PROTOCOLLI NOTARILI DEL XV SECOLO
NELL’ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI:
IL PROTOCOLLO DEL NOTAIO
ANGELO DE ROSANA DI CAIVANO
BRUNO D’ERRICO
Sono assai pochi i protocolli di notai risalenti al XV secolo, i più antichi, che tuttora si conservano
nell’Archivio di Stato di Napoli. È probabile che, almeno parte di essi, si trovassero in quelle
undici casse di volumi notarili che furono salvate dalla distruzione della più antica e preziosa
documentazione dell’Archivio di Stato di Napoli perpetrata dai nazisti a Villa Montesano, presso
San Paolo Belsito, il 30 settembre 1943 (1).
Oggi presso l’Archivio di Stato di Napoli (2) esistono i protocolli dei seguenti notai del XV secolo,
che elenco secondo il numero di scheda attribuito nell’inventario manoscritto: 1) Angelo de
Rosana di Caivano (1 volume); 2) Petruccio Pisani di Napoli (3 volumi) (3); 3) Nicola della Morte di
Napoli (3 volumi) (4); 4) ignoto, in curia di Andrea de Afeltro di Napoli (1 volume) (5);
5) Francesco Russo e altri ignoti (1 volume) (6); 6) Virginiello de Mari di Massalubrense
(1 volume) (7); 7) Andrea Ciarlone di Massalubrense (1 volume) (8);
8) Iacobo de Balneo di Amalfi (1 volume) (9); 9) Francesco Pappacoda di Napoli (frammento
di volume) (10); 10) Loise Castaldo ed altri di Afragola (1 volume) (11);
11) ignoto di Napoli (frammento di volume) (12); 12) ignoto di Napoli (frammento di
volume) (13); 13) Pietro Ferrante di Napoli (1 volume) (14); 14) Filippo
de Tomasuccio di Gesualdo (1 volume) (15); 15) ignoto di Napoli (frammento di
volume) (16); 16) ignoto di Napoli (capitoli matrimoniali sciolti) (17); 17)
Iacobo de Morte di Napoli (1 volume) (18). Sono consultabili pure copie di protocolli notarili, sempre
del XV secolo, i cui originali si conservano nella Biblioteca Nazionale di Napoli, ossia quattro
protocolli del notaio Marino de Flore di Napoli (19) e un volume del notaio Ludovico de Georgis di
Piedimonte (20). Un altro frammento di atti notarili del XV secolo è presente in un volume miscellaneo
di vari notai del XVI secolo (21). Da notare che per i notai di cui alle schede 11, 15 e 17, nell’inventario
è segnato in margine la provenienza dall’Archivio Notarile di Napoli: si tratta perciò di atti ritrovati
e consegnati all’Archivio di Stato dopo la distruzione del 1943, alla quale scamparono quindi in
tutto solo 19 protocolli notarili (tra volumi e frammenti) di 15 notai del XV secolo (22). Nel 1942,
Domenico Rodia, parlando del versamento effettuato nel 1939 nell’Archivio di Stato di Napoli
di protocolli provenienti dall’Archivio Notarile, scriveva: «... il più antico dei protocolli versati
nell’Archivio di Stato di Napoli appartiene al notaio Giacomo Ferrilli e contiene documenti dal
1427, eccettuati due dell’anno anteriore. Seguono, in ordine cronologico, fino al 1499, 526
protocolli appartenenti a 58 notai del secolo XV» (23). Possiamo così avere un’idea di quanti atti
notarili, utili a ricostruire la storia economica e sociale napoletana di quel periodo, siano andati
persi in un solo giorno.

Segno di tabellionato
del notaio de Rosana
Tra i pochi protocolli del XV secolo superstiti nell’Archivio di Stato di Napoli c’è il volume di atti
del notaio Angelo de Rosana da Caivano (24) che dovrebbe contenere gli atti più antichi tra questi
protocolli e che, secondo l’inventario manoscritto (moderno), copre l’arco temporale da … (25) gennaio
1458 al 27 agosto 1459. Questa notizia non collima però con l’indicazione che si trova sull’inventario
dattiloscritto a schede dei notai, che riporta gli estremi cronologici 1458-1476. C’è da notare che
allo studioso che richiede di consultare il protocollo del notaio in questione (così, credo, come per
quelli dei notai più antichi) viene data in visione una copia fotostatica dello stesso, tratta,
verosimilmente, dal microfilm di sicurezza, considerato che l’originale si trova sicuramente in un
precario stato di conservazione, come si può rilevare dalle stesse copie, le quali, a loro volta, non
tutte appaiono eseguite nel migliore dei modi, accrescendo così la difficoltà di lettura del volume.
La visione della copia se da un lato permette di salvaguardare l’originale, non consente però una
agevole ricostruzione della datazione degli atti e della effettiva consequenzialità degli stessi, che
sarebbe resa probabilmente più facile dalla possibilità di controllare sull’originale le legature tra
quinterni, le caratteristiche dell’inchiostro, ecc. Comunque, anche da una verifica sulla copia è
facile accertare che il volume, formato da 186 fogli, con numerazione solo sul retto (26), raccoglie
insieme carte di diversa epoca e, in qualche caso, anche di mano diversa.
