FRATTAMAGGIORE NEL TEMPO E NELLA STORIA

LE ORIGINI: INDAGINE NEL PIU’ REMOTO PASSATO

PASQUALE PEZZULLO

Il comune di Fratta Maggiore nell’età antica, II sec. a.C., fu interessato dalla centuriazione romana. Si è giunti a questa conclusione grazie ad una serie di rilevazioni aeree svolte nel periodo che va dal 1981 al 1986 sulla regione del Lazio e della Campania da parte di un gruppo di studiosi francesi.
Nel 1987, Gerard Chouquer, Monique Clavel-Lévéque, Francois Favory e Jan Pierre Vallat, hanno pubblicato un lavoro molto interessante in cui comunicavano notizie di ben 63 accatastamenti romani, che andavano ad aggiungersi ai 17 finora conosciuti per l’area esaminata. La centuriazione che riguarda in modo particolare la nostra zona è denominata da Choquer Acerrae-Atella I. Risale all’epoca in cui Augusto inviò ad Atella i coloni (1). Il modulo, che vale a dire la lunghezza del lato di ogni quadrato, è di 565 metri, 16 actus. I cardini sono fortemente inclinati verso ovest (N. 26’ W). L’estensione va da Acerra a S. Antimo in senso est-ovest e da Orta di Atella a Secondigliano e Casoria in senso nord-sud (2).
La tecnica della misurazione e della limitazione del suolo presso i Romani, aveva il carattere di un solenne rito religioso. Le terre a questo scopo , erano suddivise in strisce (scamnatio, strigatio), o in quadrati regolari (centuratio). Le prime sono più arcaiche, mentre la centuratio costituisce la modalità di accatastamento del territorio più prevalente in opera classica. Con la centuriazione si costituiva una maglia quadrata in cui la lunghezza del lato di ogni quadrato variava secondo le diverse centuriazioni.
Una volta scelto il centro dell’agro da limitare, l’umbilicus, l’aruspice, di buon mattino, traeva gli oroscopi dal volo degli uccelli o dalle viscere degli animali sacrificati; quindi col viso rivolto al sole nascente e con le braccia stese orizzontalmente, proclamava la divisione del territorio.
All’augure succedeva il mensor (3), sacerdote, militare e geometra, allo stesso tempo, il quale posizionato il groma, tracciava due rette tra loro ortogonali, che prolungava per tutta l’estensione dell’agro: una da settentrione a mezzogiorno, il cardo maximus, l’altra da oriente a occidente, il decumanus maximus.
Orientato pertanto il decumano massimo secondo uno dei quattro punti cardinali, l’agro risultava diviso in parte sinistra e parte destra, rispettivamente a sinistra e a destra del decumano massimo e ancora in due parti, citra fino al cardine massimo e ultra, da questo in avanti.
L’umbiculus, di solito veniva scelto in modo che la linea da settentrione a mezzogiorno (il cardo maximus) attraversasse la città cui la colonia era destinata. Al centro di esso veniva collocato il templum della colonia stessa. Quindi, sempre con l’aiuto della groma, venivano tracciate delle rette parallele al cardine ed al decumano alla distanza fissa di 2400 piedi romani che, corrispondeva a circa 710,40 m., che costituiva una centuria.
Il decumano massimo, della larghezza di 40 piedi romani, cioè circa 12 m., veniva indicato con la sigla D(ecumanus) M(aximus), il cardine massimo della larghezza di 20 piedi, circa 6 m., con la sigla K(ardo) M(aximus) (4).


