UN PALAZZO DUCALE NEL CASERTANO

ENZO DI GRAZIA

Tra le sorprese che possono offrire i paesi della provincia di Caserta, certamente quella riservata al visitatore, sia pure occasionale, di Casapuzzano (piccola frazione di Orta di Atella) occupa un posto a sé. Qui, infatti, unico nel suo genere e perfettamente conservato, si erge ancora intatto, mirabile documento di arte e ricco di storia, il secolare palazzo ducale dei Capece-Minutolo (1).
Il «castello» (come comunemente viene chiamato), con la sua robusta cerchia di mura, domina tutto l’ambiente circostante: i caratteristici camini, eretti lungo il camminamento di ronda, sembrano completare e riempire il paesaggio.


Il Castello di Casapuzzano.

Dopo gli ultimi lavori di restauro, effettuati nel secolo scorso, le mura si presentano perfettamente intatte; soltanto lungo i lati meno esposti, esse presentano due interruzioni che permettono il passaggio attraverso il giardino che si stende alle spalle dell’edificio. Tali interruzioni consentono, altresì, di ammirare anche la facciata posteriore della costruzione, che una lunga serie di archi e di balconi, semisommersi dal verde di piante rampicanti, rende quanto mai suggestiva.
Una volta si poteva accedere all’interno del castello attraverso tre porte; di esse soltanto una, attualmente, è ancora in funzione: ornata di un artistico portale trapezoidale in travertino, tutto lavorato a mano, essa presenta ai lati due garitte. A queste, munite di adeguate feritoie, si accedeva direttamente dal corpo di guardia, locale che oggi è stato ridotto al rango di civile abitazione.
La volta dell’androne è affrescata secondo il gusto manieristico della fine dell’Ottocento: vari puttini volanti intorno ad un drappo che scende sui due muri laterali, ove s’interrompe. E’ logico ritenere che tale interruzione, non voluta dall’artista, sia stata resa necessaria dall’usura del tempo che ha imposto di dover intonacare ed imbiancare di nuovo le due pareti laterali; su quella di destra, inoltre, una lapide marmorea ricorda le antiche origini del castello. Questo, infatti, è costruito su di un corpo originario, una specie di torre di controllo che evidentemente doveva essere adibita ad uso ufficio dei gabellotti per l’esazione dei diritti d’ingresso nel feudo di Casapuzzano; la lapide posta nell’androne, e da noi testé ricordata, reca appunto il tariffario delle gabelle prescritte.
In un secondo tempo, ma sempre in periodo medioevale, intorno alla torre si sviluppò il palazzo nobiliare che ebbe una struttura severa e massiccia, cioè quella caratteristica dei palazzi fortificati. I successivi stili rinascimentale e barocco, non potendo ormai più influenzare la parte architettonica, si sbizzarrirono nell’arricchire di decorazioni e di motivi ornamentali l’intera costruzione che mantenne inalterata la sua solida figura trecentesca. Così si spiega la presenza di numerosi fregi ornamentali (quali le cornici alle finestre e gli stemmi gentilizi della facciata anteriore) e soprattutto dei numerosi camini eretti lungo il camminamento di ronda, la cui funzione è, invero, semplicemente decorativa; ricorderemo, per inciso, che gli stessi hanno fatto sì che tale castello venisse dal popolino comunemente indicato come «il palazzo delle ciminiere».
Superata la cerchia delle mura, si entra in un ampio cortile lastricato; ai lati di questo vi sono i due pozzi che sembra abbiano dato il nome al paese (casa-puteana); ancora oggi essi conservano la loro antica struttura e sono perfettamente funzionali ed efficienti (2).
Tra il cortile e l’ingresso del palazzo vero e proprio vi è un fossato protetto da un parapetto: oggi esso si presenta completamente asciutto, mentre fino a qualche tempo fa era ricolmo di acqua. Dove una volta era il ponte levatoio, ora è stato costruito un passaggio in mattoni. A dire il vero ciò è avvenuto abbastanza di recente, poiché il ponte in legno è stato abolito soltanto quando le frequenti sostituzioni delle tavole marcite ne avevano resa antieconomica la manutenzione. Sui due pilastri dell’ingresso, anch’essi in travertino lavorato a mano, si notano ben nitidi i fori ai quali venivano agganciate le catene che sostenevano il ponte levatoio, una volta alzato.
Proprio al centro dell’architrave, fa bella mostra di sé un grande medaglione in cui è scolpita un’immagine di donna: si tratta di Alicia Higgins, inglese di nascita e moglie di un Capece-Minutolo; a lei si deve l’ultimo rifacimento del palazzo verso la fine dell’Ottocento. Il ricordo di questa nobildonna, oltre che dal medaglione sito sull’architrave, è tenuto vivo da un angolo del giardino, quello da lei preferito, che ancora oggi viene indicato come «luogo Alicia Higgins».
Di fronte all’ingresso s’incontra l’antica torre gabellaria, oggi del tutto abbandonata; sulla destra si apre un nudo e severo corridoio, mentre al centro spicca un marmo in cui è scolpita l’immagine di Enrico Capece-Minutolo, che fu arcivescovo di Napoli, e la data del 1379. Ai lati sembrano fare buona guardia due manichini rivestiti delle meravigliose armature degli antichi samurai, anch’esse perfettamente conservate.
Sul fondo del corridoio hanno inizio le scale che conducono ai piani superiori: di questi il secondo è oggi disabitato mentre al primo vi è l’abitazione dell’attuale proprietario, il quale vi ha raccolto oggetti di notevole interesse storico ed artistico.


