
ATELLA NELL'ESPERIENZA DI
STORIA LOCALE
La rivalutazione in senso storiografico del dato particolare, dell'avvenimento
«spicciolo» e trascurabile, ha provocato un rovesciamento del metodo storico,
conferendo dignità di ricerca a studi, prima ritenuti a torto minori, intorno a
problemi ed ambienti circoscritti.
L'indagine, infatti, non necessariamente deve abbracciare problematiche complesse,
né ambiti vasti, per ottenere il crisma della scientificità. Per fare storia, insomma,
non bisogna dialogare per forza «sui massimi sistemi».
Il progetto di storia locale, come termine «a quo» (e talora, quando lo esige la
stessa impostazione progettuale, «ad quem») ha trovato larga applicazione per la
conoscenza dettagliata della evoluzione sociale, politica, economica, culturale,
religiosa, artistica di una Comunità.
In questa ottica, acquistano enorme valore (anche e soprattutto per una migliore
comprensione e puntualizzazione della cosiddetta «Storia generale») tutti quei
lavori volti al recupero della «propria» storia particolare, delle tradizioni popolari,
del costume, dell'atteggiamento spirituale di gruppi etnici rispetto a fenomeni di
varia natura. Questa tesi, poi, riesce ancora più valida, quando gli argomenti di
studio riguardano luoghi, che restano nella civiltà umana come pietre miliari, da
cui occorre pur partire, per tracciare un quadro di storia della cultura.
Atella, indubbiamente, è uno di questi casi e lo sta a dimostrare il continuo interesse
di insigni studiosi intorno alle «Fabulae Atellanae», che restano - tra l'altro - il
primo prezioso ed irripetibile documento della storia del teatro.
Vent'anni fa, nel 1960, un gruppo di giovani, forti di queste convinzioni, fondarono
a Sant'Arpino, paese sorto sul cuore di Atella, l'Associazione Culturale Atellana.
In un'epoca in cui prevalgono, purtroppo, fini utilitaristici e mode consumistiche,
il loro nobile obiettivo è stato quello di smuovere gli intellettuali, risvegliandone
l'impegno sul «pianeta» Atella.
L'ACA ha avuto il grande merito di aver promosso il recupero delle tradizioni
atellane attraverso una vasta gamma di attività culturali. Dirigenti e soci del
sodalizio hanno gareggiato nel lanciare il «Premio Atella» - Mostra Nazionale
di Arti Figurative, nell'organizzare una serie di conferenze su Atella e le «Atellane»,
nel sollecitare una considerevole produzione di articoli e studi sull'antica città.
Fin dalle origini fu deciso, anche, di costituire un fondo bibliotecario di «cose»
atellane e di autori atellani; furono avanzate proposte di piani regolatori dell'intera
zona atellana; fu tentata una delimitazione dell'area archeologica, per scongiurare
e scoraggiare insediamenti edilizi, che potessero compromettere una probabile
campagna di scavi, per ritrovare l'anfiteatro.
Nel 1966 fu premiata la passione degli uomini dell'ACA con i primi ritrovamenti
archeologici. A questo punto, l'Associazione Culturale Atellana, intuendo la
eccezionale portata dei risultati conseguiti, si rende promotrice di un Consorzio
Archeologico fra i comuni della zona, e segnatamente fra S. Arpino, Succivo
ed Orta di Atella.
Segue un decennio di intenso impegno, durante il quale uno sparuto gruppo
continua a credere fermamente e caparbiamente, ma con amore, nei valori
istituzionali dell'ACA. Frutto di questa commovente, quanto encomiabile,
dedizione al «problema» Atella è la nascita nel 1976 dei Centro Studi Atellani,
il cui compito è quello di raccogliere tutte le esperienze e le ricerche condotte
fin dal 1960 e convogliarle in un organismo più agile, più rispondente ai tempi,
anche sotto il profilo giuridico-istituzionale. Il Centro Studi Atellani, nelle intenzioni
dei suoi fautori, doveva operare un utile e necessario raccordo tra «vecchio» e
«nuovo», senza che nulla andasse disperso.
Nel 1978 l'ACA e il Centro Studi Atellani danno vita all'ISTITUTO DI STUDI
ATELLANI con un programma alquanto ambizioso.
