UNA TESTIMONIANZA DI FOLKLORE CAIVANESE:
GIOVANNI LUCA PEZZELLA
Nella seconda metà del XIX secolo l’interesse per quella che già all’epoca cominciava ad essere correntemente indicata come “letteratura popolare” costituì uno degli impegni primari della breve vita di Vittorio Imbriani, brillante figura di erudita e patriota, nato e vissuto a Napoli tra il 1840 ed il 1846. Figlio di Paolo Emilio, deputato al parlamento napoletano nel 1820-21, e fratello di Matteo Renato, anch’egli a lungo parlamentare dello Stato unitario, Vittorio Imbriani insegnò lingua e letteratura tedesca all’Università di Napoli, associando all’impegno di cattedratico, una prolifica attività di scrittore, novelliere, poeta e critico. Compose, infatti, numerosi saggi, romanzi, fiabe e poesie tra cui si segnalano le Odi Barbariche, le Fame usurpate del 1877 e gli Studi letterari e bizzarrie satiriche, uscito postumo nel 1907 in un’edizione curata da Benedetto Croce. Collaborò a vari giornali quali Italia di Francesco De Sanctis, Patria, Patria Nuova, Araldo e Fanfulla (1). Accanto agli interessi letterari affiancò anche l’attività politica perseguendo ideali ispirati ai sentimenti di indipendenza e di unità dell’Italia, e assumendo il ruolo di polemicissimo moralista politico. Laddove però l’Imbriani spese le sue migliori risorse intellettuali fu, come già si annunciava, nella strenua attività di recupero di canti e racconti popolari (2). E tra i racconti popolari recuperati ci piace segnalare ‘U cunte de ‘nu marite e ‘na mugliere raccolto a Caivano nel 1885, pubblicato nello stesso anno sulla nota rivista napoletana «Giambattista Basile» (3).
‘U CUNTE DE ‘NU MARITE E ‘NA MUGLIERE
‘Na vota nce steve ‘nu marite e ‘na mugliere; e tenevene ‘nu muojo re terra. Dicette ‘o
marite, vicine ‘a mugliere - «Che nce vulimmo semmenà?» - respunnette a mugliere -
«Semmenammoce lu paniche bufite, cu trincule rite.» - Respunnette ‘o marite: - «E vene la
quaglia bufaglia, cu’ trincule raglia, e sse mangia lu paniche bufite, cu’ trincale rite.» -
E respunnette la mugliere : - «Nuje nce vacimmo ‘na sepe bufere, cu’ trincale rete; accussì,
si vene la quaglia bufaglia, cu’ trincale raglia, pe’ sse mangià’ lu paniche bufite, cu’ trincale
rite, nce acchiappe rinto». - Venette la quaglia bufaglia, cu’ trincule raglia, pe’ sse mangià
lu paniche bufite, cu’ trincale rite; acchiappaje inte la sepe bufere, cu’ trincale rete; e ‘o
marite e ‘a mugliere ‘mmetarono ‘e pariente bufiente, cu’ trincule riente.
Nell’impossibilità di tradurre alcune espressioni lessicali lasceremo chiuso nella sua enigmatica
forma questo racconto, non senza rilevare, tuttavia, che ci troviamo di fronte alla classica fiaba
di campagna, che, a differenza del racconto urbano, segmentato prevalentemente sul modello del
racconto a stampa, è strutturata, per dirla con il Rak «su un’unità narrativa minore: una filastrocca,
un proverbio, un motto di spirito, un modo di dire, un non sense [come nel nostro caso, n.d.R],
strutture stellari ad espansione alle quali evidentemente ognuno dei narratori potesse aggiungere
un ulteriore strato» (4).

Contadina nelle campagne di Pascarola
(Foto di Angelo Pezzella)
Note:
(1) Per un breve profilo biografico dell’Imbriani cfr. il saggio redatto da
LUIGI MOLINARO DEL CHIARO per il giornale «Giambattista Basile Archivio di letteratura
popolare», a.IV, 2, 1886, interamente dedicato allo scrittore scomparso in quell’anno..Per una più
esauriente descrizione della sua vita si rinvia, invece, a GINO DORIA, Bibliografia di Vittorio
Imbriani, Bari 1937 e a BENITO IEZZI, Giunte e mende alla Bibliografia imbrianesca di Gino
Doria, Napoli 1986. Per altri aspetti inerenti l’attività dell’Imbriani cfr. Studi su Vittorio Imbriani
in Atti del Primo Convegno su Vittorio Imbriani nel Centenario della morte, Napoli 27-29
novembre 1986, Napoli 1990.
(2) Frutto di questa intensa attività furono alcuni fondamentali saggi come
La novellaja fiorentina cioè fiabe e novelliere stenografate in Firenze dal dettato popolare
e correlate di qualche noterella, Napoli 1875; La novellaja fiorentina cioè Fiabe e novelliere
stenografate in Firenze dal dettato popolare (Ristampa accresciuta di molte novelline inedite,
di numerosi riscontri e di note delle quali è accolta integralmente la Novellaja milanese dello
stesso raccoglitore) Livorno 1877; Canti popolari delle province meridionali, Torino-Firenze
1871-72 [ristampa anastatica Bologna 1968] (in collaborazione con ANTONIO CASETTI);
XII conti pomiglianesi con varianti avellinesi, montellesi, bolognesi, milanesi, toscane,
leccesi, ecc., Napoli 1876; Della “Siracusa” di Paolo Regio. Contributo alla storia della
novellistica del secolo XVI, Napoli 1885. Sull’attività di demologo dell’Imbriani cfr. GAETANO
AMALFI, L’Imbriani demopsicologo in «Giambattista Basile…», op.cit., pp. 104-414.
(3) VITTORIO MARIA IMBRIANI, ‘U cunte de ‘nu marite e ‘na
mugliere, in «Giambattista Basile…», op.cit., a. III, n.7 (1885), pag. 53. Questo giornale costituì,
come annuncia peraltro il sottotitolo, un primo tentativo di realizzare un archivio di letteratura
popolare. Ebbe, però, vita travagliata in quanto uscì con periodicità irregolare tra il 1883 e
il 1910.
(4) MICHELE RAK, Fiabe campane, Milano 1984, pag. 205.