LO SCONTRO DI PONTE ROTTO*

BRUNO D’ERRICO

Tra il 12 gennaio 1799, giorno dell’entrata in vigore dell’armistizio stipulato il giorno prima presso Capua (ma denominato di Sparanise) tra i plenipotenziari del vicario del Regno di Napoli, principe Pignatelli, e il generale Championnet, comandante dell’esercito francese che aveva invaso il Regno di Napoli, e il 21 gennaio seguente, giorno in cui i francesi diedero inizio all’attacco a Napoli ed in cui, dai patrioti chiusi in Castel Sant’Elmo, fu proclamata la Repubblica napoletana, uno stato di anarchia si diffuse a Napoli e nei sui dintorni. Infatti, mentre l’esercito napoletano si ritirava da Capua, prontamente occupata dai francesi che avanzarono ad occupare la riva sinistra dei Regi Lagni fino ad Acerra, come previsto dalle clausole dell’armistizio, gli abitanti dei paesi posti tra i Regi Lagni e Napoli si diedero ad attaccare le stesse truppe napoletane, impadronendosi delle loro armi, giungendo ad uccidere ufficiali e soldati, mentre a Napoli i lazzari, i proletari della capitale, insorgevano contro il governo del vicario, si impadronivano delle armi degli arsenali militari, si davano alla caccia di veri o presunti amici dei francesi e proclamavano la continuazione della lotta al nemico esterno e ai traditori del regno. Durante questi dieci giorni, vi fu uno scontro di modesta importanza tra popolani insorti e francesi sul fronte napoletano, che corrispondeva appunto a Regi Lagni, scontro che avvenne presso Ponte Rotto (1). Altrove, invece, come alle Forche Caudine, vi furono combattimenti anche di una certa rilevanza.
Sullo scontro di Ponte Rotto non vi è alcun cenno nelle cronache contemporanee edite (2). Il primo a parlarne fu Pietro Colletta il quale, nella sua Storia del Reame di Napoli, pubblicata postuma nel 1834 a Capolago nel Canton Ticino, dedica alcune righe a tale episodio. Scrive il Colletta: «Il giorno innanzi de’ fatti di Santelmo [del 20 gennaio 1799], torme di popolo uscite in armi dalla città assalirono il posto francese a Ponte rotto; lo espugnarono e procedendo valicarono il fiume Lagni; ma da maggiore schiera incontrate e battute, ritornarono. L’oste francese, quel giorno stesso 19 di gennaio, levò i campi ed attendò più presso a noi tra Sarno e Aversa per aspettare la mezza brigata mossa di Benevento sotto il colonnello Broussier» (3). Il Colletta si riferisce all’inizio agli avvenimenti di Castel Sant’Elmo, ossia all’occupazione del castello da parte dei repubblicani che, con uno stratagemma, riuscirono ad espellerne popolani in armi e vi restarono rinchiusi fino al 22 gennaio, quando un distaccamento francese giunse in loro soccorso. L’occupazione del castello avvenne il 20 gennaio 1799, quindi Colletta indica il 19 gennaio come data dello scontro, come effettivamente conferma in seguito («... quel giorno stesso 19 gennaio...»). Notato questo, vi è da dire che quanti hanno in seguito parlato dello scontro di Ponte Rotto hanno sostanzialmente ricalcato il testo di Colletta, qualcuno addirittura parafrasandolo. Dopo Colletta parla dello scontro Clodomiro Perrone, che scrive: «Nell’istesso dì 19 [gennaio] in cui tanto sangue fu versato in Napoli, se ne versò molto altro fuori Napoli tra Lazzaroni e Francesi. Questi ultimi in quel dì levato campo si avvicinarono più alla città, tra Sarno e Aversa, ne’ piani del Sebeto, fermandosi per poco ad aspettare il reggimento digià spedito sotto Broussier a Benevento. Il primo attacco fu al posto di Ponte-Rotto, sul Clanio; quivi i Lazzaroni prevalendo per numero, vinsero e valicarono il fiume per spingersi avanti, ma imbattutisi in schiera maggiore furono battuti e retrocedettero» (4). Dopo il Perrone, Gaetano Parente parla dello scontro come segue: «L’oste francese entrata in Capua nel 12 gennaio venne ad attendarsi sul Clanio nel 19, quivi aspettando di congiungersi con la brigata Broussier. Torme di lazzari tutti in arme, venendo da Napoli, ed ingrossanti per via traversano la città, e muovono ad assalire i francesi a Ponterotto. Vincono; inseguono alla lor volta; poi retrocedono battuti e scompigliati; tumultuanti nel passaggio, e minacciosi di rapina e di morti» (5). Anche Alessandro Dumas, nel suo I Borboni di Napoli, parla dello scontro, aggiungendo alcuni interessanti particolari di parte francese: «I Lazzaroni (...) marciarono sugli avamposti francesi, situati al Ponte Rotto; batterono le guardie avanzate e benanco la Gran guardia, ma il Capo Brigata Poitou che al primo colpo di fucile fece prendere le armi ai suoi uomini, caricò tutta quella moltitudine nel momento in cui essa traversava la linea di demarcazione, tracciata fra le due armate, ne uccise una parte, mise il resto in fuga, ma senza inseguirla, si arrestò nei limiti» (6).
