E’ con gioia grande e non senza emozione che presento questa raccolta di poesie di una Professoressa, che, nel corso degli anni, ho visto svilupparsi e pervenire a mete sempre più nobili.
Me ne felicito profondamenre e se qualche merito mi arrogo è quello di averla incoraggiata senza posa e creduto fermamente nelle sue capacità.
Nel suoi versi vibra la quotidiantà della vita, l’apirazione a mete sempre più alte, la fede profonda nelle umane possibilità.
Carmelina Ianniciello, che ha scelto, in Arte, il fascinoso nome di Loto, rappresenta veramente il coronamento di un mio sogno di sempre: vedere fiorire, tra quelli che con affetto e dedizione seguono i miei poveri passi nel campo della cultura, il fiore che sgorga dal cuore e mai appassisce, quello della poesia, nella sua forma, più nobile, nella melodia che costantemente si ravviva.
A questa donna dall’alto sentire gli auguri più fervidi di sempre più splendide e fulgide affermazioni.

Sosio Capasso


Il Respiro dell’Anima


SILLOGE DI POESIE
di
CARMELINA IANNICIELLO
(LOTO)





PREFAZIONE

«Le parole per dirlo», così avrei intitolato la breve raccolta di liriche della poetessa Carmelina Ianniciello perché ella ha saputo trovare le parole per esprimere il proprio mondo interiore e per stabilire una profonda sintonia con coloro che amano leggere composizioni poetiche. I suoi versi, infatti, ora delicati, ora incisivi, sempre originali, sono gli strumenti efficaci di cui si serve per esternare i sentimenti, i pensieri, le ansie, le malinconie, i ricordi, i rari momenti di stupore e di gioia, gli stessi che proviamo anche tutti noi ma che ci riesce così difficile esprimere e comunicare.
Noi, a cui è stato negato il dono divino della poesia, spesso, restiamo muti davanti alle nostre emozioni sentendoci inadeguati e tristi nel ricercare le parole atte ad esprimerle.
Quanta sana invidia, allora, quanta ammirazione per chi come la nostra Carmelina, adopera in maniera così sinergica le parole per creare un contatto sincero e profondo con gli altri!
Ci sembra che le parole dei suoi versi siano le nostre, quelle che avevamo in punta di lingua, ma che non riuscivamo a pronunciare ...
E’ vero, i poeti parlano anche per noi; dicono ciò che anche noi sentiamo, sanno aprire le porte e le finestre della loro anima, sanno mostrare le loro emozioni lasciando così che entrino le emozioni degli altri. E noi, leggendo i loro versi ci sentiamo liberi, come se anche noi avessimo aperto le porte del nostro cuore, senza più sentirci vulnerabili, senza più sentirci soli.
Grazie, Carmelina, per ciò che sei!

