Moriani (1866) - Omaggio del popolo a Ruggero il Normanno, ritenuto fondatore di Afragola
(particolare del soffitto del salone delle adunanze del Comune di Afragola).

AFRAGOLA: Cenni storici e documenti

PREMESSA

Origini e principali vicende storiche

Si ritiene comunemente che Afragola sia stata fondata da Ruggero il Normanno nel 1140. Pare che questo Condottiero, li­cenziando nel 1139 le truppe, che per tanti anni lo avevano se­guito, avesse assegnato ad alcuni fedelissimi la «villa delle fragole», villa fragorum.
Lo storico aversano Alfonso Gallo, reca date di documenti afragolesi, che si riferiscono agli anni 1143, 1144, 1162, 1164. Dopo il 1200, - nella ricostruzione dei Registri angioini, bruciati dai tedeschi nel settembre 1943 - troviamo non pochi documenti che si riferiscono alla nostra città; e la indicano con i nomi di Fragola, Afragola, Aufragole.
Antichi villaggi, che sorsero sulla nostra terra, e furono poi distrutti, rispondono ai nomi di Arcopinto, Cantarello, S. Salvatore delle monache; siti popolari, ancora attualmente noti, rispondono ai seguenti nomi, che abbiamo ritrovato nelle carte dell'Archivio della Curia di Napoli: Sant'Angelo, Arcora, Santa Venera, Presanzano, Sanguinito, San Paolo, Arcopinto, Agno­ne, all'Arco, al Lavinaro, al Castello, alla Selva, Batagnano e altri, che esistevano attorno al 1500-1600.
Attardandoci in qualche ricerca su Afragola, abbiamo po­tuto accertare che il termine Afraore è contenuto, sin dal 1131, in un documento al quale diede luce il celebre storico Barto­lomeo Capasso.
Altro documento rintracciato del 1025, ci ricorda casali come Casoria, S. Pietro a Patierno, Arco Pinto (ora distrutto).
L'antichità del sito di Afragola può ben documentarsi da un'ara augustea, con un capitello finemente lavorato, in traver­tino; recava la dedica: Aug(usto) sacr(um). Il cippo era alto m. 1,17; la larghezza delle facce misurava m. 0,55 e m. 0,68.
Per molti secoli, aveva funzionato da paracarri nella zo­na del rione S. Marco; solo nel 1929, su indicazione del Can. Rocco Aspreno, che ne aveva informata la Soprintendenza di Napoli, fu rimosso; nel 1933, l'archeologo Matteo Della Corte ne dava dotta e ampia relazione negli Atti della Accademia Na­zionale dei Lincei. L'ara ricordava l'epoca in cui il Senato decre­tava, ad Augusto Imperatore, gli onori della Divinità. Forse fu­rono i nostri avi, antichi abitatori di queste terre, che la innal­zarono come un atto di devozione e forse anche di ringrazia­mento.
Infatti, lo storico Summonte, ci riferisce che, quando Au­gusto rifece le mura e le torri della Città, i napoletani gli eres­sero una statua, con la medesima iscrizione (Aug. sacr.), la cui base nel 1600 ancora si poteva osservare, nella strada dei Pel­lettieri.
Ma quale destino era riservato a quell'ara?
Nel 1949, in occasione delle celebrazioni in onore del poeta Gennaro Rocco, il nipote Aspreno avrebbe desiderato che il bu­sto marmoreo del poeta fosse stato innalzato su quel cippo marmoreo. Quale fu la sua sorpresa, quando seppe che quel masso aveva subito l'onta delle mazze di ferro degli operai, che abbisognavano di brecciame!
Nel 1343, vi sorgeva un grande castello, per disposizione, si vuole, della Regina di Napoli, la bella e fatale Giovanna I.
Afragola fu feudo dell'Arcivescovo di Napoli, Bernardo Caracciolo. Successivamente, dal 1386 divenne bene della famiglia Bozzuto. Nel 1575 riacquistò la libertà, avendo versato gli afragolesi la somma di 27 mila ducati al regio governo.
Era il tempo nel quale il re di Spagna, alla continua ricerca di aiuti finanziari per le continue ed interminabili guerre, ven­deva al migliore offerente i casali dei suoi possessi napoletani. Proprio per evitare una ulteriore vendita, nel 1621 gli afragolesi si riscattarono ulteriormente dal famelico fisco, versando altri 30 mila ducati.
Nel 1647, durante i moti di Masaniello, proprio per suo ordine, era giunto nella zona Giovanni Bozzuto, con molta gente armata, con l'intento di bruciare Afragola, che si era mante­nuta fedele al governo vicereale. Alla notizia, però, dell'avvenuta uccisione del «pescatore», i rivoltosi, invece di procedere all'in­cendio, fecero prigioniero il Bozzuto e lo condussero in catene in Castel Nuovo, macabremente scortato dalle teste mozze di tre suoi seguaci.
E' stata elevata al rango di città da oltre trent'anni.
Importanti scoperte di tombe di origine sannita sono state effettuate di recente sul suo territorio.

Uomini illustri

Afragola va giustamente orgogliosa di tanti suoi figli, che, nel campo della giurisprudenza, della medicina, delle lettere, degli studi teologici, seppero emergere ed imporsi.
Domenicano famoso fu DOMENICO STELLEOPARDIS, vissuto al tempo di Carlo III di Durazzo.
GIULIO CAPONE (1600), tenne la cattedra di Diritto Civile nell'Università di Napoli.
ANTONIO CASTALDO (1600), fu uomo di corte e storico insigne.
GIOACCHINO CASTALDO (1600), tenne in Napoli cattedra di Filosofia e poi di Medicina.
FABIO FATIGATI, GIOVANNI TOMMASO IOVINO, ANGELO CIAMPI furono insigni Docenti dell'Università di Napoli.
Insigne Pittore fu ANGELO MOZZILLO, fiorito nel '700.
Con eleganza classica, MICHELE ROCCO, nel 1700, tradusse le Bucoliche e le Georgiche di Virgilio in dialetto napoletano.
Nell' '800 si affermò nella poesia latina un Sacerdote, GEN­NARO ROCCO; a lui è dedicato un monumento in Piazza Gianturco ed una lapide ricorda la casa dove nacque, nella via che reca ora il suo nome.
Uomo di eccezionali virtù fu GENNARO FATIGATI che, con Matteo Ripa, fondò a Napoli l'Ordine dei «Missionari Cinesi»; fu confessore di S. Alfonso dei Liguori e revisore delle sue opere.
Letterato insigne e storico fu GIUSEPPE CERBONE, particolar­mente elogiato dal Giustiniani all'alba dell' '800.
Afragola fu patria di due vescovi, Vaccina e Laezza, e di due Abati Vallombrosiani, Ciaramella e Viscardi.
Sindaco di Afragola, Cons. Prov. e Deputato, fu, nella IIa metà dell'800, il patriota Antonio Guerra.
Per il Partito Popolare, fu Deputato al Parlamento Nazio­nale il notar Umberto Vacca, già sindaco di Afragola.
Brillante oratore sacro e conferenziere, fu il Sac. Vincenzo Marseglia, parroco di S. Giorgio e rettore del Seminario di Napoli.