Nel volume si distinguono i (consistenti) frammenti di due protocolli di anni differenti: il primo con
gli estremi cronologici 7 (27) gennaio 1458 VII indizione (28) – 28
maggio 1459 VII indizione, è formato dai fogli 1-38, cui seguono due fogli (39-40) molto rovinati, lei cui date sono
illeggibili; il secondo, con gli estremi cronologici 29 dicembre [1473] VII indizione – 27 agosto [1475] VIII indizione,
è formato dai fogli 42-185, per quanto pure il foglio 41, sul quale non è indicata una data precisa
e si rinvia ad una data mancante (29), e l’ultimo foglio 186, ridotto ad un frammento e quasi del tutto
illeggibile, è verosimile appartenessero a questo secondo registro. Ma per il primo frammento
gli estremi cronologici, così come riportati, ad una prima verifica mi sono apparsi erronei. Da
un confronto fatto tra gli anni indicati negli atti e la serie delle indizioni così come in uso nel regno
di Napoli (indizione costantinopolitana) veniva fuori un errore di computo: per l’anno 1458 il
periodo da gennaio ad agosto apparteneva alla VI indizione e non alla VII. Da notare ancora
che solo in pochi atti del protocollo viene riportato l’anno mentre nella maggior parte delle
registrazioni viene indicato solo il giorno e il mese, oltre che l’indizione. Si trattava di un semplice
errore di data, là dove era indicata? È stato solo quando mi sono imbattuto nell’atto a foglio 24r,
datato 15 aprile VII indizione, nel quale veniva citato un atto di procura rogato in Napoli il 14
aprile 1459, VII indizione (ossia con l’anno corrispondente all’indizione esatta), che mi sono
reso conto che il notaio de Rosana non sbagliava, ero io che non capivo. In realtà il nostro notaio
non faceva altro che usare uno stile di datazione in uso ad Aversa fin dalla prima metà del XII
secolo, secondo il quale l’anno iniziava il 25 marzo (stile fiorentino) (30). Pertanto tutti gli atti del
primo frammento di protocollo sono in realtà dell’anno 1459 (31). Altro discorso per la datazione
degli atti del secondo frammento, che appare invece seguire l’anno cristiano, o al massimo lo
stile della natività, secondo cui l’anno iniziava al 25 dicembre (32).
In ogni caso, entrambi i frammenti di registri appaiono lacunosi e malamente rilegati. In particolare
nel primo frammento, dopo il foglio 11, che a verso porta la data 21 febbraio [1459], gli atti a
foglio 12 sono datati 5 e 8 febbraio [1459]; al foglio 17, che sul retto è datato 13 marzo [1459],
segue il foglio 18 che porta la data 7 dicembre X indizione [1461?] e che riporta un atto su cui, a
fol. 18v, il notaio de Rosana ha apposto il suo segno di tabellionato (33). A foglio 19 a retto vi è il seguito
di un atto mancante di inizio, e sul verso dello stesso foglio vi è un atto datato 17 [marzo 1459].
Inoltre il primo atto contenuto a foglio 20 porta la data 21 marzo quinta indizione. L’atto successivo
sullo stesso foglio, del 24 marzo, cita un atto rogato in Napoli il 18 marzo 1472, pertanto, almeno
questo foglio risale a tale anno. Da notare che sia sul documento contenuto sui fogli 27 r e v, che
contiene un atto datato 30 aprile [1459] (34) con il quale Onorato Caetani, conte di Fondi, gran
protonotario e Logoteta del Regno, signore feudale di Caivano, conferisce procura al nobile
Battista de Clavellis di Piedimonte, definito suo cancelliere, di occuparsi e di curare i suoi affari,
che su quello ai fogli 28r-29v del 6 maggio 1459, il notaio rogante risulta essere Domenico de
Rosana, ma la calligrafia è la stessa di quella degli atti di Angelo de Rosana. Da rimarcare ancora,
in questo primo frammento, la presenza ai fogli 7v e 8v di interventi di una mano leggermente
diversa nella scrittura rispetto a quella presente su tutto il resto del protocollo.
