tutti i beni, che furono del suddetto Galeazzo, a Raniero Carrafa per sé e per i suoi discendenti legittimi ex suo corpore (37) etc.
Nei Quinternioni 2, foglio 15.

In anno 1507 Galeottus Garrafa denuntiavit obitum Nicolai Carrafe eius patris, qui tum vixit Casale, et feudum Pascarole tenuit, etc. offert relevium et presentavit listam, et fuit liquidatum In dc. 80-3-12. Prout pateret per extensum in volumine 2 releviorum originalium de predicta Terre Laboris, et comitatus Molisij ut fol. 34 notantur. Quod conservatur in Arch. Regiae Cam.ae Summarie.

Nell’anno 1507 Galeotto Carrafa denunziò la morte di Nicola Carrafa suo padre, che già visse nel casale e tenne il feudo di Pascarola, etc. offre il relevio (38) e presentò la lista, et fu liquidato in ducati 80-3-12. Per quanto è esposto per esteso nel volume 2 dei relevi originali della predetta Terra di Lavoro, e della Contea del Molise, come sono annotati nel foglio 34. Che è conservato nell’Archivio della Regia Camera della Sommaria.

In anno 1532 Don Paolo Ruffo conte di Sinopoli dice che don Gatterva de Trani utile signore della terra dello Sciglio have pattuito di venderli la detta terra de lo Sciglio con tutte soi ragioni, feudi subfeudi, vaxalli, mero, et integro stato per dc. 30 mila in satisfactione delli quali li consignarà per dc. 9 mila la terra di Montebello con patto, che non la possi vendere ad altro che ad esso conte per lo medesimo prezzo. Ducati mille paga in pecunia, per dc. 4000 li consignarà una compera, che tiene fatta col Marchese di Castello vetere sopra l'intrate di Pascarola col patto de retrovendendo et li restanti dc. 3000 li depositarà per farsene compera la quale, una con le predette altre restino in spetie obligati per la defensione di detto Castello dello Sciglio.
Assensus in Quinternionum 5, fol. 195.

Nell’anno 1532 Don Paolo Ruffo, conte di Sinopoli, dice che don Gatterva di Trani utile signore della terra dello Sciglio, ha pattuito di vendergli la detta terra dello Sciglio (39) con tutti i suoi diritti, feudi e subfeudi, vassalli, con il mero [e misto imperio] e nel suo integro stato per ducati 30.000 in soddisfazione dei quali gli consegnerà per ducati 9.000 la terra di Montebello, con il patto che non la possa vendere ad altri tranne che allo stesso conte per il medesimo prezzo. Mille ducati li paga in contanti, per ducati 4000 gli consegnerà una compera che tiene fatta con il Marchese di Castello Vetere sopra le entrate di Pascarola con il patto di retrovendita (40) e i restanti 2000 ducati li depositerà per farsene compera la quale, insieme con le altre predette, restino in specie obbligati per la difesa di detto Castello dello Sciglio.
Assenso nei Quinternioni 5, foglio 195.

In anno 1534 Galeotto Carrafa dice competerli lo jus de ricomprare da Lucretia Zurla contessa d'Altavilla lo casale di Pascharola per dc. 7500 cede detto jus a' Beatrice Carrafa cum eodem pacto de retrovendendo.
Assensus in Quinternionum 14, fol. 52.

Nell’anno 1354 Galeotto Carrafa sostiene competergli il diritto di ricomprare da Lucrezia Zurla contessa d’Altavilla il casale di Pascarola per ducati 7500 e cede il suddetto diritto a Beatrice Carrafa con lo stesso patto di retrovendita.
Assenso nei Quinternioni 14, foglio 52.

In anno 1539 lo detto Galeotto vende a' Dorothea Spinella contessa di Palma lo detto casale di Pascharola con soi homini, vassalli, mero mixtoque imperio, et integro stato per detti dc. 7500 con patto de retrovendendo.
Assensus in Quinternionum 16, fol. 120.

