NOTIZIE SULLA "FABBRICA"
DELLA BASILICA DI SAN TAMMARO
DI GRUMO NEVANO

BRUNO D’ERRICO

Il primo documento che segnala a Grumo (1) la presenza di una chiesa dedicata a San Tammaro risale all’anno 1132 (2). Secondo il Rasulo (3) quella chiesa aveva «per porta d’entrata l’attuale "porta piccola" della parrocchia, la quale testimonia la sua antichità dai marmi che fiancheggiano i suoi stipiti» (4). Sempre secondo Rasulo la costruzione dell’attuale chiesa sarebbe stata decisa sul finire del XVII secolo «non essendo l’antica chiesa più adatta alla cresciuta popolazione e perché anche invecchiata e cadente [i grumesi] stabilirono d’innalzare, a proprie spese e col concorso dell’Università (5) locale una chiesa più vasta e più elegante. L’area fu ceduta dalla famiglia Cirillo e, senza por tempo in mezzo, i cittadini tutti si accinsero alla grandiosa impresa (...) chi fosse l’architetto, chi i principali artefici della bella chiesa, non è facile rintracciare (-) Cominciata a costruire sulla fine del seicento, il grandioso edificio fu terminato il 1703 (-) Ma ci vollero ancora trentaquattro anni per condurre a termine i lavori di stucco interni (continuati forse intermittenti) e solo nel 1737 la bella basilica potette essere consacrata e aperta al culto» (6).
Alcuni documenti che fanno maggior luce sulle vicende della costruzione dell’attuale Basilica di San Tammaro di Grumo Nevano ci testimoniano che, seppure la narrazione del Rasulo risulti alquanto fantasiosa, non è del tutto inesatta. Infatti, fu nell’anno 1700 che i grumesi decisero la costruzione della nuova chiesa, come ci testimonia la seguente "conclusione" dell’assemblea dei cittadini del casale.
«A 28 marzo Millesettecento convocati noi sottoscritti Eletti, deputati et particolari cittadini di questo casale di Grumo in publico parlamento dentro la Parrocchiale Chiesa di detto casale ad sonum campane et con l’intervento del magnifico luogotenente di questo casale, loco et more solitis, et consuetis etc. Si è proposto come per essere grandemente cresciuto il numero de’ cittadini del medesimo casale riesce troppo angusta la nostra venerabile Chiesa Parrocchiale di San Tammaro per capire la moltitudine del popolo che con frequenza, et devotione concorre alla medesima per intervenire alli divini offici e fonsioni sacre che in quella si celebrano. E vedendosi apertamente che il popolo giornalmente si va più aumentando, si che fra poco tempo la medesima non ne sarebbe più capace che perciò si è giudicato, e si giudica necessaria la costruttione di una nuova chiesa più ampla e più capace, nella quale possa il popolo che vi concorre commodamente starci et considerata da noi sottoscritti maturatamente la cosa, tanto per le suddette quanto per le altre ragioni, e specialmente per condiscendere al desiderio universale de’ cittadini, che costantemente la domandano, noi sottoscritti eletti, e particolari unanimiter e senza alcuna divergenza stabilimo et concludemo che si debbia costruire ed edificare da fundamenta una nuova chiesa più ampia, e più capace della presente per il comodo de’ cittadini, e con denaro pervenuto e perveniendo dall’entrade universali della nostra Università con l’indirizzo di un Ingeniero seu architetto deputando dagli Eletti, acciò la cosa si facci con magiore perfezione, et si debbia construire et edificare o nel medesimo sito dove stà al presente la detta chiesa Parrocchiale, o pure in altro sito, e luogo più commodo a giuditio di detto Ingegniero, con dare facoltà in tale caso di comprare il terreno a ciò necessario, volendo noi che sia lecito alli magnifici del Governo pro tempore di spendere per detto effetto tutte le quantità di denari che saranno necessari, così per la construttione del materiale, come del ornamenti, et abbellimenti che vi si richiederanno, e compra del suolo come di sopra sino al totale compimento del opera. Et vogliamo che il tutto si faccia con l’assistenza et intervento del Reverendo Paroco di esso casale D. Domenico Cirillo, quale con la sua presenza e col suo zelo potrà contribuire molto al buon incominciamento, e proseguimento e fine d’un’opera si buona, et anco vogliamo che tanto li