Nel secondo frammento, dopo il foglio iniziale 42 (35) datato 29 dicembre [1473], la datazione riprende
a foglio 43v con il 19 gennaio [1474]. Al foglio 45 (il cui verso è bianco), vi è un atto di una mano
diversa: si tratta di un mandato del Capitano della Terra di Caivano, Onofrio de Cerbariis di
Piedimonte, al serviente della corte ducale di Caivano, Angelillo Greco, di recarsi dal notaio Angelo
de Rosana per farsi consegnare copia della presa di possesso, da parte del magnifico Galeotto
Carafa di Napoli, signore feudale di Pascarola, di un appezzamento di terreno nel territorio di questo
villaggio. Il mandato, che non è firmato, è datato Caivano, penultimo di agosto e non vi si legge
la data indizionale (manca l’anno) in quanto la stessa (sulla fotocopia) è coperta dal cartiglio che,
apposto in calce sulla ceralacca, fa risaltare in rilievo il sigillo dell’autorità che scrive. Questo
documento si riferisce all’atto rogato dal de Rosana contenuto sui fogli 44v-46r e datato 26
gennaio [1474]. Dopo il fol. 55v, che è bianco, sul fol. 56r vi è il seguito di un atto mancante
di inizio, così come sul fol. 57, che segue il fol. 56v bianco: da una attenta disamina di questi
fogli mi sono reso conto che gli stessi appaiono mal rilegati in quanto l’atto che inizia a fol. 55r
è seguito da una pagina bianca (55v), prosegue sul fol. 56r (seguito a sua volta dalla pagina
bianca 56v) e quindi termina sul fol. 57r. L’atto ai foll. 59r-60r, datato 30 gennaio VII indizione
[1474] è di mano diversa, che dovrebbe appartenere al notaio Nicola Contuli, di cui non è
specificata la provenienza (l’atto è rogato ad Afragola). Anche altri due atti, il primo a fol. 98r (36),
seguito a verso da un atto di mano del de Rosana, ed il secondo ai foll. 130v-131v, che segue
ad atti trascritti dal notaio de Rosana a fol. 130r, sono di scrittura diversa da quella del nostro
notaio. Ma, mentre nel caso dell’atto del notaio Contuli si tratta di un atto inserito nel protocollo
perché in esso richiamato (37), per gli altri due, visto che non è riportato il nome di un diverso notaio,
si tratta verosimilmente di atti rogati dal de Rosana e ricopiati poi sul protocollo da qualche
scrivano (le scritture dei due atti sono tra loro diverse), forse apprendisti presso la curia,
ossia l’ufficio del notaio.
A fol. 91r vi è un secondo segno del notaio apposto, sotto la formula di autentica della copia di
un atto poi cassato. Un atto di acquisto da parte di un tal Francesco de Frecza di Frattamaggiore
che inizia nella seconda metà del fol. 99v, continua e termina sul fol. 104r, in quanto i foll. 100r a
103v riportano la copia integrale, priva però dell’autentica del notaio, di un altro atto che è riportato
in sunto sul fol. 104r-104v e che riguarda ancora il detto Francesco de Frecza.
Ancora gli atti ai fogli 171v-172v risultano copiati capovolti. In un primo momento avevo pensato
ad un errore nella fotocopia, ma poi mi sono reso conto che l’atto iniziale, lo strumento dotale
di Rosabella figlia di Angelillo de Angelo di Orta datato 6 agosto [1475], comincia proprio a
fol. 172v e continua sul fol. 172r, mentre sul fol. 171 vi sono i patti matrimoniali, datati pure 6
agosto per Primavera Zampella di Caivano. Sul fol. 171r sono riportati tre atti, il primo quasi
illeggibile perché rovinato dall’umidità, mentre gli altri due sono datati rispettivamente 7 agosto
e 11 agosto, e sono quindi successivi agli atti dei foll. 171v-172v.
Da notare che in questo secondo frammento si trova inserito, tra i fogli 48 e 49, un piccolo foglietto
sul quale è scritto, da una mano del tutto diversa di quella del de Rosana ed in calligrafia più
moderna: «Adì 2 de octobre 1536 in Napoli è stato scripto lo introdutto de madama Custanza
Branco et de suo marito m. Antonio Briscione per mano de lo quondam notaro Polito quale tenea
la curia al Santo Lorenzo sotto al Santo Paulo».
Per quanto riguarda la lettura del protocollo, al di là delle difficoltà collegate alla scrittura (notarile
umanistica del XV secolo), essa è complicata dalla necessità di consultare una fotocopia, dove
le macchie di umido presenti sull’originale si confondono con la scrittura, o la hanno addirittura
cancellata, rendendo la comprensione del testo poco agevole. Inoltre, in più parti il protocollo
appare danneggiato, con strappi e lacerazioni (38). Troviamo poi che lo stesso notaio ha inserito in
alcuni casi altre parole nelle interlinee, non sempre di facile comprensione, data la calligrafia
minutissima. Alcune “libertà” di scrittura appaiono poi singolari: ad esempio il notaio in uno
stesso atto (39) scrive il nome di Genovese de Rosana in tre modi diversi: Genuese, Genuense,
Ienuense. Da rimarcare, inoltre, nella scrittura del nostro la presenza di allotropie, alcune
sicuramente dovute a dialettismi, cone lo spostamento della lettera r in alcune parole: così
troviamo ad esempio frebuarius per februarius; frabicator per fabricator;
Frabicius per Fabricius; Grabiel per Gabriel; oppure la r al posto della l:
crericus per clericus; Parmerio per Palmerio; ancora, la c al posto della p:
sectima per septima, ecc.
Per quanto attiene le registrazioni, vi è da dire che il volume presenta una forma non omogenea.
Per la maggior parte gli atti, registrati anche più di uno per facciata, appaiono riportati in sequenza,
occupando buona parte della pagina, con le classiche forme “ceterate” degli atti notarili,
normalmente senza l’indicazione dell’anno, ma con quella del giorno e dell’indizione ed
eventualmente quella del mese. Segue poi l’indicazione della località e quindi inizia subito il testo
con la classica forma (in caso di contratti tra più parti): «Coram nobis personaliter constitutis …».
