ORIGINI DI PASCAROLA
GIACINTO LIBERTINI
Etimologia del nome
Pascua in latino significa pascoli. Una grafia alternativa di tale nome, già esistente in epoca classica
ma che andò prevalendo nell’alto Medio Evo, era pascora, con l’accento sulla prima sillaba, da cui
deriva la forma italiana. Il diminutivo di pascora, utilizzando il suffisso -ula era pascorula, con
l’accento sull’ultima sillaba. E’ probabile che da tale dizione abbia origine il nome di Pascarola.
Origine
Il luogo non è menzionato nei testi classici ma è certo che tutte le terre della zona furono colonizzate
ed abitate da Osci, Etruschi e Romani. Per quanto riguarda gli Osci, pressoché ovunque nella pianura
campana, anche intorno Pascarola, sono state ritrovate tombe di questo popolo ed inoltre la zona
di Pascarola era pertinenza della città osca di Atella. In relazione al dominio etrusco è forse il reperto
dei resti di quello che potrebbe essere un sistema di forni per la produzione di terrecotte, scoperto
durante i lavori di sistemazione dell’alveo dei Regi Lagni lungo il lato sud del Lagno Nuovo immediatamente
prima della congiunzione con il Lagno Vecchio, nel punto detto “la Forcina” (1).
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La fig. 5 mostra il disegno schematico di un gruppo di forni etruschi, ben documentati per altre zone d’Italia, specialmente per attività metallurgiche (2). In particolare, i forni erano per lo più localizzati presso corsi d’acqua per consentire il facile rifornimento della legna necessaria.

Fig. 5 – Schema di un gruppo di forni di epoca etrusca
Per quanto riguarda il periodo romano, le centuriazioni della zona sono state già descritte altrove (3). In particolare, nella zona detta del Limidone ed in quelle vicine, in territorio in parte di Orta d’Atella e in parte di Caivano, sono evidenti delle strade che traggono la loro origine da una centuriazione (la Atella II) con inclinazione dei decumani a N-33° E, modulo di 710 metri e di epoca anteriore ad Augusto (fig. 6). In riferimento alla centuriazione Ager Campanus I, con lievissima inclinazione verso est (N-0°10’ E), modulo di 705 m e di epoca gracchiana, si osserva che la strada che porta da Caivano alla cappella di S. Giorgio, la prima sede di Pascarola, e che poi con un grande arco si connette ad un decumano della centuriazione Atella II, è una parallela ai cardini della centuriazione Ager Campanus I e la cappella sorge su una parallela ai decumani della stessa centuriazione (4).

Fig. 6 – Le centuriazioni nella zona di Pascarola
L’etimologia del nome di Pascarola ed il fatto che S. Giorgio, cui è dedicata la Chiesa Parrocchiale,
era un santo molto venerato dai Longobardi, inducono a credere che il centro sia sorto in epoca
altomedioevale durante la dominazione longobarda, e cioè nel periodo fra il V ed il X secolo d. C.
San Giorgio, il leggendario santo guerriero uccisore del drago, forse un martire sotto l'imperatore
Diocleziano, divenne protagonista di racconti fantastici di cui il più popolare lo presentava come uccisore
del drago, simbolo del male (5). Data la sua figura spiccatamente guerriera, il Santo fu prontamente adottato
dai Longobardi.
Un importante episodio storico che ci è stato tramandato, dimostra la grande venerazione per questo
santo ed una correlazione psicologica con S. Michele Arcangelo, pure assai venerato dai Longobardi.
Quando nel 688 morì il re longobardo Pertarito, il potere passò al figlio Cuniperto. Contro il legittimo
regnante, nonostante il giuramento di fedeltà pronunziato nella chiesa pavese di S. Michele, si pose
Alachis, duca di Trento. Nello scontro decisivo fra i due eserciti, quello regio di Cuniperto e quello di
Alachis, questi credette di vedere fra le lance dell'esercito regio l'Arcangelo Michele e non osò accettare
la sfida a singolar tenzone che gli rivolse Cuniperto per evitare spargimento di sangue. Molti lo
abbandonarono ed Alachis fu sconfitto rovinosamente. Cuniperto trionfante edificò sul campo di battaglia
che lo aveva visto vittorioso un monastero dedicato a S. Giorgio (6).
