PAESI E UOMINI NEL TEMPO
COLLANA DI MONOGRAFIE DI STORIA, SCIENZE ED ARTI
DIRETTA DA
FRANCESCO MONTANARO
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BIAGIO FUSCO
L'ORFANOTROFIO LOFFREDO
DI CARDITO
ISTITUTO DI STUDI ATELLANI
GENNAIO 2011
Questa pubblicazione
è stata realizzata con il contributo del
Comune di Cardito
Tip. Cav. Mattia Cirillo - Corso Durante 164
80027 Frattamaggiore (NA) - Tel.-Fax 081-8351105
Prefazione
E' con grande piacere che pubblichiamo il lavoro del dott. Biagio Fusco sulla Storia
dell'Orfanotrofio Loffredo di Cardito. L'Autore è uno dei soci più prestigiosi del nostro
Istituto ed è un appassionato cultore di storia patria e locale, da qualche anno anche
collaboratore della nostra rivista Rassegna Storica dei Comuni.
Dai suoi discorsi e dai suoi scritti traspare l'immenso amore per Cardito, la sua città
natale: proprio per questo suo nobile sentimento siamo sicuri che la sua riscoperta
della storia di Cardito avrà un seguito, così come è avvenuto nella migliore tradizione
culturale carditese, che vanta tra i suoi figli del passato la grande personalità di don
Gaetano Capasso, già collaboratore del nostro Istituto ed amico del nostro fondatore
Sosio Capasso.
La Storia dell'Orfanotrofio Loffredo è scritta non solo con amore ma anche con rigoroso
metodo storico, grazie allo studio attento ed appassionato dell'Autore che con certosina
pazienza ha ritrovato antichi documenti ed ha raccolto testimonianze che sembravano
perdute irrimediabilmente: tutto ciò ha permesso di ricostruire una vicenda educazionale
e solidale secolare, vanto e gloria della società carditese.
Dobbiamo anche ringraziare il Sindaco Giuseppe Barra e l'Assessore alla Cultura
Andreina Raucci per aver raccolto subito ed entusiasticamente il nostro invito alla
collaborazione fattiva per la pubblicazione dell'opera di Biagio Fusco. Siamo sicuri che
da questo momento in poi si aprirà un discorso di collaborazione fattiva con
l'amministrazione carditese e con i cittadini che hanno a cuore il mantenere viva la
memoria storica di Cardito. Infine vogliamo ringraziare anche l'amico Biagio Garofalo,
uno dei soci dell'Istituto più convinti della importanza del recupero culturale della storia
locale: anche grazie alla sua attività è stato possibile realizzare questa bella opera.
Francesco Montanaro
Presidente Istituto di Studi Atellani
Presentazione
L'identità di un paese è viva nella misura in cui la sua storia e le sue tradizioni trovano spazio nelle menti e nei cuori dei suoi cittadini. La civiltà moderna non trova altra genesi se non nelle sue origini. Compito arduo ma allo stesso tempo autorevole è avere la volontà e la capacità di trasmettere alle generazioni postume il bagaglio culturale del proprio territorio. A tal proposito e nel rispetto di questo compito siamo lieti di proporre questo libro. Un libro che suscita emozioni e ricordi. La Storia dell'Orfanotrofio Loffredo, un'opera voluta dal principe di Cardito, Venceslao Loffredo, che ha avuto il compito di contribuire alla formazione delle persone che hanno trascorso gli anni più delicati della loro vita. E' stato fonte di cultura per tanti nostri compaesani, palestra in cui si sono forgiati grandi maestri di musica, riconosciuti in tutto il mondo, figli del nostro popolo. L'Orfanotrofio Loffredo è stato luogo dove si sono formate generazioni che hanno costruito, per noi, il futuro della società in cui viviamo. E, noi, testimoni diretti o eredi, ci facciamo carico della loro esperienza di vita perché memoria e affetti reclamino uno spazio nella nostra storia. La storia di Cardito. La pubblicazione di questo volume è motivo di ringraziamento particolare al dott. BIAGIO FUSCO, già più volte Sindaco di Cardito, medico, uomo la cui cultura è nota e apprezzata da anni da tutti coloro che hanno avuto il piacere e l'onore di conoscerlo. Un grazie anche all'Istituto di Studi Atellani per aver pubblicato il libro e per aver contribuito a ricostruire e riportare all'attenzione della cittadinanza una parte della nostra storia.