Quando nel primo centenario della Rivoluzione napoletana tra i vari testi pubblicati in ricordo degli avvenimenti di un secolo prima vi fu anche uno stralcio delle memorie del generale Thiebault, che fece parte nel 1799 dello stato maggiore del generale Championnet, fu possibile correggere alcuni errori del Colletta, e di quanti avevano scritto dopo di lui, sullo scontro di Ponte Rotto. Su quell’episodio scrive Thiebault: «Le lendemain du jour où le géneral Mack était arrivé à Caserte, quelques milliers de ces lazaroni attaquèrent notre cantonement de Ponte-Rotto, et bien entendu, sans denoncer l’armistice, que l’on devait denoncer trois jours d’avance. Cette affair, au surplus, fut sans importance; un seul bataillon fut envoyé contre eux par le géneral en chef, qui, parcourant la ligne, se trouva à Ponte-Rotto au moment de cette aggression; celle-ci, du moins, nous rendit le service de légaliser par un prétexte de plus la rupture de l’armistice. Le 20 janvier notre division quitta ses cantonement et Caserte pour se diriger sur Naples (...)» (7). Thiebault corregge quindi quanto scritto da Colletta in almeno due punti: 1) lo scontro di Ponte Rotto avvenne il giorno dopo l’arrivo del generale Mack a Caserta. Le fonti riportano che il generale Mack, per sfuggire alla minaccia dei popolani, che lo vedevano come il maggior colpevole della sconfitta militare, aveva abbandonato il proprio quartier generale, stabilito a Casoria, per nascondersi in una casa di Caivano, andando poi a consegnarsi il giorno 16 gennaio nelle mani dei francesi (8). Lo scontro a Ponte Rotto avvenne, quindi, il giorno 17 gennaio 1799; 2) fu solo il 20 gennaio, tre giorni dopo lo scontro di Ponte Rotto, che l’esercito francese iniziò la sua avanzata su Napoli togliendo il suo campo da Caserta. Sbaglia, quindi, Colletta quando afferma che già il 19 gennaio i francesi si fossero attestati «tra Sarno e Aversa»: affermazione questa poi del tutto inverosimile, trovandosi Sarno a circa 20 Km ad Est di Napoli, con il Vesuvio interposto tra le due località, cosa che rende Sarno del tutto improponibile come luogo di approccio per un attacco a Napoli provenendo da nord.
Nelle sue note alla Storia del Reame di Napoli di Pietro Colletta, Nino Cortese avvisa che l’azione di Ponte Rotto è del 17 gennaio, ma ingenera altra confusione aggiungendo che quell’azione «non deve essere confusa con quella dei regi Lagni» (9), facendo, quindi, pensare che il giorno 19 gennaio vi fosse stato un altro scontro, ma ai Regi Lagni, senza precisare, peraltro, la località, in quanto pure il ponte Rotto è sui Regi Lagni. Cortese aveva tratto probabilmente la precisazione sulla data dello scontro a Ponte Rotto da Niccolò Rodolico, il quale scriveva:«L’azione a Regi Lagni è confusa dagli storici con quella del Ponterotto del giorno 17. Il giorno 17 vi fu una scaramuccia di cui dà notizia il Thiébault che indica la data: egli fu presente e attesta che l’azione avvenne l’indomani dell’arrivo di Mack al quartiere generale dei Francesi» (10). Sull’azione dei Regi Lagni Rodolico scriveva: «La notizia che Castel Sant’Elmo era in potere dei patriotti giunse nel campo francese la mattina del 20 [gennaio]. Quello stesso giorno tornava da Benevento il generale Broussier, ricco di preda e vittorioso. (...) All’arrivo del Broussier lo Championnet diede subito ordine della marcia su Napoli (...) L’armata francese era divisa in due colonne: l’una al comando del generale Dufresse doveva da Capua per la via di Aversa-Melito raggiungere le posizioni di Capodimonte e Capodichino e di là penetrare a Napoli; l’altra al comando del generale Duhesme doveva da Caserta per la via di Acerra-Pomigliano muovere all’attacco di Porta Capuana. (...) Alla notizia che un esercito si avanzava verso Pomigliano accorrono armati per arrestarne la marcia, combattono ad Acerra al passaggio del torrente Regi Lagni, poi si ritirano a Pomigliano e attendono il nemico» (11). L’azione denominata dagli storici dei Regi Lagni, che ebbe luogo, probabilmente, nei pressi del ponte cosiddetto di Napoli, sul canale in prossimità di Acerra, e che dovette concretarsi in un semplice scambio di fucilate tra popolani e francesi, avvenne, quindi, non il 19, ma il 20 gennaio 1799 (12).
