IL PONTE DI CASOLLA VALENZANO

GIACINTO LIBERTINI

Per chi da Caivano va ad Acerra, o meglio verso Cancello e la Valle Caudina, è punto obbligato di passaggio uno stretto ponte di mediocre e moderna fattura che scavalca quei Regi Lagni di recente trasformati in fogna cementificata. Questo umile ponte, detto di Casolla Valenzano o, in breve, di Casolla, dal piccolo ma antichissimo centro che gli è vicino, o più esattamente il susseguirsi di ponti che sono stati costruiti sempre nello stesso punto di passaggio, ha una storia per niente trascurabile e forse incredibilmente antica.
In genere una esposizione storica procede dagli eventi più antichi a quelli più moderni: per il nostro piccolo Ponte, per mantenere il gusto della scoperta, procederemo invece in senso opposto, esponendo prima le notizie e gli eventi relativamente più recenti e dopo quanto concerne le epoche più remote.
Documenti dell’Archivio di Stato di Napoli (1), a firma dell’Ingegnere Provinciale di seconda classe Francesco Antonio Parascandolo, ci ricordano di lavori straordinari di manutenzione eseguiti durante il governo borbonico nel 1819 per la «Strada da Caivano pel ponte di Casolla Valenzano fino alla Taverna del Gaudiello nel Cammino di Benevento».
Martini riporta che nel 1772, durante il regno di Ferdinando IV di Borbone, fu aperta la strada che collega Caivano con Acerra e la valle Caudina, passando quindi per il ponte di Casolla (2). In realtà si trattò di opere di allargamento e straordinaria manutenzione e non di costruzione ex novo, giacché il ponte di Casolla è menzionato in documenti ben più antichi.
Nel 1647, in conseguenza della famosa rivolta di Masaniello, si combatté per nove mesi una sanguinosa guerra civile fra i lealisti filospagnoli e i sostenitori del francese Duca di Guisa, pretendente al trono delle Due Sicilie. Nei giorni dal 24 al 27 novembre di quell’anno vi fu il famoso episodio dell’assedio di Caivano da parte di popolani filofrancesi (3) e il sopraggiungere - da Acerra e tramite il ponte di Casolla - delle forze spagnole guidate dal Tuttavilla che inseguirono i popolani fino a Cardito uccidendone cento e facendone prigionieri dodici (4). Ma nei giorni successivi con truppe più consistenti il Duca di Guisa riconquistò Caivano e Cardito e per limitare gli assalti dalla parte di Acerra, presidiata dal Tuttavilla, tagliò il ponte di Casella (5). La storia di tali eventi è riportata con maggiori dettagli da Gaetano Caporale (6).
Per la situazione dei luoghi in quell’epoca ricordiamo che:
«Nella tavola del Barrionuovo ... è segnato che le acque vive del Gorgone e del Mefito, unite al ponte di questo nome, dopo il Pagliarone ed il Molino Vecchio, si scaricavano al Ponte di Casolla. I lavori di Pietro di Toledo negli attuali Regi Lagni e quelli del Conte di Lemos, sulla Forcina, han fatto cangiare aspetto a tutta quella regione: ed immense variazioni sono avvenute nel fluimento delle acque vive e colaticce della pianura» (7).
Nel 1598, nel progetto dell’architetto Domenico Fontana per la sistemazione del Clanio, detto poi Regi Lagni, nell’elenco dei ponti esistenti sono riportati fra gli altri, venendo dalle sorgenti alla foce: ponte di Napoli (a sud di Acerra), ponte di Casolla, ponte dello Sperone, ponte a Carbonara, ponte Rotto, etc. Il documento è menzionato da Gaetano Capasso (8).
In un documento del 1516, riportato dal Caporale (9) sono riportati i confini del Territorium Sancti Nicandri, subfeudo della contea di Acerra. Il Ponte di Casolla è utilizzato come punto di inizio e fine della descrizione: «incipiendo a ponte Casolle ..... e da detto termine per linea diretta se perveniva a lo Lagno, quale discende a lo detto ponte di Casolla Valenzano».
