IL CARDINALE MORANO

ANNA MONTANARO


Francesco Morano in abito cardinalizio

Introduzione
Qualche anno fa, a chi mi avrebbe chiesto chi mai fosse Francesco Morano, avrei risposto “un religioso”; o al massimo “un eminente religioso” e niente altro; informazione pervenutami in via del tutto casuale, dal momento che ho insegnato per oltre un decennio in un istituto tecnico a lui intitolato.


Antonio Morano e Luisa Stanzione genitori di Francesco

L’istituto, sorto verso la fine degli anni sessanta del secolo scorso, per oltre un ventennio aveva come sede un edificio privato sito in via Puccini in Caivano, sulla Provinciale Sannitica, alle porte del paese: fu proprio qui che ebbi i primi approcci con questo personaggio straordinario. Non nascondo la meraviglia provata allora quando mi capitava di riflettere sulla intitolazione di un istituto tecnico ad un religioso, per di più un gesuita e pertanto di formazione classica. Per me allora, proprio perché ignara della sua possente figura, quell’intitolazione appariva inspiegabile. Ricordo che all’epoca (fine degli anni ottanta del secolo scorso) mi sono ritrovata spesso davanti ad un piccolo busto dell’eminente porporato scolpito poggiante su di una lastra di marmo recante una piccola epigrafe commemorativa, a leggere e a rileggere: “uomo di eccelse virtù morali ed insigne scienziato” e sempre, quando mi capitava di entrare nell’enorme biblioteca d’istituto, con pareti tappezzate di grossi scaffali in legno massiccio dalla foggia baroccheggiante, venivo catturata dalla presenza di un grosso ritratto del Cardinale che troneggiava sulla parete sinistra della sala all’ingresso di essa, da cui si ricavò l’immaginetta necrologica per il trigesimo della sua scomparsa. Il ritratto riportava le fattezze opulente di un volto simpatico, due occhi nerissimi e grandi, una fronte spaziosa, pochi e radi capelli, abbigliamento talare sontuoso di broccato ed una grossa collana di oro massiccio con croce di pietre preziose.
Tutte qui le mie conoscenze sul Cardinale Morano. Successivamente, come casualmente mi era capitato di venire a conoscenza della sua esistenza, così occasionalmente ebbi modo di saperne di più sull’uomo, sul religioso, sullo studioso di dottrine dogmatiche e scientifiche che egli fu.

La storia quando diventa sfida
A scuola, o almeno nella classe dove io prestavo la mia opera di docente quasi per gioco ci fu una piccola inchiesta sulla figura del Cardinale. I ragazzi come era prevedibile, ne sapevano ancora meno di me e c’era una motivazione che lo giustificava. Intanto dagli inizi degli anni novanta l’istituto da via Puccini era stato trasferito nella sede del Parco Verde, sede dalle strutture più idonee ad accogliere una platea scolastica sempre più in espansione, dove ancora attualmente è ubicato. In questa nuova sede vennero trasportati gli arredi scolastici, ma dell’epigrafe e del ritratto non si è saputo più nulla; e dunque tale nuova situazione non agevolava assolutamente la causa della conoscenza del Cardinale. Quindi fu sfida; fu forse esigenza di continuare un discorso appena iniziato su una materia certamente nuova ed originale e si stabilì che i ragazzi per l’area progettuale da portare agli esami di stato, avrebbero prodotto un cd-rom sulla figura del cardinale. Ma per approntare tale lavoro necessitava reperire materiale sulla figura del porporato e la cosa non fu semplice. Si rovistarono le emeroteche locali, si intervistarono i giornalisti del posto, si svolsero ricerche a destra e a manca; ma non si approdava a nulla di concreto. Successivamente si arrivò finanche alla Biblioteca Vaticana per intervento della sezione di Informagiovani di Caivano e da qui arrivarono prove schiaccianti sulla sua profonda conoscenza di discipline teologiche e scientifiche. Poi, come per incanto, una pubblicazione locale di Monsignor Tommaso Rotunno sulla vita del Cardinale si mostrò realmente una vera miniera di conoscenze su questa straordinaria figura. Fu proprio questa scoperta che diede una svolta decisiva alle ricerche da cui attingere materiale idoneo alla realizzazione del cd-rom.


