CASORIA
PASQUALE PEZZULLO
Etimologia ed origine: Il suo nome potrebbe derivare da Casario, che nella bassa latinità
era sinonimo di capanna o tugurio. Il Chianese sottolineava che Casoria era detta
Casauria, Casarius, Casarus; casari erano i contadini che abitavano in rozze capanne,
in case povere (casuri) (1).
L’antica «Casaurea», in agro napoletano, non lontano da S. Pietro a Patierno, secondo
Bartolommeo Capasso, appare per la prima volta in una cronaca scritta da un anonimo
nell’anno di Cristo 948 (età ducale), ma certamente già esisteva prima di tale data.
«Paulo ultra sequebatur Casauria (nunc Casoria), item iuris S.N.E. ubi mentio
loci ad S. Maurum et palmulae ac ad S. Iulianessam, et ultra progrediendo, S.
Petrus ad Paternum vel Paternum ad S. Petrum super clivum beneventanum
(S. Pietro a Paterno), cuius mentio in nostris docc. frequens, eo quod ipsa
ecclesia ad monasterium S. Sebastiani iure patronatus spectabat» (2). La traduzione
è la seguente: «Poco oltre seguiva Casoria nel quale territorio vanno ricordati i luoghi
ad S. Maurum et palmulae e ad S. Iulianessam, e proseguendo ancora vi era S.
Pietro a Paterno, o Paterno a San Pietro, collocato super clivum beneventanum,
la cui menzione è frequente negli antichi documenti e la cui chiesa spettava, per diritto
di patronato, al monastero di San Sebastiano».
Non deve essere confusa con Casa Aurea raviosa, che si trovava nelle vicinanze di
Teverola per la quale vi sono numerosi citazioni ad es. dell’anno 952: «in loco qui
vocatur Casaurea raviosa» (3).
Francesco Maria Patrilli nella sua opera Dissertatio de Liburia annovera Casoria
fra i villaggi sorti intorno al V secolo durante la dominazione longobarda (4), ma ciò
che afferma il suddetto canonico capuano è da tenersi in scarsa considerazione,
perché costui è stato considerato un falsario di fonti dagli storici successivi.
I più antichi documenti su Casoria-Casaurea riportati dal Capasso sono i seguenti:
tra il 993 e il 998 Sergio e Giovanni, consoli e duchi di Napoli, concedono a Sicone,
abbate del monastero di S. Salvatore in insula maris un campum de terra «quod
est foris silve de loco qui nominatur Casorie», confinante a mezzogiono con
«ipsa sylva sancte neapolitane ecclesie», da oriente con una «clausuria de
terra ecclesie Sancti Thome ad Capuanam», nonché con una terra della chiesa
di S. Arcangelo de illi Morfisia (5); nel 1016 Leo Scafato e figli, abitanti del loco
qui vocatur Casaurea, vendono a Sillicto, abitante nello stesso luogo, un
appezzamento di terreno denominato ad S. Iulianessam; nel 1025 è citato un
Gregorio Capaburria S. neapolitane ecclesie, habitator in loco qui vocatur
Casa auria; nel 1092, Sergio figlio di Sergio presbitero de loco qui nominatur
Casaurea, conviene con Gemma, monaca del monastero di S. Gregorio e S.
Sebastiano, figlio del d. Giovanni Spicatelli, di “infiduciare” metà di un fondo posto
nel detto loco Casaurea ad S. Maurum, con evizione su un’altra terra posita
versus palmola ad S. Iulianessa iuxta ipsum loco Casaurea; nel 1104 Sillito
Pipulo S. Neap. ecclesie, figlio del fu Giovanni Pipulo ipsius S. Neap. ecclesie,
e Giovanni Pipulo figlio del Pietro Pipulo ipsius S. Neap. ecclesie, vendono a
Sergio Riccio, figlio del fu Gregorio, che era stato servo del Pretorio della città
di Napoli, un piccolo appezzamento di terreno posto in loco qui vocatur Palmola,
ipsius S. Neap. ecclesie, della estensione di quattro quarte e confinante con la
terra S. Neap. ecclesie; nel 1113 Pietro di Bagnara, insieme ad altri suoi parenti,
tutti abitanti il loco denominato Galdellum, vende a Stefania, monaca del monastero
del Salvatore e di S. Pantaleone del Beato Gregorio Maggiore di Napoli, dodici
quarte di un terreno situato nel luogo detto S. Iulianessa e denominato ad palmola
in loco qui vocatur Casaurea non longe a predicto loco qui vocatur Galdellu;
nello stesso anno, in un altro documento, è citato il loco qui vocatur Carminianum
quod est foris in loco qui vocatur Casa aurea (6).