Monumenti

Sulla strada provinciale, che mena a Casalnuovo, si trova la Chiesetta di S. Marco, malandata e vetusta, ma caratteristica per il grazioso campanile romanico, che l'accompagna.
Monumentale è il Santuario dedicato a S. Antonio, Patrono della Città, il cui culto è tenuto acceso nella laboriosa popola­zione dai benemeriti Frati Francescani, presenti, da oltre quattro secoli nell'annesso Convento e studentato.
Il Palazzo di Città è uno dei più belli della Campania: mae­stoso, severo, imponente. Nell'atrio, su un vecchio marmo, si possono leggere le disposizioni che regolavano la vita del casale. Il salone civico va superbo di un gigantesco affresco ottocente­sco, ispirato ad un'antica pagina di storia cittadina.
Altre antiche Chiese monumentali sono: quella di S. Maria d'Aiello, quella del Rosario, autentici gioielli d'arte; quella di S. Giorgio, al confine della città, a breve distanza dal celebre ca­stello. Notevole esempio di architettura religiosa moderna è la Chiesa dei Sacri Cuori.

Sviluppo demografico.

Le cifre relative allo sviluppo demografico sono sempre interessanti. Riportiamo quelle che vanno dall'anno 1797 al 1958:
Nel 1797, abitanti 13000; nel 1828, abitanti 15249; nel 1843, abitanti 15609; nel 1861, abitanti 16493; nel 1871, abitanti 17889; nel 1901, abitanti 22438; nel 1921, abitanti 23642; nel 1936, abi­tanti 28464; nel 1951, abitanti 37477, nel 1958, abitanti 44513.
Al 28 febbraio 1969 Afragola contava 51.531 abitanti.
Al 30 novembre 1969 contava 51.769; in 9 mesi si è potuto registrare un aumento di 238 abitanti.
Afragola è a m. 43 sul livello del mare.
La superficie territoriale è di Kmq. 18 e mq. 49221.
La superficie agraria e forestale è di Kmq. 16, ha 85.
La superficie improduttiva è di Kmq. 1 ed ha 20.
Tra i «cittadini onorari», Afragola annoverava Enrico De Ni­cola, luminare del foro napoletano, eletto deputato la prima volta, nel nostro Collegio, e poi Primo Presidente della Repub­blica Italiana, ed il Card. Alfonso Castaldo, arcivescovo di Na­poli, una delle più belle figure di filantropo e benefattore, nativo della vicina Casoria.

Economia

Afragola, sopravvissuta nel tempo ai vari casali, che intor­no le fiorirono (si pensi ad Arcopinto, già fiorente intorno al 1000), ha sempre avuto economia essenzialmente agricola.
La superficie sulla quale si estende è vastissima; prodotti principali sono: cereali, ortaggi, frutta. Notevole la produ­zione del vino, anche se di gradazione alcolica scarsa.
Limitata l'attività industriale ed artigiana. Notevole quella commerciale.

Istituzioni socio-educative

Nell'antico Castello ha sede un fiorente Centro religioso-­educativo, diretto dalle Suore Compassioniste. Degna di nota è pure la Casa religiosa dei Padri dei SS. Cuori, i quali per vari lustri si sono dedicati all'istruzione della gioventù locale, spe­cialmente tramite una loro fiorente Scuola Media.
Particolare interesse riveste una nuova rete di opere so­ciali, volute dalla Congregazione di Cristo Re, la quale ha crea­to, tra l'altro, una imponente e modernissima clinica.
Le Suore Adoratrici della Croce dirigono un Orfanotrofio maschile, ed una Scuola elementare parificata.
Le Suore Compassioniste dirigono un Orfanotrofio femminile, ed una Scuola elementare parificata, con Asilo.
Le Piccole Ancelle di Cristo Re (fondate dalla Rev.ma Madre Antonietta Giugliano, nostra illustre concittadina) dirigono un mendicicomio per vecchi e vecchie, oltre la Clinica S. Pio X. Le Ancelle del S. Cuore dirigono una Scuola elementare, con Asilo.
I Padri Vocazionisti officiano la Chiesa di S. Michele.

Feste e folklore

Feste tradizionali sono quella di S. Marco, che si celebra nell'omonima antica chiesetta, ai confini del paese, e quella di S. Antonio, solenne per sfarzo di luminarie e manifestazioni varie.
Molto successo riscuote la tradizionale sagra artistica del lunedì in albis, quando, nella piazza principale, vengono pre­miati i migliori quadri, tutti di notevoli dimensioni e quasi sem­pre di soggetto religioso, recati da squadre di devoti, in caratte­ristici costumi, diretti alla Madonna dell'Arco.

Nota bibliografica essenziale:

CHIANESE: Gli antichi Casali di Napoli, Napoli, 1938.
M. DELLA CORTE: Atti della R. Accademia Naz. dei Lincei (vol. VIII, Serie VI, fasc. 7-8-9), Roma, 1933.
M. SCHIPA: Il Mezzogiorno d'Italia anteriormente alla Monarchia, Bari, Laterza, 1923.
B. CAPASSO: Monumenta ad Neapolitani ducatus Historiam pertinentia, etc., Napoli, 1892.
A. GALLO: Aversa Normanna, Napoli, 1938.
G. CASTALDI: Memorie storiche del Comune di Afragola, Napoli, 1830.
L. GIUSTINIANI: Dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli, Napoli, 1802.


