ATELLA NELL'ESPERIENZA DI STORIA LOCALE

La rivalutazione in senso storiografico del dato particolare, dell'avvenimento «spicciolo» e trascurabile, ha provocato un rovesciamento del metodo storico, conferendo dignità di ricerca a studi, prima ritenuti a torto minori, intorno a problemi ed ambienti circoscritti.
L'indagine, infatti, non necessariamente deve abbracciare problematiche complesse, né ambiti vasti, per ottenere il crisma della scientificità. Per fare storia, insomma, non bisogna dialogare per forza «sui massimi sistemi».
Il progetto di storia locale, come termine «a quo» (e talora, quando lo esige la stessa impostazione progettuale, «ad quem») ha trovato larga applicazione per la conoscenza dettagliata della evoluzione sociale, politica, economica, culturale, religiosa, artistica di una Comunità.
In questa ottica, acquistano enorme valore (anche e soprattutto per una migliore comprensione e puntualizzazione della cosiddetta «Storia generale») tutti quei lavori volti al recupero della «propria» storia particolare, delle tradizioni popolari, del costume, dell'atteggiamento spirituale di gruppi etnici rispetto a fenomeni di varia natura. Questa tesi, poi, riesce ancora più valida, quando gli argomenti di studio riguardano luoghi, che restano nella civiltà umana come pietre miliari, da cui occorre pur partire, per tracciare un quadro di storia della cultura.
Atella, indubbiamente, è uno di questi casi e lo sta a dimostrare il continuo interesse di insigni studiosi intorno alle «Fabulae Atellanae», che restano - tra l'altro - il primo prezioso ed irripetibile documento della storia del teatro.
Vent'anni fa, nel 1960, un gruppo di giovani, forti di queste convinzioni, fondarono a Sant'Arpino, paese sorto sul cuore di Atella, l'Associazione Culturale Atellana.
In un'epoca in cui prevalgono, purtroppo, fini utilitaristici e mode consumistiche, il loro nobile obiettivo è stato quello di smuovere gli intellettuali, risvegliandone l'impegno sul «pianeta» Atella.
L'ACA ha avuto il grande merito di aver promosso il recupero delle tradizioni atellane attraverso una vasta gamma di attività culturali. Dirigenti e soci del sodalizio hanno gareggiato nel lanciare il «Premio Atella» - Mostra Nazionale di Arti Figurative, nell'organizzare una serie di conferenze su Atella e le «Atellane», nel sollecitare una considerevole produzione di articoli e studi sull'antica città.
Fin dalle origini fu deciso, anche, di costituire un fondo bibliotecario di «cose» atellane e di autori atellani; furono avanzate proposte di piani regolatori dell'intera zona atellana; fu tentata una delimitazione dell'area archeologica, per scongiurare e scoraggiare insediamenti edilizi, che potessero compromettere una probabile campagna di scavi, per ritrovare l'anfiteatro.
Nel 1966 fu premiata la passione degli uomini dell'ACA con i primi ritrovamenti archeologici. A questo punto, l'Associazione Culturale Atellana, intuendo la eccezionale portata dei risultati conseguiti, si rende promotrice di un Consorzio Archeologico fra i comuni della zona, e segnatamente fra S. Arpino, Succivo ed Orta di Atella.
Segue un decennio di intenso impegno, durante il quale uno sparuto gruppo continua a credere fermamente e caparbiamente, ma con amore, nei valori istituzionali dell'ACA. Frutto di questa commovente, quanto encomiabile, dedizione al «problema» Atella è la nascita nel 1976 dei Centro Studi Atellani, il cui compito è quello di raccogliere tutte le esperienze e le ricerche condotte fin dal 1960 e convogliarle in un organismo più agile, più rispondente ai tempi, anche sotto il profilo giuridico-istituzionale. Il Centro Studi Atellani, nelle intenzioni dei suoi fautori, doveva operare un utile e necessario raccordo tra «vecchio» e «nuovo», senza che nulla andasse disperso.
Nel 1978 l'ACA e il Centro Studi Atellani danno vita all'ISTITUTO DI STUDI ATELLANI con un programma alquanto ambizioso.
L'Istituto, che ha sede nello storico Palazzo Ducale di S. Arpino, riscuote subito ampi consensi ed attestati di incoraggiamento. Esso si propone di riprendere il discorso sull'archeologia atellana; di promuovere studi e ricerche su Atella; di raccogliere tutto ciò che riguardi Atella; di suggerire lavori ed anche tesi di laurea di argomento atellano; di stabilire scambi culturali e contatti di lavoro con Università, Istituti ed Accademie; di bandire concorsi storico-letterari ; di incentivare gli studi di storia comunale.
L'Istituto di Studi Atellani ha un suo organo ufficiale, che è la «Rassegna Storica dei Comuni», donata con atto munifico dal legittimo proprietario, il preside Sosio Capasso, Presidente dell'Ente. Va salutato - credo - con profondo compiacimento il fatto che ci troviamo di fronte ad un Istituto culturale, che sorge per volontà popolare e non come proiezione di sedi o cattedre universitarie, In una sorta di tentativo di riappropriazione da parte della cultura «laica» (con il significato - come oggi usa - che si dà a questo termine, nel senso di non ufficiale o accademico) delle sue potenzialità. Anzi, le università e le cattedre hanno inviato la loro adesione, avendo valutato favorevolmente l'iniziativa.
Lo statuto è di una profonda democraticità e lascia aperta a tutti la possibilità di partecipazione.
L'Istituto di Studi Atellani si batte - tra l'altro - per alcune interessanti proposte, la cui realizzazione ritiene improcrastinabile: il restauro e la riutilizzazione del materiale rinvenuto, le ipotesi di intervento sul territorio ed un «progetto cultura», che dovrà costituire il fulcro intorno al quale si svolgerà la sua attività.

