BREVE STORIA DI CASOLLA VALENZANO
GIACINTO LIBERTINI
Periodo pre-romano
Le terre di Casolla Valenzano, come pure tutta la pianura campana, prima della conquista
da parte dei Romani erano abitate dagli Osci e ciò è testimoniato dalle numerosissime tombe
scoperte di quel periodo. Ad esempio, a breve distanza da Casolla, in contrada Padula (1), nel
fondo del cav. A. Cafaro, furono trovate nel 1928 dall’archeologa Elia Olga 21 tombe, di
cui 15 integre e complete (2). Oltre alle tombe, a Caivano, in alcuni cortili di via Capogrosso e
via Don Minzoni, come ci testimonia Vincenzo Mugione in un articolo riportato integralmente
da Stelio Maria Martini (3), furono ritrovati dei frammenti di dolii, grossi vasi utilizzati per la
conservazione di alimenti, e ciò dimostra che ivi era esistente un villaggio osco. La via che
conduceva dal Sannio centrale, vale a dire dalla zona di Benevento, a Cuma, importante città
greca con un attivissimo porto, passando per Suessula (4), per il villaggio osco che diventerà poi
Caivano e per Atella, seguiva il tracciato dell’attuale provinciale Caivano-Cancello, passando
quindi nelle immediate vicinanze della nostra Casolla.
Periodo romano
Con la conquista romana tutta la pianura campana fu più volte centuriata, vale a dire divisa
in quadrati delimitati da strade campestri che formavano un reticolo estremamente regolare
ed erano affiancate da canali per il drenaggio delle acque. Le centuriazioni furono operate
anche per la zona di Casolla, una prima volta all’epoca dei Gracchi, cioè circa nel 131 a.C. (5),
con la centuriazione detta Ager Campanus I (6) ed una seconda volta in epoca augustea (7) con la
centuriazione detta Acerrae-Atella I (8).
Alcune tracce della prima centuriazione sono ancora visibili in alcuni punti della zona di
Casolla. La fig. 1 mostra la corrispondenza fra un cardine della centuriazione Ager
Campanus I e la strada che dalla piazzetta di Casolla va alla provinciale Caivano-Cancello
e ben oltre (a) e fra un decumano e via Saragat (b). Inoltre vi sono varie strade parallele ai
decumani (c). Vi è anche una parziale corrispondenza fra una strada e un cardine della
Acerrae-Atella I (d).

Fig. 1 – L’abitato di Casolla Valenzano
nel 1793 con i reticoli delle centuriazioni
Con la colonizzazione completa della zona da parte dei romani, nel nostro centro dovette
sorgere una villa romana di proprietà di qualche ricca famiglia, affiancata dalle case dei coloni.
Il nome Valenzano deriva come tanti altri toponimi con terminazione in -ano, frequentissimi
nella pianura campana, dal nome della famiglia che possedeva il luogo. Nel nostro caso è la
gens Valentia da cui il nome praedium valentianum. Giovanni Flechia attribuisce tale
etimologia all’omonimo centro abitato di Valenzano nei pressi di Bari (9). In effetti le tre più antiche
menzioni del nostro centro, risalenti al 999, al 1022 e al 1052 circa, casolla massa balentianense,
casolla valenczana e Massa Valentiana (10), avvalorano tale interpretazione.
Inoltre, la vasta zona detta Marcigliano, sita a sud di S. Arcangelo ed a nord di Casolla,
trae forse il suo nome dalla gens Marcilia ed è possibile che S. Arcangelo prima di assumere
tale nome a seguito della conquista longobarda, avvenuta poco dopo il 568, fosse proprio il
praedium Marcilianum. Ricordiamo che a lato delle rovine del castello di S. Arcangelo sono
emersi nel 1995 i resti di una villa romana del I secolo d. C. con splendidi mosaici raffiguranti
animali mitologici e nel sito sono stati reperiti frammenti di vasi di varie epoche fino al V secolo
d. C. a prova che il centro era abitato all’epoca della conquista longobarda (11).
Reperti archeologici di epoca romana sono emersi più volte a Casolla allorché si è scavato
per costruire delle fondazioni ma purtroppo questi reperti sono stati sempre o distrutti o
venduti senza che ne fosse informata la Soprintendenza o che, comunque, se ne conservasse
la memoria.