Nell’Inventario del 1481 dei beni e dei diritti feudali della Contea di Acerra, ai tempi del XXVII Conte di Acerra, Pirro del Balzo (Pyrrus de baucio), si parla, fra l’altro, delle multe da somministrare a chi, per non pagare il pedaggio, avesse passato il Clanio non sul ponte di Casolla: un augustale per uomo o donna che sia; sette tareni e mezzo per qualsiasi animale di grossa taglia; per gli animali di piccola taglia l’entità della multa era a discrezione delle guardie. L’Inventario è riportato dal Caporale (10) unitamente alla sua riconferma nel 1494, ai tempi di Federico d’Aragona, XXXII Conte di Acerra quale sposo di Isabella del Balzo oltre che Sovrano delle Due Sicilie. E’ da segnalare che fra i rectores et gubernatores di Acerra riportati nel documento vi sono Fonsus caibanus e Gabriel caybanus, probabilmente di origini caivanesi.
Nello stesso documento sono riportati (11) i confini della ‘platea’, vale a dire del territorio, della distrutta città di Suessula e fra questi confini è annoverato il «terr. detto ponte de caselle». Il documento puntualizza che i confini descritti sono gli stessi di quelli riportati nel Privilegio della Regina Giovanna del 2/1/1375 (predicti confines reperiuntur notati in privilegio Regine Ioanne in anno MCCCLXXV die secunda januarii ...).
Nel 1437 il generale Caldora ed il Patriarca Cardinale Vitelleschi, avvisati dalla Regina Isabella, moglie di Re Renato d’Angiò, riunirono le loro truppe ad Arienzo e di qui si diressero a Caivano, passando con ogni evidenza per il ponte di Casolla, per sfidare ad uno scontro decisivo Alfonso d’Aragona, Re di Sicilia e pretendente al trono di Napoli quale figlio adottivo della defunta Regina Giovanna II. Ma Alfonso d’Aragona, che si accingeva ad assediare Aversa, avvisato in tempo riparò a Capua (12): un anno dopo lo stesso Alfonso ritornò a Caivano e dopo un memorabile assedio di tre mesi ne prese il Castello. Queste notizie sono anche riportate da Domenico Lanna senior (13).
Nel 1421, Alfonso d’Aragona, Re di Sicilia e già erede designato della Regina di Napoli Giovanna II, da cui era stato adottato, pose un famoso assedio durato oltre tre mesi alla cittadina fortificata di Acerra. Ad un certo punto, dopo che aveva circondato Acerra con un doppio fossato, per difendersi sia da incursioni degli assediati che da assalti da parte di eventuali soccorritori, gli pervenne notizia che alla terza guardia di notte stava per sopraggiungere dalla direzione di Caivano Paolo Sforza, famoso condottiero mercenario assoldato da Re Luigi di Francia. Immediatamente Alfonso d’Aragona mandò a contrastargli il passo un folto gruppo di cavalli e fanti, comandati da Giovanni da Ventimiglia, Conte di Gerace, con l’ordine di bloccare ad ogni costo il ponte di Casolla. Ma, nonostante la sollecitudine, Giovanni da Ventimiglia giunse al ponte nel momento in cui erano già passate due squadre di cavalieri ed alcuni fanti. Nel mentre dava inizio ad una feroce scaramuccia Giovanni da Ventimiglia mandò ad avvisare Re Alfonso. Questi era indeciso se accorrere di persona e lasciare un suo vice nell’assedio di Acerra o agire altrimenti. Ma Braccio da Montone, altro valoroso condottiero a suo servizio, lo convinse in breve che per il valore dello Sforza era indispensabile il suo intervento e, con il consenso di Re Alfonso, accorse al ponte di Casolla insieme a Nicolò Piccinino, ancora un altro fra i più valorosi condottieri dell’epoca, lasciando Re Alfonso a sostenere l’assedio di Acerra. Nel frattempo Giovanni da Ventimiglia aveva bloccato il nemico appena dopo il ponte ma stava per soccombere al grosso delle truppe dello Sforza comandate dallo stesso condottiero. Braccio ed i suoi uomini appena sopraggiunti iniziarono una furiosa battaglia dall’esito incerto per il grandissimo valore ed impegno dell’una e dell’altra parte. Ad un certo punto Braccio diede ordine di fingere un’improvvisa ritirata verso Acerra per poi tentare un vittorioso contrattacco. Ma lo Sforza si avvide dell’insidia e capì che dopo che i suoi uomini avessero passato il ponte di Casolla, stretto e tale da consentire il passaggio ad un solo cavaliere o fante per volta, avrebbero subito una controffensiva pericolosa e potenzialmente disastrosa e pertanto ordinò a tutti i suoi uomini di ritirarsi in direzione di Caivano ed Aversa. Questo episodio di grande importanza nelle guerre che condusse Re Alfonso d’Aragona, nell’ambito delle lotte fra le dinastie delle casate di Angiò e di Aragona per il controllo dell’Italia Meridionale, è riportato da Caporale (14), che a sua volta si basa fra l’altro sulle testimonianze del contemporaneo Bartolomeo Facio (15) nonché su una Storia di Napoli di un Incerto Autore (16) e sul lavoro di Augusto Platen (17). Lo scontro del ponte di Casolla è anche riportato da Geronimo Zurita (18) che a riguardo del nostro ponte così si esprime: «don Juan de Veyntemilla con parte de la cavalleria, y con algunas compañias de soldados, salio con fin de ponerse a la puente que llamavan del Casal, para defender el passo del rio».
