ETIMOLOGIA DI S. MARIA DI CAMPIGLIONE (CAIVANO)
GIACINTO LIBERTINI
E’ da osservare in premessa che gli errori nelle trascrizioni di manoscritti antichi
sono comuni e numerosi. Limitandoci per brevità a un solo autorevole documento
di provenienza vaticana, le Rationes Decimarum e al parziale esame di un solo
capitolo (1), quello relativo alle parrocchie della diocesi aversana, già è possibile
evidenziare numerosi esempi di ciò.
Infatti, per la decima dell’anno 1308 abbiamo:
1) ‘Presbiter Laurentius Severini capellanus S. Barbare de villa Caynone
tar. VII’ (2) (si corregga Caynone -> Cayvano);
2) ‘Presbiter Nicolaus de Grandone capellanus S. Petri de villa Caynano
tar. XV gr. VII1/2’ (3) (Caynano -> Cayvano);
3) ‘Presbiter Cosanus de Cayvano pro cappellania S. Georgii de Pascarola
tar. octo gr. decem’ (4) (Cosanus -> Rosanus);
4) ‘Presbiter Nicolaus de Turture capellanus S. Marie de Pastorale tar.
II ½’ (5) (Pastorale -> Pascarole);
5) ‘Presbiter Iohannes Lupulus capellanus S. Tamari de Giuppi tar.
III.’ (6) (Giuppi -> Grummi o Grumi);
6) ‘Presbiter Petrus de Corrado capellanus S. Comari de villa g[a?]ni
tar. II gr. XIIII.’ (7) (Comari -> Tamari e g[a?]ni -> Grumi);
7) ‘Presbiter Peregrinus capellanus S. Viti de Vinano tar. I gr. XVI.’ (8)
(Vinano -> Nivano);
8) ‘Presbiter Sabatinus capellanus S. Antonii tar. III gr. XVIII.’ (9) (S.
Antonii -> S. Antimi);
9) ‘Presbiter Nicolaus de Ambrosio capellanus S. Antonii de eadem villa
tar. IIII ½.’ (10) (S. Antonii -> S. Antimi);
mentre per quella dell’anno 1324:
10) ‘Presbiter Thomas Pingnarius pro cappellania S. Lutii de S. Chudio
tar. unum.’ (11) (S. Lutii -> S. Leucii e S. Chudio -> S. Elpidio);
11) ‘Presbiter Franciscus Carusus pro ecclesia S. Iacobi de S. Chudio
tar. septem gr. decem.’ (12) (S. Chudio -> S. Elpidio).
Questo dimostra che la lettura e l’interpretazione dei testi antichi deve sempre
essere guardinga e sospettosa nei confronti di una grafia insolita o di un termine
incomprensibile e ciò per evitare che su banali errori si costruiscano fantasiose
e insostenibili ipotesi.
Esaminiamo ora le più antiche menzioni della chiesa di S. Maria di Campiglione.
Esse sono sostanzialmente quattro:
a. 591: ‘Ecclesiam S. Mariae Campisonis’ (epistola di papa Gregorio Magno
al vescovo Importuno di Atella) (13);
a. 1208: ‘terra ecclesie Sancte Marie de suprascripta villa Cayvani’ (14);
a. 1324: ‘Presbiter Iohannes de Marco pro ecclesiis S. Barbare de Caivano
et S. Marie de Campillono tar. septem gr. decem’ (15);
a. 1451: ‘Cappellania Ecclesiae S. Mariae de Campillione ... in pertinentiam
terrae Cayvani’ (16).
Tralasciando la citazione del 1208, dove la chiesa è citata senza attributi, in quella
del 1324 essa è menzionata con grafia che è del tutto compatibile con la citazione
del 1451 e con la pronunzia attuale. Infatti la doppia ‘ll’ nei testi antichi,
analogamente allo spagnolo, vuole indicare il suono ‘gli’ con la g dolce.
Differentemente da tale grafia e dizione nel documento più antico si riscontra quel
‘Campisonis’ che è del tutto incompatibile con la dizione successiva del termine.
A questo punto due sono le possibili ipotesi:
I) La prima che Campisonis sia semplicemente l’erronea scrittura o trascrizione di
Campillonis o Campilionis e ciò, come vedremo, permette una facile interpretazione
del termine;
II) La seconda è che il termine sia stato scritto e interpretato correttamente e che in
tempi successivi vi sia stata la poco verosimile trasformazione fonetica: ‘s’ -> ‘gli’.
Dando preponderante importanza alla grande antichità e all’autorevolezza della lettera
di papa Gregorio Magno la seconda ipotesi è tradizionalmente quella preferita e
pertanto Campisonis è interpretato come ‘campi
Pisonum’ (17), (18), vale a dire una
chiesa che sorge nel campo di una ipotetica famiglia Pisone.
Ciò è erroneo per vari motivi:
A) La possibilità di un errore di scrittura o, più probabilmente, di trascrizione è alta;
B) Nella zona non vi sono altri esempi di chiese o luoghi chiamati in modo analogo,
del tipo: ecclesia campi [nome famiglia];
C) L’evoluzione fonetica che necessariamente ne consegue è inaccettabile.
Al contrario la prima ipotesi, che presuppone un plausibilissimo errore di scrittura
o trascrizione, non crea alcun problema di evoluzione fonetica ed è facilmente interpretabile.