Nell’anno 1539 il suddetto Galeotto vende a Dorotea Spinella contessa di Palma il suddetto casale di Pascarola con i suoi uomini, vassalli, col mero e misto imperio, e nel suo integro stato per detti ducati 7500 con il patto di retrovendita.
Assenso nei Quinternioni 16, foglio 120.

In eodem anno 1539 la detta Dorotea come cessionaria di detto Galeotto recompera da Francesco de Afflicto annui dc. 120, che teneva comperati supra detto casale, et quelli agrega alla compera predetta per esso fatta ut supra dal Galeotto predetto.
Assensus in Quinternionum 16, fol. 123.

Nello stesso anno 1539 la detta Dorotea come concessionaria di detto Galeotto ricompera da Francesco de Afflitto annui ducati 120, che teneva comperati sopra detto casale, e quelli aggrega alla compera predetta per esso fatta come sopra dal Galeotto predetto.
Assenso nei Quinternioni 16, foglio 123.

In anno 1543 la detta Dorothea per comprare la terra di Galluccio vende a' Ferrante de Afflitto conte di Trivento lo detto casale de Pascharola verum con annui dc. 800 di sue intrate, come essa li tiene dal detto Galeotto.
Assensus Quinternionum 20, fol. 123.

Nell’anno 1543 la suddetta Dorotea per comprare la terra di Galluccio vende a Ferrante de Afflitto, conte di Trivento, il suddetto casale di Pascarola in verità con annui ducati 800 di sue entrate, come essa li tiene dal suddetto Galeotto.
Assenso nei Quinternioni 20, foglio 123.

In anno 1549 lo detto Galeotto cede lo Ius de ricomperare da detta Dorothea, seu da Margaritonno de Loffredo suo cessionario lo detto casale di Pascharola a' Giovanni Thomase Carrafa, al quale lo vende libere per dc. 13000 con integro suo stato come ad esso spetta.
Assensus, Quinternionum 29, fol. 66.

Nell’anno 1549 il suddetto Galeotto cede il diritto di ricomperare dalla suddetta Dorotea, ovverosia da Margaritonno de Loffredo suo concessionario il suddetto casale di Pascarola a Giovanni Tommaso Carrafa, al quale lo vende liberamente per ducati 13000 nel suo integro stato come ad esso spetta.
Assenso nei Quinternioni 29, foglio 66.

In anno isso lo detto Gio. Thomase vende detto Casale a' Fabritio Carrafa, conte di Ruvo con integro suo stato come ad esso spetta per ducati 15000.
Assensus Quinternionum 32, fol. 159.

Nello stesso anno il suddetto Giovanni Tommaso vende il suddetto casale a Fabrizio Carrafa, conte di Ruvo, nel suo integro stato come ad esso spetta per ducati 15000.
Assenso nei Quinternioni 32, foglio 159.

In anno 1550 lo predetto Margaritonno cede, seu retrovende al detto Gio. Thomase cessionario di detto Galeotto lo detto Casale, così come quello havea esso Margaritonno recomprato da detta Dorothea Spinella.
Assensus in Quinternionum 30, fol. 757.

Nell’anno 1550 il predetto Margaritonno cede, ovvero retrovende al suddetto Giovanni Tommaso, concessionario del suddetto Galeotto, l’anzidetto Casale, così come quello aveva lo stesso Margaritonno ricomprato dalla suddetta Dorotea Spinella.
Assenso nei Quinternioni 30, foglio 757.

In anno 1559 la Maestà Cattolica del Re nostro Signore concedea a' detto Gio. Thomase in remuneratione di suoi servitij la cognitione di seconde cause, portulania pesi, et mesure nelle terre sue di Valenzano, Santo Eramo, et Pascharola pro se, et suis ex suo corpore legitime descendentibus in feudum taxanda Iuxta formam suorum privilegiorum, etc.
In Quinternionum 50, fol. 150.

