FRANCESCO DE MICHELE
(FRANCESCO GORI BRUNO)
Scrittore e Storico
NEL 1° ANNIVERSARIO DELLA MORTE

PRESENTAZIONE

Il ricordo del Professor Francesco De Michele è vivissimo in me ed in tutti gli amici che, in quegli anni iniziali della vita dell’Istituto di Studi Atellani, collaborarono perché la nuova istituzione, sorta nel ricordo dell’antichissima e mitica città osca e nella prospettiva di una vasta e proficua attività culturale, potesse felicemente decollare e concretamente affermarsi.
La puntualità costante, lo scrupolo massimo nell’adempimento dei doveri, che gli derivavano dalla carica di Segretario dell’Ente, erano di esempio per tutti; i suggerimenti per il pieno raggiungimento dei fini istituzionali sempre opportuni ed efficaci.
Conoscevo da tempo la sua attività di studioso, di ricercatore di memorie storiche, di scrittore, di poeta; poterlo conoscere di persona fu veramente per me un motivo di soddisfazione e di gioia.
Nella scorrevolezza della sua prosa, nel ritmo dei suoi versi, di facile comprensione, ma di valido contenuto, si avvertiva la vastità e la profondità dell’attività didattica da lui vissuta per lungo volgere di tempo e con dedizione somma.
L’Istituto di Studi Atellani ricorda in queste pagine lo studioso e l’amico.

SOSIO CAPASSO
Presidente dell’Istituto di Studi Atellani




IL VALORE DELLA PERSONA

di Giuseppe Diana

Ho accettato con vero piacere l’invito della Pro-Loco di Cesa e segnatamente della prof.ssa Elina De Michele a partecipare a questo incontro in ricordo del dott. Francesco De Michele nel I° anniversario della sua prematura scomparsa perché credo che faccia un gran bene alle comunità civiche rendere testimonianza ai suoi compianti uomini illustri: specialmente a coloro che da vivi hanno subito una sorta di diaspora politico-culturale.
Senza voler scomodare i massimi principi ma soltanto per stimolare quella che i «Lion Club» chiamano la «cittadinanza attiva», non si può fare a meno di osservare che la partecipazione, non realizzandosi solo con le leggi scritte, può essere efficace strumento di promozione umana solo se diventa pratica sociale ordinaria, basata però su due regole fondamentali per la vita civile: nessun diritto senza dovere, nessun dovere senza servizio! (“No right without responsability, no power without service!”).
Questa angolazione di visuale appare ancor più stimolante se si pensa che da più versanti culturali e sociologici si registra il ritorno del valore della “persona”, che acquista (nella dinamica sociale - talvolta ingiustificatamente accelerata - di questo nostro tempo), una nuova visibilità dopo un periodo di innaturale sprofondamento nell’anonimato delle grandi concentrazioni urbane. Questa nuova connotazione costituente della “persona umana”, per ripetere la bella definizione di Pio XII, attraverso il movimento che la fa esistere si espone così che riacquista la sua natura di comunicazione.
Esprimendosi, poi, oltre che nella sfera politica generale anche nelle varie forme artistiche e letterarie, la persona diventa essa stessa ed in se stessa “traditio” (nel senso classico di “trans-ducere”, cioè portare oltre) che non si conclude quindi nel breve periodo di una esistenza o solamente nella personale traduzione delle belle arti naturali in opere artistiche o culturali, ma rimanda ad una trascendenza che é presente fra noi fino al punto da stimolare “ad egregie cose” e ad esercitare la libera creatività del nuovo e del diverso. Tutto questo accade attraverso il culto della memoria: quella che comunemente viene detta la memoria storica, della quale, se non fosse per l’opera meritoria di persone particolarmente sensibili, si perderebbe ogni traccia!
In questa dimensione gnoseologica quella persona rivive al presente e, nella memoria che suscita nei viventi, trasfigura i sensi del possibile, di tal che coloro che si accostano alla sua consistenza spirituale fondono persona e memoria fino al punto che sapere il passato significa nell’un tempo poter governare il presente e creare anche il futuro.
Ciò ci indirizza a proporci come persone attive ed impegnate su quei dati che servono per accrescere l’essere di ognuno, il quale sarà sì nostro ma, “illic et immediate”, appannaggio anche di coloro che raccoglieranno il testimone per assicurare la continuità dell’interno, la espressione dell’intimo sentire e la proposta per quello che dovrà essere domani.
Per tale via la persona, nella sua accezione più significativa di riferimento di attributi, assume un rilievo suo proprio in quanto fondamentale esperienza di valori per l’oggi e per il domani. In questo circuito, che diventa fluido vitale per l’intelligenza di uomini e cose del tempo vissuto, si situa il valore della persona, che ha una caratteristica sua propria ed esclusiva: essere inesauribile. Infatti solo nella persona umana si individua il pregnante ed ambivalente scambio fra un movimento dell’essere, che continuamente trabocca, ed un movimento del conoscere, che mai si esaurisce, soprattutto se e quando diventa prospettiva per l’avvenire.
Tutto questo significa che una comunità, se la si intende più che insieme di uomini, come sintesi di persone, può diventare anche una comunità personalistica, una comunità cioè che apprende ciò che è stato e si pone in movimento per ascoltare l’avvenimento, vale a dire quella irruzione del possibile nel reale, che sconvolge i nostri consolidati e pigri universi mentali, spalancando agli uomini dotati di sensibilità tutto quello che non era stato immaginario ieri ma che la lettura delle opere di Francesco De Michele aveva preparato come terreno logico alla creatività e all’impensato di appena qualche minuto prima! All’interno di questa falda e nell’intimo di questa sorgente matura l’ascolto dei valori, i quali, seppur sono apparsi in sonno, riemergono prepotentemente anche in questo nostro tempo “dell’effimero” e del “pensiero debole”, prefigurando quell’universo personalistico e comunitario in cui l’uomo coglie nel nucleo incarnato del mondo i valori da testimoniare quelli per cui battersi, dedicandovi - se volete - l’intera esistenza.
Proprio come ha fatto il nostro Francesco Gori Bruno o se vi pare Severo Melton che nelle sue opere ha sempre difeso i fondamenti che hanno rappresentato i punti saldi della sua condotta di vita e letteraria: la pace, gli affetti familiari, la libertà, la fiducia nella democrazia, il lavoro, la giustizia, la natura e la possibilità di comunicare con i propri simili senza mai cedere ad alcun compromesso. A tal uopo si leggano le poesie raccolte nel testo “Voci dell’alba”.
In questa dimensione privilegiata viene a stabilirsi una relazione forte tra l’avvenimento e l’uomo, che dall’avvenimento è coinvolto psicologicamente ed emozionalmente fino ad essere chiamato all’azione, positiva che modifica e trasforma in meglio la società in cui vive: a tal proposito si leggano le monografie su Francesco Bagno e Domenico di Fiore.
L’avvenimento provoca la nostra vocazione allo sconvolgimento del vecchio orizzonte mentale ed alla responsabilità adulta (già i vescovi in un celebre documento del 1989 hanno fatto riferimento all’etica della responsabilità), aprendo uno spaccato nuovo nella nostra visione dell’essere, che si muove nel mondo delle cose umane per “dominarlo” ed orientarlo verso il “bene comune”!
Se la lettura delle opere del De Michele ha portato un valore autentico ed ha irradiato una luce improvvisa sull’essere-uomo, ha pure favorito quel movimento che promuoverà nella comunità di Cesa il ritorno del valore della persona, grazie alla quale ognuno ripiegherà in raccoglimento su se stesso per proiettarsi prima ed espandersi poi dalla sua giusta dimensione umana verso il terzo millennio cristiano, il quale, prima e più che a quelle della mente, batterà alle porte del nostro cuore.