Da tutti questi documenti apprendiamo, quindi, che fin dall’epoca del ducato di
Napoli la chiesa napoletana aveva forti interessi in Casoria e nel suo territorio,
possedendovi servi, terre e altri piccoli villaggi che gravitavano nel territorio stesso
di Casoria o nei suoi dintorni (Palmola, Galdello, Carmignano). Notevole nel primo
documento, databile tra il 993 e il 998, il richiamo ad una silva, un bosco nel
territorio di Casoria, che è richiamato pure dal nome dell’altro villaggio Galdello
(dal germanico wald, bosco), il che indicherebbe che ancora intorno all’anno Mille
non tutto il territorio casoriano era formato di campi coltivati ma che la selva
era ancora presente.
Nel 1268, Casoria è riportata in un documento che tratta di una questione tra
i revocati (persone di condizione servile richiamati nell'antico loro domicilio da essi
abbandonato) dei casali e i popolani di Napoli circa il pagamento delle collette (a.
1268. Ligorius Sallanus, in Casali Casorie) (7).
Nei registri angioini si possono ancora leggere cose che riguardano la nostra
terra, per gli anni 1277- 1279 per esempio sono riportati i nomi di oltre cinquanta
uomini abitanti in Casoria (8).
Si tratta, ancora una volta, dei cittadini sia afragolesi che casoriani (dice il testo:
homines de villa Casorie et villa Afragole de territorio neapolitano) che erano
stati tratti in arresto per non aver pagato alla Curia tributi, che avrebbero costituito
una parte residuale di «collette» del tempo passato. Al Giustiziere di Terra di Lavoro
era stata data disposizione di rilasciare in libertà gli uomini incriminati e tratti in
arresto, a patto di dare una cauzione «sub certa forma» (con una certa formalità).
La composizione giuridica della vertenza giudiziaria si conclude con l'intervento
delle parti in contesa, da un lato i procuratori del fisco governativo e dall'altro
l'arcivescovo napoletano Aiglerio: i cui vassalli non devono più esser molestati,
né deve affatto consentirsi che vengano molestati.
Casoria la troviamo ancora citata in un diploma del 1392 del re Ladislao (della
casa d’Angiò Durazzo) che conferma la concessione fatta dal re Carlo III (padre
di Ladislao) a pro di Ruggiero Paparello di Napoli ed ai suoi successori, della
provvigione annua di venti once d'argento per i servizi resi allo stato. Somma da
prelevarsi dalle collette (imposte dirette) dovute ogni anno a favore della Curia o
in mancanza di queste, prelevandole dai diritti e dai proventi provenienti dalla
gabella dello “Scannaggio” (diritto di macellazione) dei casali di Torre Ottava
(l'attuale Torre del Greco) Casoria e Frattamaggiore (9).
Nel 1630 Casoria per evitare di cadere sotto il dominio feudale si ricomprò col
proprio denaro. Casoria fu valutata in 11826 ducati, 3 tarì, 8 grana, fissandosi il
prezzo in ragione di 50 ducati a fuoco, ossia a nucleo familiare del casale (10). Nel
1646 (epoca vicereale) si contano 35 casali che facevano parte del territorio di
Napoli, Casoria risultava al numero 10. I casali avevano i propri sindaci o eletti
che amministravano l'università (comune) in modo indipendente, Casoria aveva
oltre al sindaco anche il primo e il secondo eletto (11).
