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§6. Afragola

Etimologia ed origine. Una disamina accurata sull’etimologia di Afragola fu presentata da Gaetano Capasso (33). Le ipotesi formulate ruotano intorno a due motivi cardine:
1) Le fragole. Il nome significherebbe villa delle fragole (Villa fragòrum -> Villafragòrum -> Afragòrum -> Afragòra -> Afragòla) oppure, in dialetto, A fràgola (-> Afràgola -> Afragòla). Come alternativa, la vocale iniziale avrebbe valore privativo, significando ‘senza’, e quindi Afragola vorrebbe dire ‘senza fragole’ in contrapposizione a luoghi vicini ricchi di questo frutto. Ma il Chianese giustamente osserva: ‘la derivazione dei nomi non implica mai una negazione la quale esclude e non precisa, ma deriva sempre da un’affermazione.’ (34)
2) L’acquedotto romano. Nell’antichità l’acquedotto che portava l’acqua a Napoli e Miseno aveva una diramazione dal territorio dell’attuale Pomigliano d’Arco ad Atella passando per i luoghi dell’odierna Afragola. L’acquedotto fu descritto nel XVI secolo da Pietrantonio Lettieri (35). Secondo il Chianese Afragola significherebbe fracha olla (vasi rotti), dai mattoni (vasi) rotti dell’antico acquedotto ‘onde Fracholle, Afraolla, come si legge in un documento del 1306, Fragolla, e Fraolla nella carta del Barronuovo’ (36). In alternativa, secondo un erudito locale (37), la derivazione sarebbe dall’espressione ‘ad fragorem’, indicando i luoghi presso l’acquedotto dove si udiva il forte rumore delle acque che correvano. Ma è assai poco plausibile che nell’Alto Medioevo, dopo secoli di incuria e di devastazioni barbariche, l’acquedotto fosse ancora funzionante.
La più antica menzione di una località riconducibile ad Afragola è del 1131 (‘in loco qui nominatur afraore’, ‘in suprascripto loco afraore’) (38). Il luogo è poi riportato in documenti di epoca normanna (a. 1143: ‘Ego Paganus, filius cuiusdam Nicholai de la Frahola’, ‘Signum manus prenotati Pagani, filii Nicholai de la Frahola(39); a. 1164: ‘Ego Rainaldus, filius quondam Pagani de Affragora’, ‘Signum crucis manus predicti Rainaldi de Affragora(40)) e angioina (a. 1269: ‘in loco qui dicitur Fragola(41); a. 1270: ‘reddituum ville Afragole(42); a. 1271: ‘Ioannes de Laurentio, in casali Afragole; Sperindeo, in eodem casali;’, ‘Donatus Fuscus, Neapolitanus de Fusco, in casali Afragola;’, ‘Stephanus de Cicala, in villa Afragole;’, ‘Stephanus de Zoffo, in villa Afragole;’, ‘Iacobus Biscont, in villa Afragole;’, ‘Ioannes de Bernardo, in villa Afragole;’, ‘Ligorius de Ursone, Petrus de Ursone, in villa Afragole; Mattheus de Mariliano, in villa Afragole(43); a. 1272: ‘in villa Afragole(44), ‘de redditibus ville Afragole(45); a. 1278: ‘Nomina hominum de ... villa Afragole(46), ‘pheudo in casali Afragole(47), ‘bona in Afragola(48), ‘In Afragola ...(49), ‘in Afragola ...(50); a. 1289: ‘cesinas terrarum casalis Afragole(51)).
Il nome già in epoca angioina appare alquanto stabilizzato sulla grafia moderna (52) ma bisogna volgere l’attenzione alle grafie più antiche (Afraore, Frahola, Affragora) per cercare di individuarne l’origine etimologica.
Pertanto, occorre ricercare l’etimologia del termine: [a]fra[g/c/h]o[r/l]a. Infatti: a) la vocale iniziale appare incostante; b) la terza consonante è una gutturale a volte relativamente dolce (g), a volte più dura (h aspirata o c dura); la quarta consonante è una liquida (r o l).