L'Istituto, che ha sede nello storico Palazzo Ducale di S. Arpino, riscuote subito
ampi consensi ed attestati di incoraggiamento. Esso si propone di riprendere
il discorso sull'archeologia atellana; di promuovere studi e ricerche su Atella;
di raccogliere tutto ciò che riguardi Atella; di suggerire lavori ed anche tesi di
laurea di argomento atellano; di stabilire scambi culturali e contatti di lavoro
con Università, Istituti ed Accademie; di bandire concorsi storico-letterari ;
di incentivare gli studi di storia comunale.
L'Istituto di Studi Atellani ha un suo organo ufficiale, che è la «Rassegna Storica
dei Comuni», donata con atto munifico dal legittimo proprietario, il preside
Sosio Capasso, Presidente dell'Ente. Va salutato - credo - con profondo
compiacimento il fatto che ci troviamo di fronte ad un Istituto culturale, che
sorge per volontà popolare e non come proiezione di sedi o cattedre universitarie,
In una sorta di tentativo di riappropriazione da parte della cultura «laica» (con
il significato - come oggi usa - che si dà a questo termine, nel senso di non
ufficiale o accademico) delle sue potenzialità. Anzi, le università e le cattedre
hanno inviato la loro adesione, avendo valutato favorevolmente l'iniziativa.
Lo statuto è di una profonda democraticità e lascia aperta a tutti la possibilità
di partecipazione.
L'Istituto di Studi Atellani si batte - tra l'altro - per alcune interessanti proposte, la
cui realizzazione ritiene improcrastinabile: il restauro e la riutilizzazione del materiale
rinvenuto, le ipotesi di intervento sul territorio ed un «progetto cultura», che
dovrà costituire il fulcro intorno al quale si svolgerà la sua attività.
MARCO CORCIONE
dell'Università di Teramo
LA VIA ATELLANA
Per ricostruire il tracciato della Capua-Napoli romana (LA VIA ATELLANA)
scarsi sono gli elementi disponibili.
La tabula Peutingeriana non registra tra Capua e Napoli località intermedie,
eccettuata appunto Atella a nove miglia l'una dall'altra (vedi 1/a di copertina).
Di Atella è stato riconosciuto facilmente il sito in una regolare terrazza tra S.
Arpino, Succivo, Orta e Frattaminore; un fossato ne indica il perimetro, ma
non c'è traccia di porte.
Pietre miliari che si possono sicuramente attribuire a questa via non ne esistono,
né vi sono state scoperte archeologiche che abbiano condotto a localizzare,
almeno in qualche tratto, il piano stabilito. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
E' più logico che l'antico percorso da Capua ad Atella sia oggi rappresentato
dalla strada campestre che va da S Andrea dei Lagni a C. Martone (coincidendo
col confine di comune), e dalla strada che ne costituisce la precisa continuazione
oltre i lagni, dal casello della ferrovia fino a Succivo. La linea che queste strade
e i loro prolungamenti disegnano, una retta con rigoroso andamento nord-sud,
corrisponde ad una delle maglie del reticolato agrimensorio, tracciato dai
Romani per dividere in centurie l'ager Campanus e precisamente al primo
decumano a oriente del massimo, e viene a incontrare il probabile perimetro
delle mura sia di Atella che di Capua stessa in punti dove è ben ammissibile
che siano esistite le porte.
Essa si unisce in S. Andrea dei Lagni alla strada di Aversa, che corrisponde
ad un'altra via romana: la Consolare Campana, formando un bivio che può
essersi conservato da tempo molto antico.
L'interruzione in prossimità dei lagni si spiega coi cambiamenti di corso
e con gli impaludamenti avvenuti in quel punto attraverso i secoli.
Non possiamo dire se anche come lunghezza questo tracciato abbia le
caratteristiche volute, perché non sappiamo precisamente da dove siano
state computate le nove miglia (Km. 13,320 c.) che esso dovrebbe misurare
secondo la Tavola Peutingeriana. Bisogna ammettere che si sia tenuto conto
anche di un lungo tratto urbano della via, e allora invero il percorso suddetto
si avvicina al richiesto, perché già la sua distanza tra le due città calcolata
dalle rispettive mura (secondo l'ubicazione probabile di queste) è di Km.
12,500. Se si fosse calcolata solo la distanza partendo dalle porte, malgrado
l'impossibilità di sapere sicuramente dove esse si trovassero, occorre
riconoscere che il percorso sopra delineato è di almeno 500 metri inferiore
al dovuto. Ma la prima è l'ipotesi più valida.
