S. ANTIMO. DA UN DOCUMENTO INEDITO,
COME ERA, PRIMA DELLA SPOLIAZIONE TOTALE,

LA CHIESA DELLO SPIRITO SANTO

FRANCO E. PEZONE

Fra gli atti preparatori di una «santa visita» era obbligatoria una comunicazione al vescovo di Notizie locali e reali da darsi dai Parroci, dai Rettori, ovvero altri preposti, per qualsiasi titolo, alla cura delle singole chiese.
Il documento qui presentato (1) è proprio una comunicazione al Vescovo di Aversa di Notizie locali e reali stesa dall'allora Rettore della chiesa dello Spirito Santo di S. Antimo, sacerdote Antonio Iavarone (2) nel 1929, il 26 aprile.
Il documento - quarto del fascicolo di appartenenza - di otto pagine manoscritte su fogli di carta (protocollo formato bollo) è steso in «bella scrittura» ad inchiostro nero-china. Solo la prima pagina, a sinistra in alto, porta un timbro-intestazione della chiesa (vedi pag. 51).
L'ultima delle pagine - non numerate - ha, nelle righe finali, la data e la firma del compilatore.


Uno dei quadri rubati: L'Immacolata con Angeli e Santi del fiammingo A. Mytens

La comunicazione consta di 22 paragrafi, che trattano del sito e della struttura, della storia, della vita economica e religiosa, degli arredi e, cosa importante, delle pitture e delle sculture esistenti, al 1929, nella chiesa.
Il documento inizia «La chiesa, di cui si fa parola, ha il titolo di chiesa dello Spirito Santo ... è sita alla strada Lava, avendo innanzi uno spiazzale che ha nome Largo Spirito Santo ... confina ad oriente con la proprietà dei sigg. D'Amodio, a mezzogiorno, occidente e settentrione con la strada e spiazzale suaccennato.
Essa è divisa in tre navate, con una sola porta di entrata ed ha la forma di croce latina ... a fianco (ha) un campanile di alta mole con tre campane. (Una di queste è ) di sproporzionata misura, pesa 36 quintali.
La chiesa fu costruita nel XV sec. e «tra coloro che concorsero colle loro oblazioni al lustro di tale chiesa fu il Duca della Salandra possessore del feudo di S. Antimo» (3).
Nel 1724 risulta essere Congrega di Beneficenza (4), ricchissima di beni.
Nel 1799, con le leggi di soppressione la chiesa rimase privata di ogni patrimonio.
Nel 1904, - annota ancora il Rettore - nella chiesa venne eretta canonicamente la pia Associazione S. Giuseppe con «Breve» del 20 giugno dello stesso anno.
Nel 1929 la chiesa è Ricettoria civica.
«Tali notizie - scrive l'Estensore - sono state raccolte dai cenni storici del paese, scritti dall'Avvocato Francesco Storace perché mancano al Rettore titoli per documentare quanto sopra esposto».
Il documento - dall'8° al 18° paragrafo - si sofferma sulla vita economica e religiosa della chiesa (5), per passare, poi, ad elencare gli arredi in dotazione.
Al paragrafo 20° il Rettore testualmente scrive «Gli arredi che esistono attualmente ed oggetti inerenti alla chiesa di argenteria sono stati consegnati dal Municipio al Rettore (6) con inventario legale e sono:
Due calici d'argento - Ostensorio con teca e pisside - Un baldacchino con sfoglio d'argento consumato notevolmente dall'uso - Tre corone di argento con una spada dell'Addolorata - Le dette corone due sono per la statua del SS. Rosario e una per l'Addolorata - Un turibolo d'argento - Una croce per processione - Un secchietto - Per la statua del Rosario si conserva un lavoro antico di stras e una collana con perle, delle quali alcune false - Messale dei vivi - Messaletto dei morti - Camici tredici (e continua l'elenco. Per gli arredi sacri il Rettore poco prima di finire l'inventario annota) - Un ternario rosso del 1500».
E il documento forse nella sua parte più importante, continua «(L'altare maggiore) è ricco di splendidi e preziosi marmi, e dietro ha un coro spazioso in legno bene intagliato con fregi di rame dorato.
In fondo al coro, dietro l'altare maggiore, vi è un quadro di buon pennello che rappresenta la Pentecoste.