MARCO CORCIONE
dell'Università di Teramo



LA VIA ATELLANA

Per ricostruire il tracciato della Capua-Napoli romana (LA VIA ATELLANA) scarsi sono gli elementi disponibili.
La tabula Peutingeriana non registra tra Capua e Napoli località intermedie, eccettuata appunto Atella a nove miglia l'una dall'altra (vedi 1/a di copertina).
Di Atella è stato riconosciuto facilmente il sito in una regolare terrazza tra S. Arpino, Succivo, Orta e Frattaminore; un fossato ne indica il perimetro, ma non c'è traccia di porte.
Pietre miliari che si possono sicuramente attribuire a questa via non ne esistono, né vi sono state scoperte archeologiche che abbiano condotto a localizzare, almeno in qualche tratto, il piano stabilito. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
E' più logico che l'antico percorso da Capua ad Atella sia oggi rappresentato dalla strada campestre che va da S Andrea dei Lagni a C. Martone (coincidendo col confine di comune), e dalla strada che ne costituisce la precisa continuazione oltre i lagni, dal casello della ferrovia fino a Succivo. La linea che queste strade e i loro prolungamenti disegnano, una retta con rigoroso andamento nord-sud, corrisponde ad una delle maglie del reticolato agrimensorio, tracciato dai Romani per dividere in centurie l'ager Campanus e precisamente al primo decumano a oriente del massimo, e viene a incontrare il probabile perimetro delle mura sia di Atella che di Capua stessa in punti dove è ben ammissibile che siano esistite le porte.
Essa si unisce in S. Andrea dei Lagni alla strada di Aversa, che corrisponde ad un'altra via romana: la Consolare Campana, formando un bivio che può essersi conservato da tempo molto antico.
L'interruzione in prossimità dei lagni si spiega coi cambiamenti di corso e con gli impaludamenti avvenuti in quel punto attraverso i secoli.
Non possiamo dire se anche come lunghezza questo tracciato abbia le caratteristiche volute, perché non sappiamo precisamente da dove siano state computate le nove miglia (Km. 13,320 c.) che esso dovrebbe misurare secondo la Tavola Peutingeriana. Bisogna ammettere che si sia tenuto conto anche di un lungo tratto urbano della via, e allora invero il percorso suddetto si avvicina al richiesto, perché già la sua distanza tra le due città calcolata dalle rispettive mura (secondo l'ubicazione probabile di queste) è di Km. 12,500. Se si fosse calcolata solo la distanza partendo dalle porte, malgrado l'impossibilità di sapere sicuramente dove esse si trovassero, occorre riconoscere che il percorso sopra delineato è di almeno 500 metri inferiore al dovuto. Ma la prima è l'ipotesi più valida.
Il rimanente settore della via, quello da Atella a Napoli, è ancora meno identificabile sul terreno. C'è appena un tronco isolato che segna il limite di comune a nord di Nevano, il quale per la sua direzione rispetto ad Atella e Grumo potrebbe ricalcare l'antico tracciato.
Per avere qualche indicazione su quest'ultimo si è dovuto ricorrere a una testimonianza medioevale: la cronaca, scritta da un contemporaneo, della traslazione di S. Atanasio da Montecassino a Napoli, avvenuta nell'anno 877. Vi si legge che i portatori del sacro corpo fecero tappa ad Atella, poi passarono per il luogo detto Grumo e scendendo il Clivio per la via che è detta Transversa sostarono alla chiesa del Beato Pietro che dista quasi tre stadi da Napoli. Dato che nel secolo IX è del tutto probabile si continuasse ad andare da Atella a Napoli per la strada romana, si può dedurre da questo racconto che essa passasse per l'odierno Grumo Nevano e scendesse poi a Napoli superando il Clivium cioè una collina a nord della città, che potrebbe essere Capodichino . . . . . . . . . . . . .
Tra le maggiori strade che solcavano longitudinalmente la Campania c'erano dei raccordi trasversali, che raggiungevano anche la via atellana. Alla periferia di Atella, a S. Arpino, fu rinvenuto nel Settecento il primo tratto di una strada romana diretta verso occidente . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Oggi è autorevolmente ammessa l'esistenza di una via romana che da Atella portava alla Consolare Campana incontrandola in quel settore centrale dove essa Consolare si ramificava anche dalla parte opposta, sicuramente verso Cuma e probabilmente verso Liternum.