Francesco Morano giovane sacerdote

C’è però da aggiungere che le opere della Biblioteca Vaticana indubbiamente sarebbero state il supporto più qualificato, ma bisognava fare i conti con il latino, perché quelle pervenuteci erano tutte scritte in latino, e i ragazzi a cui esse erano destinate, non avevano conoscenze in merito; ci sarebbe stato bisogno delle traduzioni, ma il tutto sarebbe stato oneroso e di poco profitto per il lavoro stabilito.

Le fonti
Fino agli anni settanta del secolo scorso le notizie intorno alla vita del Cardinale erano scarse, distrattamente riportate da due opere locali del professore Stelio M. Martini, la prima Caivano. Storia, tradizioni ed immagini, e l’altra dal titolo Materiali di una storia locale, nelle quali opere compariva appena qualche sporadica citazione riguardante la figura di Francesco Morano. Più incisiva l’orazione funebre celebrata in suo onore al decesso avvenuto il 12 luglio 1968 dal Monsignor Antonio Cece, all’epoca Vescovo di Aversa, riportata nel catalogo della Biblioteca Vaticana dove sono depositate tutte le opere del Cardinale, ed ancora un articolo di Don Gaetano Capasso sulla rivista Il Gobbo (martedì 18 maggio 1998) per il trentennale della sua scomparsa.
Attraverso tali segnalazioni è possibile ricostruire una visione d’insieme del Nostro, ma l’opera che risulta essere tangibile testimonianza della straordinaria figura quale risultò essere il Cardinale Morano per i suoi larghissimi interessi che coltivò è Il Cardinale Morano e la piccola casa di carità pubblicata nell’ottobre del 1990 da Monsignor Tommaso Rotunno in occasione della visita pastorale alla Piccola Casa da parte del Santo Padre. Lo stesso Rotunno, come chiarisce in una epistola aperta, dichiara di essere stato esecutore testamentario delle ultime volontà del Cardinale e governatore della Piccola Casa di Carità, una casa ospizio per le fanciulle abbandonate, fondata nel 1907 da monsignor Giuseppe Morano, fratello del Cardinale.