SILVIA D’AFFLISIO MAIELLO

Frattamaggiore 6 maggio 2002


PRESENTAZIONE

La silloge di poesie, che presento nella collana “Quaderni ISA”, mi permette di comunicare il mio sentire, di rendere percepibili i sentimenti, i concetti, i ricordi, le ansie, i desideri, le illusioni, le speranze e tutto ciò che ritengo sia “Il respiro dell’anima”.
Attraverso i versi delle mie composizioni mi svelo nella quotidianità del vivere, con le più svariate sfaccettature, da docente, da madre, da donna, da moglie, da amica, da scrittrice e mi ritengo fortunata nell’aver incontrato, nel percorso della vita, persone speciali, primi fra tutti MIA MADRE, il Presidente dell’Istituto di Studi Atellani, SOSIO CAPASSO e la professoressa SILVIA MAIELLO, persone che con la loro umanità hanno saputo dare un senso al mio “FARE POESIA”. Nel coltivare questo genere letterario ho potuto vivificare anche il mio insegnamento, in quanto ritengo la poesia, essenza sublime e feconda di possibilità creative e comunicative, capace di permettere ai giovani di superare il sincretismo del presente, un presente che, sempre più spesso, li induce a vivere solo per se stessi e per il tempo contingente, senza acquisire consapevolezza dell’essere e del divenire.
La parola “in poesia” diventa duttile e fruibile a secondo dell’individuo che desidera farla propria filtrandola attraverso i propri stati d’animo, i sentimenti più reconditi, le conoscenze, le affinità e le diversità.
Per me, la poesia può offrire musicalità senza che si conoscano le note, l’immediatezza della realtà senza tempo né spazio; ti può donare l’ebbrezza di un sogno e la speranza di poter cambiare il mondo illuminandolo con le luci della Pace, della Solidarietà e dell’Amore.
Leggendo le poesie contenute in questa silloge potrete notare che alcune di esse nascono dal desiderio di ricercare, sul filo della memoria, i legami con la mia terra, la Campania, così, ricca di miti, di storia e di tradizioni, dove posso impregnarmi del pathos di poeti e di artisti; in altre potrete cogliere la passionalità delle persone nel costruire un’opera come un presepio o penetrare, attraverso grate di cotone, nel mondo della donna afgana che saprà riscattarsi dalle schiavitù del presente. Con i versi delle liriche che ho selezionato per voi potrete gustare i sapori dell’infanzia, percepire il dolore di una bimba che vede svanire i propri sogni in una bolla di sapone o essere solidale nella denuncia estrema dei giovani nei confronti di una società che non vuol cogliere il loro disagio, gli stessi giovani ai quali affido la speranza di ritrovare il vero senso del domani.
Ringrazio vivamentte tutti i lettori della silloge ‘il respiro dell’Anima”!

L’AUTRICE


La Poesia

Sublimazione, del mio sentire;
trascendi l’irrazionale
nei meandri della mente.

Ti plasmi in forme arcane
e pur presenti.
Transmuti in parole
il mio, nel tuo sentire.


I Ricordi

Scavarsi dentro,
nella gioia e nel dolore;
dai meandri della memoria
riaffiorano i ricordi,
lembi di vita
che ti ridanno il senso del vivere,
la dimensione dell’esistere,
la certezza dell’io;
trasfigurano immagini perenni;
riecheggiano palpiti sopiti e,
nel confronto, rendono
il presente decente.


Il Senso della Vita

Al mio maestro di vita e di cultura.
Al Preside Sosio Capasso


Vivere nel cuore
di chi ti ama;
ti stima;
ti rispetta;
in sinergia d’intenti
in immersione di sentimenti.
Questo è il senso della vita!
Con l’anelito
di un giovane esploratore
percorri i sentieri del sapere;
t’immergi, instancabilmente,
nei meandri della ricerca;
annulli nella luce
della conoscenza
la caducità delle membra
e travasi;
travasi
senza attese, senza ricompense.
Privilegiati sono coloro
che possono
ricevere da te
eredità non etichettate,
intrise, solo, di valori
e di percorsi vissuti
capaci di dar
senso alla loro vita.


Preludio

Scintillio, di luci siderali!
Astri lucenti si rincorrono
s’annullano l’uno nell’altro,
si fondono in energia esplodente
si rinnovano in moti eterni.

La notte s’inebria
in questa frenesia astrale;
i suoi palpiti echeggiano
nel buio,
a scandire la vita
di ogni nuova stella;
poi s’acqueta,
spossata dai giochi infiniti
e rimanda ai viventi
un preludio di serenità
che un’alba rosata rischiarerà.


Prigioniera del Cemento

Tutti si risvegliano;
riprendono il rituale andare.
Anche tu, rondine del Sud,
ritorni al luogo avito
impresso in indelebili codici
nella memoria del tuo essere.

Piccola rondine!

Amica per occhi sognanti,
tenera per cuori sinceri.
Ti seguo nei tuoi festosi giri.
Tanti ne ho contati!
Tanti ne hai compiuti!
Con le misere compagne
ripercorri itinerari già
tracciati,

ma ...
ti ritrovi tra case amorfe, e
t’incunei tra metallici cimeli
di progresso.

Le tue ali fremono
in un anelito di libertà
ma ...
continui,
con le altre compagne
segui quel destino segnato.
Dov’è il tuo caldo nido?
Dovè quell’umida grondaia?

