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La Provincia di Aversa: una giusta aspirazione

Premessa
In un anno relativamente recente (1992) sono state costituite varie nuove province (1):

* Provincia (Regione) Abitanti
(1991)
Abitanti
capoluogo
(1991)
Superficie
(in kmq)
Densità
(in ab./kmq)
Numero
comuni
64 Lecco Lombardia 295.948 45.428 816 363 90
78 Rimini Emilia-Romagna 258.718 130.160 534 484 20
84 Prato Toscana 217.244 171.135 365 595 7
91 Biella Piemonte 191.291 47.465 913 210 83
93 Lodi Lombardia 184.025 41.709 782 235 61
95 Crotone Calabria 180.409 59.998 1.717 105 27
96 Vibo Valentia Calabria 179.640 35.287 1.139 158 50
98 Verbano-Cusio-Ossola Piemonte 162.215 30.307 2.255 72 77
* Il numero a lato di ciascuna provincia rappresenta il numero nella graduatoria fra le province ordinate per numero di abitanti all'1/1/1991 (2).

Il prospetto evidenzia che sono state costituite province con molto territorio ma ridotta popolazione e piccolo capoluogo (Verbano-Cusio-Ossola, Vibo Valentia), con valori un poco maggiore degli stessi (Biella, Crotone, Lecco, Lodi), con minimo territorio e grosso capoluogo e pochi altri comuni (Prato, Rimini).
I capoluoghi e il territorio circostante hanno quasi sempre una più o meno ricca tradizione storica ma in un caso (Verbania) si riscontra che il capoluogo è un raggruppamento di piccoli comuni (Intra, Pallanza ed altri) e il nome è di derivazione recente (da Verbano antico nome del lago Maggiore).
In ogni caso la costituzione di tali nuove province ha corrisposto all'esigenza di una maggiore distribuzione dei poteri amministrativi sui rispettivi territori regionali equilibrando zone dove vi era, ad esempio, un vasto territorio senza un capoluogo vicino (provincia di Verbania), o dove vi era un grosso centro che non poteva più avere un ruolo di semplice comune (Rimini, Prato) o dove vi erano centri con notevoli identità storiche in zone discretamente vaste e senza un capoluogo amministrativamente riconosciuto (Biella, Lodi, Lecco, Crotone, Vibo Valentia).
Per quanto riguarda la distribuzione delle nuove province nell'ambito del territorio italiano si riscontra che esse riguardano tre regioni settentrionali (Piemonte, Lombardia e Emilia-Romagna) e una sola regione meridionale (Calabria). Spicca per la sua assenza la Campania, che pur essendo la seconda in Italia per popolazione e nonostante la presenza di più città con notevolissime tradizioni storiche è costituita solo da cinque province mentre il Piemonte, l'Emilia-Romagna e la Toscana, ad esempio, con popolazioni inferiori hanno rispettivamente otto, nove e dieci province.
Con ciò non si vuol dire che la costituzione delle anzidette province sia stato una forzatura o una concessione a clientele locali, forti in quelle zone e più deboli altrove. Al contrario, una attenta analisi di ciascuna di tali nuove suddivisioni amministrative dimostra che ciascuna di essa è basata su giuste rivendicazione e legittime aspettative, del tutto coerenti con i principi e gli orientamenti della nostra repubblica e delle nostre istituzioni democratiche.
La costituzione di una nuova provincia non è né deve ritenersi un procedimento casuale in cui senza dei criteri definiti si complica inutilmente e dispendiosamente la suddivisione amministrativa del territorio ma al contrario è un mezzo per rafforzare le identità e le funzioni locali nel pieno rispetto e nel recupero delle tradizioni storiche, culturali ed economiche delle specifiche aree territoriali.
E' però da sottolineare che per un evidente senso di giustizia e di equilibrio tali criteri debbono essere applicati con più omogeneità sul territorio italiano sanando vistose disparità e incongruenze e riportando ad una maggiore dignità città e territori indebitamente trascurati.
Con queste premesse è giusta, plausibile e fattibile l'idea della costituzione di una nuova provincia avente come capoluogo Aversa? E ciò con quale motivata delimitazione del territorio?
L'argomento è complesso e deve essere esaminato da varie angolature e non può essere risolto con una affrettata risposta affermativa o negativa che avrebbe solo il sapore di una posizione di parte.

Cenni storici su Aversa e il territorio correlato
La città osco-etrusca di Vèlxu / Vèlsu / Vèl(e)xa
In epoca etrusca esisteva una città verosimilmente alleata di Capua il cui nome, ricavato da monete di epoca successiva, era Velxu / Velsu / Vel(e)xa. Non è certa l'ubicazione e l'identificazione di tale centro ma un recente articolo (3) ha evidenziato con argomentazioni documentate che esso era forse nello stesso sito dell'attuale Aversa - o nelle immediate adiacenze - e che fu ceduto insieme al territorio da esso dipendente da Capua ai Cumani dopo la sconfitta subita nel V secolo a.C. E' ben noto infatti che all'epoca Capua, una città con classe dominante etrusca e popolazione prevalentemente osca, attaccò la greca Cuma e che questa sotto la guida di Aristodemo la sconfisse dapprima rovinosamente nel 524 a.C., poi una seconda volta, in alleanza con i Latini, nel 504 e infine una terza volta, con Siracusa come alleata, nel 499. Per queste rovinose sconfitte, inizio del declino degli Etruschi e dell'ascesa di Roma, è da ritenersi assai probabile che Capua dovette cedere una parte del proprio territorio a Cuma e appare verosimile che questo territorio sia stato proprio quello dell'anzidetto centro in quanto era il più vicino a Cuma. Esso forse fu distrutto o, più probabilmente, gravemente danneggiato. Infatti, la monetazione prima citata non risale affatto al V secolo ma al periodo ben successivo della II guerra punica, nel brevi anni dal 216 al 211 a.C. quando Capua si alleò con Annibale, e furono coniate monete proprie - per Velsu con gli stessi simboli dell'uncia di Adèrl / Atella, vale a dire il dio Sole e l'elefante - quale segno della ricostituita indipendenza sia di Capua che delle città collegate (4). Con la successiva vittoria dei romani non si ha alcuna menzione del centro che probabilmente nel corso della guerra fu del tutto distrutto ma - scherzi del destino o nemesi storica o magia delle parole e dei luoghi - forse proprio sul suo sito dove ormai sorgeva solo forse qualche casa e una chiesa 'qui vocatur Sanctum Paullum at Averze' (5) che riportava ancora nel nome l'antichissima memoria, i Normanni fondarono la loro nuova città dandole lo stesso antico nome.

