IL REGISTRO
DELLA CONTRIBUZIONE FONDIARIA
DI PASCAROLA

BRUNO D’ERRICO

Dopo la conquista del Regno di Napoli da parte dei Francesi, completata nel febbraio 1806 con le battaglie di Lagonegro e Campotenese, fu dato inizio a quel complesso movimento di riforma dello stato meridionale da parte dei suoi sovrani, prima Giuseppe Bonaparte e quindi Gioacchino Murat, passato poi alla storia come “il decennio francese”. In questo periodo fu affrontata, oltre alla riforma dell’amministrazione dello Stato e a quella della Giustizia, anche la riforma del sistema tributario. In quest’ultimo campo, con le leggi dell’8 agosto e dell’8 novembre 1806, furono abolite le vecchie contribuzioni, molteplici e farraginose, sostituendole con l’imposta unica fondiaria. Veniva spazzato così un sistema di disuguaglianze e privilegi ponendo il reddito fondiario a base dell’imposta. «L’importanza del provvedimento risulta più evidente quando si ricordi che anche le terre ex-feudali, soggette fin allora a un particolare regime tributario (adoa, jus tapeti, relevio) erano sottoposte al regime comune.
L’applicazione della nuova legge non era però facile; mancava lo strumento essenziale, un catasto fondiario attendibile e aggiornato; in tutta fretta si prepararono gli stati di sezione che servirono poi di base al catasto descrittivo, che doveva essere provvisorio in attesa di quello geometrico e che rimase invece fino all’unificazione del Regno d’Italia» (1).
Nell’Archivio di Stato di Napoli, nel fondo Ministero delle Finanze, è conservata la serie dei registri della contribuzione fondiaria, inerenti la Provincia di Napoli, che rappresentarono, appunto, il primo strumento per l’applicazione dell’imposta fondiaria nel Regno di Napoli. I registri, tutti compilati nel 1807, si aprono con il processo verbale della suddivisione del territorio della Comune. Col numero 234 si trova il «registro della contribuzione fondiaria della Comune di Pasquarola», ossia Pascarola, oggi frazione di Caivano, nel cui primo processo verbale, redatto il 22 giugno 1807, ritroviamo che il territorio di Pascarola era stato suddiviso in quattro sezioni: la prima denominata di Marzano, o levante; la seconda Trivio, o settentrione; la terza Maddalena, di ponente e la quarta S. Giorgio, a mezzogiorno.

La prima sezione nominata di Marzano, e di levante è quella parte del territorio della Comune di Pasquarola, che confina al levante in tutta la sua estenzione con i territori della Comune di Caivano divisi dalla Regia Strada che conduce alla Città di Caserta. Da settentrione con li territori della stessa Comune di Pasquarola divisi dalla strada denominata Lavarone. Da ponente porzione con l’abitato per mezzo della strada maestra della stessa Comune, detta la piona, e porzione con li territori della Comune di Caivano divisi dalla publica strada detta Marzano.
La seconda sezione denominata Trivio, e di settentrione è quella parte di territorio che da levante confina con i territori della Comune di Caivano divisi dalla Regia Strada che conduce alla Città di Caserta. Da settentrione confina con i Regi Lagni. Da ponente con i territori della stessa Comune divisi dalla strada detta Sauda, e porzione Casarcella, che porta all’abitato della stessa Comune. Da mezzo giorno confina con i territori della medesima Comune divisi dalla publica strada detta del Lavarone.
La terza sezione denominata la Maddalena, e di ponente è quella parte del territorio di Pasquarola che da oriente confina con i territori della detta Comune, e propriamente quelli della seconda sezione divisi dalla strada detta della Sauda. Da settentrione con i Regi Lagni. Da ponente con i territori della Comune di Casapuzzano, e d’Orta divisi per mezzo della strada detta La Maddalena. Da mezzogiorno confina col territorio della medesima Comune di Pasquarola, e vien diviso dalla strada detta anche della Maddalena che va a terminare alla suddetta strada della Sauda.
La quarta sezione finalmente denominata S. Giorgio, e di mezzo giorno è quel territorio della Comune di Pasquarola, che a Levante confina con i territori della medesima Comune per mezzo della Strada detta Strada di mezzo, ed anche coll’abitato. Da settentrione con i territori della medesima Comune divisi per mezzo della sopradetta Strada della Maddalena. Da ponente con i territori della Comune d’Orta, e son divisi per mezzo dalla Strada detta la Maddalena, ed anche di S. Giorgio. Da mezzo giorno con i territori della Comune di Caivano, che son divisi dalla strada denominata Guardapede.