Lo storico napoletano, Giovanni Antonio Summonte, nella sua Historia della
Città e Regno di Napoli, ci informa ampiamente circa i casali di Napoli. Così
vi leggiamo: «E circa i suoi Casali, che latinamente Vichi o Paghi son detti, che
sono di numero di 37, i quali fanno un corpo con la Città godendo anch'essi
l'immunità, privilegi, e prerogative di lei, havendo anco luogo in essi Casali le
consuetudine Napolitane compilate per ordine di Carlo 2°. Di questi Casali ve
ne sono molti di grandezza, e numero di habitatori a guisa di complite Città, e sono
situati in 4 Regioni, 9 ne sono quasi nel lito del mare, 10 dentro terra, 10 nella montagna
da Capo di Chino a capo di Monte, e 8 nelle pertinentie del monte di Posillipo, e
sono questi.
Torre del Greco, la quale si bene vien compresa con il territorio di Napoli, non è
altrimenti Casale, ma Castello ben monito, et habitato di persone civili, Torre
dell'Annunziata, Resina, Portici, S. Sebastiano, Si Giorgio a Cremano, Ponticello,
Varra di Serino e S. Giovanni a Teduccio. Fraola, Casalnuovo, Casoria, Si Pietro
a Patierno, Fratta maggiore, Arzano, Casavatore, Grummo, Casandrino e Melito.
Marano, Mongano, Panecuocolo, Secondigliano, Chiaiano, Calvizzano, Polveca,
Pescinola, Marianella e Miano. Antignano, Arenella, Vommaro, Torricchio,
Chianura, S. Strato, Ancarano e villa di Posillipo».
Il Galanti nel 1794 distingueva sul territorio di Napoli 20 casali demaniali e dieci
baronali «che restarono soggetti alla servitù feudale» (12). Casoria era tra i 20 casali
demaniali che si erano riscattati dalla servitù baronale.
Nel 1806, con la venuta dei napoleonidi nel Regno delle Due Sicilie, il territorio
fu diviso in Province, Distretti e Università, e Casoria, insieme a Napoli, Pozzuoli
e Castellammare divenne Capo Distretto e sede della Sottointendenza di Iª
classe.
Il 15 gennaio del 1799, durante il periodo della repubblica napoletana, Casoria
divenne la sede del comando del generale Mack, dove si erano riparati i resti
dell'esercito napoletano che si era arreso a quello francese a Capua il 12 gennaio
del 1799 (13).
Con la Restaurazione del 1815, i Casali si trasformarono in comuni autonomi,
organizzati nei quattro distretti, di Napoli (Intendenza di prima classe), Casoria,
Pozzuoli e Castellammare.
Il distretto di Casoria era formato dai comuni di: Afragola, Arzano, Pomigliano
D' Arco, Frattamaggiore, Grumo Nevano, Pomigliano d' Atella e Frattapiccola,
Casalnuovo, Licignano, PiscinQla, Melito, S. Antimo, Giugliano, Panecuocoli (odierna
Villaricca), Qualiano, Mugnano, Calvizzano, Crispano, Cardito, Caivano. Nel 1845
Casoria aveva una popolazione di 8.186 abitanti, apparteneva alla diocesi di Napoli,
il cui territorio suburbano era diviso in sfere di competenza nei cosiddetti terzieri nei
quali esercitavano la loro giurisdizione tre arcipreti. Questi erano: I - L'Arciprete Turris
Octavae o Foris Fluvium, che comprendeva nella sua giurisdizione 12 casali. II -
L'Arciprete di Afragola, che ne aveva sette sotto di se e cioè: Afragola, Arzano,
Secondigliano, S. Pietro a Patierno, Casavatore, Casoria, Casalnuovo. III - L'Arciprete
di Capodimonte o Calvizzano che aveva sotto di se 10 casali (14).
