LAINO NELLA STORIA DEI SUOI MARCHESI

AMATO CAMPOLONGO

Capostipite della famiglia de Cardenas fu Alfonso I, nobile e potente signore spagnolo, figlio di Ferdinando e di donna Emmanuela della casa reale di Castiglia. Dopo aver servito il re di Spagna, si recò a Napoli con Alfonso d’Aragona, al quale fu particolarmente caro. Fu, inoltre, consigliere collaterale del padre e del figlio, maggiordomo maggiore dell’infante don Pietro ed aio di Alfonso duca di Calabria. Per molto tempo fu viceré di Gaeta e di Terra di Lavoro ed ebbe in proprietà le terre di Castelforte, Traetto e Suio. Morì nel 1476 e venne sepolto nella chiesa dell’ospedale dell’Annunziata di Napoli.
Sposò Eufemia Villaraut, di nobilissima famiglia valenzana, dalla quale ebbe vari figli: don Ferdinando, suo successore nella contea di Acerra, don Vincenzo, prete ed abate, don Federico, donna Eleonora e donna Caterina.
L’arma di questa famiglia è costituita da due lupi andanti di color azzurro in campo d’oro (1).


Ferdinando I de Cardenas, I marchese di Laino.

E’ ricordato come cavaliere di gran senno e di alto valore, governatore di Almeria in Granata in nome del re cattolico; in Italia, appartenne al consiglio di re Federico d’Aragona, del quale era parente. Secondo il Gioia, questo re, con istrumento del 9 maggio 1500, gli vendé Laino per 2500 ducati; così, al primo titolo di conte di Acerra, Ferdinando de Cardenas unì l’altro di marchese di Laino (2). I due titoli, da allora in poi, si fusero in tutti i discendenti della stirpe feudataria de Cardenas.
Ferdinando fu uno dei più grandi e ricchi signori di quei tempi. Un fatto che nobilita questo feudatario, davanti alla storia, resta la sua avversione alla introduzione del tribunale dell’Inquisizione in Napoli.
Sposò Lucrezia d’Alagno, figlia di Mariano conte di Bucchianico e di Caterina Orsino, sorella del conte di Manoppello; da questa ebbe un figlio di nome Alfonso.
Nelle scritture del monastero di S. Sebastiano in Napoli (vol. II, fol. 14t) v’è la conferma del re Ferdinando, in data 26 febbraio 1507, della vendita eseguita dal suo predecessore Federico a Ferdinando de Cardenas del territorio di Laino e città della Cerra col feudo di Capo Torisio (3).
Ferdinando de Cardenas morì nel 1511.


Alfonso II de Cardenas, II marchese di Laino.

Nel 1512 denunciò la morte del padre Ferdinando, pagando il rilevio tanto per la città di Acerra quanto per la terra di Laino (Archivio di Stato di Napoli, In petitione Rileviorum I° ab anno circiter 1420 ad annum 1600 - fol. 2t) (4).
Carlo V, con privilegio del 28 luglio 1516, confermò ad Alfonso de Cardenas la proprietà feudale dei territorio di Laino che gli apparteneva per successione paterna (5).
Alfonso morì il 4 settembre 1519, secondo la fede rilasciata dal parroco della Chiesa dei SS. Apostoli di Napoli (6).
Aveva fatto il suo pubblico testamento il 26 agosto in Napoli (annotato per intero nel processo tra don Diego Cantelmo col detto conte-marchese, nella Banca di Scacciavento, fol. 25) con il quale designava tutore dei suoi figli la madre Lucrezia d’Alagno e la consorte Sidonia Caracciolo, con l’aiuto di Gaspare Toraldo, marchese di Polignano, e di Sigismondo Loffredo regio consigliere e reggente della r. Cancelleria (7).
Lasciò sette figli: Ferdinando, Leonardo, Carlo, Guttiere, Diego, donna Diana che sposò don Vincenzo Piccolomini d’Aragona marchese d’Iliceto, e donna Lucrezia che sposò Luigi di Capua, signore di Fornello.


Sidonia Caracciolo, III marchesa di Laino.

Virtù civili e domestiche rifulsero in questa illustre marchesa di Laino. Chi meglio di un suo contemporaneo avrebbe potuto fornircene un quadro esatto? Ascoltiamolo: «La famiglia Caracciolo ha sempre prodotto donne di grandissimo valore, e honestà, per quanto la memoria nostra si può ricordare, si che le donne di questa Casata sono frà tutte l’altre particolarmente celebrate nella nostra Città di Napoli» (8).
Quando Simone Romano all’assedio di Senise catturò il principe di Stigliano ed il genero di questi, marchese di Laino, facendo sapere alla marchesa sua madre che se non gli avesse consegnata la fortezza di Laino avrebbe fatto morire il marchese suo figlio, la nobildonna, con grande fermezza, rispose al capitano francese «che se li facevano morire il figlio suo primogenito, le restavano quattro altri figli, ancora pronti a morire in servitio dello loro padrone». In quel tempo si erano rifugiate nella fortezza di Laino, come luogo sicuro, le principesse di Bisignano e di Stigliano, la contessa di Saponara ed altre gentildonne e signore delle terre vicine (9). A questo episodio, dell’inutile tentativo del Romano d’impossessarsi delle mura lainesi mediante un ignobile ricatto, il Gioia assegna la data del 4 luglio 1529. Erra, però, nel dire la Caracciolo vedova di Ferrante invece di Alfonso de Cardenas (10).
Alle lusinghiere espressioni dello storico per donna Sidonia, ci piace riportare la parte più umana e più toccante del testamento del marito:
Copia Legati - Jtem lassa la detta d. Suedonia sua cara mogliere finchè viverà vidualiter et guardando il letto viduale, sia e debba essere donna domina e padrona de tutti beni burgensatici e feudali de ipso testatore et habbia la plena administratione et perceptione di dette robbe e loro intrate qualsivoglia, et che de quelle non sia tenuta dare nè poner conto alcuno nè a detti suoi heredi nè ad altra qualsivoglia persona, atteso molto confida in detta sua mogliere ex experto.
Ego Not. Antonellus de Tiberio de Bellovedere scriba S.R.C. fateor praesentem copiam Capituli extraisse a testamento illust. qu. Marchionis Layni, quod conservatur poenes Illus. Marchionissam Layni et ad finem scripsisse et me subscripsisse manu propria et meo solito et consueto signo notariatus signavi (11).
La virtuosa nobildonna, nel costituirsi nella successione, spontaneamente rinunciò a seconde nozze e si obbligò a dedicarsi interamente ed esclusivamente all’amministrazione dei beni ed all’educazione dei figli (12).
La sua opera meritò il reale riconoscimento di Carlo V che, con privilegio del 22 marzo 1536, da Napoli, concesse a Sidonia una rendita vitalizia annuale di 300 ducati (13).