Girate! Girate!
Girate tutte insieme,
in un afflato d’amore,
intorno a quel tragico muro
di grigio cemento
lanciando grida di dolore.
Ecco una fessura,
tra i grigi blocchi di cemento!

Diventi esperta contorsionista.
Entri!
Deponi il tuo tesoro;
ritorni alla luce
prima un’ala
poi ...
­in uno sforzo estremo,
con tutto quel fremente corpo.
Corri!
Un becco aperto t’attende!
Prendi il cibo;
ti comprimi;
ti adatti al nuovo mondo
e, perpetui la tua specie.

Sei come un proiettile
che entra nella viva carne,
ma, tu non laceri!

Sei lacerata!

La piccola rondine,
ignara del presente,
si sfama nel cemento.


‘U Presebbio

T’aggio visto rint’ ‘a na maruzza,
‘Ncastunata int’a nu scoglio ‘e mare.
Maria e Giuseppe
Erano arrivate llà,
‘Ncoppo ‘a nu cavalluccio riale.
Si nato!
Te si mustrate rint’ ‘a na scaglietta
‘E madreperle.
‘A mamma toie
Te tene stritto stritto
Int’ ‘e bracce soie
Rose e ianche
Comme curalle de pelle d’angiulo.
Vicino a maruzza
‘Na mano
Esperta, paziente e divota,
Chianu, chianu,
A miso ‘na scalella,
Che porta, direttamente ‘ncielo
Addò pate tuoie.
Po’ arete ‘nc ‘a miso
Nu ramusciello d’ulivo
Per unì int’ ‘a n’abbraccio
D’ammore tutt’ ‘a gente.



Il Presepe

Ti ho visto dentro un guscio,
Incastonato in uno scoglio di mare.
Maria e Giuseppe
Erano arrivati là,
Sopra un cavalluccio reale.
Sei nato!
Ti sei mostrato
Dentro una scaglietta di madreperla.
La madre tua
Ti tiene, stretto stretto,
Dentro le sue braccia,
Rosa e bianche
Come corallo di pelle d’angelo.
Accanto al guscio
Una mano
Esperta, paziente e devota,
Piano, piano,
Ha messo una scaletta
Che porta direttamente in cielo
Dal Padre tuo.
Poi, dietro, ha messo
Un ramoscello di ulivo,
Per unire in un abbraccio
Di pace e di amore tutta la gente.


“Il Solito Posto”

Sentieri d’asfalto
S’incurvano verso
“Il solito posto”.

Ritrovo il profumo
di zolle avite,
irrorate dalla solare intensità
di profumati agrumeti

Un moderno Ulisse,
pago delle sue attese,
in occhi cangianti
ripercorre le pene del suo ardire.

Soavemente epicureo
apre il moderno “Simposio”
ai commmensali,
grati della greca ospitalità.

Un soffuso tepore
si profonde nei sensi
degli eletti,
destinati ai sapori degli dei.

Ecco! Una voce vibrante
di novella sirena
si propaga coinvolgente
riportando i festanti
ai lidi ameni
della dolce Partenope.

Tutto il suo corpo freme,
proteso nelle inebrianti melodie.
Quegli occhi
di un pervinca sfavillante
lanciano ebrezza di note,
colte nell’attimo infinito
che riserba al passato e al futuro
la culla dell’Oblio.


Il Traguardo della Vita

Catturare il tempo
i giorni, le ore, i minuti,
i secondi, gli attimi fuggenti
con catene catodiche?
Ma quale prigione
li potrebbe contenere?
Separare le gioie
dai dolori,
la pace
dalla guerra,
l’amore
dall’odio,
in una raccolta differenziata
senza limiti.
Ma quale discarica
li potrebbe contenere?
Non c’è super spazio
per accogliere neppure
una particella bosonica!
Tutti devono percorrere
la strada della vita!
Ognuno con il proprio dolore,
col proprio sorriso,
con le proprie passioni,
con il proprio ritmo
devono percorrere la strada tracciata
senza fermarsi, senza sospirare,
per testimoniare la propria umanità,
per giungere al traguardo della vita.
La Madre li attende tutti e,
tutti sono vincitori
della loro anima.
No! Ti sbagli!
Vedi lì, quella massa informe?