Estratto da D. STERPOS (a cura di...) «Comunicazioni stradali attraverso i tempi CAPUA-NAPOLI», Novara, 1959 (pagg. 10, 12, 13, 22, 23, escluso le note bibliografiche).



ATELLA
UN ONESTO E DEVOTO MUNICIPIO

Caio Cluvio
quando, nel partire per la Gallia, venisti a trovarmi, come volevano la nostra amicizia e la tua devozione per me, ti parlai dell'ager vectigalis che il municipio di Atella possiede in Gallia e ti mostrai, fin da allora, quanto quel municipio mi stesse a cuore.
Dopo la tua partenza, trattandosi di cose di vitale importanza per un municipio così onesto e così a me devoto, e quindi del mio più stretto dovere, credetti bene scrivertene con maggior cura, dato il tuo straordinario affetto per me.
So bene quel che i tempi esigono da te e quali siano i limiti dei tuoi poteri, perché Cesare ti ha affidato un compito tutto esecutivo e non giurisdizionale.
Ti chiedo dunque soltanto quello che è nei limiti delle tue facoltà e che tu puoi fare volentieri per me.
E per prima cosa voglio che tu tenga ben presente che tutte le entrate del municipio consistono in questo ager vectigalis; ed è la verità e inoltre che in questi tempi il municipio ha un cumulo enorme di spese e che si trova, quindi, in serie difficoltà . . . .
Non c'è mai stata infatti occasione nella mia vita, lieta o triste, in cui lo zelo di questo municipio per me non si sia mostrato vivissimo. Ti chiedo dunque col più vivo calore, in nome della nostra amicizia e della tua perpetua e massima benevolenza per me, di tener presente che si tratta di tutta la fortuna di questo municipio e di concedere alle mie preghiere quello che la mia amicizia, il mio dovere e la mia gratitudine che io per lo stesso municipio ottenessi.
Considereremo infatti come ottenuto per un tuo favore tutto quello che speriamo di ottenere da Cesare: e se non dovessimo ottenere nulla, ci parrà già un grande beneficio quello che avrai fatto in nostro favore. E come avrai fatto a me un immenso favore, così ti sarai assicurata l'eterna gratitudine dì ottima ed onestissima gente, riconoscentissima per natura e degnissima della tua amicizia.

M. T. CICERONE (Fam. XIII, 7)
Adattamento da una traduzione di C. FERONE.



LE «FABULAE» ATELLANE
LA COMMEDIA DEGLI OSCI

Senza alcun verso, senza alcun gesto che ne esprimesse il senso, i commedianti, fatti venire dall'Etruria, danzando al ritmo del flautista, compivano movimenti non privi di grazia, secondo l'usanza etrusca.
In seguito, i giovani iniziarono ad imitarli ma scambiandosi, nello stesso tempo, motti salaci, in versi rozzi, ed accompagnando i gesti alla voce. La cosa fu gradita e, con l'uso, più spesso incoraggiata.
Agli autori locali, poiché con parola etrusca il commediante veniva chiamato ister, fu dato il nome di istrioni.
Questi, che prima si scambiavano, in canti alternati, un verso simile ai Fescennini, senza regole e rozzo, ora rappresentavano satire piene di misure, con giuste modalità e con canti regolari, seguendo ormai il ritmo del flautista e compiendo movimenti in armonia con esso.
Si dice che, parecchi anni dopo, Livio (Andronico) interprete delle sue stesse opere - come facevano allora tutti gli Autori - e primo a rielaborare dalle satire un'azione teatrale a soggetto unico, essendo stato molte volte chiamato in scena a ripetere la parte ed avendone avuta la voce rauca, chiesto il permesso, dopo aver posto un fanciullo a cantare dinanzi al flautista, componesse un cantico . . . . . . . . . . . . . . . .
In seguito si cominciò a cantare accompagnati dai gesti degli istrioni ed i diverbia furono lasciati soltanto alla voce di questi.
Dopo che la rappresentazione, per questa norma teatrale, si allontanava dal riso e dallo scherzo libero ed il divertimento si convertiva a poco a poco in arte, i giovani, abbandonata l'azione drammatica agli istrioni, cominciarono a scambiarsi tra loro scherzi intrecciati ai versi, secondo l'antico costume.
Questi intermezzi, in seguito, vennero chiamati exodia e furono aggiunti soprattutto alle fabulae atellane.
I giovani conservarono questo genere di divertimento, ricevuto dagli Osci; né tollerarono di essere confusi con gli istrioni.