Ferdinando II de Cardenas, IV marchese di Laino.

Nel 1519 ad Alfonso de Cardenas succedé Ferrante suo figlio (14) che, nel 1522, si fece aggregare al Seggio di Nido di Napoli. Dalla numerazione dei fuochi di Acerra del 1523 risultava che, in quell’anno, Ferdinando aveva quattordici anni e la sua sposa, Berardina Carafa, figlia di Antonio I duca di Mondragone e principe di Stigliano, e di Ippolita di Capua, ne contava sedici. Nella descrizione della suddetta numerazione v’era, tra le persone addette ai servigi della casa feudale, anche un tal «Pascalis de Layno stafferius a. 35» (15).
Nella guerra scoppiata tra il sovrano spagnolo e quello francese, Ferrante parteggiò per quest’ultimo: ospitò nel suo castello feudale di Acerra, infatti, il Lotrec nel 1528 (16). Fallita l’impresa dei Francesi, il de Cardenas passò agli Spagnoli.
Tra i baroni ed i signori che andarono a Bologna nel 1529 per assistere all’incoronazione di Carlo V imperatore, troviamo il nostro marchese che, più volte, ebbe l’onore di coprirsi alla sua presenza, all’uso dei Grandi di Spagna (17).
Il 9 settembre 1535 furono concordati i capitoli tra l’Università di Laino ed il marchese Ferrante de Cardenas (18).
L’11 marzo 1536 la corte romana concesse delle lettere esecutoriali ad Antonio della Rocca Fancaus contro Ferdinando de Cardenas per la somma di scudi 2000 d’oro, che il della Rocca pagò in Francia a saldo dei seimila scudi d’oro a quel re per il riscatto del marchese, prigioniero in Rivello, castello di Fréjus (19).
Carlo V, con privilegio del 22 maggio 1536 da Napoli, aumentò a 450 ducati la rendita di Fernando de Cardenas sui redditi reali della città di Acerra e sul feudo «Capo de Riso», stabilendo che gli stessi avrebbe percepito, in perpetuo, sulla sua terra di Laino (20).
Dopo aver giurato, in Pozzuoli, fedeltà e ligio omaggio «corde et ore» al viceré il 18 gennaio 1537, il nostro marchese morì nell’agosto dell’anno successivo, lasciando sette figli (21): don Alfonso, don Ferdinando, don Ascanio, donna Ippolita, Sidonia e Giovanna monache e donna Antonia sposata con don Francesco Carafa, conte di Montecalvo, e poi con Filippo Caracciolo, marchese di Vico.
Risulta, però, che feudatario di Laino, nell’anno 1537 (sic), era Berardino Carafa (22).
Abbiamo ancora una comunicazione della marchesa di Laino, Berardina Carafa, circa i beni da lei comprati dopo la morte del marito, marchese di Laino, e che divennero del figlio, Alfonso Cardenas, marchese di Laino (23).


Alfonso III de,Cardenas, V marchese di Laino.

Venne investito ancora minorenne dei suoi feudi da Carlo V con i titoli di marchese di Laino e conte di Acerra, sotto la tutela della madre donna Berardina Carafa. «Si disse nella investitura con annui docati 400 di pagamento fiscali di quelli olim donati pel Re Cattolico al detto padre del Conte, per averli detta Cesarea Maestà rilasciato il rilevio ed anche donati gli annui docati 450; e questo perché esso Alfonso rilasciò alla Regia Corte li docati 4500 pel riscatto notato innanzi» (24).
Da una concessione sovrana, risulta che il conte non doveva essere molestato per il pagamento dei 465 ducati, in quanto creditore di Corte (25). Da un’altra, del 1543, risulta: «illustre Marchesa di Laino Contessa di Acerra madre e balia del Marchese di Laino signore della città di Acerra una ... Jurisd. de pesi et misure in virtù di concessione» (26).
Questo marchese, il 17 novembre 1540, fece una transazione con i suoi zii (27) e nel 1543 ebbe quietanza del suo germano don Carlo di mille ducati, a saldo dei ducati 12833,10 (28). Nel 1545 risulta feudatario di Laino (29); nel 1546 contava anni quindici (30). Tra il 1546 e il 1549 ricevette varie quietanze dai suoi parenti (31) e sostenne liti con privati e con diversi suoi suffeudatari; alcune di queste proseguirono con i suoi successori (32).
Fu cavaliere assai dotto ed il Crescimbeni dice di lui: «Alfonso di Cardine napolitano conte di Acerra e marchese di Laino va tra i buoni rimatori del secolo XV: fiorì egli circa il 1550, e varie sue rime si trovano nelle raccolte generali e particolarmente nel libro VII di quelle di diversi eccellentissimi scrittori» (33). Il Tafuri redasse un tomo in 4° manoscritto dal titolo «de donatione Constantini magni Imperatoris et de Principatu Romanae Ecclesiae concesso, Dissertationes Andreae Pescara Castaldi Clerici Regularis et Alfonsi de Cardines» (34). Il Minieri-Riccio, ricordando tale controversia tra il conte di Acerra ed il Teatino Castaldi, conclude che costui volle sostenere per vera la donazione di Costantino il Grande alla Chiesa, oggi ritenuta falsissima (35). Lasciò pure un manoscritto «Il Ristoro della Nobiltà di Napoli» che il Tafuri dice che non potette completare perché raggiunto dalla morte e che il Toppi definisce «assai famoso e degno della sua penna» (36).
Don Alfonso morì il 6 dicembre 1564 (37); aveva sposato in prime nozze donna Caterina Orsino, figlia di don Ferdinando duca di Gravina e di donna Beatrice Ferrella, ed in seconde donna Camilla Carafa della Spina, dalla quale ebbe i seguenti figli: don Carlo, donna Lucrezia, maritata a don Pietro Borgia d’Aragona Principe di Squillace (38), don Berardino signore di Pisticci, ricordato per la sua morte gloriosa contro i Turchi.