Si, vedo, vedo,
ma quanti sono?
Chi son?
Sono gli Indifferenti,
esseri senza memoria,
forme amorfe senza radici,
consanguinei della nullità.
Ma perché non giungono al traguardo?
Sono senza ANIMA.


Ad un fiore appena sbocciato

Ti ho stretto tra le braccia,
dolce fardello di vita!
Stellina dai palpiti
colorati e profumati.
Dolce musino di nonna!
Fragile mistero della vita!
Ti ho amata subito,
più di un figlio,
più di un bene,
senza limiti,
senza tempo
senza perché
Sei entrata in me
e, sempre, vi resterai!
Ti tengo stretta, stretta
in ogni fibra del mio essere.
Non aver paura!
Riprendi il cammino
già tracciato!
Vai verso l’infinito azzurro!
Vai nelle braccia di Maria!
Ti aspettano tutti!
Gli angeli del cielo
intonano il canto
che ti allieta.
Ti offrono il fiore
della vita eterna
e tu lo donerai
alla tua sorellina;
noi, indegnamente,
col nostro terreno sentire,
ne coglieremo il profumo
e, sapremo che sei tra noi
per sempre,
quale angelo custode
della nostra “principessa”.
A lei dirai
di sorridere alla vita,
di dar letizia
al tuo tenero e forte papà
e, alla tua dolce e giudiziosa mamma.


Una sera al borgo

Tremolio scintillante
d’acqua fremente
al tocco della luna.
Luci variegate
rivelano un mondo palpitante
desideroso di affacciarsi
sul celestiale anfiteatro
di Marechiaro.
Lì, nel marino angolo,
Partenope, la dolce sirena
s’inebria d’amore
tra i flutti spumeggianti
che s’infrangono lievi e pur festosi
contro il piccolo arco naturale,
ardito nel sostenere
quelle poderosa mura
del Castel dell’Ovo.
Gli occhi, stupiti, seguono
il rapido formarsi
di strisce luminose
a mò di ventaglio:
esse si rincorrono
in forme ataviche e,
pur sempre nuove­.
Il Borgo vive sereno
offrendosi
a me, a te, a noi,
in una magia di sensi,
nella calda sera d’ottobre


Prigione di stoffa

Libertà costretta
in grate di cotone.
Sagome azzurre
si susseguono senza respiro
nell’anfiteatro di morte.

Prigione di stoffa,
in mendace commistione
di effimera protezione
e di fede bendata.

Prigione di stoffa!
Le tue grate di cotone
offrono, in visione limitata,
un sogno ingannatore,
un mondo reale,
negato alla sinergia vitale.

Niente è lecito
ad una donna in burka!

No! Ella tutto può!

Quel corpo fremente,
quell’anima eternatrice
libra il suo pensiero
oltre le asperità
delle cime afgane,
oltre i meandri dei bunker,
dove predatori di vite
s’immolano al novello feticcio
della mitica Babele.

Ella, fiera del suo essere,
si erge sulle macerie del male
oltre i deliri umani;
ritrova il sentiero della libertà
nella valle della speranza,
unico alimento di Fede e di Pace.


Scintille! Scintille!

Scintille! Scintille!
Bizzarre bolle dorate!
Vi rincorrete briose,
tendete all’alto
per arrivare ...
Chissà dove!
Esplodete frizzanti
della vostra energia
ricomponendovi
in forma di soli nascenti.
Occhi curiosi
fissano l’attimo infinito,
e, inermi, vedono svanire
l’energia esplodente
nella cappa scura.
Non vogliono perdervi!
La mano fremente
riattizza il tocco e,
nuove scintille
s’inseguono ridenti
in un ritmo letale
senza tempo.
Lo scintillìo improvviso
rinnova ricordi lontani:
ricordi dolci,
ricordi amari
riposti sotto la cenere
dell’avito focolare.
Non svanite!
Ecco, l’attizzatoio amico
ne rinnova altre e,
così i ricordi
risplendono nel rapido bagliore.


Solitudine

Compagna di notti insonni,
di giorni scanditi da ritmi frenetici
e, pur uguali;
tingi di opaco la vita,
il tempo, i volti, i sensi ...

