LE TRADIZIONI CIVILI E RELIGIOSE
DI GRICIGNANO D’AVERSA
GENNARO CAIAZZO
La realtà socio-economica di Gricignano, nonostante le profonde trasformazioni
a livello produttivo degli ultimi decenni, è ancora oggi ancorata ad un'attività di
carattere agricolo, che attualmente è sempre più ai margini dello sviluppo:
all'originario assetto socio-economico-culturale di tipo agricolo si è affiancato
per qualche tempo quello industriale, dovuto all'insediamento dell’Indesit, Lollini
ecc.. Queste risorse industriali hanno determinato per qualche decennio un boom
economico dell'intero agro aversano. In seguito, la crisi di tali nuclei industriali ha
provocato una regressione economica. Molti degli abitanti, lavoratori di quelle
industrie, erano stati posti in cassa integrazione guadagni e pochi sono stati
interessati da processi di riconversione lavorativa.
Negli ultimi anni gli operai sono stati impiegati in lavori di pubblica utilità e la
situazione socio-economica-culturale attuale si è modificata per il fenomeno
dell'immigrazione di molte famiglie della periferia napoletana, per la presenza
degli extracomunitari e per l'insediamento della US Navy Support Site. Nonostante
questi cambiamenti, Gricignano ha conservato le sue radici, soprattutto attraverso
le sue tradizioni religiose e civili. Si ricorda in particolare la festa di S. Andrea,
la festa del patrono, celebrata l’ultima settimana di agosto. La devozione del
popolo di Gricignano verso questo santo risale, secondo alcuni storici, al tempo
in cui il re Teodorico portò il culto del Santo da Costantinopoli a Ravenna.
Tuttavia si ritiene che l'apostolo sia diventato patrono di Gricignano con
l'arrivo degli amalfitani.
Il 30 novembre si svolge la festa religiosa, con la tradizionale processione. La
statua di S. Andrea viene portata sulle spalle da ragazzi che fanno parte di
un'organizzazione di accollatori e percorre tutte le strade di Gricignano. La
processione inizia verso le quattro del pomeriggio e si conclude verso le 23
circa tra gli applausi della folla e i fuochi d'artificio, mentre i ragazzi fanno percorrere
alla statua ancora tre o quattro giri intorno alla chiesa. La festa si conclude
con la celebrazione della Messa.
Un altro santo viene celebrato nel paese: S. Antonio Abate, venerato come
protettore degli animali. Infatti era facile un tempo trovare la sua immagine nelle
stalle e attaccata ai carri. Nel giorno della sua festa, il 17 gennaio, vengono
benedetti gli animali domestici e, a ricordo di una tradizione millenaria, nei punti
più importanti della cittadina, si effettua «'a lampa 'e Sant'Antuono», con il preciso
intento di allontanare dalle famiglie le disgrazie presenti e future, nonché per
augurare una buona annata agricola.
Questo santo é diventato familiare presso le classi più umili e la sua immagine è
stata interpretata in maniera sbagliata. Veniva rappresentato in lotta con i diavoli
che erano raffigurati sotto diverse forme di bestia.
Per quanto riguarda le tradizioni civili, si ricorda in particolare il Carnevale. Da
qualche testimonianza raccolta presso i nostri vecchi, sappiamo che gruppi di
ragazzi, mascherati da Pulcinella o in abiti vecchi, ripescati nei vecchi bauli,
andavano a bussare alle porte dei forestieri e chiedevano dolci, soldi o polpette,
cantando una strofa di cui non siamo riusciti a trovare il testo. Era abitudine dei
maschi travestirsi da donna (la «pacchiana»), mentre le donne si travestivano da
uomini. A Gricignano non si ricorda una maschera locale, anche se, alla fine degli
anni '80, a cura di un’associazione, il GIC (Gruppo Iniziative Culturali) venne creata
una maschera, «'u spaccaterra». A Gricignano, tuttavia, si svolgeva con grande
successo la manifestazione dei dodici mesi, tanto da essere menzionata dal Touring
Club Italiano. Giovani a cavallo, travestiti da personaggi che rappresentavano «i
dodici mesi», sfilavano per le vie del paese recitando strofe. Essi si fermavano nelle
piazze principali e sulle aie delle masserie per la gioia degli spettatori e soprattutto
dei bambini. Questa tradizione negli ultimi anni è stata ripresa e si è tentato di diffondere
anche quella dei carri allegorici. Un’usanza persa era la morte di Carnevale. L'ultimo
giorno di questa festa si svolgevano i funerali di Carnevale (rappresentato da un
pupazzone ben nutrito, dalle guance bianche e rosse), che moriva bruciato sul rogo.
Tutti fingevano disperazione ma alla fine si banchettava con prosciutti, salami e altre
leccornie. Si mangiava a crepapelle, perché il giorno successivo sarebbe cominciata
la quaresima, periodo di astinenza.
Un'altra tradizione quasi scomparsa è la festa della Quaresima. Le massaie, per diversi
giorni, a gara, preparavano un fantoccio fatto di materiale diverso e vestito da donna,
che il giorno delle Ceneri veniva affisso su un palo, in posizione visibile da più
parti e, nel corso della giornata, gruppi di ragazzi, ma anche adulti, si divertivano
a rendere omaggio alla «regina» (cantando, ballando, recitando), o a deriderla (con
lanci di palle di fango, di pietre e parolacce, ecc.). Secondo attendibili ricerche, il
fantoccio stava a significare la fine delle sventure in attesa della festività pasquale.