Il rimanente settore della via, quello da Atella a Napoli, è ancora meno
identificabile sul terreno. C'è appena un tronco isolato che segna il limite
di comune a nord di Nevano, il quale per la sua direzione rispetto ad Atella e
Grumo potrebbe ricalcare l'antico tracciato.
Per avere qualche indicazione su quest'ultimo si è dovuto ricorrere a una
testimonianza medioevale: la cronaca, scritta da un contemporaneo, della
traslazione di S. Atanasio da Montecassino a Napoli, avvenuta nell'anno 877.
Vi si legge che i portatori del sacro corpo fecero tappa ad Atella, poi passarono
per il luogo detto Grumo e scendendo il Clivio per la via che è detta
Transversa sostarono alla chiesa del Beato Pietro che dista quasi tre
stadi da Napoli. Dato che nel secolo IX è del tutto probabile si continuasse
ad andare da Atella a Napoli per la strada romana, si può dedurre da questo
racconto che essa passasse per l'odierno Grumo Nevano e scendesse poi a
Napoli superando il Clivium cioè una collina a nord della città, che potrebbe
essere Capodichino . . . . . . . . . . . . .
Tra le maggiori strade che solcavano longitudinalmente la Campania c'erano
dei raccordi trasversali, che raggiungevano anche la via atellana. Alla
periferia di Atella, a S. Arpino, fu rinvenuto nel Settecento il primo tratto
di una strada romana diretta verso occidente . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Oggi è autorevolmente ammessa l'esistenza di una via romana che da Atella
portava alla Consolare Campana incontrandola in quel settore centrale
dove essa Consolare si ramificava anche dalla parte opposta, sicuramente
verso Cuma e probabilmente verso Liternum.
Estratto da D. STERPOS (a cura di...) «Comunicazioni stradali attraverso
i tempi CAPUA-NAPOLI», Novara, 1959 (pagg. 10, 12, 13, 22, 23,
escluso le note bibliografiche).
ATELLA
UN ONESTO E DEVOTO MUNICIPIO
Caio Cluvio
quando, nel partire per la Gallia, venisti a trovarmi, come volevano la nostra
amicizia e la tua devozione per me, ti parlai dell'ager vectigalis che il municipio
di Atella possiede in Gallia e ti mostrai, fin da allora, quanto quel municipio
mi stesse a cuore.
Dopo la tua partenza, trattandosi di cose di vitale importanza per un municipio
così onesto e così a me devoto, e quindi del mio più stretto dovere, credetti
bene scrivertene con maggior cura, dato il tuo straordinario affetto per me.
So bene quel che i tempi esigono da te e quali siano i limiti dei tuoi poteri,
perché Cesare ti ha affidato un compito tutto esecutivo e non giurisdizionale.
Ti chiedo dunque soltanto quello che è nei limiti delle tue facoltà e che tu puoi
fare volentieri per me.
E per prima cosa voglio che tu tenga ben presente che tutte le entrate del
municipio consistono in questo ager vectigalis; ed è la verità e inoltre che in
questi tempi il municipio ha un cumulo enorme di spese e che si trova, quindi,
in serie difficoltà . . . .
Non c'è mai stata infatti occasione nella mia vita, lieta o triste, in cui lo zelo di
questo municipio per me non si sia mostrato vivissimo. Ti chiedo dunque col
più vivo calore, in nome della nostra amicizia e della tua perpetua e massima
benevolenza per me, di tener presente che si tratta di tutta la fortuna di questo
municipio e di concedere alle mie preghiere quello che la mia amicizia, il mio
dovere e la mia gratitudine che io per lo stesso municipio ottenessi.
Considereremo infatti come ottenuto per un tuo favore tutto quello che speriamo
di ottenere da Cesare: e se non dovessimo ottenere nulla, ci parrà già un
grande beneficio quello che avrai fatto in nostro favore. E come avrai fatto
a me un immenso favore, così ti sarai assicurata l'eterna gratitudine dì ottima
ed onestissima gente, riconoscentissima per natura e degnissima della tua
amicizia.
M. T. CICERONE (Fam. XIII, 7)
Adattamento da una traduzione di C. FERONE.
LE «FABULAE»
ATELLANE
LA COMMEDIA DEGLI OSCI
Senza alcun verso, senza alcun gesto che ne esprimesse il senso, i commedianti,
fatti venire dall'Etruria, danzando al ritmo del flautista, compivano movimenti
non privi di grazia, secondo l'usanza etrusca.