Come donna di strada,
ti accompagni a chi non trova
o, non sa trovare.

Sei negata, evitata e,
pur t’insinui in tanti,
in nome della modernità,
della mondanità, della superficialità ...

Sazi senza nutrimento.

L’uomo non cerca più l’uomo;
non ha voglia di svelarsi,
di capire, di sapere, di parlare.

Tu sola lo accompagni
per strade deserte e brulicanti
di corpi in movimento.

Lo conduci in case
piene di oggetti senz’anima,
avvezzi a dare sconti sul tempo,
in case amorfe,
ricche di pareti compiacenti
che riportano sussurri, sospri,
grida di vicini sconosciuti.


Vanità

Sposa infedele di un mondo vuoto,
con lui vaghi,
vestita di miraggi abbaglianti,
leggera ed incurante,
calpesti dune svanenti.

Ti sazi del vano!
Effimero è il tuo fasto!
Fugaci i tuoi sensi!

Nemica del tempo,
cerchi solo spazi opachi,
senza mete né cure.

Il tuo nome è Vanità

Ben ti s’addice se,
rimar puoi con felicità.
Tu riesci ad afferrarla
nella sua inconsulta voluttà e,
a lei t’avvinghi in perenne inconsistenza.

Fors’anche è proprio questa la sola verità!
Felicità è pura Vanità.


Cuore & Mente

Con il cuore
e
con la mente

scegli l’Amore!

Con la mente
e
con il cuore

delinea l’Avvenire.

L’uno, da solo,
esalta il tuo soffrire;

l’altra, da sola,
inaridisce il tuo sentire.

Se entrambi
prendi per compagni

sarai certa del tuo ESSERE
e
consapevole del tuo AGIRE.


Ali di gabbiani

Ali morbide,
sospese tra nuvole rosate,
libere in movimento e,
pur tese in ritmi arcani
a sfiorar l’aria chiara.

Gli occhi s’inebriano a mirarle!

Guidano il cuore verso itinerari
noti solo alla fantasia;
l’innalzano su vette inesplorate;
lo cullano in conche verdeggianti;
lo inondano di flutti spumeggianti;
lo aprono ad armonie infinite.

Ali di gabbiani!

Palpiti di vita!


Bolla di sapone

Ti ho visto in una bolla di sapone
delicatamente, la voleva trattenere
una tenera mano.

Si è librata
lieve, lieve,
imprigionando
nelle sue trasparenze
i più sfaccettati brillanti,
tutti i colori del creato,
i sorrisi di volti amati,
i sogni dell’innocenza,
la felicità di un istante,
giamai cronometrato,
il tempo di un futuro irrazionale,
la strada dei ricordi immortali
nei quali
passato e presente si compenetrano.
Pluff!
La bimba restò lì,
con la mano tesa,
spegnendosi nel velo di dolore
che scese sui suoi piccoli
occhi ridenti.


Lionora!

In onore di Eleonora Fonseca Pimentel,
martire della Rivoluzione Napoletana del 1799


Eleonora, Eleonora!
Ti ho finalmente incontrata!
Nel 99 napoletano,
la plebe belante,
al comando del potente,
intonò la sua condanna
Lionora, Lionora!!!
“A signora donna Lionora,
che cantava ‘ncopp’o triato,
mo abballa mmiezo o Mercato.
Viva, viva ... !
Viva a forca e Mastro Donato!”
Quel cappio ha reso, sol,
le membra tue
alla Madre Terra
librando il tuo pensiero,
in alto, al di là del tempo.
Quell’insano popolo, per sempre,
con lo stesso cappio
s’è inforcato;
così, per l’eternità,
sul patibolo si troverà;
i veri rei
sfileranno,
con volti emaciati,
e saranno, in ogni attimo,
privi di dignità
e di libertà.


Dal finestrino

Fazzoletto di terra santa,
sperduto tra colli arsi dai tempo,
accogli palpiti di vita eterea, e,
trasudi di spasmi terreni.
Il forte cipresso,
vigile sentinella della notte eterna
genera un flash in automi indifferenti,
afa guida della novella dea “Fretta”;
­rischiarando la realtà di un giorno fatale.

