SULL’ORIGINE DI GRUMO NEVANO:
SCOPERTE ARCHEOLOGICHE
ED IPOTESI LINGUISTICHE
GIOVANNI RECCIA
La prima notizia che documenta l’esistenza di Grumum, come è noto, è dell’877
d.C., quando il monaco cassinese Gaurimpoto, nel tratteggiare la vita di
Attanasio I, vescovo di Napoli, e soprattutto, nel raccontare della traslazione
del corpo del Santo dall’abbazia benedettina di Monte Cassino a Napoli (1),
riferisce di un luogo qui dicitur Grumum, posto tra Atella e Napoli. Senza
entrare nei dettagli di tale documento, ciò che interessa è che Grumo, il 1°
agosto del 877 d.C., esisteva come entità avente una propria struttura abitativa
che era posta sull’antica via atellana, che anticamente collegava Capua a
Napoli. È questo il documento che normalmente viene riportato dagli studiosi
a supporto dell’esistenza di Grumo di Napoli dal IX sec. d.C. (2), che prendono
in considerazione, come vedremo, l’epigrafe romana dedicata a Celio
Censorino proveniente dalla città di Atella e trasportata a Grumo, non si sa
quando e come, ma tralasciano la necropoli sannita ivi scoperta. Proviamo
perciò ad analizzare tali aspetti, tentando, possibilmente, di ricostruire i dati
archeologici e cercando, con l’ausilio della linguistica comparata ed un
esame delle località aventi analogo toponimo, di pervenire ad una più
precisa individuazione dell’origine storica di Grumo Nevano.
I RITROVAMENTI ARCHEOLOGICI
1. Nel 1964, il 23 ed il 24 settembre, compaiono due articoli a stampa,
rispettivamente sul Mattino e sull’Unità (3), ove viene riportata la notizia del
ritrovamento, avvenuto durante i lavori di scavo per la costruzione di una fogna
in via G. Pandolfi (via G. Landolfo), di alcune tombe del IV secolo a.C.
contenenti «resti umani ed oggetti funerari di pregevolissima fattura».
Intervenuta sul posto la Soprintendenza ai monumenti di Napoli, non si hanno
ulteriori notizie di tale scoperta.
2. Nel febbraio del 1966 il Soprintendente alla antichità Johannowsky, ordinava
all’assistente Giacomo Di Stefano di accertare l’entità di un ritrovamento
archeologico segnalato a Grumo Nevano. Il Di Stefano recatosi sul posto
rilevava (4) che in via G. Landolfo, nel fondo di proprietà di Baldo Baccini,
durante i lavori di sottofondamenta ad un muro perimetrale di una abitazione,
ad un metro dal piano di campagna, era venuta alla luce una tomba a cassa in
blocchi di tufo squadrati, risalente al IV sec. a.C. Alla distanza di circa quattro
metri da essa si rinvenne poi parte di una vasca circolare di raccolta con pareti
in cocciopesto, ma, cosa più importante, il Baccini aveva conservato i reperti
trovati all’interno della tomba, che il Di Stefano elencava quale materiale a
corredo della stessa, consistenti in:
- una olla (5);
- una coppa a vernice nera con motivi floreali incisi all’interno;
- un kylix (6) in due frammenti a vernice nera con la stessa decorazione;
- uno stamnos (7) di piccole dimensioni;
- resti ossei.
Il Di Stefano recuperava il materiale citato che concentrava presso la
Soprintendenza alle antichità di Napoli.
3. Nel 1967 il Rasulo (8) riportava la notizia che negli anni ’50, in occasione dei
lavori di scavo per la costruzione della fogna, in Piazza Capasso era stata
rinvenuta un’ampia cisterna raccoglitrice di acqua piovana, non specificando
altro se non la sua antichità, ritenendo che proprio tale cisterna avesse poi
conferito il nome di Largo Piscina alla citata Piazza Capasso. La cisterna fu
poi coperta dal cemento utilizzato per la prosecuzione dei lavori edili.
4. L’11 agosto 1978 il funzionario Tocco della Sovrintendenza ai beni archeologici
di Napoli, si recava, su disposizione del Soprintendente De Caro, in Grumo
Nevano, dove in via Po (perpendicolare a via Landolfo), constatava (9) che
all’altezza del civico 2, sul lato opposto della strada, era stato effettuato uno
sbancamento di circa metri 50x50, per una profondità di metri 2,50/3,00.
Sull’angolo sud-ovest dell’area, alla profondità di metri 1,50 erano state poste
in luce due tombe del tipo sannitico a grande cassa in lastroni di tufo con cornice
modanata aggettante e copertura piana. Le casse di ottima fattura erano state
danneggiate dallo scavo e si presentavano integralmente svuotate del contenuto,
ritenendo la Tocco, che le casse fossero state integre al momento della scoperta,
in relazione all’uniformità stratigrafica del terreno circostante (0,15 strato di
humus ed altro strato di terreno alluvionale compatto).
5. Nel 1979 il Mormile (10) dava notizia di una scoperta avvenuta nel mese di
maggio del 1958, di cui si definisce «testimone oculare», in occasione di
alcuni lavori di scavo per la costruzione di una fogna di scarico in via G.
Landolfo. Nella circostanza «vennero alla luce alcune tombe romane o
atellane del III - II sec. a.c., contenenti vasi preziosi e ceramiche di stile
etrusco, nonché i resti mortali di scheletri di corpi umani di straordinaria
statura con armi e scudi di guerrieri, in ottimo stato di conservazione,
fino a qualche anno fa visibili e conservati nella Casa Comunale di
Grumo Nevano». Ed ancora, nella didascalia ad una foto relativa alla
predetta via, il Mormile aggiungeva che ivi furono scoperte «tombe etrusche
ed atellane del II sec. a.c. con ceramiche e vasi di grande valore storico».
Non vi sono ulteriori notizie al riguardo, ma sembra che il Mormile mescoli i
periodi storici e le relative popolazioni e confonda i ritrovamenti del fondo
Baccini e le notizie relative a Piazza Capasso, frutto probabilmente, della
diffusione di tardive e distorte informazioni relative alle medesime scoperte.
6. Bisogna poi menzionare le iscrizioni latine rilevate a Grumo Nevano, di cui
la prima relativa a Celio Censorino (11) ed una seconda, riguardante Publio Acilio
Vernario (12), ritenute trasportate a Grumo da parte di esuli della città di Atella,
all’atto della distruzione della stessa avvenuta per opera dei normanni (13).
L’ANALISI STORICA
Proviamo ora ad esaminare dal punto di vista storico, in che modo Grumo e
Nevano possano essersi sviluppate lungo la via atellana, a ridosso della città
che ha dato il nome alla fabula atellana, avendo a mente i dati archeologici
di cui abbiamo fatto menzione.
1. Senza scandagliare le origini di Atella (14), è opportuno evidenziare, per ciò che
ci riguarda, che dal VI sec. a.C., da parte dei Sanniti, cominciò un sistematico
processo di penetrazione dai monti della Campania verso le città della pianura,
tanto che da manovalanza servile, in particolare nelle attività agricole, essi
costituirono ben presto una componente etnica non trascurabile. Dopo aver
ottenuto la cittadinanza di Capua, nel 438 a.C., i sanniti giunsero, nel 423 a.C.,
ad impadronirsi del potere interno alla città ed in breve tempo, alla fine del V
ed all’inizio del IV sec. a.C., occuparono il territorio campano sino alle porte
di Napoli (15). Nell’ambito dell’organizzazione amministrativa sannitica, se Atella
era a capo di un pagus, cioè un distretto di estensione variabile che includeva
nelle zone pianeggianti uno o più insediamenti circondati da palizzate o senza
delimitazioni, Grumum poteva già costituire, nel IV secolo a.C., uno dei detti
insediamenti (vicus), alle dipendenze di Atella, considerata la feracità dei campi
coltivati a cereali, a verdure e ad alberi da frutto, in misura tale da poter
soddisfare molte esigenze alimentari della città. Inoltre la dislocazione del sito
di Grumum rientra negli esempi tipici di occupazione sannita, trovandosi nelle
adiacenze della via atellana (16) e, proprio per ciò, luogo perfetto ai fini della
difesa militare, potendo i sanniti controllare i movimenti di persone lungo la
predetta via. Guardando altresì, la posizione della necropoli sannita sita tra via
Po e via Landolfo, si potrebbe individuare la via atellana nelle attuali vie S.
Domenico/Duca D’Aosta/Rimembranza, trovandosi in questo modo collocata
tra l’abitato e la predetta necropoli.