Carlo I de Cardenas, VI marchese di Laino.

Riconosciuto conte di Acerra, ebbe il titolo di Principe del Sacro Romano Impero, per sé ed i suoi discendenti primogeniti, concessogli dall’Imperatore Ferdinando II.
La madre Camilla Carafa, che era figlia primogenita di Trojano e d’Ippolita di Diano del Sedile di Capuana, denunciò in Regia Camera la morte del marito e nel 1565 offrì il rilevio dovuto al fisco, tanto per la città di Acerra, che per la Terra di Laino (39).
Camilla Carafa morì l’8 marzo 1593 ed il 24 marzo dell’anno successivo la R. Camera della Sommaria spedì una significatoria contro il figlio Carlo perché pagasse il rilevio (40). L’11 maggio 1594 si ottenne l’assenso alla obbligazione dei feudali al duca di Airola e marchese di Laino per ducati 39333 dotali (41).
Don Carlo de Cardenas fu per molti anni Governatore della Calabria Ultra (42), adoprandosi sia contro le incursioni dell’armata turca che contro la tentata ribellione ed eresia di Tommaso Campanella. Nel suo delicato ed importantissimo ufficio, seguì don Pietro di Borgia e don Garzia di Toledo (43); e nel mese di ottobre del 1604 fece eseguire la cattura di Dolce Tolibio di Satriano, reo di ribellione; per tale motivo il viceré lodò molto la «diligentia de un così accertato ed segnalato servitio» del nostro marchese (44).
Nel 1610 don Carlo contrasse un’obbligazione dei feudali in favore di Giulio e Cesare Giannattasio; nel 1621 cedette le entrate annue a favore di Scolastica Sirella, conversa del monastero di Donnaromita di Napoli; nel 1625, come vedremo (45), donò la terra di Laino ad Alfonso.
Sembra che don Carlo sia vissuto sino al 1638, se il Capecelatro, nel suo Diario, nomina il «vecchio conte di Acerra Marchese di Laino» (46) proprio in tale anno. In prime nozze aveva sposato donna Maddalena de Rossi figlia di don Ercole, conte di Cajazzo, e di Faustina Carafa sorella del duca di Maddaloni; in seconde nozze donna Vittoria Caracciolo, figlia del duca di Airola. Ebbe otto figli: don Francescantonio, che rinunziò alla primogenitura per farsi teatino, don Alfonso, don Ferdinando Cavaliere di Malta, don Pietro Maestro di Campo, don Luigi Cavaliere di Malta, don Roberto, donna Lucinia ed Emilio, di cui parla il Toppi (47).
A questo punto dobbiamo citare un documento non molto chiaro, secondo il quale l’8 aprile 1650, venne registrata significatoria contro «donna Alfonsa (sic) de Cardinas Marchesa di Laino, e Contessa dell’Acerra per il Relevio debito alla Regia Corte per morte di don Carlo padre» (48).
Nell’anno 1655, il rev. don Scipio Gazzaneo celebrava circa 270 messe all’anno per l’anima del quondam don Pietro de Cardinos, a nostro parere figlio di Carlo (49).


Alfonso IV de Cardenas, VII marchese di Laino.

Fu tra i più insigni cavalieri del tempo, buon letterato e versatissimo nelle scienze giuridiche, tanto da divenire Reggente della Vicaria.
Nel 1625 suo padre, in considerazione del matrimonio che avrebbe contratto con donna Isabella Spinello, figlia di Trojano principe di Oliveto e di donna Maria Caracciolo marchesa di Vico, gli assegnò e donò la città di Acerra col titolo di conte ed il feudo di Laino col titolo di marchese (50). L’assenso regio su tale donazione venne accordato dal viceré Duca d’Alba il 21 maggio stesso anno. Il 30 fu stipulato «l’istrumento relativo pel notar Massimo Passaro di Napoli» (51).
Innocenzo Fuidoro dice che questo marchese era «grasso e filosofo» e che per pochi mesi indossò l’abito dei Padri dell’Oratorio di Napoli, rinunciandovi poi per non fare estinguere la sua casata (52).
Fu il viceré Duca di Alcalà, venuto in Napoli il 17 agosto 1629, a preporre questo insigne feudatario alla pubblica Giustizia di Napoli (53).
Alfonso IV fu tra le persone più care all’altro viceré, duca di Medina, e venne proposto a Sindaco di Napoli nel 1638, ma l’assemblea dei nobili del Seggio del Nido, cui in quell’anno spettava la nomina, non l’elesse (54).
Il nostro marchese dette prove di buoni rapporti con il viceré negli anni 1639 e 1646 allorché aderì a corrispondere donativi al Re, rispettivamente di un milione e duecentomila ducati e di un milione (55).
Durante la sollevazione di Masaniello, don Alfonso si allontanò dal suo feudo fino al termine del tumulto, mentre nel 1656, in occasione di una terribile peste, da Napoli si rifugiò in Acerra (56).
Nel 1650 Alfonso de Cardenas risulta feudatario di Laino (57), mentre nel 1652, sono accertate promesse di pagamento ed obbligazioni dei feudali sui beni della principessa di Squillace fatta da Alfonso de Cardenas conte della Cerra e marchese di Laina (sic) ai deputati del Tesoro di San Gennaro in Napoli (58).
Dal matrimonio con la Spinello ebbe tre figli: don Giuseppe morto fanciullo, donna Vittoria, religiosa nel Monastero di San Marcellino e donna Maria sposata a don Trojano Spinelli marchese di Vico. Da donna Faustina Carafa, figlia di don Fabio principe di Colobrano, già vedova del principe di Maida, che Alfonso IV sposò in seconde nozze, nacquero don Carlo e donna Eleonora, maritata a don Francesco Carafa.
Alfonso IV de Cardenas morì il 12 aprile 1664 (59).