Sullo scontro a Ponte Rotto non è stato scritto altro fino a tempi recenti, quando il canonico Lampitelli, nel suo libro su Casapozzano (13), ha pubblicato alcune importanti annotazioni del parroco della parrocchia di S. Michele Arcangelo di Casapozzano del 1799, don Sossio Villano.
Nel libro dei defunti comprendente quell’anno, sotto la data del 17 gennaio, il parroco ha registrato quanto segue: «Anno Domini millesimo septingentesimo, nonagesimo nono, die vero decima septima mensis ianuarii. Cum colens militiae Gallicanae, tempore armistitii facti cum exercitu Neapolitano, custodiret Paludem, vulgo dicta Ponte Rotto, plurima turba fortiter armata exurgens ex convicinis casalibus, illam incaute, et audaciter aggressi sunt, ut mactarent, et occiderent. Et facto proelio, multi ceciderunt ex aggressoribus, inter quos etiam misere et casualiter fuerunt interfecti sequentes, scilicet: Stephanus Pagano vir Felicis di Lorenzo Castri Casaputeanae; Bartholomaeus Cristiano terrae Caivani; Pascalis Grimaldi filius Antonii dicti Castri Casaeputeanae; Ioseph del Prete vir Magdalenae Perrotta terrae Fractae Maioris, et Pascalis Oliva Castri Ortae, qui conscius fuit dicte conspirationis. Hinc habita prius licentia a Reverendissimo Capitulo Aversano, eos in sepultura Sanctissimi Rosarii Parochialis Ecclesia sub titulo S. Michaelis Arcangeli, et S. Nicolai eiusdem Castri, ego Sosius Villani dicte Parocciae Parocus sepultandos curavi, et requiescant in pace» (14).
Nel suo elegante latino il parroco di Casapozzano ci dice qualcosa di molto interessante: le truppe francesi che presidiavano Ponte Rotto furono assalite da una massa di gente insorta in armi (fortiter armata) proveniente dai casali vicini e riporta poi i nomi dei caduti nello scontro (cinque) sepolti nella sua chiesa, due di Casapozzano, uno di Caivano, uno di Frattamaggiore ed uno di Orta, un tale Pasquale Oliva che in quell’episodio dovette avere una parte di qualche rilievo (conscius fuit dicte conspirationis).
Altre interessanti notizie, inedite, sullo scontro di Ponte Rotto ho ritrovato nell’archivio della Parrocchia della Trasfigurazione di Succivo.
Nell’anno 1799, sotto la data del 17 gennaio nel libro dei defunti il parroco di Succivo, Salvatore Luongo, riporta le seguenti annotazioni:
«Anno Domini Millesimo septingentesimo nonagesimo nono, die vero decimoseptimo mensis ianuarii.
Dominicus Margarita, filius Vincentii, et Teresia Russo, annum agens circiter decimum octavum, cum in publica via contentionem habuisset cum quodam scloppi ictu ab illo vulneratus statim obiit; eiusque cadaver confratrum Congregationis Animarum Purgatorii in hec Paroeciali Ecclesia inhumatum est iuxta eius electionem. Il detto Domenico Margarita fu da Francesi ucciso, per essere andato contro di essi temerariamente per offenderli.
Giuseppe Landolfo, figlio del quondam Agostino, e Rachele Bencivenga, di anni ventidue in circa nel anno 1799 nel giorno diecesette del mese di Gennaro, avendo inteso che da Paesi convicini si erano portati contro i Francesi, i quali stavano nel Ponte di Casapuzzano acquartierati non con la pace e la quiete, andò esso ancora contro i medesimi Francesi armato, fu da’ medesimi passato a fil di spada, nel medesimo luogo se ne morì, e fu trasportato dopo tre giorni in questa chiesa, dove fu sepolto nella Congregazione del Santissimo Sacramento con licenza del Capitolo di Aversa.
