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§2. Premessa
Immaginiamo di versare in un piccolo lago, in un giorno e in un punto ben determinato,
una certa quantità di un liquido colorante, ad esempio giallo. Dopo qualche tempo, è facile
immaginare che sarà possibile vedere che il giallo si è diffuso per un certo tratto a partire dal
punto in cui abbiamo versato il colorante. Un osservatore attento, dotato di opportuni strumenti,
potrà misurare il gradiente decrescente della concentrazione del colorante a partire dal punto
in cui esso è stato immesso e di qui potrà indicare con una certa precisione il luogo in cui è
stato versato.
Immaginiamo ora che in un punto differente del lago ed in un tempo diverso, non importa
se prima o dopo, venga immesso un altro colorante, ad esempio verde, ma in quantità minore
del giallo. Questo secondo colore si diffonderà anch’esso ma sarà in parte mascherato dal giallo
che è presente in quantità maggiore. Lo stesso osservatore, però, se con qualche metodo riesce
a sottrarre dai rilievi effettuati la componente gialla, potrà misurare la diffusione del verde
e ricavarne il punto di origine.
Analogamente potrà procedere l’osservatore se è stato versato un terzo o anche un ennesimo
colorante fintantoché glielo consente la sensibilità degli strumenti utilizzati.
Qualcosa di analogo a quanto ora descritto è stato effettuato per le popolazioni umane da un
gruppo di genetisti, utilizzando ovviamente come marcatori non certo un colorante ma la
frequenza di un sufficiente numero di geni (1).
Cavalli-Sforza e collaboratori, con un lavoro iniziato oltre quarant’anni fa, hanno misurato le
frequenze di decine e decine di geni in moltissime popolazioni, ricavando preziose informazioni
sulla diffusione di gruppi di geni e quindi presumibilmente di popolazioni.
Questi dati sono stati poi correlati con le cognizioni provenienti dall’archeologia, dalla linguistica
e dalla storia, in generale con risultati eclatanti che in molti casi hanno confermato eventi già noti
ma in altri hanno modificato, spesso radicalmente, convinzioni inveterate o hanno gettato nuova
luce su eventi scarsamente compresi.
Fra i tanti risultati conseguiti ve ne sono alcuni che interessano in particolare gli scopi del
presente saggio e li illustreremo brevemente, rinviando al lavoro originale per tutti i necessari riferimenti.
Nello studio della diffusione dei geni in Europa, Cavalli-Sforza e colleghi hanno rilevato che la
prima componente dei geni, il colorante giallo del nostro esempio, ha origine in Medio Oriente,
grosso modo nell’attuale Irak, e si diffonde in direzione dell’Inghilterra e della Scandinavia.
Questi dati sono stati ricavati studiando le frequenze di 95 geni che mostrano in prevalenza un
gradiente uniforme che va dalla zona anzidetta fino alle terre più lontane (fig. 1 A; dal
Cavalli-Sforza, ritoccata). Se confrontiamo questi dati ottenuti dall’esame delle popolazioni
odierne con una carta disegnata dagli archeologi e ricavata dai siti dove sono stati individuati
per la prima volta semi di specie agricole successivamente datati al radiocarbonio (fig. 1 B;
da Cavalli-Sforza, ritoccata), è evidente che le carte sono in larga parte sovrapponibili.
Le conclusioni sono importantissime e le possiamo così riassumere. L’agricoltura fu sviluppata
in Medio Oriente circa 9000 anni fa, unitamente a tecniche di allevamento di animali addomesticati.
Mentre la caccia e la pesca permettevano densità di popolazioni bassissime, dell’ordine di 0,1-1
abitanti per kmq, l’agricoltura e l’allevamento, anche nelle iniziali forme primitive, permettevano
una densità di popolazione assai più alta, dell’ordine di 10-100 volte superiore. La lenta diffusione
dell’agricoltura e delle tecniche di allevamento, per moltiplicazione delle popolazioni agricole e a
seguito del loro spostamento nelle aree adiacenti con fusione con le rade popolazioni preesistenti,
comportava una diffusione dei geni della popolazione presente nel punto di inizio fino alle zone
più lontane, ma con una diluizione via via maggiore. L’agricoltura arrivò in Europa nelle zone
più lontane (Inghilterra e Scandinavia) circa 3000 anni dopo, con una velocità media di diffusione
durante tale periodo di circa 1 km per anno. In Campania l’agricoltura si diffuse in un periodo
fra 7000 e 6500 anni fa, vale a dire fra il 5000 ed il 4500 a. C. Prima della diffusione dell’agricoltura
la popolazione della Campania si può stimare fra le 1500 e le 5000 unità mentre con l’avvento
dell’agricoltura la popolazione passò a numeri dell’ordine delle centinaia di migliaia.
