IL COMUNE DI QUARTO FLEGREO

SOSIO CAPASSO

Il Comune di Quarto Flegreo, in provincia di Napoli, è di non lontana costituzione se ha festeggiato lo scorso anno il suo cinquantesimo anniversario. A soli 12 Km. dal capoluogo, è un centro dei Campi Flegrei, posto nella parte occidentale del Piano omonimo, il quale è uno dei crateri più ampi della zona, bonificato in tempi piuttosto recenti (1).
Il suo nome, che in dialetto è quàrtë (2), dipende forse dal latino quartus, in relazione a qualche distanza stradale non chiaramente precisata o a misura agraria riferita ad un appezzamento di terreno di forma quadrata; né si può escludere una derivazione da nome di persona quale Quartus (3).
Il paesaggio è quello tipico dei Campi Flegrei: "Sotto il cielo più limpido, il suolo più insicuro. Avanzi di impensabile splendore, diruti e tristi. Acque bollenti, crepacci esalanti zolfo, monti di scorie opponentesi alla vegetazione, spazi deserti, repulsivi e poi ancori finalmente una vegetazione sempre florida, che s’afferma dovunque può, sollevantesi su tutte le morte rovine e intorno ai laghi e ai rivi, affermandosi anche con la più superba selva di querce sulle pareti di un antico cratere": così il Goethe (4).
E’ una zona definita caldera dal punto di vista geografico, originata da una eruzione violenta di tipo esplosivo risalente a circa 30.000 anni fa, certamente una delle maggiori se si pensa che il volume dei materiali esplosi fu di ben 80 Km3.
L’ultimo evento rilevante di tale attività vulcanica è rappresentato dalla nascita, nel 1538, del Monte Nuovo; è un’attività che gradualmente si sposta in direzione della parte centrale del golfo di Pozzuoli.
Il Piano di Quarto costituisce la parte settentrionale della caldera flegrea ed è caratterizzato dalla presenza di tufo giallo e terreno vegetale (5).
Siamo nella regione che fu chiamata "Liburia", dai campi che i Romani avevano definito leborii ed i Greci phlegrei; erano questi, in origine, i campi della pianura di Quarto; poi la denominazione fu estesa fino a raggiungere il piccolo fiume Clanius o Laneus, da cui gli odierni Lagni, che segnava il confine dal territorio capuano (6).
Un "precetto" emanato il 27 aprile 1053 dal duca di Napoli Sergio V stabilisce i possedimenti del monastero dei santi Sergio e Bacco, i quali, secondo l’interpretazione del Capasso, avrebbero compreso anche il territorio di Pozzuoli e, quindi, la pianura di Quarto (7).
Tentiamo anche di individuare la posizione della località che ci interessa attraverso lo sviluppo delle strade. A Napoli, da Port’Alba partivano le comunicazioni con i Campi Flegrei; la via più antica pare sia quella romana, la quale raggiungeva la collina di S. Stefano al Vomero, poi un suo ramo si avviava verso Soccavo e, mediante aperture artificiali nelle barriere di origine craterica, raggiungeva la conca di Quarto e si collegava alla via Campana.