Nicola Compagnone figlio di Lorenzo di anni sedeci in circa, nel anno 1799 nel giorno diecisette del mese di Gennaro, avendo inteso da Paesi convicini si erano sollevati contro i Francesi, i quali stavano acquartierati nel Ponte di Casapuzzano non con pace e quiete, andò esso ancora contro i medesimi Francesi armato, fu da medesimi passato a fil di spada, e nel medesimo luogo se ne morì, e fu trasportato dopo un giorno in questa chiesa, dove per licenza del Capitolo di Aversa fu sepolto nella Congregazione del Santissimo Rosario» (15).
Ancora notizie di caduti a Ponte Rotto nell’archivio della Parrocchia di San Massimo di Orta di Atella: «Anno Domini millesimo septingentesimo nonagesimo nono die vero decima septima mensis ianuarii. Paschalis Capasso celebs filius qq.m Arcangeli et Marie Parolise ob conflictum habitum cum Gallis interfectus fuit, et sacramentis muniti non potuit et post duos dies eius corpus sepulture SS.mi Crucifixi [fuit] traditum.
Anno Domini millesimo septingentesimo nonagesimo nono die vero decima septima mensis ianuarii. Paschalis Petrillo vir Margherite Russo etatis sue annorum trigintaquinque circiter ob conflictum habitum cum Gallis in loco, ubi dicitur Ponterutto, interfectus fuit, et sacramentis muniti non potuit et post dies tres sepulture SS.mi Crucifixi corpus eius fuit traditum» (16).
Ma il documento più interessante che ho ritrovato sull’episodio di Ponte Rotto è la nota lasciata dal parroco di Succivo di quell’epoca sulla terza di copertina di un registro dei nati a mo’ di epitaffio per i caduti in quello scontro. «Nel giorno 17 Gennaio dell’anno 1799 vi fu sopra il Ponte di Casapuzzana, detto volgarmente Ponterotto, un terribile, e sanguinoso conflitto tra i Francesi, e i nostri Paesani. De Francesi ne morirono trentatre, e de’ nostri ne morirono ventuno; cioè quattro di Orta, undici di S. Elpidio, tre di Succivo (Domenico Margarita di anni 18, Giuseppe Landolfo di anni 22, Nicola Compagnone di anni 16) due di Casapuzzana ed uno di Frattamaggiore. Dio glie la perdona! Che frenesia fu mai quella la loro! Poca gente e totalmente ignorante dell’arte militare, farsi a fronte per combattere ad un Esercito formidabile, e tremendo! Sciocchezza veramente degna di essere compianta. Poveri infelici!!!» (17).
Conosciamo quindi, grazie al parroco Luongo, il numero dei caduti dello scontro e, in particolare, la provenienza di quelli di parte napoletana: tre di Succivo, sepolti nella chiesa di quel casale; due di Casapozzano, uno di Frattamaggiore, uno di Orta e uno di Caivano, secondo il parroco di Casapozzano, o di Orta, secondo il parroco di Succivo (forse di Caivano, ma sposato ed abitante ad Orta), tutti sepolti nella chiesa di Casapozzano; altri due di Orta, sepolti nella propria chiesa parrocchiale. E poi gli undici di Sant’Arpino (Sant’Elpidio), tutti sepolti nella chiesa di quel casale. Il parroco di Sant’Arpino dell’epoca segnala, ovviamente, le cause di tanti morti tutti insieme in quel tragico 17 gennaio, ma non parla dello scontro di Ponte Rotto.
«Anno Domini millesimo septingentesimo [nonagesimo] nono die vero decima septima ianuarii. Ianuarius Tamburrino vir Mariae Coscione annorum circiter quadraginta in communione S.M.E. existens animam suam Deo reddidit dum temere et inconsultis prudentibus periculi se exposuit in periculo interfectus fuit sepultus est in Ecclesia Parochiali in sepultura in cappella preditta Animarum Purgatorii cum licentia Reverendissimi Capituli sicut et(iam) hii qui sequuntur.
Eodem die et anno. Petrus Pezzella filius Elpidii et Adrianae Marroccella annorum circiter vigintiduo talem (?) modo in periculo temere se exposuit interfectus est cum ceteris sepultus est ecc.