Nell’anno 1559 la Maestà Cattolica del Re nostro Signore concedeva al suddetto Giovanni Tommaso, in ricompensa dei suoi servigi, il riconoscimento delle seconde cause, dei diritti di portulania, pesi, e misure nelle terre sue di Valenzano, Santo Eramo, e Pascarola per sé per i suoi discendenti legittimi ex suo corpore, nella tassazione del feudo secondo la forma dei suoi privilegi, etc.
Nei Quinternioni 50, foglio 150.

Quod Privilegium fuit exequtoriatum in regno sub eodem anno 1559.

Il quale privilegio diventò esecutivo nel regno nello stesso anno 1559.

In anno 1560 Antonio Carrafa Duca d'Andria figlio di detto Fabritio et lo detto Gio. Thomase diceno che abenche esso Gio. Thomase havesse li anni passati venduto al detto Fabritio suo fratello lo detto casale per dc. 18000, con patto de retrovendendo, re tamen vera la detta compera non è stata vera, et lo detto Fabritio non sburzo detto danaro ne la porzione di detto casale se partì mai da potere di detto Giovanni Thomase, et perciò se quietano inter eos ad invicem, et cassano le cautele di detta compera.
Assensus Quinternionum 53, fol. 125.

Nell’anno 1560 Antonio Carrafa, Duca d'Andria, figlio di detto Fabrizio e il suddetto Giovanni Tommaso dicono che benché lo stesso Giovanni Tommaso avesse negli anni passati venduto al suddetto Fabrizio suo fratello l’anzidetto casale per ducati 18000, col patto di retrovendita, pur essendo ciò vero tuttavia la detta compera non è stata vera, e il suddetto Fabrizio non sborsò il detto danaro né la porzione dell’anzidetto casale si allontanò mai dal potere del suddetto Giovanni Tommaso, e perciò si quietano tra di loro reciprocamente, e cancellano le cautele di detta compera.
Assenso nei Quinternioni 53, foglio 125.

In anno 1569 Ottavio Carrafa denuntiò la morte di detto Gio. Thomase suo padre et offerse il debito relevio tanto per detto casale di Pascharola, quanto per Santo Eramo cum titulo Marchionatus, et Valenzano, come appare In Petitionum releviorum nono, folio... Et in cedulare taxatur in dc. 6-3-6.
Ioannes Antonius Pisanus pro Pascarole emptione, Quinternionum 3 fol. 171.

Nell’anno 1569 Ottavio Carrafa denunziò la morte del suddetto Giovanni Tommaso suo padre e offrì il dovuto relevio tanto per il suddetto casale di Pascarola, quanto per Santo Eramo col titolo di Marchese, e Valenzano, come appare in Petizione dei relevi nono, foglio... E nella cedola è tassato per ducati 6-3-6.
Giovanni Antonio Pisano per la vendita di Pascarola, Quinternioni 3 foglio 171.

In anno 1585 Portia Carrafa Marchesa di Santo Eramo sorella del predetto Ottavio denuntiò la morte de Isabella Carrafa sua nepote, que casale Pascharole, et terram sancti Erami possidebat, de quibus petit investiri offerens. etc.
In petitionum releviorum XV, fol. 22, a qua emit Io. Ant. Pisanus A. m. d. cuius heres ad presens possidet.

Nell’anno 1585 Porzia Carrafa, Marchesa di Santo Eramo, sorella del predetto Ottavio, denunziò la morte di Isabella Carrafa sua nipote, che possedeva il casale di Pascarola e la terra di Santo Eramo, dei quali chiede di essere investita offrendo etc.
In Petizione dei relevi XV, foglio 22, dalla quale comprò Giovanni Antonio Pisano A. m. d. il cui erede al presente possiede.

