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§7.5. Casolla Valenzano
Etimologia ed origine. Il nome Valenzano deriva come tanti altri toponimi con terminazione
in -ano, frequentissimi nella pianura campana, dal nome della famiglia romana che possedeva
il luogo. Nel nostro caso è forse la gens Valentia da cui il nome praedium valentianum. Una
pari etimologia è attribuita all’omonimo centro abitato di Valenzano nei pressi di Bari (172). Il centro
è menzionato per la prima volta in un documento dell’anno 999 (‘gititio filium quondam
iohannis presbyteri de loco qui vocatur casolla massa balentianense’) (173) e, successivamente,
in una donazione dell’anno 1052 circa, in cui all’Abbazia di Montecassino vengono conferite
fra le altre proprietà ‘Terras in Massa Valentiana’ (174).
Casolla e due chiese in essa esistenti sono l’oggetto, insieme ad altri beni, della donazione da
parte di Giordano Principe di Capua e della conferma da parte dei successori, prima il figlio
Riccardo II e poi l’altro figlio Roberto, al Monastero di S. Lorenzo di Aversa (a. 1079: ‘Vicum
qui dicitur casolla vallenzana’, ‘cellam sancte marie que dicitur ad la spelunca’
(175); a. 1087: ‘ecclesiam sancte marie de spelunca’, ‘casollam
et ecclesiam sancte marie cum villanis et pertinentiis suis’ (176); a.
1097: ‘Ecclesiam Sancte Marie de spelunca’, ‘Casollam et Ecclesiam Sancte Marie cum
villanis et pertinentiis suis’ (177); ‘ecclesiam sancte marie
de Spelunca’, ‘Casollam et ecclesiam sancte marie cum villanis et pertinentiis suis’
(178); a. 1109: ‘ecclesiam sanctae Marie de spelunca’, ‘casolla
cum aecclesia Sancte Marie cum villanis cum pertinentiis suis’ (179)).
Casolla Valenzano è poi menzionata in documenti di epoca normanna (a. 1122: ‘presbiter
Iohannes de Casolla’) (180), sveva (a. 1237: ‘Bartholomeus cognomine
Doferius de villa Casolle Valenzane’ (181); a. 1252: ‘curtis dompne
Marie de Casolla Vallenzona’) (182) e angioina (a. 1269:
‘Nicholai Anserzione de Casole Valenzani de Aversa’ (183); a.
1273: ‘Concessa sunt in pheodum predicto Ioanni de Salciaco et heredibus suis ...
item petia una terre in pertinentiis ville Casolle Valenzani ...’ (184),
‘Concessa sunt ... Egidio de Mostarolo, primogenito et heredi Philippi de Mostarolo, ... in villa
Casolle Valenzani: inter ceteros Petrus de Auferio cum fratribus, Iohannes de Ianuario;’
(185), ‘Assensum concedit pro matrimonio contrahendo
inter Eustachiam, f. qd. Philippi Mustaroli et sororem Egidii Mustaroli, et Iohannem
de Salsiaco mil., cui donat duas terras ... et altera in pertinentiis ville Casolle Valenzani,
ubi dicitur “ad viam publicam„’ (186); a. 1280: ‘Notatur
Egidio de Mustarolo qui petit subventionem a vassallis suis quos habet in ... Villa Casolle
Valenzani’ (187)).
I mutuatores, vale a dire i contribuenti, di Casolla Valenzano sono citati in un documento
angioino del 1275 (‘heres Iohannis Laguensis de Casolla Villazani unc. unam’)
(188) e in un altro del 1277 (‘In villa Casulle Valenzane: Petrus de Auferio ...’)
(189).
Le due chiese di Casolla sono menzionate nelle Rationes Decimarum del 1308 (‘Presbiter
Martinus capellanus S. Marie de villa Casale Valentiano tar. I1/2’ (190),
‘Presbiter Iohannes de Aversana capellanus S. Marie de eadem villa tar. II’ (191))
e del 1324 (‘Presbiter Iohannes Mullica et presbiter Dominicus de ... pro ecclesiis S. Marie de Casolla
Vallinzani ...’) (192).
Correlazioni con i limites delle centuriazioni. La fig. 17 mostra Casolla Valenzano nel
1793. Per quanto concerne la centuriazione Ager Campanus I, vi è corrispondenza fra
un cardine e la strada che conduce dalla piazzetta del centro a ben oltre l’incrocio con la
provinciale Caivano-Gaudello (fig. 17 B: a) e fra un decumano e via Saragat (b). Inoltre,
varie strade sono parallele ai decumani (c).