Medio Evo
La prima menzione di Casolla Valenzano si ritrova in un documento notarile del 999 dove
si parla di un sacerdote del luogo di nome Giovanni: ‘iohannis presbyteri de loco qui
vocatur casolla massa balentianense’ (12). In un documento del 1022 il principe longobardo
Pandolfo, anche a nome di suo figlio Giovanni conferma molti beni al monastero del S.
Salvatore in insule maris di Napoli e, fra l’altro, ‘fundoras et terris de loco qui dicitur
casolla. una cum ecclesia sancte marie cum suis omnibus pertinentiis … et in casolla
valenczana. et ecclesia sancti Angeli de loco qui vocatur valenciani ..’ (13). Successivamente
il centro è menzionato in una donazione dell’anno 1052 circa, in cui ‘Landulfus, et Adenulfus
germani fratres, nobiles Capuanae civitatis, una cum Petro nepote suo’ assumono l’abito
monacale e donano all’Abbazia di Montecassino numerose e cospicue proprietà fra cui: ‘Curtem
in Laneo ad pontem ruptum. Terras in Massa Valentiana’ (14).
Casolla e le sue chiese sono poi citati in cinque documenti risalenti rispettivamente agli anni
1079 (15), 1087 (16), 1097 (17),
1097 (18), 1109 (19). In questi documenti si parla della donazione da parte di
Giordano Principe di Capua e della conferma da parte dei successori, prima il figlio Riccardo
II e poi l’altro figlio Roberto, al Monastero di S. Lorenzo di Aversa di ben due chiese esistenti
in Casolla, una chiamata ‘Ecclesiam Sancte Marie de spelunca’ e l’altra ‘Ecclesiam Sancte
Marie’, oltre a molti altri beni fra cui Nolitum (20). Tali chiese insieme a molte altri beni donati e
confermati sembrano essere, almeno in larga parte, gli stessi beni confermati nel documento
del 1022 al monastero del S. Salvatore. Verosimilmente, con il mutare delle condizioni politiche
mentre gli ultimi principi longobardi avevano sostenuto l’importante monastero del S. Salvatore
di Napoli, i nuovi principi normanni trasferivano i beni al Monastero di S. Lorenzo di Aversa.
In ulteriori documenti di epoca successiva si parla di persone vissute a Casolla:
a. 1122, ‘presbiter Iohannes de Casolla’ (21).
a. 1237, ‘Bartholomeus cognomine Doferius de villa Casolle Valenzane’ (22).
a. 1252, ‘curtis dompne Marie de Casolla Vallenzona’ (23).
a. 1269, ‘Nicholai Anserzione de Casole Valenzani de Aversa’ (24).
All’anno 1273 risalgono le prime menzioni di feudatari a cui furono concessi da Re Carlo
I d’Angiò terre nelle pertinenze di Casolla:
I) ‘Concessa sunt in pheodum predicto Ioanni de Salciaco et heredibus suis ... bona
pheodalia, que fuerunt Altrude, matris Riccardi de Ribursa ... item petia una terre in
pertinentiis ville Casolle Valenzani, ubi dicitur ad ... [iuxta] viam puplicam et terram
eccl. S. Laurentii de Aversa, et continet modia terre XXIII.’ (25)
II) ‘Concessa sunt ... Egidio de Mostarolo, primogenito et heredi Philippi de Mostarolo,
... in villa Casolle Valenzani: inter ceteros Petrus de Auferio cum fratribus, Iohannes
de Ianuario;’ (26)
I due feudatari menzionati Ioanni de Salciaco, cioè de Saucy, e Egidio de Mostarolo, cioè
de Montreuil, ambedue francesi, o più precisamente provenzali come il loro Re, si imparentarono
fra di loro, come è dimostrato in un ulteriore documento dello stesso anno 1273:
‘Assensus pro matrimonio contrahendo inter Eustachiam, f. qd. Philippi Mustaroli et
sororem Egidii Mustaroli, et Iohannem de Salsiaco mil., cui donat duas terras que
fuerunt Altrude de Rocca, R. Curie devolutas per proditionem Riccardi de Rebursa,
filii dicte Altrude’, ‘et altera in pertinentiis ville Casolle Valenzani ubi dicitur ad viam
publicam’ (27)
Egidio di Mostarolo è anche menzionato in un altro documento del 1280 per aver richiesto
contributi feudali da parte dei suoi vassalli di Casolla, Caivano e di altri centri:
‘Notatur Egidio de Mustarolo qui petit subventionem a vassallis suis quos habet in
Adversa, Villa S. Vitaliani, Villa Cayvani, Villa Casolle Valenzani, Villa Olivole,
Villa Casignani et in Stringano ac a vassallis suis castri Palmule’ (28)
In due documenti dell’epoca sono elencati fra i mutuatores, vale a dire i contribuenti, di
Aversa anche quelli di Casolla Valenzano:
a. 1276, ‘heres Iohannis Laguensis de Casolla Villazani unc. unam, Benedictus de
Rogerio, Petrus de Alferio, Guido Gaguensis, Petrus de Dominico tar. XXVI’ (29)
a. 1277, ‘In villa Casulle Valenzane: Petrus de Auferio tar. XVI, gr. XVIII; Petrus de
Dominico tar. XVI, gr. XVIII; Benedictus de Rogerio tar. XVI, gr. XVIII; Robbertus
Spatanarius tar. XVI, gr. XVIII; Adenulfus tar. XVI, gr. XVIII; Guido Laganese tar.