A riguardo, l’elemento eclatante di novità nelle ricerche del Cavalli-Sforza e colleghi è che di
tale antichissima diffusione di popolazioni a seguito della concomitante diffusione dell’agricoltura
e dell’allevamento esistono segni evidenti ed inconfutabili nelle popolazioni odierne e tali segni
sono definiti dagli Autori come la spina dorsale della genetica delle popolazioni europee moderne.
Ciò vuol dire che dopo tale espandersi di popolazioni connesso allo sviluppo dell’agricoltura e
dell’allevamento, le invasioni, le guerre e gli innumerevoli altri eventi che si sono susseguiti
in Europa nell’arco di 6-7 millenni hanno di certo attenuato ma non annullato le tracce di
questa prima diffusione di popolazioni in Europa.
E’ bene segnalare che Cavalli-Sforza ha individuato altre componenti genetiche di diffusione in
Europa e ne faremo un breve cenno per mostrare che eventi colossali ben più noti hanno
avuto minore importanza della diffusione dell’agricoltura.
La seconda componente genetica (il verde nel nostro esempio) ha infatti origine dagli Urali e
si propaga in direzione della Spagna. E’ attribuita alla espansione di popolazioni uralo-altaiche,
e quindi non indoeuropee, dall’Asia Centrale verso l’Europa. Le lingue di queste popolazioni
hanno un corrispettivo moderno in quelle parlate da Finlandesi, Estoni, Tartari, Ungheresi e
Turchi. A loro volta gli spostamenti di queste popolazioni, ben prima che arrivassero nelle
sedi attuali, causarono migrazioni a catena fra le popolazioni slave e germaniche verso occidente
contribuendo fra l’altro alla caduta dell’Impero Romano. Questa componente genetica ha una
sua origine quindi in innumerevoli spostamenti di popoli avvenuti nei secoli fra il III ed il XV
d. C. ed è comunque meno marcata di quella dovuta alla diffusione dell’agricoltura. Una
differente interpretazione è che tale componente è dovuta a migrazioni avvenute in epoca preistorica.
La terza componente genetica ha il suo massimo nella zona corrispondente all’attuale Ucraina
Orientale con diffusione verso la Scandinavia, l’Inghilterra, la Spagna e l’Italia da una lato e
verso l’Iran e l’India dall’altro. Questa componente trova spiegazione nelle migrazione delle
popolazioni indoeuropee dal XII secolo a. C. in poi da cui hanno origine, fra l’altro, gran parte
dei popoli e delle lingue occidentali sia antiche che moderne, ivi compresi i latini e gli osco-sanniti.
Anche questo insieme colossale di migrazioni e conquiste ha un riscontro nei geni dei moderni
europei assai inferiore a quella dovuta alla diffusione dell’agricoltura e dell’allevamento
alcuni millenni prima.
La quarta componente genetica ha il suo centro in Grecia e si diffonde verso l’Italia meridionale
da un lato e verso la Turchia dall’altro. Essa corrisponde alle migrazioni dei greci fra il X
ed il IV secolo a. C. ed interessa in particolare anche le nostre terre.
Da questi studi emergono due elementi importanti:
1) L’agricoltura e le connesse tecniche di allevamento di animali addomesticati non sono
elementi marginali nella determinazione del paesaggio umano ma sono stati al contrario
l’elemento cardine nella strutturazione delle popolazioni europee ancor più di eventi
cataclismici quali invasioni, crolli di civiltà, cambiamenti delle lingue parlate, guerre, etc.
2) In un quadro continuo di mutamenti si evidenzia una notevole continuità di fondo nelle
popolazioni che vivono nelle diverse aree, continuità di cui vi è prova evidente nella
persistenza dei gradienti di frequenza dei geni.

Note:
(1) Luigi Luca Cavalli-Sforza, Paolo Menozzi, Alberto Piazza, The History and
Geography of Human Genes, Princeton University Press, Princeton (New Jersey) 1994.
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