La città osco-etrusca di Adèrl
Un'altra città alleata di Capua era Adèrl, meglio conosciuta con il nome latinizzato di Atella. Le fabulae atellanae nacquero, come dice il nome, proprio in questa città ben prima del suo assoggettamento ai Romani e anzi furono di esempio e ispirazione per la stessa Roma. L'argomento è troppo noto per necessitare di ulteriori menzioni e ricordiamo solo che una delle maschere delle fabulae, Maccus, appare nelle superstiti raffigurazioni statuarie e pittoriche dell'epoca e nelle descrizioni del carattere del tutto indistinguibile da quella che sarà poi la maschera di Pulcinella, espropriata alla memoria atellana e diventata uno dei simboli di Napoli e, per estensione, dell'intera Italia (6).
Adèrl / Atella non fu ceduta dai Capuani a Cuma dopo la vittoria di questi e seguì in seguito le sorti di Capua nelle sue alterne vicende con Roma. Pertanto dapprima Atella fu città amica e subordinata dei romani (dalla I guerra sannitica, circa 340 a.C.) e rimase fedele durante la II e III guerra sannitica e la I guerra punica ma successivamente nel 216 a.C. a seguito della grave sconfitta subita dai Romani a Canne divenne alleata di Annibale. In tale epoca, come abbiamo già detto, furono coniate monete con l'intestazione di Capua, Adèrl, Calatia, e verosimilmente Velsu, quale simbolo e conferma della ritrovata indipendenza (7).
Con la successiva vittoria romana, nel 211 a. C., Atella subì gravi rappresaglie da parte dei Romani. Molti Atellani per timore delle prevedibili punizioni seguirono Annibale in Calabria, i rimanenti in parte furono uccisi o resi schiavi e gli altri costretti a migrare a Calatia (8), altra città sconfitta e punita. La stessa Atella fu poi popolata da esuli di Nuceria e ridotta al rango di Prefettura, governata da quattro prefetti inviati da Roma.
Sotto Augusto larga parte del territorio di Atella unitamente a quello di Acerrae fu centuriato (centuriazione Atella-Acerrae I secondo la denominazione di Chouquer) (9) e le due città furono interamente ricostruite con una disposizione delle mura e delle strade principali allineata con i decumani della centuriazione. Proprio l'anzidetta centuriazione per la sua chiara distinzione da quella contemporanea di Neapolis (10) ci permette ancor oggi di definire con ragionevole sicurezza il confine fra il territorio di Atella e quello di Neapolis (11).
La città fu dotata di acquedotto, terme, foro, anfiteatro, templi e, in breve, di tutti gli attributi di una città dell'epoca, e fu elevata alla dignità di municipio con lo 'ius suffragi et ius honorum'.
Da una lapide del IV secolo ricaviamo che Atella era ancora fiorente in tale epoca (12). Essa era inoltre da un'epoca imprecisata sede vescovile con competenza su tutto il territorio di competenza della città (13). La città, esposta come era in pianura subì gravi distruzioni da parte dei Vandali (455-456 d.C.) degli Eruli (476 d.C.) e degli Ostrogoti (486 d.C.).
La città dovette ridursi a poche case intorno alla sede vescovile e chiesa principale dedicata a S. Elpidio, attuale chiesa di S. Arpino.
Con l'invasione dei Longobardi una parte del suo territorio, corrispondente a quella degli attuali Comuni di Gricignano d'Aversa, Cesa, Sant'Antimo, Succivo, Sant'Arpino, Orta di Atella, Crispano, Caivano, Frattaminore, Cardito (in parte), divenne longobarda mentre la rimanente, corrispondente a quella dei Comuni di Casandrino, Grumo Nevano, Frattamaggiore, Casoria, Afragola, Arzano, Casavatore, Melito di Napoli (in parte) (14), rimase sotto il dominio imperiale e divenne dipendenza di Neapolis (v. figura 3).
Con l'instaurarsi del confine, che tale rimase con alterne vicende per circa cinque secoli, il territorio dipendente da Neapolis più lontano dalla sede vescovile di Atella (Casoria, Afragola, Arzano, Casavatore, Melito di Napoli) passò come competenza al vescovo napoletano mentre le zone più vicine (Casandrino, Grumo Nevano, Frattamaggiore) rimasero di competenza del vescovo di Atella nonostante il confine.
Con la fondazione normanna di Aversa tutto il territorio di Atella dominato dai Longobardi passò alla nuova città mentre quello dominato da Napoli rimase alla stessa. Con l'istituzione della nuova diocesi di Aversa l'antica diocesi di Atella fu assorbita nella nuova ma negli elenchi delle decime del XIII secolo nell'ambito della diocesi di Aversa si fa distinzione fra parte atellana (1308: ‘In atellano diocesis aversane’; 1324: ‘atellane dyocesis’) e parte cumana (1308: ‘In Cumano diocesis aversane’; 1324: ‘cumane dyocesis’) (15). E tale distinzione, riporta il Parente, è ancora presente nella chiamata del Buon Pastore del XIX secolo dove sono chiamati dal vescovo prima i parroci di Aversa e poi, alla pari, i parroci di Caivano e di Giugliano, quali primi rappresentanti rispettivamente delle diocesi di Atella e di Cuma (16).

