UN DIRITTO FEUDALE CONTESTATO
A GRICIGNANO D’AVERSA
NELLO RONGA
Casolla, piccolo villaggio vicino Gricignano già esistente prima dell’anno 1000 (1), fu nel 1739
da Carlo III di Borbone dato ai Gesuiti in cambio degli Astroni, scelti per sito di caccia (2).
Con l’espulsione dell’ordine di S. Ignazio dal Regno di Napoli nel 1767 (3) il feudo di Casolla
ricadde sotto la giurisdizione dell’Azienda di Educazione nella quale confluirono i beni dei
seguaci del Loyola.
Una parte del territorio di detto feudo divenne proprietà delle monache del monastero di S.
Potito di Napoli (4) che alla fine del XVIII secolo furono protagoniste di una lite che si trascinò
per anni con tal Domenico Buonanni (5) che nel 1794 acquistò "... la fida di Trivi e Siepi da
Terreno del feudo di Casolla S. Adjutore" (6) per un’importo di 525 ducati.
Nel tempo che intercorse tra l’offerta d’acquisto del Buonanni e la presa di possesso vennero
effettuate dalle monache di S. Potito, proprietario di un territorio confinante con quello del
Buonanni, delle variazioni allo stato dei luoghi.
Già nell’atto della presa di possesso il Buonanni "si dolse colle persone incaricate dall’Azienda
di questa usurpazione, ma poi per li maneggi delle monache (7), e per le
sopravvenute vicende (8) non ha potuto conseguire quello che in virtù
del contratto gli si appartiene".
Inoltre sul feudo di Casolla il Portolano (9) non aveva mai esercitato la sua giurisdizione "ab
immemorabili" per cui la fida (10) per il passaggio degli animali veniva riscossa dagli
affittuari del "Territorio" giusta quanto era previsto nel contratto di affittanza.

Manoscritto, nell’Archivio di Stato di Napoli, della relazione inoltrata
dall’Amministratore dell’Azienda di Educazione al Segretario delle
Finanze Giuseppe Zurlo, l’8 luglio 1801, sulla lite tra le monache di
S. Potito di Napoli, i contadini della zona e Don Domenico Buonanni
proprietario di parte del feudo di Casolla.
Ma già nel 1777 gli affittuari del territorio Andrea di Ronza, Francesco Bellofiore, Gaetano
di Ronza e Silvestro Romano furono costretti a rivolgersi alla corte di Gricignano per
riaffermare il loro diritto di riscossione della fida degli erbaggi e far condannare alle pene
contenute nelle "provisioni", Giuseppe Giangrande di Grumo perché in detto territorio era
stato "catturato ... un gregge di pecore, ed un altro di capre" di sua proprietà che
pascolavano abusivamente.
Per risolvere ambedue le vertenze il Buonanni inoltrò una supplica al re nella quale implorava
l’intervento del sovrano lamentando sia che le monache si erano impadronite di una parte
del territorio da lui comprato e sia che i proprietari degli animali che attraversavano la sua
proprietà si rifiutavano di pagare la fida salvo "qualche duno d’indole più docile" (11).
L’amministratore dell’Azienda di Educazione con real dispaccio dell’8 agosto 1800 venne
incaricato di accertare i fatti e relazionare Giuseppe Zurlo Segretario delle
Finanze.
Gli accertamenti furono affidati al Governatore di Gricignano, il quale confermò quanto
dichiarato dal Buonanni. "Rispetto all’usurpazione del Trivio ... il Governatore (riferiva) di
aver verificato col detto di diciasette Testimoni di veduta, che ne’ principi del 1794 fu
chiuso un pezzo di Territorio proprio del Monistero di S. Potito enunciando pure essi
testimoni tutte le altre circostanze che il Buonanni nel suo ricorso ha
espressate ".