presenti quanto li futuri Eletti delle spese che per essi nel modo suddetto si faranno per detta causa non ne possano essere significati da futura Razionali nelle visioni, o reazione delli conti e chi anco si dà facoltà di possare per loro impedimento depotare una persona ad assistere di continuo all’operarii. E sopra la presente conclusione per magior cautela si debbia impetrare il Regio assenso, e cossì volemo et concludemo così tutti unanimiter, nemine discrepante. Hoggi il dì (-) Io Antonio di Siesto eletto concludo ut supra. Io Felippo Regnante eletto concludo ut supra. Vergilio Cirillo deputato. Domenico d’Errico deputato. Giacomo Bonavita deputato. Gennaro d’Errico deputato. Giovanni di Christiano deputato. Aniello d’Errico, Ferrante Cerillo, Sebastiano Manzo deputati. D. Domenico Cirillo Paroco mi contento ut supra. D. Pietro Giovanni Manzo, D. Bartolomeo Cirillo, D. Sebastiano d’Errico, D. Giovanni Cirillo, D. Giovanni Bonavita, D. Agostino di Siesto, D. Gaetano d’Errico, D. Nicola Regnante, D. Donato Cirillo, D. Nicola Cirillo, Biase d’Errico, Geronimo Rosato, Carlo di Christiano, Carlo Papa, Michele Ronza, Antonio Langiano, Angelo Euferio, Antonio di Bernardo, ecc. [seguono altri nomi di cittadini]» (7).
Ulteriori notizie della costruzione dell’attuale Basilica di San Tammaro è possibile trarre dai conti dell’Università di Grumo conservati all’Archivio di Stato di Napoli. Purtroppo quei conti si riferiscono a pochi anni del XVIII secolo e, quindi, le notizie sono scarse. Ciò che appare chiaro da quei documenti è che l’Università di Grumo sostenne tutte le spese per la costruzione della nuova chiesa, sulla quale aveva lo ius patronato, ossia ne era la vera e propria proprietaria. I conti dell’Università di Grumo che riportano indicazioni sui lavori svolti per la nuova chiesa, si riferiscono agli anni 1734-35, 1735-36, 1736-37, 1745-46 e 1749-50. Dal conto del 1734-35 risultano varie spese per piccoli lavori (8). Il 21 gennaio 1735 Giovanni Cirillo, «mastro fabricatore», dichiarava di aver fabbricato «una portella sopra del campanile dalla quale si andava sopra la chiesa assegno tale che rubbavano tutti li ferri alle vitriate, e rubbavano li vetri alle medesime. Fattovi ancora un altro poco di murello al finestrone, et altre accomodationi». Il 2 febbraio, Nicola d’Errico del quondam Domenico, mastro orologiaio del casale di Grumo, riceveva dagli eletti, gli amministratori dei casale di Grumo, che per quell’anno erano Nicola Cristiano e Tammaro Ruggiero, tre carlini «per aver fatto un crocco nuovo di ferro alle campane, et accomodati ancora tutti li lucchetti, e lucchettone alle porte della Parochial Chiesa». Il 12 febbraio Giovanni Reccia ed Antonio Vitale dichiaravano di aver «resichiato sopra la porta piccola e sopra la lamia della parrocchiale Chiesa di detto casale, impeciato sopra detta porta piccola, e sopra detta lamia di detta chiesa». Il 16 febbraio Nicola Vitale, funaro del casale di Grumo, riceveva dagli eletti ventuno carlini per 17 rotoli di fune, a grana 12 e mezzo il rotolo, servita per la campana del campanile. Il 19 febbraio mastro Giovanni Cirillo riceveva mezzo ducato per aver impeciato il lastrico sopra la cappella della Madonna dei Sette Dolori nella chiesa parrocchiale. Il 2 marzo l’Università pagò quattro ducati e mezzo «per l’aggiusto del battaglio della campana grande» e altre riparazioni alle campane eseguiti da Nicola e Domenico Manzo, padre e figlio, mastri mandesi della terra di Frattamaggiore. Con due "fedi", il 19 ottobre D. Mattia Siesto, sacerdote di Grumo, dichiarava che erano stati eseguiti «lo stucco et tonica alla affacciata della porta piccola della Chiesa parrocchiale», nonché «il muro intonacato di rapello battuto avanti le congregazioni et porta piccola». Lo stesso giorno, Michele e Carmine Farinaro, mastri stuccatori della città di Aversa, ricevevano dagli eletti diciannove ducati «e cioè ducati 18 per aver fatto lo stucco alla porta piccola, e da lato la Parochial Chiesa di detto casale, e l’altri carlini dieci regalati a’ suoi medesimi per vino, e letti da dormire assieme con altri loro compagni nel mentre fu fatta detta opera».