XVI, gr. XVIII; Ambrosius de Casolla tar. XVI, gr. XVIII; Iohannes Patanarius tar.
XVI, gr. XVIII; Amorusus tar. XVI, gr. XVIII’ (30)
Nell’elenco del 1308 delle decime pagate al Vaticano sono menzionate le due chiese di
Casolla e i relativi sacerdoti:
‘Presbiter Martinus capellanus S. Marie de villa Casale Valentiano tar. I1/2’ (31)
‘Presbiter Iohannes de Aversana capellanus S. Marie de eadem villa tar. II’ (32)
Anche per l’anno 1324 sono riportati i sacerdoti delle due chiese di Casolla:
‘Presbiter Iohannes Mullica et presbiter Dominicus de ... pro ecclesiis S. Marie de
Casolla Vallinzani ...’ (33)
All’anno 1311 risalgono due interessanti documenti. Il primo è una transazione fra il Vescovo
di Aversa e il Monastero di S. Lorenzo di Aversa con cui fra l’altro si riconosce al Monastero
i diritti sulle chiese di ‘S. Mariae de Casolla Valenzana et S. Joannis de Nullito Dioecesis
Aversanae’ (34). Il Monastero in virtù delle antiche donazioni dei principi normanni di Capua
sosteneva i suoi diritti a riguardo delle chiese di Casolla e della chiesa di Nullito, vale a dire
dell'attuale Chiesa della Madonna delle Grazie, mentre il Vescovo di Aversa per competenza
territoriale sosteneva di avere pieni diritti sulle medesime chiese. In realtà, la transazione del
1311 non esaurì la contesa che riprese dopo il Concilio Tridentino, come è più ampiamente
illustrato da Domenico Lanna (35), e si risolse solo con la soppressione dei Conventi di tutti gli
Ordini Religiosi con il decreto di Re Gioacchino Murat del 7 agosto 1809 (36). Una disputa
giuridica durata a più riprese per quasi otto secoli è in verità un vero e proprio primato!
Il secondo documento è un Diploma di Re Roberto d’Angiò del 1311 in cui è ordinato di
mantenere pulito il Clanio, attuali Regi Lagni, agli ‘homines ... Caivani, Crispani, Cardeti,
Milleti (37), Casolle Valenzani, Sancti Nicandri, Sancti Arcangeli, et
Sallani (38) de pertinentiis dicte civitatis Averse’ (39).
Nella vendita del 1408 a Gurello Origlia da parte di Re Ladislao del feudo di Acerra nella
descrizione dei confini si riporta che esso è ‘justa terrenum casolle valensane pertinentiarum
averse’ (40).
In un documento notarile del 1477 è menzionato ‘Minichello Beneventano de Villa Casolle
Valenczane pertin. civitatis Averse’ (41).
Nel 1480 fu concessa l’indulgenza plenaria per i frequentatori delle chiese ‘in castris Cayvani,
Sancti Archangeli, Pascarole, Casolle, Casapuzane’ per l’aiuto fornito nella lotta contro i turchi (42).