Sempre al 1845 la popolazione del distretto di Casoria aveva una popolazione
di 119.775 abitanti, così ripartita: Afragola 16.065 abitanti, diocesi di Napoli;
Casoria 8.186 abitanti, diocesi di Napoli; Arzano 4.519 abitanti, diocesi di Napoli;
Pomigliano d' Arco 7.224 abitanti, diocesi di Nola; Frattamaggiore 10.745 abitanti,
diocesi di Aversa; Grumo Nevano 3.873 abitanti, diocesi di Aversa; Pomigliano
d'Atella e Frattapiccola 2.130 abitanti, diocesi di Aversa; Casalnuovo, 3.405 abitanti,
diocesi di Napoli; Licignano 1.172 abitanti, diocesi di Napoli; Piscinola, 1.936 abitanti,
diocesi di Napoli; Melito, 3.631 abitanti, diocesi di Napoli; S. Antimo, 7.129 abitanti,
diocesi di Aversa; Giugliano 10.210 abitanti, diocesi di Aversa; Panicocoli (Villaricca)
2.448 abitanti, diocesi di Napoli; Qualiano 1.138 abitanti, diocesi di Aversa; Mugnano
4.006 abitanti, diocesi di Napoli; Calvizzano, 2.282 abitanti, diocesi di Napoli;
Crispano, 1.575 abitanti, diocesi di Aversa; Cardito 3.721 abitanti, diocesi di Aversa;
Caivano, 10.369 abitanti, diocesi di Aversa (15).
Con l'annessione del Regno Borbonico (21 ottobre 1860) fu estesa a tutto il
territorio dell'ex regno la legge 20 marzo 1865 (legge per l'unificazione amministrativa
del Regno d'Italia), in base alla quale il regno fu diviso in 59 province, con a capo
un prefetto di nomina regia, in circondari, con a capo un sotto-prefetto, in mandamenti
e in comuni. Casoria divenne capoluogo di circondario e sede della sottoprefettura.
Nel 1861, dopo l'unità d'Italia, Casoria aveva una popolazione di 7.214 abitanti (16).
Nel 1871 passò a 7.671 anime, nel 1881 a 7.943, nel 1901 a 9.948 unità. Nel 1911,
quando fu tenuto il quinto censimento generale della popolazione, Casoria contava
10.895 abitanti. Con il censimento del 1921, Casoria registra un ulteriore incremento
demografico passando a 12.626 abitanti. Con il censimento del 21 aprile del 1931,
la popolazione crebbe ulteriormente, raggiungendo i 14.601 abitanti. Con l'ottavo
censimento del 1936, la popolazione continuò a salire, raggiungendo le 16.090
unità (17). Nel 1996 Casoria ha raggiunto una popolazione di 84.016 abitanti. Nel
censimento del 1991 aveva 1.216 laureati corrispondenti all'1,52 per cento della
popolazione, un tasso di occupazione del 21,3 per cento. Nel 1998 aveva 20.819
abbonati al telefono uso privato, consumi elettrici usi produttivi per Kwh 72.961,
dodici sportelli bancari (18).
Cosa abbia rappresentato Casoria nel settore industriale negli anni del secondo
dopo guerra, lo ha descritto il prof. Ruocco: «Casoria è il più recente di tutti i poli
industriali ed è tanto vicino a Napoli, da rientrare quasi nella zona industriale
nord-orientale di questa città. La sua rapida fortuna è da mettere appunto in relazione
con una posizione oltremodo favorevole rispetto alle vie di comunicazione e al porto
di Napoli, senza contare la grande disponibilità di mano d'opera e le numerose
infrastrutture. Casoria è il simbolo dello sviluppo industriale della regione ed offre
una nuova eloquente delle trasformazioni geografiche e dei riflessi urbanistici, sociali
ed economici dell'inserimento e dell'industria in un mondo essenzialmente agricolo,
A tale centro fanno corona floridi nuclei industriale (Arzano, Casavatore, San
Pietro a Patierno, Casalnuovo) e da esso si sono originate importanti direttrici di
sviluppo industriale, come testimoniano le catene di stabilimenti che si susseguono
ai lati delle strade per Caserta e per Frattamaggiore.