Per quanto concerne la derivazione del termine dalla coltivazione della fragola, una facile e gravissima obiezione del Giacco è riportata dal Capasso ‘... Afragola fu fondata nell’800 prima del mille e non da Ruggiero I, il Normanno. Infatti, quando costui attraversò la nostra plaga (circa 4 secoli dopo), .... la coltivazione delle fragole non era conosciuta (si trovava a stento qualche rara fragola selvatica, montanina), queste non potevano dar luogo quindi ad un commercio così fiorente da dare il nome al paese.’ (53) Di certo, nell’epoca altomedioevale in cui Afragola ebbe origine lo stato dell’economia era di sussistenza e talmente precario da rendere inverosimile che un centro potesse divenire rinomato per la coltivazione di un frutto per il quale non poteva esserci un mercato apprezzabile.
Al contrario, la presenza dei resti di un acquedotto romano sul territorio della futura Afragola ha di certo avuto una grande importanza per la denominazione di più luoghi in tempi in cui il susseguirsi delle arcate, benché ormai da secoli inattive, dominavano il paesaggio ed offrivano un sicuro punto di riferimento. Il villaggio, da secoli distrutto, di Arcopinto traeva forse il nome da una arcata con qualche pittura aggiuntavi sopra. Il villaggio, del pari da tempo distrutto, di Arcora (con l’accento sulla prima vocale) traeva il nome dal termine latino significante arcate (54). Ambedue i villaggi avevano un’origine antichissima (55). Ad Afragola inoltre si venera una Madonna dell’Arcora, vi è una piazza dell’Arco e vicino al Municipio vi è un luogo detto ‘miezo all’arco’ dove sembra vi fosse un antico arco.
Infine, nei documenti pubblicati nei RNAM, più volte si parla di luoghi ‘foris arcora dudum aqueductus’ e cioè davanti alle arcate già dell’acquedotto (a. 944: ‘Pumilianum foris arcora dudum aqueductus(56); a. 985: ‘mascarella foris arcora(57); a. 1104: ‘in loco qui vocatur foris arcora dudum aqueductus(58); a. 1131: ‘Licinianum foris arcora(59); etc).
L’espressione foris e quella del tutto equivalente ‘a foris’ (+ accusativo), corrispondenti ai dialettali moderni for(a) e afor(a), come ad es.: fòr(a) a porta; afòr(a) a porta, sono assai frequenti nei documenti riportati nel RNAM (60).
Nel solo documento del 1131 in cui si parla di Afraore, ‘foris’ è usato due volte e ‘a foris’ ben sette volte.
I piccoli villaggi medioevali sorti lungo il corso dell’acquedotto, forse proprio per utilizzare i mattoni delle rovine nella costruzione delle abitazioni, assunsero come riferimento per la propria denominazione le arcate dell’acquedotto: Arcupintum, Arcora, Pumilianum / Licinianum / Mascarella foris arcora o anche semplicemente (locus) foris arcora. L’ultimo termine trova un perfetto equivalente in: A foris arcora. Ma notando che l’evoluzione fonetica dal latino al napoletano (e all’italiano) comporta la perdita delle consonanti terminali e l’elisione di una vocale terminale quando è seguita da vocale, nel linguaggio del tempo due modi alternativi per indicare lo stesso luogo sarebbero stati: A for(a) àrcor(a) e For(a) àrcor(a).
Dalla prima alternativa è possibile ipotizzare:
A for(a) àrcor(a) -> Afor’àrcor(a) -> Afracòr(a) -> Afraòr(e) / Afraòl(e) / Afragòl(a) / Afragòll(a), etc.
La seconda alternativa, che è in effetti solo una variante della prima, facilita la spiegazione dell’incostanza della vocale iniziale (Fragola, Frahola, etc.). Ma la perdita della vocale iniziale è spiegabile anche, e più facilmente, con l’assimilazione della vocale nell’articolo precedente:
Nicholai de la Afrahòla -> Nicholai de la Frahòla (1143, doc. cit.) (61).
Correlazioni con i limites delle centuriazioni. Nella fig. 10 è mostrato il territorio afragolese con sovrapposti i reticoli delle centuriazioni. La fig. 11 mostra Afragola nel 1793 e su tale figura è anche riportato il probabile decorso dell’antico acquedotto romano che è stato tracciato avendo come estremi le località Arcora (Casalnuovo) e Arcopinto (Afragola) passando immediatamente alla sinistra dell’attuale municipio (‘miezo all’arco’) dove si racconta che fino a pochi decenni orsono era presente un antichissimo arco in tufo.