Che tristezza!
Quante croci bianche!
Tutte allineate,
in attesa di un ordine infinito,
fissano, nel mesto simbolismo,
l’Uomo che sfreccia sul fuoco
dell’asfalto, miraggio rovente
dell’ansia dei tempi moderni.
Un borgo da presepe,
adagiato sul muto colle,
vigila sull’eterna intimità
di giovani eroi.
Di lato, sulla spianata odorosa,
le grosse balle di fieno
sono lì, sulle stoppie lucenti,
in attesa di un moto vitale.
Nelle case del colle
si accendono le luci.
Ecco! il sereno s’appaga d’eterno
in una dolce sera d’estate.
Il cimitero s’intinge nell’eternità
mentre il generoso cipresso
raccoglie i sospiri di terre lontane.


Zucchero filato

Odore di zucchero filato
distillato dalla brezza di mare.

Profumo d’infanzia
che pervade i sensi
riportandoli sul sentiero dei ricordi

Occhi sensuali,
tesi a pregustare un dolce sapore,
antico e pur sempre nuovo,
seguono la scia profumata.

Il mago della bancarella
avvolge l’impalpabile filo
intorno alla sollecita “mazzarella”.

Gli occhi della bimba si dilatano
in un’irresistibile voglia di sapore;
sequono la magia
dell’uomo della bancarella.

Ecco!
Dalle sue dita esperte
sfiocca quel bianco gomitolo
di lieve neve,
fragile bambagia di zucchero filato.

Già la lingua scivola leggera
colmando il palato della dolce ebbrezza.

Un suo ricciolo biondo
vuole cogliere
quel brivido di senso e di armonia
e s’intinge nel tenero batuffolo bianco.

Ormai la bimba guarda, mesta,
la nuda “mazzarella”
nella piccola mano,
ma il generoso ricciolo
si posa sulla sua boccuccia
donandole, ancora,
un attimo delizioso di quel caldo sapore
di zucchero filato.


Ira e dolore

Discinta nella nera veste,
capelli disciolti e vibranti
al mutar d’ira repressa
o al pari esplodente.

Le rudi mani coprono gocce
d’intenso dolore
e pur si tendono minacciose
verso chi ha dato violenza
alla violenza.

Parole crudeli!
sfidano il silenzio
di San Luca.

“Assassini! Assassini!”

I barbari sono in noi.
“Dente per dente - Occhio per occhio”.
Faida infinita!

Dov’è la cultura, il progresso,
la storia, la libertà?

La morte annulla le mendacità,
ci livella in un giudizio onnipotente,
ma la bilancia pende sempre
per il maggior peso.

Dalla modernità riecheggiano
parole arcane: “Assassino! Caino!”

S’immortalano su labbra arse,
riprese in primo plano,
di una madre irata e addolorata.

I mali del sud sono quelli
dei tuoi fratelli!
Non puoi curarli
nell’arida dimenticanza,
nell’esclusione sfrenata,
nell’alienazione mortale

Dovè l’amore cristiano?

Forse era solo una chimera
o una falsità per mascherare
la sola verità: “Belve insaziabili,
in forma di umanità”.


“Fretta”

“Fretta”, la dea-guida
incita gli uomini.
“Percorrete l’ardua via!
Per voi non cè sosta,
non c’è tempo!”

Essi corrono
senza guardarsi,
senza fermarsi,
senza amarsi.

Non han tempo per la vita!

Corrono,
per la solitudine.
Corrono,
per l’esclusione.
Corrono,
per morire.


Dodici anni

Gazzella veloce,
corri tra l’erba brinata
incontro alla vita.

Il caldo “garbino”
ti solca i lunghi capelli
e ti colora le dolci gote,
ancora da bimba.

I vispi occhi da orientale
scrutano lontano;
cercano l’ignoto;
riflettono il candore dei tuoi dodicianni;

s’inebriano di sogni sfumati,
di speranze rosate
di pensieri celati alla mente,
non al cuore, che palpita
sotto quei piccoli turgidi seni,
prorompenti di senso nascente.