Ben ventuno comuni in Italia portano il nome di San Giorgio: Per alcuni di questi centri l’origine
longobarda è evidente dal nome: San Giorgio della Richinvelda (PN), San Giorgio delle Pertiche (PD).
Per molti altri tale origine è ipotizzabile in base alla maggiore concentrazione in zone di massimo dominio
longobardo (Lombardia, Piemonte, Friuli, Ducato di Benevento).
Ma la presenza di tale nome anche in zone dominate dai bizantini non deve essere fonte di dubbi
giacché proprio i Bizantini avevano trasmesso il culto ai Longobardi. Ad esempio, a Napoli la Basilica
di San Giorgio Maggiore, costruita nel V secolo dal vescovo Severo sui ruderi del tempio pagano di
Demetra, fu dapprima dedicata al Salvatore e poi, nel VII secolo, nel periodo dei più feroci assalti dei
Longobardi, a San Giorgio (7).
Con queste premesse non meraviglia dunque il fatto che l’antica chiesa di Pascarola, oggi cappella
omonima, fosse dedicata a S. Giorgio.
Il primo documento in cui Pascarola è citata risale al 1045 e in esso si parla ‘de terris de paschariola’
e ‘de terris de loco gualdum et de paschariola’ (8). Ciò non significa che il luogo non esistesse prima,
data la grande scarsità dei documenti superstiti anteriori all’anno mille.
Ma il luogo dove sorgeva il villaggio non era quello attuale bensì il sito dove sorge l’attuale Cappella
di S. Giorgio, come è possibile dimostrare in modo certo in base a documenti storici (9).
Nel 1186, in un documento di epoca normanna (10), la cosiddetta Donazione Gaderisio, Teodora
vedova di Cesario de Gaderisio ed il figlio Ligorio, barone della città di Aversa, dotavano di beni
la ‘cappelle Sancte Marie’ sita nella propria curtis (11) di Pascarola e fatta edificare dallo stesso Cesario,
mantenendo l’impegno però a frequentare nelle principali feste la ‘ecclesiam Sancti Georgii’ che aveva
funzioni parrocchiali.
Ma nel 1324 la Chiesa di S. Giorgio era declassata a cappella mentre la Cappella di S. Maria era
diventata chiesa (12). Successivamente la Chiesa di S. Maria non è più menzionata e si parla solo di Chiesa
di S. Giorgio pur rimanendo la Cappella con la stessa denominazione. Ciò indica che il primo nucleo
abitato era intorno all’attuale Cappella di S. Giorgio (13) e che l’attuale Pascarola era la curtis dei Gaderisio
che è poi rimasta come unico nucleo abitato, assumendo con la sua ex-Cappella anche le funzioni
parrocchiali.
Una prova indiretta si può avere anche osservando il decorso delle strade. L’attuale via Imbriani
che conduce dal Castello di Caivano mediante via Necropoli a Pascarola è stata aperta solo alla fine
del secolo scorso (14) e la via per andare alla vecchia sede di Pascarola, vale a dire il sito dove sorge la
Cappella di S. Giorgio, era via Frattalunga. Se la posizione antica di Pascarola fosse stato quello
odierna, avrebbe dovuto esistere già nei secoli precedenti una strada diretta che conducesse dal
castello a Pascarola.