In anno 1585 lo detto casale di Pascarola è stato de ordine S. C. de volonta di Portia Carrafa Marchesa di Santo Eramo subhastata, et extincta candela remase ad Orlando Franco pro persona nominanda per ducati 26620. Il quale nominò Gio. Ant. Pisano et perciò lo Incantatore in nome di detto S.C. cautela detto Gio. Ant., et libera lo casale predetto cum omnibus etc. come lo teneva lo predetto quondam Ottavio Carrafa marchese di Santo Eramo.
Assensus in Quinternionum 3, fol. 171.

Nell’anno 1585 il suddetto casale di Pascarola è stato per ordine S. C. per volontà di Porzia Carrafa, Marchesa di Santo Eramo, venduto all’asta con il metodo della candela, ed estinta la candela rimase ad Orlando Franco in favore di persona da nominare per ducati 26620. Il quale nominò Giovanni Antonio Pisano e perciò lo Incantatore in nome di detto S. C. cautela il suddetto Giovanni Antonio, e libera il casale predetto con tutti etc. come lo teneva il predetto fu Ottavio Carrafa marchese di Santo Eramo.
Assenso nei Quinternioni 3, foglio 171.

Dicto quondam m.co Io. Ant. Pisano successit Octavius eius filius qui sub die 2 Augusti '94 ex causa transactionis inhite inter ipsos fratres cessit, et refutavit dictam terram Pascharole dicto Ferdinando eius fratri proximo, et immediato sibi successuro in eius feudis etc.
In Q. Refutationum 2, fol. 362.

Al suddetto fu magnifico Giovanni Antonio Pisano successe Ottavio suo figlio che il 2 Agosto 1594 a seguito di transazione fra gli stessi fratelli cedette la suddetta terra di Pascarola al suddetto Ferdinando suo fratello prossimo, e immediato suoi successore nei suoi feudi etc.
Nei Q. delle Rinunzie 2, foglio 362.



Altri documenti di epoca moderna
Nel 1703, riporta Pacichelli, il titolo di Marchese di Pascarola era della famiglia Pisano (41).
Santagata ci informa che nel Catasto onciario di Aversa del 1741 il Marchese di Pascarola era tassato per 2940 once, che era una cifra cospicua per l’epoca (42).
Nel 1804, ci informa Giustiniani, Pascarola era possesso della famiglia Palomba (43). Ancora nel 1901 il titolo di Marchese di Pascarola era rivendicato dalla famiglia Palomba (44).
Nel periodo napoleonico, con l’eversione della feudalità in base alle leggi di Re Giuseppe Bonaparte e di Re Gioacchino Murat, Pascarola e Casolla Valenzano, casali di Aversa, furono aggregati a Caivano, feudo indipendente nell’ambito del territorio aversano, formando un nuovo Comune.
In un documento del 1824, in una disputa – fra Caivano e il Ministro competente - per la ripartizione delle spese di riparazione della Strada Regia – l’attuale Corso Umberto - nel tratto in cui attraversa Caivano, il Sindaco Francesco Pepe è menzionato come ‘Sindaco delle Comuni riunite di Caivano, Pascarola e Casolla Valenzano’ (45).