DOCUMENTI

I documenti che pubblichiamo sono frutto di ricerche di archivio o dell'esame di opere antiche, oggi pressoché introva­bili. Taluni vedono la luce per la prima volta e sono perciò di notevole interesse per quanti coltivano gli studi storici comunali.
Essi vanno dal 1100 fino al 1700 e riguardano le origini di Afragola; danno notizia del suo sviluppo economico e di quello di altri villaggi della zona; pongono in risalto le condi­zioni sociali tipiche delle varie epoche.

I - «In peculiari strictim sumta Liburia ortum versus Gual­dum erat s. Angeli eiusque casa, seu villa, parumque ab ea di­stabant Puczianum, Calevanum (fort. Caivano) et Fossulae s. Felici quae curtes dicebantur: ibique Ecclesiae s. Marci et s. Cosmi in Silicitu, ubi etiamnum in pertinentiis Caivani ad­pellatio perseverat. Occasum versus erat villa Santacuti et Santaguza adpellata (fort. a corrupto s. Acutii mart. nomine), Vicus, Gualdum Patriense, villa Cesarana, et Mortuli, atque Ec­clesiae s. Pauli et s. Sossii in Silice (scilicet prope consularem viam seu Campanam) et s. Benedicti in Patriensi. Boream versus ea nempe parte, qua Clanium spectabat, villarensis Vicus extabat (fort. ab aliquo Herenniae familiae veteri monumento), Locus Pe­trariu (ab silicíbus viarum, consularium vel Cumas vel Puteolos tendentium) Casa Gentiana, Gualdum de Iulendo in Gentiana, Casa vetere de Liburia in Gentiana, et s. Benedicti (loca non longe ab oppido Juliani) Rusianu (fort. Rosciano et Lusciano) Casale de Pisenna (Casapesenna) Ferrumanu et Ferraianu, Casale Mictuli, et Casapessuli in Gallinaria, Carpenetu de Massa Pa­triense; ibique Ecclesiae s. Tammari, s. Castrense, s. Mauri, s. Angeli, et s. Elpidii, aliaque. Australi e parte locus ad Quartu, Gructula, ad Ninfis, Baccanu, Piscinula, Majanu, (fort. Miano) Casagaura, et Casaura, Mellanu, Campu S. Severi, et S. Pantaleu in Quartu, ad Arcora fine nostrae Liburie (fort. ad Arcum Cu­marum, vulgo l'Arcofelice) aliaque ... Ea sunt s. Carsii qui nunc etiam vocitatur: in campu de' Calevanu (Caivano) S. Angeli in Gualdo (fort. il Bosco di S. Arcangelo) Puctianu (Casa puzzana): in Carditu, et Casavetere: Mellianu, Melanu, et Mellajanu (fort. Melito): Casuri, Casuria, (Casoria): Cerinaru (Carinaru); Gri­cinianu (Gricignano): Tuberoli (Teverola): Nevanu (Nevano); Casagrumi: in Campu S. Marci et Rogulito (loca quidem prope oppidum Afragola): in Pomelianu (Pomigliano): in Castru ve­tere de Atellis Ecclesia S. Mariae de Liberatis subdita Ecclesiae S. Elpidi (vulgo S. Arpino): in Merulanu (Marigliano): Cam­pusanu: Bruscianu: ad Cisterna, Marezianu, Gualdu de Can­cellis, Lavardu, Campu S. Felcis, aliaque, quae hodie ad nolanum territorium spectant, nomenque suum servant».
Il documento riportato è del Pratilli, un dotto canonico del casertano, del quale si è interessato lo storico Nicola Cilento, in un pregevole studio: «Un falsario di fonti per la storia della Campania medievale: Francesco Maria Pratilli (1689-1763)», in Arch. Stor. Prov. Nap. a XXXII, 1950-51, n.s. pagg. 119-135. Qualche abbaglio del Pratilli può giustificarsi con i tempi stessi in cui scriveva; non però oggi. Tuttavia la «dissertatio de Liburia» raccoglieva larga messe di studi e di ricerche. Abbiamo seguito la lezione data da Gaetano Parente «Origini e vicende ecclesiastiche della Città di Aversa. Frammenti storici di G.P. etc.» vol. I, (Napoli, tip. di G. Cardamone, 1857), pagg. 304-305. Molti storici hanno riportato questo documento; si tratta - no­ta il Parente - di villaggi e terre nella Liburia, esistenti dal V secolo in avanti e che il Pratilli ricavò da carte, da Cedolari dei bassi tempi e da altre scritture, del tempo in cui i Longobardi occupavano le nostre regioni. Non si parla di Afragola, bensì di «Campu S. Marci» e «Rogulito», che sorgevano con altri «ca­sali», sulla vasta superficie ove ora è Afragola.
II. - Del piccolo villaggio di Arcopinto abbiamo letto un documento del 1025, che vide luce nel secolo scorso (1).
Nel documento incontriamo vari nomi di villaggi già allora esistenti come per es. Arcupintum (Arcopinto), Casa aurea (Ca­soria), paternum ad Sanctum petrum (San Pietro a Patierno). Si tratta di benefici di fondi rustici assegnati al ven. Abbate del monastero dei ss. Sergio e Bacco, di Napoli.
«... certum est nos cicino qui nominatur russo filio quondam palumbi qui fuit habitator de loco qui vocatur arcupintum: et gregorius qui nominatur capuburria sante neapolitane Ecclesie filio quondam leoni hoc est cognatis abitator in loco qui vocatur casa aurea ipsius neapolitane ecclesie; a presenti die promtis­sima voluntate promittimus vobis domino gregorio venerabili igumeno monasterii sanctorum sergii et bachii: qui nunc con­gregatus est in monasterio sanctorum theodori et sebastiani qui appellatur casapicta situm in viridarium et at cunta santa et venerabili vestra congregatione monachorum memorati sancti et venerabilis vestri monasterii propter integris terris vestris memorati vestri monasterii positis super clibum in loco qui vocatur paternum ad sanctum petrum ... (si elencano poi i vari appezzamenti di terreno; alla 6a porzione, poi, così nota il testo del documento) ... una cum arvoribus fructiferis vel infructiferis et cum portione vestra de illa piscina maiore comunalem de memorato loco paternum qui est iusta ecclesia sancti petri apo­stoli ....».
Come si evidenzia, il luogo paternum, si trovava presso una chiesa dedicata a S. Pietro.
III. - Degli antichi centri abitati, preesistenti ad Afragola e poi con questa fusi, in un più vasto «casale», si interessò il Chiarito (2). Oltre Arcopinto, va ricordato Cantarello, San Salvatore delle Monache. Nota, in proposito, il Chianese, in «I casali antichi di Napoli» (pag. 25):
«Si ritiene che Afragola sia sorta o che si sia slargata sulle rovine di Arcopinto e di Canterello; ma ciò non è esatto perché Afragola era già sorta ai tempi di Federico II, e Arco­pinto esisteva ancora a quei tempi, e Canterello anche dopo, perché se ne fa cenno in un diploma dei tempi di Carlo II. Per giunta questi due casali furono a tale distanza l'uno dall'altro, che alla loro distruzione non fu possibile che il casale di Afragola s'ingrandisse occupandone le rovine. Infatti, Arcopinto ha la­sciato il suo nome a un luogo che è a qualche distanza da Afra­gola, e lì è da presumere che fosse il casale, ed oggi Canterello si dice un luogo verso il Salice, lontano da Afragola anche più di Arcopinto. Si può soltanto ritenere che alla distruzione di essi, gli abitanti superstiti abbiano accresciuta la popolazione di Afra­gola, che pagava 5 once e tarì 10; mentre Frattamaggiore ne pagava tre, Marano e Panicocoli molto meno».