Il primo feudatario
Con la conquista del Regno di Sicilia da parte della dinastia Angioina la maggior parte delle terre
furono affidate a fedeli della nuova dinastia. Pascarola toccò a Nicolaus de Rugeth e a sua moglie
Isabella (15). Il nome di questo feudatario francese, o più precisamente provenzale della contea di Anjou,
nei documenti si ritrova scritto in vari altri modi: Druget (16), Drugettus (17),
Darget (18), de Druget (19), Durget (20),
de Reginet (21). Dai documenti si evidenzia che questo feudatario ebbe per un lungo periodo l’incarico
di grande fiducia della custodia dei figli di Carlo, primogenito del Re e reggente in assenza del
padre.
Nel 1324 un suo omonimo e probabile discendente, Nicolaus Drugectus, era il parroco della
Chiesa di S. Maria (22).
Documenti medioevali in cui è citato Pascarola
Pascarola è menzionato in diversi altri documenti di epoca medioevale.
In un documento, databile fra il 1191 e il 1197, si parla di ‘fundoras et terras et servis et ancillis
de loco Pascarole’ (23).
Nel 1222 si parla di un ‘Magister de villa pascarole’ (24). E di ‘villa pascarole’
si parla anche in un documento del 1266 (25). Un certo ‘Petri de Piscarole’ è menzionato
in un documento del 1269 (26).
Un ‘Matthei de Pascarola de Aversa’, ribelle al Re, è nominato in un documento del 1269 e in
due documenti del 1271 (27). In due documenti, uno del 1276 e l’altro del 1277, vengono elencati alcuni
contribuenti (‘mutuatores’) di Pascarola (28).
Un documento del 1414 fa riferimento ad un documento del 1305 ove si parla di un certo ‘Prisciano
de Bartolomeo del casale di Pascarola’ (29).
Pascarola è anche menzionato in un documento del 1371 (30), nell’elenco del 1459 dei casali di Aversa
sotto Re Ferdinando d’Aragona (31) ed in un atto notarile del 1477 (32).
Nel 1480 i frequentatori delle chiese ‘in castris Cayvani, Sancti Archangeli, Pascarole, Casolle,
Casapuzane’ ricevevano il beneficio dell’indulgenza plenaria per l’aiuto nella lotta contro i turchi (33).
Nel 1549 i casali di Pascarola, Trentola, Ducenta, Casapuzzano ed altri che erano in causa con la
città di Aversa per non aver voluto partecipare alle spese per i festeggiamenti in Aversa in onore
dell’imperatore Carlo V, sono condannati con sentenza a pagare (34).
I Quinternioni
Notizie importanti sui feudatari di Pascarola nel XIV e XV secolo si ritrovano nei Quinternioni, che
abbiamo avuto modo di leggere nella trascrizione di Gaetano Capasso (35). Riportiamo il testo integrale
di questa importante fonte, per la parte che concerne Pascarola, con la traduzione a lato in italiano
moderno.
In anno 1460 Re Ferrante assere ad eum legitime spettare lo Casale di Pascharola pertinentiarum
civitatis Averse, hoc est medietatem ipsius per mortem Ursilli Carrafe fratris Scipionis defuncti absque
filiis, et reliquam medietatem per rebellionem Galeatij Carrafe primogeniti dicti Scipionis. Propterea
casale predictum cum suis hominibus, vaxallis, feudis, fortellitio Iuribus et Iurisdictionibus, mero,
mixtoque Imperio, et cum omnibus bonis, que fuerunt dicti Galeatij, concedit Ranerio Carrafa pro se,
et suis ex corpore etc. | Nell’anno 1460 Re Ferrante asserisce che a Lui legittimamente spetta il Casale di Pascarola
nelle pertinenze della città di Aversa, vale a dire la metà dello stesso per la morte di Ursillo Carrafa,
fratello di Scipione, morto senza figli, e la rimanente metà per la ribellione di Galeazzo Carrafa
primogenito del suddetto Scipione. Pertanto concede il predetto casale con i suoi uomini, vassalli,
