DOCUMENTI PER LA STORIA DI UN CASALE DI NAPOLI
CASANDRINO

BRUNO D'ERRICO

Notizie edite sui casali di Napoli di epoca medievale sono assai scarse: in genere bisogna accontentarsi di pochi riferimenti tratti da raccolte o regesti di pergamene. Per il casale di Casandrino, posto in finibus Liburiae (1), alla preziosa documentazione fornita da Cherubino Caiazzo (2), possiamo aggiungere alcuni documenti finora inediti.
Con atto del notaio Nicola Capatio, il 5 marzo 1345, Gualtiero (o Rinaldo) Galeota vendette al monastero della Maddalena di Napoli i seguenti beni stabili: «In primis uno fundico con case, et orticello sito nella vila de Casandrino, vertinentie de Napoli. Un altro fundico sito nel medesimo loco. Una terra de moya due quarte 6 et nona una sita nelle dette pertinentie di moya 2 et quarte 6 1/2. Item un'altra terra in dette partinentie de moya doie quarte tre et none tre. Per preczo de onze 67 et tari 15 ricevute contanti dal detto Monasterio» (3). Gli stessi beni ritroviamo elencati più accuratamente nell'inventario dei beni del monastero, datato 1364. «In pertinentiis Villae Casandrini pertinentiarum Neapolis. Item petia terre una modiorum duorum quartarum sex, et (nonae unae) parte arbustata vitibus latinis sita in pertinentiis dicte ville in loco ubi dicitur Cornicello, iuxta terram quondam Domine Ioanne Garaffe, et Domini Lisuli Sardi, iuxta terram Ecclesie Sancti Ioannis Ierosolimitani, iuxta viam publicam, et alios confines empta a Domino Rinaldo Galiota, quam laborat Angelus Russus de dicta villa Casandrini ad medietatem omnium fructum superiorum, et inferiorum.
Item petie terre due arbustate vitibus latinis modiorum quinque site in dicto loco ubi dicitur Cornicello, una iuxta aliam, iuxta terram Christofari Magistri de villa Maleti, iuxta terram Ecclesie Sancti Nicolai de dicta villa Maleti, iuxta viam vicinalem, et alios confines empte a dicto Domini Rinaldo, quas laborat Christofarus Magister, et filius eius ad medietatem omnium fructum superiorum et inferiorum.
Item fundus unus dirutus situs in dicto Casali Casandrini ivxta fundum Ecclesie Sancte Marie de dicta villa Casandrini, iuxta viam vicinalem, et alios confines» (4).
Sempre a beni in Casandrino si riferiscono i seguenti regesti di documenti. Il primo riguarda un'assegnazione in solutum effettuata il 18 luglio 1400 da «Francesco Archaya di Napoli figlio de li quondam Berrullo Archaya, et Isabella Capece, anteriore moglie di detto Berrullo, ad Agnessa Palumbo de Napoli, vidua relitta del detto quandam Berrullo, de uno fundo consistente in certe case con cortiglio, et Palmento sito ne la villa de Casandrina, de una terra de moya tre sita nela medesima villa, dove si dice lo Pizzariello, et de un'altra terra de moyo uno, et mezzo de la summa de una terra de moya due, et mezo, sita nell'istessa villa, et loco iuxta loro confini, e questo tanto per dote, et antefato di essa Agnessa, quanto p'ogn'altra ragione che dovesse conseguire sopra li beni di detto quondam Berrullo, per farne quello li piacerà» (5). Il secondo regesto si riferisce allo strumento dotale del 5 agosto 1404 «in beneficio de Agnessa Palumbo figlia di Petruccio Palumbo per Nicola Lauritano suo marito con la dote ricevuta de onze nove, et de un pezzo de terra de moya quattro arbustato sito nella villa de Casandrino, dove se dice lo fossato iuxta soi confini» (6).
L'ultimo documento è il regesto dello strumento redatto dal notaio Tommaso Barba «de la vendita a 16 di febraro 15a indictionis 1407 fatta per li nobili Francesco Caracciolo figlio del quondam Ser Giovanne Caracciolo, et Signora Covella Sarda sorella, et herede cum benefitio inventarii del quondam Giovanni Sardo figlio, et herede del quondam Lisulo Sardo, moglie del detto Francesco Caracciolo, a Nicola Loritano de Ayrola habitante in Napoli de una terra arbustata de vite latine, inculta et imboscata de moa quattro a giusta mesura de Napoli sita nel luoco ove se dice a lo fossato de le pertinentie de la villa de Casandrino iuxta soi confini franca da qualsivoglia censo per prezzo de onze quattro recevute de contanti con la promessa dell'evittione generale» (7).
Nei documenti riportati è interessante far risaltare due elementi:
a) le terre di Casandrino di proprietà del monastero della Maddalena erano affittate da abitanti del luogo (Angelus Russus de dicta villa) o di luoghi vicini (Christofarus Magister [Maisto] de vila Maleti [Melito] contro la corresponsione della metà del prodotto, sia di quello ricavato dalla vendemmia che di quello ottenuto dalla terra (ad medietatem omnium fructum superiorum et inferiorum);
b) tra i proprietari di beni a Casandrino sono citati diversi nobili napoletani (Galeota, Carafa, Caracciolo, Sardo). Ciò fa ipotizzare che tra il XIV e il XV secolo il possesso di beni nei casali dell'hinterland partenopeo dovesse essere molto diffuso tra i nobili della capitale. Tuttavia conclusioni in tal senso possono scaturire solo da indagini estese e con un notevole apporto di documenti, non da studi come il presente, che non ha la pretesa di giungere a conclusioni generali.

Note:
(1) Codice diplomatico normanno di Aversa (a cura di A. Gallo), Napoli 1927, pp. 379-331.
(2) C. Caiazzo, Storia del Casale di Casandrino, Napoli 1938.
(3) Archivio di Stato di Napoli (poi A.S.N.), Monasteri Soppressi, vol. 4445 fol. 72r.
(4) A.S.N., Mon. Soppr., vol. 4421 ff. 11v - 12r.
(5) A.S.N., Mon. Soppr., vol. 1184 fol. 26r.
(6) Ivi, fol. 39r.
(7) Ivi, fol. 75r.