Fig. 1 - Da G. LIBERTINI, op. cit., fig. 22 – Frattamaggiore nel 1793



Fig. 2/A e 2/B - Da G. LIBERTINI, op. cit., fig. 24 – Frattamaggiore nel 1793

I decumani e i cardini minori erano contrassegnati dalle relative sigle, a seconda si trovino a sinistra o a destra, citra o ultra ed avevano il loro numero progressivo.
All’incrocio delle rette un cippo fissava di volta in volta la ragione ed il numero rispettivamente del decumano e del cardine minore:
C(itra) K(ardinem) I – S(inistra) D(ecumanum) I; U(ltra) K(ardinem) I D(ecumanum) I; C(itra), K(ardinem) I - D(extra) D(ecumanum) I - U (Itra) K(ardinem) I - D(extra) D(ecumanum) I. La stessa Fratta sorge, in origine, al centro di una delle maglie del reticolato agrimensorio tracciati dai Romani per dividere in centurie l’Ager Campanus, cioè quella ampia estensione di campagna - fortemente urbanizzata e segnata dalla suddivisione ortogonale della centuratio romana - ubicata a nord di Napoli, spingentesi fino alla riva meridionale del Volturno, compresa tra il litorale domizio ad occidente e la catena preappenninica ad ovest.
Ogni centuria corrispondeva alla misura di 200 iugeri di superficie e 2400 piedi romani di lato. Pertanto ogni centuria risultava di circa 505.668 mq. (5)
E’ noto che i romani allorché assoggettavano un territorio mandavano nei luoghi conquistati dei coloni e assegnavano loro dei lotti di terra. Le assegnazioni agrarie non includevano le campagne non adatte al lavoro, quali le montagne rocciose, ma la terra fertile, gli agriculti. Così si spiega come solo nelle pianure il reticolato geometrico della viabilità riveli l’origine agraria romana. Prima di queste rivelazioni, nella nostra zona si conosceva un solo tipo di centuriazione ben descritta da Aniello Gentile nel 1955. Questa si esauriva nelle campagne di Giugliano, Orta di Atella, Fratta Minore, Capodrise e Maddaloni (Cfr. Carta allegata al volume del Gentile).
La figura 1 mostra le centuriazioni anzidette sovrapposti alla carta I.G.M. (Istituto Geografico Militare) del 1955.
La fig. 2/A riporta Fratta Maggiore nel 1973, tratta dalla carta del Rizzi Zannoni: Topografia dell’agro napoletano con le sue adiacenze, ingrandita 2:1 rispetto all’originale, ritoccata ed in parte ridisegnata. Fra l’altro sono stati cancellati i segni indicanti alberi e ridisegnate strade e i nomi dei luoghi.
La fig. 2/B è la porzione grosso modo corrispondente alla carta I.G.M. in scala 1.12.500 con sovrapposti i reticoli delle centuriazioni e con la cancellazione dei simboli riguardanti le coltivazioni, i pozzi e le sorgenti . Inoltre sono state cancellate le strutture inesistenti nel 1973 (ad es. ferrovie) e quelle parti dell’abitato che dall’esame comparato della carta del Rizzi Zanone e della carta I.G.M. appaiono essere state edificate dopo il 1793.
Pur con i limiti connessi al metodo usato, tali disegni vogliono realizzare un quadro dello sviluppo dell’abitato del 1793, il primo anno per il quale esiste una cartografia con un grado accettabile di precisione e di evidenziare le correlazioni fra l’impianto viario sia urbano che extraurbano ed il reticolo delle centuriazioni (6). La mappa è uno dei monumenti della cartografia napoletana di massima precisione, sintetizza nell’ultimo decennio del Settecento tutte le straordinarie conoscenze del suo autore di tutta l’area napoletana. La mappa si estende verso Acerra ed Aversa a Nord, al lago di Patria ad occidente e a Torre Annunziata a Sud, comprende un’area ben più vasta di quella rilevata dal Duca di Noia.
I cardini sono fortemente inclinati verso ovest N. 26 W. In genere le strade orientate in senso nord-sud, erano dette cardini, mentre quelle ad esse ortogonale erano chiamati decumani.
Le strutturazione del territorio appare notevolmente influenzata dal reticolo della centuriazione augustea (Acerrae-Atella I).
Per quanto concerne il centro urbano (fig. 2\A), appare evidente che la strada principale che congiunge Fratta a W con Grumo e E con Cardito (cioè l’attuale Corso Durante) è una parallela a un decumano. Via Croce S. Sosio (a), via Cumana e via Don Minzoni (b), coincidono con due cardini successivi. Il percorso che conduce da Cardito a Fratta Maggiore coincide con un decumano (c). Varie strade e anche confini intercomunali, sono paralleli ai cardini (d, via Genoino, via Cavour, via Atellana, via Cumana, via M. Stanzione, via Lupoli, via della Vittoria), o ai decumani (e, Corso Francesco Durante, via Mazzini, via P. M. Vergara).
Il territorio frattese nell’età antica (II sec. a.C.) era difeso dai fossati della centuriazione e da alte siepi (7).
La così detta casa a "corte" è una diretta conseguenza degli interventi della centuriazione: composta da più edifici raccolti attorno ad uno spazio chiuso e scoperto, distribuito soprattutto lungo le linee gromatiche o dall’incrocio di esse. Questa in epoca classica designava la fattoria del colono, ed ebbe lo stesso significato dell’antico tugurium in opposizione a villa che era la casa padronale del fundus, passò ad indicare la fattoria principale, mentre quelle di confine si chiamavano casales o casalia (8).
Prova sufficiente degli avanzi della limitatio agrorum. nella nostra città è il toponimo che si riferisce del quartiere di via Limitone sorto al limite della vecchia è il toponimo sicuramente ai limites presenti tutt’intorno. Le tracce della centuriazione di Acerrae-Atella I sono evidentissime più che altrove proprio nella zona di Fratta Maggiore e sono la prova che tutta l’area non fu mai incolta o disabitata del tutto. Fa prova di ciò anche la presenza di resti dell’acquedotto romano nel territorio della futura Fratta che oltre a dominare il paesaggio offrivano un sicuro punto di riferimento; per questo l’attuale piazza Riscatto è chiamata dal volgo piazza dell’arco.