Casoria è il centro dell'area industriale a nord-est di Napoli, la quale è caratterizzata
dalla grande varietà delle industrie (metallurgiche, meccaniche, chimiche, alimentari,
dei materiali da costruzione ), tra cui si distingueva una grande fabbrica di fibre
sintetiche» (19). Essa era una delle più importanti d'Italia e dava lavoro ad alcune decine
di migliaia di addetti negli stabilimenti e altrettanti nelle attività terziarie legate alla
presenza delle industrie, i quali vi affluiscono dalla città di Napoli e da altri centri
della provincia, grazie ai buoni collegamenti ferroviari e stradali.
Questo processo ed i suoi effetti temporali furono descritti in uno studio da un
valente geografo Ernesto Mazzetti, (che condusse per quegli anni per il Centro
Studi Nord e Sud e la fondazione Olivetti) dal titolo Il Nord del Mezzogiorno nel
quale identificava una realtà e un aspetto del Mezzogiorno caratterizzata da dinamismo
e contrapponibile perciò ad altre situazioni meridionali contraddistinte invece da
perdurante arretratezza e ristagno (20).
Casoria ha una superficie di 12,03 Kmq, prima del "miracolo economico" aveva
una popolazione (31-XII-1951) di 19.786 abitanti, nel 1991 per mezzo di
questo "benessere" quadruplicò la sua popolazione raggiungendo i 79.707 abitanti,
con una densità 6.626 ab/Kmq (21), diventando il secondo comune più popolato
della provincia.
Purtroppo lo sviluppo avvenuto in mancanza di misure programmate di coordinamento
territoriale ed economico, oggi risulta segnato da gravi squilibri.
Il risultato è stato che si sono riprodotte tutte le inefficienze, le diseconomie di scala
presenti nel territorio del comune di Napoli, evidenziando effetti negativi sulla
comunità del processo d’industrializzazione.
UOMINI ILLUSTRI
Casoria vanta il privilegio di aver dato i natali a numerosi uomini illustri tra cui
Il beato padre Ludovico da Casoria, al secolo Arcangelo Parmentieri
(Casoria 1814- Posillipo 1885), frate minore alcanatrino che dedicò la sua vita
alla realizzazione di numerose opere di pietà. Fondò nel 1859 la congregazione
dei Frati Bigi, a cui si affiancarono le suore Bige o Elisabettiane, il ricovero per
vecchi pescatori in Napoli ed un albergo ecclesiastico.
Luigi Maglione (nato a Casoria il 2 marzo 1877, morì il 22 agosto 1944).
Ordinato sacerdote all'età di 24 anni, fu collaboratore di Mons. Eugenio Pacelli,
futuro Papa Pio XII, fu nominato nunzio apostolico, prima presso la confederazione
Svizzera, poi a Parigi. Nel concistorio del 16 dicembre 1953 a solo 58 anni, venne
eletto cardinale e successivamente segretario di Stato dal Papa Pio XII.
Alfonso Castaldo, fu un educatore e un mecenate, rivolsero lo sguardo
alla esemplare e luminosa figura di sacerdote tre pontefici. Pio XI lo scelse ancora
giovane, vescovo di Pozzuoli, Pio XII lo volle arcivescovo di Napoli e Giovanni
XXIII lo nominò cardinale nel primo concistoro del suo pontificato (22).