Altri atti invece, presentano le caratteristiche di copie integrali e, quindi, è riportato il protocollo (40)
seguito dall’indicazione delle persone che intervengono ufficialmente alla rogazione. Negli atti
del primo frammento in cui è indicato il giudice a contratto (41), questi è di solito un tal Cubello
(Giacomo) de Valle di Caivano, mentre nel secondo frammento è normalmente Domenico
de Rosana, probabilmente parente del notaio Angelo, il quale invece è indicato con la normale
formula: puplicus ubilibet per totum regnum Sicilie regia auctoritate notarius. Nell’unico
atto del 1472, a fol. 20, in cui è indicato il giudice a contratto, questi è un tal Salvatore de
Rosana di Caivano, probabilmente anch’egli parente del notaio Angelo. A fol. 165v poi è
riportato un atto di acquisto da parte di un tal Domenico de Rosana, definito legum doctorem (42),
che non va confuso con l’omonimo giudice Domenico, il quale risulta anch’egli presente all’atto
nella sua ufficiale: il che ci conferma che all’epoca i de Rosana formassero una famiglia di
giusperiti, giudici e notai.
Di solito le copie integrali inserite nel protocollo appaiono, anche nella forma, diverse dagli altri
atti registrati: occupano minore spazio sulla pagina, essendo ristrette verso il centro e scritte in
carattere più grande. Gli atti di questo tipo si stendono di solito su più fogli.
Pur con tutti i problemi segnalati, il registro del notaio Angelo de Rosana, per la sua unicità,
costituisce una importantissima fonte per la storia locale, non solo di Caivano. Il de Rosana
risulta infatti aver rogato atti nella “Terra di Caivano” (secondo la dizione che si rileva nello
stesso protocollo, a denotare che il centro non dipendeva da alcuna città), ma anche ad Aversa
e in diversi casali di questa città: Casolla Valenzana, Pascarola, Sant’Arcangelo, Casapuzzana,
Orta, Fratta piccola, Pomigliano di Atella, Cardito, Crispano e a Sant’Antimo, nonché in Napoli
e in alcuni casali di questa città, quali Afragola, Frattamaggiore e Grumo. Possiamo così
conoscere, attraverso la lettura di questi rogiti (testamenti, patti matrimoniali, compravendite
di terreni e di altri beni stabili, affitti o concessioni in enfiteusi di terreni, locazioni d’opera o di
bestie, strumenti di procura o atti di quietanza, mutui, ecc.), uno spaccato della vita economica
e sociale di questo territorio per un periodo storico, il XV secolo, del quale ci è pervenuta una
documentazione assai esigua.
Mi riprometto di dare al più presto alle stampe gli atti del notaio Angelo de Rosana, almeno
quelli più significativi, al fine di fornire nuovo materiale documentario per la storia del territorio
interessato dalla sua attività. Qui di seguito, a titolo esemplificativo, riporto alcuni regesti di
documenti, a mio avviso significativi per la storia di Caivano, nonché degli antichi casali del suo
attuale territorio (Casolla Valenzana, Pascarola, Sant’Arcangelo).
ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI, Notai XV secolo,
protocollo del notaio Angelo de Rosana di Caivano (1459-1475).
Fol. 1v) [7 gennaio 1459, VII indizione], Casolla Valenzana. Il magnifico signore Maso Brancaccio
detto Dugliolo di Napoli, signore di Casolla Valenzana, vende a Bianca Rosa vedova di Sabatino
Caputgrosso di Caivano, madre e tutrice di Angelillo, Iacobello, Santo e Masello, suoi figli
pupilli, una quarta di terreno sita nel territorio di Casolla Valenzana nel luogo denominato
ad Cantaro, confinante con un’altra terra degli stessi pupilli, un’altra terra dello stesso Maso, la
terra di Gaspare Santoro, la terra di Carluccio Latro, per il prezzo di un’oncia e 15 tarì.
Fol. 6r) 27 gennaio [1459], VII indizione, Caivano. Nicola de Guerrasio di Caivano, in qualità di
procuratore di Pietro de Candita, concede in fitto a Giovannuccio Zampella e ai suoi figli, Giacomo
e Tartaro, un appezzamento di terreno di quattro moggi sito nel territorio della Terra di Caivano,
nel luogo denominato ad Marzano, confinante con la terra del detto Nicola, con un’altra terra
del detto Pietro e con la via pubblica, per un periodo di quattro anni a partire dal mese di agosto,
al canone annuo di 20 tarì.
Fol. 7r) 28 gennaio [1459], VII indizione, Caivano. Cristiano Palmerio e Antonio Zampella di
Caivano, sindaci e procuratori dell’Università e dei cittadini della Terra di Caivano e il magister
fabricator Petrillo de Curti di Cava (43), capomastro nella fabbrica del muro costruito intorno alla
Terra di Caivano, dichiarano che essendo insorta una controversia circa la costruzione di una
parte del detto muro verso oriente, addivengono, con il presente atto, ad un bonario componimento
della controversia, impegnandosi mastro Petrillo a ricostruire il tratto di muro in questione.
Fol. 11r) 18 febbraio [1459], VII indizione, Caivano. Simeone Cefalario di Caivano vende ad
Angelillo de Stabile figlio del fu Nardo de Stabile di Caivano un appezzamento di terreno boscoso
di circa 3 moggi sito in territorio di Sant’Arcangelo, nel luogo denominato all’Omo morto
confinante con il bosco di Giacomo Cefalario e con la terra boscosa di Angelillo de Cristoforo.