FRANCESCO DE MICHELE
(FRANCESCO GORI BRUNO)
Scrittore e Storico


Discorso celebrativo di Giuseppe De Michele

Signori,
per lo stretto legame affettivo ed intellettuale che mi univa al libero pensatore scomparso l’anno passato, ho preferito stendere una breve relazione che eviterà indecisioni espressive dovute alla commozione senza però scemare quella fermezza d’animo necessaria sempre alla rievocazione dei grandi uomini e degli eventi che caratterizzarono la loro vita.
Francesco De Michele, memore delle rare virtù morali paterne, fu uomo d’ideale. Nacque a Cesa il 7 gennaio 1911 da Alfonso De Michele e Maria Cristina D’Ettore. Il padre, medico e filantropo, lo educò all’amore per la storia, e nella ricca biblioteca paterna, custodita ed accresciuta con spirito di sacrificio, il giovane studioso mosse i primi passi di storico.
La sua vita, spesso funestata da tristi episodi, lo portò ad un progressivo isolamento che a seconda dell’età si manifestò in forme diverse, ma sempre di alta espressione. La morte del padre e, successivamente, quelle della sorella Edgarda e della madre, ebbero chiara influenza sui suoi componimenti: le due poesie scritte per i genitori ed il romanzo dedicato alla memoria della sorella scomparsa, stanno a testimoniare lo stato d’animo dello scrittore, scosso da questi avvenimenti ma già provato dalla stagione dei grandi amori finiti, e da uno in particolare, per una donna che egli continuerà ad amare per tutta la vita.
Il libero studio che occupava la massima parte delle sue giornate, mal si conciliava con la cultura cosiddetta ufficiale, fuggendo l’iter formativo istituzionale con tutte le possibili incomprensioni che lo contraddistinguono. Nonostante ciò conseguì nel 1972, per amore e continuità di studio e giammai per bramosia di titoli, la laurea in Filosofia presso l’Università di Napoli “Federico II”. Ma i suoi talenti erano già stati riconosciuti venti anni prima dalla Université Latine di Parigi che gli aveva conferito la laurea in Lettere honoris causa.
Nello Jacopo Ortis il Foscolo così scriveva (1):