Ai primi del 1300, Arcopinto ancora esisteva; infatti nelle «Rationes» della Campania (3) si parla a pag. 288 d un «Pre­sbiter Petrus de Arco Pinto pro beneficiis suis tar IIII 1/2 (pagava, cioè, per il suo beneficio 4 1/2 tari (3 once, X grane).
Nel 1950, il Conte Riccardo Filangieri, a distanza di appena un settennio dalla distruzione del materiale dell'Archivio di Stato di Napoli, che gli eventi bellici avevano consigliato di metter al sicuro in una Villa di San Paolo di Belsito, ove, purtroppo, era stato dato alle fiamme da una pattuglia di tedeschi che an­davano esercitando le loro cieche rappresaglie, dava inizio alla ricostruzione dei Registri Angioini (4). Sfogliando i 28 volumi, nei quali essi sono raccolti, ci è toccato, non poche volte, veder citato Afragola, in un arco di tempo piuttosto breve, svolgentesi dal 1265 al 1286, come si noterà dalle citazioni che seguono.
IV. - La Badessa del Convento delle monache di S. Festo in Napoli, che possedeva, in agro di Afragola molteplici possedi­menti, per i quali veniva pagato annualmente alla Curia Regia la somma di 40 tarì, chiede in un esposto al Sovrano di non subire aumento ed il Re dispone che non si pretenda di più «(Carulus etc. Secretis etc.). Ex parte abbatisse et conventus mo­nialium Sancti Festi de Neapoli fuit (expositum) quod, cum ipse in territorio Neapolis, in loco qui dicitur Fragola, eiusdem mona­steri nomine, teneant et possideant arbusta terras et possessio­nes alias, pro quibus retroactis temporibus annis singulis Curie nostre censum XXXX tarenorum Amalfie ... et solvere in poste­rum sunt parate, nunc compalatii civitatis Neapolis ab abbatissa et conventu maiorem censum extorquere nituntur ... (ideli­tate) t(uae) (mandamus) quatenus, vocatis compalatiis qui fuerunt in civitate Neapolis temporibus retroactis, scientes plene veritatem pred. census, et inspectis privilegiis monasteri ... (si) abbatissa ... censum ... persolverit ... nichil ultra pred. compalatios permittatis exigi ab eisdem. Datum Neapoli, XIV novembris, XIII ind.
V - «Secretis Principatus, mandant quatenus episcopo aver­sano decimas proventuum demaniorum et baiulationis averse et reddituum ville Afragole ... exsolvant (Dat. ... novembris)».
VI - «Mandat ut Episcopo Aversano solvat «decimas pro­ventuum baiulationis Averse et redditibus etiam ville Afragole, de tenimento neapolis», Dat. Averse, V octobris I Ind.
VII - «Episcopus Aversanus redditus habet in villa Afragole, de tenimento civitatis Neapolis».
VIII - «Iustitiario Terre Laboris mandat ut Episcopo Aver­sano satisfiat de decimis baiulationis Averse et de redditibus ville Af ragole».
IX - «Mandatum pro Iacobo, scriniario neapolitano cler. et nepotibus suis, de quibusdam bonis eorum in pertinentiis Afra­gole».
Abbiamo riprodotto dai Registri angioini ricostruiti queste testimonianze, dalle quali si evidenzia come già nel 1200 il no­stro paese si indicasse col nome di Afragola; ad Afragola fin d'allora il vescovo di Aversa contava particolari redditi.
X - «Scriptum est eidem Iustitiario etc. Cum quedam ani­malia et quedam alia mobilia quorumdam hominum casalium Neapolis vid. ville Aufragole, ville Casaurie, ville Arzani, ville Lanzafini et ville Panicoculi, quorum hominum nomina subscri­buntur, per te nuper seu de mandato nostro ... capta, occasione collecte que per Curiam nostram petitur ... volumus hominibus ipsi restitui, recepta in M. Curia ... ab eis ... fideiussoria cautione de restitutione animalium et mobilium eorumdem ubi Curia nostra providerit seu de mandato nostro processerit speciali; f.t. ... mandamus quatenus eisdem hominibus, seu procuratori eorum ... animalia ipsa et mobilia capta ... facias ... restitui. No­mina ipsorum hominum sunt hec vid.; in villa Aufragole, Fre­dericus Castaldus, Robertus Tubinus, Andreas de Tamaro, Jo­hannes de Presbitero, Peregrinus de Presbitero, Jacobellus de Dopno Petro, Stephanus Fallata, Composita mulier, Pascalis Campaninus, Anselmus Tubinus et dopna Pellegrina; in villa Casaurie, Jacobus Tarallus, Sergius de Manturo, Jacobus Manconus, Petrucius Manconus, Petrus Gayetanus; in villa Arzani ... in villa Lanczafini ... ; in villa Paniscoculi ...»
Si tratta di un provvedimento di una certa importanza: cioè erano stati sequestrati bestie e beni mobili ad alcuni uomini dei casali napoletani (Afragola, Casoria, Arzano, Lanzafino, an­tico casale del tempo, Villaricca), in occasione di una colletta (tributo) che si doveva alla Magna Curia della Città; la Cu­ria poi, dietro cauzione, ne dispone la restituzione o ai diretti possessori, o anche ad un loro procuratore. Si riferiscono, come si vede, anche alcuni nomi di afragolesi, e di casoriani.
XI - Di un tal «Petrus de Afragola», di residenza a Trentola si parla in altra documentazione angioina.
Vol. XVIL (1275-1277). Di Petrus de Afragola de Trentula, mutuatore in Aversa si dice che pagava «unciam unam»; del medesimo si dice «de villa Trintule», e che pagava tarì 16, gra­na 18 (cfr. pag. 15, del vol. XVII).
XII - Nel vol. XX (1277-79) (pag. 119, n. 194), così leggiamo: «Mentio Pauli et Thomasii Scocti de Neapoli qui possident non­nulla bona in Afragola» (Paolo e Tomaso Scotto possedevano be­ni in agro di Afragola). Più oltre (pag. n. 189) leggiamo: «Mentio Neapolis de pheudo in casali Afragole in loco qui dicitur a la fratta et petiarum terrarum laboratoriarum de feudo pred. et possessorum ipsorum» (si parla del feudo nel casale di Afragola, nel luogo detto «a la fratta»; il feudo consisteva in alcuni appezzamenti di terreno lavorativo). A pag. 106, n. 137 è riferito un ampio documento, che così recita: «Scriptum est eidem (Iustitiario Terre Laboris) etc. Cum certos homines de vil­la Casorie et villa Afragole de territoro neapolitano quos cepisse diceris ratione cuiusdam quantitatis pecunie quam ab eis pro parte Curie nostre petebas de residuo collectarum preteriti temporis, mandaverimus liberari, fideiussoribus sub certa forma re­ceptis tam pro parte ipsorum captorum quam aliorum quorum­que fideiussorum ipsorum nomina subscribuntur, de stando iuri et iustitiae faciende et cognitioni eiusdem Curie nostre ac de iudicato solvendo, ita quod eis nulla innovatio fiat, sine mandato nostri Culminis speciali, donec ... fuerit questio firmata que de hominibus ipsis inter procuratores Fisci nostri, ex una parte et ven. patrem Ayglerium neapolitanum archiepiscopo ex altera, in ipsa Curia nostra pendet f.t. (fidelitati tue) ... mandamus quatenus dictos captos receptis presentibus liberes et donec tibi aliud super hoc Excellentia nostra mandaverit tam homnibus ipsis quam subscriptis aliis de quibus, ut predicitur, questio ipsa pen­det nulla ratione pecunie collectarum ipsarum seu cuiuscumque subventionis facias novitatem nec eos molestes propterea vel mo­lestari patiaris et si contra homines ipsos vel eorum aliquis ra­tione predicta ad aliquid processisti, facias ad statum pristinum revocari. Nomina hominum ipsorum captorum de villa Afragole et Casorie sunt hec vid:
Bartholomeus de Magistro, Nicolaus Rictius, Bartholomeus Pica, Angelus de Simone de Villa Casorie, Federicus Castaldus de Villa Afragole, item aliorum hominum nomina sunt hec vid.: ...»
Tra i nomi elencati, leggiamo di un tal «Rainonus de Luca et fratres eius qui habitant in Salvatore de monialibus ... Sergius Riccius qui habitat in villa Fracte (Frattamaggiore)». Salvatore del­le monache era un altro casale, poi distrutto, nel distretto di Afragola; con la distruzione, i superstiti vennero a incrementare Afragola. Non sappiamo quando finì il piccolo casale. Non com­pare più dopo il 1300. Al documento ora ricordato seguono lun­ghi elenchi di nomi di cittadini di Casoria (cfr. pag. 107), di Afragola (pag. 107); a pag. 108, si nomina un tal «Pascalis Mutus de casali Afragole». Vi si riferiscono ancora nomi di cittadini di Lanzasino, Arzano, Casandrino, Secondigliano, Carpiniano, Panicocolo (o Villaricca). Si tratta di citazioni importanti, consi­derato l'anno (1277 - 1279).
XIII. - Nel vol. XXI (1278 - 79) dei Reg. Ang., leggiamo di un «mandatum pro revocatione bonorum pheudalium sitorum Nea­poli olim concessorum Goffredo Coco et bona sunt ...» (pag. 37, nu­mero 133); nell'elenco non manca un accenno anche ad Afragola: «bona iuxta terras Philippi Protonobilissimi mil.» (militis). Più avanti si legge: «mentio Bonaiuncte de civitate Firmana, cui donantur nonnula descripta et confinata bona in Neapoli et eius Casalibus ... item in Afragola petia terra una». Il doc. è del ­28-1- 1278 (pag. 80, n. 19).
Anche nella ricostruzione delle fonti aragonesi leggiamo alcune notizie, che riguardano Afragola (5): Petri et Alexandri et aliorum de Villa Afragola, datio bonorum insolutum, taxata tarenos quatuor (pag. 80, n. 363; 4 feb. 1470, Napoli).
Perri Mangoni et notarii Alexandri eius filii, de Afragola, salviconductus pro debitis pro tribus annis taxata tarenos duo­decim (pag. 85, n. 441; 5 marzo 1470).
Nannis de civitate Teatina, lictera executoria contra Marinum de Afragola taxata tarenos sex (pag. 147, n. 1057; 24 aprile 1470).
XIV - Lo storico Bartolomeo Capasso, nei suoi «Monumenta» (6), così presenta l'antica ubicazione di Afragola: Ad mille passus circiter a Fracta mayori versus Neapolim et ad orientem tunc tem­poris extabat Arcupintum, cuius loci nomen tantum superest, et Cantarellum, ubi prope locus Gualdum seu Gualdellum, ecclesia S. Salvatoris, obedientia monasteri S. Gregorii mayoris a qua deinceps quidam vicus s. Salvatoris de ille monache dictus fuit. In viciniis nunc occurrit Afragola, tunc Afraore, ex illorum lo­corum destructione adauctum. Ibi campus S. Severini et formae veteris aquaeductus, unde Cantarelli supra memorati nomen.
XV. - Un interessante documento, che risale al 1131, fu sco­perto dal citato storico Bartolomeo Capasso (7). Il documento inizia così: Nos Sergius in Dei nomine .... Del doc. è da eviden­ziare che è l'unico, tra quelli del Ducato, che sia scritto in ca­ratteri longobardi. Esso sfuggì allo storico Castaldo, nel 1830, quando vennero pubblicate le «Memorie storiche del Comune di Afragola». E', infatti, del 1131, la prima menzione di Afragola, detta allora Afraore:
... nec non concedimus bobis et per vos in ipso vestro mo­nasterio idest integru campu de terra suprascripti vestri mo­nasteri positum vero in loco qui nominatur cau... in suprascripto loco Afraore coherente sibi a parte orientis via publici et a parte occidentis est ... Lo stesso storico ci ragguaglia sulle indi­cazioni dei villaggi, esistenti ai tempi in cui il documento fu steso; esse riguardano: Licinianum foris arcora, Terra sancti arcangeli, Cantarellum, Salbatore de ipso monasterio, Terra ecclesie sancti martini, Terra ecclesie Sanctae Marie quae appellatur hat salitum de summa platea, Ciranum terra ecclesie Sancti Arcangeli, loco qui nominatur Munianum, Crispanum, lo­co qui nominatur Calbectianum, loco pulianum, Terra Sancti Georgi, terra Sancte Marie, terra de illi de arcum, Fractula, Caloiane, loco qui nominatur Afraore (8).
XVI. - I casali di Napoli. a) Secondo B. Capasso, nell'ager neapolitanus, si trovavano i seguenti villaggi:
1) Pausilipus; 2) Foris Gryptam; 3) Suttuscaba; 4) Planuria; 5) Antinianum ad illa Conucla; 6) Caput de Monte; 7) Secun­dilianum; 8) Miana; 9) Claulanum; 10) Pulbica; 11) Balu­sanum; 12) Maranum; 13) Calbectianum; 14) Granianum pictu­lum; 15) Munianum; 16) Cuculum; 17) Caloianum; 18) Iulianum; 19) Malitum; 20) Malitellum; 21) Carpinianum; 22) Casandrum seu Casandrinum; 23) S. Anthimus; 24) Fracta; 25) Grumum; 26) Ar­cupintum; 27) Cantarellum; 28) Afraore; 29) Artianum; 30) Lan­ceasino; 31) Casauria; 32) S. Petrus ad Paternum seu Paternus ad S. Petrum 33) Arcora; 34) Pomilianum foris Arcora; 35) Lici­nianum foris Arcora; 36) Paccianum foris Arcora. (9)
b) Un altro elenco di casali può ricavarsi da una carta, che contiene un ricorso dei popolani di Napoli e dei revocati dei suoi casali, circa il pagamento di alcune collette, e la decisione del Tribunale della Magna Curia, adottata nel 1268. I casali citati appartengono al periodo svevo. Non deve essere completo l'elenco in quanto non in tutti i casali del territorio napoletano si tro­vavano i revocati (10); che avevano avanzato ricorso; il seguente elenco è stato compilato seguendo un vecchio cedolare di epoca angioina, dal Del Pezzo (11); l'ordine è quello registrato dal cedolare:
1) Turris Octava; 2) Resina; 3) Portici; 4) Sanctus Anellus de Cambrano; 5) S. Georgius; 6) S. Joannes ad Tuduczulum; 7) Casavaleria; 8) Sirinum; 9) S. Ciprianum; 10) Ponticellum ma­gnum et parvurn; 11) Tertium; 12) Porclanum; 13) S. Petrus ad Paternum; 14) Porzanum; 15) Casoria; 16) Canterellum; 17) A­fragola; 18) Arcus Pintus; 19) Fracta major; 20) Casandrinum; 21) Grummum; 22) Arzanum; 23) Casavatore; 24) Lanzasinum; 25) Secundillyanum; 26) S. Severinus; 27) Mjanella; 28) Myana; 29) Pollanella; 30) Piscinula; 31) Marianella; 32) Polvica; 33) Pla­yanum; 34) Vallisanum; 35) Turris Marani; 36) Maranum; 37) Carpignanum; 38) Panicocolum; 39) Malitellum; 40) Coliana; 41) Planura; 42) Posilipum; 43) Succavus.
c) Lo storico Summonte (12) dava, ai suoi tempi, la riparti­zione dei casali, nel modo che segue: 9 casali sono quasi nel lido del mare; 10 dentro terra; 10 nella montagna di Capo di Chio (Ca­podichino) a Capo di monte; 8 nelle pertinenze del monte di Posillipo. Afragola, è inclusa nei 10 casali del dentro terra (Fra­gola, Casalnuovo, Casoria, S. Pietro a Patierno, Frattamaggiore, Arzano, Casavatore, Grumo, Casandrino, Melito).