feudi e fortilizio, con i diritti e le giurisdizioni, con il mero e misto imperio (36), e con tutti i beni, che furono
del suddetto Galeazzo, a Raniero Carrafa per sé e per i suoi discendenti legittimi ex suo corpore (37)
etc. |
In anno 1507 Galeottus Garrafa denuntiavit obitum Nicolai Carrafe eius patris, qui tum vixit Casale, et feudum Pascarole tenuit, etc. offert relevium et presentavit listam, et fuit liquidatum In dc. 80-3-12. Prout pateret per extensum in volumine 2 releviorum originalium de predicta Terre Laboris, et comitatus Molisij ut fol. 34 notantur. Quod conservatur in Arch. Regiae Cam.ae Summarie. | Nell’anno 1507 Galeotto Carrafa denunziò la morte di Nicola Carrafa suo padre, che già visse nel casale e tenne il feudo di Pascarola, etc. offre il relevio (38) e presentò la lista, et fu liquidato in ducati 80-3-12. Per quanto è esposto per esteso nel volume 2 dei relevi originali della predetta Terra di Lavoro, e della Contea del Molise, come sono annotati nel foglio 34. Che è conservato nell’Archivio della Regia Camera della Sommaria. |
In anno 1532 Don Paolo Ruffo conte di Sinopoli dice che don Gatterva de Trani utile signore
della terra dello Sciglio have pattuito di venderli la detta terra de lo Sciglio con tutte soi ragioni, feudi
subfeudi, vaxalli, mero, et integro stato per dc. 30 mila in satisfactione delli quali li consignarà per dc.
9 mila la terra di Montebello con patto, che non la possi vendere ad altro che ad esso conte per lo
medesimo prezzo. Ducati mille paga in pecunia, per dc. 4000 li consignarà una compera, che tiene
fatta col Marchese di Castello vetere sopra l'intrate di Pascarola col patto de retrovendendo et li
restanti dc. 3000 li depositarà per farsene compera la quale, una con le predette altre restino in
spetie obligati per la defensione di detto Castello dello Sciglio. | Nell’anno 1532 Don Paolo Ruffo, conte di Sinopoli, dice che don Gatterva di Trani utile
signore della terra dello Sciglio, ha pattuito di vendergli la detta terra dello Sciglio (39) con tutti i suoi diritti,
feudi e subfeudi, vassalli, con il mero [e misto imperio] e nel suo integro stato per ducati 30.000 in
soddisfazione dei quali gli consegnerà per ducati 9.000 la terra di Montebello, con il patto che non
la possa vendere ad altri tranne che allo stesso conte per il medesimo prezzo. Mille ducati li paga
in contanti, per ducati 4000 gli consegnerà una compera che tiene fatta con il Marchese di Castello
Vetere sopra le entrate di Pascarola con il patto di retrovendita (40) e i restanti 2000 ducati li depositerà
per farsene compera la quale, insieme con le altre predette, restino in specie obbligati per la difesa
di detto Castello dello Sciglio. |
In anno 1534 Galeotto Carrafa dice competerli lo jus de ricomprare da Lucretia Zurla
contessa d'Altavilla lo casale di Pascharola per dc. 7500 cede detto jus a' Beatrice Carrafa cum
eodem pacto de retrovendendo. | Nell’anno 1354 Galeotto Carrafa sostiene competergli il diritto di ricomprare da Lucrezia
Zurla contessa d’Altavilla il casale di Pascarola per ducati 7500 e cede il suddetto diritto a Beatrice
Carrafa con lo stesso patto di retrovendita. |
In anno 1539 lo detto Galeotto vende a' Dorothea Spinella contessa di Palma lo detto casale
di Pascharola con soi homini, vassalli, mero mixtoque imperio, et integro stato per detti dc. 7500
con patto de retrovendendo. | Nell’anno 1539 il suddetto Galeotto vende a Dorotea Spinella contessa di Palma il suddetto