Sul fatto che il ponte di Casolla era stretto e, a detta dell’Incerto Autore, sovrastante ad un lago, il Caporale ricorda che prima delle bonifiche spagnole i corsi d’acqua originati dalle sorgenti del Gorgone e del Mefito, dopo la loro confluenza correvano a lato dell’attuale strada provinciale Caivano-Cancello e confluivano con il lagno proveniente da Acerra proprio all’altezza del Ponte di Casolla, determinando in quel punto uno slargo del lagno. Inoltre ci riporta (19) la traduzione in italiano di come Nicolò di Jamsilla (20) descrisse il Ponte di Casolla nel 1254:
«Re Manfredi da Capua si affrettò a venire in Acerra e pervenutovi alla distanza di due miglia, s’imbattette in un luogo acquitrinoso, per cui era difficile e pericoloso transitare. Ed essendosi approssimato al sito, dove una voragine profonda era coverta da un ponte alto, angusto e fragile, in modo che l’uno dopo l’altro dovevano passarvi, non senza tema di cadervi dentro, dubitando Manfredi che, per la fretta di transitare, qualcuno dei suoi non fosse pericolato in quella voragine, rimase egli sopra il ponte ad impedire la pressa dei militi, i quali, l’uno dopo l’altro, valicarono come la fragilità del ponte richiedeva».
Il povero Re Manfredi di Svevia, nipote dell’Imperatore Federico II, nel 1254, inseguito dalle truppe del Papa, transitava per Caivano e per il ponte di Casolla ed ivi era il primo di cui si abbia memoria a svolgere mansioni di vigile!
A questo punto si fermano le menzioni dirette del nostro ponte, ma non è affatto detto che la sua storia si fermi al XII secolo! Dobbiamo innanzitutto parlare di Suessula la città fondata forse nel VII secolo avanti Cristo e scomparsa nel IX secolo dopo Cristo e che era sita in territorio di Acerra ad un chilometro e mezzo circa dalla stazione di Cancello e in direzione di Caivano. A Suessula nel secolo scorso fu scoperta una necropoli con tombe ricchissime di reperti etruschi, greci ed anche egiziani, indice di una città fiorente di traffici commerciali e cosmopolita.
F. von Duhn nell’articolo Scavi nella necropoli di Suessula (21) spiega la ricchezza delle civiltà suessolana, in special modo nel periodo più antico in cui Suessula era più prospera anche di Capua e Nola, col fatto che Suessula era su una antica via di comunicazione che connetteva il Sannio centrale (Benevento) con Cuma passando per Atella e per l’attuale Qualiano. Se si congiungono con una linea retta i siti antichi di Suessola ed Atella il tracciato passa per la zona del territorio di Acerra detta da tempi remoti Pantano. Volendo evitare tale zona di difficile passaggio, camminando quindi a sud dell’antico corso del Gorgone e Mefito congiunti, e nel contempo avvicinando utilmente il tracciato al sito di Acerra si rende evidente che questa antichissima ed importante via di comunicazione presumibilmente incrociava il Clanio proprio nel punto dell’attuale ponte di Casolla, e ciò secoli prima che nascessero il praedium valentinianum (Casolla Valenzano) e il praedium cal(a)vianum (Caivano; ma allora forse iniziava a sorgere nel luogo fra le attuali strade di Caivano Matteotti e Don Minzoni un villaggio osco dei cui resti parla Vincenzo Mugione in un articolo riportato da Stelio Maria Martini) (22). In epoca romana le parti di questa strada che da Atella vanno a Qualiano (Ad septimum) e di qui a Cuma erano pavimentate (23).
