PERCHE’ QUESTA CELEBRAZIONE

FRANCO E. PEZONE

Non c’era bisogno di un anniversario per celebrare D. Cirillo o per ricordare la Rivoluzione Napoletana del 1799.
LA RASSEGNA STORICA DEI COMUNI, negli ultimi venti anni, ha dedicato pagine e pagine alle idee che prepararono quella «gloriosa sconfitta» ed allo scienziato, medico e martire Grumese. Ed è stato decisivo il contributo dato dal nostro periodico alla conoscenza di quell’avvenimento e di alcuni suoi protagonisti (1).
Università ed Istituti (2) di cultura hanno accettato il nostro invito a ricordare D. Cirillo non solo per quello che è stato ma anche per quello che rappresenta - e deve rappresentare - oggi.
Noi abbiamo voluto questo Convegno (3) non solo per un doveroso ripensamento sui protagonisti, le idee, gli avvenimenti della Repubblica Meridionale ma per ripercorrere insieme quel faticoso cammino di un sogno di libertà, troppo presto svanito, che, venuto da lontano, dovrà andare lontano.
La nostra ambizione è che questa «riproposta» segni l’avvio, nel nostro popolo, di quella presa di coscienza delle proprie capacità di trasformazione sociale e politica, mai come ora necessarie, e che, andando al di là di una più o meno riuscita liturgia commemorativa, recuperi la memoria storica di ciò che sono stati i nostri padri, o che hanno tentato di essere. Ed è dalla coscienza storica che deriva quella coscienza civile che fa di una gente, o di una plebe, dei cittadini.
Il 1799, per la cultura napoletana, segnò il punto d’arrivo di una lunghissima tradizione intellettuale (4), fu il momento magico del pensiero che diveniva azione, fu il seme di tutto il nostro Risorgimento (5), e, oggi, resta l’ideale più puro di un’Europa Unita fatta non di mercanti o di mercati ma di cittadini.
Bruno, Telesio, Campanella, Vico e Genovesi, e poi Caracciolo, Tanucci, Filangieri, Giannone, sono i primi nomi di Meridionali che vengono in mente per indicarli come retroterra storico-filosofico dell’azione politica della Repubblica Partenopea (6).
Ed è giusto indicare come illustre precedente la «Comune di S. Leucio», unico esempio, in Italia, di esperimento politico-sociale riuscito di comunità comunistica (7).
La Repubblica del 1799, oltretutto, è il primo esempio della impossibilità della classe colta di «guidare» il Principe «al buon governo» o di cambiare una società ingiusta col riformismo illuminato.
I «nuovi» ideali, anche se affogati nel sangue, attraversarono i secoli XIX e XX e, col sangue, segnarono l’Unità e la Resistenza Italiane.
Certamente la cultura e la rivoluzione francese (8) influenzarono le idee e gli avvenimenti del 1799, ma gli intellettuali napoletani rielaborarono la cultura europea (non solo francese), la «napoletanizzarono», per farla italiana prima ed europea dopo. E, a differenza della Rivoluzione Francese, che fu portatrice degli interessi concreti della borghesia, la Rivoluzione Napoletana fu portatrice di Idealità. Ecco perché è giusto ricordare la storia di una Napoli, capitale, proiettata verso il futuro ed il contributo fondamentale che il nostro Mezzogiorno dette alla civiltà italiana ed europea.
V. Cuoco sostenne che il fallimento della Repubblica Partenopea, (durata meno della metà di un anno) sia stato dovuto alla mancata adesione del popolo alla causa rivoluzionaria (9). Ciò è vero se per popolo si intende plebe; ma, nella nostra Zona la Rivoluzione del 1799 mostrò che il popolo atellano non era plebe. Sanfedisti o giacobini, contadini o intellettuali, partigiani della Repubblica o realisti erano tutti figli del popolo. E tutti pagarono con la vita o le persecuzioni o l’esilio la propria fede: l’Abate V. De Muro (10) di S. Arpino il parroco A. Malvasio (11), D. Fiore (12), e F. Bagno (13), tutti di Cesa, il compositore D. Cimarosa (14) di Aversa e D. Cirillo di Grumo Nevano, erano figli del popolo, che si schierarono per la Repubblica; i condannati a morte, Ferdinando e Giovanni Della Rossa di S. Arpino, i caduti in battaglia a Ponterotto (15); i fucilati di Grumo Nevano (16), i condannati di Casoria-Afragola (17), i morti di Aversa e di Melito (18), Antonio Della Rossa (19) e i tanti e tanti altri, erano figli del popolo, che si schierarono per la Monarchia.