casale di Pascarola con i suoi uomini, vassalli, col mero e misto imperio, e nel suo integro stato
per detti ducati 7500 con il patto di retrovendita. |
In eodem anno 1539 la detta Dorotea come cessionaria di detto Galeotto recompera da
Francesco de Afflicto annui dc. 120, che teneva comperati supra detto casale, et quelli agrega
alla compera predetta per esso fatta ut supra dal Galeotto predetto. | Nello stesso anno 1539 la detta Dorotea come concessionaria di detto Galeotto ricompera
da Francesco de Afflitto annui ducati 120, che teneva comperati sopra detto casale, e quelli
aggrega alla compera predetta per esso fatta come sopra dal Galeotto predetto. |
In anno 1543 la detta Dorothea per comprare la terra di Galluccio vende a' Ferrante de
Afflitto conte di Trivento lo detto casale de Pascharola verum con annui dc. 800 di sue intrate,
come essa li tiene dal detto Galeotto. | Nell’anno 1543 la suddetta Dorotea per comprare la terra di Galluccio vende a Ferrante
de Afflitto, conte di Trivento, il suddetto casale di Pascarola in verità con annui ducati 800 di sue
entrate, come essa li tiene dal suddetto Galeotto. |
In anno 1549 lo detto Galeotto cede lo Ius de ricomperare da detta Dorothea, seu da
Margaritonno de Loffredo suo cessionario lo detto casale di Pascharola a' Giovanni Thomase
Carrafa, al quale lo vende libere per dc. 13000 con integro suo stato come ad esso spetta. | Nell’anno 1549 il suddetto Galeotto cede il diritto di ricomperare dalla suddetta Dorotea,
ovverosia da Margaritonno de Loffredo suo concessionario il suddetto casale di Pascarola a
Giovanni Tommaso Carrafa, al quale lo vende liberamente per ducati 13000 nel suo integro
stato come ad esso spetta. |
In anno isso lo detto Gio. Thomase vende detto Casale a' Fabritio Carrafa, conte di Ruvo
con integro suo stato come ad esso spetta per ducati 15000. | Nello stesso anno il suddetto Giovanni Tommaso vende il suddetto casale a Fabrizio Carrafa,
conte di Ruvo, nel suo integro stato come ad esso spetta per ducati 15000. |
In anno 1550 lo predetto Margaritonno cede, seu retrovende al detto Gio. Thomase cessionario
di detto Galeotto lo detto Casale, così come quello havea esso Margaritonno recomprato da detta
Dorothea Spinella. | Nell’anno 1550 il predetto Margaritonno cede, ovvero retrovende al suddetto Giovanni
Tommaso, concessionario del suddetto Galeotto, l’anzidetto Casale, così come quello aveva lo
stesso Margaritonno ricomprato dalla suddetta Dorotea Spinella. |
In anno 1559 la Maestà Cattolica del Re nostro Signore concedea a' detto Gio. Thomase
in remuneratione di suoi servitij la cognitione di seconde cause, portulania pesi, et mesure nelle terre
sue di Valenzano, Santo Eramo, et Pascharola pro se, et suis ex suo corpore legitime descendentibus
in feudum taxanda Iuxta formam suorum privilegiorum, etc. | Nell’anno 1559 la Maestà Cattolica del Re nostro Signore concedeva al suddetto Giovanni
Tommaso, in ricompensa dei suoi servigi, il riconoscimento delle seconde cause, dei diritti di portulania,
pesi, e misure nelle terre sue di Valenzano, Santo Eramo, e Pascarola per sé per i suoi discendenti
legittimi ex suo corpore, nella tassazione del feudo secondo la forma dei suoi privilegi, etc. |
Quod Privilegium fuit exequtoriatum in regno sub eodem anno 1559. | Il quale privilegio diventò esecutivo nel regno nello stesso anno 1559. |
In anno 1560 Antonio Carrafa Duca d'Andria figlio di detto Fabritio et lo detto Gio.