Note:
(1) Le origini di Casapuzzano risalgono al periodo dell’invasione dei Longobardi nell’Italia Meridionale.
La prima feudataria fu una Berlengeria di Sangro, sposata a Rainaldo Accrocciamuro (o Accrozzamuro) di Aversa (Cfr. PARENTE, Origini e vicende ecclesiastiche della città di Aversa, Napoli, 1857, vol. I, pag. 212 alla voce «Vugnano»; e GIUSTINIANI, Dizionario Geografico del Regno di Napoli, Napoli, 1797, alla voce «Casapuzzana»).
Nel 1292 fu investita dei feudi di Casapuzzano e di Bugnano (Vugnano) Isabella Filangieri, vedova di Giovanni di Alverniaco (Cfr. CANDIDA GONZAGA, Famiglia Filangieri, Napoli, 1887).
Nel 1495 i due villaggi furono dati a Francesco Seripando. La notizia è riferita sia dal Parente, op. cit., che dal Giustiniani, op. cit.; ambedue la ricavano da una lapide esistente nel Duomo di Napoli e da Quint. 2 fol. 196.
Ma il Giustiniani considera che vi sia una certa incoerenza tra le due fonti, dal momento che la prima accenna ad un premio per merito concesso al Seripando dal re Ferdinando; la seconda, invece, si riferisce ad un acquisto per 1200 ducati.
Il Parente, invece, interpretando con maggiore precisione la lapide e la notizia, deduce, in maniera molto più logica e verosimile, che il premio fosse costituito dalla sola Casapuzzano, mentre Bugnano fu ottenuta dietro versamento della detta somma di 1200 ducati.
Il feudo passò poi ai Capece-Minutolo, che ancora vi posseggono il palazzo ducale, Dal Giustiniani si rileva che nel 1648 gli abitanti furono tassati per 51 fuochi; nel 1975 il numero di questi era di 279 (Cfr. SACCO, Dizionario Geografico di Napoli, Napoli, 1795); nel 1840 ammontava a 320 (Cfr. DE LUCA-MASTRIANI, Dizionario corografico del regno di Napoli); nel 1857 erano 180 (Parente, op. cit. vol. I, statistiche).
(2) Questi ebbero un’enorme importanza, considerata la mancanza di acqua potabile che affliggeva la zona. Giustiniani, op. cit., dice testualmente: «Io stimo questo luogo molto infelice, anche perché non hanno, detti abitanti, acqua da bere dovendosene provvedere dai paesi vicini». I due pozzi forniscono, invece, ancora oggi ottima acqua e la loro presenza dovette determinare l’ubicazione del palazzo e, prima ancora, forse la stessa formazione del villaggio.