“[...] Questa Università (come saranno, pur troppo, tutte le università della terra!) è per lo più composta di professori orgogliosi e nemici fra loro, e di scolari dissipatissimi. Sai tu perché fra la turba de’ dotti gli uomini sommi son così rari? Quello istinto ispirato dall’alto che costituisce il Genio non vive se non se nella indipendenza e nella solitudine, quando i tempi vietandogli d’operare, non gli lasciano che lo scrivere. Nella società si legge molto, non si medita, e si copia; parlando sempre, si svapora quella bile generosa che fa sentire, pensare e scrivere fortemente. [...].“

Accanito continuatore di quella ricerca storica coltivata con tanta passione da Alfonso De Michele, primo evocatore di Francesco Bagno e pilastro del Socialismo in Terra di Lavoro, col suo costante impegno diede un contributo eccellente agli studi di Storia Patria, facendosi convinto assertore dell’insegnamento di Bartolommeo Capasso e Benedetto Croce che nel 1876 insieme a Giuseppe De Blasis, Camillo Minieri Riccio e altri, fondavano la Società Napoletana di Storia Patria.
Così scriveva il Croce nel 1943 (2):

“[...] ogni storia universale, se è davvero storia, o in quelle sue parti che hanno nerbo storico, è sempre storia particolare, [...] ogni storia particolare, se è storia e dove è storia, è sempre necessariamente universale, la prima chiudendo il tutto nel particolare e la seconda riportando il particolare al tutto [ ...].”,

Mentre Bartolommeo Capasso, considerato assieme al suo maestro Carlo Troja l’innovatore della storiografia nell’Italia meridionale, così affermava (3):

«[...] eredi del patrimonio lasciato dai nostri padri, noi abbiamo l’obbligo di custodirlo, ma anche di lavorare per far sì che questo ricco patrimonio fruttifichi. [...]”

E in altra circostanza ammoniva (4):

“Lavorate pel luogo ove nasceste”

L’immediata applicazione analitica in tale campo diede subito i suoi frutti sfociando nel 1939 in quella prima, rara e fondamentale pubblicazione quale è Abbozzo storico su Cesa, che per la mole del materiale documentario raccolto e la precisione delle note è da considerarsi un piccolo gioiello della letteratura storica locale di primo ‘900. Essa costituì la base di tutta la successiva produzione storiografica di Francesco De Michele che, nell’arco di un cinquantennio diede alle stampe saggi e biografie che illuminarono il nostro passato altrimenti buio e dimenticato. Tra le monografie ricordiamo: Cesa e Gricignano; Cesa dei nostri nonni; Cesa, Storia, tradizioni, immagini. Le biografie riguardano invece: Francesco Bagno; Domenico Di Fiore; Antonio Malvasio; Giustino Marini; Alfonso De Michele; Francesco Verde; Mallonia d’Atella; Pietro Marso; Domenico De Tilla e altri. I primi tre in particolare, cioè il Bagno, il Di Fiore e il Malvasio, furono approfonditamente studiati dallo storico, in quanto esponenti di spicco della Rivoluzione Napoletana del 1799, uno degli avvenimenti più significativi della storia moderna italiana, di cui sarà celebrato il prossimo anno il secondo Centenario. La storia del Regno di Napoli e più specificamente le vicende della Repubblica Napoletana costituirono per lui materia di studio nell’intero arco della sua esistenza.
Nel ramo della letteratura pedagogica, vanno situati i primi lavori in prosa e in versi. Qui il docente si sveste degli attributi autoritari dettati da una normativa spesso eccessivamente esigente, per dare libero sfogo al suo potenziale educativo altrimenti peccaminosamente represso. Ricordiamo che egli ebbe incarico d’insegnamento come danneggiato politico dopo la caduta del Fascismo e la fine della Seconda Guerra Mondiale per aver sempre rifiutato di tesserarsi al Partito Nazionale Fascista. Si inseriscono dunque in tale contesto pedagogico le novelle Il cardellino e Cocò, il sonetto Nicola ed alcune raccolte di racconti.
La stagione lirica vera e propria fu inaugurata con le poesie Vecchio Castagno, A Francesco Bagno, Vecchio Ciocchino, che insieme alla ineguagliabile A mia madre, possono ascriversi senza riserva alcuna nel più dignitoso panorama poetico di fine secolo.
Simpatico e allegro risulta poi essere il testo di una canzone, musicata dal Martinoia e incisa su disco, dal titolo Nennella.
Presenti in numerose antologie di autori contemporanei, le sue poesie sono raccolte in diversi libretti e opuscoli.
Si erge capolavoro nella vasta produzione letteraria il romanzo autobiografico Severo Melton nel 1943, nel quale sullo sfondo della sciagura bellica l’autore disegna con colori tenui di romantica poesia, una vicenda amorosa incorniciata da una notevole sequenza di riferimenti storici. Di particolare interesse le pagine in cui la madre del protagonista si sofferma a descrivere i lineamenti del carattere di lui (5):