Consultando il Du Cange (19), come di sicuro è necessario per l’interpretazione etimologica
di un termine altomedioevale, troviamo:
"Campilius, Campestris, planus, vel arabilis, arationi idoneus, qua utraque notione
Campestre dicunt Itali. ..."
Consultando poi un autorevole dizionario Latino-Italiano (20), troviamo:
"campester (raro campestre), stris, stre (campus), campestre, I) che si trova,
abita, combatte, ecc., in aperta campagna, pianura, piano (contrapp. a montanus,
a collinus) ..."
Pertando se interpretiamo Campilione come deformazione (accrescitivo?,
rafforzativo?) di Campilia, i termini ‘Ecclesiam S. Mariae Campilionis’, [ecclesia]
S. Marie de Campillono, Ecclesiae S. Mariae de Campillione significano
semplicemente: Chiesa di S. Maria campestre / di campagna.
Una interpretazione alternativa, ma sostanzialmente non molto differente, vede
Campiglione come accrescitivo di campilia, cioè pezzi di terra, campi destinati alla
coltivazione (21).
Inoltre i termini Campiglia e Campiglione sono relativamente comuni nei toponimi.
Abbiamo infatti: Campiglia (presso La Spezia), Campiglia Cervo (BI), Campiglia
dei Berici (VI), Campiglia Soana presso Valprato Soana (TO), Campiglio presso
Vignola (MO), Campiglio presso Pistoia, valle di Campiglio e Madonna di
Campiglio (TN), Campiglione-Fenile (TO), Campiglia Marittima (LI), Campiglia
dei Foci presso Colle di Val d’Elsa (SI), Campiglia d’Orcia presso Castiglione
d’Orcia (SI).
In un documento dell'anno 1016 è citata una terra chiamata campilionem sita
presso un'altra terra chiamata kampana (22) e in un altro documento, del 1026, è
richiamata una terra, probabilmente la stessa, sita presso il luogo campana
campese in territorio di Putheoli (23).
Se dunque la derivazione da campilia è la corretta interpretazione etimologica di
Campiglione ciò non significa affatto dubitare dell’antichità della Chiesa o in
qualche modo sminuirne l'importanza storica. Innanzitutto il documento del 591
anche se da correggersi nella dizione è una testimonianza certa dell’antichità del
luogo di culto e l’immagine della Madonna benchè di epoca relativamente recente
(XIV secolo) è verosimilmente un rifacimento di un modello più antico di
ispirazione ed epoca bizantina.
Inoltre la chiesa sorge immediatamente a ridosso di un cardine della centuriazione
Ager Campanus I (24). Ciò indica che probabilmente la chiesa fu ospitata in epoca
romana in un locale immediatamente a ridosso di un cardine e non è da escludere
che sia stata una famiglia possidente del luogo a donarlo perché fosse adibito
a luogo di culto.
Note:
(1) Inguanez Mario, Leone Mattei-Cerasoli, Pietro Sella, Rationes
decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV (RD), Campania, Città del Vaticano,
Biblioteca Apostolica Vaticana 1942, pp. 237-259.
(2) RD, n. 3454, p. 243.
(3) RD, n. 3466, p. 243.
(4) RD, n. 3705, p. 254.
(5) RD, n. 3469, p. 243.
(6) RD, n. 3476, p. 243.
(7) RD, n. 3480, p. 244.
(8) RD, n. 3477, p. 244.
(9) RD, n. 3461, p. 243.
(10) RD, n. 3453, p. 243.
(11) RD, n. 3714, p. 254.
(12) RD, n. 3716, p. 254.
(13) Lettera XIII del libro X Indizione X dei PP. Maurini.
Riportata in: Domenico Lanna, Frammenti storici di Caivano, Napoli 1951, p. 167.
(14) Catello Salvati, Codice diplomatico svevo di Aversa,
Arte Tipografica, Napoli 1980, doc. LIV, p. 109.
(15) RD, n. 3723, p. 254.
(16) Bolla di Mons. Giacomo Carafa, riportata in D.
Lanna, op. cit., p. 168.
(17) Giovanni Scherillo, Memorie storiche di Caivano,
Napoli 1852. Ristampa anastatica Atesa editrice, Bologna, 1988.
(18) Stelio Maria Martini, Caivano. Storia, tradizioni
e immagini, Nuove Edizioni, Napoli 1987.
(19) Charles du Fresne du Cange, Glossarium mediae
et infimae latinitatis, Editio Nova, Parigi 1883. Ristampa anastatica, A. Forni
Ed., Sala Bolognese 1982.
(20) Ferruccio Calonghi, Dizionario Latino-Italiano,
Torino 1965.
(21) AA. VV., Dizionario di Toponomastica, UTET,
Torino 1990, voci Campiglione-Fenile, Campiglia Marittima e simili.
(22) Regii Neapolitani Archivi Monumenta edita ac
illustrata, Stamperia Reale, Napoli 1845-61, vol. IV, doc. CCCII.
(23) Ibidem, vol. IV, doc. CCCXXXIII.
(24) Giacinto Libertini, Persistenza di toponimi e luoghi
nelle terre delle antiche città di Atella e Acerrae, Istituto di Studi Atellani,
Frattamaggiore 1999.