Eodem die in eodem conflictu. Nicolaus Lettera vir Mariae Cicatiello annorum circiter quadraginta trium ab (...) de militibus remansit interfectus sepultus est ecc.
Anno Domini millesimo septingentesimo nonagesimo nono die vero decima septima ianuarii. Paschalis Arbolino filius Luce vir Carminae Caracciolo annorum circiter triginta in communione S.M.E. existens dum temere se in periculus posuit cum militibus Gallis peragitans (?) interfectus est sepultus est ecc.
Eodem anno et die. Paschalis Galioto filius quondam Ioannis vir Iusemine Copursino (?) annorum circiter quadraginta in communione S.M.E. existens ipse (...) in eodem conflictu repertus a Gallis interfectus est sepultus est ecc.
Eodem die et anno. Andreas dell’Aversana filius quondam Iacobi et quandam Martae Maiello annorum circiter quinquaginta in communione S.M.E. existens in eodem conflictu cum militibus Gallis fuit interfectus sepultus est ecc.
Eodem die et anno. Agnellus Pezone vir Maximelle Scattone annorum circiter triginta existens in communione [S.M.E.] intefectus fuit una cum ceteris a militibus Gallis dum se in periculum posuerunt sepultus est ecc.
Eodem die in eodem conflictu. Dominicus Pianese vir Margaritae Pezone annorum circiter triginta in communione S.M.E. existens intefectus fuit a militibus Gallis eius corpus sepultum est ecc.
Anno Domini millesimo septingentesimo nonagesimo nono die vero decima septima ianuarii. Crescentius Faicchia filius quondam Ioannis in communione S.M.E. existens anima Deo reddidit annorum circiter triginta quinque interfectus a militibus Gallis dum temere, exposuit se periculo absque electione sepultura ecc.
Eodem die quo supra. Dominicus Silvestro viduus quandam Iesualtae de Iorio annorum circiter triginta duo in communione S.M.E. existens animam suam reddidit Deo interfectus a militibus Gallis dum eos cum aliis suis concivibus aggressi sunt sepultus est ecc.
Eodem anno et die. Dominicus di Vietra annorum circiter sexdecim in communione S.M.E. existens eodem die cum aliis interfectus est a militibus Gallis sepultus est ecc.» (18).
Un ultimo documento, ancora proveniente da Succivo, ci fornisce ulteriori notizie sullo scontro. La sorella di uno dei succivesi uccisi a Ponte Rotto presentò una supplica per un sussidio al governo borbonico, perché povera ed orfana e rimasta priva di ogni sostentamento per la morte del fratello.
«Sacra Regia Maestà
Signore
Palma Landolfi povera orfana d’età d’anni dodici in circa del Casale di Succivo Diocesi di Aversa in Provincia di Terra Lavoro prostrata appiè di V.M. colle lagrime agli occhi umilmente l’espone, come un suo fratello germano per nome Giuseppe Landolfi delli quondam Agostino e Rachele Bencivenga d’anni 22 in circa nello scorso anno 1799 nel dì 17 Gennaio avendo inteso, che molta gente de’ paesi convicini si era portata sopra Ponterutto, ove stavano accampati gl’infami francesi, il medesimo si armò anch’egli, e si portò contro li medesimi, dove dopo un lungo attacco fu dai stessi miseramente morto, come meglio rilevasi dalla qui acchiusa fede del Parroco del Luogo sudetto. Ne ricorre importanto da V.M., e ne la supplica volersi compiacere di accordarle un sussidio caritativo annuale, onde potersi sostenere, giacché quel solo fratello avea, che la sovveniva. E l’otterrà a grazia singolare, q.m Deus.
La sudetta Palma Landolfi per essa non sapere scrivere di loro volontà per mano mia, ed in fede ho segnato Io notar Agostino Pellino del Castello d’Orta.