Anche il Pacichelli (13) presentava, ai suoi tempi, un elen­co di 44 casali; fra i quali, nominava: S. Pietro a Paterno, La Fragola, Lo Salice, Casalnuovo, Cardito. Il Pacichelli dà la nu­merazione vecchia, accanto a quella nuova, dei fuochi della Pro­vincia di Terra di Lavoro. Così, ad es. Cardito passa da 133 fuo­chi (o famiglie) a 230, nella nuova; Casalnuovo, da 4 a 33; Cri­spano, da 130 a 106; Casolla Valenzana, da 27 a 45; Casapuzzana, da 51 a 32; Pascarola, da 108 a 93; Sant'Arcangelo, da 9 a 2.
d) Al tempo del Viceregno Spagnolo, la popolazione dei ca­sali raggiungeva le 10.000 unità, la quarta parte di quella di Napoli. Ciò nel 1506. Col crescere della popolazione, diminuì il numero dei casali: alcuni vennero inclusi nella cinta di Napoli, altri furono distrutti, altri ancora, ingrandendosi ciascuno per conto proprio, si avvicinarono fra loro fondendosi, o assorbendo il casale maggiore quello minore. Così Sanctus Anellus, Casavaleria, Sirinum, S. Ciprianus, Cantarellum, Lanceasinum, S. Seve­rinus, Vallisanum, Turris Marani e Carpignanum sparirono a vantaggio di altri casali come: Barra, Marano, Afragola, Casoria. Generalmente, i casali dei tempi vicereali si fanno salire a 36.
e) Dagli Atti di una Santa Visita del 1600 - come riferisce il Del Pezzo - troviamo registrata la popolazione di alcuni casali del napoletano, e quindi dipendenti dalla Archidiocesi di Napoli: 1) Torre del Greco, abitanti 10.000; 2) Resina e Portici, ab. 3.700; 3) S. Giorgio a Cremano, ab. 400; 4) Boscotrecase (che è un nuovo casale), ab. 1.500; 5) S. Giovanni a Teduccio, ab. 1.200; 6) Barra, ab. 1.000; 7) Ponticelli, ab. 1.300; 8) Afragola, ab. 800; 9) Arzano, ab. 1.500; 10) Secondigliano, ab. 1.000; 11) Casavatore, ab. 1.500; 12) Casoria, ab. 1.600; 13) Casalnuovo, ab. 550; 14) Calvezzano, ab. 700; 15) Marano, ab. 500; 16) Piscinola, ab. 400; 17) Maria­nella, ab. 800; 18) Polvica, ab. 400; 19) Panicocoli, ab. 700; 20) Miani, ab. 1.000; 21) Chiaiano, ab. 250.
XVII. - Ad Afragola abbondavano, nel '700, i bestemmiatori. All'uo­po provvide drasticamente il Governatore del Casale, Don Ema­nuele M. Sanvisenti, il quale fece erigere nella pubblica piazza un poggio; su di esso, da una parte fece collocare un collare di ferro; dall'altra, un mordacchio di legno; al centro un bando contro i bestemmiatori: egli paragonava, così, alle bestie quella popolazione, la quale, però, respinse l'oltraggio ed inviò una supplica al sovrano, allegando i motivi per i quali riteneva doversi abbattere il poggio ed eliminare un sì infamante spettacolo: L'U­niversità «non si oppone alla esecuzione delle Regie Prammatiche fulminate contro i bestemmiatori, ma crede doversi eseguire secondo vuole la legge, senza tollerarsi intanto un passo dato dal detto Regio Governatore, senza permesso della Maestà Vostra, passo che tende all'avvilimento di una numerosissima e colta populazione». (Real Camera di S. Chiara, 28-7-1786; Bozze di Consulte, vol. 584) (Arch. di Stato di Napoli).
XVIII. - Nel 1737, cessava di esser Governatore di Afragola il Barone di Calimera. Ma, «per diversare le cose e trapazzare li poveri cittadini» non volle render conto della sua amministra­zione né dar sindicato, nel luogo dove aveva amministrato la giustizia, secondo le Regie Prammatiche. L'Università, fatto ri­corso alla R. Maestà, il Presidente del Sacro Regio Consiglio pro­pose che al detto Barone Calimera non fosse conferito nessun altro incarico, se prima non avesse reso conto alla Città della sua amministrazione; per il che avrebbe dovuto andar sul posto, anche se temeva di ricever percosse dagli Afragolesi: «quando no haja temor de poder ser atropellado». (Segreteria di Giustizia, f. 24, a 1737; A.S.N.).
XIX. - Un notaio originale di Afragola.
Nel giugno 1742, i cittadini di Afragola presentano al S.R.C. un esposto contro un tal Gennaro Putio, un ignorante che preten­deva esercitar l'ufficio di notaio. L'esposto «representa la fal­sedad, que hizo Genaro Putio para exercer el officio de Notario, come actualmente lo exerce en aquella tierra, haviendo hecho comparecer en el examen otra persona baxo nombre suyo, y sien­do el dicho Gennaro ignorante. Hazen instancia paraque deva examinarse, y encontrandose, sea privado del oficio, y castigado par la falsedad». (A.S.N. - Segr. di Gr. e Giustizia, fascio 31).
XX. a) Fin dal 1500, fiorì ad Afragola il commercio della canapa, del lino, e la lavorazione dei cappelli. Nell'ottobre del 1508, un mercante, Giovanni Marco di Cava dei Tirreni, abitante in Napoli, poteva ottenere la restituzione di una quantità di lino, acquistata nel casale di Afragola, per portarla alla fiera di Saler­no. Il lino gli era stato sequestrato dal guardiano della Dogana di Napoli, ma a torto; infatti il casale era franco dal pagamento dei diritti di Dogana per regia privilegia (A.S.N. Sommaria, Nota­menti, vol. 8, 144).
b) Un grossista afragolese era, nel '700 tal Nicola Tuccillo, che commerciava «canape». Dovette presentare un esposto al Re, avverso l'Amministratore di Afragola, il quale pretendeva che si pesasse nel casale anche il canape che doveva esser esportato: «l'antico solito» era «di pesarsi nella dogana di questa capi­tale». Al Re egli domanda farsi osservare il solito, senza ammet­tersi novità. In data 20-X-1778, il Re fece rimettere il memoriale al Sopr.te Gen.le della Reale Azienda.
c) La produzione dei cappelli avveniva ad Afragola su vasta scala, e venivano esportati, insieme alle scarpe, fin nelle Ameri­che. Dai documenti della «Sezione Giustizia», è frequente leg­gere di afragolesi che lavoravano ai cappelli. In un esposto al Sopr.te Gen.le della R.le Az.da (in data 15 novembre 1782), D. An­tonio Cesali e D. Tomaso de Martino domandano la franchigia sui generi che devono imbarcare per l'America con l'opportuna pleggeria che essi daranno al Mastrodatti di Dogana, che cioè quella merce giungerà effettivamente nelle Americhe. La nave Polacca, destinata a questi trasporti, si chiamava «La Madonna delle Grazie e le Anime del Purgatorio». Tra gli altri carichi di generi, fatti nel napoletano: da Nola, castagne e nocelle; da Aversa, candele di sivo; da Torre Annunziata, pasta fina; da Napoli 700 cappelli fini; da Afragola, 500 cappelli e 400 paia di scarpe; da Casoria, cannavaccio; da Pozzuoli, 150 botti di vino (14).
XXI. - Valore di stima dei Casali napoletani per la vendita, a metà del '600 (A.S.N. Sez. Giust. 1442 - 12; la valutazione è espressa in ducati, tarì, grane):