Nel processo verbale steso il 4 luglio 1807 sono riportate notizie sul centro abitato e sui terreni.

La Comune di Pascarola conta di popolazione circa quattrocentotrent’anime. Il suo territorio è della circonferenza di circa miglia cinque.
Quest’estenzione di territorio si compone piccolissima parte di Giardini; la maggior parte poi di territori arbustati, e seminatorii. Altra porzione di campestri, e seminatori; ed altra porzione finalmente di fenili e pascolatori, a costo della quale vi è anche il fusaro per la macerazione dei canapi, e lini.
Gli Giardini non sono affatto irrigati.
Li territori arbustati, e seminatori danno grano, granone, e canape.
Gli arbusti danno vini di mediocre qualità.
Il moggio è alla misura Aversana di passi novicento, ed ogni passo di palmi otto, ed un quarto.


Tra i proprietari riportati nel registro, in tutto 68, possiamo distinguere gli ecclesiastici e gli enti ecclesiastici, nel numero di 14, dai civili che risultano essere in tutto 53, mentre è da segnalare la presenza di un ente giuridico, il Monte Pisani, proprietario di alcuni appezzamenti di terreno, di cui non è chiara la natura.
Dei proprietari persone fisiche (59), oltre all’ex feudatario si notano: 22 possidenti senza altra indicazione; 6 sacerdoti; 4 negozianti; 3 dottori in legge; 3 avvocati; 3 massari; 2 notai; 2 orefici; 2 coloni; uno speziale “manuale”; un razionale da Camera; un dottore fisico (medico); un sorbettiere; un mercante. Infine 6 proprietari senza alcuna indicazione, tranne il “don” che precede il nome, che indicava una qualche posizione sociale, in quattro casi.
Per quanto attiene la provenienza di questi proprietari, escludendo sempre l’ex feudatario, abbiamo: 9 proprietari di Napoli; 6 di Frattamaggiore; 5 di Caivano; 5 di Fratta Piccola; 4 di Orta; 2 di Sorrento; 2 di Cardito; 2 di Pomigliano d’Atella; 2 di Aversa; 1 di Crispano; 1 di Capua; 1 di Marcianise; 1 di Afragola; 1 di Casavatore; 1 di (Tredici di) Caserta; 1 di Succivo; 1 di Sant’Arpino; 1 di Casoria; 1 di Grumo; 1 di Trentola. Per 10 proprietari non vi è indicazione di provenienza, potendosi arguire fossero di Pascarola.
Il moggiatico complessivo, ossia l’estensione dei terreni, risultante dal registro è di 1.244,1 moggi alla misura aversana, comportante una estensione per moggio di circa 4.259 mq, ossia un totale 5.298.621,9 mq, circa 5,3 kmq, escludendo dal computo l’estensione del centro abitato.
Sull’estensione complessiva i territori seminativo-arborati (arbustati seminatori nella definizione dell’epoca) occupavano una estensione di 908,4 moggi (il 73 % del totale), i terreni solo seminatori (campestri) 171,5 moggi (il 13,8 % del totale), i terreni da pascolo (fenili) 163 moggi (il 13,1 % del totale) ed i giardini 1,2 moggi (solo lo 0,1 % del totale) (2).
La proprietà terriera in mano ad ecclesiastici (281,7 moggi) rappresentava il 22,6% del totale. Distinguendo però la proprietà degli ecclesiastici a titolo di possesso privato (in 6 casi), presumibilmente di provenienza familiare, da quella degli enti ecclesiastici (3), costatiamo che i terreni appartenenti a questi ultimi rappresentavano, con 240,9 moggi, il 19,3% del totale dei terreni di Pascarola.