Demografia
Nel 1459, come si legge in un documento di archivio del Re Ferdinando d’Aragona trascritto dall’Attuario Michele Guerra (46), Pascarola aveva 40 fuochi o famiglie. Se si considera che grosso modo ad ogni fuoco corrispondevano 5 abitanti, la popolazione era di circa 200 abitanti. Il documento elenca ben 43 casali e come numero di fuochi Pascarola risultava il sesto. Riportiamo come termine di paragone i fuochi per alcuni altri casali: Cardito 15, Casolla Valenzano 23, S. Arcangelo 39, Crispano 24, Orta 24, Sussitivum (47) 48, Gricignano 31, Giugliano 128.
Nel 1601 Mazzella riporta Pascarola come casale di Aversa con 90 fuochi o famiglie (48). Per confronto si considerino nella stessa fonte il numero di fuochi annotato per alcuni casali vicini pure dipendenti da Aversa: Cardito 49, Casolla Valenzano 32, Sant’Arcangelo, 20, Crispano 89, Orta 47, Sugivo (49) 76, Gricignano 93, etc. Inoltre, il capoluogo, la città di Aversa, è riportata con 1320 fuochi (circa 6100 abitanti) e Caivano, che già da quasi tre secoli non era più casale di Aversa, è riportato con 420 fuochi (circa 2100 abitanti).
Nel 1611 Bacco lo riporta fra i casali di Aversa senza però dirne la popolazione (50).
Beltrano nel 1671 riporta per Pascarola 108 fuochi secondo la vecchia numerazione (1639?) e 93 secondo la nuova (1669?) (51). Pacichelli nel suo libro del 1703 riporta gli stessi dati (52).
Da Guerra per il 1737 sono riportati 92 fuochi (53).
Giustiniani riporta 108 fuochi per il 1648 e 93 per il 1669 e per l’anno in cui scrive, il 1804, 500 abitanti (54).
Lanna riferisce che nel censimento del 1901 si trovarono 800 abitanti e che S. Giorgio era la più ricca chiesa di Aversa (55). Inoltre riporta alcune notizie sulle famiglie Lazzara e Pisani e riferisce dell’esistenza nel secolo XV di una chiesetta intitolata a S. Giovanni (56).

Notizie su alcuni luoghi vicini
A) Ponte carbonara
Questo ponte sui Regi Lagni, è menzionato da Di Costanzo, storico del XV secolo, (‘subito che intesero che l’avanti guardia di Re Alfonso era giunta a Ponte Carbonara, tre miglia vicino a Caivano, lasciaro la terra, e se ne tornaro a Napoli ...’) (57) e ancor prima in una pergamena di Aversa del 1422 (‘Che per la conservazione dello Stato e per la fedeltà alle Loro Maestà, non che per la sicurezza della stessa Università, le torri di Ponte Selice, di S. Antonio e di Carbonaro del territorio di Aversa siano custodite da cittadini Aversani, e che la esazione de’ diritti di passo delle torri iuxta solitum et consuetum possa dalla stessa Università farsi, e convertirsi a suo beneficio, come sempre è stato praticato. - Si provvederà ydoneis et fidelibus.’) (58).
Il suo nome trae origine da una Palude Carbonaria già menzionata in un documento del 1271 (59) e che corrisponde all’attuale tenuta di Ponte Carbonara.
B) Ponte Rotto
La strada che conduceva da Atella a Calatia (60), presso l’attuale Maddaloni, passava sul Clanio mediante un ponte immediatamente ad ovest della cosiddetta ‘Forcina’, vale a dire nel punto di congiunzione dei due Lagni (v. fig. 6). Questo ponte dovette cadere in rovina in epoca altomedioevale ma ne rimase memoria ben viva. Infatti, Leone Ostiense, scrivendo alla fine dell’XI secolo, ci racconta che nel 1052 fu donata all’Abbazia di Montecassino una ‘curtem in Laneo ad pontem ruptum(61).
Il luogo è citato anche in un documento del 1230 (‘in pertinenciis pontis rupti in loco ubi dicitur ad casulam’) (62) ed ivi nel 1799 vi fu uno scontro fra popolani e truppe francesi, come risulta da un documento parrocchiale di Casapozzano (63).


