| Indice | 0 | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7a | 7b | 7c | 8a | 8b | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15 |
§15. Conclusioni
Fra le testimonianze degli Autori antichi e le prime menzioni altomedioevali dei luoghi delle nostre
terre vi è un vuoto quasi completo che dà l’impressione erronea di una discontinuità di popolamento
di oltre mezzo millennio. Ma l’origine evidente nell’età antica di molti dei toponimi, la straordinaria
persistenza in moltissimi punti di limites delle centuriazioni non solo nel disegno delle strade
extraurbane ma anche e spesso nella strutturazione urbana, il caso eclatante di Acerra il cui centro
urbano è lo stesso di quello architettato per ordine di Augusto, l’origine di alcune chiese - in alcuni
casi certa, in altri probabile - in epoca antica, spesso per trasformazione di strutture preesistenti,
sono tutti elementi che provano una continuità, capillarmente diffusa nel territorio, fra le popolazioni
antiche e quelle del basso medioevo e moderne.
Questa persistenza e continuità di popolazioni e di civiltà, nonostante l’impatto anche di eventi
catastrofici, continuità da intendersi, sia beninteso, nel senso di una continua graduale trasformazione,
non meraviglia se si riconsiderano i dati derivanti dagli studi del Cavalli-Sforza, accennati in premessa,
che ci dimostrano una continuità risalente ad epoche assai più antiche.
Lo scopo di questo saggio è proprio quello di evidenziare e sottolineare questa continuità. Pur
limitando il nostro obiettivo all’argomento dei luoghi e dei nomi dei luoghi, trascurando cioè
volutamente e per necessaria brevità i dati derivanti dalla continuità della lingua, dei costumi e
della civiltà in generale, è stato possibile dimostrare che moltissimo di quanto nelle nostre terre è
realtà contemporanea, ha radici in epoche antiche. Non quindi una ricerca di tipo archeologico
di civiltà passate e morte ma ricerca critica delle origini di quanto è oggi vivo e presente.
|