Giovanni XXIII veste Morano dell’abito cardinalizio

Francesco Morano uomo a tutto campo
Tale opera ci consegna del Cardinale, l’uomo, il sacerdote, il pastore d’anime, il teologo e lo scienziato che egli fu, componenti che come mistica rosa hanno per corolla la vivissima e luminosa intelligenza che gli consentì di immergersi nei meandri dei percorsi delle discipline scientifiche con misurata razionalità riscaldata dalla luce della rivelazione e penetrare verità dogmatiche dove se non sorretti da una fede incrollabile che ha come fonte primaria il desiderio di infinito, si resta completamente smarriti. E il nostro è riuscito a costruirsi un cammino senza biforcazioni inconciliabili come più volte ci sono poste davanti dalla tradizione: il dissidio tra fede e ragione. In Francesco Morano, questo non è possibile, perché in lui non emerge il mistico sull’empirico, egli si servì proprio dell’ausilio delle scienze esatte per rendere più massicce le sue conoscenze teologiche. Fu un’anima calda, appassionata, innamorata dell’Universo di cui si sentiva parte e per questo fortemente attratto dal moto dei corpi celesti che esercitava su di lui un fascino irresistibile, il suo vivo interesse per l’astronomia nasceva proprio dalla smisurata ammirazione che egli sentiva per il Creato e per il suo Fattore. Il cammino che intraprese nelle conoscenze scientifiche fu per lui anche impegno civico finalizzato a rendere la vita dell’uomo più degna di essere vissuta e a renderla tale c’è il concorso dei mezzi che l’intelligenza umana saprà trovare con la sua capacità inventiva e tale realtà dovette essere molto chiara al nostro.
Nell’interessante libro di Monsignor Rotunno, ci sono tanti aneddoti della fanciullezza e dell’adolescenza del Morano che sono significative per la comprensione del futuro Cardinale. Indicativo ad esempio è quello riportato dalla sua maestrina, una certa Antonietta Romano, morta ultracentenaria, ella su una busta che il tempo aveva sbiadito riporta una segnalazione di un certo Francesco, bimbo molto vivace che nonostante molto piccolo (allora non aveva che cinque anni, era nato il 9 giugno 1872) già frequentava la parrocchia di San Pietro in Caivano dove apprendeva le lezioni di Catechismo con dei cartelloni su cui c’erano formule brevi e precise da imparare a memoria; tale riferimento con il senno del poi ci riporta agli anni in cui seminarista nella Diocesi di Aversa per meriti attribuitigli per gli ottimi risultati conseguiti, il rettore gli affida l’incarico di dirigere una camerata di seminaristi, ruolo che ricoprì con molto zelo. Quindi se è vero che il buongiorno si vede dal mattino era destino che la sua vocazione dovesse essere l’educazione dei giovani ed infatti, assieme al fratello Giuseppe, primogenito di casa Morano, per lunghi anni ha insegnato catechismo e si è prodigato per l’educazione dei giovani, improntandola agli ideali evangelici, impegno che lo accompagnò fino alla morte; infatti il suo ultimo lavoro fu La Religione di Gesù Cristo e gli elementi essenziali del Cristianesimo. Adolescente, frequentò il Liceo Classico di Maddaloni e conseguì la licenza liceale con ottimi risultati nelle materie scientifiche, elemento questo che spiega la sua spiccata inclinazione per le discipline scientifiche e la scelta di intraprendere studi universitari nelle facoltà di matematica, fisica e scienze; annota Monsignor Rotunno che il cardinale, prima che venisse ordinato sacerdote, la data è 10 agosto 1897, si laurea in matematica e fisica e vince il premio “Fondazione Corsi” che gli consente di attendere agli studi scientifici “con zelo ed attitudine” come attesterà il rettore della regia Università di Roma. La sua carriera ecclesiastica e di studi fu, a dir poco, sorprendente; infatti, conseguita la licenza liceale a Maddaloni, passò al Seminario romano, denominato Pontificia Università Lateranense, emulo forse del fratello Don Giuseppe che proprio presso questa università si laurea in filosofia e teologia. Negli anni 1892–97, in cinque anni conseguì un numero impressionante di lauree sia nelle discipline umanistiche: filosofia, teologia, giurisprudenza; sia in quelle scientifiche come fisica e matematica, ricoprendo finanche la libera docenza. Brillante fu anche la sua carriera di professore di scienze; da questo momento, grazie alla sua specchiata fama di profonda cultura ed umanità fu tenuto in grandissima considerazione dalla Santa Sede che dalla nomina di sacerdote a quella di Cardinale avvenuta nel 1959 come annoterà lui stesso nel suo curriculum vitae di cui Monsignor Rotunno, per sua espressa volontà fu depositario testamentario di aver servito la Santa Sede con fedeltà e amore sotto cinque pontefici, e si apprestava a continuare per il sesto partecipando anche lui alle elezioni del suo settimo papa Pio X che ebbe parole di elogio per lui come Benedetto XI e Pio XI. Il suo impegno non finì qui, tant’è che il pontefice Pio XII volle che lui restasse in servizio come segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, benché da tempo avesse oltrepassato l’età pensionabile. Fa certamente tenerezza segnalare, come annota monsignor Rotunno, che quando il Cardinale lasciò questa vita il 12 luglio 1968 il pontefice Paolo VI, suo eminentissimo alunno raccolse piamente le ultime parole del suo maestro di vita accompagnandolo nella bara con un suo ultimo bacio. Ricoprì ancora incarichi di estrema delicatezza come assistente presso la Specola Vaticana agli inizi del secolo (1903) e nominato sostituto notaio presso la cancelleria del Supremo Tribunale del Santo Uffizio. Strinse rapporti con diverse società accademiche; operò come socio corrispondente della terza sezione addetta agli studi fisici e matematici e delle scienze naturali nella Società Cattolica Italiana; ancora socio dell’Accademia Pontificia dei nuovi Lincei; negli anni trenta (1934) per incarico del Santo Padre Pio XI, presidente dell’Accademia Pontificia dei Nuovi Lincei di cui lo stesso Guglielmo Marconi faceva parte; risale proprio a questo periodo la leale amicizia che legò i due uomini di scienze. A quel tempo Marconi si cimentava con i suoi primi esperimenti scientifici nei giardini del Vaticano, dove aveva sede l’Accademia dei Lincei, allo scopo di creare un ponte ad onde ultracorte tra il Vaticano e Castelgandolfo.


