CAIVANO: UN PUNTO DI PARTENZA
PER LA PRIMA CARTA GEOGRAFICA DEL REGNO DI NAPOLI
di Giacinto Libertini
A metà del Settecento il Regno di Napoli non possedeva una carta geografica realizzata secondo metodiche
moderne ed erano ancora utilizzate carte del padovano Giovanni Antonio Magini pubblicate postume nel 1620
e basate su rilevazioni dell’ultimo quarto del Cinquecento (1). Su incarico dell’abate Ferdinando Galiani,
segretario dell’ambasciata del Regno di Napoli in Francia, un altro padovano, fra i più rinomati ed esperti
geografi dell’epoca, Giovanni Antonio Rizzi Zannoni, redasse nel 1769 una carta del Regno di Napoli in
quattro fogli, basandosi su accurate carte di epoca addirittura quattrocentesca fatte redigere dal Re
Alfonso I dopo la conquista del Regno (2). Ambedue le carte erano però a scala insufficiente e redatte
senza misurazioni precise condotte con strumenti moderni. Pertanto il Galiani si adoperò affinché il geografo
fosse incaricato di redigere una nuova e precisa carta del Regno di Napoli. Rizzi Zannoni era estremamente
qualificato per tale scopo avendo già lavorato con importanti incarichi in Francia, Germania, Polonia, Russia,
Inghilterra, Italia e altrove (3). Il geografo giunse a Napoli nell’estate del 1781 e, dopo alcuni rilievi e lavori
preliminari, nell’anno successivo iniziò le misurazioni sul terreno. A tale scopo occorreva innanzitutto stabilire
con la massima precisione possibile la lunghezza di un segmento base. Dagli estremi di questa base si
sarebbero determinati gli angoli con cui si osservavano altri punti facilmente identificabili e, successivamente,
applicando note formule di trigonometria si calcolavano le distanze fra i punti suddetti e gli estremi della base.
Poi, a catena, da questi nuovi punti si sarebbero identificati ulteriori punti e così via fino a coprire con una rete
tutto il Regno. La rete così definita avrebbe costituito un riferimento preciso per la successiva definizione
dei punti intermedi e per il disegno finale della carta.
Al Rizzi Zannoni occorreva quindi un segmento base in una zona senza difficoltà di accesso per poterne
più facilmente misurarne la lunghezza con la massima precisione. A questo punto entra in gioco Caivano,
presumibilmente per la sua posizione centralissima nella pianura campana e per la presenza di una struttura
facilmente identificabile. Infatti, il famoso geografo scelse come estremi della sua base da un capo l’angolo
sud-est del Palazzo Reale di Caserta e dall’altro la Torre del Marchese di Fuscaldo in Caivano,
ovvero la Torre del Castello (4).
Ecco come il Firrao descrisse le operazioni: ‘Nell’anno seguente prese a misurare una base di
buone 7 miglia geografiche da Caserta insino a Caivano, in una pianura assai adatta a tali operazioni; e
quivi stabilita la direzione per mezzi di picchetti, la base venne misurata tre volte con pertiche di noce,
che venivan frequentemente verificate con una catena di ferro. Nell’impossibilità di poter misurare una
così lunga linea tutta d’un tratto, fu essa divisa in quattro porzioni. La prima dall’angolo sud-est del palazzo
di Caserta in sino al primo Lagno; la seconda da questo al secondo Lagno; la terza dal secondo Lagno
alle prime case di Caivano, dove fu eretto un segnale; la quarta infine dall’anzidetto segnale al centro
della vicina casa del Marchese Fuscaldo. E poiché questa porzione non poté venir misurata a causa
dell’interposto caseggiato, fu preso il partito di misurare una piccola base normale all’anzidetto quarto
tratto, e quindi con la determinazione degli opportuni angoli venne esso conchiuso.’ (5)
Dopo le opportune correzioni per le leggere inclinazioni delle superfici (6), la lunghezza della base risultò
pari a 49420 palmi napoletani ovvero a 12860 metri ed immediatamente partirono i rilievi per la
definizione della rete di riferimento. Utilizzando uno strumento di precisione del peso di circa mezzo
quintale, il quadrante astronomico di Ramsden, per la rilevazione degli angoli di osservazione, Antonio
Moretti, collaboratore del Rizzi Zannoni, utilizzò fra i primi la Torre del Castello di Caivano come punto
di osservazione ed eseguì ben 46 rilievi (7). L’anno dopo lo stesso Rizzi Zannoni tornò sulla torre ed
eseguì 50 misurazioni (8). Successivamente, nel 1786, il Rizzi Zannoni per valutare l’esattezza
complessiva dei rilievi misurò un secondo segmento base all’altro capo del Regno, nel Leccese (9).
La Carta o Atlante Geografico del Regno di Napoli, in ben 31 fogli, fu incisa a partire dal 1787 e fino
al 1812, con una rilevante pausa dovuta a molteplici motivi nel periodo 1795-1804, e rappresenta un
modello di precisione per l’epoca in cui fu realizzata (10). Rizzi Zannoni morì a Napoli nel 1814 all’età
di 78 anni dopo aver trascorso gli ultimi 32 anni della sua vita nel Regno (11).

Quadrante astronomico Ramsden, utilizzato dal Rizzi Zannoni
per le rilevazioni geodetiche del Regno di Napoli
NOTE:
(1) Ilario Principe, Atlante geografico del Regno di Napoli di Giovanni Antonio Rizzi Zannoni, Rubbettino Editore, Napoli 1993, pag. 13.
(2) ibidem.
(3) ibidem, pagg. 18-24.
(4) Cesare Firrao, Sull’Officio Topografico di Napoli. Origine e vicende, Tipografia dell’Unione, Napoli 1868, p. 5.
All’epoca il titolo era fregio della famiglia Spinelli.
(5) ibidem.
(6) La Reggia di Caserta è a circa 55 metri sul livello del mare mentre la Torre del Castello di Caivano è a 54 m.
ed il punto intermedio più basso è costituito dai Regi Lagni che sono a 19 m.
(7) Principe, pag. 56.
(8) ibidem, pag. 57.
(9) ibidem, pag. 27.
(10) ibidem, pagg. 32-43.
(11) ibidem, pag. 43.