Per la centuriazione Acerrae-Atella I, si rileva una corrispondenza fra un cardine ed una
strada (d).
Ponte di Casolla. Tralasciando documenti di epoca più recente, il punto di passaggio sul
Clanio detto Ponte di Casolla è citato in un documento del 1516 che descrive i confini della terra
di S. Nicandro (‘incipiendo a ponte Casolle ..... e da detto termine per linea diretta se perveniva
a lo Lagno, quale discende a lo detto ponte di Casolla Valenzano’) (193).
Nell'Inventario del 1481 dei beni e dei diritti feudali della Contea di Acerra, si parla, fra
l'altro, delle multe da somministrare a chi, per non pagare il pedaggio, avesse passato il
Clanio non sul ponte di Casolla (194). Nello stesso documento sono riportati
i confini del territorio della distrutta città di Suessula e fra questi confini è annoverato il ‘terr.
detto ponte de casolle’. Il documento puntualizza che i confini descritti sono gli stessi di quelli riportati
nel Privilegio della Regina Giovanna del 2/1/1375 (195).
Nel 1421, proprio sul Ponte di Casolla si svolse una importante scaramuccia fra Giovanni
da Ventimiglia e Braccio da Montone al servizio di Re Alfonso d'Aragona, personalmente
impegnato nell’assedio di Acerra, e Carlo Sforza al soldo di Re Luigi di Francia (196).
Ma la più antica testimonianza relativa a questo punto di passaggio obbligato è del 1254 a firma di
Nicolò di Jamsilla che ci narra del difficile transito del ponte da parte di Re Manfredi (197).
In realtà il ponte di Casolla è stato fin dal VII secolo avanti Cristo un punto cruciale di un
itinerario che conduceva dal Sannio centrale a Cuma passando per Suessula ed Atella
giacché la zona paludosa detta ancor oggi il Pantano impediva un tragitto più rettilineo
fra lo sbocco della valle suessulana ed Atella (198).
Cantaro. Il nome della zona, a sud-ovest e a ridosso del ponte di Casolla, ha ancor oggi
nella parlata popolare il significato di vaso. La denominazione probabilmente deriva dal
ritrovamento di vasi antichi.
Padula. Nella terminologia medioevale la parola significava palude. La zona, immediatamente
a sud della località Cantaro, era paludosa prima della bonifica seicentesca.
§7.6. Pascarola
Etimologia ed origine. Pascua in latino significa pascoli. Una grafia alternativa di tale
nome, già esistente in epoca classica ma che andò prevalendo nell’alto Medio Evo, era
pascora (199), con l’accento sulla prima sillaba, da cui deriva la forma italiana. Il diminutivo
di pascora, utilizzando il suffisso -ula era pascorula. Da tale termine, con l’accento
spostato sulla penultima sillaba per eufonia, è probabile che abbia origine il nome di
Pascarola. Analogo riferimento ad una attività di pascolo ha il nome del villaggio
scomparso di Casapascata, cui accenneremo parlando di Orta di Atella.
L’etimologia del nome ed il fatto che S. Giorgio, cui è dedicata la Chiesa Parrocchiale,
era un santo molto venerato dai Longobardi, inducono a credere che il centro sia sorto
in epoca altomedioevale durante la dominazione longobarda, e cioè nel periodo fra il V ed
il X secolo d. C. Il primo documento in cui il luogo è citato risale al 1045 e in esso si parla
‘de terris de paschariola’ e ‘de terris de loco gualdum et de paschariola’
(200). Ma il luogo dove sorgeva il villaggio non era quello attuale bensì
il sito dove sorge la Cappella di S. Giorgio, come è possibile dimostrare in modo certo in base ai documenti.
Infatti, nel 1186, in un documento di epoca normanna (201), la cosiddetta Donazione
Gaderisio, Teodora vedova di Cesario de Gaderisio ed il figlio Ligorio, barone della
città di Aversa, dotavano di beni la ‘cappelle Sancte Marie’ sita ‘infra curtem nostram
Pascarole’ e fatta edificare dallo stesso Cesario, mantenendo l’impegno però a frequentare
nelle principali feste la ‘ecclesiam Sancti Georgii’ che aveva funzioni parrocchiali.