Modulatore meccanico
Brevettato da Francesco Morano

Di grande aiuto fu di sicuro la scoperta che operò il Cardinale Morano con l’invenzione del modulatore di corrente (microfono metallico) con cui riuscì a risolvere il problema della soluzione sonora. L’esperienza dei due uomini è servita a rafforzare vincoli umani divisi da distanze e a rendere il mondo più facilmente percorribile. Dunque è questo l’esempio più edificante in cui fede e ragione non solo non sono nella tradizionale contrapposizione ma sono l’una supporto dell’altra nella trasmissione della “Luce” divina che si concretizza nella conoscenza del Creato.
A completare il quadro di quest’uomo meraviglioso, anche se può sembrare infantile, vorrei riportare ancora una sana e d ingenua consuetudine del Nostro, la sua abituale visita al Santuario di Campiglione nella ricorrenza liturgica annuale. Annota, a tal riguardo, monsignor Rotunno che era solito incontrare il caivanese Morano, nel santuario in ginocchio davanti all’immagine della Madonna mentre recita una preghiera alla Vergine, ed ancora più singolare vederlo aggirarsi per le bancarelle coperte di leccornie tipiche della ricorrenza mentre fa segno al suo segretario di acquistarne a volontà perché prima di ripartire per Roma passerà per la Piccola Casa di Carità, dove ad attenderlo ci sono tante fanciulle desiderose delle “buone cose” del Cardinale.


Paolo VI al capezzale del Morano

Ricorda ancora il Rettore della Piccola Casa che il Cardinale con sguardo paterno seguiva compiaciuto il frastuono ingenuo e chiassoso che usciva fuori dalle piccole ospiti nel fare incetta di torrone, nocciole ed altre cose dono del loro “padre”. Dunque sembra quasi impossibile che un uomo di tal talento; teologo, scienziato, giurista, educatore di pontefici e quant’altro, potesse anche essere visto in questa veste, quella dell’uomo bonario, che sorride di piccole cose, attento e premuroso, che gioisce della gioia altrui, che è legato alle origini della sua terra; ma è proprio così se dobbiamo credere a quanto ci viene testimoniato da monsignor Rotunno.
Concluderei col dire che forse nel Cardinale Morano questa veste è quella che più gli si addice, quella del padre che si preoccupa dell’avvenire delle sue “figliole”; e significativa è stata certamente la sua generosità che ha profuso per la nascita e la crescita della piccola casa, sorta per volere del fratello Giuseppe, ma difesa e fortemente sostenuta da Lui al quale è riservato un piccolo ma interessante museo che ricostruisce le tappe più importanti di una vita spesa per magnificare sul campo, con le opere attestanti, l’Altissimo.