In seguito, i giovani iniziarono ad imitarli ma scambiandosi, nello stesso tempo,
motti salaci, in versi rozzi, ed accompagnando i gesti alla voce. La cosa fu
gradita e, con l'uso, più spesso incoraggiata.
Agli autori locali, poiché con parola etrusca il commediante veniva chiamato
ister, fu dato il nome di istrioni.
Questi, che prima si scambiavano, in canti alternati, un verso simile ai Fescennini,
senza regole e rozzo, ora rappresentavano satire piene di misure, con giuste
modalità e con canti regolari, seguendo ormai il ritmo del flautista e compiendo
movimenti in armonia con esso.
Si dice che, parecchi anni dopo, Livio (Andronico) interprete delle sue
stesse opere - come facevano allora tutti gli Autori - e primo a rielaborare
dalle satire un'azione teatrale a soggetto unico, essendo stato molte volte
chiamato in scena a ripetere la parte ed avendone avuta la voce rauca,
chiesto il permesso, dopo aver posto un fanciullo a cantare dinanzi al
flautista, componesse un cantico . . . . . . . . . . . . . . . .
In seguito si cominciò a cantare accompagnati dai gesti degli istrioni ed i
diverbia furono lasciati soltanto alla voce di questi.
Dopo che la rappresentazione, per questa norma teatrale, si allontanava
dal riso e dallo scherzo libero ed il divertimento si convertiva a poco a poco
in arte, i giovani, abbandonata l'azione drammatica agli istrioni, cominciarono
a scambiarsi tra loro scherzi intrecciati ai versi, secondo l'antico costume.
Questi intermezzi, in seguito, vennero chiamati exodia e furono aggiunti
soprattutto alle fabulae atellane.
I giovani conservarono questo genere di divertimento, ricevuto dagli Osci;
né tollerarono di essere confusi con gli istrioni.
TITO LIVIO (VII, 2)
Adattamento da una traduzione di S. LO PRIORE.
MONETE
ATELLANE
Le prime monete atellane non hanno riscontro nei tipi della numismatica
capuana ... solo Atella ci presenta finora dei rari ed antichissimi tipi ... Esse
erano di cinque coniature diverse, tutte di bronzo, di differenti periodi e di
diverse grandezze ... Tante erano le once quanti erano i globetti.
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4/a moneta
Testa di Giove laureata; dietro la testa quattro globetti. Nel retro, Giove
fulminante in quadriga guidata da una vittorietta, sotto i piedi dei cavalli, la scritta
ADERL in lettere osche retrograde. (Peso gr. 29,60).
5/a moneta
Testa di Giove laureata, volta a destra; sopra la testa, la scritta ROMA.
Nel rovescio, due giuranti sulla porchetta e la scritta ADERL. Due globetti sulla
sinistra. (Se si gira un po' verso sinistra la testa di Giove, al posto dei collo si
scorge un'altra figura).
6/a moneta
Testa di Giove laureata. Globetto dell'oncia. Nel retro, Vittoria che corona
un trofeo di armi. A destra, la nota dell'oncia; in basso la scritta ADERL.
7/a moneta
Testa di Giove laureata. Nel rovescio, aquila con le ali spiegate, e la scritta
a destra ADERL.
Queste monete ci danno la lucida dimostrazione, ch'è del più alto interesse
storico, di doversi, cioè, distinguere nelle vicende di Atella periodi diversi ...
così è d'uopo ancora con tutto fondamento ritenere che, nei più antichi tempi,
Atella governavasi da sola, e più tardi solamente fece parte della federazione
campana. E ancora più tardi fu sottomessa a Roma.
Estratto da F. P. MAISTO, «Memorie storico-critiche, ecc.», Napoli,
1884 (pagg. 27, 28, 30) e da P.F. MARGARITA, «Atella, ecc.»,
Salerno, 1978 (pagg. 34, 35).
MONDO
POPOLARE SUBALTERNO
NELLA ZONA ATELLANA
(RELIGIONE, MAGIA, CANTI)
L'Istituto di Studi Atellani ringrazia l'ins. B. Marano, che ha raccolto, ordinato
e tradotto, con sacrificio personale, passione e competenza, una ventina di canti
popolari atellani, e che gentilmente ha consentito di far pubblicare il suo lavoro.
I tre pezzi - nell'ordine: una serenata, un saltarello, una canzone - appartengono
a quel filone di canti popolari atellani che potremmo classificare, in un certo
senso, politici.