La città greca di Cuma
Cuma città greca fondata nell'VIII secolo a.C. è già stata sopra ricordata per le molteplici sconfitte che inflisse agli Etruschi e dalle quali i Latini e Roma trassero occasione per riconquistare la loro indipendenza. Ricordiamo anche che Cuma insieme a Siracusa, dopo la vittoria sugli Etruschi, fondò Neapolis nel V secolo a.C. Sottolineamo infine, non per ultimo come importanza, che dall'alfabeto greco usato a Cuma sia gli Etruschi che gli Osci e i Latini ricavarono con gli opportuni adattamenti i loro rispettivi alfabeti e che in effetti l'alfabeto usato oggi in larga parte del mondo trae pertanto la sua origine dall'antichissima Cuma. I territori di Atella e Cuma sono illustrati nella figura 2. Oggi esso è diviso fra una parte dipendente dalla diocesi di Aversa e due ulteriori parti dipendenti rispettivamente dalle diocesi di Napoli e Pozzuoli. Tale divisione ha una radice storica nell'invasione longobarda che spezzò il suo territorio in due tronconi: la prima, oggi diocesi di Aversa, sotto il dominio longobardo e la seconda sotto il dominio imperiale bizantino e in parte diocesi di Puteolis e per il resto diocesi di Neapolis.
Cuma ridotta a miseri residui e rimasta sotto il dominio imperiale rimaneva sede di diocesi con competenza anche per il territorio sotto il dominio longobardo. Con la fondazione di Aversa la parte longobarda del suo territorio fu successivamente attribuita alla nuova diocesi aversana.

La fondazione della città normanna di Aversa
A metà dell'XI secolo con una serie di eventi ben noti e di estrema importanza per la storia dell'Italia Meridionale e dell'intera l'Italia, i Normanni fondarono e fortificarono la città di Aversa, utilizzando un nome già esistente ed intorno ad una chiesa anch'essa preesistente, dedicata allora come al presente a S. Paolo (17). La città acquisì in pochi decenni estrema forza ed importanza, diventando uno dei centri principali della conquista normanna dell'Italia meridionale con la definitiva e totale scomparsa dei domini longobardi, bizantini ed arabi. Alla città quasi immediatamente, nel 1053, fu riconosciuta dignità vescovile con la costituzione di una nuova diocesi che abbracciò quella Atellana e larga parte di quella Cumana. La nuova diocesi non dipendeva da nessun arcivescovo ma direttamente dalla Sede Apostolica. Anche il nuovo monastero di San Lorenzo, che divenne rapidamente il luogo di formazione di vescovi e abbati che il Papa inviava in moltissimi monasteri dell'Italia Meridionale in zone non più dominate dai bizantini o dagli arabi, acquisì dal 1092 dignità vescovile con diretta dipendenza dal Vaticano. La nuova diocesi e il monastero di San Lorenzo erano il frutto di una importantissima alleanza strategica fra i Normanni e il Papato. In un primo periodo infatti per azione di Papa Leone IX vi era stato aspro contrasto fra i due poteri e il papato era ricorso anche all'alleanza con i bizantini pur di contrastare i Normanni. Ma poi, dopo la sconfitta in battaglia nel 1053 delle truppe di Papa Leone IX a Civitate in Puglia e la sua cattura, si aprì una nuova fase nei rapporti fra Papato e Normanni. Al Papa fu ben presto ridata la libertà con tutti gli onori e nello stesso anno fu costituita la diocesi di Aversa e si moltiplicarono le donazioni normanne a chiese e monasteri. Dopo un ulteriore periodo di cinque anni in cui non venne meno l'opposizione romana ad opera dei Papi Vittore II e Stefano IX, con il nuovo Papa Nicolò II sostenuto dagli stessi Normanni e per l'azione mediatrice di Desiderio, potente abbate di Montecassino e futuro Papa Vittore III, si giunse all'accordo del Concilio di Melfi del 1059 fra Papato e Riccardo I di Aversa e Roberto il Guiscardo, per il quale i Normanni si riconoscevano feudatari della Chiesa, avendone in cambio ogni riconoscimento per il potere politico ma garantendo peraltro il massimo supporto alla Chiesa e alla sua 'riconquista' dell'Italia Meridionale. In accordo con tale disegno la diocesi di Aversa e il Monastero di San Lorenzo in particolare ebbero larghissime donazioni di chiese, cappelle, terreni e uomini in tutta l'Italia Meridionale diventando uno strumento principale e potentissimo di tale ampia strategia (18).
Dopo tale epoca eccezionale e straordinaria, con la nascita del regno normanno, successivamente passato sotto i domini svevo, angioino, aragonese, spagnolo, austriaco, borbonico, Aversa fu sempre feudo di grandissima importanza sotto il diretto dominio della Corona. In epoca angioina rivaleggiava con Napoli per popolazione e importanza ma, successivamente, Napoli perché ormai unica capitale, andò accentrando ogni funzione e acquisendo sempre maggiore importanza nei confronti di tutte le città del Regno e quindi anche nei confronti di Aversa.
Non è possibile riassumere in poche righe le innumerevoli vicende vissute dalla città di Aversa e dai suoi casali, oltre 40, in tanti secoli di storia, vicende alle quali, fra gli altri, un suo appassionato cittadino ha dedicato un'opera di ben tre volumi (19).
Né vi è spazio per accennare ai suoi monumenti, rimandando per tale scopo al sito internet del Comitato (utenti.lycos.it/provinciaAversa) e a due interessanti siti aversani (web.tiscali.it/arte_aversa; www.dst.unina.it/mg/aversa/aversa.html).
E non vogliamo dedicare ulteriore spazio ad una città così illustre anche perché, come giustamente dichiara il Comitato per la Provincia di Aversa, bisogna lottare per la Provincia di Aversa e non per Aversa Provincia, vale a dire non si deve limitare il discorso quasi al solo capoluogo che peraltro per le sue importantissime vicende storiche merita amplissima attenzione.
Perciò passeremo direttamente agli eventi successivi che segnano la fase di decadenza di cui si cerca un giusto riscatto. Con la conquista napoleonica e i regni di Giuseppe Napoleone e Gioacchino Murat, furono istituiti i Comuni e Aversa, come pure Napoli, Capua, Nola e tante altre illustri città, furono divise dai loro Casali e trasformate insieme agli stessi in Comuni. Ciò era una cosa giusta per Casali oramai popolosi quanto città ma nello stesso tempo riduceva Aversa al solo centro abitato capoluogo e a un territorio piccolissimo, svilendo gravemente la sua grande importanza storica. Successivamente con la formazione delle province di Napoli e Caserta ad Aversa fu negato qualsiasi ruolo quale capoluogo e il suo territorio divenne o anonima adiacenza di Napoli o dipendenza - storicamente incongrua - da un'altra città quale Caserta che mai aveva avuto influenza su Aversa e le sue terre. Come ulteriore assurdità, obliando qualsiasi memoria storica persino il sito dell'antica Atella fu diviso fra un confine provinciale non si capisce per negligente spregio o per grave ignoranza e insensibilità.