Disegno di sintesi dei tracciati primari presenti nell’Ager Campanus orientale
(da A. Montano – C. Ribotti, Il Castello Baronale di Acerra, Napoli, 1997)

Il corso dell’acquedotto fu descritto ne XVII secolo da Pietrantonio Lettieri, che fu incaricato dal viceré Toledo al tempo di Carlo V di scoprire il corso di queste acque, scrisse una relazione "che l’acquedotto del distretto di Afragola se portava ancora un altro ramo della predetta acqua, et tirava per un altro antico formale per mezzo lo casale di Fratta Maiure, et andava ad Atella" (9). Lungo il tracciato di questo acquedotto sorsero nel Medioevo diversi comuni del napoletano, tutt’oggi esistenti, Pomigliano d’Arco, Casalnuovo, Afragola, etc.
Il territorio frattese fu interessato nei secoli precedenti da altre due centuriazioni: Ager Campanus I e II.
L’Ager Campanus I fu realizzata nel 131 a.C. in attuazione della Lex agraria Sempronia del 133 a.C., con Tiberio Gracco tribuno della plebe, Caio Gracco e Appio Claudio, Pulcher triumviri agris indicandis adsignandis (10). Il modulo, vale a dire la lunghezza del lato di ogni quadrato, è di 705 m. o, secondo la misurazione romana, di 20 actus (11). L’orientamento dei cardini è quasi perfettamente in direzione nord-sud con una lievissima inclinazione verso est (N-0’10T)., si estende da Casilinum (Capua) e Calatia (presso Maddaloni) a Marano ed Afragola nella direzione nord-sud e da Caivano a Villa Literno nella direzione est-ovest.
L’Ager Campanus Il fu realizzata all’epoca di Silla e Cesare (83-­59 a.C.) (12). Il modulo è di 706 m., 20 actus. L’orientamento dei cardini presenta una lieve inclinazione verso ovest (N-0’40’W). L’estensione corrisponde a quella dell’Ager Stellatis, una maggiore estensione al di là di Calatia ed in direzione di Cuma e di Liternum e con in meno le terre ad oriente di Atella. Le tracce lasciate da queste due centuriazioni sul suolo frattese sono ormai meno evidenti e determinanti per l’assetto del territorio e della struttura urbana.
Attualmente il comune di Fratta Maggiore ha un’estensione di 532 ettari e dista da Napoli circa 14 km, altezza dal livello del mare 42 metri. E’ caratterizzato da un abitato costituito da un vecchio centro che si agglomerava intorno alla chiesa madre di S. Sossio, con vie e stradine trasversali, che successivamente si è sviluppato lungo la direttrice di un breve asse stradale ad andamento ovest-est (Corso Durante parte bassa) contrassegnata a nord dalla chiesa di S. Sossio, mentre l’estremo sud è vicino ad un vasto largo (Piazza Riscatto) adibito in passato a mercato e da una periferia di recente formazione, sorta negli anni dell’immediato dopo guerra, favorita dalla vicinanza con Napoli.
La funzione commerciale, quella padronale e quella religiosa risultano pertanto specificamente localizzate. Ai due estremi di quest’asse stradale fanno capo le due principali vie di comunicazioni: ad ovest l’antica via per Grumo che si collega alla via Atellana, ad est con quella di Cardito; questa presumibilmente è un antico ramo che collegava la via Atellana con Acerra (13).
Fratta Maggiore, inoltre è una città sorta spontaneamente, senza un piano regolatore, e allo stato attuale non ha ancora questo strumento urbanistico che razionalizzi il suo territorio.
La straordinaria persistenza in moltissimi punti di limites della centuriazione nel disegno delle strade, l’origine della chiesa di S. Sosio, che potrebbe essere stata generata dalle trasformazioni di strutture già preesistenti, la presenza dei resti dell’acquedotto romano sono elementi che provano una continuità fra le popolazioni antiche, quelle del basso medioevo e moderne. Infine è possibile dimostrare che moltissimo di quanto nelle nostre terre è realtà contemporanea, ha radici in epoche antiche.