Emani calore anche nel freddo serale
e, col bianco sorriso,
lucente nel bruno ovale,
accogli il mondo intero.

Tutto ti appare bello, dolce, naturale!

L’acqua del mare si apre
ai tuoi tuffi dalla passerella;
ti culla, ti accarezza, ti modella.

Sei ebbra di giocare, di nuotare,
di saltare, di amare.

Sei la vita e la vita è in te!


Pensieri per un “Grande”

(Dedicata a Don GAETANO CAPASSO)

Avrei voluto conoscerti!
Mi sarei immersa
nella profondità dei tuoi ricordi
nella modestia del tuo agire.

Avrei cercato di carpirti
i segni
dell’esistenza,
della ricerca,
degli eventi,
dei valori.

Tu, non hai avuto bisogno
di schemi,
di potenti,
di parole vuote.

Sei passato
in questo piccolo mondo
sublimandoti nella veste-simbolo;
imprimendoti da “Grande”
nel cuore di coloro che amano.

Solo questi “Umani”
potranno attingere
alla fonte dei tuoi “Scripta”
colmando le loro anfore
di storia, di vita e di amore.


Pensieri per una vera donna

(Dedicati alla Prof.ssa Carmela Ardi-Pontecorvo)

Quanto ti ho cercata!
E mi smarrivo nel pensarti!

Poi ...
Una voce ...
di suoni dentro
ha guidato il mio sentire.

Ti ho vista! Ti vedo ancora.
Sei la farfalla bianca
che lieve si posa
sui giovani fiori
dell’unica aiuola
del mio giardino.

Sento il tuo tocco: è lo stesso
che offrivi alla spalla
di un cuore in attesa di una rivincita.

Ti vedo nel radioso girasole
teso a drizzarsi
al calore dell’infinito.

Ti vedo nel sorriso di nonna
che tende la mano
al dolce nipotino,
alla ricerca del sentiero della vita.

Poi ... Ti ritrovo nei miei ricordi
racchiusa, come un fiore in boccio,
in quel vestito a palloncino
che accoglieva le grazie
di una nascente emancipazione.

Mi pervade l’orgoglio di tua zia
quando, nel suo nuovo negozio,
ti presentava alla clientela
offrendoti con le più belle parole,
dolci testimoni della sua adorazione.

E tu, schiva, ti concedevi
in quel sorriso
perlato di umiltà.
Le parole, fatte di te,
si sono eternate
donandoci per sempre la tua realtà.


Il senso del domani

I giovani, cercano lavoro?
I giovani, cercano valori?
Ascoltano tanti Bla!
Bla!
Bla!

Ascoltano, ascoltano
tanti significanti
privi di significato.

Aspirano esalazioni
d’infiniti rifiuti
non riciclabili.

I giovani smarriti
cercano identità
che non trovano.
I giovani cercano valori!
I giovani cercano lavoro!

Ai giovani,
su preziosa carta
offrono pietanze di violenza,
contorni di criminalità,
“stuzzichini di successo”
e l’altro effimero ...
... ancora.

I giovani disorientati
ritornano al passato
e, forse,
dal “vissuto” dei padri
ritroveranno
il tracciato dei loro futuro
e il senso del domani.


‘A Cannavella!

Che calandrella!
Che calura!
M’ sent’ tutt’arruvutata
ra capo o pere.
Che fatica a scippa’
‘sta “cannavella”!
‘U surore nun è caure,
è friddo comme ‘a neve
e scenne chianu chianu
abbasce’ e rine.
Cerch i m’aizà nu poche
pe’ guardà ‘nfacc’ o sole
ma nu pozze verè:
è troppo cucente;
è troppo lucente;
m’acceca;
pozzo sulo murmurà:
“Ma pecchè na piccrella
addà scippà ‘a cannavella?”
‘I vulesse correre mmiez’o cannule;
rutuliarme ‘ncopp ‘e fasce
stisi ‘o sole,
prufumato ‘i nu sapore survigno
che vene ra terra bbona;
me piacesse mettere i fili
ra cannavella
rinto a nu vaso r’ore
comme sciure rare;
sdraiarme ‘ncopp all’erba
ummida e verde,
verde comm’e speranze
ca tenco rint ‘o core,
vulesse guardà ‘u ciel azzurro;
cuntà ‘e nuvole a pecurella,
saglì ‘ncoppa ‘a chiù piccrella
pe’ verè ‘u munne sano.
‘A cannavella però m’chiamma.
“Figliò, me vuò venì a scippà,
io aggia fa’ spazio o’ cannule
nuviello che mo’ te fa mangià
e po’ ... te po’ pure fa sugnà”
‘A piccrella sotto ‘o sollione
ripiglia a scippà chillo cannule
piccirillo
ca nu tene valore
e a isso affida i suogne suoie.