Ad una prima analisi, i versi della SERENATA si situano tra il 1860 e il 1862,
periodo di massima propaganda savoiarda, antiborbonica ed anticlericale. Ma
la linea melodica, che ricorda molto le antiche barcarole napoletane, fa pensare
la melodia molto più antica, ed il testo, mancante di due versi, un rimaneggiamento
dotto del periodo unitario.
Il SALTARELLO, se così possiamo chiamarlo, è un antico ballo, ascoltato
anche in Sicilia ma con parole diverse.
Forse, portato in Terra di Lavoro dai picciotti garibaldini, sicuramente fu
rielaborato e verseggiato nel periodo dei moti anarchici campani.
Caduto anche il mito di Garibaldi, il contadino si aggrappa al sogno antico
di una terra sua, di un lavoro sicuro, di una patria unita nella giustizia.
La CANZONE racconta della rappresaglia operata dai Tedeschi, durante
l'ultima guerra, in risposta, forse, ad un'azione partigiana, o ad un tentativo
di furto ad un automezzo nazista.
Gli ostaggi, fra i quali una donna ed un ragazzo, furono trucidati. Ed un Padre
francescano, che tentava di intervenire, fu ucciso sul posto.
La canzone ricorda i 24 assassinati, il 30 settembre 1943, lungo la strada
provinciale che divide i paesi di S. Arpino, Succivo, Orta e Frattaminore,
ora chiamata via Martiri Atellani.
La resistenza al potere degli Atellani, in ogni tempo (dalla Roma repubblicana,
alla Germania nazista), è ancora tutta da scrivere.
SERENATA A DUE
«Bella figliola, allúmme la fenesta!
«Illumina la finestra, bella figliuola!
La luna splenne 'ncielo e tutto dorme,
La luna splende in cielo e tutto dorme,
sul'ie, miezz'á sta via, Pupella mia,
solo io, in strada, bambina mia,
scetàte affog'o chíánt'ìnte e canzone:
sveglio, affogo il pianto nelle canzoni:
nun sempe ammore dà a felicità
non sempre l'amore dà la felicità
si nun s'é ditto sì ngopp'á l'ardare».
se prima non s'é detto sì sull'altare».
«Nun tengo casce pe lu matrimonio,
«Non ho corredo per il matrimonio,
oi zitu mio, che te pozzo dare?
ragazzo mio, cosa posso darti?
Sultante figlie muorte primm' 'è nascere
Soltanto figli morti prima di nascere
accise pà fatica e pà miseria.
uccisi dalla fatica e dalla miseria.
Fatica e fede pé femmene e campagne.
Solo lavoro e preghiere per noi donne di campagna.
Farina e forche e sà da festeggià.
Un po' di farina e poi forche; e si deve festeggiare.
L'ammore, core mio, ogge nun conta:
L'amore, cuore mio, oggi conta poco:
se vale sule pé quant'òre tiene!»
si vale solo per quanto oro si possiede!»
«E che venette a fare Masaniello
«... e cosa venne a fare Masaniello
si tutt'é comm'é primme, anema mia?
se tutto è come prima, anima mia?
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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TONGH E TIRITITONGH
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Della ddoie terre nuie e figlie simmo, terr' 'e canzone e terr' 'e fatiche. Rose schiuppate a uánne, mare lucente. Paese bellu mio, sì na sciurera! |
Delle due terre noi i figli siamo, terra di canti e terra di lavoro. Rose sempre in boccio, mare lucente. Paese bello mio sei una fioriera! |
|
Venetenne'á luntane e furastiere á mmorra e ci arrubbaiene sempe ò panne e á libertà e ... avetteme cantà! |
Vennero da lontano mandrie di stranieri e sempre ci rubarono il pane e la libertà e ... dovemmo anche acclamare! |
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Tedesco o Francischiello zì Peppe o berzagliere, padrune nuost'e sempe, se vene o iuorne nuosto va vimmo fa abballà! |
Tedeschi o Borboni zii Giuseppe o soldati dei Savoia, padroni nostri di sempre, se verrà il nostro giorno vi dovremo far ballare! |
|
De na terra sola figlie sarrimmo, casa arrecriosa e regne de giustizia. Fatica tutt'auánne e terr'a tutte. Paese bellu mio, sarrai felice! |
Di una sola terra saremo figli, terra di gioia e regno di giustizia. Lavoro tutto l'anno e terre a tutti. Paese mio bello sarai felice! |
LE ANTICHE RADICI
Cesa e Afragola, due comuni di Atella nelle pagine di due suoi illustri figli.