Note:
(1) Comunicazione personale e foto di Giuseppe Di Palma. Il sito fu segnalato dallo stesso alla Soprintendenza ma non è mai stato esplorato con scavi archeologici. Nel sito erano visibili numerosi frammenti di statuine di terracotta e le pareti in tufo di quelle che apparivano come le canne fumarie di forni, con la parte più in basso al livello delle acque del Clanio in epoca antica.
(2) AA. VV., Gli Etruschi. Mille anni di civiltà, Casa Editrice Bonechi, Firenze, 1985. La figura è riportata a pag. 54 del vol. I.
(3) Giacinto Libertini, Persistenza di luoghi e toponimi nelle terre delle antiche città di Atella e Acerrae, Istituto di Studi Atellani, Frattamaggiore, 1999.
(4) Ibidem, p. 54.
(5) Marina Cepeda Fuentes e Stefano Cattabiani, I nomi degli italiani, Newton Compton Ed., Roma, 1992.
(6) Paolo Delogu, Il Regno Longobardo, in: Storia d'Italia, Vol. I, UTET, Torino, 1980.
(7) Vittorio Gleijeses, La Storia di Napoli dalle origini ai nostri giorni, Società Editrice Napoletana, Napoli, 1974.
(8) Regii Neapolitani Archivi Monumenta (RNAM), Stamperia Reale, Napoli, 1845-1861, vol. IV, doc. CCCLXXXVI.
(9) Gentile ed attenta osservazione del dott. Angelo Cervone.
(10) Gallo Alfonso, Codice diplomatico normanno di Aversa (CDNA), Napoli, Società Italiana di Storia Patria, L. Lubrano Ed., 1927, Ristampato in Aversa, 1990, doc. CXXX.
(11) Il termine non è precisamente traducibile in italiano. Era in effetti un cortile con intorno abitazioni e strutture per attività agricole. Come evoluzione storica corrisponde al “luoco” delle nostre zone.
(12) Inguanez Mario, Leone Mattei-Cerasoli, Pietro Sella, Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1942, Campania: n. 3705, ‘Presbiter Cosanus [=Rosanus] de Cayvano pro cappellania S. Georgii de Pascarola tar. octo gr. decem’; n. 3715, ‘Nicolaus Drugectus pro ecclesia S. Marie de Pascarola tar. tres’.
(13) L’attuale cappella è stata ricostruita in tempi moderni e durante i lavori furono rinvenuti i resti di persone ivi seppellite.
(14) Si veda la carta catastale di Caivano del 1876.
(15) Riccardo Filangieri, I Registri della Cancelleria Angioina ricostruiti con la collaborazione degli Archivisti Napoletani (RCA), Vol. II, a. 1265-81, p. 257, (Liber donationum Caroli primi) doc. n. 85: ‘Die V octobris XV ind. (1271) apud Melfiam. Nicolao de Rugeth et Isabelle uxori, heredibus etc. [conceduntur] bona que fuerunt quondam Iacobe Cutone, existentia in Aversa. (Inter que bona: .... in villa Pascarole petia una terre iuxta domum Martini de Rahone de eadem villa et hortum Roberti Capicis, et ibi nemus quod fuit Iohannis de Rebursa; item in pertinentiis Palude Carbonarie terra una iuxta terram Sergii de Iudice de Neapoli et terram heredum Henrici de Sancto Arcangelo; item terra una iuxta terram Petri Visconti; item iardenum unum iuxta terram Roberti Capicis et ortum Andree de Thomasio.