La “Cannavella’

Che sole ardente!
che caldo soffocante!
mi sento tutta affaticata,
dalla testa ai piedi.
Che fatica sradicare
questa piccola canapa!
Il sudore non è caldo,
è freddo come la neve
e scende, piano piano,
giù fino alla schiena.
Cerco di alzarmi un poco
per guardare il sole
ma non posso vederlo;
è troppo cocente;
è troppo lucente;
mi acceca;
posso solo mormorare:
“Ma perché una bimba deve
sradicare la cannavella?”
Vorrei correre in mezzo alla canapa;
rotolarmi sui fasci
stesi al sole;
profumati di un aspro sapore di sorbe
che viene dalla terra fertile;
mi piacerebbe mettere i fili
della cannavella
dentro un vaso d’oro
come fiori rari,
sdraiarmi sopra l’erba,
umida e verde,
verde come la speranza
che ho dentro il cuore.
Vorrei guardare il cielo azzurro,
contare le nuvole a pecorella,
salire sopra quella più piccola
per vedere il mondo intero.
“La cannavella” però mi chiama:
“Ragazza mi vuoi venire a radicare?
Io devo fare spazio alla canapa
novella, che adesso ti fa mangiare
e poi ... ti potrà anche far sognare.”
La piccola bimba, sotto il solleone
riprende a sradicare
la “cannavella”
senza valore,
e a lei affida i propri sogni.





CARMELINA IANNICIELLO in Ruoto, nata a Frattamaggiore (NA), fin da ra­gazza, ha coltivato la Poesia, ritenendola messaggera di sentimenti, di vita e di cultura, non trascurando le altre sue passioni, quali la narrativa, la ricerca storica e la pittura.
In qualità di docente ha insegnato, in vari gradi di Scuola, in Campania e in Lombardia, arricchendosi professional­mente ed umanamente attraverso le numerose esperienze didattico­-educative, gli incontri con persone di cultura, ma, soprattutto, attraverso i quotidiani rapporti con la “Fonte inesauribile”, come afferma, la stessa scrittrice, di valori, di sinergie, di input, di confronti, di scontri, di emozioni, di vitalità e di creatività, rappresentata dai numerosi allievi che sono stati guidati da lei nell’importante e gravoso compito della formazione.
Ha partecipato, come referente, nel corso degli anni, con gli allievi delle scuole nelle quali operava o, come coordinatrice, con gli allievi appar­tenenti a vari Istituti regionali, a rassegne teatrali, alla realizzazione di giornali scolastici relativi al consumo, all’Euro, alle tradizioni popolari, ai vecchi mestieri, all’educazione stradale, agli scavi archeologici della città di Atella e alle sue “Fabulae”, alla crescita del senso della legalità, della solidarietà e allo sviluppo della cultura europea. Ha, inoltre, messo in atto un laboratorio di scrittura creativa per valorizzare le potenzialità e l’originalità dei giovani, un gemellaggio con le Scuole di Bacoli e di Miseno, scambi culturali con le scuole di Frigento (AV) e di Les Echelles (Savoia-Francia).
Attualmente insegna presso l’I.T.C. “G. Filangieri” di Frattamaggiore dove sta realizzando, con altri validi docenti, il progetto “Europando” per accrescere nei giovani studenti la consapevolezza di essere cittadini europei riscoprendo le proprie radici e cogliendo le diversità culturali e sociali quali fresche sorgenti di un continuo arricchimento.