Se la zona Atellana visse drammaticamente e pienamente lo scontro fra «passato e futuro», coinvolgendo contadini senza terra e nobiltà (20), clero (di una chiesa non ancora realizzata) e giacobini, classe colta e professionisti, così non fu per il resto del Mezzogiorno e per la stessa capitale, dove parte della nobiltà (con nostalgie feudali e chiesa, Sanfedisti e Lazzaroni, latifondisti e «conservatori» si opposero strenuamente al cambiamento. Tanto che il «VEDITORE REPUBBLICANO», in quei giorni, scriveva «Napoli offre in questo momento uno spettacolo nuovo, ed interessante agli occhi d’un Istorico. In nessun Popolo si è giammai vista una simile rivoluzione. I Napoletani sono stati costretti ad essere liberi» (21).
La tonaca del Ruffo portò al trionfo dei briganti e dei lazzaroni e di un mondo e di una cultura medioevali che riusciranno a sopravvivere nel Risorgimento, trasformarsi e rivivere prima e dopo la Liberazione e ad impregnare il mondo d’oggi, fatto – in gran parte - di falsi ideali e di ingiustizie sociali.
I professionisti della politica, i facili arricchiti, i venditori di morte, i compratori di coscienze di oggi sono l’eredità della vittoria ruffoiana. I lazzaroni di ieri sono i camorristi di oggi.
Giustamente A. Gargano scrive che «La camorra è la più piena e sconsolante testimonianza della presenza nel Mezzogiorno di resistenti sacche di feudalesimo» (22).
Proprio per questa ragione noi, in questi giorni, siamo qua a ricordare un sogno glorioso di giustizia e libertà e D. Cirillo, nella sua terra natale dove, assurdo ma vero, ancora si muore; e non per ideali civili ma per droga e camorra.

Note:
(1) «RASSEGNA STORICA DEI COMUNI», anno V, n. 1, 1973 (L. DE LUCA D. Cirillo, L’uomo, lo scienziato, il patriota), anno XV, n. 49-51, 1989, (V. LEGNANTE, A. Della Rossa; A. PEPE, Istituzioni ed Ecclesiastici durante la Repubblica Partenopea). Per non citare che il primo e l’ultimo numero sull’argomento.
(2) In modo particolare vogliamo ricordare l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e, poi, anche l’Associazione Culturale Atellana, il Centro Studi e Documentazione CAM e, non ultimo, l’Istituto di Cultura Francese.
(3) che è stato possibile realizzare grazie all’Amministrazione Comunale di Grumo Nevano, che ha accettato subito il nostro invito.
(4) G. PUGLIESE CARRATELLI, Introduzione, in «LA PROVINCIA DI NAPOLI», numero speciale, anno X, dicembre 1988.
(5) «Formano il comune sentimento della nazione italiana, fondandolo non più, come prima, sulla comune lingua e letteratura e sulle comuni memorie di Roma, ma sopra un sentimento politico comune» (B. CROCE). Sull’argomento, dello stesso autore La riconquista del Regno di Napoli nel 1799, ecc., Bari, 1943, La Rivoluzione napoletana del 1799, ecc., Bari, 1953.; A. SIMIONI, Le origini del Risorgimento politico nell’Italia Meridionale, Messina, s.d.; A. SATTA, Alle origini del Risorgimento, ecc., Roma, 1964.
(6) G. PUGLIESE CARRATELLI, op. cit., F. VENTURI Illuministi italiani - Riformisti napoletani, Milano-Napoli, 1962.
(7) I precedenti più vicini alla Comune di S. Leucio (1776) furono quello degli Anabattisti a Münster nel 1525 e dei Gesuiti in Paraguay tra il 1610-1767. I tre «esperimenti» erano frammenti di «sogni filosofici» ipotizzati nelle: Utopia di T. MORO, 1516, Città del sole di T. CAMPANELLA, 1611, Nuova Atlantide di F. BACONE, 1624, e poi Oceania di J. HURRINIGTOK, Code de la Nature del MORELLY, ecc.
Fra i tanti scritti sulla Comune di S. Leucio si indicano, rispettivamente, il più completo e il più recente: G. TESCIONE, Statuti dell’arte della seta a Napoli e legislazione della colonia di S. Leucio, Napoli, 1933 e F. E. PEZONE, Il falansterio di S. Leucio, in «Rassegna Storica dei Comuni», anno IV, n. 5, 1982.