E cioè che "le monache profittando dell’intervallo passato tra la presentazione dell’offerta
per d(ett)a compra, ed il possesso dato del compratore, si fece lecito appropriarsi un grosso
trivio appartenente alla fida med(esim)a e per ingrandire un suo territorio posto rimpetto
alla spiaggia contigua al luogo detto il Palazzo di Telese (12) demolendo la siepe di d(ett)o
Territorio, nel cui centro esisteva un muro, ed una filiera di olmi annosi che presentavano
il confine, de’ quali ancora si osservano i vestiggi".
Inoltre il Governatore comunicò di aver "fatta liquidare tale usurpazione colla perizia di due
Agrimensori ed esperti nell’ufficio di Tavolari per nome Domenico Fasallo, e F(rance)sco
Saverio Russo, li quali han verificato gli avanzi dell’antica siepe, e la costruzione delle nuove
colla scorta del muro vecchio, e degli olmi annosi".
Rispetto al secondo punto il Governatore riferì che «37 testimoni (13) ... naturali di Gricignano
depongono che nel feudo di Casolla S. Adjutore vi è stata ab immemoriabili le fide degli
erbaggi di Trivio, e siepi de’ Territori di tutte le pertinenze di Casolla consistente nel diritto
di fidare tutti coloro che introducono Animali, che possono pascolare ancorché dovessero
andare per coltura de’ propri territori che posseggono in tenimento di d(ett)o Fondo,
ancorché fussero per semplice passaggio, e quantunque uscissero fuori il territorio di d(ett)a
Fida, che da tutti gli affittuari di d(ett)a fida per lo passato si è sempre esatto tale
diritto (14)».
In considerazione di tutto quanto accertato l’Amministratore dell’Azienda di Educazione
propose di «... ordinare che venga il Trivio usurpato dal S. Potito restituito tutto al Buonanni ...
Per quanto poi riguarda la esa(zio)ne della fida, e l’esecutio di quei dritti, che la Real Azienda
possedeva, e (che) comunicava ai suoi Fittuari pro tempore della fida med(esim)a ...
(ordinerei) alla Camera di eseguire a pro del compratore Buonanni quelle stesse provisioni
che nell’anno 1777 furono spedite presso l’att(ua)rio Cleffi ad istanza de’ Fittuari di allora
di d(ett)a fida Andrea di Ronza, Francesco Bellofiore, ed altri, poiché in questa guisa
esercitando quei stessi dritti, che l’Azienda di Educazione comunicava ai suoi affittuari,
verrebbe ad eseguire ad litteram il patto apposto nell’Istro(mento) di
Compra ...».
Pur in mancanza di ulteriori notizie riteniamo che il Buonanni venisse soddisfatto nella sua
richiesta. Ma di lì a qualche anno G. Bonaparte abolì tutti i diritti feudali, compreso quello
reclamato dal Buonanni; così anche lui, se ancora proprietario del territorio di Casolla, perdeva
definitivamente quel «dritto» che esisteva «ab immemorabili», secondo la testimonianza «de’
naturali di Gricignano», di far pagare la fida a tutti coloro che «introducono nel suo Territorio
animali che possono pascolare».
Note:
(1) “Piccolo casale in Terra di Lavoro, e in Diocesi di Aversa, situato
all’oriente della medesima ed alla distanza di circa 2 miglia. Di questo casale, come di quello di
Vivano, in oggi distrutto, se ne fa parola nel cronaco Vulturnese nell’anno 954 ... E’ sito in
pianura, e gode di un’aria bastantemente buona". Cfr. L. GIUSTINIANI, Dizionario geografico
ragionato del Regno di Napoli, Napoli 1797, alla voce.
(2) "Era ... la caccia parte essenziale della igiene de’ sovrani, era una vera
funzione di stato; sicché era dovere per i sovrani riservarsi quante più cacce si poteva, minacciando
pene severissime ai cacciatori di contrabbando. Nessun principe meglio di Carlo III intese
quest’obbligo; e, subito, nel 1739, iniziò trattative con la Compagnia di Gesù per la cessione degli
Astroni. Nel prezzo la Compagnia si rimise alla clemenza del Re: gli ingegneri regi li valutarono
32.000 ducati, e i Gesuiti ebbero in cambio il feudo di Casolla, che fu ceduto in burgensatico al
Collegio del Carminello al Mercato". Cfr. NICOLA DEL PEZZO, Siti reali, Gli Astroni, in
Napoli Nobilissima, vol. VI, Napoli 1897 pagg. 171-172.