Ma nel 1324 la Chiesa di S. Giorgio era declassata a cappella mentre la Cappella di
S. Maria era diventata chiesa (‘Presbiter Cosanus de Cayvano pro cappellania S.
Georgii de Pascarola tar. octo gr. decem’ (202); ‘Nicolaus Drugectus
pro ecclesia S. Marie de Pascarola tar. tres’ (203)). Successivamente
la Chiesa di S. Maria non è più menzionata e si parla solo di Chiesa di S. Giorgio pur rimanendo
la Cappella con la stessa denominazione. Ciò indica che il primo nucleo abitato era intorno all’attuale
Cappella di S. Giorgio (204) e che l’attuale Pascarola era la curtis dei
Gaderisio che è poi rimasta come unico nucleo abitato, assumendo con la sua ex-Cappella anche le
funzioni parrocchiali.
Sia la chiesa che la cappella sono anche menzionate nelle Rationes Decimarum del
1308 (‘Presbiter Nicolaus de Turture capellanus S. Marie de Pastorale tar. II ½’ (205);
3465. ‘Presbiter Nicolaus de Turture capellanus S. Gregorii tar. IX.’ (206))
Una prova indiretta si può avere anche osservando il decorso delle strade. L’attuale
via Imbriani che conduce dal Castello di Caivano mediante via Necropoli a Pascarola
è stata aperta solo alla fine del secolo scorso (207) e la via per andare alla vecchia sede di
Pascarola, vale a dire il luogo dove sorge la Cappella di S. Giorgio, era via Frattalunga.
Se il sito antico di Pascarola fosse stato quello odierno, avrebbe dovuto esistere già in
antico una strada diretta che conducesse dal castello a Pascarola.
Con la conquista del Regno di Sicilia da parte della dinastia Angioina la maggior parte delle terre
furono affidate a fedeli della nuova dinastia. Alcune terre di Pascarola nel 1271 furono assegnate
a Nicolaus de Rugeth (‘Nicolao de Rugeth et Isabelle uxori, heredibus etc.
[conceduntur] bona ... Inter que bona: .... in villa Pascarole ..’) (208).
La donazione risulta anche da un documento del 1280 (‘Notatur Nicolaus Darget miles
hostiarius et fam. qui petit subventionem a vassallis suis casalis Pascarole et Malveti de
pertinenciis Averse’) (209). Nel 1324 un suo omonimo e probabile discendente,
Nicolaus Drugectus, era il parroco della Chiesa di S. Maria (210).
Pascarola è menzionato in diversi altri documenti di epoca medioevale (a. 1222: ‘Iohannes
cognomine Magister de villa Pascarole’ (211); a. 1266: ‘in pertinentiis
ville pascarole’, ‘terram Mathei de Pascarola’ (212); a. 1269:
‘Petri de Piscarole’ (213); a. 1271: ‘Matthei de Pascarola
de Aversa’ (214)). In due documenti uno del 1275 (‘Iacobus
de Bartholomeo de Villa Pascarole unciam una, Urtillus de eadem villa unciam
unam’) (215) e l’altro del 1277 (‘In villa Pascarole: Gaudius
de Rogerio ...’) (216), vengono elencati alcuni contribuenti
(‘mutuatores’) di Pascarola.
Correlazioni con i limites delle centuriazioni. La zona di Pascarola è illustrata
nella fig. 18. Pascarola nel 1793 è mostrata nella fig. 19. L’area fu interessata dalle
centuriazioni Ager Campanus I e Acerrae-Atella I. Non si rilevano corrispondenze
fra luoghi e limites delle due centuriazioni ma, in riferimento alla centuriazione più antica,
si osserva che la strada che porta da Caivano alla cappella di S. Giorgio, la prima sede
di Pascarola, e che poi con un grande arco, passando davanti alla chiesa di S. Nicola,
si connette ad un decumano della centuriazione Ager Campanus II, è una parallela ai
cardini della centuriazione Ager Campanus I (fig. 19 B: a; v. anche fig. 20) e la cappella
sorge su una parallela ai decumani (b). Anche un tratto dell’attuale via Necropoli è
parallelo ai cardini della centuriazione Ager Campanus I (c). Per quanto concerne la
centuriazione Acerrae-Atella I, nella zona si rilevano vari tratti di strade parallele ai
cardini (d) e ai decumani (e).
Tenuta Ponte Carbonara. In un documento del 1271 è menzionata una terra ‘in
pertinentiis Palude Carbonarie’ (217). E’ poi menzionata nel 1422
una torre per l’esazione dei diritti di passo al ponte Carbonaro posta sotto la giurisdizione
della città di Aversa (218).
Infine, lo storico Di Costanzo, che scrive nel XVI secolo, riferendosi ad un episodio
del 1438, racconta: ‘subito che intesero che l’avanti guardia di Re Alfonso era giunta
a Ponte Carbonara, tre miglia vicino a Caivano, lasciaro la terra, e se ne tornaro a
Napoli ...’ (219).
