IL RESTAURO DEL QUADRO
DI S. MARIA DELLE GRAZIE
DELLA PARROCCHIALE DI MELITO
SILVANA GIUSTO
Con il contributo economico di una signora melitese, che vuole conservare l’anonimato, è stato restaurato
l’antico quadro della Madonna delle Grazie della omonima Parrocchia di Melito di Napoli.
Il pregevole dipinto ad olio risalente alla fine del 16° secolo rappresenta la Vergine con il Bambino assisa
nei cieli, contornata da 7 angeli e con ai lati San Giovanni Battista e San Pietro.
Domenica, 8 dicembre 2002, alle ore 18,30, alla presenza di un folto numero di fedeli, si è svolta la
cerimonia dell’Incoronazione dell’Icona restaurata.
Il rito religioso è stato officiato da Sua Eccellenza Filippo Iannone Vescovo ausiliare di Napoli, coadiuvato
dal Parroco Don Italo Mastrolonardo, dal Viceparroco Don Vincenzo Ruggero e dal reverendo Padre
Ciro Papa. Nel corso della solenne celebrazione, il Vescovo ha posto sul capo della Vergine e del Bambino
due corone di pregevole fattura, ricavate dalla fusione dell’oro donato dal popolo melitese.
Il dipinto, dopo alcuni giorni di esposizione ai fedeli, tornerà nell’abside al centro di una tela più grande
anch’essa rinnovata che risale al XIX Secolo. Questa ultima fu eseguita nel 1804 dal pittore Eugenio
Biancardi a cui fu dato l’ordine di ampliare il soggetto religioso con un’opera pittorica che fosse degna
del nuovo tempio sorto sulla piccola chiesa abbattuta.
Il complesso pittorico è il quarto gioiello del patrimonio artistico melitese che viene riportato all’antico
splendore, grazie all’opera incessante di sensibilizzazione di Don Italo, attento studioso di Storia. A testimonianza
di ciò, ricordiamo che poco più di un anno fa egli ha scoperto in un ripostiglio abbandonato e, poi, fatto
restaurare il Cristo del ‘400 di scuola nolana che si innalza sull’altare maggiore, e, recentemente, con il
contributo finanziario di un anonima fedele, è stata rifatta, anche l’antica Statua di Santo Stefano, protomartire,
Patrono della cittadina e oggetto di grande devozione popolare.
Il fermento e l’attenzione intorno ai Beni Monumentali di questo territorio è indubbiamente positivo
e testimonia il forte legame tra i fedeli melitesi e la loro chiesa.
Il culto della Madonna delle Grazie a Melito di Napoli è sicuramente antecedente al 1775, anno di
costruzione della Chiesa.
Essa ha origini molto antiche e sorse contemporaneamente al villaggio il cui nome, secondo due ipotesi
tra le più accreditate, deriva dal greco melois che significa «frutti» o da «melma». Infatti, l’antico villaggio
di Melito era circondato da un fossato (fossatum publicum) che nei giorni di intensa pioggia si colmava
di detriti trascinati a valle dalle masse di acque provenienti dalle colline dei Camaldoli.
La testimonianza più antica che attesta la presenza della angusta chiesa su questo territorio risale
all’anno 987. Infatti in una pergamena dell’epoca si legge: «Dominus Stephanus venerabilis igumenus…»
e ancora: «iuxta ecclesiam S. Stephani prothomartyris de arcu hereticorum». In essa si dice che in
prossimità della chiesa del Protomartire Santo Stefano (1) viene dato in concessione
un pezzo di terra.
La chiesa parrocchiale di Santa Maria delle Grazie si erge al centro della Piazza di Santo Stefano ed
è collocata su un’arteria stradale che conduce alla città di Aversa. Sul suo portale si legge un’epigrafe in
lingua latina dettata da Marino Guarano (2) che tradotta in italiano recita così:
Per esercitare ufficialmente il culto religioso
il tempio una volta eretto dal Comune
dei melitesi con lo stesso Casale
da tempo, però, cadente ed angusto
i suoi cittadini melitesi, acquistati terreni e fabbricati
a spese pubbliche, più esteso e più spazioso,
lo fecero ricostruire dalle fondamenta
a patto che la cura medesima
spettasse per sempre a se stessi e ai propri figli,
oltre ai diritti della fondazione
A.D. 1771.
Come si evince da questa scritta l’attuale parrocchia sorge su una preesistente chiesa cadente.
L’origine del luogo di culto è alquanto oscura e scarsissime sono le notizie che ci sono pervenute.