Giuseppe Barra
Sindaco di Cardito
La fondazione dell'Ente
Venceslao Ludovico Loffredo, principe di Cardito, il 9 maggio 1826 depositò le sue disposizioni
testamentarie presso il notaio Sorvillo di Napoli. E tra l'altro dispose che si fondasse in Pozzuoli
un ritiro per nobili donzelle, con la rendita di 7000 ducati annui derivanti dall'usufrutto dei
castagneti in Monteforte Irpino. Precisò che, se non si fosse realizzato il ritiro, con la stessa
somma si sarebbero dovuti fondare due orfanotrofi, uno nel comune di Cardito, l'altro nel
comune di Monteforte Irpino.
ùPer vari motivi si procrastinava la realizzazione del ritiro
in Pozzuoli; e il re, destinatario delle volontà testamentarie del principe, nel 1838 concesse
una proroga di due soli anni, trascorsi i quali si sarebbe dovuto procedere alla fondazione
dei due orfanotrofi. I due anni trascorsero senza la realizzazione del ritiro, e nel 1840
furono fondati i due orfanotrofi.
Il caso ha voluto che nel 1969 fossero salvati dal rogo nel cortile dell'orfanotrofio alcuni
registri contabili che rappresentano l'unica attuale documentazione dell'attività centenaria
dell'Ente.
Riportai l'episodio nella rivista «Rassegna Storica dei Comuni» nel numero 150-151 di
settembre – dicembre 2008 che ospitò un mio scritto che ricordava l'alluvione di Cardito
del 1969.
Ripropongo la lettura dell'ultima parte dell'articolo che interessa l'attuale trattazione:
«Alcune famiglie che abitavano stabili minacciati dall'alluvione furono momentaneamente
alloggiati presso scuole ed Enti.
L'amministrazione Comunale chiese ai medici di Cardito la disponibilità ad effettuare visita
giornaliera per controllare il loro stato di salute e verificare necessità e bisogni da riferire o
all'ufficiale sanitario o al servizio sociale del Comune. Aderii alla richiesta e ed ebbi affidato
l'incarico di assistere le famiglie ospiti dell'orfanotrofio Loffredo e ogni pomeriggio onoravo
l'impegno contratto. Una sera, imboccata via Roma, vidi una luce che si sprigionava dall'androne
dello stabile, fermai l'auto in strada, entrai velocemente e fui profondamente turbato da uno
spettacolo indecoroso. In fondo al cortile c'era una stanza che raccoglieva tutti i documenti
dell'ente in tre librerie (raccolta delle delibere, registri di contabilità, corrispondenza). Gli
ospiti dello stabile avevano forzato la serratura, divelti gli infissi e portato al centro del cortile
i mobili, tutti i fascicoli ed acceso una grande pira e tutti intorno a riscaldarsi schiamazzando.
Indignato per lo scempio, a voce alta, chiesi il motivo del loro operato. Alcuni degli astanti
mostrarono meraviglia per il mio intervento e con un tono di vittimismo e non senza una
certa insolenza risposero: nuie pure c'avimma scarfà; eppure avevano in dotazione
molte stufe. Sostai un attimo, fissai l'orrenda pira, vidi un volume con la copertina di
pergamena, tre grossi registri non ancora raggiunti dalle fiamme, li afferrai portandoli in auto,
mi precipitai poi dentro con la speranza di raccogliere altro, ma il fuoco era per completare
l'opera di distruzione, non fu possibile salvare altro. In poco tempo fu distrutta tutta la
documentazione di un ente fondato nel 1840 e che aveva svolto attività per oltre 100 anni.
Il volume con copertina di pergamena riporta l'elenco di tutti i ragazzi ospiti dell'istituto dalla
fondazione fino alla soppressione. Dei tre registri salvati, due riportano delibere e contabilità
dal 1879 al 1903, il terzo atti del 1943-1944».