“[...] Bisogna frequentarlo lungamente per comprenderlo un po'. E’ un carattere vasto e complesso. E’ un romantico. Buono e coraggioso ad un tempo. Conserva gelosamente lettere riguardanti tutta la vita di cittadino e di politico di suo padre. In una libreria apposita conserva articoli, numeri unici, ricordi della vita di suo padre con il relativo inventario. Ha raccolto con cenobitica pazienza molte notizie storiche sui nostri paesi in archivi e biblioteche. E’ un evocatore di tutto e precursore ad un tempo. Giovane valoroso come è del resto giudicato da molti che combattono le sue idee. La sua letteratura rinnoverebbe - secondo un critico francese - la tradizione degli scrittori romantici del secolo passato. Il suo cuore palpita per ogni cosa. Si commuove a sentire una pecorella che bela nella notte, un grillo che trilla nella campagna, una voce notturna o un canto in lontananza, un latrato di un cane che viene da remoto casolare, il lamentevole verso d’un assiolo nel profondo silenzio notturno, il gracidar di una ranocchia in un fosso, il frinire di un’oziosa cicala ed il gorgoglio monotono di un ruscello; guarda commosso il vecchio pescatore del lago, la rondine che ritorna al proprio nido con allegro garrito, una lucciola che erra presso le siepi nelle placide serate estive, una stupenda nevicata ed un fiore che sorge su di un rudere archeologico. Ogni moto dell’anima sua è, purezza, sentimento, poesia. Un nonnulla può essere per lui oggetto di rimpianto e di nostalgia. Conserva un cavallo di legno a dondolo che trastullava la sua piccolissima età, un vecchio triciclo col quale soleva da bambino, quando noi tutti eravamo nel Veneto, farsi delle corse sul ponte di ferro che sovrastava al gran fiume Po, il primo quaderno con le asticelle, firmato da Elina Roncon, sua prima maestra, il berretto ed il mantello del collegio, cari ricordi del suo soggiorno a Siena e scrive, senza tralasciare, il diario della sua tormentata vita. Non accetta dogmi: tutto vuole spiegare. E’ un temperamento ribelle alla prepotenza e alla ingiustizia. La sua vita è improntata a generosità di azione e alla più severa rettitudine. Vuole una società affratellata, senza intrighi e senza malizie: libera, giusta ed onesta. Questo suo carattere singolare e queste sue belle idee invise a molti uomini gli hanno cagionato molti dolori, incomprensioni ed angosce. Egli con tre parole ammonisce coloro che danno giudizio errato sul suo operato.
«Studiare - interpretarmi - giudicarmi»”.

In tale opera - e successivamente anche in altre - l’autore preferì firmarsi Francesco Gori Bruno; il padre aveva scelto per lui tale nome per onorare la memoria di tre grandi: - Francisco Ferrer, intellettuale spagnolo, repubblicano; accusato di aver fomentato i moti di Barcellona del luglio 1909, fu fucilato; - Pietro Gori, anarchico italiano, partecipò al Congresso di Genova del Partito dei Lavoratori Italiani nel 1892, che vide la rottura definitiva tra socialisti e anarchici; esule, fu condannato a dodici anni di carcere; - Giordano Bruno, filosofo e letterato, uno dei più grandi pensatori della storia dell’umanità, condannato al rogo dall’Inquisizione Romana.
Per illustrare brevemente queste tre titaniche figure ho scelto alcuni documenti. Per Francisco Ferrer un articolo di Claudio Treves uscito su “Il Tempo” del 14 ottobre 1909 dal titolo “Sul tuo sangue”; essendo abbastanza lungo vi leggo solo la breve introduzione di Antonio Casali e la parte finale dell’articolo (6):

«Tra il settembre e l’ottobre 1909 il movimento operaio italiano si fece promotore di una vastissima mobilitazione per strappare al plotone di esecuzione il libertario spagnolo Francisco Ferrer: vi aderirono all’unisono anarchici e socialisti, repubblicani e frange della stessa democrazia borghese. Ad esecuzione avvenuta un’ondata di indignazione fece fremere le piazze. In questo necrologio Claudio Treves dette voce ai commossi sentimenti di solidarietà del proletariato italiano che da sempre aveva guardato a Ferrer quale bandiera dell’internazionalismo, dell’anticlericalismo, della scuola laica, palestra per l’educazione di libere coscienze, supporto indispensabile all’emancipazione delle masse popolari”.