Sappiamo di certo che fu demolita e che dell’arredo interno, tra le altre cose, furono salvati il quadro
su legno di Maria Santissima delle Grazie.
Questo testimonia che in questo piccolo borgo come negli altri villaggi limitrofi si diffuse sin dal basso
Medioevo il culto della Madonna delle Grazie.
Ma della chiesa preesistente furono messe al sicuro anche l’antica effige intonacata e la statua di
Santo Stefano.
Nel libro: Cenno storico di Melito in Campania, scritto nel 1902 dal parroco Reverendo don
Gennaro Iaccarino (3) si legge che quando si costruì la nuova chiesa l’immagine
dipinta sull’intonaco del Protomartire fu staccata e, tutta intera messa in una nicchia del Cappellone
detto del Purgatorio.
Tutto ciò dimostra quanto grande fosse la devozione dei melitesi per Santo Stefano, la cui statua
oggi si può ammirare in tutto il suo rinnovato splendore.
La preziosa scultura lignea fu eseguita nel 1675 dall’artista Angelo Picani, lo stesso che scolpì la
statua di San Giuseppe nella chiesa napoletana di Sant’Agostino alla zecca. Nella prima metà del XVIII
secolo le visite pastorali degli arcivescovi nei Casali a Nord di Napoli si intensificarono e, particolarmente
attivo fu l’illustre prelato Giuseppe Spinelli; egli nel 1743 visitò la chiesa melitese e ne denunciò in una
relazione lo stato di abbandono e l’inadeguatezza. Il 19 maggio 1743, emanò un severo decreto col
quale comandava l’Università (cioè il Municipio) del Casale di erigere una nuova fabbrica.
Il 27 marzo del 1757 nella Congrega di Santa Maria di Piedigrotta si riunì gran parte della popolazione
e alla presenza del Sindaco Nicola Russo e dei due eletti: Gennaro Viglione e Gaetano Bellotti. I presenti
per alzata di mano approvarono due proposte:
- Riedificare la Chiesa parrocchiale sull’area dell’antico tempio;
- Incaricare l’ingegnere Nicola Carletti (4) dell’elaborazione del Progetto.
Il 30 maggio, quindi, con una certa celerità, il Carletti presentò il suo lavoro al presidente della Regia
Camera della Sommaria, Filippo Corvo. Nella breve, ma, dettagliata relazione, egli faceva presente le
due più grosse difficoltà: l’esiguità del terreno edificabile e le limitate risorse finanziarie disponibili.

Melito di Napoli – Chiesa della Madonna delle Grazie
Il Carletti, che aveva precedenti esperienze come ingegnere militare profuse tutte le sue energie e un
lodevole impegno nello studio e nella messa a punto del progetto mostrando, così, di sentire intimamente
il problema umano e spirituale della costruzione di una nuova parrocchia per i melitesi.
Il 30 luglio del 1757 la direzione dei lavori fu affidata all’architetto Giuseppe Astarita (5)
che approvò sostanzialmente tutto il progetto del Carletti.
Ma, l’Astarita che si mostra d’accordo sulla parte tecnica, mostra perplessità solo sui costi
preventivati dall’ingegnere in 9.000 ducati e innalza la stima a 12.000 ducati.
Il 24 maggio 1758 Mons. Innocenzo Sanseverino, Vicario Generale di Napoli e vescovo titolare di
Filadelfia, autorizzava il Parroco di Melito, Don Nicola Donadio a benedire la prima pietra.
Nell’attesa che la costruzione fosse ultimata, la cura parrocchiale fu trasferita nella chiesetta di San
Nicola, situata in località detta dell’Ormitella, Olmitello o Olmetella e di proprietà delle monache
domenicane dei Santi Pietro e Sebastiano.
Finalmente la fabbrica religiosa fu ultimata dopo ben 17 anni di lavori. «Sabato, 23 dicembre 1775
D. Annibale Schiavetti, canonico della Collegiata di S. Giovanni Maggiore, subdelegato da D. Gaetano
Vitolo, avvocato fiscale del Tribunale di S. Visita, benediceva la nuova parrocchia». A Natale si
celebrò con una solenne liturgia tra fumi di profumato incenso il Te Deum di ringraziamento in onore
della ricostruita Chiesa di Santa Maria delle Grazie.
Tutta la comunità del Casale accorse per festeggiare l’evento tanto atteso, senza dubbio orgogliosa
di una nuova Parrocchia, la cui bellezza unita all’originalità architettonica suscitava l’ammirazione
dei pellegrini e dei visitatori che dalla città di Napoli, capitale del Regno dei Borbone, si recavano
nell’agro aversano. Si dice che lo stesso sovrano transitasse per la via Regia e che furono piantati
due lunghi filari di platani nella zona di Scampia prima dell’ingresso al Casale di Melito per dare frescura
al re e al suo seguito che si recavano a caccia in quelle terre e nella famosa reggia vanvitelliana di
Caserta.