TITO LIVIO (VII, 2)
Adattamento da una traduzione di S. LO PRIORE.



MONETE ATELLANE

Le prime monete atellane non hanno riscontro nei tipi della numismatica capuana ... solo Atella ci presenta finora dei rari ed antichissimi tipi ... Esse erano di cinque coniature diverse, tutte di bronzo, di differenti periodi e di diverse grandezze ... Tante erano le once quanti erano i globetti.

1 2 3

1/a moneta
Testa radiata imberbe, di fronte. Sulla spalla destra una stella. Nel rovescio ADE in lettere osche retrograde, e un elefante volto a destra. (Bronzo di terza grandezza).
2/a moneta
La stessa testa di fronte, nel campo due globi. Nel rovescio senza epigrafe, lo stesso tipo: nel basso due globuli. (Bronzo di seconda grandezza).
3/a moneta
La stessa testa di fronte. Nel rovescio una luna crescente, sopra una stella, sotto un globo, ed una S. (Bronzo di terza grandezza).


4/a moneta
Testa di Giove laureata; dietro la testa quattro globetti. Nel retro, Giove fulminante in quadriga guidata da una vittorietta, sotto i piedi dei cavalli, la scritta ADERL in lettere osche retrograde. (Peso gr. 29,60).
5/a moneta
Testa di Giove laureata, volta a destra; sopra la testa, la scritta ROMA. Nel rovescio, due giuranti sulla porchetta e la scritta ADERL. Due globetti sulla sinistra. (Se si gira un po' verso sinistra la testa di Giove, al posto dei collo si scorge un'altra figura).
6/a moneta
Testa di Giove laureata. Globetto dell'oncia. Nel retro, Vittoria che corona un trofeo di armi. A destra, la nota dell'oncia; in basso la scritta ADERL.
7/a moneta
Testa di Giove laureata. Nel rovescio, aquila con le ali spiegate, e la scritta a destra ADERL.

Queste monete ci danno la lucida dimostrazione, ch'è del più alto interesse storico, di doversi, cioè, distinguere nelle vicende di Atella periodi diversi ... così è d'uopo ancora con tutto fondamento ritenere che, nei più antichi tempi, Atella governavasi da sola, e più tardi solamente fece parte della federazione campana. E ancora più tardi fu sottomessa a Roma.

Estratto da F. P. MAISTO, «Memorie storico-critiche, ecc.», Napoli, 1884 (pagg. 27, 28, 30) e da P.F. MARGARITA, «Atella, ecc.», Salerno, 1978 (pagg. 34, 35).



MONDO POPOLARE SUBALTERNO
NELLA ZONA ATELLANA
(RELIGIONE, MAGIA, CANTI)

L'Istituto di Studi Atellani ringrazia l'ins. B. Marano, che ha raccolto, ordinato e tradotto, con sacrificio personale, passione e competenza, una ventina di canti popolari atellani, e che gentilmente ha consentito di far pubblicare il suo lavoro.

I tre pezzi - nell'ordine: una serenata, un saltarello, una canzone - appartengono a quel filone di canti popolari atellani che potremmo classificare, in un certo senso, politici.
Ad una prima analisi, i versi della SERENATA si situano tra il 1860 e il 1862, periodo di massima propaganda savoiarda, antiborbonica ed anticlericale. Ma la linea melodica, che ricorda molto le antiche barcarole napoletane, fa pensare la melodia molto più antica, ed il testo, mancante di due versi, un rimaneggiamento dotto del periodo unitario.
Il SALTARELLO, se così possiamo chiamarlo, è un antico ballo, ascoltato anche in Sicilia ma con parole diverse.
Forse, portato in Terra di Lavoro dai picciotti garibaldini, sicuramente fu rielaborato e verseggiato nel periodo dei moti anarchici campani.
Caduto anche il mito di Garibaldi, il contadino si aggrappa al sogno antico di una terra sua, di un lavoro sicuro, di una patria unita nella giustizia.
La CANZONE racconta della rappresaglia operata dai Tedeschi, durante l'ultima guerra, in risposta, forse, ad un'azione partigiana, o ad un tentativo di furto ad un automezzo nazista.
Gli ostaggi, fra i quali una donna ed un ragazzo, furono trucidati. Ed un Padre francescano, che tentava di intervenire, fu ucciso sul posto.
La canzone ricorda i 24 assassinati, il 30 settembre 1943, lungo la strada provinciale che divide i paesi di S. Arpino, Succivo, Orta e Frattaminore, ora chiamata via Martiri Atellani.