Note:
(1) Atella, muro ducta colonia, ab Augusto deducto, FRONTINO, Liber coloniarum, I, 230.
(2) Gerard Choquer, Monique Clavel-Lévéque, Francois Favory e Jan Pierre Vallat, Structures agraires en Italie, Centro-Meridionale. Cadastres et paysages ruraux, Colletion de l’Ecole Francaise de Rome, Parigi-Roma, 1987, pp. 207-208.
(3) Cfr. A. GENTILE, La romanità dell’agro campano alla luce dei suoi nomi locali. Tracce della centuriazione romana, in: Quaderni dell’Istituto di Glottologia dell’Università di Napoli, 1955, p. 13.
(4) Cfr. VARRONE, De re rustica I, 20, 2: Centuria est quadrata in omnes quattuor partes ut habeat latera longa pedes MMCD.
(5) A. GENTILE, op. cit., pag. 15 (1 piede r = 0,296m).
(6) G. LIBERTINI, Persistenza di luoghi e toponimi nelle terre delle antiche città di Atella e Acerrae, in fase di pubblicazione, pag. 5.
(7) Questa ipotesi è confermata dal Toponimo di una via cittadina, denominata ancora oggi Via Siepe Nuova.
(8) A. GENTILE, op. cit., pag. 45.
(9) L’antico acquedotto, rintracciato dal Lettieri, era alimentato dalle sorgenti dell’Acquaro, nella valle del Serino e si dirigeva per Forino, S. Severino, Sarno e Palma, dove si dirama una prima volta per Nola - Pompei e Pomigliano d’Arco, Casalnuovo ed Afragola. Qui un ramo secondario si dirigeva verso Atella, passando per Fratta Maggiore, mentre quello principale proseguiva per S. Pietro a Paterno, (dove poi passerà anche l’acqua del Carmigliano, Capo di Chino e i Ponti Rossi. Un ramo si portava sotto la porta di Donnorso e la croce di S. Patrizia e l’altro aggirato il colle di S. Elmo, proseguiva per Chiaia, Bagnoli, Pozzuoli e Baia, menando le sue acque a versarsi nella Piscina Mirabile (Miseno) (Cfr. G . Russo, Napoli come città, Napoli, 1866, pp. 87-88 note). Una iscrizione rinvenuta presso le sorgenti del Serino (Fons Augustei Acquae ductus) consente di conoscere il nome del suo costruttore (Cfr. A. MAURI, Romanità nella mostra, in "oltremare" Napoli, 7 giugno 1952).
(10) CHOUQUER, op. cit., p. 90, pp. 202-206.
(11) Un actus equivaleva a 120 piedi romani e corrispondeva a poco più di 35 m. Nell’ambito di ciascuna centuriazione i lati dei quadrati sono omogenei per dimensione, ma nel confronto con diverse centuriazioni i 20 actus oscillano fra un minimo di 705 m. ed un massimo di 710 m.
(12) CHOUQUER, op. cit., p. 217.
(13) Questa strada, larga così com’è oggi, risale ai tempi di Ferdinando II (1830-­1859): egli riprendendo il programma di opere pubbliche, fece costruire la strada del Cassano, che da Grumo portava alla consolare per Caserta, passando per Fratta e Cardito e, con un ramo (congiungendo Casandrino con S. Antimo), conduceva all’altra via consolare per Capua (Cfr. A.A. V.V., Storia di Napoli, op. cit., Vol. IX, pag. 648).