Valutazione dei dati demografici e territoriali
Se la costituenda provincia di Aversa fosse limitata ai soli Comuni ex casali di Aversa e ora appartenenti alla provincia di Caserta, con tali limiti la superficie sarebbe di 198,74 kmq e la popolazione 229.263 ab. al censimento 1991 (20) e 244.433 ab. al censimento 2001 (21). Con tale conformazione pur essendo la popolazione entro limiti accettabili (v. Tabella 1), superiori a quelli previsti per legge, sarebbe per superficie la più piccola provincia d'Italia (v. Tabella 2; per i dati relativi alle popolazioni v. Tabella 3 per il 1991 e Tabella 4 per il 2001). Ma la cosa più grave sarebbe che i confini della novella provincia riconfermerebbero tre vecchie divisioni in contrasto con la storia di tutta la zona:

A) Divisione del territorio della ex-contea di Aversa in due province (Napoli e Caserta/Aversa). Comuni come Caivano, Cardito, Crispano, Frattaminore, Sant'Antimo, Giugliano, Qualiano storicamente sempre considerati nel 'tenimento' di Aversa si troverebbero ancora divisi da essa da un innaturale confine amministrativo.
B) Divisione del territorio che già fu di Atella. Richiamandoci al territorio già un tempo dominio dell'antica città di Atella, da una parte avremmo Gricignano d'Aversa, Succivo, Orta di Atella, Cesa, Sant'Arpino mentre dall'altra Afragola, Arzano, Caivano, Cardito, Casandrino, Casavatore, Casoria, Crispano, Frattamaggiore, Frattaminore, Giugliano, Grumo Nevano, Melito di Napoli, Qualiano, Sant'Antimo. E il sito dell'antica Atella continuerebbe ad essere attraversato da un assurdo confine.
C) Divisione della diocesi di Aversa. Molti Comuni che dipendono dalla diocesi di Aversa continuerebbero a trovarsi in un'altra provincia: Caivano, Cardito, Casandrino, Crispano, Frattamaggiore, Frattaminore, Giugliano, Grumo Nevano, Qualiano.

Con l'anzidetta delimitazione, tenendo conto di queste innaturali divisioni e delle insufficienti dimensioni e del mediocre peso demografico, una provincia siffatta sarebbe una proposta debole e poco sostenibile. Però con tale delimitazione e l'aggiunta del Comune di Castel Volturno, per lodevole azione di un Comitato promotore e per iniziativa di ben trentasei deputati in data 17 ottobre 2001 è stata presentata la proposta di legge n. 1779 ai sensi dell'art. 16 della L. 142/90 e successive modifiche e integrazioni (in particolare D.L. 267/2000) e con il voto favorevole di tutti i Comuni interessati tranne Castel Volturno (22). E' anche vero che il Comitato promotore per la costituzione della provincia di Aversa dichiara testualmente:
"Questo progetto rappresenta la 1° FASE - secondo noi - semplice e di facile attuazione. Poi potrà subentrare la 2° FASE con l'adesione di tutti i comuni della provincia di Napoli, facenti parte della diocesi di Aversa, se manifesteranno la volontà di aderire alla iniziativa. Si potrebbe raggiungere, con queste ulteriori adesioni, una provincia con oltre 500.000 abitanti tutti residenti in un territorio con caratteristiche omogenee come previsto dalla legge sulla istituzione delle nuove province. Non abbiamo previsto l'adesione dei comuni napoletani nella 1° FASE perché tale eventualità complicherebbe enormemente le procedure e potrebbe far sorgere qualche imprevedibile ed insormontabile ostacolo." (23)
Pertanto è evidentissimo che gli stessi promotori del Comitato sono convinti che la proposta parlamentare già presentata è una prima ed incompleta proposta propedeutica ad un disegno più vasto, coerente e ricco di prospettive.
Infatti, se al contrario la provincia di Aversa fosse definita come l'insieme di tutti i Comuni già appartenenti alla contea di Aversa più la rimanente parte del territorio già appartenente all'antica città di Atella, con tale delimitazione la superficie sarebbe di 392,07 kmq e la popolazione ammonterebbe a 689.725 ab. al censimento 1991 (24) e 791.753 al censimento 2001 (25). Si veda a tale riguardo la figura 3, dove è anche riportato il confine fra le diocesi di Aversa e Napoli e il confine del territorio longobardo fra i secoli VI e XI.
Con tali valori pur diventando la terz'ultima provincia d'Italia per superficie (26) (v. Tabella 2), al contrario per popolazione con i dati del 1991 sarebbe la ventiquattresima provincia (27) (v. Tabella 1). Inoltre considerando il considerevole accrescimento demografico dei Comuni della costituenda provincia nel decennio 1991-2001 in contrasto con la stasi demografica dell'Italia nel suo complesso la sua posizione sarebbe oggi intorno al sedicesimo - diciassettesimo posto e, in proiezione, ipotizzando un ridotto ulteriore accrescimento demografico, dovrebbe salire nel giro di una decina d'anni intorno al quattordicesimo posto. Si tratterebbe quindi di una provincia piccola di superficie ma con una popolazione che la collocherebbe in una posizione ragguardevole fra tutte le province d'Italia, scavalcando dieci province con capoluoghi di regione (Aosta, Trento, Trieste, Perugia, Ancona, L'Aquila, Campobasso, Potenza, Catanzaro, Cagliari) e addirittura tre regioni intere (Valle d'Aosta, Molise, Basilicata) (28).
Inoltre, a riguardo della piccolezza del territorio bisogna considerare che è tutto in pianura con altissimo valore agricolo pari o superiore a province molto più vaste ma in larga parte montuose o collinari. In effetti se si provasse a calcolare il valore commerciale dei terreni della costituenda provincia essi supererebbero il valore di moltissime province assai maggiori per estensione. Per di più il territorio anzidetto ospita un gran numero di centri popolosi, di cui uno con più di 60.000 ab. (Afragola), un altro con circa 85.000 ab. (Casoria) e un terzo che oramai ha superato i 100.000 ab. (Giugliano). Molteplici infine sono i centri ricchi di attività industriali (Caivano, Arzano, Grumo Nevano, etc.), del terziario (Frattamaggiore, Aversa, Casoria) e diffusa, abbondante e laboriosa è l'attività in ogni campo. Per attività esistenti, per dinamicità e prospettive di sviluppo l'area è da ritenersi una delle più dinamiche del Meridione.
La delimitazione proposta supererebbe le tre divisioni prima dette e sarebbe viziata da una sola divisione che è storicamente in contrasto con la terza. Infatti vari Comuni il cui territorio apparteneva ad Atella non furono occupati dai Longobardi e entrarono nel dominio di Napoli. Per alcuni di questi (Frattamaggiore, Grumo Nevano, Casandrino, Sant'Antimo) nonostante il confine fra dominio longobardo e imperiale rimase la dipendenza dalla diocesi di Atella assorbita poi in quella di Aversa. Ma per altri (Afragola, Arzano, Casavatore, Casoria, Melito di Napoli) anche la dipendenza dalla diocesi di Atella fu persa unitamente al ricordo dell'antico legame e per tali Comuni si porrebbe il dilemma: rimanere nella provincia di Napoli, coerentemente con l'appartenenza alla diocesi di Napoli ma mantenendo un ruolo di poco peso rispetto alle grandi dimensioni del capoluogo, o aderire alla nuova provincia, rivivificando un legame assai più antico e obliato ma con un ruolo di maggiore peso nelle decisioni riguardanti il territorio? (29)