Padulicella. Fino alla sistemazione del Clanio nel XVII secolo era una zona soggetta
ad impaludamento. Il termine significa piccola padula e cioè palude nella terminologia
medioevale.
Casarcelle. E’ una zona appena a nord della cappella S. Giorgio e quindi a nord-ovest
rispetto a Pascarola. In latino arcella aveva il significato di termine. Il nome quindi
presumibilmente indica una casa, o un gruppo di case, nei pressi di un termine
della centuriazione (220).


Note:
(172) Flechia, voce Valenzano.
(173) RNAM, vol. III, doc. CCLX, p. 193.
(174) Leone Ostiense, Chronica Monasteri Cassinensis, L. II,
in: Muratori, vol. IV, p. 401-402.
(175) RNAM, vol. V., doc. CCCCXXIX, p. 87.
(176) RNAM, vol. V, doc. CCCCXLIV, p. 116.
(177) RNAM, vol. V, doc. CCCCLXXXIX, p. 231.
(178) RNAM, vol. V, doc. CCCCXC, p. 236.
(179) RNAM, vol. V, doc. DXXXIV, p. 336.
(180) CDNA, doc. XXI, p. 31.
(181) CDSA, doc. CLXXXI, p. 372.
(182) CDSA, doc. CCL, p. 492.
(183) RCA, vol. I, doc. 329, p. 269.
(184) RCA, vol. II, doc. 11, p. 238.
(185) RCA, vol. II, doc. 15, p. 240.
(186) RCA, vol. X, doc. 72, p. 20.
(187) RCA, vol. XXIV, doc. 64, p. 11.
(188) RCA, vol. XVII, doc. 43, p. 13.
(189) RCA, vol. XVIII, doc. 152, p. 73. Seguono i nomi di
altri otto contribuenti.
(190) RD, n. 3458, p. 243.
(191) RD, n. 3459, p. 243.
(192) RD, n. 3724, p. 255.
(193) Caporale, p. 431.
(194) Caporale, pp. 93.
(195) ‘predicti confines reperiuntur notati in privilegio Regine
Ioanne in anno MCCCLXXV die secunda januarii ...’.
(196) Bartolomeo Facio, De rebus gestis ab Alphonso, libro II, p. 23;
Geronimo Zurita, Anales de la Corona de Aragon, Saragozza, 1610, vol. III, p.148.
(197) Nicolai de Jamsilla historia. De rebus gestis Frederici II imp.
ejusque filiorum Conradi et Manfredi Apuliae et Siciliae regum’, in: Del Re, op. cit., vol. II, p. 129.
(198) Friedrich von Duhn, Scavi nella necropoli di Suessola in: Bullettino
dell'Instituto di Corrispondenza Archeologica, 1878, pp. 145-165; ripubblicato integralmente
in Autori vari, Suessula, op. cit., pp. 63-88.
(199) RNAM, vol. I, p. 55, nota n. 1.
(200) RNAM, vol. IV, doc. CCCLXXXVI, p. 317.
(201) CDNA, doc. CXXX, p. 242.
(202) RD, n. 3705, p. 254. Cosanus è probabilmente Rosanus.
(203) RD, n. 3715, p. 254.
(204) L’attuale cappella è stata ricostruita in tempi moderni e
durante i lavori furono rinvenuti resti umani.
(205) RD, n. 3469, p. 243. Si legga: Pastorale = Pascarole.
(206) RD, n. 3465, p. 243.
(207) Si veda la Carta Catastale del 1871 e la fig. 14.
(208) RCA, vol. II, doc. 85, p. 257.
(209) RCA, vol. XXIV, doc. 108.
(210) RD, n. 3715, p. 254, doc. già citato.
(211) CDSA, doc. CIV, p. 211.
(212) CDNA, Cartario di S. Biagio, doc. LVII, p. 407.
(213) RCA, vol. I, doc. 329, p. 269.
(214) RCA, vol. III, doc. 422, p. 68; vol. V, doc. 10, p. 190.
(215) RCA, vol. XVII, doc. 43, p. 13.
(216) RCA, vol. XVIII, doc. 152, p. 73.
(217) RCA, vol. II, doc. 85, p. 257.
(218) Archivio di Stato di Napoli (ASN), Repertorio delle pergamene
di Aversa dal luglio 1215 al 30 aprile 1549, Napoli, 1881, doc. XXVII, p. 37.
(219) Angelo Di Costanzo, Storia del Regno di Napoli, Napoli 1581.
Ristampato in Napoli 1839, p. 303.
(220) Gentile, p. 39.
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