Sul piano della cultura materiale è, invece, da tenere presente che Capua, nel
V secolo a.C., vede una fioritura artigianale con l’avvio di nuove produzioni
tipicamente capuane, come la ceramica campana a figure nere, comprensiva
di vasi non figurati ma con semplici motivi decorativi, come quelli rinvenuti
nelle tombe di Grumo, stando alla descrizione fattane dal Di Stefano. Con la
definizione di “vernice nera” s’intende indicare una categoria di manufatti
ceramici interamente ricoperti da un rivestimento di colore nero, impropriamente
chiamato vernice, caratterizzati da decorazioni ad impressione od a rilievo,
diffusi dal V-IV sec. a.C. sino alla fine del I sec. a.C. Nel IV-III sec. a.C. il
vasellame a vernice nera è considerato un bene di prestigio e per questo è
sempre presente nei corredi funerari delle classi agiate (17).
I defunti inumati erano deposti in semplici tombe a cassa di tufo, arricchite a
volte da piccole applicazioni, che nel presentare una composizione abbastanza
standardizzata e sintomatica dell’ideologia sannita, contengono vasellame in
ceramica a vernice nera sottolineante il richiamo alla tradizione agricola sannita.
Peraltro nelle tombe maschili non dovrebbe mai mancare il cinturone, la lancia
o la daga, così come in quelle femminili c’è ostentazione di agiatezza attraverso
un gran numero di vasi figurati e gioielli d’oro e d’argento (tutti materiali che,
se presenti nelle tombe di Grumo, sono scomparsi all’atto della scoperta).
2. La vittoria dei romani nelle guerre sannitiche se da un lato comportò una forma
di oscurantismo della cultura sannitica, soppiantata da quella militare romana,
dall’altro non intaccò la lingua osca, la religiosità e la tradizione agricola e
pastorale sannita, che continuarono ad avere influsso sulla società contadina.
L’amministrazione romana, improntata sostanzialmente all’individuazione delle
principale fonti di approvvigionamento dell’impero, pronta a soddisfare
continuamente le richiesta di Roma, non poteva trascurare l’agro atellano e
l’insediamento grumese, ricco di cereali, di viti, di alberi da frutto e di verdure.
Durante il periodo romano due sono gli aspetti da tenere in considerazione ai
fini di un possibile inquadramento storico di Grumum: la centuriazione e la
villa rustica.
La centuriazione consisteva in una divisione della terra chiamata limitatio (per
mezzo di limites) o centuriatio (in centurie, cioè cento appezzamenti) e veniva
applicata all’ager publicus, terra acquisita dallo Stato per conquista ed in
gran parte coltivata da affittuari e subaffittuari. Gli agrimensori erano incaricati
di misurare la terra da assegnare e cominciando da un punto previamente scelto
(locus gromae), tracciavano un limes, linea divisoria, nella direzione dei quattro
punti cardinali (18). Per misurare la terra veniva usato uno strumento chiamato groma
(dal greco gnoma), una croce montata su di un braccio inserito su di un asta,
congegnato per tracciare linee diritte ed angoli retti, per cui le divisioni venivano
regolarmente fatte in quadrati (più comuni) od in rettangoli (19). Premesso che il
Corpus Agrimensorum (liber coloniarum, 209 L) cita la Campania come
esempio di un territorio che ha il suo kardo verso est ed il suo decumano verso
sud (inversamente all’orientamento tipico), probabilmente per l’esistenza in
Campania di strade più larghe in direzione nord-sud, lo studio aereofotogrammetrico
effettuato dai francesi Chouquer e Favory (20) ci consente di individuare sul territorio
atellano e quindi grumese, le tracce lasciate dai romani. Difatti le indicazioni
relative ai reticoli dell’ager campanus I e II appaiono coincidere con via San
Domenico, costituendo la via atellana (Capua-Atella-Napoli) un decumano
(forse massimo) di tali sistemi centuriali, realizzati rispettivamente nel II e nel I
sec. a.C. Non vi sono altre tracce delle divisioni agricole dell’ager campanus
nell’area grumese. I limites della centuriazione Acerrae-Atella I, invece, di
epoca augustea, sembrerebbero escludere il centro di Grumum da tale
suddivisione, cosa che potrebbe significare già l’esistenza di un abitato non
limitabile, anche se non sembra che si possa ivi rinvenire il locus gromae, cioè
il punto ove gli agrimensori avrebbero operato la divisione delle terre dell’ager.
Infatti ad oriente le tracce della centuriazione comprendono la città di
Frattamaggiore e si fermano al decumano delle vie G. Matteotti/D. Alighieri di
Grumo Nevano, mentre a nord, ipotizzando una prosecuzione del cardine
rinvenibile in località S. Anna di Crispano/Frattamaggiore, che può essere unito
a quello rilevabile a Casandrino come suo prolungamento, notiamo che tale
limites taglierebbe viale Rimembranza, all’altezza di via Piave, separando in
due il casale di Nevano. Ad ovest di Grumo Nevano invece, non appaiono
esservi tracce della centuriazione augustea, mentre a sud, tali tracce sono
visibili soltanto con riferimento alla prosecuzione di via San Domenico e di
Corso Garibaldi in direzione della cosiddetta Starza Grande (21).
Per quanto concerne la villa rustica (che confluirà nella curtis altomedioevale),
è necessario ricordare che mentre nel I sec. a.C. fare agricoltura per i romani
significava ridurre la coltura dei cereali a favore degli ulivi e delle viti, che
fornivano proventi più alti, nel I sec. d.C. avviene esattamente il contrario, ed
all’olio ed al vino si aggiungono gli alberi da frutto, le verdure ed i fiori (22). Questi
ultimi venivano importati in grande quantità dalla Campania affinché i romani
disponessero di fiori freschi, indispensabili per i sacrifici solenni. Dal punto di
vista strutturale, l’azienda agricola romana, di cui un esempio è costituito dalla
villa rustica di Boscoreale (23), aveva nella sala centrale dopo l’ingresso (atrium),
un’apertura al centro del soffitto (compluvium) per raccogliere l’acqua piovana
in una vasca sottostante detta impluvium. Se quindi, la “piscina”, intesa in
senso moderno, costituisce la natatio romana e la piscinae romana, era il
luogo ove si allevavano i pisces, la cisterna, individuata a Grumo negli anni ’50
e riportata dal Rasulo, chiamata poi dal volgo “piscina” (24) (quindi Largo Piscina),
poteva consistere in un impluvium romano, cioè una cisterna raccoglitrice di
acqua piovana sita all’interno di una villa rustica o di una fattoria, ovvero nelle
aree scoperte delle case rurali. Peraltro non credo che vi si possa individuare
una piscinae limariae, bacino di decantazione degli acquedotti, ove giungeva
l’acqua ed iniziava la condotta, né una vasca per uso termale, sia per la genericità
della notizia pervenutaci dal Rasulo, che per la mancanza di dati storici sulla
presenza di terme o acquedotti situati o passanti per Grumum. Infatti l’acquedotto
detto “Claudio”, di epoca augustea, alimentato dal fiume Serino, giunto ad
Afragola si diramava in due condotti, di cui l’uno verso Neapolis, l’altro,
attraverso Frattamaggiore giungeva ad Atella (25), mentre un impianto termale
era presente soltanto in Atella, individuabile nel cosiddetto Castellone (26).
Raramente invece, sono state oggetto di indagine archeologica le case agricole
o rurali (case coloniche), perché essendo costruite con materiale precario
(pietra ed argilla) non hanno resistito all’usura del tempo. Costituite da ambienti
articolati (a volte constavano di un’unica stanza) attorno ad un cortile interno
con recinti scoperti all’esterno, la casa agricola aveva di solito una localizzazione
nei pressi degli incroci dei limites. Non è da escludere che Nevano si sia
sviluppata proprio nell’area in cui si incrociavano il cardine rinvenibile in località
Sant’Anna di Crispano/Frattamaggiore, proseguente per via Piave di Grumo
Nevano, ed il decumano insistente sulla via atellana (via Rimembranza), ove
potrebbero essere sorte una o più case agricole. Infatti da un lato, il Chianese (27)
ci dice che la via antiqua, presente nell’ager neapolitanus, aveva una
diramazione che all’altezza della località San Cesario sulla via consolare
campana, proseguiva per Giugliano (corso Campano) per poi immettersi
sulla via atellana nei pressi di Grumo. Potrebbe, quindi, trattarsi proprio
dell’incrocio sopra indicato, costituito dal limites Sant’Anna di Crispano/via
Piave/Casandrino, che proseguiva sino alla località Colonne/corso Campano
di Giugliano, intersecante via Rimembranza all’altezza di via Piave.
Dall’altro il Di Stefano, nell’esaminare il fondo Baccini nel 1966, ha individuato
una vasca circolare di raccolta con pareti in cocciopesto, materiale costituito
da una miscela compatta di frammenti di tegole ed anfore impastate con calce
che normalmente veniva utilizzato dai romani per il rivestimento di vasche,
cisterne, terrazze oppure come pavimentazione, a conferma dell’esistenza
(impluvium) di una fattoria o casa agricola romana in via G. Landolfo, peraltro
situata a nord-ovest, fuori dall’abitato e proprio nelle vicinanze dell’incrocio
tra via Piave e via Rimembranza. Nevano, quindi, e non Grumo, si sarebbe
sviluppata in epoca romana nelle vicinanze di un incrocio (28).