Perchè una nuova provincia?
Perché le genti di un Comune dovrebbero chiedere la costituzione di una nuova provincia o aderire ad essa?
Il motivo principale ma non unico è di identificazione storico-culturale. Non è gratificante essere del tutto ignoti quando si va in altre zone d'Italia e essere identificati solo in termini di altre entità. Nel pieno rispetto delle reciproche dignità è limitativo per un aversano essere designato semplicemente come un Comune della provincia di Caserta e per i cittadini di Frattamaggiore, Afragola, Casoria, Caivano, etc. sentirsi dire di appartenere all'area a nord di Napoli, una zona più popolosa di Bologna o Firenze ma che non ha nemmeno la distinzione di un nome. E' come per un uomo giustamente orgoglioso della propria identità sentirsi definire unicamente come fratello o figlio di un altro individuo più conosciuto e non poter mai essere conosciuto per sé stesso.
Il problema dell'identificazione non è solo psicologico e anzi ne derivano automaticamente conseguenze negative da non sottovalutare. Quando si ripartono funzioni e strutture sul territorio la prima spontanea suddivisione è basata sulle province: pertanto allorché si devono localizzare le suddette funzioni e strutture i Comuni dell'aversano e della innominata 'zona a nord di Napoli' debbono competere con le altre zone delle rispettive province e con i relativi capoluoghi, rimanendo troppo spesso perdenti e emarginati.
Perché, ad esempio, una provincia di circa 800.000 abitanti non dovrebbe avere una propria Università e non qualche misera facoltà elemosina di un capoluogo regionale perennemente accentratore?
In tale ambito è anche comprensibile il perché Comuni della provincia di Napoli quali, ad esempio, Giugliano, Casoria, Frattamaggiore, Afragola, Caivano, etc. pur avendo popolazione e/o territorio maggiori di Aversa avrebbero convenienza a propugnare ed accettare una nuova provincia di cui non sarebbero né potrebbero mai essere capoluogo. La nuova provincia priva di un centro preponderante e di fatto egemone libererebbe ed esalterebbe capacità di espressione democratica e renderebbe fattibili potenzialità di sviluppo ora represse per la precedenza troppo spessa automaticamente attribuita al capoluogo.
Tutto ciò, si badi, non in un'ottica di opposizione e di rigetto per Napoli o Caserta ma in uno spirito di collaborazione collettiva per uno sviluppo armonico e non sbilanciato del territorio che vada a valorizzare in modo corale e non univoco le enormi tradizioni storiche e culturali di ogni zona impegnando in modo più omogeneo le immense capacità e potenzialità delle nostre popolazioni.

La Provincia di Aversa e la Città Atellana
La Città Atellana, non è per niente l'ipotesi di una nuova entità amministrativa ma un raggruppamento ideale di Comuni che, su basi apartitiche, si richiamano ad una unica matrice storico-culturale sia per un problema di recupero della propria identità sia per coalizzare le proprie forze e conseguire maggiori possibilità di sviluppo. I principi e gli obiettivi programmatici relativi alla Città Atellana furono approvati e/o abbozzati in un incontro svoltosi di recente (30) ma che non ha avuto per ora ulteriori sviluppi perché fra l'altro già allora fu evidenziato che non si poteva prescindere da una preventiva chiara posizione nei confronti dell'ipotesi di costituzione della Provincia di Aversa. Questo documento è appunto un tentativo di formulare una precisa risposta agli interrogativi allora sollevati.
La Provincia di Aversa è la proposta di costituzione di una nuova entità amministrativa basata parimenti su omogenee matrici storico-culturali e tesa ad un recupero dell'identità delle popolazioni interessate e al conseguimento di maggiori possibilità di sviluppo.
Città Atellana e Provincia di Aversa non sono per niente idee antitetiche e/o mutuamente escludenti. Al contrario, come è stato evidenziato nei paragrafi precedenti, una proposta formulata in termini forti per la Provincia di Aversa richiede un attivo recupero ed un pieno inglobamento della perduta identità atellana nelle motivazioni e nelle fondamenta costitutive della nuova provincia. Le due idee invece che essere antitetiche sono complementari e mutuamente rafforzanti e tutti gli obiettivi formulati sia per la Città Atellana nei documenti anzidetti che per la Provincia di Aversa ad opera del Comitato promotore sono del tutto integrabili fra loro se non, in molti casi, coincidenti.
E' un discorso che deve essere approfondito in termini e tempi utili prendendo piena coscienza della grande importanza di un recupero della propria identità ai fini di azioni collettive tese ad un maggiore ed armonico sviluppo.