La resistenza al potere degli Atellani, in ogni tempo (dalla Roma repubblicana, alla Germania nazista), è ancora tutta da scrivere.

SERENATA A DUE

«Bella figliola, allúmme la fenesta!
«Illumina la finestra, bella figliuola!
La luna splenne 'ncielo e tutto dorme,
La luna splende in cielo e tutto dorme,
sul'ie, miezz'á sta via, Pupella mia,
solo io, in strada, bambina mia,
scetàte affog'o chíánt'ìnte e canzone:
sveglio, affogo il pianto nelle canzoni:
nun sempe ammore dà a felicità
non sempre l'amore dà la felicità
si nun s'é ditto sì ngopp'á l'ardare».
se prima non s'é detto sì sull'altare».
«Nun tengo casce pe lu matrimonio,
«Non ho corredo per il matrimonio,
oi zitu mio, che te pozzo dare?
ragazzo mio, cosa posso darti?
Sultante figlie muorte primm' 'è nascere
Soltanto figli morti prima di nascere
accise pà fatica e pà miseria.
uccisi dalla fatica e dalla miseria.
Fatica e fede pé femmene e campagne.
Solo lavoro e preghiere per noi donne di campagna.
Farina e forche e sà da festeggià.
Un po' di farina e poi forche; e si deve festeggiare.
L'ammore, core mio, ogge nun conta:
L'amore, cuore mio, oggi conta poco:
se vale sule pé quant'òre tiene!»
si vale solo per quanto oro si possiede!»
«E che venette a fare Masaniello
«... e cosa venne a fare Masaniello
si tutt'é comm'é primme, anema mia?
se tutto è come prima, anima mia?
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


TONGH E TIRITITONGH

Della ddoie terre nuie
e figlie simmo, terr' 'e
canzone e terr' 'e fatiche.
Rose schiuppate a uánne,
mare lucente.
Paese bellu mio,
sì na sciurera!
Delle due terre noi
i figli siamo,
terra di canti e terra di lavoro.
Rose sempre in boccio,
mare lucente.
Paese bello mio
sei una fioriera!

Tóngh e tirititóngh tì, tòngh, tòngh, tòngh
Venetenne'á luntane
e furastiere á mmorra
e ci arrubbaiene sempe
ò panne e á libertà
e ... avetteme cantà!
Vennero da lontano
mandrie di stranieri
e sempre ci rubarono
il pane e la libertà
e ... dovemmo anche acclamare!

Tóngh e tirititóngh tì, tòngh, tòngh, tòngh
Tedesco o Francischiello
zì Peppe o berzagliere,
padrune nuost'e sempe,
se vene o iuorne nuosto
va vimmo fa abballà!
Tedeschi o Borboni
zii Giuseppe o soldati dei Savoia,
padroni nostri di sempre,
se verrà il nostro giorno
vi dovremo far ballare!

Tóngh e tirititóngh tì, tòngh, tòngh, tòngh
De na terra sola
figlie sarrimmo,
casa arrecriosa
e regne de giustizia.
Fatica tutt'auánne
e terr'a tutte.
Paese bellu mio,
sarrai felice!
Di una sola terra
saremo figli,
terra di gioia
e regno di giustizia.
Lavoro tutto l'anno
e terre a tutti.
Paese mio bello
sarai felice!

Tóngh e tirititóngh tì, tòngh, tòngh, tòngh


PER RICORDO

Catapére, catapére, mariuole dint'á sera.
A passi felpati, ladri nella sera.
«Achtúngh ... Alto là ... Fore l'ore ... Via di quà»
«Alto là, Tedeschi, dateci l'oro e andatevene»
Chest'é a famme de perdute, é o curaggie de vennute!
Fame di gente perduta. Coraggio di uomini senza onore!
Pur'á luna pe lu scuorne pe lu cielo s'annasconne:
Anche la luna per la vergogna, nel cielo, si nasconde
A lu Tedesco, sulamente, a lu Tedesco, ogg'é ó mumente,
perché questo è il momento, questo è il giorno, che al Tedesco
ogg'é ò iuorne, 'nca se cerca l'ore nó, m'á libertà! ...
bisogna strappare non l'oro ma la libertà!...