Ancora più esigue furono le spese sostenute dall’Università nell’anno 1735-36, durante l’amministrazione degli eletti notaio Tommaso Siesto e Giambattista Froncillo. Ciò si spiega con le notevoli spese sostenute in quell’epoca dall’Università di Grumo per il mantenimento di alcuni reggimenti di militari spagnoli che, a varie riprese, fecero stanza nel casale, a seguito della guerra con la quale Carlo di Borbone conquistò il Regno di Napoli.
Dai conti di amministrazione degli eletti del 1735-36 (9), risulta che furono spesi ducati due e grana dieci, pagati a Nicola Vitale, per diciassette rotoli e mezzo di fune di canapa, a grana dodici il rotolo, servita per le campane della chiesa; un tarì e due grana, pagati ad Andrea Cristiano per aver accomodato il tavolato sopra il campanile; un ducato, pagato a mastro Francesco Pezone «per aver accomodato la vetriata dentro la Sagrestia», e ducati 5 grana 15 pagati a mastro Giovanni Cirillo «per 45 rotola di pece, carta, e legna per impeciare la lamia della Chiesa, cappelloni, cappelle e sopra la porta piccola della Chiesa».
Nell’anno successivo di amministrazione (10), 1736-37, gli eletti, i riconfermati notaio Tommaso Siesto e Giambattista Froncillo, poterono dedicare una consistente porzione delle entrate dell’Università di Grumo (11) al completamento dei lavori alla chiesa di San Tammaro. Dai loro conti (12) risulta che furono spesi un totale di 615 ducati, 3 tarì e 1321 grana «per far sfabricare il frontespizio, per fabrica rustica, stuccatura del medesimo, fattura dell’astrico fuori della Parrochiale Chiesa, e sopra le mura del detto frontespizio, per posa di piperni, giarroni, lapide di marmo con l’iscrizione, calce, pietre, rapillo, pezzi d’astraco, chiodi, tavole, gerelle, borde, ed altro legname di castagno, scale, ferro per la Croce, e ferro per la catena al frontespizio, accomodatura di vetriate, giornate di fabricatori, e manipoli, pittura di porta della Chiesa, colori ed altro». Appare quindi confermato che nel 1737 la costruzione della chiesa era sostanzialmente terminata.
Negli ultimi conti dell’Università di Grumo a nostra disposizione, quelli per gli anni 1745-46 e 1749-50, compaiono comunque i documenti più interessanti. Nel conto dell’anno 1745-46, sotto l’amministrazione degli eletti notaio Tommaso Siesto e Dionisio Cirillo, è presente la seguente ricevuta, unica riguardante spese erogate per opere alla nuova chiesa, che trascrivo completamente: «Dichiaro io sottoscritto di aver ricevuto da Nicola Cristiano publico cassiere dell’Università di Grumo docati 40, li quali sono a complimento di docati 300 che detta Università ha in diverse volte pagato a me per il prezzo del quadro da me dipinto sopra la porta della Chiesa parrocchiale di detto Casale di Grumo. E con ciò mi dichiaro interamente sodisfatto. Napoli 20 settembre 1746. Santo Cirillo» (13). E’ la ricevuta autografa del pittore grumese Santolo Cirillo per il compenso ricevuto, di cui quindi conosciamo l’importo, trecento ducati, per aver dipinto l’affresco raffigurante Mosè che fa scaturire l’acqua dalle rocce del deserto, posto sul portale della chiesa.