In tale contesto l’acqua costituiva un elemento primario per il processo agricolo
e le coltivazioni e memoria dell’esistenza di aree ricche di acque si riscontrano
sia nella toponomastica grumese, come la “Strada di Pantano”, odierna via
Roma (29), sia nella tradizione orale che indica nell’attuale via G. Russo il luogo
ove un tempo scorreva un rigagnolo. Lo Schipa (30), inoltre, richiama la presenza
di un antico fossatum publicum che da Melito, attraversando Casandrino e
Grumo di Napoli, giungeva a Frattamaggiore. Il fossatum, lunga fossa in cui
scorrono le acque o corso d’acqua di piccole dimensioni, potrebbe ricondursi
alla citata Strada di Pantano/via Roma, tenendo anche presente le indicazioni
del Capasso (31), per il quale i “fossati” corrispondono a “pantani, paludi”. Notiamo,
ancora, che via Roma, avente presumibilmente un prolungamento nella odierna
via Fr.lli Bandiera, naturalmente proseguente verso Frattamaggiore, costituisce
una linea di separazione tra la parte antica di Grumum e quella più tarda, ove
sorgerà il rione dei “Censi”.
Un’ultima considerazione può essere fatta relativamente alle cennate iscrizioni
latine che, si ritengono provenienti dalla città di Atella all’atto della distruzione
della medesima avvenuta con l’arrivo dei normanni. Premesso che non è dimostrata
tale provenienza, per quanto concerne l’epigrafe relativa al console Censorino
(CIL X 3540), attualmente sita in Piazza Pio XII a Grumo Nevano, come
precisato dal Pezzella (32), tale base di marmo bianco a grossi cristalli (cm. 114x50x55)
del IV sec. d.C., ove sono scolpite una patera (33) a destra
ed un urceo (34) a sinistra,
era stata utilizzata, secondo quanto riferito dal Remondini (35), nella fabbrica
dell’antico campanile della Basilica di San Tammaro di Grumo e non già,
come riportato dal Pratilli (36), dal De Muro (37)
e dal Parente (38), dalla chiesa parrocchiale
di Sant’Arpino. La seconda epigrafe, di tipo sepolcrale (CIL X 3735),
riguardante il decurione Publio Acilio Vernario, risulta invece, letta dal Corcia (39),
nel «giardino della casa dei sigg. Cirillo a Grumo».
Ciò che dunque emerge, è che a Grumum risultano rinvenuti elementi materiali
che lascerebbero intendere una continuazione abitativa del suo territorio dal
periodo sannitico sino all’altomedioevo.
L’ANALISI LINGUISTICA
Prima di esaminare gli aspetti linguistici legati a Grumo ed all’etimo grum-,
appare necessario un cenno sull’origine di Nevano (40).
1. La prima attestazione di Nevano compare nel 1120, in una enumerazione
delle località della diocesi di Aversa fatta da Callisto II (41) e tenendo presente
le indicazioni del Flechia (42), per il quale i nomi locali dell’agro napoletano
terminanti in -ano derivano da gentilizi romani in -ius, si è ipotizzato che
Neviano/Nivano/Nevano, previo assorbimento della -i, discendesse dalla
gens Naevia (43), probabilmente detentrice di un podere nell’area. Premesso
che la gens Naevia è attestata in Campania (44), possiamo supporre tale derivazione
ponendola anche in analogia con altre località campane come la gens Julia
per Giugliano, la gens Calvia per Caivano, la gens Licinia per Licignano, etc..
Mi sembra invece alquanto discutibile la tesi del Chianese (45),
ripresa dal De Seta (46),
che associa Nevano a novius, “case nuove”, considerato che non è spiegabile
linguisticamente il passaggio o>e oppure o>i, mentre più che attestato è lo
scambio vocalico e>i od anche i>e (47). Ma ammettendo una tale ipotesi, perché
non considerare allora una connessione con la gens Noviae, pure attestata in
Campania? (48) Inoltre, guardando al resto d’Italia, troviamo legate alla gens Naevia,
sia Neviano di Lecce (49) che Neviano degli
Arduini (50) e Neviano de’ Rossi in Emilia (51),
ove risultano rinvenuti reperti e tracce della centuriazione romana.
2. Per quanto riguarda Grumo (52) di Napoli il problema etimologico si complica
non poco. Nelle tavole sinottiche che seguono sono comparate: le varie
etimologie per Grumo di Napoli (tav. 1); i diversi significati attribuiti ad
alcuni toponimi in grum- ed in grom-, in relazione al possibile scambio
vocalico u>o ed o>u (53), in Italia ed in
Europa (54) (tav. 2); i punti di contatto
esistenti tra Grumo di Napoli ed alcuni dei siti in grum-/grom- di maggiore
antichità, con riferimento alle caratteristiche e particolarità della loro
dislocazione territoriale, ovvero ai correlati rinvenimenti archeologici (tav. 3);
i cognomi in Grum-/Grom-, più diffusi e significativi, presenti in Italia ed in
Europa (tav. 4).
Tav. 1
| STORICO | ETIMOLOGIA | SIGNIFICATO |
| Giustiniani (55) | Grumus | Rialto - misura agraria - confine |
| Corcia (56) - V. Chianese (57) | Grumus | Luogo in cui convengono quattro vie - incrocio |
| Capasso (58) | Grumi | Argini e mucchi di sassi ammassati a difesa |
| Rasulo (59) | Grumus | gruppo di case |
| Pratilli (60) | Grumus | mucchio di terra |
| D. Chianese (61) - De Seta (62) - Pezone (63) | Grumma | salnitro |
| Padre Casimiro (64) | Agrumi | frutto |
| LOCALITA’ | ETIMOLOGIA/STORICO | SIGNIFICATO |
| Grumes (TN) e Grumenbichl (BZ) | Grums/Groms (Ausserer) (65) | famiglia dei conti d’Eppean |
| In area lombarda (66) | grumulus-grumus (Pagani) (67)
groma (Zambetti) (68) Grumeria/Grumella (Pontiroli) (69) grumus (Ghidotti) (70) grumus (Grandi) (71) | piccola altura-mucchio di terra; misura agraria-strumento agrimensorio; famiglia longobarda; agglomerato di case; piano elevato sulle acque; |
| In area veneta (72) | grumulus-grumus (Rancan) (73) | piccola altura-mucchio di terra; |
| Grumale (PG) e (PS) | grumus (Balsarri) (74) | mucchio di terra |
| Grumo Appula (BA) | grumus (Sirago) (75) drumòs (Ciccimarra) (76) | concentrazione di case; querceto |
| Gromola (SA) | grumus (Barbacane) (77) | mucchio di terra |
| Grumento (PZ) | grumus (Bottini) (78) | incrocio di vie |
| Grumo (Svizzera) | grumus (Miotti) (79) | altura - dosso |
| Grumpen/Grumbach (Germania) | Grums/Groms (Rothemberg) (80) | famiglia germanica |
| Grums (Svezia) | grum (Von Echstedt) (81) | acque giacenti |
| Località | Fasi storiche | Bosco | Rialto | Confine | Famiglia | Centuriazione | Via primaria | Coltivazioni | Incrocio | Acque |
| Grumo di Napoli | Sannito-romano IV sec. a.c. | X |   | X |   | X | X | cereali, viti e alberi da frutto |   | X |
| Grumes (TN) | XI sec. d.c. | X | X |   | X |   |   |   |   |   |
| Grumello del Monte (BG) | Romano-longobardo V sec. d.c. | X | X |   |   |   |   | cereali e viti |   |   |
| Grumello (BS) | Longobardo VII sec. d.c. | X | X |   |   |   |   | viti |   |   |
| Grumello Cremonese | Romano-longobardo I sec. d.c. | X | X |   | X | X |   | cereali e viti |   | X |
| Grumolo delle Abbadesse (VI) | Romano-longobardo II sec. d.c. | X | X |   |   | X |   | cereali e viti |   | X |
| Grumale (PG) | (Umbro)-romano IV-III sec. a.c. | X | X |   |   | X |   | cereali |   | X |
| Grumo Appula (BA) | Iapigio-romano IX-VIII sec. a.c. | X | X |   |   | X | X | cereali e olivi |   | X |
| Gromola (SA) | Lucano-romano IV sec. a.c. | X |   |   |   | X | X | cereali |   | X |
| Grumento (PZ) | Romano III sec. a.c. | X | X |   |   | X | X | olivi e viti | X | X |
| Grumo (Svizzera) | XIII sec. d.c. | X | X |   |   | X | X | olivi e viti | X | X |
| Grumbach (Germania) | XII sec. d.c. | X | X |   | X |   |   |   |   |   |