Una strada, questa, di particolare importanza perché consentiva di raggiungere da Roma Puteoli; al centro della conca era la pietra miliare che indicava la distanza di un quarto di miglio da questa città, pietra miliare sulla quale si leggeva AD QUARTAM LAPIDEM CAMPANIAE VIAE (8) e consacrava un nome destinato a restare nel corso dei secoli.
Abitata da età molto remote, per una chiara visione delle popolazioni che si sono succedute nella zona è opportuno procedere per periodi. Il primo, quello indigeno-preellenico, è ampiamente documentato dagli insediamenti egeo-micenei a Cuma. Così l’Annecchino: "E’ certo che i Greci che colonizzarono Cuma erano stati preceduti, anche con stabilimenti e fattorie commerciali, da naviganti egei, che, certo, ebbero contatto con i popoli più antichi abitanti l’Italia meridionale" (9).
Segue il periodo osco-ellenico, durante il quale la piana di Quarto, come l’intera regione, fu abitata dagli Osci, un popolo in via di evoluzione, la cui lingua era destinata a primeggiare in campo letterario: "Grande lingua di cultura era la osca. Le testimonianze epigrafiche concordano in questo perfettamente con la tradizione di Ennio, che conosceva l’osco alla pari del greco e del latino, del campano Nevio che ha lasciato una traccia così profonda nel teatro romano, infine nel caso più particolare delle cosiddette fabulae atellanae, che fino all’età imperiale sono state rappresentate in lingua osca" (10).
Si passa, quindi, al periodo euboico-etrusco. Quarto è legata alla fondazione di Cuma da parte degli Eubei. Ricordiamo che "nel tempo in cui Roma cominciava appena a uscire dalla barbarie, una serie di città greche, scaglionate lungo la costa dell’Italia meridionale e dalla Sicilia, aveva raggiunto una straordinaria prosperità che durò secoli" (11).
Non va peraltro dimenticata la notevole espansione etrusca che nel secolo VI a.C. aveva occupata la regione Padana a nord e l’intera Campania a sud. La piana di Quarto venne a trovarsi nel bel mezzo del conflitto che durò ben cinquant’anni e si concluse con la sconfitta etrusca del 474 a.C. ad opera dei Cumani e dei Siracusani.
Di certo, nel corso del VI ed agli inizi del V secolo a.C., gli abitanti di Quarto e dei territori circostanti subirono devastazioni e scorrerie quanto mai crudeli: si susseguirono scontri bellici per il possesso della piana, che per i belligeranti significava abbondanza di messi, di ovini, di bovini ed equini; inoiltre il territorio rappresentava per entrambi i contendenti una posizione strategica per controllare luoghi di importanza bellica" (12).
Il periodo sannitico ha inizio con la fine della dominazione etrusca e segna anche l’inizio della decadenza della civiltà greca. I Sanniti incentivarono a Quarto l’attività agricola e quella dell’allevamento del bestiame. La loro presenza è testimoniata da notevoli ritrovamenti archeologici: tombe a cassa di tufo, dalle quali sono emerse opere vascolari databili intorno al IV secolo a.C.
Con tre successive guerre contro Roma, tutte perse dai Sanniti, ebbe inizio la dominazione romana. La prima di queste guerre iniziò tra il 343 ed il 341 a.C.; la seconda durò dal 338 al 334 a.C. e segnò per Capua la perdita dell’Agro Falerno; la terza, più lunga e sanguinosa, vide prima la vittoria dei Sanniti a Caudio e poi, nel 314 a.C., la vittoria romana di Terracina, alla quale fece seguito quella definitiva di Sentino, nel 295 a.C.
Di particolare importanza nel periodo romano-repubblicano è la presenza di Annibale nel territorio di Quarto. Fulvio Uliano giustamente afferma: "Siamo spesso portati a credere che la storia sia fatta esclusivamente di grandi eventi; invece episodi apparentemente irrilevanti, ma a ben guardare decisivi, costellano l’intero arco della storia umana. Tale è l’episodio che portò Annibale ad Quartum lapidem Campaniae viae" (13).
Dopo le grandi battaglie del Trasimeno e di Canne (217 e 216 a.C.), Roma aveva tremato vedendo i suoi eserciti distrutti ed Annibale baldanzoso percorrere la penisola. Ma Roma è tenace; appresta nuove armate e contrasta ovunque può i passi del Cartaginese.
Ad Hamae, nel territorio capuano, in località denominata Quartus, i Campani alleati di Annibale, cercarono di attirare i Cumani in un tranello con il pretesto della celebrazione dei riti dedicati a Cibele. I Cumani, però, intuirono l’inganno e chiamarono il console Tiberio Sempronio Gracco in loro aiuto.
Livio racconta che il console Gracco penetrò di notte nell’accampamento capuano e fece strage dei nemici, rientrando, poi, a Cuma per prevenire un eventuale contrattacco di Annibale, accampato sul Tifata, sopra Capua. Annibale, infatti, appena ebbe notizia dell’accaduto, venne ad Hamae, ma trovò già il campo abbandonato dai nemici, In un primo momento desisté dall’assalire Cuma, poi tornò con macchine da guerra, ma l‘assalto si tradusse per lui in un disastro, perché i Romani riuscirono a dar fuoco alle macchine e, con una felice sortita, uccisero circa 1300 cartaginesi e 59 ne fecero prigionieri.
Annibale attese invano che il console Sempronio venisse fuori per una battaglia campale, ma infine, non potendo aver ragione delle solide mura cumane, se ne tornò sul Tifata (14).
In età imperiale Quarto, dopo aver fatto parte sin dal I secolo a.C. del territorio di Capua, dal 27 d.C. passa alla colonia puteolana: è proprio da tale data che inizia il periodo più splendido per tutta la zona.
Il Dubois afferma che "la parte meridionale dell’Ager Campanus fu sotto l’impero legato a Pozzuoli. La modifica operata fu abbastanza considerevole e non furono date a Pozzuoli solamente le colline che la circondavano e la vicina piana di Quarto, separata dalla grande pianura Campana da un cerchio di altura, ma questo confine fu superato e si arrivò fino ad Aversa" (15).
La via consolare Campana consente il transito di personalità quanto mai illustri dell’antichità, presenti quindi anche a Quarto; fra i tanti Virgilio, Cicerone, Augusto, Seneca, Nerone, Agrippina, Messalina, Paolo di Tarso, Plinio, Tito Livio.