Carlo II de Cardenas, VIII marchese di Laino.

Con decreto della Gran Corte della Vicaria del 6 settembre 1664 fu dichiarato erede universale dei beni del padre (60). Il pagamento fiscale venne presentato dalla contessa Faustina Carafa, sua madre e tutrice, tanto per la città di Acerra, che per Laino (61). Il 10 luglio 1665 vennero pagati alla R. Corte ducati 1244,18, comprensivi anche del feudo di Capoderisio (62).
Il 13 novembre 1681 morì la contessa donna Faustina Carafa e Carlo de Cardenas ne pagò il rilevio (63).
Il gesuita Nicola Partenio Giannattasio, nell’ottobre 1689, dedicò a don Carlo II un interessante libro, dal titolo Halieutica, ossia tecnica della pesca.
Il nostro marchese ebbe i titoli di principe del Sacro Romano Impero, Grande di Spagna, signore di Pisticci e di altri castelli e casali, situati nella provincia di Terra di Lavoro; fu alcade della città di Piazza nel Regno Ulteriore di Sicilia, nonché della Camera Cesarea e Concistorio Imperiale perpetuo ed ereditario conte Palatino (64).
Da Francesca Spinelli dei principi di Scalea, che aveva sposato, ebbe tre figli: Alfonso, Trojano nato nel casale della Barra l’11 settembre 1685 (65), Pietro nato nel medesimo casale il 9 maggio 1689 (66).
Don Carlo morì il 31 luglio 1694 (67).


Alfonso V de Cardenas, IX marchese di Laino.

Nacque il 14 marzo 1680 nel castello di Pisticci e qui venne battezzato nella chiesa parrocchiale (68). Quale primogenito, divenne nel 1695 conte di Acerra, marchese di Laino e barone di Viamanda, ovvero Cardito (69).
In una visita del vescovo dell’anno 1701, è presente alla processione, insieme ad altri cittadini, lo «Ill.mus, et Ecc.mus D.nus Don Alphonsus dè Cardenas dignissimus, et inclytissimus Marchio» (70).
Felice Stocchetti nel 1705 gli dedicò un libro, per i tipi di Antonio Bartoli di Venezia, con il titolo di «Ragionamenti intorno alla pressione dell’aria» ... (71)
Nel 1727 aveva portato a termine la bonifica del Pantano dell’agro acerrano, affrontando una spesa di ben 28546 ducati (72).
Nei suoi ultimi anni sostenne il governo austriaco e fu mandato vicario in Terra d’Otranto (73), con funzioni di governatore.
Dopo la disfatta dei Tedeschi del 15 giugno 1734, il nostro marchese, che era stato membro del disciolto governo, non volle, insieme ad un altro ex vicario, riconoscere il nuovo monarca Carlo III (74).
Don Alfonso risulta tassato nel Cedolario di Calabria Citra dall’anno 1732 per Laino (75). Nel suo testamento, chiuso il 5 novembre 1728 ed aperto, dopo la di lui morte, il 25 novembre 1742, egli istituì un maggiorato, allo scopo di conservare i beni e trasmettere il nome alla più tarda posterità (76).
Alfonso de Cardenas ebbe in moglie Caterina Pignatelli che, morta il 6 novembre 1728, venne seppellita nel sepolcro gentilizio dell’Annunziata di Napoli (77).
Essendogli premorto, nel 1724, il primogenito Carlo, lasciò un solo figlio maschio Ferdinando e cinque femmine: Isabella, Giovanna, M.a Teresa, Eleonora e Faustina.
Di M.a Giovanna, che sposò Antonio II Spinelli, parla il Celano del Chiarini (Giornata 2a, p. 458); Faustina sposò Nicolò I, quartogenito del principe di Torella (78).


Ferdinando II de Cardenas, X marchese di Laino.

Al marchese Carlo successe il figlio Ferdinando che ebbe vari titoli nobiliari: conte di Acerra, marchese di Laino, utile signore di Pisticci, alcade perpetuo della città di Piazza in Sicilia, principe del Sacro Romano Impero, conte Palatino, Grande di Spagna di Ia classe, barone di Filimpona, capitano d’uomini d’armi dei cavalleggeri del regno e gentiluomo di Camera d’esercizio del Sovrano (79). Il Giustiniani lo definì «signore, per nobiltà di sangue, per cariche, per avvenenza e per generosità molto rispettabile» (80).
A seguito della morte, ab intestato, della madre, donna Caterina Pignatelli, venne dichiarato anche suo erede universale, col carico di dotare le sorelle (81).
Nel 1734 ebbe in donazione dal padre la città di Acerra, la terra di Laino e Pisticci (82), che nel 1753 vennero a lui intestate nel libro del regio Cedolario (83).
Nel 1756 pagò 469: gr. 2 e cent. 16 per diritto del Tappeto, che era una specie di laudemio necessario nel passaggio di proprietà (84).
Nel 1732 il nostro marchese, animato da sentimenti di religiosa pietà, divenne protettore della cappella sotto l’invocazione del SS.mo Crocifisso di Laino (85).
Il Gioia assicura che la casa marchesale de Cardenas si impadronì delle montagne comunali lainesi e l’università del tempo inizia la lite del 1752 (86).
Ad eccezione dei mesi estivi, Ferdinando III amava dimorare in Acerra, ove promuoveva feste e pubblici spettacoli (87).
Nelle particolari contingenze in cui venne a trovarsi Acerra negli anni 1763 e 1764, causa una tremenda carestia seguita da un’orribile peste, il canonico Sarnataro descrive Ferdinando come l’angelo tutelare del paese (88).
Nelle vicende del 1799 si disse che il de Cardenas fosse stato arrestato, per opera di qualche acerrano ed imprigionato nel castello di Santelmo (89).
Nel settembre di ogni anno faceva celebrare a sue spese la festività dell’Addolorata, della quale fece scolpire una statua di eccellente lavoro, poi donata alla Cattedrale di Acerra dai suoi eredi Spinelli di Scalea (90).
Fu di animo mite e generoso e protesse gli uomini di coraggio; morì il 12 gennaio 1803 e venne sepolto nel sacello gentilizio dell’Annunziata in Napoli. Da sua moglie Maria Francesca Pignatelli Fuentes ebbe molti figli, tutti premorti; l’unica superstite fu Maria Giuseppa (91).
Avendo rinvenuto alcuni atti notarili, riguardanti il periodo feudale di Ferdinando III, ne diamo gli estremi in nota (92).