(8) Fra i tanti studi sull’influenza della cultura francese su quella napoletana: N. CORTESE, Cultura e politica a Napoli dal 1500 al 1700, Napoli, 1965, A. GENOINO, Studi e ricerche sul 1799, Napoli, 1934, ecc.
(9) V. CUOCO, Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Milano, 1820.
(10) V. DE MURO, (S. Arpino 1757) da Giovan Giuseppe e Lucrezia Della Rossa. Alunno e poi insegnante del seminario di Aversa. Abbate. Segretario perpetuo dell’Accademia Pontaniana, professore all’Accademia Militare Nunziatella. Autore di molti lavori a stampa, Grammatica ragionata della lingua italiana. Grammatica ragionata della lingua, ecc. Tradusse un Corso di Studi dell’abbate Condillac, ecc.
Al Governo della Repubblica Partenopea propose un Piano di Amministrazione e Distribuzione dei Beni Ecclesiastici.
E’ sua la prima monografia su Atella, Ricerche storiche e critiche sull’origine, le vicende e la rovina di Atella antica città della Campania, pubblicata postuma, a Napoli, nel 1840.
Don Vincenzio Muro (o De Muro) per il suo rivoluzionario Piano fu incluso fra «i rei di stato» e perseguitato con gli altri componenti della sua famiglia.
Elenco dei «rei di stato» nella zona atellana:
CESA: D. Francesco Bagno - D. Domenico Fiore.
S. ANTIMO: D. Antonio di Siena - D. Raffaele Palma - D. Carlo Ciccarelli - Luigi di Martino - Girolamo Marra - Sacerdote D. Tommaso Campanile Sacerd. e Regio.
NEVANO: D. Giuseppe Storace, figlio di D. Vito.
GRUMO: D. Domenico Cirillo - D. Michelangelo Novi e fratelli.
FRATTAMAGGIORE: D. Nicola Rossi - D. Luca Biancardo (i beni di lui si trovano sequestrati da D. Giuseppe Gervasio scrivano del Tribunale di Campagna per ordine di D. Pasquale di Martino) - D. Francesco Genuino sceffo di Burò - D. Giulio Genuino predicatore dei cantoni.
POMMIGLIANO D’ATELLA: Sacerdote D. Domenico Marenna.
FRATTA PICCOLA: D. Gennaro di Liguori.
S. ELPIDIO: D. Vincenzo Muro, sacerdote D. Domenico Muro, avvocato - Padre Raffale Muro, Minimo, arrestato - D. Carlo Muro, Notaro, arrestato - D. Ascanio di Elia, arrestato - D. Francesco Coscione, Sacerdote, mandato nell’Isola di S. Stefano - Dottor D. Andrea Coscione, fuggitivo - D. Nunziante Coscione, Sacerdote, arrestato - Magnifico Gennaro Coscione, padre e fratello rispettivo dei detti Coscioni, arrestato - D. Gennaro Abruzzese, Chirurgo, arrestato - D. Leonardo Giglio, speziale, arrestato - Vincenzo Falace, sartore, arrestato - D. Lorenzo Zarrillo, arrestato.
L’elenco dei «rei di stato» è stato pubblicato in appendice ad un articolo di B. D’ERRICO («I rei di stato del 1799 nella zona atellana») in «Rassegna Storica dei Comuni» anno XII, n. 31-36; 1986 (pp. 8-10).
(11) A. MALVASIO (Cesa 1738) da Francesco ed Isabella De Simone, ordinato sacerdote, fu parroco della chiesa di S. Giovanni Battista e poi, per 40 anni, parroco della chiesa di S. Andrea, sempre di Aversa. Autore di moltissimi libri, fu eletto capo dell’Amministrazione Comunale di Aversa durante la Repubblica Partenopea: Cfr., G. CAPASSO, Cultura e religiosità ad Aversa nei secoli XVIII, XIX, XX ecc., Napoli, 1968.
(12) D. FIORE (Cesa 1769) da Cesario e Agnese Lettera, avvocato. Dopo i fatti del 1799 fu esule a Parigi. Lo ricorda Stendhal e Croce (Una famiglia di patrioti ed altri saggi storici e critici, Bari, 1949).
(13) F. BAGNO (Cesa 1744) da Gregorio (barbiere) e Beatrice Ferraiuolo. Fu professore di Anatomia, di Fisiologia ed anche rettore dell’Università di Napoli.
(14) D. CIMAROSA (Aversa 1749) da Francesco (muratore) e Anna Di Francesco (lavandaia). Compositore e musicista osannato e stimato in tutte le corti d’Europa è l’autore del famoso, Matrimonio segreto. Musicò l’inno patriottico della Repubblica Partenopea. Incarcerato e liberato poi, mor’ esule a Venezia nel 1801.