Thomase diceno che abenche esso Gio. Thomase havesse li anni passati venduto al detto Fabritio
suo fratello lo detto casale per dc. 18000, con patto de retrovendendo, re tamen vera la detta
compera non è stata vera, et lo detto Fabritio non sburzo detto danaro ne la porzione di detto casale
se partì mai da potere di detto Giovanni Thomase, et perciò se quietano inter eos ad invicem, et
cassano le cautele di detta compera. | Nell’anno 1560 Antonio Carrafa, Duca d'Andria, figlio di detto Fabrizio e il suddetto
Giovanni Tommaso dicono che benché lo stesso Giovanni Tommaso avesse negli anni passati venduto
al suddetto Fabrizio suo fratello l’anzidetto casale per ducati 18000, col patto di retrovendita, pur
essendo ciò vero tuttavia la detta compera non è stata vera, e il suddetto Fabrizio non sborsò il detto
danaro né la porzione dell’anzidetto casale si allontanò mai dal potere del suddetto Giovanni Tommaso,
e perciò si quietano tra di loro reciprocamente, e cancellano le cautele di detta compera. |
In anno 1569 Ottavio Carrafa denuntiò la morte di detto Gio. Thomase suo padre et offerse
il debito relevio tanto per detto casale di Pascharola, quanto per Santo Eramo cum titulo Marchionatus,
et Valenzano, come appare In Petitionum releviorum nono, folio... Et in cedulare taxatur in dc.
6-3-6. | Nell’anno 1569 Ottavio Carrafa denunziò la morte del suddetto Giovanni Tommaso suo
padre e offrì il dovuto relevio tanto per il suddetto casale di Pascarola, quanto per Santo Eramo col
titolo di Marchese, e Valenzano, come appare in Petizione dei relevi nono, foglio... E nella cedola
è tassato per ducati 6-3-6. |
In anno 1585 Portia Carrafa Marchesa di Santo Eramo sorella del predetto Ottavio
denuntiò la morte de Isabella Carrafa sua nepote, que casale Pascharole, et terram sancti Erami
possidebat, de quibus petit investiri offerens. etc. | Nell’anno 1585 Porzia Carrafa, Marchesa di Santo Eramo, sorella del predetto Ottavio,
denunziò la morte di Isabella Carrafa sua nipote, che possedeva il casale di Pascarola e la terra
di Santo Eramo, dei quali chiede di essere investita offrendo etc. |
In anno 1585 lo detto casale di Pascarola è stato de ordine S. C. de volonta di Portia
Carrafa Marchesa di Santo Eramo subhastata, et extincta candela remase ad Orlando Franco pro
persona nominanda per ducati 26620. Il quale nominò Gio. Ant. Pisano et perciò lo Incantatore in
nome di detto S.C. cautela detto Gio. Ant., et libera lo casale predetto cum omnibus etc. come lo
teneva lo predetto quondam Ottavio Carrafa marchese di Santo Eramo. | Nell’anno 1585 il suddetto casale di Pascarola è stato per ordine S. C. per volontà di
Porzia Carrafa, Marchesa di Santo Eramo, venduto all’asta con il metodo della candela, ed estinta
la candela rimase ad Orlando Franco in favore di persona da nominare per ducati 26620. Il quale
nominò Giovanni Antonio Pisano e perciò lo Incantatore in nome di detto S. C. cautela il suddetto
Giovanni Antonio, e libera il casale predetto con tutti etc. come lo teneva il predetto fu Ottavio
Carrafa marchese di Santo Eramo. |
Dicto quondam m.co Io. Ant. Pisano successit Octavius eius filius qui sub die 2 Augusti '94
ex causa transactionis inhite inter ipsos fratres cessit, et refutavit dictam terram Pascharole dicto
Ferdinando eius fratri proximo, et immediato sibi successuro in eius feudis etc. | Al suddetto fu magnifico Giovanni Antonio Pisano successe Ottavio suo figlio che il 2 Agosto
1594 a seguito di transazione fra gli stessi fratelli cedette la suddetta terra di Pascarola al suddetto
Ferdinando suo fratello prossimo, e immediato suoi successore nei suoi feudi etc. |