Indice 0 1 2 3 4 5 6 7a 7b 7c 8a 8b 9 10 11 12 13 14 15

§2. Premessa

Immaginiamo di versare in un piccolo lago, in un giorno e in un punto ben determinato, una certa quantità di un liquido colorante, ad esempio giallo. Dopo qualche tempo, è facile immaginare che sarà possibile vedere che il giallo si è diffuso per un certo tratto a partire dal punto in cui abbiamo versato il colorante. Un osservatore attento, dotato di opportuni strumenti, potrà misurare il gradiente decrescente della concentrazione del colorante a partire dal punto in cui esso è stato immesso e di qui potrà indicare con una certa precisione il luogo in cui è stato versato.
Immaginiamo ora che in un punto differente del lago ed in un tempo diverso, non importa se prima o dopo, venga immesso un altro colorante, ad esempio verde, ma in quantità minore del giallo. Questo secondo colore si diffonderà anch’esso ma sarà in parte mascherato dal giallo che è presente in quantità maggiore. Lo stesso osservatore, però, se con qualche metodo riesce a sottrarre dai rilievi effettuati la componente gialla, potrà misurare la diffusione del verde e ricavarne il punto di origine.
Analogamente potrà procedere l’osservatore se è stato versato un terzo o anche un ennesimo colorante fintantoché glielo consente la sensibilità degli strumenti utilizzati.
Qualcosa di analogo a quanto ora descritto è stato effettuato per le popolazioni umane da un gruppo di genetisti, utilizzando ovviamente come marcatori non certo un colorante ma la frequenza di un sufficiente numero di geni (1).
Cavalli-Sforza e collaboratori, con un lavoro iniziato oltre quarant’anni fa, hanno misurato le frequenze di decine e decine di geni in moltissime popolazioni, ricavando preziose informazioni sulla diffusione di gruppi di geni e quindi presumibilmente di popolazioni.
Questi dati sono stati poi correlati con le cognizioni provenienti dall’archeologia, dalla linguistica e dalla storia, in generale con risultati eclatanti che in molti casi hanno confermato eventi già noti ma in altri hanno modificato, spesso radicalmente, convinzioni inveterate o hanno gettato nuova luce su eventi scarsamente compresi.
Fra i tanti risultati conseguiti ve ne sono alcuni che interessano in particolare gli scopi del presente saggio e li illustreremo brevemente, rinviando al lavoro originale per tutti i necessari riferimenti.
Nello studio della diffusione dei geni in Europa, Cavalli-Sforza e colleghi hanno rilevato che la prima componente dei geni, il colorante giallo del nostro esempio, ha origine in Medio Oriente, grosso modo nell’attuale Irak, e si diffonde in direzione dell’Inghilterra e della Scandinavia. Questi dati sono stati ricavati studiando le frequenze di 95 geni che mostrano in prevalenza un gradiente uniforme che va dalla zona anzidetta fino alle terre più lontane (fig. 1 A; dal Cavalli-Sforza, ritoccata). Se confrontiamo questi dati ottenuti dall’esame delle popolazioni odierne con una carta disegnata dagli archeologi e ricavata dai siti dove sono stati individuati per la prima volta semi di specie agricole successivamente datati al radiocarbonio (fig. 1 B; da Cavalli-Sforza, ritoccata), è evidente che le carte sono in larga parte sovrapponibili.
Le conclusioni sono importantissime e le possiamo così riassumere. L’agricoltura fu sviluppata in Medio Oriente circa 9000 anni fa, unitamente a tecniche di allevamento di animali addomesticati. Mentre la caccia e la pesca permettevano densità di popolazioni bassissime, dell’ordine di 0,1-1 abitanti per kmq, l’agricoltura e l’allevamento, anche nelle iniziali forme primitive, permettevano una densità di popolazione assai più alta, dell’ordine di 10-100 volte superiore. La lenta diffusione dell’agricoltura e delle tecniche di allevamento, per moltiplicazione delle popolazioni agricole e a seguito del loro spostamento nelle aree adiacenti con fusione con le rade popolazioni preesistenti, comportava una diffusione dei geni della popolazione presente nel punto di inizio fino alle zone più lontane, ma con una diluizione via via maggiore. L’agricoltura arrivò in Europa nelle zone più lontane (Inghilterra e Scandinavia) circa 3000 anni dopo, con una velocità media di diffusione durante tale periodo di circa 1 km per anno. In Campania l’agricoltura si diffuse in un periodo fra 7000 e 6500 anni fa, vale a dire fra il 5000 ed il 4500 a. C. Prima della diffusione dell’agricoltura la popolazione della Campania si può stimare fra le 1500 e le 5000 unità mentre con l’avvento dell’agricoltura la popolazione passò a numeri dell’ordine delle centinaia di migliaia.