Tempo fa mi capitò di trovare, in uno stock di quelle vecchie pubblicazioni che
si vendono a peso, uno di quei periodici sconosciuti ma con la presunzione di
essere scientifici, male stampato e ancor peggio scritto. Una di quelle pubblicazioni,
per intenderci, che servono alla solita dotta mediocrità di turno della provincia,
per la scalata ad una qualsiasi cattedra universitaria. Il solito sforzo cartaceo,
insomma, del piccolo uomo, disposto a passare sul cadavere dei padre pur
di salire l'agognato gradino di baronetto d'ateneo.
Il professorino, in questo - a dir molto - periodico, di cui (visto che tutti si erano
rifiutati di pubblicare i suoi sproloqui) egli era giornalista, editore, giornalaio e ...
lettore, sosteneva che ogni scritto (anche se ha lo scopo di divulgazione e non
di arrampicata?) «... è privo di qualsiasi (sic) valore se nulla aggiunge a
quanto già si sappia». Hai capito, Lenin, cosa scrive il tuo ex-sacerdotino?
Anche il tuo volumetto su Marx, scritto per essere diffuso e, più ancora, capito
anche dal più umile contadino della steppa è privo di qualsiasi valore perché
nulla aggiungeva a quanto già si sapeva (... negli atenei, anzi nelle sale d'attesa
degli atenei) su K. Marx!
Ebbene, a parte il fatto che i libri più venduti di questi ultimi anni sono opere di
divulgatori e non di scopritori e neppure di copiatori di carte (Montanelli
basta?), il professorino, capacissimo a copiare - e stampare, poi, a sue spese -
carte ufficiali e apporre in copertina il suo nome, avrebbe qualcosa da imparare,
riguardo alle aggiunte a quanto già si sappia, dal volume di Francesco De
Michele «CESA dei nostri nonni» Ed. La Bandiera Civile, 1978 (pagg. 260,
di cui 136 di documenti e 58 di documentazione fotografica. S.p.).
Questo libro è fatto tutto di inediti. E benché altri avessero firmato articoletti su
questo antichissimo paese, sito nelle vicinanze di Aversa ma di esso molto più
antico, e che l'archeologia e la toponomastica riconducono ad Atella, restava
il meno conosciuto della zona atellana.
Ci voleva tutto l'amore di un suo figlio per lacerare la dimenticanza dei secoli che
lo ricopriva.
L'Autore, in quaranta anni di ricerche bibliografiche, archivistiche e sul campo, è
riuscito a raccogliere tali e tanti documenti che un qualsiasi professionista della
storia ne avrebbe munto materiale per una diecina di volumi. E anche in ciò consiste
l'onestà dell'Autore; che, anzi, scrive occorre dar ordine ai tanti appunti
raccolti ... resta ancora da frugare ... Tanta umiltà rende ancor più ammirabile
quest'uomo, questo professore, questo galantuomo di vecchio stampo, la cui specie,
purtroppo, va scomparendo.
L'antica serietà dei socialista puro traspare anche dal metodo di impostare questo
libro. il documento fotografico o d'archivio non ha bisogno di commento, parla
da solo. L'antico drappo della Lega contadini di Cesa, la tessera dei Partito
socialista di Alfonso De Michele dei 1896, la casa natale di Francesco Bagno,
presentati nella ricchissima documentazione, parlano per lui.
Quest'uomo dalla vita schiva e riservata, ma battagliera e impegnata, quest'uomo
di lettere, che col cuore supera l'aridità della materia, ha dedicato alla sua terra
un libro che, per molti anni, nessuno storico serio e degno di tale nome, potrà
ignorare se vorrà scrivere di questo dimenticato paese atellano.
Un altro libro che sicuramente occuperà un posto importantissimo nella biblioteca
dello studioso di cose atellane è il volume di Gaetano Capasso «L'angolo che
ride» nella collana Le dimensioni dello spirito, 1980 (pagg. 104, con illustrazioni,
L. 2.500). Questo è il settimo, e forse non ultimo, lavoro che l'Autore dà alle
stampe sulla storia di Afragola. G. Capasso, che da più di un quarto di secolo
si interessa di storia ed ha al suo attivo decine di pubblicazioni, è un ricercatore
straordinario. Archivi di stato e biblioteche non hanno segreti per lui. Possiede -
acquistati col frutto del suo lavoro - libri e documenti rarissimi, carte e manoscritti
inediti. La sua cultura storica è enorme (quanti professorini di oggi sono andati da
lui a farsi rivedere le tesi di laurea, quanti cattedratici passano dall'amico per
chiedere di riguardare o far stampare i loro libri!).