Fol. 20r e v) 24 marzo [1472] V indizione, Caivano. Il presbitero Michele de Galterio e il chierico
Bonifacio de Paulo, entrambi di Caivano, presentano al notaio, al fine di renderla pubblica, una
lettera episcopale in carta coyrina, munita del sigillo pendente del vescovo di Aversa, data in
Napoli il 18 marzo 1472, V indizione, con la quale il vescovo Pietro (44), essendosi reso libero il
beneficio ecclesiastico esistente sulla cappella di S. Giovanni Battista, edificata nella chiesa di S.
Pietro di Caivano, per la morte dell’ultimo beneficiato, il presbitero Giovanni Severino di Caivano,
assegna tale beneficio al suddetto chierico Bonifacio de Paulo. Tra i testimoni presenti all’atto il
presbitero Bernardo de Antolinis di Reggio, cappellano della chiesa di S. Pietro di
Caivano.
Fol. 31v) 21 [maggio 1459], VII indizione, [Caivano.] I fratelli Fusco e Antonio Severino si
costituiscono debitori in solidum di Bartolomeo Crispino di Fratta piccola, per la vendita loro
fatta di un bue dal pelo bianco, per l’importo di un’oncia e tarì 12½, che promettono di consegnare
in parte entro il giorno della festa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo prossimo futuro, VII indizione,
e la restante parte entro il mese di luglio prossimo VII indizione.
Fol. 46v) [30 gennaio 1474, VII indizione], Caivano. Giovanni Abate di Ischia, abitante ad Afragola,
manda a servizio del nobiluomo Fabrizio de Guerrasio di Caivano la propria figlia Tosiana per
dieci anni, assumendosi il detto Fabrizio l’onere del vitto, dell’alloggio e del vestire per la detta
fanciulla, oltre alla costituzione di una dote di quattro once per sovvenire al matrimonio di costei
allo scadere dei dieci anni.
Fol. 57v) 24 febbraio [1474, VII indizione], Caivano. I fratelli Garofano e Piczillo de Madio
di Sant’Arcangelo, vendono ad Angelillo de Madio, altro loro fratello, un palmento sito nel detto
villaggio di Sant’Arcangelo, confinante con l’uscitorio che era stato del detto palmento, appartenente
in parte all’altro loro fratello Giovanni de Madio, con il cortile comune ai detti Angelillo e Giovanni,
con la via vicinale e con l’entrata comune ai detti Angelillo e Giovanni, con l’onere del pagamento
del censo dovuto alla corte del signore del luogo nella festa di S. Maria del mese di agosto, per il
prezzo tra loro convenuto di 15 tarì.
Fol. 64v) 12 aprile [1474], VII indizione, Sant’Arcangelo. Il magnifico signore Giovanni Barile di
Napoli, utile signore e padrone del feudo del villaggio di Sant’Arcangelo, concede in censo
perpetuo a Giovanni Maczoculo di Sant’Arcangelo un appezzamento di terreno, facente parte del
suo feudo, in parte scoperto ed in parte boscoso di due moggi sito nel territorio di Sant’Arcangelo,
nel luogo denominato ale Cese, confinante con la terra di Corello de Campanea, con la terra di
Francesco de Caleno, con il bosco del detto signore, con la via vicinale, sottoposto al diritto di
passaggio di Francesco de Caleno e al censo di cinque grani per ogni moggio da pagare ogni
anno al feudatario nella festa di S. Maria nel mese di agosto. A titolo di ingresso nel possesso
del bene (trasitura), il censuario paga al signore ducati 7½.
Fol. 71v) [26 aprile 1474, VII indizione,] Caivano. Frate Mauro di Napoli dell’ordine dei Celestini
di S. Pietro a Maiella dichiara di aver ricevuto da Battista Conte di Caivano certi beni mobili,
non precisati, e gliene rilascia regolare quietanza.
Fol. 92r) 24 luglio [1474], VII indizione, Caivano. Paolo di Giovannuccio Zampella di Caivano
vende a Zampello di Giovannuccio Zampella di Caivano, suo fratello, la quarta parte di una casa,
con cortile ad essa pertinente, sita nel borgo di San Giovanni di Caivano, confinante con la via
pubblica da due parti e con i beni di Luciano di Andrea de Caruso da due parti, per il prezzo di
tarì 12½.
Fol. 93r) 6 agosto [1474], VII indizione, Casolla Valenzana. Il magnifico signore Pirro Brancaccio
di Napoli, utile signore e padrone del detto villaggio di Casolla, concede in enfiteusi perpetua a
Santillo Caputgrosso di Casolla Valenzana, un appezzamento di terreno sterile ed incolto,
appartenente al suo feudo, sito in territorio di Casolla Valenzana, nel luogo denominato
alo Castelloczo, confinante con la terra di Giacomo Zampella, con la terra di Fusco de Curti,
con la terra di Pietro Franczosio, con la terra di Cola de Fusca, con la terra di Petrillo de Paulo,
con la terra di Aprile Cinella, con la terra di Giacomo Forcella, con la sua strada per entrare ed
uscire attraverso le terre di Petrillo de Paulo e di Pietro Franczosio, ossia accanto alle terre di
Giacomo Forcella e Fusco de Curti, per il canone annuo di due galline da consegnare al feudatario
nella festa della Natività di Nostro Signore.