I Quinternioni
Notizie importanti sui feudatari di Casolla Valenzano nel XV secolo si ritrovano nei Quinternioni,
che è possibile leggere nella trascrizione di Gaetano Capasso (43). Riportiamo il testo integrale di
questa importante fonte, per la parte che concerne Casolla, con la traduzione a lato in italiano
moderno.
In anno 1529 Pietro Iacovo de Afflicto assere havere comprato da la Regia Corte lo casale
di Casolla Valenzana con dui soi feudi nominati videlicet: lo feudo di Carinola, et lo feudo di
Rocca de Mondraone alias de magnifico Bernardo, quali casale, et feudi erano devoluti a’
detta Regia Corte per morte di Ginefra Brancatia di Napoli. |
Nell’anno 1529 Pietro Iacopo de Afflitto asserisce di aver comprato dalla Regia Corte il
casale di Casolla Valenzano insieme a due suoi feudi già nominati e cioè: il feudo di Carinola,
ed il feudo di Rocca di Mondragone ovverossia del magnifico Bernardo, i quali feudi erano stati
devoluti alla Regia Corte per la morte senza eredi di Ginevra Brancaccio di Napoli. |
In anno 1544 al detto Alexandro Brancazo succese Filiberto suo figlio il quale denuntiò la morte, obtulit relevium pro terra Grummi et pro dicto casali Casolle ut in petitionem releviorum etc. 4, fol ... | Nell’anno 1544 al detto Alessandro Brancaccio succedette Filiberto suo figlio il quale denunziò la morte ed offrì la tassa di successione per la terra di Grumo e per il detto casale di Casolla come risulta nel registro delle richieste di pagamento delle tasse di successione etc. 4, foglio ... |
In anno 1563 essendosi de ordine S. C. ad instantiam di molti creditori subastato lo detto
casale di Casolla remase alla magnifica Giulia Macedonia ultima licitatrice per dc. 13250
benche per prima havesse offerto dc. 12000 et per quelli li fosse stato liberato. |
Nell’anno 1563 essendosi per ordine della Corte della Sommaria su istanza di molti creditori
messo all’asta il detto casale di Casolla, esso rimase alla magnifica Giulia Macedonia ultima
licitatrice per ducati 13250 benché prima avesse offerto ducati 12000 e per quella somma a
lei fosse stato assegnato. |
La detta Giulia Macedonia fò madre di Gio. Bernardino Incarnago, al quale essa Giulia refutò detto casale, sed non fuit Registrata quint. III. | La suddetta Giulia Macedonia fu madre di Giovanni Bernardino Incarnago, al quale donò il suddetto casale, ma l’atto non fu registrato quint. III. |
In anno 1587 Geronimo Incarnao figlio del quondam Gio. Bernardino Incarnao vendi detto
casale de Casolla Valenzana libere à Nardo Andrea de Lione per dc. 17500 da pagarnosi
a’ creditori, etc. |
Nell’anno 1587 Geronimo Incarnago figlio del fu Giovanni Bernardino Incarnago vendette
liberamente il suddetto casale di Casolla Valenzano a Nardo Andrea di Lione per ducati
17500 da pagarsi ai creditori, etc. |
Lo detto Fabritio refutò detto casale a Gio. Francesco Sarriano suo figlio secondogenito. |
Il detto Fabrizio donò il suddetto casale a Giovanni Francesco Sarriano suo figlio secondogenito. |
VINCENTIUS CIMINO
MARCHIO CASOLLAE VALENSANAE
SUMPTU SUO POSUIT
1794
che dimostra pertanto che il campanile fu costruito a spese del Marchese Vincenzo Cimmino nel 1794 (52).
Attualmente il palazzo marchesale è proprietà del Cavaliere Giugliano che ne ha curato uno splendido
restauro, recuperandolo da una fase in cui era quasi rovinato per incuria dei precedenti proprietari.
Lanna riporta anche che nella Chiesa vi è una statua lignea con a tergo la data dell’869 (53) ma il restauratore
che ha curato la statua, Aurelio Talpa, sostiene che la statua è probabilmente del XIV secolo, pur non
escludendo che sia il rifacimento fedele di un modello più antico, così come per l’immagine della
Madonna di Campiglione a Caivano.