| Grums (Svezia) | Finno-goto II sec. a.c. | X |   | X |   |   | X | cereali e mele |   | X |
| AREA | COGNOMI in Grum- |   | COGNOMI in Grom- |   |
| Trento/Bolzano | Grumer/Grumser | <15 | Gromminger | <10 |
| Torino/Cuneo | - Assenti - |   | Gromis Grometto | <5 <50 |
| Milano/Bergamo/ Brescia/Cremona | Grumelli Grumo/Grumi Grumetti/Grumetto Grumieri/Grumiero | <200 <120 <30 <15 | Grompi/Grompo/Grombi Gromo Grompone/Grombone | <30 <15 <40 |
| Verona/Vicenza | Grumolato Grumini | <25 <10 | Grompi/Grompa Gromeneda Grompone/Grombone | <20 <10 <10 |
| Bologna | Grumoli | <5 | - Assenti - |   |
| Lucca | Grumelli | <10 | Gromoli | <5 |
| Perugia/Pesaro | - Assenti - |   | - Assenti - |   |
| Roma | Grumo | <10 | Grom | <5 |
| Benevento/ Napoli/Caserta | Grumelli Grumetto/Grumetti Grumieri/Grumiero/Grumiro Grumo/Grummo | <10 <50 <35 <5 | Grompone/Grombone | <15 |
| Salerno | - Assenti - |   | Grompone/Grombone | <30 |
| Bari/Foggia | Grumo | <50 | - Assenti - |   |
| Potenza | - Assenti - |   | - Assenti - |   |
| SVEZIA | Grum-Grumer-Grummas | <30 | Gromark-Gromer-Gromell | <40 |
| DANIMARCA | Grum-Grumsen-Grumstrup | <90 | Groman-Grome | <40 |
| REGNO UNITO | Grumble-Grummel-Grummit | <230 | Groman-Gromett | <50 |
| GERMANIA | Grum-Grumbach-Grummer | <350 | Grom-Grombach-Groman | <150 |
| AUSTRIA | Grum-Grumback-Grumser | <200 | Grom-Grombek | <120 |
| SVIZZERA | Grum-Grumbach-Grummer | <130 | Grom-Grombach-Groman | <110 |
| FRANCIA | Grumbach-Grumblatt | <170 | Gromaire-Gromand | <200 |
| SPAGNA | Gruma-Gruman | <40 | Gromaz | <50 |
| POLONIA | - Assenti - |   | Grom | <20 |
| CECHIA | Grumic | <60 | Groma | <15 |
| SLOVACCHIA | Grumic | <15 | Gromov | <15 |
| SLOVENIA | Grum | <15 | Grom | <20 |
| GRECIA | Grumpillos-Groumpas | <5 | Gromiteaste | <5 |
| RUSSIA/ UCRAINA | - Assenti - |   | Gromov | <50 |
| BULGARIA | - Assenti - |   | - Assenti - |   |
Gli elementi desumibili dalla tavola 2, raffrontati con quelli della tavola 1, si
differenziano per le ipotesi relative alle famiglie germaniche (Grumello
Cremonese, Grumes e Grumbach), al “querceto” (82) di Grumo Appula ed
agli “agrumi” (83) ed al “salnitro” (84) di
Grumo di Napoli. Di maggiore utilità è la
tavola 3 ove il riferimento alle caratteristiche dei luoghi ivi indicati, allo
stato attuale delle ricerche, evidenziano i contesti storici del territorio in cui
l’etimo grum- potrebbe essersi originato e diffuso e che sono sintetizzabili
ne:
- il bosco, comune a tutte le località prese in considerazione. Tale aspetto
potrebbe essere casuale e non rilevante, in considerazione della posizione
isolata dei siti e della mancanza di riferimenti ad eventuali boschi sacri,
che invece, avrebbero potuto lasciare un’impronta sul nome locale;
- la dislocazione in luogo rialzato dei molti siti rilevati, con accostamento, talvolta
a famiglie, di probabile origine longobarda o germanica, restando escluse
Grumo Nevano, Gromola e Grums in Svezia. Inoltre, ad eccezione di
Grumento e di Grumo Appula, in quanto già preesistenti, tutte le località
citate sono situate nell’area di espansione longobarda in Italia, avvenuta
tra il VI e l’VIII sec. d.C.;
- le sole posizioni assunte storicamente in zona di confine, di Grumo Nevano
(tra i ducati di Napoli e longobardo di Benevento) e di Grums, in Svezia, che
si è trovata, intorno al X sec. d.C., in un zona di confine tra i territori
dell’Ostergotland e le propaggini finniche, poi normanne, del Varmland (85);
- la presenza di importanti vie di comunicazione, preromane o non romane,
nelle adiacenze di Grumo Nevano (Capua - Napoli), di Grumo Appula (Bari -
Altamura), di Gromola (fiume Sele) e di Grums in Svezia (Grums Fjorden sul
lago Vanern), nonché la nascita della sola Grumentum, fondata in Lucania
dai romani nel III sec. a.C., nel luogo di incrocio tra la via popilia e la
via herculeia. Anche tali aspetti, non credo abbiano inciso sulle denominazioni
locali, atteso che di solito, gli insediamenti preromani e romani avevano la
necessità di essere costituiti in posizioni territoriali strategiche, specialmente
per fini difensivi (rialzi, incroci, vie di comunicazione di primaria importanza);
- la separazione tra le località poste in Italia settentrionale e quelle dell’Italia
centromeridionale, i cui limiti territoriali sono individuabili, rispettivamente, da
nord verso sud, in Grumello Cremonese/Grumello di Rovigo, e da sud verso
nord, in Grumale di Perugia (86);
- il ritrovamento di reperti archeologici preromani nei siti di Grumo Nevano
(sanniti), di Grumale (umbri), di Grumo Appula (iapigi) e di Gromola (lucani);
- l’assenza, ovviamente, di riferimenti romani in Grums di Svezia (finni e goti);
- l’esistenza di un’area palustre, stagnante, ricca d’acqua in Grumo Nevano,
Grumello Cremonese, Grumolo delle Abbadesse, Grumale, Grumo Appula,
Gromola, Grumento e di Grums in Svezia;
- la centuriazione romana rilevata per i siti dell’Italia centromeridionale e per
Grumello Cremonese e Grumolo delle Abbadesse.
La tav. 4, invece, puramente indicativa, fotografa la situazione, riferita all’anno
2000 (87), della diffusione dei cognomi
in Grum-/Grom- (88), presenti in Italia ed in
Europa. Per quanto di difficile interpretazione, in relazione alla complessa
realizzazione di un quadro che verifichi i rapporti tra gli attuali cognomi ed il
territorio, che in maniera completa ci può essere fornita soltanto da un’indagine
sull’antroponimia e sull’onomastica tardo antica ed altomedioevale, la tav. 4 ci
fornisce dei dati, di carattere generale, da cui è possibile rilevare:
- una presenza in Italia dei predetti cognomi nelle stesse aree indicate nelle tavv.
2 e 3, con carenza in altre regioni d’Italia;
- l’assenza dei citati cognomi nelle province di Pesaro, Perugia e Potenza e, di
quelli in Grum-, per le province di Salerno e di Cuneo;
- la catalizzazione in centri regionali principali, legata a probabili immigrazioni
di epoca non antica, quali Torino, Milano, Bologna, Roma e Napoli;
- una toponimia riferita ai cognomi pugliese di Grumo, per Grumo Appula, e
campano di Grumo/Grummo, per Grumo Nevano (89);
- un legame con alcuni toponimi lombardo-veneti indicati nella tav. 2, dei cognomi
Grumelli, Grumolato, Grumo/Grumi/Grumini, Grumetti/Grumetto/Grometto,
Gromo/Gromoli;
- una possibile origine longobarda dei cognomi Grumiro/Grumieri/Grumiero (90),
Gromeneda, Grompo/Grompi-Grombi/Grompa/Grompone-Grombone;
- una connessione dei cognomi Grum, Grumser/Grumer, Gromis e Gromminger
con i cognomi tedeschi;
- una concentrazione dei predetti cognomi in un nucleo centrale (Europa centrale),
che sfumano verso nord (Baltico), verso sud (Mediterraneo) ed est (Europa
orientale).
Al fine di completare la nostra analisi, dal punto di vista terminologico (91), sono
da rilevare, in primo luogo, alcune parole entrate nella lingua italiana come ad
esempio “grumo”, che indica un “coagulamento”, generalmente riferito al sangue,
la cui origine è riscontrabile nella parola latina “grumus”, cioè “mucchio”;
“gruzzolo”, dal germanico “gruzzi”, indicante il “mucchio” di danaro; “gruppo”
e “groppo”, dal germanico “kruppa”, “massa rotonda”, significanti “l’insieme
di più cose riunite a formare un tutto” ed “un groviglio”, nonchè la “gru”, da
“gruem”, uccello migratore frequentatore di luoghi acquitrinosi, ricchi d’acqua.