Ho tutto letto, ho visionato la documentazione al Comune degli ultimi anni di attività
dell'orfanotrofio, ho interpellato persone che potevano procurare notizie e alcuni che da
bambini erano stati ospiti dell'ente, ho raccolto così documentazione sufficiente per offrire
notizie e conservare memoria almeno di un periodo della meritoria attività svolta.
Prodotto questo lavoro appena il Comune di Cardito avrà istituito un archivio storico,
opportunamente custodito, doverosamente e non senza una punta di orgoglio trasferirò tutta
questa importante documentazione in mio possesso.
L'ambiente sociale in cui l'Ente fu fondato
L'istituzione dell'Orfanotrofio Loffredo fu provvidenziale per la piccola comunità di Cardito e
ritengo opportuno riportare alcuni dati dell'entità e composizione della sua popolazione
agli inizi dell'800.
Secondo i dati del censimento ordinato dal re di Napoli Gioacchino Murat (1), Cardito nel 1814
contava 3215 cittadini (1551 maschi e 1664 donne). I possidenti, di cui alcuni professionisti,
erano 192, i preti 19, gli impiegati 20, i contadini 600, gli artigiani 158 e i mendicanti 22. Solo
il 5% della popolazione era alfabetizzata. La natalità era alta, ma altrettanto alta la mortalità
infantile: i due terzi dei nati non raggiungeva i sette anni.
Il quadro desolante era dovuto alle carenze alimentari, alle scadenti condizioni igienico-ambientali
e alle scarse conoscenze mediche non ancora in grado di fronteggiare validamente le malattie,
specie quelle infettive.
In tali condizioni era difficile realizzare incremento demografico e promozione economico-sociale,
tanto che nel 1848, dopo oltre 30 anni la popolazione registrata non superava i di 4000 abitanti (2).
I vantaggi per i ragazzi ospitati nell'Orfanotrofio erano perciò enormi e vitali: vi erano accolti
principalmente orfani del posto, i quali sottratti al bisogno e spesso ad ambienti malsani,
avevano l'opportunità di crescere assistiti, di frequentare le classi elementari, in quel tempo
privilegio di pochi, e di imparare un mestiere.
I primi anni difficili fino alla stesura dello statuto
L'Ente di Cardito fu dotato di una rendita di 4000 ducati annui e fu ubicato nell'attuale via
Roma. Quale suo amministratore fu nominate dalla corona il cav. Emmanuele Suarez y
Coronel, residente a Napoli.
I ragazzi ricoverati nel primo periodo di attività non furono però molto fortunati: i primi anni
trascorsero fra difficoltà e incertezze gestionali che non assicuravano agli ospiti l'auspicata
assistenza. Un amministratore lontano non poteva garantire la continuità dei contatti indispensabili
per una buona gestione: si tenga presente che nel 1840 il viaggio da Napoli a Cardito risultava
abbastanza faticoso e non vi erano altre possibilità di comunicazione. Segnalazioni delle precarie
condizioni dell'Ente e lamentele per la inadeguata gestione giunsero fino alla Corona. Così nel
1853 furono dettate nuove norme di gestione del pio Ente. Ma anch'esse risultarono confuse
e poco efficaci.
La situazione di precarietà si protrasse per anni e le condizioni dei ragazzi ricoverati era
davvero miserevole, tanto che Giuseppe Caserta, sindaco di Cardito dal 1861 al 1863,
all'atto del suo insediamento pose come priorità dell'amministrazione comunale il problema
dell'Orfanotrofio. Tenne un discorso molto duro: ne riferisce qualche brano lo storico Gaetano
Capasso (3), che ebbe la ventura di leggere gli atti di quel consiglio comunale. Il sindaco volle
additare alla pubblica vergogna le condizioni miserevoli di quei ragazzi, e deplorò, tra l'altro,
«le nefandezze che ivi si commettono a danno di quei poveri alunni, che benché dotati di una
rendita di 4000 ducati annui, sono costretti a perire di fame e giacere su letti luridissimi e
pieni di schifosi insetti».