A riguardo, l’elemento eclatante di novità nelle ricerche del Cavalli-Sforza e colleghi è che di tale antichissima diffusione di popolazioni a seguito della concomitante diffusione dell’agricoltura e dell’allevamento esistono segni evidenti ed inconfutabili nelle popolazioni odierne e tali segni sono definiti dagli Autori come la spina dorsale della genetica delle popolazioni europee moderne. Ciò vuol dire che dopo tale espandersi di popolazioni connesso allo sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento, le invasioni, le guerre e gli innumerevoli altri eventi che si sono susseguiti in Europa nell’arco di 6-7 millenni hanno di certo attenuato ma non annullato le tracce di questa prima diffusione di popolazioni in Europa.
E’ bene segnalare che Cavalli-Sforza ha individuato altre componenti genetiche di diffusione in Europa e ne faremo un breve cenno per mostrare che eventi colossali ben più noti hanno avuto minore importanza della diffusione dell’agricoltura.
La seconda componente genetica (il verde nel nostro esempio) ha infatti origine dagli Urali e si propaga in direzione della Spagna. E’ attribuita alla espansione di popolazioni uralo-altaiche, e quindi non indoeuropee, dall’Asia Centrale verso l’Europa. Le lingue di queste popolazioni hanno un corrispettivo moderno in quelle parlate da Finlandesi, Estoni, Tartari, Ungheresi e Turchi. A loro volta gli spostamenti di queste popolazioni, ben prima che arrivassero nelle sedi attuali, causarono migrazioni a catena fra le popolazioni slave e germaniche verso occidente contribuendo fra l’altro alla caduta dell’Impero Romano. Questa componente genetica ha una sua origine quindi in innumerevoli spostamenti di popoli avvenuti nei secoli fra il III ed il XV d. C. ed è comunque meno marcata di quella dovuta alla diffusione dell’agricoltura. Una differente interpretazione è che tale componente è dovuta a migrazioni avvenute in epoca preistorica.
La terza componente genetica ha il suo massimo nella zona corrispondente all’attuale Ucraina Orientale con diffusione verso la Scandinavia, l’Inghilterra, la Spagna e l’Italia da una lato e verso l’Iran e l’India dall’altro. Questa componente trova spiegazione nelle migrazione delle popolazioni indoeuropee dal XII secolo a. C. in poi da cui hanno origine, fra l’altro, gran parte dei popoli e delle lingue occidentali sia antiche che moderne, ivi compresi i latini e gli osco-sanniti. Anche questo insieme colossale di migrazioni e conquiste ha un riscontro nei geni dei moderni europei assai inferiore a quella dovuta alla diffusione dell’agricoltura e dell’allevamento alcuni millenni prima.
La quarta componente genetica ha il suo centro in Grecia e si diffonde verso l’Italia meridionale da un lato e verso la Turchia dall’altro. Essa corrisponde alle migrazioni dei greci fra il X ed il IV secolo a. C. ed interessa in particolare anche le nostre terre.
Da questi studi emergono due elementi importanti:
1) L’agricoltura e le connesse tecniche di allevamento di animali addomesticati non sono elementi marginali nella determinazione del paesaggio umano ma sono stati al contrario l’elemento cardine nella strutturazione delle popolazioni europee ancor più di eventi cataclismici quali invasioni, crolli di civiltà, cambiamenti delle lingue parlate, guerre, etc.
2) In un quadro continuo di mutamenti si evidenzia una notevole continuità di fondo nelle popolazioni che vivono nelle diverse aree, continuità di cui vi è prova evidente nella persistenza dei gradienti di frequenza dei geni.

Note:
(1) Luigi Luca Cavalli-Sforza, Paolo Menozzi, Alberto Piazza, The History and Geography of Human Genes, Princeton University Press, Princeton (New Jersey) 1994.