Afragola2980814
S. Pietro a Patierno5560414
Secondigliano640734
Casoria11826318
Casandrino7056310
Frattamaggiore3443315
Arzano516526
Nevano733412
Grumo2766114
Marano20238314
Pianura5927112
Soccavo434548
Mugnano39792-
Panecocolo6688-14
Calvizzano375316
Miano - Mianella7931412
Chiaiano206031
Melito4008114
Piscinola2822315
Marianella1975415
Polveca2371-9
Barra - Serino12476214
Sto Iorio a Clamano3725419
S.to Sebastiano2737114
Ponticello987938
Casalnuovo618143
Torre del Greco21672416
Bosco5615418
Torre dell'Annunziata344244
Resina10949116
Portici626444
S.to Giov. a Teduccio39504-


Dal quadro, ora riferito, si evidenzia la importanza di Afra­gola, valutata, tra i casali napoletani, per il massimo prezzo. Nel periodo vicereale era frequente la vendita dei casali per rimpin­guare le finanze dello Stato, purtroppo sempre esauste! Frequen­ti erano, poi, i donativi alla corona: a metà del 600 ad esempio bisognava raccogliere, nel viceregno, la somma di un milione di ducati per un ennesimo omaggio al Re di Spagna.

Concludiamo dando un elenco di cittadini nostri, che nel '600 tennero la carica di sindaco, nella università (o Comune). Li ab­biamo raccolti da documenti del «fondo Giustizia» A.S.N.:
Marco Castaldo, Mario Castaldo, Iacovo Romano, Iacovo Castaldo, Domenico Peterlese, Lelio Castaldo, Mauro Della Iezza, Giacinto di Costanzo, Domenico Antonio Cimmino, Giuseppe An­tonio de Laiezza, Giulio Calienno, Stefano Moccia, Andrea Basso, Domenico Antonio Cimmino, Giulio Castaldo, Giacinto Castaldo Tuccillo, Giulio Cesare di Laezza, Giuseppe d'Ipolito.