Il duro intervento del sindaco suscitò una collettiva presa di coscienza delle deplorevoli
condizioni dei ragazzi e sollecitò la promulgazione di un decreto del Re, che il 24 maggio
1867 nominò un regio commissario con il compito di distinguere le proprietà dei due
orfanotrofi (di Cardito e Monteforte che avevano originariamente una sola amministrazione)
e di designare, come amministratori di ciascuno dei due, un sovraintendente e due governatori,
residenti in loco e non dotati di alcun appannaggio. Al commissario veniva assegnato anche il
compito di redigere lo statuto che fissasse i compiti e le finalità filantropiche dell'Ente e ne
definisse la struttura e la pianta organica. Il Commissario portò a termine con impegno
l'incarico: lo statuto fu approvato con delibera del 20 dicembre 1871 dalla Deputazione
provinciale di Napoli e fu pubblicato con decreto del Ministero degli Interni nel 1872.

Le funzioni e la struttura fissate dallo statuto
Lo statuto ridisegna le attività e le funzioni dell'Ente e prevede la costituzione di una struttura
adatta ai compiti. Consta di 31 articoli: precisa che all'Ente possono accedere i ragazzi dagli 8
ai 12 anni compiuti, fa obbligo di vaccinarli contro il vaiolo all'atto dell'ammissione, e fissa la loro
uscita al compimento del diciottesimo anno d'età. Precisa, inoltre, gli indirizzi formativi e le materie
di insegnamento da fornire agli allievi: bisognava infondere nel loro animo saldi sentimenti religiosi,
educarli ai doveri verso la famiglia e la patria e abituarli alla pulizia e al decoro personale.
Prevedeva istruzione, letteraria, religiosa e tecnica. L'istruzione letteraria doveva fornire nozioni
di lingua e letteratura italiana, di geografia e storia patria. L'istruzione religiosa doveva fornire la
conoscenza delle verità del cattolicesimo e spronare a praticarne i riti e i precetti senza superstizione
ed ipocrisia. L'istruzione tecnica prevedeva l'apprendimento di un'arte o di un mestiere, come quello
di tipografo, sarto, calzolaio, tessitore, falegname, fabbro o intagliatore; i più volenterosi dovevano
dedicarsi allo studio della musica e imparare a suonare uno strumento musicale.
Lo statuto prevedeva premi in danaro per i ragazzi che si distinguessero per disciplina e capacità
di apprendimento: i premi, versati su libretti personali intestati presso una Cassa di risparmio,
dovevano essere riscossi dai singoli ospiti dell'Orfanotrofio all'atto dell'uscita al diciottesimo anno.
L'amministrazione veniva esercitata da un sovraintendente e da due governatori, che dovevano
essere cittadini di Cardito di specchiata moralità e di provata probità. Erano nominati dal prefetto
della provincia, su indicazione del Decurionato, e duravano in carica sei anni, con la sostituzione
di uno dei tre ogni due anni. Gli incarichi, comunque, erano rinnovabili.
Per quanto riguarda la pianta organica dei dipendenti, la copia dello statuto, un po' bruciacchiata,
non consente una lettura completa, ma dalle poche righe leggibili si evince una struttura numerosa
e ben articolata.
Il bilancio e il consuntivo dell'Ente dovevano essere approvati dalla amministrazione provinciale.
Ogni anno sul giornale ufficiale della provincia doveva essere pubblicato il numero dei ricoverati,
il loro sesso, nonché la data di entrata e di uscita dei singoli.
La meritoria azione svolta dall'Ente
Il Pio Ente iniziò così un nuovo cammino e per quasi 100 anni svolse apprezzata attività per
tanti fanciulli ricoverati. La gestione migliorò rapidamente, anche perché la motivazione
filantropica orientava l'azione degli amministratori. L'Ente divenne punto di riferimento agognato
di orfani e trovatelli, che venivano accolti, allevati, istruiti e messi in condizione di affrontare
le responsabilità della maggiore età. Dopo la dimissione i ragazzi, avendo appreso un mestiere
e disponendo di una preparazione scolastica che, in relazione alla media, era discreta, avevano
buone probabilità di un rapido inserimento nel mondo del lavoro. E ciò valeva soprattutto per
quelli che erano in grado di suonare uno strumento.
L'Ente offriva opportunità di lavoro a molte famiglie del paese in un periodo nel quale per
alcuni risultava difficile procurarsi anche l'indispensabile per il sostentamento giornaliero.