Per questa strada e per questo ponte, nel VII-VI secolo avanti Cristo in particolar modo, passavano quindi i mercanti che da Cuma, importantissima colonia greca, si recavano nel Sannio e di lì tornavano.
Per questo ponte saranno passati più di una volta Annibale e il suo degno antagonista Marcello nel corso delle feroci lotte in cui furono distrutte Acerrae e Nuceria Alfaterna (Nocera inferiore) e più volte assediata Nola (24).
E se è vera una tradizione riportata dal Lanna (25) per questo ponte passò S. Gennaro allorché legato ad un carro da Timoteo fu portato da Nola al supplizio in Pozzuoli passando per Atella.
Ma a questo punto dobbiamo fermarci affinché l’eccessivo affollarsi di personaggi sul ponte non ne causi il crollo ...!


Note:
(1) A.S.N., Sezione Ponti e Strade, f. 351, n. 676.
(2) STELIO MARIA MARTINI, Materiali di una storia locale, Athena Mediterranea, Napoli, 1978, p. 102.
(3) GIOVANNI SCHERILLO, La terra di Caivano e S. Maria di Campiglione, Napoli, 1852; ristampa anastatica Atesa ed., Bologna, 1988, p. 12-14.
(4) TOMMASO SANTIS, Istoria del tumulto di Napoli dal principio del governo del Duca d’Arcos fino al 6 aprile 1648, Napoli, 1770, lib. VIII, p. 271.
(5) PARRINO, Teatro eroico politico de’ Governi de’ Viceré di Napoli, vol. II, p. 109.
(6) Memorie storico-diplomatiche della Città di Acerra, Napoli, 1890; ristampato a cura del Comune di Acerra, Acerra, 1990, p. 465-476.
(7) CAPORALE, op. cit., p. 12-13.
(8) Afragola. Origini, vicende e sviluppo di un ‘casale’ napoletano, Athena Mediterranea, Napoli, 1974, p. 50.
(9) Op. cit., p. 431-432.
(10) Op. cit., p. 93-94.
(11) Op. cit., p. 98.
(12) Diurnali detti del Duca di Monteleone, Stampa a cura della Società Napoletana di Storia Patria, Napoli 1895; ristampa Forni ed., Bologna, 1979, p. 101.
(13) Frammenti storici di Caivano, Giugliano, 1903, p. 95.
(14) Op. cit., p. 295-298.
(15) De rebus gestis ab Alphonso, libro II, p. 23.
(16) alias Storia di Napoli di Angelo di Costanzo, 1572 e 1581, rielaborazione dei cosiddetti Diurnali del Duca di Monteleone; v. BARTOLOMMEO CAPASSO, Le fonti della storia delle Provincie Napolitane, 1902, ristampato nel 1986 da Forni ed.
(17) Storia del Reame di Napoli dal 1414 al 1443.
(18) Anales de la Corona de Aragon, Saragozza, 1610, vol. III, p.148.
(19) Op. cit., p. 297.
(20) in Gesta Friderici II imp. ejusque filiorum Conradi et Manfredi regum. Il testo originale è riportato da GIUSEPPE DEL RE, Cronisti e scrittori sincroni napoletani editi ed inediti, Napoli, 1868, Vol. II, p.129.
(21) Bullettino dell’Instituto di Corrispondenza Archeologica, 1878; ripubblicato integralmente in Suessula, Archeoclub d’Italia - Sede di Acerra, Acerra, 1989.
(22) Caivano. Storia, tradizioni e immagini, Nuove Edizioni, Napoli, 1987, p. 24-25.
(23) BELOCH, Campanien, 1890; ed. ital. Bibliopolis, Napoli, 1989.
(24) TITO LIVIO, Ab Urbe condita libri.
(25) Op. cit., p. 17, nota n. 2.