Le vicende religiose di Quarto sono legate essenzialmente alla chiesa di S. Maria a Scandalis, la quale fu consacrata dal Vescovo di Pozzuoli, Pietro, nel 1243. Nel 1627 essa fu affidata ai frati agostiniani della Congregazione di S. Maria di Colorito con l’obbligo di erigervi accanto un convento, il quale fu poi soppresso nel 1653, secondo le disposizioni del Pontefice Innocenzo III che ordinavano la scomparsa dei piccoli conventi.
La popolazione di Quarto passò, allora, sotto la giurisdizione del parroco di Pianura; poco dopo, però il Vescovo di Pozzuoli nominò per la chiesa di Quarto un Cappellano ed un eremita, al quale era affidata la custodia. Sennonché nel 1658 l’Erario di Marano, Casale questo appartenente alla Curia di Napoli, mandò Via l’eremita e proibì al cappellano di celebrare messa, però il Vescovo di Pozzuoli poté, poco dopo, riprendere possesso della chiesa.
Lo scontro si ripeté 40 anni dopo, nel 1698, quando il canonico Di Martino, della Curia Arcivescovile di Napoli, fece smantellare due epigrafi, che testimoniavano l’appartenenza della chiesa alla Curia puteolana, e le fece depositare in casa del parroco di Marano. Da allora subentrò l’amministrazione del Casale di Marano.
Agli inizi del ‘700 tornò la Congregazione coloritana, che, poi, nel 1753 fu soppressa da Papa Benedetto XIV e la chiesa, per decisione del delegato apostolico Celestino Galiani, tornò ad essere amministrata dal Vescovo di Pozzuoli.
Non cessarono però le controversie, finché il 17 giugno non vi fu una sentenza favorevole alla diocesi di Pozzuoli. Nel 1888 la chiesa fu eretta in parrocchia; nel 1895, essa crollò. Nel 1899 fu costruito il tempio attuale. Primo parroco fu Don Giuseppe Pandolfi (1880-1933).

Quarto fu eretto a Comune autonomo con Decreto Legislativo del 5 febbraio 1948. Lo sviluppo che ha conseguito nei suoi primi cinquant’anni di vita è notevole. Nel 1997 contava 37265 abitanti; ha tre Circoli Didattici, tre Scuole Medie Statali, una sezione staccata dell’Istituto Tecnico Commerciale "Pareto" di Pozzuoli. E’ servita dalla Ferrovia Circumflegrea. In costante sviluppo l’agricoltura, soprattutto per la produzione delle mele e dei vini Falanghina e Piedirosso.
Quarto Flegreo è un centro urbano accogliente, destinato ad una profonda trasformazione a seguito dell’attuazione di vari piani (traffico, insediamenti produttivi, edilizia economica e popolare) redatti secondo le direttive dell’U.E.; è anche prevista la costruzione di un nuovo Distretto Sanitario.
In occasione del 50° anniversario della fondazione del Comune, la Civica Amministrazione ha organizzato una Mostra Documentaria Bibliografica ed Iconografica; ha inoltre pubblicato un bel saggio illustrativo sulla località.
Quarto è degna espressione di una zona venusta di storia, splendida per bellezze naturali, quale quella Flegrea.


Quarto Flegreo: busto di Marc’Aurelio,
mausoleo e cuspide piramidale

Note:
(1) Lessico Universale Italiano, "Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 1968, Vol. XVIII, pag. 202.
(2) T. CAPPELLI - C. TAGLIAVINI, Dizionari degli etnici e dei toponimi italiani, Bologna 1981, pag. 442.
(3) Città e Paesi d’Italia, "Istituto Geografico De Agostini", Novara, vol. IV, pag. 760.
(4) W. GOETHE, Viaggio in Italia (parte 2a: Il viaggio a Napoli e in Sicilia), traduzione di E. ZANIBONI, in GOETHE, Opere, vol. II, Firenze 1948.
(5) F. ULIANO, Quarto Flegreo, origini, vicende e documenti, Napoli 1988, pag. 16.
(6) B. CAPASSO, Monumenta ad neapolitani ducatus historiam pertinentia, vol. I, Napoli 1881.
(7) Ibidem, vol. II, Napoli 1892, pag. 256. G. CASSANDRO, La Liburia e i suoi tertiatores, Napoli 1940, pag. 34-53.
(8) F. ULIANO, Quarto Flegreo, op. cit., Napoli 1992, pag. 33.
(9) R. ANNECCHINO, Storia di Pozzuoli e della zona flegrea, Pozzuoli 1960, pag. 3-15.
(10) G. DEVOTO, Gli antichi italici, Firenze 1951, pag. 218.
(11) J. BERARD, La colonisation grecque de l’italie Méridionale et de la Sicilie, Parigi 1951.
(12) F. ULIANO, Quarto Flegreo, op. cit., pag. 28.
(13) F. ULIANO, Annibale si fermò a Quarto, Napoli 1986, pag. 86.
(14) Ibidem, pag. 85 sgg.
(15) C. DUBOIS, Pozzuoli antica (storia e topografia), Parigi 1907, pag. 227.