L’architetto Giuseppe Astarita, allievo del famoso Luigi Vanvitelli, portò a compimento qui, in un
umile Casale di periferia, una delle sue opere più belle, simile nell’originale facciata concava con influenze
di un gentile rococò alla piccola chiesa di San Raffaele a Materdei, costruita nel 1756. All’Astarita viene
riconosciuto il merito di aver sfruttato bene il ristretto suolo edificabile e di aver compensato tale limite
innalzando verso l’alto la costruzione.

Il Parroco rev. D. Italo Mastrolonardo davanti
al quadro della Madonna delle Grazie
Nel corso degli anni si sono succedute varie opere di restauro le cui spese sono state costantemente
suddivise tra i vari sindaci che si sono alternati nei secoli e dai fedeli melitesi che hanno mostrato nel
tempo con donazioni e sacrifici una dedizione particolare al loro più prezioso bene monumentale.
Attualmente la chiesa di Santa Maria delle Grazie avrebbe bisogno di un restauro totale e il
rinnovamento appare, oggi, più urgente che mai. Purtroppo in un contesto così degradato i piccoli
interventi di routine servono a ben poco.
Questo prezioso bene monumentale rappresenta ancora il cuore della cittadina che attualmente
conta 42.000 abitanti; esso è il centro di un nucleo abitativo e spirituale che negli ultimi 10 anni è stato
fortemente soffocato da forti e consistenti flussi di immigrati provenienti dalla città di Napoli e dai
quartieri limitrofi.
Restaurare la chiesa di Santa Maria delle Grazie, riportare all’antico splendore un gioiello
dell’architettura settecentesca di scuola vanvitelliana equivale a ricostruire la storia religiosa di questa
cittadina che cerca disperatamente tra mille e mille difficoltà di non perdere la propria identità culturale.
Le sue mura, le sue tombe, i suoi arredi sono il grande libro dove è scritta la vita religiosa e civile
di tutti i melitesi. Un pezzo di Storia narrante, un patrimonio inestimabile che racchiude il passato di
Melito, assolutamente da conservare e preservare alle generazioni future.
Note:
(1) Santo Stefano, primo martire della Chiesa, fu uno dei primi sette diaconi
della comunità apostolica di Gerusalemme.
San Luca che oltre ad essere autore del terzo Vangelo scrisse anche Gli Atti degli Apostoli, dedica
ben due dei ventotto capitoli del libro a Stefano.
Ebreo, di origini greche, fece regolari studi alla scuola di uno dei più grandi maestri di Israele, il
venerando e integerrimo Gamaiele. Il giovane si distinse per le sue opere buone, ebbe l’incarico di distribuire
le elemosine alle vedove e fu un buon amministratore, ma il suo corretto comportamento suscitò
molte invidie.
Perciò sobillarono alcuni…
Presentarono falsi testimoni…
e il giovane fu accusato di aver bestemmiato Dio, la Religione e il Tempio e fu condannato alla
lapidazione.
(2) Marino Guarano (Casale di Melito 1° aprile 1731 - Maggio 1802?)
giureconsulto, esperto di diritto feudale, civile e canonico. Versificatore, poeta, esule della Rivoluzione
Partenopea del 1799.
(3) Gennaro Iaccarino, Parroco della Chiesa Santa Maria delle Grazie dal 19
agosto 1883. Primo storico di Melito, autore di un opuscolo, Cenno storico di Melito in Campania,
stampato presso una tipografia di Giugliano nel gennaio 1902.
(4) Nicola Carletti (Napoli, 8 novembre 1723 – Napoli 1796 o 1800?) studiò
Lettere, Filosofia, Scienze fisiche, matematiche e idraulica. Fu abile ingegnere militare con vasta esperienza
nella costruzione di strade e ponti.
(5) Giuseppe Astarita (n. ? - m. ?) Bravo architetto napoletano, allievo del famoso
Luigi Vanvitelli. Il 28 aprile 1745 fu eletto ingegnere camerale, costruì la Chiesa di Sant’Anna in Capuana,
ristrutturò quella dell’Annunziata a Giugliano, completò il restauro di Sant’Agostino alla Zecca. Diresse i lavori
del restauro del Gesù Nuovo e nel 1769 fece parte di una giunta d’ingegneri chiamati a discutere sulla
demolizione della cupola del Gesù Nuovo.