Maria Giuseppa de Cardenas, XI ed ultima marchesa di Laino.

Nata nel 1756, ereditò i feudi del padre Ferdinando III de Cardenas. Nel 1774 sposò il duca di Maddaloni, ma tale matrimonio venne annullato nel 1788 (93).
Sposò in seconde nozze il generale Francesco Pignatelli, fratello della duchessa di Andria, madre di Ettore Carafa conte di Ruvo. Il Pignatelli fu colui che, nelle vesti del vicario del Re, dopo aver firmato la tregua con Championnet, nella notte dal 16 al 17 gennaio 1799 s’imbarcò per la Sicilia ove raggiunse il suo Re. Il Caporale, a questo punto, così prorompe:
«Sventurata Contessa di Acerra! La tregua conchiusa dallo sposo tuo, oltre di avere consegnato la patria al nemico, fu vergognosa ed indegna; e, quello che è peggio, non venne neppure da lui eseguita».
Dopo essere stato imprigionato, perché dichiarato reo di lesa maestà, con altri nobili e patrizi, il Capitano Generale Pignatelli fu esiliato a Roma, ove lo seguì per vario tempo la sfortunata moglie.
Maria Giuseppa il 12 dicembre 1808 ottenne nel regio Cedolario l’ultima intestazione dei feudi di Acerra col titolo di contessa di Capodirisi, Filimbone e Viamanna (o Cardito) in provincia di Terra di Lavoro; di Laino col titolo di marchesa in provincia di Calabria Citra e di Pisticci in provincia di Basilicata (94).
Francesco Pignatelli dei Principi di Strongoli morì il 15 ottobre 1812, mentre la moglie Maria Giuseppa il 22 novembre successivo; vennero sepolti entrambi nella cappella gentilizia dell’Annunziata di Napoli (95).
Non avendo discendenti, la de Cardenas, con testamento del 12 novembre 1812, nominò suoi successori il principe di Strongoli Francesco Pignatelli, per un quinto, ed i figli del proprio cugino Francesco Spinelli principe di Scalea, per gli altri quattro quinti (96).