Demografia
Nel 1459, come si legge in un documento di archivio del Re Ferdinando d’Aragona riportato da
Michele Guerra (54), Casolla Valenzano aveva 23 fuochi o famiglie. Se si considera che grosso modo
ad ogni fuoco corrispondevano 5 abitanti, la popolazione era di circa 115 abitanti. Il documento
elenca ben 43 casali e riportiamo come termine di paragone il numero di fuochi per alcuni altri
casali: Cardito 15, Pascarola 40, S. Arcangelo 39, Crispano 24, Orta 24, Gricignano 31, Giugliano
128, etc.
Nel 1601 Mazzella riporta Casolla come casale di Aversa con 32 fuochi (55). Per confronto si considerino
nella stessa fonte il numero di fuochi annotato per alcuni casali vicini pure dipendenti da Aversa:
Cardito 49, Pascarola 90, Sant’Arcangelo, 20, Crispano 89, Orta 47, Sugivo (56) 76, Gricignano 93,
etc. Inoltre, il capoluogo, la città di Aversa, è riportata con 1320 fuochi (circa 6100 abitanti) e
Caivano, che già da quasi tre secoli non era più casale di Aversa, è riportato con 420 fuochi
(circa 2100 abitanti).
Nel 1611 Bacco annovera Casolla fra i casali di Aversa senza però dirne la popolazione (57).
Beltrano nel 1671 riporta 37 fuochi secondo la vecchia numerazione (1639?) e 45 secondo
la nuova (1669?) (58). Pacichelli nel suo libro del 1703 riferisce gli stessi dati (59).
In un documento inedito del 23 ottobre 1732, custodito presso l’Archivio di Stato di Napoli (60),
sono riportati 42 fuochi oltre a 25 persone non tassabili: un ‘sessagenario’, cioè un anziano
(Domenico Adduasio di anni 65), otto ‘vidue’, cioè vedove (Porzia Cristofaro, Teresa Rosso,
Mattia (61) Fierro, Mattia Celiento, Orsola S. Croce, Catarina d’Acerra, Orsola Riccio, Rosolena
Guadagno), tre sacerdoti (Don Giacomo Fierro, Don Francesco Palmiero, Don Francesco
Cristiano), un ‘adventizio’, cioè un avventizio (Giacomo Andrea d’Ambrosio), cinque ‘assenti’,
ovverossia residenti altrove (Carmine Ponticello, Domenico del Bene, Andrea Rosano, Giuseppe
Rosano, Giovanni Stanzione), un ‘condennato’, cioè un detenuto (Gaetano Rosano), cinque
‘napoletani’ (Nicola de Micco, Domenico di Guida, Giuseppe Cristiano, Domenico della Rossa,
Tammaro Cristiano) ed il Barone (Don Gregorio Cimmino).
Da Guerra per il 1737 sono riportati 42 fuochi (62).
Giuseppe Maria Galanti riporta 420 abitanti nel 1781 e 360 nel 1792 (63).
Giustiniani riporta 216 abitanti per l’anno in cui scrive, il 1804 (64).
Domenico Lanna riporta che nei registri parrocchiali risultavano 235 abitanti nel 1797 e 80-100
abitanti nell’anno in cui scrive e cioè il 1903 (65).
Per l’anno 1848 Gaetano Parente riporta 144 abitanti (66).
Note:
(1) Nel medioevo il termine significava palude.
(2) Caivano, necropoli pre-romana, In Notizie scavi, 1931, vol. VII,
p. 577-614. Si veda anche: FRANCO PEZZELLA, Un secolo di ritrovamenti archeologici
in tenimento di Caivano, Rassegna Storica dei Comuni, anno XXVII, n. 114-115, sett.-dic.
2002.
(3) Caivano. Storia, tradizioni e immagini, Nuove edizioni, Napoli,
1987, p. 24-25.
(4) Antica città osca, poi romana, sede di vescovato, distrutta nel IX
secolo. Sorgeva circa 1,5 km ad occidente della stazione di Cancello.
(5) GÈRARD CHOUQUER et al., Structures agraires en Italie
Centro-Méridionale. Cadastres et paysage ruraux, Collection de l’Ecole Française de
Rome, 100, Roma, 1987, p. 217 e p. 225.
(6) Ibidem, p. 202-206.
(7) Ibidem, p. 226-227.
(8) Ibidem, p. 207-208.