TABELLA 1 - Confronto fra Province ordinate per popolazione
(Dati ISTAT 1991)


  Provincia Abitanti 52 Lucca 377.101
1 Roma 3.761.067 53 Mantova 369.630
2 Milano 3.738.685 54 Ferrara 360.763
3 Napoli 3.110.970 55 Ascoli Piceno 360.482
4 Torino 2.236.765 56 Ravenna 350.454
5 Bari 1.530.170 57 Forlì 348.647
6 Palermo 1.224.778 58 Livorno 336.626
7 Salerno 1.066.601 59 Pesaro 335.979
8 Brescia 1.044.544 60 Novara 334.614
9 Catania 1.035.665 61 Cremona 327.970
10 Firenze 967.437 62 Arezzo 314.564
11 Genova 950.849 63 L'Aquila 297.838
12 Bergamo 909.602 64 Lecco 295.948
13 Bologna 906.856 65 Macerata 295.481
14 Caserta 854.603 66 Benevento 293.026
15 Padova 820.318 67 Ragusa 289.733
16 Venezia 820.052 68 Pescara 289.534
17 Lecce 803.977 69 La Spezia 284.647
18 Varese 797.039 70 Teramo 279.852
19 Verona 788.343 71 Viterbo 278.521
20 Cagliari 763.382 72 Caltanissetta 278.275
21 Cosenza 750.896 73 Pordenone 275.267
22 Vicenza 747.957 74 Nuoro 272.992
23 Treviso 744.038 75 Piacenza 267.633
24 Foggia 696.848 76 Pistoia 264.622
25 Messina 646.871 77 Trieste 261.825
26 Modena 604.680 78 Rimini 258.718
27 Taranto 589.576 79 Siena 250.740
28 Perugia 588.781 80 Rovigo 248.004
29 Reggio di Calabria 576.693 81 Campobasso 238.958
30 Cuneo 547.234 82 Savona 227.199
31 Udine 522.455 83 Terni 223.050
32 Como 522.147 84 Prato 217.244
33 Pavia 490.898 85 Grosseto 216.015
34 Frosinone 479.559 86 Imperia 213.587
35 Latina 476.282 87 Belluno 212.085
36 Agrigento 476.158 88 Matera 208.985
37 Sassari 454.904 89 Asti 208.332
38 Trento 449.852 90 Massa Carrara 200.312
39 Bolzano 440.508 91 Biella 191.291
40 Avellino 438.812 92 Enna 186.182
41 Alessandria 438.245 93 Lodi 184.025
42 Ancona 437.263 94 Vercelli 183.869
43 Trapani 426.710 95 Crotone 180.409
44 Reggio nell'Emilia 420.431 96 Vibo Valentia 179.640
45 Brindisi 411.314 97 Sondrio 175.496
46 Siracusa 402.014 98 Verbano-Cusio-Ossola 162.215
47 Potenza 401.543 99 Oristano 156.970
48 Parma 391.330 100 Rieti 144.942
49 Pisa 385.285 101 Gorizia 138.119
50 Catanzaro 382.565 102 Aosta 115.938
51 Chieti 381.830 103 Isernia 91.942


TABELLA 2 - Confronto fra Province ordinate per superficie
(Dati ISTAT 1991)

  Provincia Superficie
(In kmq)
... ... ...
101 Gorizia 466
102 Aversa 392
103 Prato 365
103 Trieste 212


TABELLA 3 - Calcolo abitanti ipotizzata Provincia di Aversa
(Dati ISTAT 1991)

  Comune Popolazione
(anno 1991)
% Superficie(in kmq % ab./kmq Prov.
1 Aversa 54.032 7,83 8,73 2,23 6.189 CE
1 Carinaro 5.490 0,80 6,29 1,60 873 CE
3 Casal di Principe 18.499 2,68 23,36 5,96 792 CE
4 Casaluce 8.895 1,29 9,36 2,39 950 CE
5 Casapesenna 6.786 0,98 3,00 0,77 2.262 CE
6 Cesa 6.751 0,98 2,79 0,71 2.420 CE
7 Frignano 8.556 1,24 9,92 2,53 863 CE
8 Gricignano di Aversa 8.056 1,17 9,84 2,51 819 CE
9 Lusciano 12.855 1,86 4,52 1,15 2.844 CE
10 Orta di Atella 11.535 1,67 10,69 2,73 1.079 CE
11 Parete 9.026 1,31 5,72 1,46 1.578 CE
12 San Cipriano di Aversa 12.574 1,82 6,20 1,58 2.028 CE
13 San Marcellino 11.111 1,61 4,64 1,18 2.395 CE
14 Sant'Arpino 12.043 1,75 3,2 0,82 3.763 CE
15 Succivo 6.483 0,94 6,96 1,78 931 CE
16 Teverola 8.603 1,25 6,72 1,71 1.280 CE
17 Trentola-Ducenta 11.915 1,73 6,63 1,69 1.797 CE
18 Villa di Briano 5.564 0,81 8,52 2,17 653 CE
19 Villa Literno 10.849 1,52 61,65 15,72 170 CE
  Totale parziale: 229.263 33,24 198,74 50,69 1.154  
20 Afragola 60.065 8,71 17,99 4,59 3.339 NA
21 Arzano 40.098 5,81 4,68 1,19 8.568 NA
22 Caivano 35.855 5,20 27,11 6,91 1.323 NA
23 Cardito 20.105 2,91 3,16 0,81 6.362 NA
24 Casandrino 11.617 1,68 3,25 0,83 3.574 NA
25 Casavatore 20.869 3,03 1,62 0,41 12.882 NA
26 Casoria 70.707 10,25 12,03 3,07 5.878 NA
27 Crispano 10.467 1,52 2,25 0,57 4.652 NA
28 Frattamaggiore 36.089 5,23 5,32 1,36 6.784 NA
29 Frattaminore 13.873 2,01 1,99 0,51 6.971 NA
30 Giugliano in Campania 60.096 8,71 94,19 24,02 638 NA
31 Grumo Nevano 19.524 2,83 2,92 0,74 6.686 NA
32 Melito di Napoli 20.095 2,91 3,72 0,95 5.402 NA
33 Qualiano 10.017 1,45 7,26 1,85 1.380 NA
34 Sant'Antimo 30.985 4,49 5,84 1,49 5.306 NA
Totale parziale: 460.462 66,76 193,33 49,31 2.382
Totale generale: 689.725 100,00 392,07 100,00 1.759