(15) S. PAGANO, forse di S. Arpino; B. CRISPIANO, di Caivano; P. GRIMALDI, di Casapozzano; G. DEL PRETE, di Frattamaggiore; P. OLIVA, di Cesa. Furono fra i tanti caduti in un assalto alle truppe francesi, sulle rive dei R. Lagni, il 17 gennaio, subito dopo l’Armistizio di Sparanise del 12 gennaio. (Dal Libro dei morti, nella Parrocchia di S. Michele di Casapozzano).
(16) Per la rivolta antirepubblicana: L. PARISI, Commissario di campagna di Nevano «Bando del l° aprile 1799», in: M. BATTAGLINI, Atti, Leggi, Proclami ed altre carte della Repubblica Napoletana 1798-1799, SEM, Catanzaro, 1983, II, p. 1023, n. 690. I fucilati dai Francesi furono: F. MAIELLO, P. MAIELLO, F. MAIELLO, G. CHIACCHIO, N. ESPOSITO, TAM. CRISTIANO, TOM. CRISTIANO. (Dal Libro dei morti nella Parrocchia di S. Tammaro di Grumo).
(17) Per i moti antifrancesi del 17-20 gennaio: C. GRAZIOSO, tessitore (pena di morte), A. DE LUCA, tessitore (ferri a vita). Per i moti del 28 febbraio: L. GRAZIOSO e L. GRAZIOSO (ferri per 25 anni) G. ESPOSITO (ferri a vita)i, in: M. BATTAGLINI, op. cit., II, p. 1023, n. 690.
(18) C. DE NICOLA, Diario napoletano dal 1798 al 1825, Napoli (I, 28); D. STERPOS (a cura di) Capua-Napoli, Novara, 1959 p. 85. M. BATTAGLINI, op. cit., II, pp. 1077-1078, n. 717.
(19) A. DELLA ROSSA, (S. Arpino 1748) da Giuseppe e Grazia Della Rossa. Avvocato e giureconsulto, Direttore di Polizia e Caporota, fu uno dei Membri della Giunta di Stato nei processi contro i capi della Repubblica Partenopea e poi Ministro di Ferdinando TV.
(20) Il duca di S. Arpino Sanchez de Luna - eletto di città - incarcerato dal Tribunale borbonico. In M. BATTAGLINI, op. cit., I, p. 282, n. 119. L’elenco dei nobili che salirono il patibolo dopo la caduta della R. P., è molto lungo; per i tanti: F. Caracciolo, F. Federici, G. Serra, E. Pimentel Fonseca, E. Carafa, F. Pignatelli, G. Colonna, L. De Renzis, F. De Marini, G. Riario Sforza, C. Mauri, ecc. In contrapposizione ad una chiesa reazionaria e feudale, buona parte del clero meridionale diede il suo contributo di sangue e di persecuzioni alla causa della Repubblica. Fra i tanti martiri: G. Capecelatro arcivescovo di Taranto; M. Natale, vescovo di Vico Equense; G. A. Serrao, vescovo di Potenza; G. C. Belloni; N. Pacifico; N. De Meo; N. Palomba; G. Morgera, S. Caputo, I. Falconieri, G. Guardati, F. Conforti, M. Granata, M. E. Scotti, M. Ciccone, ecc., (Cfr., G. FORTUNATO, I Napoletani del 1799, Napoli, 1989; P. PIERI, Il clero meridionale nella Rivoluzione del 1799, in «Rass. Stor. del Risorgimento», anno XVIII, ottobre-dicembre 1930, ecc.).
(21) «L’imputenza, e la perfidia del Despota, le violenze, e le capacità dei Lazzaroni, la generosità della Nazione Francese hanno operato questo prodigio politico. Non già che in Napoli non vi fossero stati prodi cittadini, partigiani decisi della Democrazia, ma la mancanza di un punto di riunione, la scambievole differenza la vigilanza dei Delatori erano tanti ostacoli pressoché insormontabili, o almeno che avrebbero per molto tempo ritardato lo sviluppo delle cose senza il concorso delle impreviste cause dianzi dette da «IL VENDITORE REPUBBLICANO», l° germinale, l° anno della Repubblica, (n. 1, 21 marzo 1799).
(22) A. GARGANO, Il peso della sconfitta del 1799. La camorra tra Feudalesimo e stato moderno, ne «IL BASILISCO» anno VII, n. 21-24; gennaio-dicembre 1989.