Infine nel conto degli eletti per l’anno 1749-50 (14), sono inserite le ricevute di pagamenti erogati a favore del regio ingegnere ed architetto Gennaro Campanile, per la somma di 40 ducati pagati per la fattura del disegno dell’altare maggiore, e ducati 154 pagati in più rate a Placido de Filippo, mastro marmista della città di Napoli, in acconto di ducati 1200 da pagare allo stesso «per la costruzione dell’altare maggiore e paragustata di marmo faciendo nella parrocchiale Chiesa del Casale di Grumo» (15).
Appare quindi chiaro da questi conti che, sebbene la chiesa di San Tammaro fosse ufficialmente dedicata già nell’anno 1737, con l’apposizione sulla facciata della lapide di marmo recante l’iscrizione in tal senso, coniata da Nicola Capasso, ancora nel 1750 erano in corso i lavori per la costruzione dell’altare maggiore. Mancando altri conti dell’Università di Grumo per il XVIII secolo è impossibile sapere quando effettivamente i lavori per la costruzione della chiesa furono portati a termine.


La facciata della basilica di San Tammaro di Grumo Nevano da una foto degli
anni ’30 circa (Archivio fotografico della ditta Discorama di Grumo Nevano)



Note:
(1) Grumo e Nevano, oggi un solo comune in provincia di Napoli, fino al 1808 erano due distinti casali della città di Napoli. La chiesa parrocchiale di Grumo è dedicata a San Tammaro mentre quella di Nevano è dedicata a San Vito.
(2) «Terra ecclesie Sancti Tamari de eadem villa Grumi»: Codice diplomatico normanno di Aversa, a cura di ALFONSO GALLO, Aversa 1990 (ristampa dell'edizione del 1927), p. 380.
(3) EMILIO RASULO, Storia di Grumo Nevano e dei suoi uomini illustri, Napoli 1928.
(4) Ivi, pag. 77.
(5) Fino all’inizio dell’800 con tale termine si indicava il Comune come entità amministrativa, l’amministrazione comunale.
(6) EMILIO RASULO, op. cit., pag. 80.
(7) Archivio di Stato di Napoli (in seguito riportato come A.S.N.), Regio Consiglio Collaterale, Provisionum, vol. 302, foll. 50-51.
(8) A.S.N., Conti delle Università, fascio 631, fascicolo 4, foll. 1-14.
(9) Ibidem, fascicolo 5.
(10) Gli eletti, ossia gli amministratori del Comune, di solito nel numero di due, come nel caso del casale di Grumo, duravano in carica un anno, che partiva dal 1° settembre di un anno e terminava il 31 agosto dell’anno successivo.
(11) Le rendite dell’Universitá di Grumo erano costituite in quell’anno, per la maggior parte, da: 884 ducati per il fitto del forno del casale (che era di proprietà del barone il quale lo concedeva per antica consuetudine, in fitto all’Università per la somma di 100 ducati annui); 272 ducati provenienti dal fitto di vari terreni; 24 ducati per il fitto del giardino di proprietà dell’Università; 19.50 ducati per il fitto di varie case.
(12) A.S.N., Conti delle Università, fascio 632, fascicolo I.
(13) Ibidem, fascicolo 2, fol. 2.
(14) Ibidem, fascicolo 3.
(15) E’ interessante notare che Placido di Filippo, nel 1760, per ottenere «la sodisfazione di ducati 201 e grana 30 1/3 dovuti da detta Università [di Grumo] per residuo di prezzo di un altare di marmo fatto nella Chiesa Madre di detta terra» dovette ricorrere al tribunale della Regia Camera della Sommaria. Cfr. A.S.N., Regia Camera della Sommaria, Pandetta Seconda, fascio 285 (ex mazzo 341 n. 7420).