Dal greco classico rileviamo “grumèa”, l’insieme del ”ciarpame contenuto in
una sacca” e “grùpto”, “incurvatura”. Sono, in secondo luogo, da prendere
in considerazione alcune parole inizianti in cru-/kru-, tra cui l’inglese “crumb”,
“briciole”, il francese “cru” che indica “ciò che cresce in una regione”, lo slavo
“kruh” che si riferisce al “pane”, la parola germanica “kruska”, da cui l’italiano
“crusca”, riferita al residuo della macinazione dei cereali costituito dagli involucri
dei semi dei cereali, nonché l’italiano “crogiolo”, cioè il recipiente usato per
fondere il metallo o il vetro ove viene raccolta anche la scoria.
A questo punto siamo spinti verso la formulazione di alcune considerazioni,
per le quali l’etimologia di Grumo:
- o è da riferirsi a quelle propriamente di derivazione longobarda, per cui
dovremmo ritenerla originatasi in seguito all’espansione longobarda (forse gotica)
nel territorio italiano, anche se a Grumo Nevano non vi sono rialzi o posture
elevate né risultano presenti, anche storicamente, famiglie aventi una onomastica
in Grum/Grom;
- od ancora, dovremmo ritenerla derivata direttamente dal grumus o dalla
groma latina, ma in tal caso, da un lato, andrebbero spiegate linguisticamente,
sia la presenza dei numerosi toponimi di origine longobarda indicati nelle tavole
2 e 3 (a meno che non li si ritenga tutti di derivazione romana), sia le origini di
Grumo Appula, conosciuta per Grumon (92), sin dal IV sec. a.C., e di Grums in
Svezia, dall’altro, ipotizzando pure un’origine romana di tutti i siti indicati nelle
predette tavole (con l’esclusione comunque della svedese Grums), dovrebbero
ivi rinvenirsi resti archeologici o riscontrarsi i limites della centuriazione, a
conferma di tale impostazione;
- oppure, come credo, ad una iniziale origine e significato comuni del termine
grum- (indoeuropeo), ha fatto seguito una differenziazione storica dello stesso,
sviluppatasi su base regionale e stratificatasi in relazione ai tempi ed alle aree di
successiva diffusione delle lingue (93).
Avventurandoci nei territori umbratili dell’interpretazione, quindi, ci si potrebbe
riferire a *gru/*kru (94), come all’etimo originario indoeuropeo ricostruito, significante
“ammucchiare, ammassare” ed a *ma(r)/*mo(r) (95), nel senso di “acqua stagnante,
palustre”, e quindi, a grum, ed a gru(m), quale termine indicante «un’attività
agricola (96) consistente nella raccolta in mucchio, separazione ed ammasso di cereali
(o parte di essi), svolta su terreni ricchi di acqua od in ambienti umidi, paludosi»
probabilmente giunto in Italia per mezzo delle prime popolazioni indoeuropee.
Successivamente potrebbe avere assunto il significato di “mucchio, ammasso
di terra”, con riguardo alle aree palustri, prima bonificate e centuriate, poi
coltivate ed abitate dai romani (quindi, “concentrazione, raggruppamento di
case”) con una correlazione, in tale contesto, di grumus e groma. Infine
potrebbe essere stato indicativo di un “piano elevato sulle acque” e, quindi,
di un “luogo in possesso di famiglie” aventi onomastica in Grum- o Grom-
(soprattutto longobardi e, forse, con i goti ed i franchi). Tale assunto da un
lato, spiega l’enorme diffusione dei toponimi in grum-/grom- in tutte quelle
aree ove è documentato storicamente il passaggio e lo stanziamento dei
longobardi, dall’altro, mantiene l’uniformità dei siti preromani e giustifica la
presenza del toponimo grum- in Svezia (97). Questa impostazione oltre a
confermare l’ipotesi del Di Martino (98), circa un’avanzata dell’indoeuropeismo
da est verso ovest e da sud verso nord, ammettendo che l’iniziale diffusione
dei linguaggi indoeuropei in Italia abbia avuto una spinta importante dai centri
di cultura più progrediti siti in Puglia, si connette ad un principio della
linguistica storica esplicitato da Greenberg (99) e
da Ruhlen (100), secondo cui l’area
di massima divergenza (Grums e Grumo Appula) (101), rispetto al luogo di maggiore
presenza e diffusione della stessa (Italia settentrionale ed Europa centrale), è,
con ogni probabilità, quella abitata da più lungo tempo.
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Gli aspetti testé analizzati ci mostrano come Grumo Nevano sia più antica di quanto
finora ritenuto, per cui potremmo affermare che, visti i rinvenimenti archeologici,
che, seppur limitati, mostrano una continuità abitativa nel territorio grumese sin
dal periodo sannita, considerati i riferimenti di natura linguistica, che ci spingono
verso una direzione indoeuropea dell’etimologia dei siti in grum- e tenuto conto
della concentrazione di analoghi toponimi in aree di epoca altomedioevale sottoposte
al controllo di popolazioni germaniche, soprattutto longobarde, Grumo di Napoli
si sia sviluppata in relazione ad un’occupazione sannitica, al cui luogo, i medesimi
sanniti, avevano assegnato un nome che si riferiva alla feracità dei campi ed alle
loro attività agricole legate alla raccolta, ammasso e lavorazione dei cereali, in
area ricca di acque, in ambienti umidi o su terreni fortemente permeabili. L’insediamento
di Grumo e di Nevano, nel periodo sannitico, può considerarsi unitario (ciò
spiegherebbe anche la strettissima vicinanza dei due casali, rilevabile tutt’oggi) e
soltanto in epoca romana, con la diffusione delle ville rustiche o case agricole,
possono essersi distinti in due nuclei abitativi, di cui è rimasta menzione nel
toponimo Nevano, collegato alla gens Naevia, anche per effetto della
centuriazione, i cui limites, probabilmente, formarono un unicum stradale
con alcune delle principali vie di comunicazione campane (via atellana e
via antiqua).
Al fine di pervenire ad una precisa valutazione dei dati richiamati, sarebbe utile
che si cominciasse ad eseguire una completa analisi stratigrafica dei centri storici
di Grumo Nevano, che probabilmente insistono su precedenti insediamenti, si
analizzassero i reperti del fondo Baccini e le aree intorno la necropoli sannita, si
ricercassero i documenti relativi ai lavori eseguiti, nel corso degli anni, dal Comune
di Grumo Nevano per il ristabilimento del sistema fognario cittadino, al fine di
individuare eventuali riferimenti a materiali di interesse archeologico emersi durante
i lavori (102), nonché altra documentazione esistente presso la Sovrintendenza ai beni
archeologici di Napoli (103), si effettuassero esami degli edifici dei centri storici di Grumo
Nevano per una completa individuazione dell’abitato altomedioevale. In tale
contesto e tenendo presente la particolare posizione di Grumo Nevano sita sulla
via atellana, probabilmente già utilizzata in epoca preistorica come via della
transumanza, non escluderei che una indagine archeologica approfondita possa
far emergere a Grumo Nevano anche resti preistorici, con riferimento ad esempio
alle culture di Palma Campania del Bronzo Antico, riconoscibile presso
Frattaminore attraverso le cosiddette pomici di Avellino (104), oppure eneolitica
del Gaudo (105), riscontrata a Napoli, a Succivo ed ad Orta di Atella, od addirittura
del neolitico, rilevata a Succivo, Caivano e Gricignano d’Aversa (106).
Una risposta definitiva al problema dell’origine di Grumo Nevano, senza che vi
sia una completa chiarificazione storico archeologica, credo sia difficile al
momento trovare, ma il dovere di ogni cultore di storia locale, è quello di
formulare, in maniera propositiva, nuove ipotesi di lavoro, su cui poter ulteriormente
investigare nonché prospettare soluzioni diverse ai problemi posti, sempre verificabili,
al fine di ampliare la conoscenza storica di luoghi come Grumo Nevano che, come
scrisse il Corcia (107), «io credo cominciato ad abitare in tempi molto remoti il che
non si è avvertito dai migliori storici della Campania».
![]() Fig. 1 - Pianta di Grumo Nevano - I.G.M. 1957. |
|
1. Necropoli sannita e vasca romana (vie G. Landolfo / Po); 2. via atellana (vie S. Domenico / Duca d'Aosta / Rimembranza); 3. kardo augusteo incrociante la via atellana (via Piave) 4. cisterna romana (P.za Capasso); 5. decumano augusteo (vie G. Matteotti / D. Alighieri); 6. Basilica di S. Tammaro; 7. chiesa di S. Vito; 8. località Starza; 9. fossatum publicum (Strada Pantano - via Roma); 10. strada Limitone (via E. Toti); 11. rione dei Censi; 12. rigagnolo (via G. Russo); 13. via Anzaloni (centro antico di Grumo); 14. vico de' Greci (via F. Tellini - centro antico di Grumo); 15. via Giureconsulto (centro antico di Grumo); 16. via E. Simonelli (centro antico di Nevano); 17. via S. Cirillo (centro antico di Nevano). |
Note:
(1) B. Capasso, Monumenta ad Neapolitani Ducatus
Historiam Pertinentia, vol. I, Napoli 1881, Acta translationis S. Athanasii
ep. Neapolitani.