Occupava dipendenti in pianta stabile che percepivano stipendio fisso e procurava lavoro
ad artigiani, operai impegnati anche se saltuariamente in riparazioni ordinarie e straordinarie,
disponeva commesse di forniture di materie prime, prodotti alimentari, biancheria, prodotti
farmaceutici e quanto fosse necessario per assicurare assistenza. In definitiva 1' Orfanotrofio
arrecava sollievo a tanti ragazzi orfani e a tante famiglie del posto partecipando così anche
allo sviluppo della nostra piccola comunità contadina.
I documenti disponibili
Ben poco conosciamo del primo trentennio di attività dell'Orfanotrofio per l'indecoroso rogo (4)
che mandò in fumo tutti i documenti relativi a quell'epoca.
Restano solo i due registri che riportano le delibere dal 1879 al 1904; e un terzo registro di
ragioneria del 1942 e l'elenco dei ragazzi ammessi nell'Ente sin dalla fondazione. Pertanto,
solo per tali periodi è possibile conoscere l'attività svolta, il nome dei ragazzi ricoverati e delle
persone impegnate nelle varie funzioni. Vi ricorrono i cognomi di quasi tutte le famiglie di Cardito,
le quali ora, non senza commozione, potranno venire a conoscenza del ruolo svolto dai propri
genitori o antenati.
L'organigramma dell'Ente nel 1879
Nel 1879, primo anno di cui conosciamo i dati, l'organigramma dell'Orfanotrofio era il seguente:
Sovraintendente: Gennaro Castaldo.
Governatori: Antonio Maiello e Camillo Daniele.
Segretario: Lorenzo Caserta, sostituito, al suo decesso, da Antonio Fusco di Amodio.
Economo: Giuseppe Caserta.
Tesoriere: cav. Giuseppe Fusco fu Biagio, sostituito, al suo decesso, nel 1883 dal fratello
sacerdote Domenico.
Comandante di disciplina: Michele Gioia.
Professori di musica: Pasquale Ortone, Alessandro Fanti, Domenico Gatti, Rocco Vallante,
Alessandro Fusco, Raffaele Grosso.
Professori di clarino: Pasquale Fusco, Ernesto Iaccarino e Arcangelo Picone (5).
Professore di flauto: Giuseppe Festa.
Direttore della banda musicale: Antonio Castaldo.
Farmacisti e fornitori di prodotti galenici: Gaetano Visco, Francesco Caserta, Gaetano
Buonomo, sostituito nel 1886 dal farmacista Ferdinando Buonomo. Fornivano principalmente
olio di fegato di merluzzo, ioduro di potassio e lattato di ferro.
Droghiere: Alfonso D'Anna.
Prefetti: Giuseppe Mallardo di Antonio, Antonio Saitto (che svolgeva anche il ruolo di
infermiere), Giuseppe Guerra, Giuseppe Barbieri.
Cerusico: Raffaele Narciso.
Barbiere: Angelo Pietronudo, venuto a mancare nel 1880 e sostituito da Casimiro Crispino.
Direttore didattico: sacerdote Francesco Verano, che svolgeva anche il ruolo di Cappellano
(v. verbale n. 100).
Maestri delle elementari (dal 1886: v. verbale n. 36) Biagio Grimaldi, Michele Grimaldi,
Pasquale De Angelis.
In quello stesso anno 1879 fu istituita la cappelleria e un artigiano fu incaricato di insegnare
il mestiere ai ragazzi.
Fu dato anche incarico al fabbro Fortunato Musella di organizzare l'officina e percepiva
lo stipendio di 220 lire annue.
Nel 1881 fu incaricato il maestro sarto Raffaele Giordano, con lo stipendio annuo di 360
lire; fu poi sostituito da Luigi Manna e Luigi Falco.
Maestro calzolaio fu Nicola Ripetti, maestro di falegnameria Mauro Fusco.
Nel 1879 la cucina fu affidata al cuoco Vincenzo Raia, con lo stipendio annuo di 200 lire;
fu sostituito nel 1884 da Nicola Cristiano. Tre furono i servitori quartaglieri, tra cui Domenico
D'Isa, e due gli inservienti di cucina. Fungeva da portiere Maurizio Picone. Tre guardaboschi,
Generoso Amedeo, Angelo Di Somma e Domenico Amodio, vigilavano la proprietà boschiva
di Monteforte Irpino, che superava in estensione 500 moggia di terreno.