(16) RCA, Vol. VII, a. 1269-72, p. 83: ‘Nicolao Druget mil.’; Vol. IX, a. 1272-3, p. 98: ‘Pro Nicholao Drugeto’; Vol. X, a. 1272-3, p. 241: ‘Nicolaum Drugeti’; Vol. XVI, a. 1274-7, p. 94-95: ‘Druget’; Vol. XIII, a. 1275-7, p. 6: ‘Eidem secreto mandat ut Nicolao Druget, qui cum uxore sua in castro Nucerie Christianorum moratur cum filiis Karoli primogeniti sui Principis Salernitani, tarenos auri II per diem solvat. Dat. Neapoli XII decembris IV ind.’; p. 187, doc. n. 48: ‘Secreto Principatus mandat ut gagia solvat Nicolao Druget mil., cui custodia filiorum Karoli primogeniti sui commissa est, a primo mensis septembris p. p., ad rationem de tarenis auri II per diem, in castro Nucerie Christianorum; item gagia solvat XII servientibus eiusdem castri. Dat. Neapoli, XII decembris IV ind.’.
(17) RCA, Vol. XII, a. 1273-6, p. 225: ‘Mandatum pro Nicolao Drugetto mil., de subventione ei debita a vassallis suis, quia debet in comitiva dom. Regis se conferre ap. Urbem. Dat. ... ianuarii IV ind.’; Vol. XX, a. 1277-9, p. 73: ‘Item pro mantellis infrascriptorum militum in festo Pentecostes vid.: ... dom. Nicolao Drugetto’; Vol. XIV, a. 1275-7, p. 7: ‘Karolus Vicarius generalis Secreto Principati mandata ut pecuniam solvat Nicolao Drugeto mil., deputatum ad custodiam natorum suorum, morantium in castro Nucerie Christianorum. Dat. XV iulii IV ind.’; Vol. XXVIII, a. 1285-6, p. 63-64: ‘Drugetto’; Vol. XXXIX, a. 1291-2, p. 25-26: ‘Nicolao Drugetto’.
(18) RCA, Vol. XXIV, a. 1280-1, doc. n. 108: ‘Notatur Nicolaus Darget miles hostiarius et fam. qui petit subventionem a vassallis suis casalis Pascarole et Malveti de pertinenciis Averse’.
(19) RCA, Vol. XVI, a. 1274-7, p. 156, Re Carlo nomina valletto Ginetto de Druget.
(20) RCA, Vol. XXI, a. 1278-9, p. 244: ‘Nicolao Durget’.
(21) RCA, Vol. XI, a. 1273-7, p. 87: ‘Mandatum pro Nicolao de Reginet mil, statuto ad custodiendum liberos Karoli Principis Salernitani, qui moram trahunt in castro Nucerie Christianorum’.
(22) Rationes Decimarum, doc. già citato.
(23) Rosaria Pilone, L'antico inventario delle pergamene del monastero dei SS. Severino e Sossio, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, Roma, 1999 ; vol. III, doc. 1460.
(24) Catello Salvati, Codice diplomatico svevo di Aversa (CDSA), Napoli, Arte Tipografica, 1980, doc CIV.
(25) CDNA, op. cit., doc. LVII.
(26) RCA, vol. I, p. 276-7.
(27) RCA, vol. I, a. 1269, p. 277; vol. III, a. 1271, p. 68; vol. V, a. 1271, p. 190.
(28) RCA, vol. XVII, a. 1276, p. 16: (mutuatores Averse) ‘Iacobus de Bartholomeo de Villa Pascarole unciam una, Urtillus de eadem villa unciam unam’; vol. XVIII, a. 1277, p. 73-7: (mutuatores Averse) ‘In villa Pascarole: Gaudius de Rogerio tar. XVI, gr. XVIII; Iacobus de Bartholomeo tar. XVI, gr. XVIII; Bonus Iunius tar. XVI, gr. XVIII; Ursillus tar. XVI, gr. XVIII’.
(29) Repertorio delle pergamene della Università e della Città di Aversa dal luglio 1215 al 30 aprile 1549, Napoli, Archivio di Stato, 1881, doc. XIX del 18 settembre 1414. Vi è riportato un privilegio di Re Carlo II del 1° febbraio 1305.
(30) CDNA, op. cit., doc. LXI, ‘in villa Pascarole’.
(31) V. sotto.
(32) Cartulari notarili campani del XV secolo, Napoli, Marino de Flore 1477-1478, a cura di Daniela Romano, Ed. Athena, Napoli, 1994, doc. n. 416, ‘Francisco Iencarello de villa Pascarole pertin. Averse’, ‘not. Iacobo Centore de Villa Pascarole’.