TABELLA 4 - Calcolo abitanti ipotizzata Provincia di Aversa
(Dati ISTAT 2001)

  Comune Popolazione
(anno 2001)
% Superficie(in kmq % ab./kmq Prov.
1 Aversa 55.864 7,06 8,73 2,23 6.399 CE
1 Carinaro 6.410 0,81 6,29 1,60 1.019 CE
3 Casal di Principe 19.441 2,46 23,36 5,96 832 CE
4 Casaluce 9.882 1,25 9,36 2,39 1.056 CE
5 Casapesenna 6.481 0,82 3,00 0,77 2.160 CE
6 Cesa 7.329 0,93 2,79 0,71 2.627 CE
7 Frignano 8.401 1,06 9,92 2,53 847 CE
8 Gricignano di Aversa 8.976 1,13 9,84 2,51 912 CE
9 Lusciano (1/1/2000) 13.507 1,71 4,52 1,15 2.988 CE
10 Orta di Atella 12.867 1,63 10,69 2,73 1.204 CE
11 Parete 9.917 1,25 5,72 1,46 1.734 CE
12 San Cipriano di Aversa (1/1/1999) 12.686 1,60 6,20 1,58 2.046 CE
13 San Marcellino 11.904 1,50 4,64 1,18 2.566 CE
14 Sant'Arpino 13.528 1,71 3,2 0,82 4.228 CE
15 Succivo 6.983 0,88 6,96 1,78 1.003 CE
16 Teverola 9.801 1,24 6,72 1,71 1.458 CE
17 Trentola-Ducenta 13.895 1,75 6,63 1,69 2.096 CE
18 Villa di Briano 5.746 0,73 8,52 2,17 674 CE
19 Villa Literno 10.815 1,37 61,65 15,72 175 CE
  Totale parziale: 244.433 30,87 198,74 50,69 1.230  
20 Afragola 61.283 7,74 17,99 4,59 3.407 NA
21 Arzano 39.794 5,03 4,68 1,19 8.503 NA
22 Caivano 37.895 4,79 27,11 6,91 1.398 NA
23 Cardito 22.096 2,79 3,16 0,81 6.992 NA
24 Casandrino 12.912 1,63 3,25 0,83 3.973 NA
25 Casavatore 21.336 2,69 1,62 0,41 13.170 NA
26 Casoria 83.705 10,57 12,03 3,07 6.958 NA
27 Crispano 12.236 1,55 2,25 0,57 5.438 NA
28 Frattamaggiore 33.163 4,19 5,32 1,36 6.234 NA
29 Frattaminore 15.055 1,90 1,99 0,51 7.565 NA
30 Giugliano in Campania 95.421 12,05 94,19 24,02 1.013 NA
31 Grumo Nevano 18.841 2,38 2,92 0,74 6.452 NA
32 Melito di Napoli 35.222 4,45 3,72 0,95 9.468 NA
33 Qualiano 25.380 3,21 7,26 1,85 3.496 NA
34 Sant'Antimo 32.981 4,17 5,84 1,49 5.647 NA
  Totale parziale: 547.320 69,13 193,33 49,31 2.831
  Totale generale: 791.753 100,00 392,07 100,00 2.019





Legenda delle Fig. 2 e 3:
1 = S. Maria Capua Vetere; 2 = S. Prisco; 3 = Casagiove; 4 = Curti; 5 = Casapulla; 6 = Macerata Campana; 7 = Portico di Caserta; 8 = Recale; 9 = S. Nicola la Strada; 10 = Capodrise; 11 = S. Marco Evangelista; 12 = S. Cipriano d’Aversa; 13 = Casapesenna; 14 = Villa di Briano; 15 = Frignano; 16 = Casaluce; 17 = Teverola; 18 = Carinaro; 19 = Gricignano d’Aversa; 20 = Succivo; 21 = Orta di Atella; 22 = S. Marcellino; 23 = Trentola - Ducenta: 24 = Parete; 25 = Lusciano; 26 = Cesa; 27 = S. Arpino / Atella; 28 = Frattaminore; 29 = Frattamaggiore; 30 = Crispano; 31 = Cardito; 32 = Grumo Nevano; 33 = Casandrino; 34 = Melito di Napoli; 35 = Mugnano; 36 = Villaricca; 37 = Calvizzano: 38 = Casavatore; 39 = Monte di Procida; 40 = Cèrcola; 41 = S. Giorgio a Cremano; 42 = Portici; 43 = S. Sebastiano al Vesuvio; 44 = Ercolano; 45 = Acerra; 46 = Maddaloni; 47 = Bellona; 48 = Vitulazio; 49 = Pignataro Maggiore; 50 = Francolise; 51 = Falciano del Massico; 52 = Castelvolturno; 53 = Torre del Greco; 54 = Casalnuovo di Napoli; 55 = Pomigliano d’Arco;
Retinato fitto = territorio di Cumae divenuto poi parte della diocesi aversana (cumana dyocesis);
Retinato leggero = territorio di Cumae attribuito poi in parte alla diocesi puteolana e in parte a quella napoletana;
Obliquo a sinistra = territorio di Atella suddiviso successivamente fra la diocesi aversana (atellana dyocesis) e la diocesi napoletana;
Obliquo a destra = territorio di Neapolis.
Ulteriore Legenda per la figura 3 è riportata sotto tale figura.