Note:
(1) Scrivono di questa famiglia: A. INVEGES, Degli Annali della felice città di Palermo, parte terza, Palermo, 1651, foll. 52 e 158; C. DE LELLIS, Discorsi delle famiglie nobili dei regno di Napoli, parte prima, Napoli, 1654, pp. 152-156, che cita Alonso Lopez, de Stato nel nobiliario di Spagna; B. ALDIMARI, Memorie historiche di diverse famiglie nobili, Napoli, 1691, pp. 62 e 63; G. CAPORALE, Memorie storico-diplomatiche della città di Acerra, Napoli, Stab. Tipografico Iovene, 1889, che cita Geronimo Zurita, Historia del Rey don Hernando et Catholico de las empresas, y Egas de Italia.
La nomina di Alfonso di Cardenas a viceré, della città di Gaeta e del suo distretto (Traietto, Castelforte, Spigno, Castelnuovo, Rocca Guillelmi, Pico, San Giovanni in Carico) e di tutte le terre di Antonello Spinelli e del comitato di Fondi, nonché di tutte le terre situate al di là del fiume Garigliano, eccetto quelle dell’Abbazia cassinese, che dovevano rimanere sotto il governo del viceré Carafello Carafa, risale al 16 luglio 1443. Quella a castellano e capitano di Traetto e Castelforte, in sostituzione di Marino de Medicis, al 17 settembre 1443: per entrambi questi documenti, e per altri ancora, cfr. R. MOSCATI, Il Registro 2903 della Cancelleria Neapolis dell’Archivio della Corona d’Aragona, pubblicato in «Studi in onore di Riccardo Filangieri», I, Napoli, 1959, pp. 515-529.
«Un Alfonso de Cárdenas acompañó a Alfonso el Magnánimo a Italia, y ya entoces vió recompensados sus servicios militares con el Marquesado de Laino. Véase Giovio, Le Vite del Marchese di Pescara e del Gran Capitano» afferma J. ERNESTO MARTINEZ FERRANDO, Privilegios otorgados por el Emperador Carlos V en el Reino de Napoles, Barcelona, 1943, p. 65. Vedremo, successivamente, che tale affermazione è inesatta.
Nello stendere questo lavoro, ci è stata di aiuto particolare l’opera di CAPORALE, op. cit., che tratta dei de Cardenas, conti di Acerra e marchesi di Laino, da p. 422 a 548. Ringraziamo pubblicamente il Dott. Sosio Capasso, Direttore responsabile di questa Rivista, che ci ha dato la possibilità di leggere questa rara e documentata opera.
(2) G. GIOIA, Memorie storiche e documenti sopra Lao, Laino, Sibari, Tebe - Lucana della Magna Grecia città antichissime, Napoli, 1883, p. 9.
(3) CAPORALE, op. cit., p. 428.
(4) Ibidem, p. 429.
(5) F. MARTINEZ, op. cit., p. 65.
(6) Ibidem, p. 433. Ci piace riportarla per intero: Per la presente fede subscripta de mia propria mano io Donno Riccardo Galeota de Neapole Parrocchiano de detta Ecclesia de Santo Apostolo de Neapole declaro e faccio fede a chi la presente pervenerrà, come lo qu. ill. Marchese de Laino de Neapole fo morto a lo quarto del mese de settembre prossimo passato del presente anno 8° ind. 1519. Siccome ei stato ed appare per lo quinterno e libro fatto de mia mano, come Parrocchiano de detta Ecclesia in lo quale si annotano et scrivono tutti quelli moreno in le pertinentie de dicta Parrocchia et ad fidem de la verità ho subscripta la presente di mia mano et subscripta da sottoscritti testimoni. Ego Riccardus Galeota Parrocchiano.
(7) CAPORALE, op. cit., p. 434 e 435, ov’è riportata la sola parte relativa alla costituzione della tutela.
(8) G. ROSSO, Historia delle cose di Napoli, sotto l’imperio di Carlo Quinto etc., Napoli, 1635, pp. 39 e 40.
(9) Ibidem.
(10) GIOIA, op. cit., p. 157.
(11) CAPORALE, op. cit., p. 437; cfr. nota 6.
(12) Die 26 maij 1520 Neapoli. Ills. D. Suedonia Caraczola Marchionissa Layni Vidua relicta qu. Marchionis Layini sponte renunciavit secundis Nuptiis et promisit ac juravit et se obligavit ad penam ducatorum mille rem pupilli salvam fore utilia agere et inutilia praetermittere et in ministratione filiorum tutele et haeredum dicti qu. Marchionis Layni promisit non committere dolum nec fraudem etc. et proinde obligavit se et bona sua omnia et ad dictam penam, renuntiavit Velliano senatus consulto et omni legis auxilio - et juravit, renuntiavit et alias etc. in forma Sacri Consilii etc. (Caporale, op. cit., p. 437, che rinvia al volume II delle scritt. del Monist. di S. Sebastiano - processo tra il detto Monist. ed il March. di Laino Conte di Acerra, pag. 46).
(13) MARTINEZ FERRANDO, op. cit., p. 57.
(14) CAPORALE, op. cit., p. 439, che cita il tomo I dei Quinternioni in Archivio di Stato di Napoli.
(15) Ibidem, p. 440, che cita il fuoco n. 311 del volume dei fuochi di Terra di Lavoro.
(16) Ibidem, s.p., ov’è riportato quanto scrisse il Santoro a p. 50 in «Il sacco di Roma e la guerra di Napoli, sotto Lotrec».
(17) Ibidem, pp. 441 e 442, ov’è citato il Rosso, fol. 62 e I c., e l’Aldimari, p. 451. Nel I° Repertorio dei Quinternioni si nota che «la Cesarea Maestà pro una vice donò a Ferdinando de Cardenas docati 4500, acciò si recattasse da mano dei Francesi, dalli quali per suo servizio era stato fatto prigioniero». A detta del Maradea, aggiunge il Caporale, per mezzo di questo conte di Acerra nella famiglia de Cardenas entrò il titolo nobiliare di Grande di Spagna per concessione di Carlo V, nel 1530 (MARADEA, Lettera cronologica dei Vescovi di Cassano - Rosso, op. cit., p. 67). Aggiungiamo che il Padiglione, Casa Candida, Napoli, 1877, a p. 9 delle annotazioni, in calce, cita: «Factum pro Ill. Marchione Layni. De eius Grandatu Hispaniae, s.a. e I., in 4°».