“[...] Per il tuo sangue, o Ferrer, giuriamo di continuare - eterna - la lotta contro la bestialità superstiziosa e contro tutte le istituzioni che da quella si ispirano, e in quella si appoggiano, di combattere tutti gli alleati del clericalismo, di contendere senza riposo per la laicità della scuola - il tuo pensiero o Ferrer! del costume, della vita; per la libertà politica; per l’integrazione della volontà del popolo contro la grazia divina ... e quando un istante di viltà o di torpore o un abbietto calcolo di transitorio interesse ci offuscasse la mente, basterà il tuo nome, o Francisco Ferrer, ultimo grande martire della libera coscienza, per risvegliarci, per ammonirci, per vergognarci, indicandoci risolutamente, imperativamente il dovere e il nemico: demolire la feroce menzogna clericale! Schiacciare l’infame!”.

Di Pietro Gori, tra le sue pubblicazioni, ne ho scelte due dalle quali ho tratto una sua poesia (7) e i testi che egli dettò per due lapidi, una a Francisco Ferrer, l’altra a Giordano Bruno (8):

SFIDA

O voi, che in libriccini infronzolati
vaghi a le dame versi profondete,
questi non li leggete;
son rozzi canti al popolo sacrati.
Io non scrivo per l’arte o per la gloria;
scrivo, ciò che mi bolle nel cervello;
io scrivo, e mi ribello
al vecchio mondo ed a la vecchia storia.
Ne la mesta battaglia a viso aperto,
mi son, senza paura, un dì scagliato,
sconosciuto soldato;
ho appreso, ho combattuto ed ho sofferto.
Ma non mutai. Mutarono coi panni
d’omo serio gli amici, e, preso il volo,
m’hanno lasciato solo,
tra l’ideale e miei ventitré anni.
Combatterò contro codesta frolla gente,
che al pianto irride ed a la fame,
contro codesta infame
baracca puntellata che barcolla.
Ma se, nel cozzo de la pugna fiera,
fra le ruine perirò travolto,
mi troveran ravvolto
entro le pieghe de la mia bandiera.

Napoli, 1889

FRANCISCO FERRER
VOLEA LA SCUOLA E L’INFANZIA
REDIMERE CON LE VERITA’ RAZIONALI
ONDE LIBERA DA OGNI SERVAGGIO
CRESCESSE UNA GENTE NOVA
A LE GLORIE DEL LAVORO E DEL PENSIERO
MA L’ODIO LO TRAVOLSE
DE LA VIOLENZA E DE LA TENEBRA
E L’UCCISE.
FIRENZE ARTIGIANA RICORDA
CHE AL RISCATTO DE LE BRACCIA E DE LE MENTI
CODESTO SANGUE E’ SACRO
MCMIX
Dettata per una targa muraria in Firenze.

DI
GIORDANO BRUNO
CHE LE FOLGORI DEL GENIO DIVINATORE
ALL’EVO SANGUIGNO AVVENTANDO
PRECORSE I VERI ONDE ALBEGGIA
UN DOMANI DI SCIENZA E DI GIUSTIZIA
E DAL ROGO BENEDISSE
- RAPITE AL CIELO DAGLI UOMINI -
LE RESURREZIONI DELLA VITA
VOLLERO COLLE SEMBIANZE EVOCARE
L’APOSTOLATO E IL MARTIRIO
I LIBERI PENSATORI DELLA VERSILIA
Maggio MCMIX
Dettata per un busto di Giordano Bruno eretto a Pietrasanta.

Un documento del 1600 fa luce sulle ultime ore di vita del filosofo naturalista Giordano Bruno (9):

Dal “Giornale” dell’Arciconfraternita di
S. Giovanni Decollato in Roma
(Roma, 16-17 febbraio 1600)

Giovedì, a dì 16 detto.
A ore 2 di notte fu intimato alla Compagnia che la mattina si dovea far giustizia di un impenitente; e però alle 6 ore di notte radunati li confortatori e Capellano in Sant’Orsola, ed andati alla carcere di torre di Nona, entrati nella nostra Capella e fatte le solite orazioni, ci fu consegniato l’infrascritto a morte condennato, cioè:
Giordano del q. Giovanni Bruni frate apostata da Nola di Regno, eretico inpenitente. Il quale esortato da nostri fratelli con ogni carità, e fatti chiamare due Padri di San Domenico, due del Giesù, due della Chiesa nuova e uno di San Girolamo, i quali con ogni affetto e con molta dottrina mostrandoti l’error suo, finalmente stette senpre nella sua maladetta ostinazione, aggirandosi il cervello e l’intelletto con mille errori e vanità. E tanto perseverò nella sua ostinazione che da ministri di giustizia fu condotto in Campo di fiori, e quivi spogliato nudo e legato ad un palo fu bruciato vivo, aconpagniato sempre dalla nostra Compagnia cantando le litanie, e li confortatori sino a l’ultimo punto confortandolo al lasciar la sua ostinazione con la quale finalmente finì la sua misera ed infelice vita.