Da tener presente che il quadro che ci presenta il registro della contribuzione fondiaria del 1807 rispetto ai beni degli enti ecclesiastici, è un quadro in evoluzione: la soppressione degli enti ecclesiastici e quindi la vendita dei loro beni, un altro particolare campo di intervento dell’amministrazione napoleonica, era già in atto da alcuni mesi. Per Pascarola abbiamo notizia già di alcune vendite di beni di cappelle o monti ecclesiastici locali: con il sistema della vendita col «quarto in contanti», svoltosi nel periodo settembre 1806-marzo 1807, Bartolomeo Dente, di Frattamaggiore, aveva acquistato il 18 dicembre 1806 per 1.425 ducati moggi 5,5 di terreno già di proprietà della Cappella del Santissimo Sacramento; ancora Bartolomeo Dente con il fratello Saverio alla stessa data aveva acquistato un terreno della Cappella del Rosario, per il prezzo di 455 ducati; sempre i fratelli Dente e alla stessa data avevano acquistato 8 moggi di terreno ancora di proprietà della Cappella del Rosario per il prezzo di 2.725 ducati; il 5 gennaio 1807 Sossio Stanzione di Frattamaggiore acquistava 8 quarte (0,8 moggi) di terreno già di proprietà della Cappella del Purgatorio di Casapuzzano per il prezzo di 310 ducati; ed infine l’8 gennaio 1807 Francesco Giuliano acquistava 15 quarte (1,5 moggi) di terreno di proprietà del «Monte della 1ª e della 3ª domenica del mese» per il prezzo di 1.000 ducati (4).
Non molto tempo dopo, con la soppressione del monastero della Maddalena di Napoli, una notevole estensione di terre sarebbe stata messa in vendita per i privati acquirenti a prezzi notevolmente favorevoli.
Dal registro i maggiori proprietari terrieri risultano fossero: l’ex feudatario marchese Palomba (nel registro per una chiara svista è intitolato ancora «illustre possessore», ma la feudalità era già stata abolita nel 1806), con una proprietà terriera complessiva, tra giardino, terreni seminativo-arborati, terreni seminativi e terreni da pascolo, di 525,7 moggi, che rappresentavano il 42,2% dell’intero territorio agricolo-pastorale di Pascarola. Seguiva il monastero napoletano di S. Maria Maddalena Maggiore con 156,3 moggi di terreno tra seminativo-arborato e solo seminativo, ossia il 12,5% del totale del suolo produttivo pascarolese.
Vi erano poi le proprietà meno cospicue di Costanzo della Noce (49,4 moggi, 3,9% del totale), Bartolomeo Dente (40,2 moggi, 3,2%), Francesco Parolisi e fratelli (31 moggi, 2,4%), Ignazio Sessa (24 moggi, 1,9%), Commenda di Malta (23,6 moggi, 1,8%), Seminario di Aversa (21,7 moggi, 1,7%), Giacomo Tafuri (21,4 moggi, 1,7%), Matteo d’Amico e fratelli (21 moggi, 1,6%), Parrocchia di Pascarola (20,6 moggi, 1,6%).
Da notare che 37 proprietari, il 54,4% del totale, dotati di fondi di estensione pari o minore a 5 moggi, disponevano in tutto di 91,5 moggi di terreno, ossia il 7,3% dell’intera estensione dei terreni produttivi. Da segnalare, in particolare tra questi la presenza dei tre massari e dei due coloni proprietari di terreni nonché di tre persone tra quelle non precedute dal “don” nel registro, ad indicazione del loro basso grado sociale.
Riporto, infine, l’elenco completo dei proprietari terrieri di Pascarola come risultano dal registro della contribuzione fondiaria del 1807.

Legenda: tas (territorio arbustato seminatorio); g (giardino); tc (territorio campestre); tf (territorio fenile).