(18) B. CAPPELLI, Laino ed i suoi statuti, in «Archivio Storico per la Calabria e la Lucania», I (1931), pp. 405-450; G. GALASSO, Economia e Società nella Calabria del Cinquecento, Napoli, 1967, pp. 91-94 e nota 61.
(19) CAPORALE, op. cit., p. 443, che cita Pergamene Spinelli n. 32 grande.
(20) F. MARTINEZ, op. cit., p. 65.
(21) CAPORALE, op. cit., pp. 443-444, che cita la Pergamena n. 33 pel giuramento, ed il vol. 4° dei Rilevii dal 1530 al 1570 dal fol. 733 al fol. 735 e il vol XII dei Processi della Comm. Feudale, n. 58, fol. 91, per la morte.
(22) J. MAZZOLENI, Fonti per la storia della Calabria nel Viceregno, Napoli, 1968, p. 209.
(23) Ibidem, p. 39.
(24) CAPORALE, op. cit., p. 445, che lesse nel I° Repertorio dei Quinternioni di Terra di Lavoro fol. 31.
(25) Ibidem, ove cita Partium 1539 al 1540, Cam. 5a lettera B scansia 4, n. 40.
(26) Ibidem, Partium 34 dal 1543 al 1544, Comm. 5°, lettera B scansia 9, n. 44.
(27) Ibidem, Pergamena Spinelli, n° 34 gr. e 384 piccolo.
(28) Ibidem, stessa Pergamena, 35 gr. e 383 piccolo, 389 piccolo, 387 piccolo.
(29) MAZZOLENI, op. cit., p. 209.
(30) CAPORALE, op. cit., p. 447, che ricava l’età da una convenzione.
(31) Ibidem, p. 448, ove cita Perg. Spinelli, n° 36 e 37 gr.
(32) Ibidem, p. 449, ove cita un processo, esistente nell’Archivio della R. Camera, dal titolo: «Atti tra il Marchese di Laino e diversi suoi suffeudatari sopra il pagamento dell’adoa».
(33) Ibidem, ove cita il Crescimbeni, vol. V, lib. 2° centuria Ia, n. 93, p. 64.
(34) Ibidem, TAFURI, Storia degli scrittori del regno di Napoli, tom. III, parte Ia, p. 454.
(35) Ibidem, p. 450, MINIERI-RICCIO, Memorie storiche degli scrittori nati nel regno di Napoli, p. 86.
(36) Ibidem, TAFURI, I. c., TOPPI NICOLO’, Biblioteca Napolitana, 1678, p. 9.
(37) ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI, Spoglio delle Significatorie dei Relevi, Volume I°, fol. 365.
(38) CAPORALE, op. cit., p. 452, ove cita il Processo tra D. Diego de Cardines col Marchese di Laino.
(39) CAPORALE, op. cit., p. 453, ove cita Petitiones Rilevii 8° fol. 144 nel I° tomo dei Quinternioni.
(40) Ibidem, p. 457, ove cita la Significatoria trascritta nel registro Rileviorum dall’anno 1593 al 1695, n. 32, da fol. 45 at. a 51 at.
(41) Ibidem, ove cita Pergam. Spinelli, n. 43 gr.
(42) Ibidem, p. 458, ove cita le Pergamene Spinelli nn. 44 e 45 anno 1603.
(43) Ibidem, p. 459, ove cita L. AMABILE, Fra Tommaso Campanella, la sua Congiura ed i suoi processi, Vol. I, p. 367.
(44) Ibidem, ove cita lo stesso autore, Vol. I, p. 329.
(45) MAZZOLENI, op. cit., p. 90.
(46) CAPORALE, op. cit., p. 460 ove cita CAPECELATRO, Annali, 1638.
(47) TOPPI, op. cit., p. 76.
(48) ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI, Spoglio delle Significatorie dei Relevi, Vol. II, fol. 294.
(49) Verbali delle visite vescovili alla parrocchia sotto il titolo dello Spirito Santo di Laino Borgo, dall’anno 1637 al 1736.
(50) CAPORALE, op. cit., pp. 461 e 462, ov’è trascritto il documento, ricavato dal Cedolario ab anno 1626 per totum 1638 n° 3 at. (per Laino) e lo Spoglio o repertorio dei Cedolarii di Terra di Lavoro 1600 – n° 87 fol. 133 - (dal 1599 al 1650) - (per Acerra).
(51) Ibidem, ove rimanda ad un sunto contenuto nel vol. XII della Commissione feudale, n° 58, fol. 268.
(52) Ibidem, ove cita il Manoscritto del Grande Archivio, intorno ai successi della Sollevazione di Napoli del 1647.
(53) Ibidem, p. 463, ove cita PARRINO, Teatro dei Viceré di Napoli, tomo I, p. 406.
(54) Ibidem, ove cita CAPECELATRO, Annali, 1638, p. 131.
(55) Ibidem, ove cita la p. 132 dei suddetti Annali nonché il Diario, vol. I, Annotazioni e documenti, p. 11, dello stesso autore.
(56) Ibidem, pp. 465 e 476.
(57) MAZZOLENI, op. cit., p. 209.
(58) Ibidem, p. 126.
(59) CAPORALE, op. cit., p. 477, ove cita la fede di morte contenuta nel fol. 238 del vol. 20° dei Rilevii, secondo il DE LELLIS, p. 155; ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI, Cedolario di Calabria Citra, vol. n. 75, f. 464; Spoglio delle Significatorie dei Relevi, vol. II, fol. 380 t.; richiami a queste due fonti in JOLE MAZZOLENI, Contributo alla storia feudale della Calabria nel sec. XVII, Napoli, 1963, p. 34, nota 60.
Notiamo che il 22 luglio 1644 il Capitano Bendito Ponse domandava licenza di accudire alla Tenenza della Compagnia del Conte della Cerra, per curarsi: cfr. G. VALENTE, Il «Protocollo» della corrispondenza del vicario generale Giovan Tomaso Blanch, estratto dall’Archivio Storico per le Province Napoletane, terza serie, vol. IV (1965), Società Napoletana di Storia Patria - Napoli, 1966, p. 334.
(60) CAPORALE, op. cit., p. 485, ove rinvia ad una copia legale contenuta nel 20° vol. dei Rilevii, fol. 242, ed a RICCA, nota 3a p. 23 del vol. III.
(61) Ibidem, ove cita il Vol. I dei Rilevii di Terra di Lavoro e Molise, fol. 63 col richiamo marginale a fol. 234.
(62) Ibidem, ove cita il Cedolario di Terra di Lavoro, nella relazione del Razionale, fol. 956.
(63) Ibidem, p. 486, ove cita Rileviorum, vol. I, fol. 70 at. con nota marginale n° 448.
(64) Ibidem, p. 488; GIOIA, op. cit., p. 61, che trascrive la Lettera Cronologica dei Vescovi di Cassano scritta a Mons. Vincenzo de Magistris da parte di Ascanio Maradea nel 1692.
(65) CAPORALE, op. cit., p. 488, ove cita il fol. 51, libro dei battezzati della Parrocchia dell’Annunziata.
(66) Ibidem, ove cita il fol. 79 del libro medesimo.