(2) F. M. Pratilli, Dissertatio de Liburia, in C. Pellegrino,
Historia principum Langobardorum, Napoli 1749-1754, 4 voll. (3° vol.), elenca
numerose località presenti in Campania tra il V ed il IX sec. d.c., tra cui Casagrumi
e Nivanu, con la specificazione di averle rilevate da carte e cedolari dei bassi tempi,
riferite al periodo longobardo. Sull’impossibilità di verificare tali informazioni, N.
Cilento, Un falsario di fonti per la storia della Campania medievale: F. M.
Pratilli, in «Archivio Storico per le Province Napoletane», LXXVII (1950/51).
G. Bova, La vita quotidiana a Capua al tempo delle crociate, Napoli 2001, ci
ricorda che le locuzioni, riscontrabili nella lettura delle pergamene capuane, vicus
e casa, sarebbero relative al periodo romano-longobardo, mentre villa e burgus,
risalirebbero alla dominazione normanna.
(3) Biblioteca Nazionale di Napoli - Sezione Emeroteca.
(4) Relazione n. 1492 del 2 febbraio 1966.
(5) Recipiente panciuto fornito di manici e coperchio.
(6) Coppa a calice in argilla o metallo.
(7) Giara a bocca rotonda con due anse orizzontali posti
sulla parte superiore del corpo.
(8) E. Rasulo, Storia di Grumo Nevano e dei suoi uomini
illustri, Frattamaggiore II ed. 1967 e III ed. 1979.
(9) Relazione n. 13119 del 19 agosto 1978.
(10) P. Mormile, Cenni biografici di San Vito martire
e notizie storiche di Nevano, Frattamaggiore II ed. 1979.
(11) Da ultimo, integralmente citata in E. Rasulo, Storia
di Grumo Nevano, ed. aggiornata a cura di V. Chianese, Frattamaggiore 1995.
(12) G. Castaldi, Atella. Questioni di topografìa storica
della Campania, in «Atti della Regia Accademia di Archeologia, Letteratura e
Belle Arti di Napoli», vol. XXV, 1908.
(13) G. Castaldi, op. cit.
(14) Ultime indagini archeologiche sono state eseguite
da C. Bencivenga Trillmich, Risultati delle più recenti indagini archeologiche
nell’area dell’antica Atella, in «Rendiconti dell’Accademia di Archeologia,
Letteratura e Belle Arti di Napoli», vol. LIX, 1984.
(15) Tito Livio, Storia di Roma, Libro IV.
(16) Per uno studio sulle comunicazioni stradali antiche
in Campania, E. Di Grazia, Le vie osche nell’agro aversano, in «Rassegna
Storica dei Comuni», Anno I, n. 5-6, 1970 e G. Corrado, Le vie romane da
Sinuessa e Capua a Literno, Cuma, Pozzuoli, Atella e Napoli, Aversa 1949.
(17) N. Lamboglia, Per una classificazione preliminare
della ceramica campana, Bordighera 1952.
(18) B. D’Errico, Note storiche su Grumo Nevano,
Frattamaggiore 1986, ha rilevato, nella toponomastica grumese, una “Strada
Limitone”, odierna via E. Toti, che per E. Zanini, Le Italie bizantine, Bari 1998,
non deriverebbe dal limes romano, ma avrebbe attinenza con i paretoni o
limitoni di epoca bizantino-longobarda, aventi un significato più ampio nell’ambito
dei sistemi di difesa in “zone confinarie”. Per una diversa valutazione dei limitoni,
G. Stranieri, Un limes bizantino nel Salento?, in «Archeologia Medioevale»,
anno XXVII, 2000.
(19) O. A. W. Dilke, Gli agrimensori di Roma antica,
Bologna 1988.
(20) G. Chouquer e F. Favory, Structures agraires
en Italie centro meridionale, Roma 1987, ripreso da G. Libertini, Persistenza
di luoghi e toponimi nelle terre delle antiche città di Atella e Acerrae,
Frattamaggiore 1999.
(21) Secondo M. De Maio, Alle radici di Solofra,
Avellino 1997, il termine starza, ricorrente nella toponomastica sannita, indica
un luogo di stazionamento.
(22) H. Mielsch, La villa romana, Firenze 1990.
(23) J. J. Rossiter, Roman farm buildings in Italy,
Brighton 1978.
(24) Dal Cartario di San Biagio di Aversa, A. Gallo,
Codice Diplomatico Normanno di Aversa, Napoli 1927, si legge il documento
XL, ove si rileva che a Grumo nel 1132 vi era il luogo chiamato Piscina (loco
qui vocatur Piscina in territorio ville Grumi).
(25) G. Russo, Napoli come città, Napoli 1966.
(26) C. Bencivenga Trillmich, op. cit.
(27) G. Chianese, La consolare campana nel suo
percorso meno noto, riportato da E. Di Grazia, op. cit.
(28) Invero, la posizione della vasca, posta a 4 metri dalle
tombe ed al di là dell’abitato e della via atellana, potrebbe far lontanamente
pensare, anche ad una vasca per il battesimo, generalmente foderata all’interno
da uno strato di intonaco impermeabile (cocciopesto), realizzate fuori dai centri
abitati tra il V e VI sec. d.C., G. Liccardi, Vita quotidiana a Napoli prima
del medioevo, Napoli 1999.
(29) B. D’Errico, op. cit.
(30) M. Schipa, Il Mezzogiorno d’Italia anteriormente
alla Monarchia, Bari 1923. Nei Regii Neapolitani Archivi Monumenta, AA.
VV., Napoli 1845-1861, si rilevano un fossatum publicum in Melito di Napoli
(nel 1026) ed in Frattamaggiore (nel 1034), mentre in A. Gallo, op. cit., si fa
cenno ad una fossa de lu fossatu de Neapoli sita in Casandrino nel 1132.
(31) B. Capasso, Breve cronica di Geronimo de Spenis
di Frattamaggiore, in «Archivio storico per le province napoletane», Napoli 1890.
(32) F. Pezzella e C. Giuliano, Antiche testimonianze
epigrafìche nell'agro aversano, in «Consuetudini aversane», Anno IX ,
n. 35-36, 1996.
(33) Ciotola rotonda spesso in bronzo di epoca romana,
solitamente dotata di un lungo manico, adatta a versare libagioni.
(34) Piccolo vaso panciuto usato per tenervi l'olio, oppure
allungato, con un foro per spillare il liquido.
(35) F. Remondini, Della nolana ecclesiastica storia,
Napoli 1747-1757, 3 voll.
(36) F. Pratilli, Della via Appia, Napoli 1745.
(37) V. De Muro, Ricerche storiche e critiche, sulla
origine, le vicende e la rovina di Atella, Napoli 1840.
(38) G. Parente, Origini e vicende ecclesiastiche della
città di Aversa, Napoli 1857-1861, 2 voll.
(39) N. Corcia, Storia delle Due Sicilie, Napoli
1843-1857, 4 voll.
(40) Tra le località ora scomparse, vi era un loco ad
Nivanum, forse in pertinenza di Recale (CE), presente nel 1302, cfr: J. Mazzoleni,
Le pergamene di Capua, Napoli 1958.
(41) A. Di Meo, Annali critico diplomatici del Regno di
Napoli della mezzana età, Napoli 1795-1819, 12 voll.
(42) G. Flechia, Nomi locali del napoletano derivati da
gentilizi italici, Torino 1874.
(43) G. Castaldi, op. cit.
(44) G. D'Isanto, Capua romana, Roma 1993, la trova a
Nola (II sec. a.c.), Capua (I sec. a.c.), Cumae e Puteoli (periodo repubblicano).
(45) D. Chianese, I casali antichi di Napoli, Napoli
1938.
(46) C. De Seta, I casali di Napoli, Bari 1989.
(47) G. Devoto, Il linguaggio d’Italia, Milano 1999.
(48) G. D'Isanto, op. cit., la rileva a Capua, Nola, Venafrum,
Puteoli, Hercolaneum, Pompeii e Salernum. L’autore, peraltro, non ha riscontrato
l’esistenza di una gens Niviae, per cui si potrebbe ipotizzare, dal punto di vista
linguistico, che da Nevio sia derivato Nivio.