[foglio allegato]
Attestiamo noi qui sottoscritti Parroco, Eletti, e Cancelliere di questa Università di Succivo Diocesi di Aversa in Provincia di Terra di Lavoro, come dopo la resa della piazza di Capua la Barbara nazione Francese nell’armistizio si stese fino alle acque del fiume Clanio, dove volgarmente si dice Ponte rutto, donde faceano continue scorrerie per le campagne, presso Succivo, ed altri convicini paesi. Nel giorno diciassette di Gennaro corrente anno 1799 i naturali del paese di Succivo suonarono le campane all’armi ed unitasi a massa attaccarono l’infame Nazione sul Ponte sudetto. Dopo un attacco di circa quattro ore morirono molti Francesi di Cavalleria ed anche Fanteria, e molti degli nostri ammassa e tra quali vi fu Giuseppe Landolfo di Succivo figlio del quondam Agostino, e la quandam Rachele Bencivenga, di anni ventidue, giovane valoroso, che a più colpi di archibuggi cadde estinto. Il cadavere del fu Giuseppe Landolfo di Succivo dopo essere stato quattro giorni insepolto nella aperta campagna, fu di notte tempo preso, il medesimo ha lasciato una sua sorella germana per nome Palma di anni dodici povera ed onorata, esso fu sepolto nella Congragazione del Santissimo di Succivo. E per essere la verità ne abbiamo fatta la presente firmata con proprie mani, e munita col suggello della Parrochiale chiesa come anche dell’Università del sudetto Casale di Succivo.
Succivo 6 Febbraio 1800 Carmine Iovinella eletto Giacomo della Corte eletto Gio. Batta Iovinella cancelliere Salvadore Luongo parroco
Ita sunt et in fidem requestus signavi ego Not. Augustinus Pellino castri Hortae» (19).
A questo punto, alla luce dei documenti riportati, credo si possa trarre una conclusione sullo scontro di Ponte Rotto, che smentisce quanto sostenuto da Colletta e da quanti hanno scritto dopo di lui, rifacendosi a lui, o da quanti hanno scritto senza conoscere la situazione locale (i francesi). Quel 17 gennaio non furono i lazzari usciti da Napoli ad attaccare l’avamposto francese sui Regi Lagni, ma gli abitanti dei casali vicini a Ponte Rotto: Succivo, Sant’Arpino, Casapozzano, Orta di Atella. Questo ci è attestato dai parroci di Casapozzano e Succivo («plurima turba fortiter armata exurgens ex convicinis casalibus», «da Paesi convicini si erano sollevati contro i Francesi», «un terribile, e sanguinoso conflitto tra i Francesi, e i nostri Paesani») e ciò è confermato dal fatto che i caduti di parte napoletana nello scontro erano tutti di quei casali.
Sbaglia, quindi, chi scrivendo di quell’episodio, fidando di quanto riportato dal Colletta, ne parla come un attacco dei lazzaroni, la plebe napoletana, ai francesi (20): e io credo che nei giorni tra il 12 e il 21 gennaio 1799 non ci siano state affatto incursioni dei lazzari contro i francesi, perché i lazzari non uscirono mai dalla città in quei giorni. Infatti nessuna fonte contemporanea parla di spedizioni fuori dalla città del popolo in armi. Ritengo del tutto impensabile che masse mal condotte, prive di disciplina e di rifornimenti, potessero improvvisarsi un esercito all’attacco. I lazzari potettero guadagnarsi l’ammirazione e l’elogio dei francesi per l’eroica difesa di Napoli perché era la difesa dei luoghi nei quali vivevano e di cui conoscevano ogni anfratto, dove potevano sfruttare ogni vantaggio offerto da un terreno a loro noto. Altra cosa sarebbe stato uscire in campo aperto contro un esercito agguerrito ed organizzato come quello francese.
Lo scontro di Ponte Rotto, per quanto di modesta entità, ebbe comunque una conseguenza importante, perché fu preso a pretesto da Championnet per rompere l’armistizio ed avanzare all’attacco di Napoli, come ci ha lasciato scritto lui stesso: «L’armée vivait sur la foi des traités, les rapports journaliers m’apprenaient que la tête du général Mack était mise à prix; qu’une grande fermentation régnait dans Naples. En effet le géneral Mack est obbligé de se réfugier parmi les français. Les lazzaroni désarment une partie de l’armée royale, s’emparent des canons des piéces d’artillerie, et menacent de nous attaquer. (...) L’effet suit de prés la menace des lazzaroni; ils attaquent les avant-postes de Ponte Rotto; ils sont repoussés. Je ne demandais que ce coup d’éclat. D’ailleurs aucune des conditions imposées per le traité n’était remplie. J’était donc dégagé du fantôme d’armistice que j’avais conclu» (21).