Catapére, catapére, assassine dint'á sera.
A passi felpati, assassini nella sera
«Achtúngh ... Via di quà ... Partigiani ... In fila là»
«Alto là... Venite via... Mettetevi in fila, Partigiani!»
«Nò, nun simme partigiane, ma nun simme mariuole!
« No, non siamo partigiani, ma nemmeno ladri!
Nuíe simme uommene d'onore. Nuie simme Talíane!»
Noi siamo uomini d'onore. Noi siamo Italiani!»
Renz-renz a lu cummento nce passaie á pruggessione.
Rasente al convento passò la processione dei condannati.
Pò, quarcune «Nu mumente! ... Benericece, Uardíà»
Poi qualcuno invocò «Un momento! ... Padre Guardiano, benedicici»

S'arrapett'á fenestrella e na mane s'aizaie.
S'aprì una finestra e una mano s'alzò benedicente
Nu muschetto poie stracciaie o silenzio dà preghiera.
ma una fucilata strappò il silenzio della preghiera.
S'abbiaie à Franciscane p'arrapì, bbone cristiane,
E il Francescano si avviò in paradiso, da buon cristiano,
tutt'e porte mparavis'á l'innucente muorte accise.
ad aprire le porte agli innocenti assassinati.
Vintiquatte assassinate! Lu tedesco, 'nfamamente,
Erano 24. A loro l'infame Tedesco
pure e vite s'é rubbate. Nce bastav'á libertà! ...
anche le vite ha rubato. Non bastava la libertà! ...



LE ANTICHE RADICI

Cesa e Afragola, due comuni di Atella nelle pagine di due suoi illustri figli.

Tempo fa mi capitò di trovare, in uno stock di quelle vecchie pubblicazioni che si vendono a peso, uno di quei periodici sconosciuti ma con la presunzione di essere scientifici, male stampato e ancor peggio scritto. Una di quelle pubblicazioni, per intenderci, che servono alla solita dotta mediocrità di turno della provincia, per la scalata ad una qualsiasi cattedra universitaria. Il solito sforzo cartaceo, insomma, del piccolo uomo, disposto a passare sul cadavere dei padre pur di salire l'agognato gradino di baronetto d'ateneo.
Il professorino, in questo - a dir molto - periodico, di cui (visto che tutti si erano rifiutati di pubblicare i suoi sproloqui) egli era giornalista, editore, giornalaio e ... lettore, sosteneva che ogni scritto (anche se ha lo scopo di divulgazione e non di arrampicata?) «... è privo di qualsiasi (sic) valore se nulla aggiunge a quanto già si sappia». Hai capito, Lenin, cosa scrive il tuo ex-sacerdotino? Anche il tuo volumetto su Marx, scritto per essere diffuso e, più ancora, capito anche dal più umile contadino della steppa è privo di qualsiasi valore perché nulla aggiungeva a quanto già si sapeva (... negli atenei, anzi nelle sale d'attesa degli atenei) su K. Marx!
Ebbene, a parte il fatto che i libri più venduti di questi ultimi anni sono opere di divulgatori e non di scopritori e neppure di copiatori di carte (Montanelli basta?), il professorino, capacissimo a copiare - e stampare, poi, a sue spese - carte ufficiali e apporre in copertina il suo nome, avrebbe qualcosa da imparare, riguardo alle aggiunte a quanto già si sappia, dal volume di Francesco De Michele «CESA dei nostri nonni» Ed. La Bandiera Civile, 1978 (pagg. 260, di cui 136 di documenti e 58 di documentazione fotografica. S.p.).
Questo libro è fatto tutto di inediti. E benché altri avessero firmato articoletti su questo antichissimo paese, sito nelle vicinanze di Aversa ma di esso molto più antico, e che l'archeologia e la toponomastica riconducono ad Atella, restava il meno conosciuto della zona atellana.
Ci voleva tutto l'amore di un suo figlio per lacerare la dimenticanza dei secoli che lo ricopriva.
L'Autore, in quaranta anni di ricerche bibliografiche, archivistiche e sul campo, è riuscito a raccogliere tali e tanti documenti che un qualsiasi professionista della storia ne avrebbe munto materiale per una diecina di volumi. E anche in ciò consiste l'onestà dell'Autore; che, anzi, scrive occorre dar ordine ai tanti appunti raccolti ... resta ancora da frugare ... Tanta umiltà rende ancor più ammirabile quest'uomo, questo professore, questo galantuomo di vecchio stampo, la cui specie, purtroppo, va scomparendo.
L'antica serietà dei socialista puro traspare anche dal metodo di impostare questo libro. il documento fotografico o d'archivio non ha bisogno di commento, parla da solo. L'antico drappo della Lega contadini di Cesa, la tessera dei Partito socialista di Alfonso De Michele dei 1896, la casa natale di Francesco Bagno, presentati nella ricchissima documentazione, parlano per lui.
Quest'uomo dalla vita schiva e riservata, ma battagliera e impegnata, quest'uomo di lettere, che col cuore supera l'aridità della materia, ha dedicato alla sua terra un libro che, per molti anni, nessuno storico serio e degno di tale nome, potrà ignorare se vorrà scrivere di questo dimenticato paese atellano.
Un altro libro che sicuramente occuperà un posto importantissimo nella biblioteca dello studioso di cose atellane è il volume di Gaetano Capasso «L'angolo che ride» nella collana Le dimensioni dello spirito, 1980 (pagg. 104, con illustrazioni, L. 2.500). Questo è il settimo, e forse non ultimo, lavoro che l'Autore dà alle stampe sulla storia di Afragola. G. Capasso, che da più di un quarto di secolo si interessa di storia ed ha al suo attivo decine di pubblicazioni, è un ricercatore straordinario. Archivi di stato e biblioteche non hanno segreti per lui. Possiede - acquistati col frutto del suo lavoro - libri e documenti rarissimi, carte e manoscritti inediti. La sua cultura storica è enorme (quanti professorini di oggi sono andati da lui a farsi rivedere le tesi di laurea, quanti cattedratici passano dall'amico per chiedere di riguardare o far stampare i loro libri!).
Nel suo ultimo lavoro non una nota dotta, non una citazione bibliografica, ma da ogni parola traspaiono anni di ricerche d'archivio, centinaia di volumi consultati e, in modo particolare, conoscenza vera di cose e fatti e padronanza della materia.
Ecco il pregio maggiore di questo libro: è per tutti! Il colto avrà molto da consultare, l'operaio e contadino molto da imparare, e - perché no - l'aspirante cattedratico moltissimo da copiare.
G. Capasso, in questo volume, porta un contributo decisivo alla conoscenza di Atella quale matrice importante de il paese delle fragole e raggiunge quell'equilibrio felice del parlar per il dotto e per il popolo che, per l'antico storico, è il pregio maggiore di un uomo che scrive.
Due libri molto diversi per impostazioni e contenuti ma con le medesime matrici: preparazione, serietà, umiltà, onestà di chi li ha scritti.
E mi perdoni il lettore se più dei libri ho parlato dei loro Autori. Ma io credo che ogni libro vale tanto per quanto vale l'uomo che l'ha scritto.