Un altro dei quadri rubati: La vergine del Rosario di F. Santafede

... Alle due navi corrispondono 12 altarini ... su di ciascun altare vi è un quadro dipinto ad olio, tra i quali sono notevoli per bontà di pittura quello di S. Pietro e S. Paolo, dell'Immacolata, e l'altro della Vergine del Rosario.
Gli altri quadri sono dedicati alla Circoncisione, a S. Biagio, Madonna delle Grazie, S. Carlo, S. Antonio Abate e San Benedetto.
... Nel soffitto della chiesa vi è una tela che rappresenta l'Incoronazione della Vergine del Giordano (7).
... Oltre questi quadri vi è pure la statua del Rosario, quella dell'Addolorata, del Carmine, dell'Incoronata, della Cintura, di S. Giuseppe e di S. Lucia.
... (Nella chiesa) si trova ancora un organo decorato di finissimi intagli ».
Dalle opere elencate nei paragrafi 3, 4, 5, 6 e 7 si ricava che i quadri erano 11 e le sculture 7 (8).
La cosa che colpisce di più nel documento è l'affermazione del Rettore che alla fine del terzo capitolo scrive: «Lo stato attuale della chiesa è in ottime condizioni e ben garantito dai ladri» e alla fine del quindicesimo paragrafo testualmente ribadisce «La chiesa è garantita da ogni pericolo sia di profanazione che di furto». Nel 1929.
Ed oggi, che di questo tempio non restano altro che mura spoglie (di tutto) gridanti vendetta, quale commento fare alle ultime frasi del Rettore di quella che fu una chiesa?

Note:
(1) Ringrazio il molto rev. prof. don Gaetano Capasso, insigne storico ed amico, che ha voluto donarmi (ora nell'Archivio del nostro Istituto) questo documento; prezioso non solo perché inedito ma anche per essere l'unica testimonianza completa di tutto ciò che aveva la chiesa, almeno fino al 1929. Dal dopoguerra, la mancanza di una sistematica catalogazione di tutti i beni culturali della zona atellana (cosa chiesta, fin dal 1980 dal nostro Ente culturale agli «Organi ... competenti»), l'indifferenza (a dir poco!) delle Autorità comunali preposte alla tutela ed alla conservazione dei beni della collettività e il colpevole silenzio caduto subito dopo gli ultimi e decisivi furti del 1992 hanno reso questo monumento, dal valore inestimabile, un rudere senza storia e senza futuro che ladri e speculatori attendono solo che crolli. C'è ancora la campana da rubare e un palazzone di vetro-cemento, se è il caso, da costruire al suo posto.
(2) Nominato dal Municipio nel 1907 con l'assenso del Vescovo di Aversa. (Nota dell'Estensore del documento. Da ora N.E.D.).
(3) Archivio di Stato di Napoli v. 67, f. 135 (N.E.D.).
(4) Catasto Onciario del 1724 (N.E.D.).
(5) Chi volesse approfondire l'argomento nelle parti non trattate può consultare il documento presso l'Archivio del nostro Istituto.
(6) Dove sono finiti gli oggetti in questione? Nel passato, erano ritornati al Comune? E il Comune li aveva riconsegnati? Gli inventari dove sono finiti? Dal dopo-terremoto del 1980 al 1992 (periodo delle spoliazioni) è mai esistito un elenco degli «oggetti in uso»?
(7) Il Rettore intende Luca Giordano (Napoli 1632, ivi 1705), uno dei massimi esponenti della pittura napoletana. Operò anche a Firenze, Bergamo, Venezia. Fu a Madrid, quale pittore di corte, presso Carlo II e, poi, a Roma presso papa Clemente XII.
(8) Il Rettore in altra parte, però, scrive che dietro l'altare maggiore vi era un quadro della Pentecoste e che sui 12 altari delle navate laterali vi era un quadro su di ognuno. Aggiungendo la tela di L. Giordano, nel soffitto, i quadri dovevano essere almeno 14.