Fol. 97v) 31 agosto [1474], VII indizione, in territorio di Caivano, nel luogo denominato alo Felace,
Caterina de Filippo, Giovanni Severino, Lisio Stanzione e Antonio Testa di Caivano, rispettivamente
figlia e generi del fu Angelillo de Filippo, prendono “corporale” possesso di una terra di moggi
sei e quarte 3, confinante con la terra di Giacomo Storti e nipoti, con la terra della Cappellania
di Santa Barbara di Caivano, con la terra di Minico e Paolo Perrone di Caivano e con la via
pubblica, loro legata con pubblico testamento dal predetto Angelillo.
Id.) 11 settembre [1474], VIII indizione, Caivano. A richiesta di Marchione di Giovanni Todisco
di Caivano, il notaio si reca nella sua casa d’abitazione sita in Caivano, confinante con i beni di Marco
Cantone e con la via pubblica, trovandovi il detto Marchione il quale dichiara di voler fare
l’inventario dei suoi beni mobili, rimastigli in eredità da Giovanni suo padre. Lo stesso Marchione
dichiara di aver ritrovato in eredità i seguenti beni, ossia: 20 tomoli di grano; 6 tomoli di farina
macinata; un tomolo di orzo; tre tini per conservare vettovaglie (bectaglio); 4 botti per conservare
il vino; 3 botticelle per conservare vettovaglie; 10 ducati che tiene Salvatore Conte; un’oncia che
tiene Santillo Caputgrosso di Casolla; 10 ducati che tiene in suo possesso; un somaro che tiene
a parte con Pietro Franczosio; due giumente che tiene a parte con Minico de Casanova di Trentola;
otto decine di lino stossito; trenta braccia di panno di lino; 30 giomora di acza; due coltri usate;
una caldaia; una conca; un caldero; un caldarello; frissorio e un tianello usato; una catena di ferro;
i pigioni di casa che paga Lisa de Paulo per 6 tarì e quelli che paga Fiorenza Grasso per 3 tarì,
nonché altra suppellettile minuta. Il detto inventario è fatto alla presenza del giudice Giovanni
Bussana e dei testimoni Giovanni de Stabile, Pascarello de Dato e Masello de Paulo
di Casolla.
Note:
(1) In quella disgraziata giornata sarebbero andati distrutti 3263 volumi
di notai antichi. Cfr.: Rapporto sulla distruzione degli Archivi di Napoli redatto dal conte
Filangieri, soprintendente degli Archivi di Napoli, pagg. 54-57 (pag. 55) e Elenco dei
documenti dell’Archivio di Stato di Napoli bruciati dai Tedeschi il 30 settembre 1943 nella
Villa Montesano presso S. Paolo Belsito, pagg. 76-79 (pag. 79), in Commissione Alleata.
Sottocommissione per i monumenti belle arti e archivi, Rapporto finale sugli archivi, Roma
1946 (ora consultabile anche su internet sul sito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali,
alla pagina: <<
(2) Da alcuni anni, a causa dei lavori in corso alla monumentale sede
dell’Archivio di Stato di Napoli (l’antico monastero dei santi Severino e Sossio) i protocolli notarili
sono depositati e consultabili presso la Sezione Militare dell’Archivio di Stato, ubicata sulla
suggestiva collina di Pizzofalcone.
(3) Il primo volume, con gli estremi cronologici 1462-1477, contiene atti
per la Casa Santa dell’Annunziata di Napoli; il secondo volume contiene atti tra il 1465 e il 1466
ed il terzo atti tra il 1478 e il 1479.
(4) Estremi cronologici: 1° volume (1469-1471); 2° volume (1473-1476)
secondo il catalogo manoscritto, ovvero (1471-1472), secondo il catalogo a schede; 3° volume
(1476-1477).
(5) Estremi cronologici 1473-1478.
(6) Volume di 187 fogli. Foll. 1-46v (ignoto) 15.9.1475/7.11.1475;
1.6.1478/10.6.1478; foll. 47-82 + pandetta (ignoto) 1.10 XIII indizione/4.11 XIII indizione; foll.
83-99 (ignoto) 16.8.1486-… (capitoli matrimoniali); foll. 100-107 (ignoto) …..; foll. 108-141
(ignoto) 3.8.1491/7.9.1491; foll. 142-187 (Francesco Russo) 14.5.1491/…1499 (capitoli e
testamenti).
(7) Il volume, con gli estremi cronologici 6.1.1475/20.5.1532 contiene
solo testamenti. Cfr.: Massalubrense. Verginello de Mari 1474-1498, a cura di CANDIDA
CARRINO, in appendice VINCENZO AVERSANO, Motivi geografici di un quadro di
civiltà, [Cartulari notarili campani del XV secolo, 5], Edizioni Athena, Napoli 1998.
(8) Il volume contiene note di testamenti con gli estremi cronologici
8.1.1478/13.2.1526.
(9) Estremi cronologici 21.12.1479/27.5.1482.