Illustre possessore Marchese Palomba: (tas) 258,1 moggi suddivisi in dieci appezzamenti; (g) 1,2 moggi; (tc) 104,6 moggi suddivisi in cinque appezzamenti; (tf) 163 moggi suddivisi in due appezzamenti.
D. Costanzo della Noce di Sorrento possidente: (tas) 49,4 moggi suddivisi in quattro appezzamenti;
D. Gennaro della Noce di Sorrento possidente: (tas) 10 moggi sudditi in tre appezzamenti;
D. Rocco Galdieri di Cardito dott. in legge: (tas) 1,4 moggi;
D. Bartolomeo Dente di Frattamaggiore possidente: (tas) 40,2 moggi suddivisi in diciotto appezzamenti;
D. Natale di Lorenzo d’Orta possidente: (tas) 10,7 moggi suddivisi in due appezzamenti;
D. Antonio Braucci di Caivano dottor di legge: (tas) 1 moggio;
D. Gregorio Grimaldi di Crispano possidente: (tas) 4,2 moggi;
D. Giuseppe Cirillo di Capua orefice: (tas) 1 moggio suddiviso in due appezzamenti;
D. Massimo Mozzillo d’Orta speziale manuale: (tas) 2 moggi;
D. Geronimo Catalano Razionale di Camera di Napoli: (tas) 7,3 moggi suddivisi in due appezzamenti;
D. Domenico Ambrosio di Cardito avvocato: (tas) 11 moggi;
Nunzio Capone massaro: (tas) 2 moggi;
Simone Cristiano massaro: (tas) 1,8 moggi;
D. Giovanni Mazara possidente: (tas) 2,9 moggi suddivisi in due appezzamenti;
Donna Elisabetta Mazara di Marcianise: (tas) 5 moggi;
D. Francesco Maria Mazara avvocato: (tas) 16,7 moggi suddivisi in cinque appezzamenti;
D. Giorgio Mazara possidente: (tas) 5 moggi;
D. Francesco Parolisi e fratelli di Fratta Piccola possidente: (tas) 31 moggi suddivisi in tre appezzamenti;
D. Giacomo Tafuri di Napoli avvocato: (tas) 21,4 moggi suddivisi in cinque appezzamenti;
Donna Colonna Spena e sorelle di Frattamaggiore: (tas) 18,6 moggi;
Eredi di Gregorio Casaburo di Frattamaggiore negoziante: (tas) 13,5 moggi suddivisi in due appezzamenti;
D. Selvaggio Castaldo dell’Afragola possidente: (tas) 10 moggi;
Notar D. Antonio Ambrosio di Caivano: (tas) 9,4 moggi suddivisi in due appezzamenti;
D. Giorgio Pocierno possidente: (tas) 2,8 moggi;
D. Pasquale Orefice di Casavatore possidente: (tas) 9,7 moggi;
D. Sossio Stanzione di Frattamaggiore: (tas) 0,8 moggi;
D. Antonio Ricciardi di Tredici di Caserta possidente: (tas) 3 moggi;
D. Matteo d’Amico e fratelli di Napoli possidente: (tas) 21 moggi;
D. Luigi Fiore di Napoli mercatante: (tas) 2 moggi;
Luciano Amarzano colono: (tas) 3 moggi;
D. Giovanni Margarita di Succivo negoziante: (tas) 2,3 moggi;
D. Michelangelo di Cristofalo di Pomigliano possidente: (tas) 1,3 moggi;
D. Giovanni Nardiello di S. Elpidio possidente: (tas) 6,7 moggi suddivisi in due appezzamenti;
D. Carlo Verdone di Fratta Piccola possidente: (tas) 2,5 moggi;
Giorgio Capece e fratelli negoziante: (tas) 2 moggi;
D. Giuseppe Mandaliti di Napoli dottor Fisico: (tas) 10,5 moggi;
Carmosina Cimmino di Frattamaggiore: (tas) 2,2 moggi;
D. Giuseppe Zarrillo d’Orta possidente: (tas) 1 moggio;
Ciro Griego di Pomigliano sorbettiere: (tas) 1 moggio; (tc) 7,5 moggi;
