BREVI SPIGOLATURE STORICHE-ARTISTICHE E TECNICHE
IN MARGINE AL RESTAURO (1)
LA STATUA IN BRONZO DI
FRANCESCO DURANTE A FRATTAMAGGIORE
FRANCO PEZZELLA
Molti hanno lodato l'opera di Durante, diversi hanno scritto di lui, quasi tutti hanno
trascurato di dirci qualcosa sulla sua persona fisica (2).
Pertanto a divulgare i suoi tratti fisionomici ci restano oggi solo qualche incisione
e pochi dipinti. Il primo e più interessante dei quali, per introspezione psicologica e
bontà di tecnica, è il ritratto eseguito da un ancor anonimo artista napoletano del
Settecento che si conserva nella Biblioteca Musicale «G. B. Martini» di Bologna.

La statua prima del restauro
(foto Archivio Disa Restauri)
Il musicista vi appare a figura terzina nell'aspetto di un uomo di mezza età con
l'espressione affabile e mite. Indossa una giamberga scura senza colletto con la
camicia chiusa sul collo da una goletta ricamata; nella mano sinistra regge uno
spartito.
Nella rara iconografia durantiana questo ritratto, pieno di umanità e naturalezza,
rappresenta l'esemplare più notevole, anche perché il pittore sembra essersi ispirato
al vero nel realizzarlo; più di maniera e meno riuscite nell'interpretazione del
carattere appaiono infatti le incisioni a stampa (3) e gli altri due ritratti del Durante a
tutt'oggi noti, custoditi rispettivamente, l'uno nel Conservatorio di S. Pietro a
Majella a Napoli, l'altro nello Studio del Sindaco di Frattamaggiore (4).
Sicché quando nel lontano 1930 l'artista napoletano Michelangelo Parlato fu
incaricato dalla municipalità frattese dell'epoca guidata dal cav. Pasquale Crispino,
di effigiare in bronzo il celebre musicista per una grande statua a figura intera da
porsi nell'omonima piazzetta di Frattamaggiore, fu quasi naturale per lo scultore
ispirarsi al dipinto di Bologna, almeno nella realizzazione del viso (5). Come nel dipinto
felsineo infatti Durante ha la testa coperta da una parrucca col tradizionale codino,
la fronte alta e sfuggente, il volto imberbe con la piccola bocca sinuosa, il naso
grosso, gli occhi tondi e rilevati.
Secondo la moda del tempo indossa sopra il gilet una marsina svasata a campana
verso il basso con le falde sfuggenti all'indietro.
Una goletta di battista gli avvolge il collo, trine cadenti sui dorsi della mani gli
cingono i polsi. Per il resto indossa un paio di corti calzoni stretti sotto il ginocchio
da una fascetta chiusa con un bottone. Le calze, attillatissime, finiscono in basse
scarpe molto semplici ornate da una fibbia quadrata. Nella mano sinistra regge
lo spartito di una delle sue opere più belle, l'Alma Mater, la destra è posata sui
tasti del retrostante clavicembalo.
Il monumento fu inaugurato, come ricordano i giornali dell'epoca (6) Domenica 3
ottobre del 1937, con grande concorso di folla, presenti le maggiori autorità
comunali e provinciali, i Vescovi di Aversa, mons. Antonio Teutonico, e di Acerra,
mons. Nicola Capasso. Oratore ufficiale della cerimonia fu l'on. Bartolo Gianturco
che in rapida sintesi fece rivivere ai convenuti la vita e l'opera del grande musicista
frattese.
Per quanto concerne l'autore, il prof. Parlato, di lui si conoscono solo pochissime
opere pubbliche, la più notevole delle quali è costituita dai due Angeli in bronzo
che ornano l'altare della Cappella del Sacramento della Cattedrale di Aversa (7).

La statua dopo il restauro (particolare)
(foto Archivio Disa Restauri)
La statua del Durante, realizzata in bronzo assemblando più pezzi, si presentava
prima del restauro, in uno stato di conservazione assai precario. La superficie,
già in origine incarniciata da una sottile patina di fonderia per celare le varie tracce
della fusione e delle giunture, era ricoperta da uno spesso strato di polvere, materia
grassa e ossido di ferro, quest'ultimo formatosi per reazione tra l'ossigeno presente
nell'aria e le particelle di ferro di deposito provenienti dalla vicina linea ferroviaria.
In particolare nei punti più incavati, e dunque nelle parti meno esposte al dilavamento,
si erano formate delle croste abbastanza consistenti. In numerosi altri punti poi,
erano evidenti le cosiddette "corrosioni attive", costituite da effervescenze di
cloruro di rame dovute alla reazione tra il metallo contenuto nella lega e i cloruri
presenti per lo più nelle piogge e nell'umidità atmosferica. Le macchie erano
riconoscibili per il colore verde chiaro e per il caratteristico aspetto
polverulento.
Erano inoltre presenti numerose microfratture causate dalle continue vibrazioni
cui il manufatto è stato ed è tuttora sottoposto durante il passaggio dei treni,
unitamente a grossolane stuccature sotto i piedi realizzate con cemento e barrette
di ferro probabilmente subito dopo lo spostamento della statua dal luogo originale,
individuabile poco più a sinistra dell'attuale sito in alcune foto d'epoca.
Alla pari della statua bronzea, il clavicembalo, che costituisce l'unica parte
marmorea del monumento, presentava le stesse macchie di colore verde chiaro,
dovute in questo caso alle colature dei cloruri provenienti dalla statua. Tra le
sconnesse partiture marmoree poi non era difficile trovarvi qualche escrescenza
vegetale.