NOTE:
(*) Questa ricerca, per quanto riguarda le fonti archivistiche, è stata condotta essenzialmente negli archivi parrocchiali locali e ha visto il coinvolgimento di diverse persone, la cui collaborazione e la cui pazienza hanno consentito che essa potesse portare ai risultati qui presentati. Sento perciò il dovere di ringraziare quanti hanno favorito la mia ricerca, ossia: l’amico Franco Pezzella, che mi ha aiutato nel primo approccio ai custodi delle fonti; il parroco della parrocchia di Sant’Elpidio di Sant’Arpino, don Stanislao Capone e lo storico santarpinese Antonio Dell’Aversana, che mi ha gentilmente fornito la riproduzione degli atti interessanti questo studio; il parroco della parrocchia di San Massimo di Orta di Atella, don Francesco Russo e il seminarista Carmine Mozzillo; il parroco della parrocchia di Sant’Arcangelo di Casapozzano di Orta di Atella, don Roberto Comune; ma, in particolare, voglio ringraziare il parroco della parrocchia della Trasfigurazione di Succivo, don Carlo Cinquegrana, decano dei parroci “atellani”, il quale non solo mi ha consentito l’accesso alle fonti con grande disponibilità, così come tutti gli altri parroci, ma mi ha anche fornito precise indicazioni per rintracciare un documento importante ai fini del presente studio, che, altrimenti, difficilmente avrei potuto scoprire.
(1) Il ponte Rotto fa parte, ancora oggi, del sistema di manufatti eretti, fin dall’antichità, per consentire il passaggio del fiume Clanio. Questo fiume da quando, a partire dai primi anni del XVII secolo, fu dato inizio alle opere di canalizzazione delle sue acque in parte stagnanti, ebbe il nome di Regi Lagni, tuttora in uso. Ponte Rotto, altrimenti denominato ponte di Casapuzzana, dava nome pure ad un feudo rustico esistente all’inizio del XVI secolo: cfr. ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI (in seguito citato come A.S.N.), Relevi originali, voll. 4 e 5 (il feudo era all’epoca di proprietà della famiglia Capecelatro).
(2) Non ne parlano né il De Nicola (Carlo DE NICOLA, Diario napoletano 1798-1825, Napoli 1906, 3 voll.) né il Marinelli (I giornali di Diomede Marinelli, Due codici della Biblioteca Nazionale di Napoli pubblicati a cura di Alfonso FIORDELISI, Napoli 1901), né, tantomeno, la Memoria degli avvenimenti popolari seguiti in Napoli in gennaio 1799. In Napoli l’anno VII della Libertà (pubblicata in Alessandro DUMAS, I Borboni di Napoli. Documenti in appoggio ai primi quattro volumi. 1734-1800, Napoli 1862) che pure si dilunga sugli avvenimenti verificatisi nei dintorni di Napoli nel periodo che va dall’armistizio di Sparanise all’attacco alla città (vedi le pagg. 108-110). Neanche il Logerot fa alcun cenno all’episodio di Ponte Rotto (Carlo LOGEROT, Memorie storico politiche 1734-1815, ms XXVI C 6, Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria. I capitoli 9 e 10 del manoscritto sono editi in Aniello CORTESE, La politica estera napoletana e la guerra del 1798, Milano-Roma-Napoli 1924. Si vedano le pagg. 230-231). L’episodio è ignorato anche dalle Memorie per servire alla storia dell’ultima rivoluzione di Napoli ossia ragguaglio degli avvenimenti che hanno preceduta e seguita l’entrata dei Francesi in Napoli nell’anno 1799 raccolti da B.N. testimone oculare, Napoli 1864 (traduzione dal francese di un opuscolo pubblicata a Parigi nel 1801, scritta a Napoli, o quantomeno completatovi, nel novembre 1799 da un certo Bartolomeo Nardini), così come dal libretto intitolato Anarchia popolare di Napoli dal 21 dicembre 1798 al 23 gennaio 1799. Manoscritto inedito dell’abate Pietrabondio Drusco, a cura di M. Arcella, Napoli 1884, che, accennando ai fatti verificatisi nei dintorni di Napoli ricalca pedissequamente quanto riportato dalla Memoria degli avvenimenti popolari.
(3) Pietro COLLETTA, Storia del Reame di Napoli, Introduzione e note di Nino Cortese, Napoli 1956, vol. I, pag. 408.
(4) Clodomiro PERRONE, Storia della Repubblica Partenopea del 1799 e vite de’ suoi uomini celebri, Napoli 1860, p. 116.
(5) Gaetano PARENTE, Origini e vicende ecclesiastiche della città di Aversa, Napoli 1858-1861, vol. II, p. 691.
(6) ALESSANDRO DUMAS, I Borboni di Napoli, Napoli 1969 4° vol. (ristampa dell’edizione del 1862), pp. 306-307.