D. Emanuele Zarrillo di Napoli dottor di legge: (tas) 2,5 moggi;
D. Giovanni Oliviero di Frattamaggiore possidente: (tas) 12 moggi;
Rosa Pellino d’Orta: (tas) 2 moggi;
D. Gennaro Pisani d’Aversa possidente: (tas) 2,5 moggi;
D. Francesco Giuliano possidente: (tas) 1,4 moggi;
D. Ferdinando Cafora e fratelli negozianti di Caivano: (tas) 3 moggi;
D. Giuseppe Severino di Napoli Regio notare e possidente: (tas) 5 moggi;
Eredi del fu D. Saverio Sagliano d’Aversa possidente: (tas) 3 moggi;
D. Ignazio Sessa di Napoli orefice: (tas) 15,9 moggi suddivisi in due appezzamenti;
D. Giacomo d’Ambrosio di Casoria possidente: (tas) 4 moggi;
Domenico Palmieri colono: (tas) 0,6 moggi;
Donna Marta Mellone di Fratta Piccola: (tas) 0,6 moggi;
Eredi di Andrea di Falco di Caivano massaro: (tas) 2,3 moggi;
Monte di Pisani di Napoli: (tas) 17,7 moggi suddivisi in quattro appezzamenti;
Parrocchia di Pascarola: (tas) 20,6 moggi suddivisi in sei appezzamenti;
Seminario della Città di Aversa: (tas) 21,7 moggi suddivisi in cinque appezzamenti;
Seminario della Città di Lecce: (tas) 7,9 moggi suddivisi in tre appezzamenti; (tc) 4 moggi;
Illustre D. Giorgio Palomma di Napoli beneficiato della Casa Palomma sotto il titolo della SS.ma Congregazione e Santa Margherita: (tas) 13,9 moggi suddivisi in cinque appezzamenti;
Sacerdote D. Antonio Liguori di Fratta Piccola: (tas) 4,3 moggi suddivisi in due appezzamenti;
Commenda di Malta: (tas) 23,6 moggi suddivisi in nove appezzamenti;
Sacerdote D. Gennaro d’Ambrosio di Caivano: (tas) 1,8 moggi;
Sacerdote D. Francesco Gervasio di Grumo: (tas) 1,8 moggi;
Monastero della Maddalena di Napoli: (tas) 100,9 moggi suddivisi in tre appezzamenti; (tc) 55,4 moggi suddivisi in tre appezzamenti;
Sac.te D. Maurizio Vernucci di Fratta Piccola: (tas) 2,5 moggi;
Sac.te D. Antonio Vitale di Trentola casale di Aversa: (tas) 5,5 moggi;
Cappella dei Notari di Napoli: (tas) 4 moggi;
Cappella di S. Maria di Loreto di Aversa: (tas) 2,8 moggi.



Note:
(1) P. VILLANI, Mezzogiorno tra riforme e rivoluzione, Editori Laterza, Roma-Bari 1974, (2ª ed.), pag. 310.
(2) da tener presente però che si è preso in considerazione solo il giardino di una certe estensione di proprietà del marchese Palomba, mentre gli altri giardini presenti all’interno dell’abitato di Pascarola, tutti di piccola estensione, non sono stati conteggiati.
(3) Parrocchia di Pascarola; Seminario di Aversa; Seminario di Lecce; Commenda del Sovrano ordine militare di Malta; monastero di Santa Maria Maddalena di Napoli; Cappella dei notai di Napoli; Cappella di S. Maria di Loreto di Aversa.
(4) Sulla soppressione degli enti ecclesiastici e sulla vendita dei loro beni cfr. P. VILLANI, La vendita dei beni dello Stato nel Regno di Napoli, Milano 1964, in particolare alle pp. 16-22. Le vendite sopra citate si ritrovano Ivi alle tabelle, rispettivamente: X, 4, n. 56, n. 57 e n. 59; X, 9, n. 259; X, 4, n. 90.