(9) Nomi locali del napolitano derivati da gentilizi italici, Torino, 1874.
Ristampato da Forni ed., 1984.
(10) Vedi note successive. Nella grafia medioevale la b e la v sono
facilmente interscambiate e, pertanto, balentianense è leggibile senza esitazioni come
valentianense. Inoltre la t seguita da i era pronunziata come z.
(11) v. PEZZELLA, op. cit.
(12) Regii Neapolitani Archivi Monumenta edita ac illustrata (RNAM),
Napoli, Stamperia Reale, 1845-61, Vol. III, doc. CCLX.
(13) BARTOLOMMEO CAPASSO, Monumenta ad Neapolitani
Ducatus Historiam Pertinentia, Tomo II, Parte I, p. 9, nota 4.
(14) LEONE OSTIENSE, Chronica Monasteri Cassinensis, L. II,
in: MURATORI LUDOVICO ANTONIO, Rerum Italicarum Scriptores, Annali, Antiq.
Italic. Script., Vol. IV, p. 401-402.
(15) RNAM, op. cit., Vol. V, doc. CCCCXXIX: ‘vicum qui dicitur
casolla vallenzana’, ‘cellam sancte marie que dicitur ad la spelunca’.
(16) Ibidem, Vol V, doc. CCCCXLIV: ‘ecclesiam sancte marie de
spelunca’, ‘ecclesiam sancte marie’.
(17) Ibidem, Vol. V, doc. CCCCLXXXIX: ‘Ecclesiam Sancte Marie
de spelunca’, ‘Casollam et Ecclesiam Sancte Marie’.
(18) Ibidem, Vol. V, doc. CCCCXC: ‘ecclesiam sancte marie de
Spelunca’, ‘Casollam et ecclesiam sancte marie’.
(19) Ibidem, Vol. V, doc. DXXXIV: ‘ecclesiam sanctae Marie de
spelunca’, ‘casolla cum aecclesia Sancte Marie’.
(20) Il centro era ubicato intorno a dove ora sorge la Chiesa della
Madonna delle Grazie, già Chiesa di S. Giovanni a Nullito.
(21) GALLO ALFONSO, Codice diplomatico normanno di Aversa
(CDNA), Napoli, Società Italiana di Storia Patria, L. Lubrano ed., 1927, Ristampa: Aversa,
1990, doc. XXI.
(22) CATELLO SALVATI, Codice diplomatico svevo di Aversa
(CDSA), Napoli, Arte Tipografica, 1980, doc. CLXXXI.
(23) CDSA, op. cit., doc. CCL. Si noti che nella grafia medioevale
dompne = dominae.
(24) RICCARDO FILANGIERI, I registri della cancelleria angioina
ricostruiti da Riccardo Filangieri con la collaborazione degli archivisti napoletani,
Napoli presso l’Accademia, dal 1950 in poi, vol. I, p. 276-277.
(25) Ibidem, vol. II, p. 238-9.
(26) Ibidem, vol. II, p. 240-1.
(27) Ibidem, vol. X, p. 20.
(28) Ibidem, vol. XXIV, p. 11.
(29) Ibidem, vol. XVII, p. 16.
(30) Ibidem, vol. XVIII, p. 73-7.
(31) INGUANEZ MARIO, LEONE MATTEI-CERASOLI, PIETRO
SELLA, Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV, Campania, Città del Vaticano,
Biblioteca Apostolica Vaticana, 1942, n. 3458.
(32) Ibidem, n. 3459.
(33) Ibidem, n. 3724.
(34) GAETANO PARENTE, Origini e vicende ecclesiastiche della
città di Aversa. Frammenti storici, Napoli, Tip. Cardamone, 1857-8, vol. I, p. 271-8 e vol. II,
p. 291-5.
(35) DOMENICO LANNA, Frammenti storici di Caivano, Giugliano,
Stab. Tip. Campano G. Donadio, 1903, p. 42. Dell’argomento parla anche PARENTE, op. cit.,
Vol. II, p. 689-690.
(36) Monsignor LUIGI DEL POZZO, Cronaca civile e militare delle
due Sicilie sotto la Dinastia Borbonica dall’anno 1734 in poi, Napoli, Stamperia reale, 1957.
(37) E’ probabile che sia erronea trascrizione di Nulliti.