(33) Jole Mazzoleni, Le pergamene di Capua, Napoli, 1957-60, vol. II, p. I, p. 236-9.
(34) Repertorio delle pergamene della Università e della Città di Aversa ..., op. cit., doc. LIV. Il documento è citato in: Leopoldo Santagata, Storia di Aversa, Eve Ed., Aversa, 1991, p. 477.
(35) Gaetano Capasso, Afragola. Origine, vicende e sviluppo di un ‘casale’ napoletano, Athena Mediterranea, Napoli, 1974, p. 201-205. Fonte: Archivio di Stato di Napoli, Quinternioni, Repertorio Terra di Lavoro e Molise, sec. XV-XVI; fol. 163 + t, 164 + t.
(36) Il potere di amministrare giustizia e di erogare pene, salvo che per i delitti più gravi come ad esempio quello di lesa maestà.
(37) Non quindi per i figli adottivi ed i parenti acquisiti.
(38) La tassa di successione.
(39) Scilla.
(40) Con la condizione cioè che in caso di ripensamento si poteva riavere il bene ceduto ritornando indietro la cifra ricevuta.
(41) Giovanni Battista Pacichelli, Del Regno di Napoli in Prospettiva, Napoli, Stamperia di Michele Luigi Muzio, 1703, Vol. I, p. 33. Ristampa anastatica Forni Ed., Sala Bolognese, 1996.
(42) Santagata, op. cit., p. 712.
(43) Lorenzo Giustiniani, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli, Napoli, 1804, t. VII, p.133.
(44) Carlo Padiglione, Dizionario delle famiglie nobili italiane e straniere, Napoli, 1901. Ristampa anastatica Forni Ed., Sala Bolognese, 1976, p. 11.
(45) Archivio di Stato di Napoli, Sezione Ponti e Strade, Fascio 481.
(46) Michele Guerra, Documenti per la città di Aversa, Aversa, 1801. Ristampato dall’Istituto di Studi Atellani, Frattamaggiore, 2002.
(47) Succivo.
(48) Scipione Mazzella, Descrittione del Regno di Napoli, p. 41. Ristampa anastatica Forni Ed., Sala Bolognese, 1981.
(49) Succivo.
(50) Enrico Bacco, Nuova descrittione del Regno di Napoli, p. 103. Ristampa anastatica Forni Ed., Sala Bolognese, 1977.
(51) Ottavio Beltrano, Descrittione del Regno di Napoli, p. 95. Ristampa anastatica Forni Ed., Sala Bolognese, 1983.
(52) Pacichelli, op. cit., vol. I, p. 161-164.
(53) Guerra, op. cit., p. 72.
(54) Giustiniani, op. cit., t. VII, p.133.
(55) Domenico Lanna, Frammenti storici di Caivano, Giugliano, 1903, p. 39-40.
(56) Ibidem.
(57) Angelo Di Costanzo, Storia di Napoli, Napoli, 1580, p. 303. Gli avvenimenti narrati si riferiscono al 1438.
(58) Repertorio delle pergamene della Università e della Città di Aversa ..., op. cit., doc. XXVII.
(59) V. donazione a Nicolaus de Rugeth: ‘in pertinentiis Palude Carbonarie’.
(60) Questa antica città, di origine osca, sede vescovile, fu distrutta nell’VIII-IX secolo ed il suo vescovo si trasferì a Casam yrtam (Caserta). Anche oggi il vescovo di Caserta si dice Calatino.
(61) Leone Ostiense, Chronica sacri monasterii casinensis, Cap. LXXXVI, in: Ludovico Antonio Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, Milano, 1723, vol. IV, p. 401-2.
(62) CDSA, op. cit., doc. CXXXV.
(63) Alessandro Lampitelli, Casapozzano. La sua storia e la nostra origine, S. Arpino, 1986, p. 75-76. Fra i caduti è menzionato anche un Bartolomeo Crispiano di Caivano.