Nutrito era il gruppo degli artigiani saltuari, tra loro troviamo i lastrai, cioè i fornitori di vetri,
Raffaele Del Prete e Antonio Alborino, e l'imbianchino Salvatore Orefice. Fornitore e
riparatore di strumenti musicali fu Giuseppe Ruggiero, sostituito nel 1888 dai fratelli Maiorana.
L'amministrazione finanziaria dell'Ente
Era una struttura ben organizzata, finanziata dalla rendita di 4000 ducati, dai proventi derivanti
dalle esibizioni della banda musicale (in alcuni periodi attività molto redditizia) e dai lavori svolti
in loco dagli artigiani su commissioni esterne.
Nel tempo le entrate dell'Ente cominciarono a risultare insufficienti e per poter fare fronte a
tutte le esigenze fu stabilito che, su richiesta delle famiglie, potessero accedere al ricovero
nell'Orfanotrofio, a pagamento, anche alunni privi dei requisiti per l'assistenza gratuita. Tali rette
variavano dalle 15 alle 50 lire al mese, in rapporto all'età dei ragazzi e alle attività che
volevano svolgere.
I dipendenti percepivano un mensile fisso, anche se non molto alto; ma in quel periodo la vita
era alquanto misera: una entrata fissa mensile rappresentava un elemento di tranquillità. Oltre
allo stipendio, venivano assegnate percentuali incentivanti ai maestri di musica quando la banda
si esibiva all'esterno e agli artigiani quando eseguivano lavori su commissione di privati.
Gratificazioni venivano concesse a Natale, Pasqua e Carnevale (6). Per i dipendenti che venivano
a mancare in servizio l'amministrazione provvedeva a tutte le spese funerarie.
Le spese mensili per il vitto superavano le 500 lire, e intorno al 1880 raggiunsero anche una
quota media di 700 lire: le sole spese di petrolio e di carbone si aggiravano sulle 50 lire mensili.
La fornitura delle derrate alimentari veniva regolata dalla gara d'appalto (7).
La vita dei ragazzi nell'Orfanotrofio
I ragazzi, costantemente seguiti da un prefetto o dal maestro d'arte, erano variamente
impegnati per l'intera giornata.
Furono inizialmente istituiti solo i corsi di lezioni di la, 2a
e 3a elementare. Fu assegnato un professore per ogni classe e alla fine
dell'anno scolastico venivano effettuati esami in sede con un presidente di commissione
esterno. Tutti i ragazzi frequentavano le lezioni al mattino e poi, su loro scelta e in rapporto
alle loro inclinazioni e capacità, imparavano la musica o venivano avviati all'esercizio
di un mestiere.
Gli alunni meritevoli erano premiati con medaglie di bronzo o di puro argento e con premi in
denaro che veniva depositato sul libretto personale presso un istituto di credito. I più bravi
nell'apprendere l'uso di uno strumento musicale divenivano componenti della banda dell'Ente
e quando effettuavano esibizioni esterne percepivano compenso pari a un terzo dell'incasso
che veniva diviso tra tutti i componenti. Anche i ragazzi che venivano avviati all'apprendimento
di un mestiere percepivano un compenso ogni volta che nell'Ente si realizzavano lavori su
commissioni esterne. In realtà coloro che facevano parte della banda musicale percepivano
molto più degli altri.
La somma accumulata sul libretto personale veniva consegnata agli ospiti quando, al compimento
del diciottesimo anno, lasciavano l'Orfanotrofio. Nel caso che all'atto delle dimissioni tale
somma non fosse sufficiente per affrontare inizialmente la vita esterna, era prevista la elargizione
di un bonus, cioè di un dono aggiuntivo non inferiore a 50 lire. Il bonus doveva essere utilizzato
per l'acquisto di vestiario e degli arnesi utili alla pratica del mestiere che avevano imparato (8).