(10) Atti dal 10.4.1483 all’11.5.1483. Editi in Napoli. Francesco Pappacoda
1483, a cura di ALFONSO LEONE, [Cartulari notarili campani del XV secolo, 8], Edizioni
Athena, Napoli 2001.
(11) Il volume contiene atti tra il 14.1.1483 e il 2.1.1527. Nell’inventario a
schede, è attribuito a Berardino Alfonso Castaldo. Nell’inventario manoscritto gli atti sono attribuiti
a Loise Castaldo e ad altri notai di Afragola. A fol. 241 vi è un atto con il signum del notaio
Marcantonio Castaldo.
(12) Contiene atti dal 15.12.1488 al 27.8.1489.
(13) Contiene capitoli e testamenti forse di notai diversi dal 23.5.1489
al 3.3.1497.
(14) Contiene atti tra il 7.1.1494 e il 19.12.1495.
(15) Con atti dal 3.7.1494 al 5.1.1516.
(16) Atti dal novembre 1495 al 5.1.1496.
(17) Atti tra il 1497 e l’8.2.1515.
(18) Atti tra l’8.4.1498 e il 4.12.1502.
(19) 1° volume (1.9.1477/31.8.1478); 2° volume (1.9.1490/18.8 I ind.); 3°
volume (2.5.1505 / 30.8.1509) ; 4° volume (4.9.1486/28.8.1488). Biblioteca Nazionale di Napoli
(BNN), ms. Brancacciani IV.E.3/IV.E.6. Il primo volume è stato edito in Napoli. Marino de
Flore 1477-1478, a cura di DANIELA ROMANO, [Cartulari notarili campani del XV secolo,
3], Edizioni Athena, Napoli 1994.
(20) Contiene atti dall’1.2.1488 al 15.4.1489. BNN, ms. X.B.30.
(21) Archivio di Stato di Napoli, Notai XVI secolo, Scheda 373 prot. 1
(unico), testamenti e codicilli, parte I, notaio De Comite Valente Giovanni Tommaso ed altri (4
settembre 1477-23 ottobre 1517). Le altre due parti che compongono il volume sono di notai del
XVI secolo.
(22) Da notare che CARMELA BUONAGURO e IOLANDA DONSÌ
GENTILE, I fondi di interesse medievistico dell’Archivio di Stato di Napoli, [Iter campanum, 9]
Carlone Editore, Salerno 1999, pag. 147, riportano la presenza nell’Archivio di Stato di Napoli di 16
protocolli notarili del XV secolo, con una numerazione che non corrisponde a quello delle schede
dei notai, inserendo al primo posto il protocollo dei notai Ambrogio Auriemma, Andrea Cerleone,
Antonio de Masso di Massalubrense (1404-1526), edito in Massalubrense. Testamenti 1404-1526,
a cura di C. CARRINO, E. OLOSTRO CIRELLA, P. TALLARINO, [Cartulari notarili campani
del XV secolo, 1], Edizioni Athena, Napoli 1994, che dovrebbe corrispondere al protocollo del notaio
Andrea Ciarlone, il n. 7 della lista.
(23) DOMENICO RODIA, R. Archivio di Stato di Napoli. Le schede
notarili dei secoli XV – XVI – XVII, in «Notizie degli Archivi di Stato», a. II n. 4, ottobre-dicembre
1942, pp. 202-207, pag. 203. Tra i protocolli notarili andati distrutti a villa Montesano vi furono anche
quelli dei notai Andrea d’Afeltro (degli anni 1429-1477), Raguzzi… (anni 1446-1464), Paolino Golino
(anni 1451-1475), Domenico de Rosati (anno 1495) e Leonardo Cannavale (anni 1495-1499) che,
unitamente ai protocolli pervenutici del notaio Petruccio Pisano (o Pisani) e a quelli di altri ventiquattro
notai dei secoli XVI-XVIII, si conservavano nell’archivio della Casa Santa dell’Annunziata di Napoli
e che nel 1880 furono consegnati all’Archivio Notarile: cfr. GIAMBATTISTA D’ADDOSIO,
Origine vicende storiche e progressi della Real S. Casa dell’Annunziata di Napoli, Napoli
1883, pag. 42 e n. 1.
(24) La famiglia de Rosana, o de Rosano, ovvero Rosano, è annoverata tra le
più antiche e notevoli di Caivano. Di un altro notaio de Rosana, Domenico, sono conservati nell’Archivio
di Stato di Napoli 28 protocolli, che coprono il periodo tra il 1563 ed il 1612. Di un altro Domenico de
Rosana, utroque iure doctor, è superstite la lapide sepolcrale nella chiesa di S. Pietro di Caivano,
sulla quale è ricordato insieme ai figli Bernardo e Giovanni, mentre un’altra lastra marmorea, che
porta la data del 1520, riporta il nome di Bernardo (figlio) di Domenico de Rosana (probabilmente
da identificare con i precedenti).
(25) Nell’inventario è indicato con i puntini il giorno, perché sarebbe illeggibile.
Sul foglio 2v vi è la data del 10 gennaio.