Nel suo ultimo lavoro non una nota dotta, non una citazione bibliografica, ma
da ogni parola traspaiono anni di ricerche d'archivio, centinaia di volumi consultati
e, in modo particolare, conoscenza vera di cose e fatti e padronanza della materia.
Ecco il pregio maggiore di questo libro: è per tutti! Il colto avrà molto da
consultare, l'operaio e contadino molto da imparare, e - perché no - l'aspirante
cattedratico moltissimo da copiare.
G. Capasso, in questo volume, porta un contributo decisivo alla conoscenza di
Atella quale matrice importante de il paese delle fragole e raggiunge quell'equilibrio
felice del parlar per il dotto e per il popolo che, per l'antico storico, è il pregio
maggiore di un uomo che scrive.
Due libri molto diversi per impostazioni e contenuti ma con le medesime matrici:
preparazione, serietà, umiltà, onestà di chi li ha scritti.
E mi perdoni il lettore se più dei libri ho parlato dei loro Autori. Ma io credo che
ogni libro vale tanto per quanto vale l'uomo che l'ha scritto.
FRANCO E. PEZONE
Con sorpresa, gioia, ed orgoglio apprendemmo, da una cortesissima lettera
di un illustre Magistrato, che a Napoli operava un'Organizzazione culturale
che, nel nome, ricordava la nostra città. L'incontro fu immediato e l'adesione
reciproca.
Nel riprometterci di dedicare all'ATELLANA ed ai suoi componenti un lungo
pezzo, in uno dei prossimi numeri, vogliamo pubblicare - a mò di benvenuti -
queste brevi note, giunteci all'ultimo momento.
«L'ATELLANA, Cooperativa a r.l. di produzione e lavoro si propone, senza
finalità speculative o di lucro, di realizzare lavori di spettacolo teatrali, musicali,
cinematografici, televisivi e tutto quanto inerente e collegato al fine di rivalutare i
valori fondamentali della nostra tradizione». Così nell'atto costitutivo. Lo scorso
anno, la cooperativa ha prodotto uno spettacolo teatrale, la fiaba «Petrosinella»,
rappresentata in varie occasioni, particolarmente destinata agli scolari della fascia
dell'obbligo, per cui sono stati raggiunti accordi con diverse Amministrazioni locali
per la organizzazione di spettacoli gratuiti riservati ai ragazzi.
Per quest'anno l'ATELLANA sta realizzando altri spettacoli teatrali, ispirati alla
storia regionale ed ha dato vita ad un gruppo musicale, che esegue musiche popolari
tradizionali della Regione e che ha realizzato una musicassetta prodotta dalla nuova
New York Record.
La Cooperativa sta, infine, organizzando un corso di tecnica cinematografica per
i soci».
Attività dell'Istituto di Studi
Atellani
DALLA RELAZIONE CIRCA L'ATTIVITA' SVOLTA NELL'ANNO 1980
La ricerca concordata con il C.N.R.
La più cospicua realizzazione dei 1980 è, indubbiamente, rappresentata dall'accordo
stipulato con il Consiglio Nazionale delle Ricerche per un lavoro di ampio respiro, da
ultimarsi entro il primo semestre del 1982, sul tema «Rapporti fra canapicoltura e
sviluppo dei Comuni atellani». I più qualificati componenti dei Comitato Scientifico
dell'Istituto, sono impegnati nella raccolta di tutto quanto possa interessare l'argomento,
dagli aspetti storici a quelli sociologici, dai rilievi economici a quelli statistici, dall'esame
della legislazione specifica a quello delle tradizioni folkloristiche.
La fiducia del massimo Ente nel campo della ricerca scientifica, che di solito
concede il proprio appoggio solamente alle cattedre universitarie, altamente qualifica
il nostro Istituto e dovrebbe essere motivo di vivo compiacimento per tutta la zona
atellana, la quale mai prima d'ora era stata tenuta in tanta considerazione.
La carta archeologica e quella geologica della zona atellana.
Qualificati esponenti dell'Istituto stanno conducendo accurati studi per l'elaborazione
di una carta archeologica della zona in esame, carta che rappresenta il punto di
partenza per qualsivoglia successivo impegno sul terreno.