Per quanto concerne la centuriazione Ager Campanus I, un cardine corrisponde alla prima parte di viale S. Antonio, a via San Felice e ad un tratto della strada che congiunge Afragola con Cardito (fig. 11 B: a, a’, a”). Il cardine successivo ad ovest corrisponde con un tratto della SS 87 (b) e con il primo tratto di via Giovanni XXIII, vale a dire al vecchio tracciato dell’attuale statale (b’), e, più a sud, con un tratto di confine fra Afragola e Casoria (c). Un terzo cardine, a sud della chiesa di S. Michele, corrisponde con un tratto di una strada moderna (d). Un decumano poi corrisponde a via Alfieri e via Roma (e) e più ad ovest con un tratto di confine tra Afragola e Casoria (e’). Un segno di un altro cardine è anche percepibile (f). Vi sono poi strade e confini intercomunali con decorso parallelo ai cardini (g) o ai decumani (h) (62). Si segnala infine la corrispondenza fra la chiesa di S. Marco ed un punto di incrocio fra limites (i).
Per quanto concerne la centuriazione Acerrae-Atella I la corrispondenza è con una sorta di Z opportunamente ruotata in senso orario. Il primo tratto è via Venezia Giulia ed un tratto di via Cinquevie (l). Il secondo è via Dante Alighieri (m). Il terzo è via S. Maria e via Rosselli, passando per piazza Municipio. Alcune strade nella zona risultano parallele ai decumani (n). Infine, un decumano corre nelle immediate adiacenze della chiesa di S. Marco.
Arcopinto. Il luogo esisteva come villaggio e ciò è provato da un documento del 1025 (‘cicino qui nominatur russo filio quondam palumbi qui fuit habitator de loco qui vocatur arcupintum’) (63) e dalle Rationes Decimarum del 1308 (‘Presbiter Petrus de Arco Pinto pro beneficiis suis tar. IIII½’) (64). Preziose notizie a riguardo sono fornite dal Capasso (65).
Cantariello. Il luogo è menzionato in un documento del 1131 (‘in loco qui nominatur cantarellum’) (66). Nel 1271 era un villaggio (‘Petrus Corbiserius, Iacobus Corbiserius, in villa Canterelle;’, ‘Ioannes de Cicale, in villa Canterelli;’, ‘Gualterius de Zoffo, in villa Cantarelli;’) (67). Il nome, diminutivo di ‘cantaro’, ovvero vaso, deriva forse da ritrovamenti di vasi antichi in quella zona. Anche qui attente notizie a riguardo sono fornite dal Capasso (68).
Arcora. Anche di tale casale, che trae il suo nome dalle arcate dell’acquedotto romano, e dei documenti in cui è citato ci dà notizia il Capasso (69). Il luogo è ora in territorio di Casalnuovo ma era in passato pertinente ad Afragola.
Vatracone. E’ una zona a cavallo dei territori di Afragola, Caivano ed Acerra nel punto in cui una sottile striscia del territorio di Caivano si insinua fra i territori degli altri due comuni. Il luogo era anche conosciuto come ‘Salvatoriello’ e come ‘S. Salvatore al Vatracone’. Il nome deriva plausibilmente da una cappella, ora non più esistente, dedicata al SS. Salvatore e con una immagine di S. Pietro (70): S. Salvatore ‘ad Petraconem’, cioè ad Petri Iconam, da cui Petrecone e Vatracone. La forma intermedia è riportata in un documento del 1478 (‘bona curie civitatis Acerrarum que dicuntur de lo Petrecone’) (71).
Saliceto. Un documento del 1266 ci testimonia del luogo come di un villaggio (‘in pertinentiis ... et ville Saliceti’) (72).




Note:
(33) Gaetano Capasso, Afragola. Origini, vicende e sviluppo di un “casale” napoletano, Athena Mediterranea, Napoli 1974, pp. 74-90.
(34) Domenico Chianese, I casali antichi di Napoli, Napoli 1938, p. 112; riportato da G. Capasso, op. cit., p. 81-82.
(35) Lorenzo Giustiniani, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli, 1797-1805, tomo VI, p. 406.
(36) Chianese, op. cit.
(37) Angelo Giacco, Etimologia della parola Afragola, in: L’Eco Afragolese, 1946; riportato da G. Capasso, op. cit., p. 83-85.