Note:
(1) Fonti: Calendario Atlante De Agostini 2000, Istituto Geografico De Agostini, Novara 1999; Atlante sanitario d'Italia, Touring Club Italiano, Milano 1995. Le province di Biella, Crotone, Lecco, Lodi, Rimini, Vibo Valentia e Prato sono state istituite, rispettivamente, con i decreti legislativi 6 marzo 1992, nn. 248, 249, 250, 251, 252, 253 e 254. La provincia di Verbano-Cusio-Ossola è stata istituita con decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 277.
(2) Si veda la TABELLA 1. I dati demografici sono ricavati dal Calendario Atlante De Agostini, op. cit.
(3) Giacinto Libertini, Aversa prima di Aversa, Rassegna Storica dei Comuni, Anno XXV n. 96-97, Frattamaggiore 1999. L'articolo, testo e figure, è consultabile dal sito ufficiale internet dell'Istituto di Studi Atellani (www.iststudiatell.org). L'ipotesi fu per prima formulata da Aldo Cecere nel 1987.
(4) Renata Cantilena, Atella. La monetazione, in: AA. vari, Atella e i suoi casali, Archeoclub d'Italia, sede intercomunale di Atella, Napoli 1991.
(5) B. Capasso, M.N.D.H.P., Napoli 1881-1892, vol. II, 10, a. 1022, citato da Alfonso Gallo, Aversa normanna, Napoli 1938, p. 5. Il villaggio e la relativa chiesa sono citati in un documento in cui si parla di una donazione del principe Pandolfo IV di Capua al monastero napoletano di S. Salvatore ‘in insula maris’.
(6) Franco E. Pezone, Atella, Nuove Edizioni, Napoli 1986. L'A. riporta che tale ipotesi fu per prima formulata dal Doni nel '500 e che il nome Pulcinella (piccolo pulcino) è documentato dal '300. Numerosi nei secoli sono gli autorevoli sostenitori di tale tesi che va sempre più diventando certezza con le conferme dalle statue e le pitture che via via sono state ritrovate.
(7) Renata Cantilena, op. cit.
(8) Oggi fra 'Masseria i Torrioni' e 'Villa Galazia' presso Maddaloni.
(9) Gérard Chouquer, Monique Clavel-Lévêque, François Favory e Jean-Pierre Vallat, Structures agraires en Italie Centro-Méridionale. Cadastres et paysage ruraux. Collection de l’Ecole Française de Rome - 100, Roma 1987.
(10) Si veda la figura 1.
(11) Giacinto Libertini, Persistenza di toponimi e luoghi nelle terre delle antiche città di Atella e Acerrae, Istituto di Studi Atellani, Frattamaggiore 1999. Il testo e le immagini del lavoro sono consultabili dal sito ufficiale internet dell'Istituto (www.iststudiatell.org). Si veda inoltre la figura 2.
(12) Franco E. Pezone, op. cit.
(13) Si ha notizia di vescovi atellani per gli anni 464, 465, 501, 504, 591 e 649 (Vincenzo De Muro, Atella antica città della Campania, Napoli 1840).
(14) Vi erano due villaggi: Melitello dalla parte longobarda, a nord, e Melito, dalla parte napoletana.
(15) Inguanez Mario, Leone Mattei-Cerasoli, Pietro Sella, Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV, Campania, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana 1942.
(16) Gaetano Parente, Origini e vicende ecclesiastiche della città di Aversa. Frammenti storici, Napoli 1857-8, vol. I, p. 54.
(17) La città fu fondata nel 1030 da Rainulfo Drengot. La contea di Aversa fu formalmente riconosciuta dall'imperatore Corrado II nel 1038 a Capua (L. Orabona, p. 63, v. nota successiva). I cronisti - e molti storici - riportano che Rainulfo aveva ricevuto il territorio di Aversa e quelli circostanti come donazione del duca napoletano Sergio IV. In effetti tutti i territori assegnati erano posti a sud del Clanio e dominati dal principato longobardo di Capua e Sergio IV non aveva aggiunto nessun possedimento del ducato napoletano. Prima di tale concessione, nel 1922, i Normanni avevano ricevuto dall'imperatore Enrico II un territorio, probabilmente la cosiddetta Baronia Francisca, una fascia di territorio longobardo immediatamente a sud del Clanio dal ponte a Selice fino a Casapuzzano (Giacinto Libertini, La Baronia Francisca, Rassegna Storica dei Comuni, Anno XXIV, n. 90-91, Frattamaggiore 1998).
(18) Tale argomento è stato ottimente approfondito ed esposto da Luciano Orabona, I Normanni, la chiesa e la protocontea di Aversa, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1994. E' incredibile che gli stessi Aversani non siano per lo più consapevoli del ruolo di estrema importanza che svolse Aversa nel periodo normanno per le vicende dell'intera Italia Meridionale.
(19) Leopoldo Santagata, Storia di Aversa, Eve Editrice, Aversa 1991.
(20) Si veda la TABELLA 3, il totale parziale riferito ai soli Comuni della provincia di Caserta. Fonte dei dati: ISTAT.
(21) Si veda la TABELLA 4. Fonte dei dati: ISTAT.
(22) Per motivi di contiguità geografica probabilmente è stato proposto l'inserimento anche del Comune di Castel Volturno nei confini proposta ma tale comune non faceva parte né del territorio di Aversa né - probabilmente - del territorio di Cuma e non appare immotivata la sua mancata adesione.
(23) Dal sito internet del Comitato: utenti.lycos.it/provinciaAversa.
(24) Si veda la TABELLA 3, già citata.
(25) Si veda la TABELLA 4, già citata.
(26) Si veda la TABELLA 2. I dati sono ricavati dal Calendario Atlante De Agostini, op. cit.
(27) Ai dati delle province di Napoli e Caserta vanno sottratti gli abitanti che passerebbero alla nuova provincia. Facendo riferimento ai dati ISTAT 1991 la provincia di Napoli si ridurrebbe a 2.555.564 ab. e quella di Caserta a 586.552 ab.
(28) Fonte: dati ISTAT 1991.
(29) Afragola e i Comuni vicini, ad esempio, dovrebbero ricordare le passate tensioni che vi furono con Napoli per il progetto della Stazione dell'Alta Velocità detta prima Porta di Napoli e poi più giustamente Stazione Campana. Allora le giuste rivendicazioni di una anonima "zona a nord di Napoli", popolosa quasi quanto Napoli, per un nuovo centro di collegamento spostato verso l'interno si scontrarono con le tendenze accentratrici del Capoluogo ed ancor oggi vi è tensione fra chi aspira alla realizzazione di una Stazione vero nuovo baricentro del territorio campano e chi la vorrebbe il meno significativa possibile.
(30) I documenti approvati e abbozzati in tale incontro sono riportati nel sito internet dell'Istituto di Studi Atellani (www.iststudiatell.org) nelle pagine dedicate alla Città Atellana.