M. De Gregorio - L'Asilo infantile
(olio conservato nella Casa Comunale di Afragola).

Note:
(1) Cfr. Regii Neapolitani Archivi Monumenta edita ac illustrata; Nea­poli, ex Regia Typographia MDCCCXLIX, vol. IV, pag. 182, etc. documento CCCXXVIII, anno 1025.
(2) Commento Istorico - Critico - Diplomatico sulla costituzione «De instrumentis conficiendis per curiales» dell'Imperatore Federigo, opera postuma del Dottor D. Antonio Chiarito. In Napoli, MDCCLXXII, a spese di Vincenzo Orsino, etc., a cura del figlio Gennaro Chiarito; cfr. P. III, cap. I: Dell'estensione dell'antico territorio della nostra città.
(3) Studi e testi, 97; Rationes Decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV; Campania, etc. Città del Vaticano 1942.
(4) I Registri della Cancelleria Angioina ricostruiti da Riccardo Fi­langieri con la collaborazione degli archivisti napoletani. Il l° volume, comprendente documenti ricostruiti (1265-1269), vide la luce a Napoli, nel 1950, per l'Accademia Pontaniana; il XXVIII (1285-1286) ha visto luce nel 1969.
(5) Fonti Aragonesi, vol. III; presso l'Accademia Pontaniana; 1963. II, Sigillorum Summarie Magni Sigilli reg. XLVI (1469 - 1470); Arch. Stato Napoli, Museo.
(6) Monumenta ad Neapolitani Ducatus Historiam pertinentia quae partim nunc primum, partim iterum typis vulgantur, cura et studio B. Capasso, cum eiusdem notis ac dissertationibus; Tomus II, Pars altera; Neapoli, etc. MDCCCXCII.
(7) Il documento vide luce in «Diplomata et Chartae Ducum Neapolis», ove sono raccolte carte dei secoli X - XI - XII; il doc. che è segnato al n. XXVII. è contenuto nelle pagg. 79-84.
(8) Si parla, cioè, di Licignano (presso Casalnuovo), Arcora (tra Li­cignano e Pomigliano, in territorio di Afragola); Cantarello, S. Salvatore delle monache e S. Martino (ora distrutti); S. Maria d'Aiello (attuale sito della omonima chiesa), S. Arcangelo (in agro di Caivano, di cui restano ora ruderi), Mugnano, Crispano, Calvizzano, Pugliano; terra S. Giorgio, S. Maria, e dell'Arco (in agro di Afragola); Fratta, Caivano (?), Afragola. Forse, Frattula e Arco dovevano essere due rioni, per così dire, di Afragola; così pure «alla Fratta» dei documenti angioini corrispondeva forse un rione verso l'attuale Frattamaggiore, non lontana da Arcopinto.
(9) B. Capasso. Monumenta, etc. Tomo II, P. II, pag. 164. Id. Sulla cir­coscrizione civile ed eccles. etc. Napoli, 1883. Si tratta di gruppi di abi­tazioni, o casali, dell'epoca ducale, dei quali il Capasso ha letto docu­menti.
(10) I revocati erano coloro che avevano abbandonato i luoghi d'ori­gine per sottrarsi al fisco.
(11) Del Pezzo - Napoli Nobilissima 1892, vol. I, pag. 138 e segg.
(12) Historia della Città e Regno di Napoli di Gio. Antonio Summonte, napoletano, etc. in Napoli, MDCCXLVIII, etc. Libro I, pag. 314, e segg.
(13) Del Regno di Napoli in Prospettiva dell'abate Gio. Battista Pacichelli, etc. in Napoli, 1703.
(14) Dobbiamo notare che la dogana cadeva sui salami, spago, olio, cerchie, biscotti. Il diritto di tratta cadeva sui biscotti, cerchie, vino, faggioli, fiore, olio, passi (uva), castagne, candele, maccheroni, spago, salami. Nessun diritto cadeva sui cappelli, scarpe, crini, cannavaccio, Faienza, riggiole, ormesini napoletani (canne). Gli esponenti dicevano di aver «ad oggetto di ingrandire il commercio della sua Real Bandiera» (A.S.N. Min. delle Finanze, 1355).