FRANCO E. PEZONE



Con sorpresa, gioia, ed orgoglio apprendemmo, da una cortesissima lettera di un illustre Magistrato, che a Napoli operava un'Organizzazione culturale che, nel nome, ricordava la nostra città. L'incontro fu immediato e l'adesione reciproca.
Nel riprometterci di dedicare all'ATELLANA ed ai suoi componenti un lungo pezzo, in uno dei prossimi numeri, vogliamo pubblicare - a mò di benvenuti - queste brevi note, giunteci all'ultimo momento.

«L'ATELLANA, Cooperativa a r.l. di produzione e lavoro si propone, senza finalità speculative o di lucro, di realizzare lavori di spettacolo teatrali, musicali, cinematografici, televisivi e tutto quanto inerente e collegato al fine di rivalutare i valori fondamentali della nostra tradizione». Così nell'atto costitutivo. Lo scorso anno, la cooperativa ha prodotto uno spettacolo teatrale, la fiaba «Petrosinella», rappresentata in varie occasioni, particolarmente destinata agli scolari della fascia dell'obbligo, per cui sono stati raggiunti accordi con diverse Amministrazioni locali per la organizzazione di spettacoli gratuiti riservati ai ragazzi.
Per quest'anno l'ATELLANA sta realizzando altri spettacoli teatrali, ispirati alla storia regionale ed ha dato vita ad un gruppo musicale, che esegue musiche popolari tradizionali della Regione e che ha realizzato una musicassetta prodotta dalla nuova New York Record.
La Cooperativa sta, infine, organizzando un corso di tecnica cinematografica per i soci».



Attività dell'Istituto di Studi Atellani

DALLA RELAZIONE CIRCA L'ATTIVITA' SVOLTA NELL'ANNO 1980

La ricerca concordata con il C.N.R.
La più cospicua realizzazione dei 1980 è, indubbiamente, rappresentata dall'accordo stipulato con il Consiglio Nazionale delle Ricerche per un lavoro di ampio respiro, da ultimarsi entro il primo semestre del 1982, sul tema «Rapporti fra canapicoltura e sviluppo dei Comuni atellani». I più qualificati componenti dei Comitato Scientifico dell'Istituto, sono impegnati nella raccolta di tutto quanto possa interessare l'argomento, dagli aspetti storici a quelli sociologici, dai rilievi economici a quelli statistici, dall'esame della legislazione specifica a quello delle tradizioni folkloristiche.
La fiducia del massimo Ente nel campo della ricerca scientifica, che di solito concede il proprio appoggio solamente alle cattedre universitarie, altamente qualifica il nostro Istituto e dovrebbe essere motivo di vivo compiacimento per tutta la zona atellana, la quale mai prima d'ora era stata tenuta in tanta considerazione.