(49) G. Flechia, op. cit. e M. T. La Porta, Note sui toponimi
in -ano della Calabria romana, in La Puglia in età repubblicana, Galatina 1988.
G. Arditi, Corografia fisica e storica della provincia di terra d’Otranto, Lecce
1897, ipotizza una derivazione di Neviano dal latino nives, «punto freddo e nevoso»,
poi niveo/niano/neviano e A. De Bernart, Neviano, Lecce 1990, lo associa anche
al culto di S. Maria delle Nevi presente in Neviano di Lecce. È da evidenziare però
che in Nevano di Napoli la neve è stato evento rarissimo e sia in Nevano di Napoli
che nelle analoghe località emiliane non è presente il culto di S. Maria delle Nevi.
(50) G. Flechia, op. cit. e F. Sarignano, Neviano degli
Arduini - Parma 1987.
(51) Sono da includere Niviano di Piacenza e Niviano di
Modena. G. Flechia, op. cit., prende in considerazione anche i toponimi per i quali è
valso lo scambio consonantico v>b, quali Nebbiano (AN), Nebbiano (FI) e Nebbiano
di Certaldo (FI), nonché Nibbiano (PC) e Nibbiano (MC). Non vi sono toponimi
europei simili alle predette località. Inoltre un’analisi dei cognomi ha consentito di
rilevare l’esistenza in Italia soltanto dei cognomi Nevano (collegato probabilmente
ad un toponimo) nelle province di Taranto (<5), Napoli (<25), Caserta (<5), Piacenza
(<5), La Spezia (<5), Milano (<5) e Nivio (derivato, forse, da Nevio) in Reggio Calabria
(<5), Crotone (<5), Prato (<5), Milano (<5). In tale ambito vanno tenuti presente anche
i cognomi Neve (<200, distribuito tra tutte le regioni italiane) e Nevi (<250, presente
nelle sole regioni dell’Italia centrosettentrionale), nei quali, per confusione o corruzione
terminologica, potrebbe essere confluito l’originario cognome Nevio. In Europa, infine,
vi sono soltanto i cognomi Nevano (<10) e Nevio (<10), entrambi in Francia.
(52) Tra le località ora scomparse, un casale di Grumo con
annessa chiesa di S. Vito, è rilevabile, in territorio capuano, nell’attuale Comune di
Marcianise (CE), da una bolla del 1113 di Sennes, Arcivescovo di Capua, A. Di
Meo, op. cit.
(53) G. Devoto, op. cit.
(54) In Europa risultano esservi anche Gromnik (sito slavo)
in Polonia ed il fiume Gromokleja in Ucraina. Sono altresì da prendere in considerazione
i toponimi in krum-/krom-, mancanti in Italia, similari a quelli in grum-/grom-, in
quanto sia la “gh” che la “k” hanno una zona di articolazione velare con grado di
apertura occlusivo. In krum-, vi sono i toponimi Krumovgrad (località trace sul
fiume Krumovitza) in Bulgaria, i monti Krumauer, Krumgampen e Krumlkeeskopf
in Austria ed il fiume Krumbach in Svizzera, mentre in krom- abbiamo Kromy e
Krominskaja (entrambe di origini slave) in Russia sui fiumi Oka e Curjega, Kromeriz
(città slava) in Cechia sul fiume Morava, Krompachi (sito slavo) in Slovacchia sul
fiume Hornad e Kromberk/Gromberg (del sec. XVI) in Slovenia. Inoltre, mentre
sono completamente assenti toponimi in crum-, se ne rilevano taluni, di epoca tarda,
in crom-, quali Cromba (CN) in Italia, associabile alle località in grom di area
lombarda, nonchè Cromer (di origine danese del sec. IX) sulla costa orientale del
Norfolk in Inghilterra e Cromarty (del sec. XIV) posta in un’insenatura della costa
orientale scozzese. Per completezza si citano ancora, il fiume Grumeti in Tanzania,
Groom negli Stati Uniti d’America, Kromdraai in Sud Africa, Cromwell in Nuova
Zelanda e Stati Uniti d’America, tutti toponimi di origine europea risalenti ai sec.
XVIII-XIX.
(55) L. Giustiniani, Dizionario geografico ragionato del
Regno di Napoli, vol. V, Napoli 1802.
(56) N. Corcia, op. cit.
(57) V. Chianese, op. cit.
(58) B. Capasso, Breve cronica di Geronimo de Spenis di
Frattamaggiore, in «Archivio storico per le province napoletane», II (1877).
(59) E. Rasulo, op. cit.
(60) F. Pratilli, op. cit.
(61) D. Chianese, op. cit.
(62) C. De Seta, op. cit.
(63) F. E. Pezone, Atella, Napoli 1986.
(64) Padre Casimiro, Cronica della provincia dei Minori
Osservanti Scalzi di San Pietro d’ Alcantara nel Regno di Napoli, Napoli
1729-1731, 2 voll.
(65) C. Ausserer, Castello e giurisdizione di Grumes, Trento
1978.
(66) Grumello del Monte, Grumo, Grumella S. Alberto, Grumello,
Grumetti, Grumello de' Zanchi, Grumello Mafineto, Grumello di Palazzago, Grumetto,
Grumello Cremonese e Pieve Grumone. A queste località è da aggiungere il monte
Grum (CN), sito in Piemonte, mentre dobbiamo escludere le località Cantoniera Su
Grùmene (NU) ed il rio Grùmene (NU) in Sardegna, in quanto, come spiega M.
Puddu, Dizionario della lingua sarda, Cagliari 2000, il sardo grùmene/grùmini
significa “fiume” ed è derivato dal latino flumen/fluminis, trasformatosi in
flùmene/flùmini, frùmene/frùmini e, intorno al sec XIV, in grùmene/grùmini. Sono
da prendere in considerazione, invece, Gromo, Gromlongo, Gromo San Martino,
Gromasera, Grombosco, Gromo San Marino, Gromo Levate e Grompla.
(67) L. Pagani, Grumello del Monte, Bergamo 1993.
(68) C. Zambetti, La val Calepio, Bergamo 1982.
(69) G. Pontiroli, Grumello e Farfengo, Cremona 1985.
(70) P. Ghidotti, Grumello Cremonese tra archeologia e storia,
Cremona 1995.
(71) A. Grandi, Descrizione dello stato fisico, politico, statistico,
storico, biografico della provincia e diocesi di Cremona, Cremona 1980.
(72) Grumo Ventaro, Grumolo Pedemonte, Grumoletto, Grumo,
Grumi, Grumello, Gasparella Grumi, Grumale, Grumolo delle Abbadesse, Grumolo, Grum.
Inoltre vi sono Gromenida, Grompe, Grompa e Grompo.
(73) G. Rancan, Grumolo attraverso i secoli, Vicenza 1986.
(74) M. Balsarri, Città di Castello, Perugia 1984.
(75) V. Sirago, I 3000 anni di Grumo Appula, Bari 1981.
(76) N. Ciccimarra, Notizie su Grumo Appula, Grumo Appula 1898.
(77) F. Barbacane, Storia di Capaccio, Salerno 1994.
(78) P. Bottini, Grumentum, Lavello 1997.
(79) M. Miotti, Il Canton Ticino, Locarno 1987.
(80) R. Rothemberg, Sudspitze Hessens, Erbach 1993.
(81) B. Von Echstedt, Grums Harad, Karlstadt 1990.
(82) N. Ciccimarra, op. cit. L'autore ipotizza che
Grumo di Puglia tragga origine dalla trasformazione della parola greca drumòs,
indicante un "querceto", ma sia V. Sirago, op. cit., che M. Liddi, Grumo Appula,
Bitetto 1999, non hanno rilevato una consistente presenza dei citati arbusti, tale
da configurarne una denominazione locale da parte dei greci presenti sulla costa
barese.
(83) Padre Casimiro, op. cit. Gli agrumi conosciuti
in Campania intorno al sec. XI, sono stati oggetto di coltivazione solo a partire
dal sec. XV.
(84) D. Chianese, C. De Seta e F. E. Pezone, opp.
citt. Gli autori richiamano la grumma, cioè la gromma che, però, derivata dal
tedesco svizzero "grummele", si riferisce al tartaro. Pur avendo una colorazione
bruna, la gromma è relativa all’incrostazione prodotta dal vino nelle botti o che si
forma per il lungo uso nel caminetto delle pipe o nelle tubazioni d'acqua. Il
"grummele" è derivato da grumus, "mucchio", probabilmente attraverso il latino
volgare grumum/grumam/grummam, in quanto l'incrostazione non è altro che
il "coagulamento/grumo". Invero esiste il greco khroma, “colore”, da cui il
cromo, elemento chimico che sta ad indicare l’intensa colorazione (grigia) dei
suoi sali, tuttavia non abbiamo riscontri archeologici circa una presenza di greci
a Grumo di Napoli (sulla presenza di un vico de’ Greci nella toponomastica antica
di Grumo Nevano, di probabile epoca altomedioevale, vedi G. Reccia, Storia di
Grumo Nevano dalle origini all’unità d'Italia, Fondi 1996). Se si ritenesse
Grumo di Napoli attinente a tale ultimo termine, anche nelle varianti latina di chroma,
greco-bizantina di chroma, germanica di chrome, da un lato non si terrebbe nel
dovuto conto la necropoli sannita ivi scoperta e dall’altro, dovrebbe rilevarsi la
presenza di salnitro, in realtà mancante nelle terre grumesi.