(7) B. THIEBAULT, L’attacco e la difesa di Porta Capuana in Gennaio 1799, in Archivio Storico delle Province Meridionali, a. XXIV (1899), pp. 193-222 [estratto dalle Memoires du géneral B. Thiebault], alle pp. 199-200.
(8) Cfr. Memoria degli avvenimenti popolari cit., pag. 109.
(9) Pietro COLLETTA, Storia cit., pag. 408, n. 320.
(10) Niccolò RODOLICO, Il popolo agli inizi del Risorgimento nell’Italia meridionale. 1798-1801, Firenze 1926, pag. 122, n. 2.
(11) Ivi, pagg. 120-121.
(12) Tragica conseguenza di quella scaramuccia senza importanza fu l’attacco portato da un distaccamento francese su Pomigliano d’Arco, con l’uccisione di almeno trentuno paesani e il saccheggio e l’incendio di molte case del paese. Su tale avvenimento cfr. Salvatore CANTONE, Cenni storici di Pomigliano d’Arco, Nola 1923, pp. 63-68; Nino LEONE, Cronache d’archivio. 1799, la strage di Pomigliano, in Il Mattino del 4 giugno 1998.
(13) Alessandro LAMPITELLI, Casapozzano la sua storia e la nostra origine, Sant’Arpino 1986, pagg. 75-76.
(14) Nell’archivio della Parrocchia di S. Michele Arcangelo di Casapozzano mancano tutti i libri parrocchiali più antichi, probabilmente depositati alla Curia di Aversa. Del foglio 109 retto e verso del libro dei defunti comprendente anche l’anno 1799, di sopra trascritto, ho potuto comunque consultare una fotocopia. Ho riportato il testo, già pubblicato da Lampitelli, perché in quella edizione non é privo di errori.
(15) ARCHIVIO DELLA PARROCCHIA DELLA TRASFIGURAZIONE DI SUCCIVO, Liber mortuorum 2 (1686-1808), foll. 102v-103r.
(16) ARCHIVIO DELLA PARROCCHIA DI S. MASSIMO DI ORTA DI ATELLA, Registro VI dei morti (1798-1807), fol. 5r.
(17) ARCHIVIO DELLA PARROCCHIA DELLA TRASFIGURAZIONE DI SUCCIVO, 2 liber Baptizatorum (1686-1739), 3ª di copertina. Devo la conoscenza di questo documento al parroco di Succivo don Carlo Cinquegrana, che qui ancora ringrazio.
(18) ARCHIVIO DELLA PARROCCHIA DI SANT’ELPIDIO DI SANT’ARPINO, IV Libro dei morti (1778-1808), pagg. 222-224. In Franco E. PEZONE, Vincenzo de Muro. Giansenista, giacobino e repubblicano, in Rassegna Storica dei Comuni, anno XIX, n. 68-71 (1993), nella nota 62 a pag. 75 è riportato l’elenco dei caduti di Sant’Arpino nello scontro a Ponte Rotto. L’autore però, tratto in inganno dalle avare notizie fornite dal parroco dell’epoca, ritiene che gli stessi fossero stati uccisi a Sant’Arpino, ed infatti scrive: «In paese (Sant’Arpino) si combatté accanitamente dal 16 al 17 gennaio 1799. Molti morirono. Dalle annotazioni del parroco, rivoltosi caduti per essersi battuti senza prudenza e senza paura, contro l’esercito francese, con licenza del Rev.mo Capitolo, furono sepolti avanti la cappella delle Anime del Purgatorio nella chiesa parrocchiale di s. Elpidio». Ivi, pag. 75.
(19) A.S.N., Ministero della Polizia, Prima Parte (1792-1819), fascio 132 inc. 44 (tra le suppliche trasmesse il 21 maggio 1800 al Direttore di Polizia, Antonio della Rossa, dal ministro Emanuele Parisi «per uso e provvidenze che convengono») fogli non numerati.
(20) Cfr. ad esempio Leopoldo SANTAGATA, Un prete Sindaco. La rivoluzione del 1799, in ... consuetudini aversane. Pagine di cultura varia, anno IV nn. 11-14 (marzo 1990 - febbraio 1991), pagg.18-19.
(21) CHAMPIONNET, Rapporto al Direttorio sulla occupazione di Napoli. Napoli, 24 gennaio 1799, in Mario BATTAGLINI, Atti, leggi, proclami ed altre carte della Repubblica Napoletana 1798-1799, Società Editrice Meridionale, Chiaravalle Centrale 1983, vol. 2, pag. 1077.