A CASANDRINO UN IPOGEO SANNITA

GIUSEPPE MAIELLO

Il 7 aprile 1985, in via Diaz a Casandrino, durante i lavori per la posa di condutture fognarie, a metà strada, la scavatrice s'imbatte in un «vuoto».
Viene alla luce una cavità che a tempo di record è esplorata, saccheggiata e di nuovo riempita. Il danno storico appare subito incalcolabile: è un ipogeo sannita.
La volta è a cupola di colore chiaro, l'ambiente misura 3,01 per 2,85, la costruzione è in tufo; d'altra parte i Sanniti, che invasero la Campania intorno al V secolo, erano un popolo povero.
La cupola è delimitata da grossi quadroni di colore rosso pompeiano, circoscritti da un fondo blu. L'intonaco è firmato con l'impronta della mano dell'autore della costruzione. Ai due lati dell'ipogeo vi sono due costruzioni in pietra dove erano deposti i due cadaveri le cui impronte sono state incise nella pietra dal lento scorrere dei secoli.
Le due persone erano di statura bassa e tarchiata ed una doveva essere di sesso femminile, in quanto sono stati trovati residui di una specie di collana.
La base della camera tombale è in terra semplice, mentre le basi delle costruzioni dove erano adagiati i due cadaveri sono decorati da ornamenti scarni.
In un angolo c'è quel che resta di una mensoletta divelta da chi per primo ha profanato l'ipogeo: doveva esserci qualche oggetto ... asportato. In alto da un chiodo si pensa dovesse pendere una lucerna. Pochi i reperti al vaglio degli studiosi, un dente, un rudimentale bottone, 3 chiodi in ferro ed una anfora rotta, resti del saccheggio degli ignoti visitatori.
Un danno incalcolabile, dunque, perché il riempimento della tomba, operato in tutta fretta per cancellare le tracce del saccheggio, ha finito per compromettere ogni tipo di valutazione.
D'altra parte, stando alle testimonianze degli abitanti della zona non è la prima volta che, durante lavori di sbancamento, ci si sia imbattuti in questo tipo di ritrovamento.
Ed è proprio in quest'area che dovrebbe essere individuato il posto dove nel 1761 venne alla luce un'altra tomba (1).

Note:
(1) Così come riportato in M. RUGGIERO (a cura di), Degli scavi di antichità di Terraferma nell'antico Regno di Napoli dal 1743 al 1876, Napoli, 1888 (pp. 52-53).
... Casandrino 9 gennaio 1761. Avendo l'avvocato D. Gennaro Carissimo fatto la compra di un territoro e casino in questo Casale di Casandrino che era del Duca di Tora e volendo per ora murare il territorio, nel dare principio a fare un fosso accosto alla via pubblica a forza d'istromento di ferro, ne ritrovarono tre altre, cioè due laterali ed un'altra nel pavimento e dal vacuo d'esso estrassero otto pezzi di vasi di creta di diverse figure; cioè un pignato grande di creta rustica ed ordinaria, tre langelle figurate, una giarra o sia scodella colorita negra, un altro vaso anche colorito col suo coverchio con picciolo ornamento pure di creta che si soprappone al medesimo ... E portatomi io di persona a riconoscerlo, ne ho fatto questa mattina proseguire lo scavamento in mia presenza ... ed avendo fatto togliere tutto il terreno da sopra e laterale alle pietre che sulla prima si scoprirono, si sono trovati due sepolcri, uno più grande e l'altro più piccolo composti di pezzi grandi di pietra di tufo e che anche oggi qui chiamasi volgarmente pietra di Marano. Nel piccolo si è trovato un terzo di esso ripieno di terra condensata e fra di essa alcuni pezzetti d'osso che compariscono di corpo umano, ed avendo fatto togliere le pietre che formavano il pavimento del sepolcro, sconvolta e rivoltata all'intutto la terra laterale e disotto, non si è trovata cos'alcuna. Nel grande avendo fatto eseguire lo stesso non si è trovato più di quello che sulle prime si estrasse e che ho sopradescritto a V. E. onde stanno in mio potere i detti vasi per rimetterli ad ogni ordine dell'E. V ... Sento da alcuni naturali di qui che anni addietro, vicino allo stesso luogo si fosse trovato consimile sepolcro ... Gennaro Pallante.