(85) S. Riciniello, Codice Diplomatico Gaetano,
Gaeta 1987, riporta il testamento di Docibile II (documento nr. 53 del 954 d.C.)
ove il Duca di Gaeta dispone che: «Parimenti voglio e ordino che il mio casale
detto Grumo (qui dicitur Grumu) con tutte le pertinenze, con la totalità degli
alberi, con i coloni stabili e non stabili, servi e serve, genitori e figli, sia
interamente ed integralmente dei miei quattro figli maschi». L’autore non
specifica dove sarebbe situato il casale di Grumu, ritenendolo comunque riferito
ad una non meglio precisata località dell’area minturnese, ma A. De Santis,
Saggi di toponomastica minturnese e della regione aurunca, ed. aggiornata
da L. Cardi, Minturno 1990, ha rilevato soltanto l’esistenza della stazione termale
di Grunuovo di Casteforte (LT), posta nel territorio di Traetto, ai confini del
ducato di Gaeta. Il De Santis fa però derivare il toponimo dal latino gurges/gurgite,
“gorgo-vortice”, da cui Gurgonovo/Grunovo/Grunuovo. A quale località nella
circostanza si riferisca il testamento del Duca di Gaeta, non sembra al momento
definita. Potrebbe trattarsi di un casale scomparso posto al Traetto, oppure di Grumo
casale di Capua (cfr. n. 52), come indicato in n. 46, ma azzarderei un collegamento
con la nostra Grumum, atteso che:
- dal documento si rileva una successione spaziale, consistente nella citazione,
dapprima, di mulini e di vigne presenti al confine del ducato di Gaeta (al Traetto),
poi, di aree e di lotti posti oltre il ducato di Gaeta, nelle terre dei longobardi, e
quindi, delle proprietà site in Napoli;
- intensi erano i contatti tra i ducati di Napoli e di Gaeta nel sec. X, sfociati
anche in unioni parentali.
(86) A nord-ovest di Grumale di Perugia, vi è anche
Gromignana di Coreglia Antelminelli (LU), in Toscana, non rientrante tra le
località oggetto del presente lavoro, in quanto, G. Lera, Notizie storiche su
Coreglia Antelminelli, Lucca 1993, il luogo trarrebbe origine dalla corruzione,
avvenuta nel sec. XVI, del toponimo Grimignana, documentato dal sec. IX al XV.
Gli avvenuti ritrovamenti di ceramica romana confermerebbero, altresì, l’ipotesi
di un collegamento con il latino Graeminianus/Graeminius e, quindi con la gens
Graeminia.
(87) I dati, approssimati per eccesso ed arrotondati
al fine di ottenere un semplice valore quantitativo, sono stati rilevati dal sito
internet www.infospace.com.
(88) Si riscontrano anche cognomi in Krum-/Krom-,
assenti in Italia, quali Krumlinde-Krum (<60) e Kromnow-Kromner (<50) in
Svezia, Krum-Krumme (<70) e Kroman (<250) in Danimarca, Krumins-Krumm
(<50) e Kromens-Kromer (<20) in Gran Bretagna, Krum-Krumb (<250) e
Krom-Kromarek-Kromachen (<250) in Germania, Krumbak-Krumbok (<200)
e Kromb-Kromp (<200) in Austria, Krummenacher (<200) e Kromberg (<100)
in Svizzera, Krum-Krumhorn (<150) e Kromer-Krommenacker (<130) in Francia,
Krumm (<20) e Krom (<20) in Spagna, assenti quelli in Krum- e Krom (<10)
in Polonia, Kruml (<20) e Kroma (10) in Cechia, Krumpal (<20) e Kromk (<15)
in Slovacchia, Krume-Krumpak (<30) e Krombak (<15) in Slovenia, assenti
quelli in Krum- e Krompa-Krommuda (<15) in Grecia, Krumov-Krumm (<40) e
Krom-Kromin (<30) in Russia ed Ucraina, Krum-Krumov (<15) ed assenti
quelli in Krom- in Bulgaria.
(89) Una Maria de Grumo si rileva in una Chartula
Promissionis del 1176, R. Pilone, Le pergamene di S. Gregorio Armeno,
Salerno 1996.
(90) G. Bresciani, Origini di centovinti terre della
provincia cremonese comprese le terre separate, Cremona 1666, ripreso
da G. Pontiroli, op. cit., riferendosi all’origine di Grumello Cremonese, dice
che «fu puoi da Landolfo Longobardo longo tempo con suoi dessendenti
habitato. Haveva questo una moglie, che molto amava per essere congiunta
di sangue con Cuniperto re longobardo, per nome Grumeria denominato
accio che a posteri la memoria del suo nome fosse continuata che puoi
con il tempo in Grumello fu mutato si come di presente dicesi ancora, e
non è molto che la famiglia Grumella si è spenta in questa città». Al di
là dell’origine etimologica di Grumello cremonese, affrontata precedentemente
in più ampio contesto, ciò che interessa in questa sede è che, per il Bresciani,
dal nome longobardo Grumeria, sarebbe discesa la famiglia Grumella ed il
toponimo “grumello”. Sembra però più probabile che da Grumeria siano
derivati i cognomi Grumiro/Grumieri/Grumiero, ampiamente presenti in aree
di occupazione longobarda, mentre il cognome Grumelli/Grumella, apparirebbe,
viceversa, originato dal toponimo “grumello”.
(91) A. Du Cange, Glossarium mediae et infìmae
latinitatis, Niort 1886, ritiene che gruma si riferisca ad una piccola altura
boscosa.
(92) V. Sirago, op. cit. e M. Liddi, op. cit.
(93) Un riferimento all'origine indoeuropea di grum è
riscontrabile in G. Reccia, op. cit. ed in G. Libertini, op. cit., ove l'autore la
collega alla lingua osca o etrusca.
(94) A. Carassiti, Dizionario etimologico, Genova
1997, voce “grumo”. Bisogna, altresì, tenere distinto il suffisso -kru, come in
*swe-kru, la “sposa del capo”, in quanto derivato da una radice *kuro-,
“forte, potente”, A. Martinet, L’indoeuropeo, Parigi 1986.
(95) A. Nehring, in Festschrift Franz-Rolf Schroder,
Tubinga 1959. J. Friedrich, in Festschrift Albert Debrunner, Berna 1954, ha
ricostruito per *ma(lo), il termine indoeuropeo indicante l’albero del melo.
Sebbene, come visto alla tav. 3, le mele si possono riscontrare tra le coltivazioni
di Grumo di Napoli e di Grums di Svezia, ai fini etimologici, la presenza di
acquitrini rimane preponderante e distintiva anche di Grumo Appula, di
Gromola e di Grumale (PG).
(96) J. Haudry, Gli indoeuropei, Lione 1994, ci
ricorda che per molto tempo si è ritenuto che gli indoeuropei praticassero solo
l’allevamento e non conoscessero l’agricoltura, ma studi recenti, hanno
consentito di individuare alcune radici linguistiche riferite ad attività agricole,
quali “piantare”, “arare”, “pestare e macinare il grano”.
(97) Compresi i toponimi in krum/krom-crom citati,
ove risulta esservi stata un’occupazione indoeuropea (danesi, traci e slavi).
(98) U. Di Martino, Le civiltà dell’Italia antica,
Milano 1984.
(99) J. H. Greenberg, Language in the Americas,
Stanford 1987.
(100) M. Ruhlen, L’origine delle lingue, Milano 1994.
(101) In tale contesto è da tenere presente anche il
sito di Krumovgrad in Bulgaria.
(102) Un riordinamento dell'archivio di Grumo Nevano
è stato curato da B. D'Errico, che ringrazio altresì per le informazioni relative
ai casali scomparsi della Campania.
(103) Ringrazio la Dottoressa Elena Laforgia della
Soprintendenza ai Beni Archeologici di Napoli che mi ha dato in visione le
relazioni di accertamento archeologico menzionate nel presente lavoro.
(104) C. Albore Livadie, L’eruzione vesuviana delle
pomici di Avellino e la facies di Palma Campania, Bari 1999.
(105) G. Bailo Modesti, Pontecagnano - L’età del
rame in Campania, Napoli 1998.
(106) A. Salerno, Le terre del Vesuvio, in «Archeo»,
n. 2/2000.
(107) N. Corcia, op. cit.