Collegata alla costruzione della carta archeologica è quella della carta geologica,
per una più approfondita conoscenza del suolo, ai fini sia di eventuali futuri scavi,
sia dello studio delle specifiche culture. Un geologo è, pertanto, entrato a far
parte del gruppo di lavoro.
Le pubblicazioni realizzate.
Malgrado le ingenti difficoltà, alle quali si è fatto cenno, l'Istituto non ha mancato
di realizzare, nel corso dei 1980, alcune pubblicazioni.
La più notevole, per freschezza di elaborazione, pur nella scelta di tanti passi tratti
da scrittori del passato, è stato il Notiziario, presentato dalla incisiva prosa dei
prof. Giovanni Vanella dell'Università di Napoli e Ispettore Centrale dei Ministero della P. I.
Ha fatto seguito il 2° numero della collana «Civiltà Campana», il quale ha raccolto
due studi di S. Capasso: Vendita del Comuni e Vicende della piazza Mercato
di Napoli.
E' stato poi diffuso il libro di P. Felice Margarita: Atella, origine e significato
del nome, del quale l'Autore, eminente studioso, ha fatto dono all'Istituto di un
certo numero di copie, atto del quale è doveroso esprimergli sensi di viva gratitudine.
Le pubblicazioni predette sono state offerte gratuitamente ai Soci, ai Collaboratori,
alle Autorità ed a biblioteche pubbliche e scolastiche.
La mostra itinerante ed il film.
Per la mostra fotografica itinerante sono stati presi contatti con organizzazioni
che hanno già del materiale disponibile e si spera che vorranno concederne l'uso
di maniera che, integrandolo, si possa pervenire a risultati di notevole interesse.
Il film documentario, già preparato nei minimi particolari, sarà girato con i primi
giorni di primavera. E speriamo di poterlo proiettare nelle scuole, che aderiscono
all'Istituto, con l'inizio del prossimo anno scolastico.
«Rassegna Storica dei Comuni» e la costituzione della biblioteca di storia
comunale.
Nel corso dell'anno 1980 è stato compiuto il lavoro preparatorio per consentire
il ritorno della ben nota «Rassegna Storica dei Comuni», la cui testata, con tutto
il materiale esistente, è stato gratuitamente ceduta dal Presidente all'Istituto.
Il periodico, che già ebbe diffusione nazionale, diverrà l'organo ufficiale
dell'Istituto e al suo interno conterrà un Notiziario, ATELLANA (diretto, come
il numero di saggio, da Franco E. Pezone), che sarà il messaggio di Atella, delle
sue memorie, dei suoi problemi attuali, in ogni parte d'Italia.
Con la pubblicazione della rassegna, si darà il via alla formazione del primo
nucleo per una biblioteca di documenti atellani e comunali in generale, il cui fine
sarà quello di raccogliere pubblicazioni e memorie varie relative ad Atella ed ai
comuni italiani: a tal fine saranno istituite apposite delegazioni regionali.
L'Istituto, oltre alle varie attività, sta «seguendo» due tesi di laurea: in Architettura
(Università di Napoli) in Scienze Politiche (Università di Teramo); ed uno
studio di un professore di Lingua Italiana (Università di Leeds, Inghilterra).
Sta collaborando, con la Cooperativa ATELLANA, per delle ricerche sul
folklore; con l'ARCI, per alcuni spettacoli; con alcune Amministrazioni,
per progetti generali di restauro e piani regolatori; e con le Scuole aderenti.
Pubblichiamo un primo elenco di Enti pubblici e privati che hanno aderito all'Istituto:
- Amministrazione Provinciale di Caserta
- Amministrazione Provinciale di Napoli
- Comune di S. Arpino
- Comune di Frattaminore
- Comune di Afragola
- Comune di Frattamaggiore
- Pro-Loco di Afragola
- alcune cattedre dell'Università di Napoli
- alcune cattedre dell'Università di Teramo
- 28° Distretto Scolastico (Afragola)
- Liceo Scientifico Stat. «F. Brunelleschi» Afragola
- Istituto Tecnico Commerciale di Casoria
- la Scuola Media «Romeo» di Casavatore
- Scuola Media Stat. «G. Ungaretti» di Teverola
- il Circolo Didattico di S. Arpino
- Comitati provinciali ANSI di Napoli e Benevento
- la Cooperativa Teatrale l'ATELLANA di Napoli
- tutte le sedi ARCI della zona atellana
- il Museo Campano di Capua