(3) Il real dispaccio di espulsione fu firmato da Ferdinando IV il 31 ottobre
1767; in data 2 agosto 1804, col regio exequatur dato al Breve Pontificio di Pio VII del 30 luglio
dello stesso anno, Ferdinando richiamò nel Regno di Napoli la Compagnia di Gesù.
(4) Il nuovo convento (in sostituzione di quello esistente fin dal IV secolo
all’Anticaglia) e la chiesa di S. Potito furono costruiti dopo il 1625 sulla collinetta di fronte alla
Galleria Principe di Napoli. "Espulse le suore nel Decennio (francese), il cenobio divenne caserma
militare (attualmente c’è la caserma dei carabinieri Salvo D’Acquisto) e il tempio affidato alla
Congrega degli Ufficiali del Banco". Cfr. GENNARO ASPRENO, Prete Napolitano, Guida
Sacra di Napoli, Napoli, 1872, pag. 406.
(5) Un Domenico Buonanno, nativo di Gricignano, morto il 27 febbraio
1819, fu parroco della chiesa di S. Adjutore. Cfr. GAETANO PARENTE, Origini e vicende
ecclesiastiche della città di Aversa, Napoli, 1857 pag. 187. Ignoriamo se si tratti della stessa
persona.
(6) Tutte le parti, virgolettate che si trovano nel testo sono tratte da un
documento dell’Archivio di Stato di Napoli, Azienda Gesuitica, vol. 66.
(7) Evidentemente "i maneggi delle monache" erano stati resi possibili anche
dal comportamento del Governatore e della Corte di Gricignano, i quali pur riconoscendo la
sussistenza dei diritti del Buonanni, non lo avevano reintegrato in essi.
(8) Certamente il Buonanni si riferisce alle vicende legate alla istituzione
e alla caduta della Repubblica Napoletana del 1799 che grande ripercussione, sia per gli eventi
bellici sia per l’anarchia popolare che si sviluppò, ebbero nella zona.
(9) Il Portolano, come è noto, era un magistrato preposto a curare l’accessibilità
e l’uso dei luoghi pubblici e delle vie. Il mancato esercizio della sua giurisdizione era una
dimostrazione che tale diritto poteva essere esercitato dal proprietario del feudo.
(10) Fida era il contratto col quale i proprietari di boschi e pascoli
concedevano ad altri, per un tempo determinato, il diritto di pascolo; per estensione diritto di
pedaggio e/o di pascolo. Nel testo il vocabolo è usato anche nel significato di territorio sul quale
c’è il diritto di pedaggio e/o di pascolo.
(11) Di enorme importanza è quest’affermazione del Buonanni. Il rispetto
dei diritti feudali non era sentito come obbligo a cui sottostare sempre e comunque. I proprietari
di animali e gli stessi contadini li eludevano anche perché consapevoli che chi non disponeva
della forza necessaria difficilmente poteva far valere i suoi "diritti".
(12) Carlo II nel 1302 concesse a Bartolomeo Siginolfo, conte di Telese,
il feudo di Casolla; Cfr. G. PARENTE, op. cit., pag. 186. Da questo conte deriva forse il nome
del Palazzo.
(13) Alla fine del XVIII secolo la parrocchia di S. Adjutore contava
solo 40 fedeli, tutti «coltivatori di campi»; Cfr. L. GIUSTINIANI, op. cit., alla voce relazione
tra il numero dei testimoni sentiti dal Governatore e quello dei fedeli della
parrocchia.
(14) E’ per lo meno singolare il comportamento del Governatore; egli
documenta correttamente le rivendicazioni del Buonanni, il quale però è stato costretto, per
ottenere giustizia, a rivolgersi al re.