Tornando al Nostro, due opuscoletti, l’uno di carattere filosofico, Dialogo sull’immortalità della fama, l’altro di contenuti più marcatamente politici, La fede socialista di Edmondo De Amicis, stampati rispettivamente nel 1959 e nel 1949, lo portarono nell’ultimo versante della sua esistenza, a un ripiegamento su tali temi dopo più di trent’anni trascorsi sotto l’influenza di Clio ed Erato. Nel 1990 con gli aforismi di Massime e Sentenze infatti, lo scrittore che nella sua sdegnosa solitudine aveva ormai raggiunto quella piena maturità di pensiero che è sinonimo di saggezza, invitava i lettori alla riflessione affinché potessero, attraverso i suoi righi, pervenire ad un miglioramento etico. Il Cirillo nei suoi Discorsi Accademici, così diceva della solitudine (10):

“[...] L’unica felicità ci viene dalla solitudine, nella quale le passioni sono prive di oggetto, i piaceri non passano rapidamente in dolore, perché non sono fondati sul capriccio, né vengono diretti dall’interesse. Inoltre la solitudine dispone lo spirito alla contemplazione, e lo conduce a meditare le più sublimi verità. [...]”

Costretto dalle cattive condizioni di salute ad uno stato di seminfermità fisica, ma sempre lucidissimo e mnemonicamente formidabile, trascorse gli ultimi anni abbandonato e incompreso: unico conforto, le cure amorevoli dei familiari e l’affetto sincero di pochi amici, alcuni di vecchia data, primi fra tutti Ettore Danzatore e Angiolillo Oliva. Alcuni versi del poeta dialettale Giovanni Visco hanno così immortalato tale incresciosa scena (11):

[...] ‘E ggente passano p’ ‘a via
ma nisciune se ne ‘mporta
‘e chesta poesia.
[...] io v’aggio date lustro a tutte quante
cu ‘o studio, l’arte e ‘a fantasia.
‘A vera ricchezza è ‘a cultura e ‘o ssapé’:
nun fa niente si ve site scurdate ‘e me.

L’ultima soddisfazione letteraria arrivò poco prima della morte, dall’amicizia disinteressata dell’artista Re Felice, pittore e scultore, il quale concorse alla pubblicazione dei Bozzetti di vita militare dello scrittore, che attendevano la stampa insieme ad altri lavori inediti, curandone la copertina e le illustrazioni interne.
Morì a Cesa il 13 dicembre 1997. Sulla bara portata a spalla dai giovani del Circolo Culturale e seguita da un piccolo corteo funebre, fu posta la vecchia bandiera rossa della Lega Contadina; all’interno, insieme al suo corpo, un libro di Francesco Bagno martire del ‘99.
Pluriaccademico d’onore e benemerenza, stimato molto dal pittore bulgaro Ilia Peikov e dalla poetessa parigina Henriette Harmelin, aveva salutato con entusiasmo nel 1978 la fondazione dell’Istituto di Studi Atellani e del suo organo ufficiale La Rassegna Storica dei Comuni, e nel 1969 la nascita del locale Circolo Culturale “Ugo Foscolo”.

“[...] A Turnham Green, poco lontano dal Tamigi, il Foscolo moriva il 10 settembre 1827 alle 21 circa, assistito dalla figlia Floriana; il 18 venne sepolto, secondo il suo desiderio nel cimitero di Ciswick. Lo accompagnarono cinque amici.
Nel 1871 una legge del Parlamento italiano volle che le ceneri di Ugo Foscolo rimpatriate dall’Inghilterra, fossero deposte nella Chiesa di S. Croce, in Firenze, accanto agli uomini grandi, letterati e scienziati, da lui celebrati nei Sepolcri” (12).

Signori, questa pagina di storia del nostro paese resta incompleta. Potrà essere letta nella sua intierezza quando un giorno, data onorata sepoltura alle spoglie rimpatriate dei suoi gloriosi figli, Cesa avrà posto Francesco De Michele in mezzo agli uomini grandi da lui solennizzati nelle sue opere.