(38) RNAM, vol. VI, doc. DCXII, p. 135.
(39) Alfonso Gallo, Codice diplomatico normanno di Aversa (CDNA), Società Italiana di Storia Patria, L. Lubrano ed., Napoli 1927. Ristampa: Aversa 1990, Cartario di S. Biagio, doc. VII, p. 321.
(40) CDNA, doc. LXXXV, p. 150.
(41) I registri della cancelleria angioina ricostruiti da Riccardo Filangieri con la collaborazione degli archivisti napoletani (RCA), Napoli presso l’Accademia, dal 1950 in poi, vol. III, doc. 271, p. 44.
(42) RCA, vol. VII, doc. 36, p. 16.
(43) RCA, vol. VIII, doc. 104, p. 18.
(44) RCA, vol. X, doc. 134, p. 242.
(45) RCA, vol. X, doc. 141, p. 243.
(46) RCA, vol. XX, doc. 137, p. 106. Seguono numerosi nomi di abitanti di Afragola.
(47) RCA, vol. XX, doc. 189, p. 118.
(48) RCA, vol. XX, doc. 194, p. 119.
(49) RCA, vol. XXI, doc. 133, p. 37.
(50) RCA, vol. XXI, doc. 19, p. 80.
(51) RCA, vol. XXX, doc. 418, p. 117.
(52) Vi sono molte oscillazioni della grafia in documenti posteriori (Afabrola, Afragolla, Afragone, Afrangola, Afraole, Afraolla, Afraone, Aufragole, Aufrangola, Frabola, Fracholle, Fragolla, Fraolla, Fravolo, etc. ; v. G. Capasso, op. cit.), che non contribuiscono alla ricerca dell’etimologia del toponimo.
(53) Capasso, op. cit., p. 84.
(54) Ovviamente dell’acquedotto; v. RNAM, vol. I, p. 55, nota n. 1.
(55) V. paragrafi relativi.
(56) RNAM, vol. I, doc. XL, p. 146.
(57) RNAM, vol. III, doc. CCII, p. 54.
(58) RNAM, vol. V, doc. DXV, p. 289.
(59) RNAM, a. 1131, vol. VI, doc. DCXII, p. 135.
(60) Le parentesi intorno alla vocale finale vogliono significare che il suono effettivo è equivalente al quel suono tipico del napoletano presente, ad es., in: iamm(e), f(e)nesta, cardill(o), etc.
(61) L’ipotizzata derivazione di Afragola dall’espressione ‘fracha olla’ non spiega la vocale iniziale ed inoltre il raddoppio della consonante liquida finale è modifica di grafie precedenti in cui la consonante è semplice. L’evoluzione dal latino al volgare è ricca di trasformazioni da espressioni di esplicito significato ma di relativamente difficile pronunzia ad altre facili a pronunziarsi ma di oscuro significato. Un esempio pertinente al nostro caso, con analoga metatesi di \r\, ci viene dal Nord Italia: Forum Iulii -> For’Iùli -> Friùli. Il passaggio da Afor’àrcora (chiaro nel significato ma quasi uno scioglilingua) a Afracòra (facilissimo a dirsi ma ormai oscuro per il significato originario) appare plausibilissimo se solo si dedica la dovuta attenzione.
(62) Per motivi di spazio non sono state evidenziate le strade parallele ai cardini o ai decumani all’interno dell’abitato.
(63) RNAM, vol. IV, doc. CCCXXVIII, p. 182.
(64) RD, n. 4166, p. 288.
(65) Capasso, pp. 91-101.
(66) RNAM, vol. VI, doc. DCXII, p. 135.
(67) RCA, vol. VIII, doc. 104, p. 18.
(68) Capasso, pp. 102-104.
(69) Capasso, pp. 106-114.
(70) Gaetano Capasso, Afragola. Dieci secoli di storia comunale. Aspetti e problemi, Athena Mediterranea, Napoli 1976, pp. 15-16.
(71) Daniela Romano, Cartulari notarili campani del XV secolo, Napoli, Marino de Flore 1477-1478, Athena, Napoli 1994, doc. 291, p. 330.
(72) CDNA, Cartario di S. Biagio, doc. LVII, p. 407. Si veda anche Capasso, Afragola. Dieci secoli ..., p. 15.