Tracce di colature di cloruro di rame miste a depositi di ossido di ferro e segni
di stuccature realizzate dopo lo spostamento del monumento si presentavano
infine sul piedistallo in piperno; imbrattato per il resto da numerosissimi e volgari
"graffiti metropolitani".
L'intervento di restauro è stato preceduto da un adeguato studio preliminare -
durante il quale ci si è avvalsi di indagini più propriamente scientifiche - il cui
scopo era, oltre che raccogliere dati storico-artistici, micro-climatici e di
documentazione grafica-fotografica, indirizzato soprattutto a meglio comprendere
la natura dei materiali utilizzati, a ricostruire i procedimenti impiegati per la fusione,
ad approfondire la dinamica di alterazione dei metalli.
Dopo di chè la prima operazione effettuata, la più delicata, è stata quella della
pulitura del manufatto in bronzo, eseguita applicando numerosi impacchi di
cellulosa a base di carbonato di ammonio (AB 57) e di altre sostanze alcaline,
la cui natura e concentrazione era stata precedentemente stabilita da uno
studio preliminare.
Gli impacchi seguiti da abbondanti risciacqui con acqua distillata, sono stati
eseguiti osservando degli intervalli di tempo tra una fase e un'altra al fine di
ammorbidire gradualmente gli strati da eliminare e di non intaccare in nessun
modo la patina originale. Le microfratture sono state riempite mediante resine
ipossidiche e fibra di vetro, mentre le precedenti stuccature sotto i piedi del
musicista, dopo la rimozione, sono state rifatte con le stesse resine, miste a
polvere di marmo.
Dopo la reintegrazione cromatica, ad ultimare l'intervento sulle parti in bronzo,
è stata applicata la protezione finale a base di un sottile strato trasparente di
cere microcristalline.
L'intervento sui marmi ha riguardato invece, dopo la consueta pulitura, effettuata
anche in questo caso con impacchi di carbonato d'ammonio e sostanze alcaline,
il consolidamento mediante malte idrauliche, dei pezzi disgiunti, i quali sono stati
successivamente stuccati con polvere di marmo e grassello e protetti con cere
microcristalline.
Analoghi interventi hanno riguardato infine il piedistallo, con l'unica differenza
che si è provveduti a reintegrare le vecchie stuccature, precedentemente
rimosse, con sabbia, polvere di piperno e grassello.
Note:
(1) L'articolo è una rielaborazione, arricchita da note, del
pannello illustrativo realizzato a cura dell'Associazione Progetto Arte nella
Chiesa dell'Annunziata e di S. Antonio da Padova il 1° ottobre 1998 in occasione
della presentazione del restauro della statua finanziato dal Comune e portato a
compimento da Giuseppe Di Palma e Agostino Saviano.
(2) Sulla vita e l'opera del Durante si confronti in particolare
la monografia di S. CAPASSO, Magnificat - Vita e Opere di Francesco
Durante, Frattamaggiore, 1998 (con ampia bibliografia precedente).
(3) Due le incisioni a stampa fin qui note del Durante: una,
a firma di tale Cresci, si conserva in collezione privata a Milano, mentre l'altra
incisa da Guglielmo Morghen, figlio di Filippo e fratello del più famoso Raffaele,
precede l'elogio del musicista frattese dettato da Domenica Martuscelli per le
Biografie degli uomini illustri del Regno di Napoli, ivi (s.d., ma 1819),
vol. III.
(4) Qui, nell'aula consiliare del Municipio, Durante è ritratto
anche in grande affresco, realizzato tra il 1989 e il 1990 dall'artista toscano
Giuliano Giuggioli. L'affresco, realizzato su tavola, è parte di un programma
decorativo ideato e realizzato dall'artista statunitense William Tode, su incarico
dell'Amministrazione Comunale del tempo, in collaborazione con i suoi "alunni"
Vinicio Boschini, Ivano Conte e naturalmente Giuliano Giuggioli. Il ciclo si
svolge (o sarebbe meglio dire si svolgeva giacché gli altri affreschi che lo
componevano sono stati colpevolmente distrutti qualche anno fa) parte all'esterno,
parte all'interno della Casa Comunale ed era composto, in origine, da tre dipinti:
dalla suddetta tavola, da un affresco murale che si svolgeva sul muro
intercorrente tra il campanile e la Casa Comunale, e da una scenografia che,
costituita da architetture ornamentali, simulava un collegamento tra il nuovo
Municipio e la chiesa ad essa adiacente. Il dipinto in oggetto significativamente
titolato "Requiem per S. Sossio" ricorda la venerata memoria della decapitazione
del Santo con la figura di Francesco Durante. La scena che si svolge all'incontro
di due archi sorretti da un pilastro, raffigura il Durante mentre con gli occhi
chiusi compone al violino un requiem per S. Sossio; il quale vestito di una
bianca tunica attende serenamente, con le mani giunte in preghiera, che una
possente figura di carnefice, armato di un grosso spadone, gli recida la testa.
Fà da sfondo alla scena un luminoso squarcio di paesaggio dell'agro frattese.
(5) R. FIMMANO', Per la posa della prima pietra del
monumento a Francesco Durante in Frattamaggiore, Napoli 1930.
(6) Cfr. "Il Mattino" del 29/9/1937; il "Roma" dell'1/10/1937
e del 4/10/1937; il "Giornale di Napoli" del 4/10/1937.
(7) R. VITALE, Quasi un secolo di storia aversana,
Aversa 1954.