OPERE DI FRANCESCO DE MICHELE
(Francesco Gori Bruno)

1) Abbozzo storico su Cesa, Napoli 1939
2) Cenni biografici su Francesco Verde, Aversa 1943
3) Il Cardellino, Aversa
4) Cocò, Aversa
5) La fede socialista di Edmondo De Amicis, Aversa 1949
6) Amiamo le bestie, Torino Casa Editrice Carteggio 1954
7) Ai titanici pionieri dell’èra cosmica, Aversa 1959
8) Limpide fonti, Milano Gastaldi Editore 1962
9) Domenico Di Fiore, Aversa 1969
10) Cesa - Gricignano (note storiche), Aversa 1972
11) La Cappelletta d’Alassio, Aversa 1975
12) Severo Melton, Napoli Edizioni “La bandiera civile” 1975
13) Cesa (Appunti e fotografie), Napoli 1978
14) Cesa dei nostri nonni, Napoli Edizioni “La bandiera civile” 1978
15) Mallonia d’Atella, Napoli Edizioni “La bandiera civile” 1979
16) Nonna Adele racconta ..., Napoli Edizioni “ La bandiera civile” 1979
17) Francisco Bagno “De morbis mulierum et puerorum” ristampa con note biografiche sull’autore di Francesco De Michele, Sala Bolognese Arnaldo Forni Editore 1981
18) Venti favole per la scuola, Napoli Edizioni “ La bandiera civile” 1982
19) Cesa ed altri comuni, Aversa Edizioni “La bandiera civile” 1984
20) Poesie, Antonio Carello Editore 1984
21) Io Clio I Lari, Il Carrarese
22) Cesa, Storia, tradizioni e immagini, Napoli Nuove Edizioni 1987
23) Voci dell’alba, Bologna Book Editore 1988
24) Massime e sentenze, Aversa 1990
25) Bozzetti di vita militare, S. Arpino 1994