La carta archeologica e quella geologica della zona atellana.
Qualificati esponenti dell'Istituto stanno conducendo accurati studi per l'elaborazione di una carta archeologica della zona in esame, carta che rappresenta il punto di partenza per qualsivoglia successivo impegno sul terreno.
Collegata alla costruzione della carta archeologica è quella della carta geologica, per una più approfondita conoscenza del suolo, ai fini sia di eventuali futuri scavi, sia dello studio delle specifiche culture. Un geologo è, pertanto, entrato a far parte del gruppo di lavoro.

Le pubblicazioni realizzate.
Malgrado le ingenti difficoltà, alle quali si è fatto cenno, l'Istituto non ha mancato di realizzare, nel corso dei 1980, alcune pubblicazioni.
La più notevole, per freschezza di elaborazione, pur nella scelta di tanti passi tratti da scrittori del passato, è stato il Notiziario, presentato dalla incisiva prosa dei prof. Giovanni Vanella dell'Università di Napoli e Ispettore Centrale dei Ministero della P. I. Ha fatto seguito il 2° numero della collana «Civiltà Campana», il quale ha raccolto due studi di S. Capasso: Vendita del Comuni e Vicende della piazza Mercato di Napoli.
E' stato poi diffuso il libro di P. Felice Margarita: Atella, origine e significato del nome, del quale l'Autore, eminente studioso, ha fatto dono all'Istituto di un certo numero di copie, atto del quale è doveroso esprimergli sensi di viva gratitudine.
Le pubblicazioni predette sono state offerte gratuitamente ai Soci, ai Collaboratori, alle Autorità ed a biblioteche pubbliche e scolastiche.

La mostra itinerante ed il film.
Per la mostra fotografica itinerante sono stati presi contatti con organizzazioni che hanno già del materiale disponibile e si spera che vorranno concederne l'uso di maniera che, integrandolo, si possa pervenire a risultati di notevole interesse.
Il film documentario, già preparato nei minimi particolari, sarà girato con i primi giorni di primavera. E speriamo di poterlo proiettare nelle scuole, che aderiscono all'Istituto, con l'inizio del prossimo anno scolastico.

«Rassegna Storica dei Comuni» e la costituzione della biblioteca di storia comunale.
Nel corso dell'anno 1980 è stato compiuto il lavoro preparatorio per consentire il ritorno della ben nota «Rassegna Storica dei Comuni», la cui testata, con tutto il materiale esistente, è stato gratuitamente ceduta dal Presidente all'Istituto.
Il periodico, che già ebbe diffusione nazionale, diverrà l'organo ufficiale dell'Istituto e al suo interno conterrà un Notiziario, ATELLANA (diretto, come il numero di saggio, da Franco E. Pezone), che sarà il messaggio di Atella, delle sue memorie, dei suoi problemi attuali, in ogni parte d'Italia.
Con la pubblicazione della rassegna, si darà il via alla formazione del primo nucleo per una biblioteca di documenti atellani e comunali in generale, il cui fine sarà quello di raccogliere pubblicazioni e memorie varie relative ad Atella ed ai comuni italiani: a tal fine saranno istituite apposite delegazioni regionali.
L'Istituto, oltre alle varie attività, sta «seguendo» due tesi di laurea: in Architettura (Università di Napoli) in Scienze Politiche (Università di Teramo); ed uno studio di un professore di Lingua Italiana (Università di Leeds, Inghilterra).
Sta collaborando, con la Cooperativa ATELLANA, per delle ricerche sul folklore; con l'ARCI, per alcuni spettacoli; con alcune Amministrazioni, per progetti generali di restauro e piani regolatori; e con le Scuole aderenti.

Pubblichiamo un primo elenco di Enti pubblici e privati che hanno aderito all'Istituto:

- Amministrazione Provinciale di Caserta
- Amministrazione Provinciale di Napoli

- Comune di S. Arpino
- Comune di Frattaminore
- Comune di Afragola
- Comune di Frattamaggiore
- Pro-Loco di Afragola

- alcune cattedre dell'Università di Napoli
- alcune cattedre dell'Università di Teramo
- 28° Distretto Scolastico (Afragola)
- Liceo Scientifico Stat. «F. Brunelleschi» Afragola
- Istituto Tecnico Commerciale di Casoria
- la Scuola Media «Romeo» di Casavatore
- Scuola Media Stat. «G. Ungaretti» di Teverola
- il Circolo Didattico di S. Arpino
- Comitati provinciali ANSI di Napoli e Benevento

- la Cooperativa Teatrale l'ATELLANA di Napoli
- tutte le sedi ARCI della zona atellana

- il Museo Campano di Capua