(38) Il nome deriva forse da un praedium Sallianum. Il luogo è anche
citato in un documento del 1099 (‘.... Ab uno latere est finis via que pergit ad Saglanum,
que decernit inter fines Matalonis et Lanei: ab alio vero latere est finis terra nostra publica,
qualiter revolvitur per antiquam viam que olim ducebat ad Suessulam …’; Diploma di Riccardo
II, principe di Capua in un antico regesto di S. Angelo in Formis nell’Archivio di Montecassino,
riportato in: GIACINTO DE’ SIVO, Storia di Galazia Campana e di Maddaloni, Napoli 1860-1865,
Ristampato in Maddaloni 1986, p. 101) ma nei documenti di epoca successiva non è più riportato
come abitato. Nella zona vi è una località chiamata Saglianiello. Una località il cui nome ha la stessa
origine etimologica è Sagliano Micca in provincia di Vicenza.
(39) MICHELE GUERRA, Documenti per la città di Aversa, Aversa,
1801, p. 1-2; ristampati con traduzione dall’Istituto di Studi Atellani, Frattamaggiore, 2002, a
cura di G. LIBERTINI.
(40) GAETANO CAPORALE, Memorie storico diplomatiche della
città di Acerra, Napoli, 1890, Ristampa: Acerra, 1990, p. 277-278.
(41) Cartulari notarili campani del XV secolo, Napoli, Marino de
Flore 1477-1478, a cura di DANIELA ROMANO, Ed. Athena, Napoli, 1994, doc. n. 406.
(42) JOLE MAZZOLENI, Le pergamene di Capua, 1957-1960, vol.
II, p. I, p. 236-9.
(43) GAETANO CAPASSO, Afragola. Origini, vicende e sviluppo
di un casale napoletano, Napoli, Athena Mediterranea Editrice, 1974, p. 207-208. Fonte:
Archivio di Stato di Napoli, Quinternioni, Repertorio Terra di Lavoro e Molise, sec. XV-XVI;
fol. 202 + t (Casolle Valenzane Casale).
(44) LORENZO GIUSTINIANI, Dizionario geografico-ragionato
del Regno di Napoli, Napoli, 1797-1816.
(45) LEOPOLDO SANTAGATA, Storia di Aversa, Aversa, Eve
Editrice, 1991, p. 709.
(46) MARIA MARTULLO, Regesto delle pergamene della SS.
Annunziata di Aversa, Napoli, 1971, doc. XCI.
(47) Ibidem, doc. CCXXXIII.
(48) Archivio di Stato di Napoli, Frammenti dei fuochi, Fascio 301.
(49) Archivio di Stato di Napoli, Sezione Ponti e Strade, Fascio 481.
(50) SANTAGATA, op. cit., p. 908.
(51) CARLO PADIGLIONE, Dizionario delle famiglie nobili italiane
e straniere portanti predicati di ex-feudi napoletani e descrizione dei loro blasoni,
Napoli, 1901, Ristampato da Forni Ed., 1976, p. 9.
(52) LANNA, op. cit., p. 44.
(53) Ibidem, p. 42.
(54) Op. cit., p. 19-21.
(55) SCIPIONE MAZZELLA, Descrittione del Regno di Napoli, p.
41. Ristampa anastatica Forni Ed., Sala Bolognese, 1981.
(56) Succivo.
(57) ENRICO BACCO, Nuova descrittione del Regno di Napoli, p.
103. Ristampa anastatica Forni Ed., Sala Bolognese, 1977.
(58) OTTAVIO BELTRANO, Descrittione del Regno di Napoli, p.
95. Ristampa anastatica Forni Ed., Sala Bolognese, 1983.
(59) Abate GIOV. BATTISTA PACICHELLI, Del Regno di Napoli
in Prospettiva, Napoli, Stamperia di Michele Luigi Mutio, 1703, Ristampato da Forni Ed. ,
Vol. I, p. 161-164.
(60) Frammenti dei fuochi, Fascio 301.
(61) Era usato come nome femminile.
(62) Op. cit., p. 72.
(63) GIUSEPPE MARIA GALANTI, Nuova descrizione storica e
geografica delle Sicilie, Napoli, 1789, p. 217.
(64) Op. cit., t. VII, p. 268.
(65) Op. cit., p. 40-44.
(66) Op. cit., Vol. I, p. 159.