(26) La numerazione, in scrittura moderna, che riporta accanto al numero di
ciascun foglio una M (ad indicare forse la parola microfilm), appare eseguita su una prima copia e,
quindi, dovrebbe mancare nell’originale. Sono bianchi i fogli 26v, 35v, 39v, 45v, 48v, 55v, 56v, 60v,
62v, 74v, 78v, 81v, 90v, 91v, 97v, 105r, 119v, 127v, 128v, 132 r e v, 143v, 148v, 152v, 161v, 163v,
165r, 166v, 168v, 173r, 180v, 183v, 185v, 186v.
(27) A mio avviso questa è la data che si legge sul primo foglio del volume.
(28) L’anno indizionale era una sorta di anno giuridico-amministrativo che
iniziava, secondo il sistema in uso nel Regno di Napoli, il 1° settembre e terminava il 31 agosto dell’anno
successivo. Le indizioni erano cicliche per un numero di quindici anni; al quindicesimo anno di un
ciclo seguiva il primo anno del ciclo successivo.
(29) Quando un atto era rogato lo stesso giorno e nello stesso luogo di un
atto precedente, il notaio riportava nel protocollo al posto della datazione la formula: eodem die
eumdem, ibidem (lo stesso giorno dello stesso mese, nello stesso luogo).
(30) Così il 1458, secondo questo stile di datazione, iniziò il 25 marzo di
quell’anno e terminò il 24 marzo dell’anno 1459. Sullo stile fiorentino cfr.: MARIA MARTULLO,
Regesto delle pergamene della SS. Annunziata di Aversa, Napoli 1971, pag. 7; Il protocollo
inedito della chiesa e dell’ospedale dell’Annunziata di Aversa: gli atti del notaio Salvatore
De Marco nell’Archivio di Stato di Caserta (1424-1487), a cura di ANDREA CAMMARANO,
in «Archivio storico di Terra di Lavoro», vol. XI, anni 1988-1989, Società di Storia Patria di Terra
di Lavoro, Caserta 1992, pag. 12.
(31) È, invece, sicuramente sbagliata la data sull’atto a foglio 27 in cui è
riportata la data 30 aprile 1458 VII indizione, che deve infatti leggersi 1459. Da notare che il notaio
nello scrivere la data, riportata in lettere (anno millesimo quatricentesimo quinquagesimo octavo),
aveva in un primo momento cassato octavo, forse preso dal dubbio, per poi scriverlo nuovamente.
(32) Non è possibile individuare lo stile adottato dal notaio per indicare
l’anno in quanto per il secondo frammento di registro, come è spiegato oltre nel testo, nel fol. 42,
ove è riportata la data del 29 dicembre è indicata l’indizione, la VII, ma non l’anno, che deve essere
il 1473 che il notaio, nel caso in cui avesse seguito lo stile della Natività, avrebbe indicato come 1474.
(33) Il signum tabellionis era il disegno che, apposto in calce all’atto,
identificava il notaio e garantiva l’autenticità del documento. Ogni notaio aveva il suo segno particolare
che sarebbe stato sostituito, in epoca moderna, dal sigillo.
(34) Vedi nota 31.
(35) Non è possibile assegnare al primo o al secondo frammento i fogli 39-40,
praticamente illeggibili, mentre per il foglio 41, la datazione dei cui atti o è illeggibile o rimanda ad
atti precedenti, sembra plausibile l’assegnazione al secondo frammento.
(36) L’atto è datato Napoli 24 settembre [1474], VIII indizione.
(37) A fol. 61v in un atto del 13 marzo 1474 di immissione nel possesso di
terreni in territorio di Afragola.
(38) Il fol. 67 risulta in gran parte strappato.
(39) Ai foll. 89r-90r del manoscritto.
(40) Il protocollo è la parte introduttiva dell’atto, che inizia con l’invocazione
divina (In nomine Domini nostri Ihesu Christi amen), non sempre presente negli atti del de Rosana,
seguita dalla data cronologica e quindi dalla «enunciazione dell’autorità, con l’indicazione dei titoli propri
ed acquisiti per tradizione e del computo degli anni del dominio effettivo»: cfr. JOLE MAZZOLENI,
L’atto notarile napoletano nei secc. XV e XVI, Libreria Scientifica Editrice, Napoli 1968, pag. 29.
(41) Il magistrato la cui presenza era indispensabile per rendere pubblici gli atti
rogati dal notaio.
(42) Da identificare, forse, nel Domenico de Rosana, utroque iure doctor, la
cui lapide marmorea si conserva nella chiesa di S. Pietro di Caivano (vedi nota 24): cfr. FRANCO
PEZZELLA, Forme e colori nelle chiese di Caivano, in «Rassegna storica dei comuni», anno XXVI
(nuova serie), n. 98-99, gennaio-aprile 2000, pp. 9-22, alla pag. 12.
(43) Su Cava dei Tirreni, città rinomata nel XV secolo per i suoi maestri muratori
cfr.: ALFONSO LEONE, Profili economici della Campania aragonese. Ricerche su ricchezza e
lavoro nel Mezzogiorno medievale, Liguori Editore, Napoli 1983, pp. 36-41.
(44) Pietro Brandi vescovo di Aversa tra il 1471 e il 1474: cfr. FRANCESCO
DI VIRGILIO, La Cattedra aversana. Profili di vescovi, Curti 1987, pp. 85-86.