(67) Ibidem, ove cita il Cedolario della Provincia di Terra di Lavoro, Anno 1964 n° 6, fol. 956; cfr.: ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI, Cedolario di Calabria Citra, vol. n. 75, f. 464.
Il CAPORALE, op. cit., p. 488, dice che il Ricca assicura di avere trovato altre notizie di questa famiglia nel vol. I° delle fedi di battesimo dei Cavalieri di Nido, al quale Sedile appartenevano i de Cardenas (fol. 63 e 64) e che parla di questa famiglia l’Aldimari (Famiglie apparentate coi Carafa).
Di questo Marchese, abbiamo rinvenuto i seguenti atti notarili:
Sezione di Archivio di Stato di Castrovillari - Protocollo del Not. Lorenzo Cerbino da Laino, anni 1663-1702:
Emptio pro Ill.mo D. Carolo de Cardenas Marchione Laino (f. 45-45 t., in data 26 aprile 1682);
Emptio pro Ill.mo D. Carolo de Cardenas (f. 80t-81, in data 16 agosto 1682).
(68) CAPORALE, op. cit., p. 490, ove cita il libro de’ battezzati di detto anno a fol. 60.
(69) Ibidem, Cedolario di Terra di Lavoro, che comincia dall’anno 1696 n° 6, fol. 956.
(70) Verbali delle visite vescovili alla parrocchia sotto il titolo dello Spirito Santo di Laino Borgo, dall’anno 1637 al 1756.
(71) CAPORALE, op. cit., p. 490, ove annota un sunto del contenuto del libro.
(72) Ibidem, p. 493.
(73) Ibidem, p. 494.
(74) Ibidem.
(75) ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI, Cedolario di Calabria Citra, vol. n. 75, fol. 464.
(76) CAPORALE, op. cit., pp. 494 e 495.
(77) Ibidem, p. 497, ove cita i capitoli matrimoniali contenuti nell’incartamento della Pandetta Nuova 2a (n° 12:916, n° 6) e la p. 115 del D’Addosio, circa il seppellimento nel sepolcro gentilizio.
(78) Ibidem, pp. 497-499.
(79) CAPORALE, op. cit., p. 503, che cita una Cantata in onore del Cardenas nella ricorrenza del suo onomastico del 1798.
(80) Ibidem, Dizionario Geografico, vol. I, p. 41, di Lorenzo Giustiniani.
(81) Ibidem, ove riporta il documento estratto da Pandetta nuova 2a n° 12, 916, 6.
(82) Ibidem, pp. 504 e 505, ove riporta il documento con l’assenso all’obblig. de’ feudali, col rinvio alle cautele celebrate in forma Reg. Canc. Collaterale Privilegiorum, vol. 856, anni 1733-1734 fol. 107 at.
(83) Ibidem, pp. 505 e 509, ove riporta documenti estratti dal Cedolario di Terra di Lavoro dal 1732 al 1766, parte II, 1740, 1756, da fol. 325 a fol. 750.
(84) Ibidem, p. 509, ove riporta il fol. 603 at. del predetto Cedolario.
(85) Verbali delle visite vescovili alla parrocchia sotto il titolo dello Spirito Santo di Laino Borgo, dall’anno 1637 al 1756.
(86) A. RIGGIO, Il secondo volume inedito delle «Memorie storiche sopra Lao, Laino ecc.» dell’abate G. Gioia, estratto dall’Archivio Storico per la Calabria e la Lucania Anno XII, 1942, fascicoli II e III, Tivoli, p. 3.
(87) CAPORALE, op. cit., p. 510.
(88) Ibidem, ove riporta quanto scrisse il Canonico Giovanni Sarnataro in un manoscritto di Memorie dal 1680 al ..., acquistato dallo stesso Caporale.
(89) Ibidem, p. 512, ove riferisce di una Cantata offerta al Conte nel 30 maggio del 1798 che, riportata in nota, piace anche a noi trascrivere:
Augurio di felicità a S. Eccellenza, ricorrendo il nome del de Cardenas Gregorio de Micillis presentava il solito annuale tributo della sua servitù ed attaccamento:
Del buon Fernando il grazioso nome / Che qual padre amoroso / Di quella gente fortunata a tutti / Segni d’amor, d’umanità dispensa. / O quanto amato egli è da loro, o come / Ciascun l’amico in lui ritrova, e il suo / Benefattor, che a sollevar gli afflitti / Stanco mai non si vide. (p. 13 della Cantata dal titolo: La Gara delle stagioni).
(90) Ibidem.
(91) Ibidem, pp. 513-515.
(92) Sezione di Archivio di Stato di Castrovillari - Protocolli del Not. Benedetto Sannazzari di Laino, anni 1738-1771. Dal prot. II, anno 1740:
Carlo Pinnella erario del Principe de Cardinas ave affittato il Mulino ad Andrea Bonadies (fol. 150 t.);
L’Ecc.mo Prencipe sig.r D. Pietro (sic) de Cardinas attestato del possesso di questo stato di Laino (fol. 105 105 t.);
L’Ecc.mo sig. D. Pietro (sic) Principe de Cardinas, attestato da questa Un.tà dell’entrade tiene in questa città (foll. 115t-117).
Dal prot. XI, anno 1749:
La Casa Ecc.ma de Cardenas ave dato a canone due casaleni ad Andrea Cannazzaro per annui grana quarantasette (fol. 90t.).
Dal prot. XII, anno 1750:
Casa Ecc.ma de Cardinas ave dato a canone un pezzo di Terre ad Angelo Quercia (fol. 152).
Dal prot. XV, anno 1753:
Sig. D. Pietro Ricca cessione di raggioni dall’Ill.ma sig.ra d. Lucia de Cardinas, e sig.ra Paola di Simone per la ricompra d’un pezzo di terre dal Clero di S. Spirito (fol. 61t.).
Dal prot. XVII, anno 1755:
Mag.ca Paola di Simone assignazione d’usufrutto dall’Ill.ma sig.ra Contessa dell’Acerra, moglie dell’Ecc.mo sig. D. Ferdinando de Cardenas.
Dal prot. XX, anno 1758:
Cappella di S. Antonio assignazione dalla sig.ra D. Lucia de Cardinas (fol. 82);
Caterina Ieno assignazione d’una vigna dalla sig.ra D. Lucia de Cardinas (fol. 84).
(93) CAPORALE, op. cit., pp. 519-520.
(94) Ibidem, pp. 521-524.
(95) Ibidem, pp. 531-534.
(96) Ibidem, p. 539. Il titolo di Marchese di Laino, Terra prov. Cosenza, conc. nel 1494 a Ferrante de Cardenas, ha avuto riconoscimento dal Governo Italiano nella famiglia ultima titolata, ossia Spinelli di Scalea; cfr.: C. ARNONE, I titoli nobiliari calabresi ed i loro trapassi durante i secoli, sta in Rivista del Collegio Araldico (Rivista Araldica), Roma, fasc. Maggio 1950, pag. 138.