SINDACI DEL COMUNE DI CASORIA DAL 1944
| COMMISSARI PREFETTIZI STRAORDINARI
| AMATO GIOVANNI 1944-1945
| ROCCO LUIGI 1945-1946
| SINDACI ELETTI DAL CONSIGLIO COMUNALE
| PAONE comm. RAIMONDO 1946-1956
| FORMICOLA LUIGI 1958-1962
| D'ANNNA LUIGI 1962-1968
| PAONE RAIMONDO 1968-1969
| VINCI MAURO 1969-1969
| CASOLARO VINCENZO 1969-1971
| TIGNOLA PASQUALE 1971-1971
| BUONOMO prof. BIAGIO 1971-1973
| CASILLO geom. CRESCENZO 1973-1976
| ANDREANO GAETANO 1976-1977
| POLIZIO on. Avv. FRANCESCO 1977-1979
| Commissario Prefettizio 1979-1980
| PAONE FRANCESCO 1980-1983
| RUSSO Prof. GIUSEPPE 1983-1985
| FIORENTINO PASQUALE 1985-1986
| ALBANO Geom. GIUSEPPE 1986-1988
| POLIZIO LUDOVICO 1988-1991
| SPINA GIOVANNI 1991-1991
| POLIZIO LUDOVICO 1991-1992
| FASANO Geom. MICHELE 1992-1993
| DE LUCA FRANCESCO 1993-1994
| Commissario Prefettizio 1994-1994
| SINDACI ELETTI DIRETTAMENTE DAL POPOLO
| GRAZIUSO Dott. SALVATORE 1994-1999
| DE ROSA dott. GIOSUE' 1999-
| |
Note:
(1) D. CHIANESE, I casali antichi di Napoli, Napoli 1938, pagg. 17-18.
(2) B. CAPASSO, Monumenta ad Neapolitani Ducatus
Historiam Pertinentia, Napoli 1881-1892, vol. II parte II, pag. 177.
(3) R.N.A.M., vol. II, doc CLXIX, recte CLVIII, p 254.
(4) F.M. PRATILLI, Dissertatio de Liburia, in C.
PELLEGRINO, Historia principum Langobardorum, Napoli 1751, III vol.
pagg. 176-177.
(5) B. CAPASSO, Monumenta cit., vol. II parte II, pag. 96.
(6) B. CAPASSO, Monumenta cit., vol. II parte I (Regesta
Neapolitana n. 361, pag. 224; n. 401, pag. 250; n. 550, pag. 331; n. 586, pag. 354;
n. 658, pag. 410: n. 659, pag. 413).
(7) Il documento è riportato per intero dal GIORDANO,
Memorie storiche di Frattamaggiore, pag. 292.
(8) I Registri della Cancelleria Angioina ricostruiti ...,
Napoli 1966, vol. XX pagg. 106-108, doc. 137.
(9) A. GIORDANO, op. cit., pag. 300.
(10) L. GIUSTINIANI, Dizionario geografico
ragionato del Regno di Napoli, Napoli 1797, vol. III, pag. 273.
(11) B. CAPASSO, Sulla Circoscrizione civile ed
ecclesiastica e sulla popolazione della città di Napoli dalla fine del secolo
XIII fino al 1809, in «Atti dell’Accademia Pontaniana», 1882, pag. 39.
(12) G. M. GALANTI, Della descrizione geografica
e politica delle Sicilie, a cura di F. Assante e D. De Marco, Napoli 1969, vol.
II pag. 17.
(13) Archivio di Stato di Napoli, Segreteria di guerra,
f. 15, relazione del 6 novembre 1800.
(14) B. CAPASSO, Sulla Circoscrizione, op. cit., pag.
41.
(15) Dati ricavati dal quadro statistico della provincia
di Napoli al 1° gennaio 1846.
(16) Fonti ISTAT «Censimento della popolazione
per l'anno 1861».
(17) Fonti ISTAT.
(18) Fonti ISTAT 1986.
(19) Cfr. D. RUOCCO, Campania, in Le regioni d'Italia,
voI. XIII, U.T.E.T., Torino 1965 (collezione fondata da R. Almagià e diretta
da E. Migliorini).
(20) E. MAZZETTI, Il nord del Mezzogiorno (Sviluppo
industriale ed espressione urbana in provincia di Napoli), Edizioni
Comunità.
(21) Fonti ISTAT, «Censimento della popolazione
anni 1951-1991».
(22) Cfr. G. CAPASSO, Casoria, Ed. AGEV, Napoli
1983, pag. 292.