RICONOSCIMENTI

1) Socio Accademico Corrispondente dell’ “Accademia Romana di Cultura”. Roma, 28 febbraio 1950
2) Laurea in Lettere Honoris Causa dell’ “Université Latine”. Parigi 18 luglio 1952
3) Gran Premio Internazionale di Poesia “Giacomo Leopardi” Fondazione Anna Lo Monaco. Roma 28 novembre 1959
4) Diploma d’Onore della “Festa Amalfitana delle Muse Latine”. Amalfi, 30 agosto 1962
5) Scettro d’Oro ed Encomio Solenne dell’ “Accademia Internazionale di Pontzen di Lettere - Scienze - Arti”. Napoli, 1963
6) Accademico d’Onore e Benemerenza dell’ “Accademia Letteraria Artistica Scientifica”. Conegliano (Tv), 3 febbraio 1964
7) Medaglia d’Oro dell’ “Accademia Internazionale di Pontzen di Lettere - Scienze - Arti”. Napoli, 1964
8) Accademico Ordinario dell’ “Accademia Internazionale di Pontzen di Lettere - Scienze - Arti”. Napoli, 20 giugno 1965
9) Lauro d’Argento dell’ “Accademia Internazionale di Pontzen di Lettere - Scienze - Arti”. Napoli, 31 ottobre 1965
10) Diploma dell’ “Unione Artisti Operatori Culturali “. Marigliano (NA), 1965
11) Diploma di Membro Accademico Corrispondente dell’ “Accademia Archeologica Italiana”. Torino, 3 gennaio 1967
12) Lauro d’Oro dell’ “Accademia Internazionale di Pontzen di Lettere - Scienze - Arti”. Napoli, 8 ottobre 1967
13) Diploma del “Circolo Culturale Ugo Foscolo”. Cesa (CE), 1 maggio 1969
14) Accademico del Convivio del “Convivio Letterario Accademico Ideale dei Poeti d’Italia”. Milano, aprile 1970
15) Diploma del I Concorso Internazionale di Poesia “S. Caterina da Siena”. Napoli, 30 aprile 1971
16) Diploma dell’ “Ateneo Filologico G. Gozzi” Accademia Partenopea. Napoli, 6 marzo 1975
17) Accademico Benemerito dell’ “Accademia Universale G. Marconi” di Roma. Roma 30 maggio 1975
18) Penna d’Oro dell’ “Accademia Internazionale di Pontzen di Lettere -Scienze - Arti”. Napoli, 31 ottobre 1976
19) Premio “Zeus”. Rimini, 6 settembre 1980
20) Premio Letterario Internazionale “Italiacento”. Roma, 13 dicembre 1980
21) Premio Internazionale “S. Valentino”. Terni, 25 aprile 1981
22) Diploma di Encomio Solenne e Nomina ad Accademico di Merito e Membro Honoris Causa a vita dell’ “Accademia Internazionale Artistico Letteraria Città di Boretto” e Trofeo Repubblica di S. Marino. Boretto (RE), 25-26 aprile 1981
23) Premio Internazionale “Peter Paul Rubens” della Galleria d’Arte Centro Storico. Firenze, 1981
24) Premio “ Pantheon d’Oro “ per le Lettere e le Arti. Roma, settembre 1982
25) Premio “ Umbria d’Oro “. Terni, 14 dicembre 1982
26) Diploma d’Onore del “Premio Francesco d’Assisi”. Assisi (PG), 16 dicembre 1982
27) Diploma della “Biennale Internazionale della Critica”. Latina, aprile 1983
28) Premio “Gran Sigillo d’Europa” dell’Accademia Internazionale di Lettere Arti e Scienze di Bologna, in occasione del gemellaggio con l’Accademia e Università inglese “North London University”. Bologna, maggio 1983
29) Prima Medaglia d’Oro della Toscana 1983 dell’Accademia “Il Machiavello”. Novembre - dicembre 1983
30) Premio Internazionale “Peter Paul Rubens” della Galleria d’Arte Centro Storico. Firenze, 11 dicembre 1983
31) Premio della Cultura “La Quercia d’Oro”. Roma, 1983
32) Premio “Pantheon d’Oro” per le Lettere e le Arti. Bologna, 5 febbraio 1984
33) Premio “Protagonisti del XX secolo”. Bologna, 8 luglio 1984
34) Accademico d’Onore per la Letteratura “Città di Roma “. 8 luglio 1984
35) III Premio Internazionale Città di Venezia dell’ “Accademia Centro Storico”. 11 ottobre 1984
36) Accademico d’Onore dell’ “Accademia Internazionale Città di Roma”. 1984
37) Diploma dell’Accademia di Arte e Cultura “Il Marzocco”. Firenze, 10 febbraio 1985
38) Diploma dell’ “Accademia Internazionale Città di Roma” per l’Anno Colombiano. 6 settembre 1985
39) Premio Internazionale Bologna d’Oro 1985 per Letteratura ed Arte
40) Accademico d’Onore per la Letteratura “Città di Roma Campidoglio”. 1985
41) Premio per la Narrativa World Literature and Art Selection dell’ “Accademia Internazionale di Pontzen”. 1985
42) Premio della Cultura 1987. Bologna, 16 maggio 1987
43) Consigliere Permanente e Docente Onorario della “Europa University”. Bologna, 15 gennaio 1988
44) Accademico Benemerito dell’ “Accademia Internazionale di Pontzen di Lettere - Scienze - Arti”. Napoli, 30 ottobre 1988
45) I Premio Internazionale Parlamento Europeo dell’Accademia Internazionale “Il Marzocco “. Firenze, 1989
46) Alto riconoscimento per la ricerca storica in occasione del Convegno Nazionale di Studi su “La Rivoluzione Napoletana del 1799” organizzato dal Comune di Cesa, dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, dall’Istituto di Studi Atellani e dal Circolo Culturale “ Domenico Di Fiore”. Cesa, 17 - 25 maggio 1997


Note:
(1) UGO FOSCOLO, Ultime lettere di Jacopo Ortis, a cura di G. Gambarin, 1955.
(2) BENEDETTO CROCE, Contro la storia universale e i falsi universali, 1943 in Sosio Capasso, Bartolommeo Capasso e la nuova storiografia napoletana, Frattamaggiore (NA), 1981.
(3) BARTOLOMMEO CAPASSO, Gli archivi e gli studi paleografici e diplomatici nelle province napoletane fino al 1818, 1885 in Sosio Capasso, op. cit.
(4) SALVATORE DI GIACOMO, Alla Società di Storia Patria, in “Napoli Nobilissima”, vol. IV, fascicolo I, Napoli, 1894 in Sosio Capasso, op. cit.
(5) FRANCESCO GORI BRUNO, Severo Melton nel 1943, Napoli 1976.
(6) ANTONIO CASALI, Socialismo e internazionalismo nella storia d’Italia, Napoli Guida 1985.
(7) PIETRO GORI, Opere vol. II “Battaglie” versi, Milano 1946-47.
(8) PIETRO GORI, Opere vol. V “Le Difese”, Milano 1947.
(9) GIORDANO BRUNO, Un’autobiografia, a cura e con un’introduzione di Michele Ciliberto. Opera promossa dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Procaccini Napoli, 1994.
(10) Discorsi Accademici del dottor Domenico Cirillo, l’anno MDCCMX. Napoli Filema, 1997, ristampa promossa dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.
(11) GIOVANNI VISCO, Cesa nu paese’e poesia, a cura di Antimo Dell’Omo, S. Arpino 1996.
(12) Biblioteca dei Giganti della Letteratura, volume Foscolo, Arnoldo Mondadori Editore, Verona, 1977.