I ragazzi godevano di occasioni di svago all'interno della struttura ed erano anche accompagnati
al mare per cicli di terapia elio-marina: tale terapia era indispensabile per prevenire il rachitismo,
malattia allora molto diffusa.
Festeggiavano tutte le ricorrenze: particolarmente attesa era la pasquetta, che trascorrevano
nel lavinaio, l'attuale villa comunale. Al mattino veniva dato ad ognuno un casatiello, della
soppressata e frutta in abbondanza; poi erano accompagnati al lavinaio, dove si trattenevano
per l'intera giornata in allegria con tanti altri ragazzi; in quel giorno, infatti, il lavinaio era la
meta della scampagnata di molti cittadini del posto.
La disciplina e la volontà di apprendimento erano valutate con severità e se alcuni erano
premiati per impegno e lavoro altri venivano anche espulsi o per indisciplina o per mancato
impegno nell'apprendere un mestiere.
La buona amministrazione insediata nel 1884
Nel 1884 venne a mancare Gennaro Castaldo e fu rinnovata la composizione dell'amministrazione:
furono designati come sopraintendente Camillo Daniele e come governatori Pasquale Aiello e
Geremia Carrara.
Buona fu la loro gestione; venne allestita anche la sala teatro per i ragazzi, perché potessero
migliorare la dizione e la loro capacità di proporsi. Ma l'interesse maggiore fu concentrato
sull'insegnamento della musica; e, per elevarne il livello di apprendimento, ai maestri già titolari
fu affiancato il professore di flauto Giuseppe Albano del conservatorio di S. Pietro a Maiella;
le lezioni di tale maestro richiesero un impegno di spesa annuo di 240 lire (9).
Fu un buon momento di successi anche per la banda, molto gettonata per i concerti di piazza,
e furono realizzati 30 abiti di gala con una spesa di 450 lire.
Il superamento di alcune difficoltà nel 1890
Ma nel 1890 si determinò una difficile situazione economica. Le spese per l'allestimento
delle esibizioni erano alte, le entrate invece diminuivano, perché il numero delle bande
musicali proliferava, con una conseguente riduzione delle commissioni.
Giacché l'attività della banda comportava possibilità di lavoro per tanti e rappresentava
motivo di orgoglio per i cittadini di Cardito che seguivano con grande interesse, anzi con
orgoglio, le sue esibizioni l'amministrazione comunale intervenne il 20 maggio 1890 con
un contributo di 1000 lire.
Gli amministratori dell'Ente ringraziarono con un atto deliberativo le autorità comunali per
la sensibilità dimostrata e acquistarono nuovi indispensabili strumenti, ne fecero riparare
altri, fecero confezionare 23 uniformi di prima taglia e 12 di seconda, acquistarono nuovi
fascicoli di librettistica.
La banda poté continuare con successo l'attività.
Fu completato il corso di istruzione elementare con la istituzione della quarta e quinta
elementare: il prof. Riccardo Maresca assunse l'incarico del relativo insegnamento con uno
stipendio di 40 lire mensili. I professori Raffaele Massimilli e Beniamino De Clesis furono
incaricati di tenere corsi di ginnastica educativa con un compenso di 20 lire mensili.
Fu rifatta la gara per la fornitura dei pasti: risultò aggiudicatario Biagio Crispino di Giacomo.
Le razioni mensili erano circa 1600, ad un prezzo medio di 800 lire.
Qualche dato sull'ultimo decennio dell'Ottocento
Nel 1891 fu nominata una nuova amministrazione: la carica di sovraintendente fu ricoperta da
Giuseppe Castaldi e furono nominati governatori Pasquale Aiello e Biagio Galdieri.
Il fondo di cassa dell'Ente ammontava a 32.556 lire.
Fu rifatta la gara per la fornitura del vitto che aveva cadenza biennale: nuovo aggiudicatario
risultò Vincenzo Picone.
Giacché le malattie polmonari destavano grande preoccupazione ed imperversava il tracoma,
si istituirono visite mediche di controllo più frequenti, non un medico ma due ed ebbero
l'incarico di seguire i ragazzi il dottor Capasso e il dottor Giuseppe Perfetto (10)
per 100 lire annue.
Fu istituita la teleria, sotto la direzione di Biagio Falco, perché fornisse tela alla cappelleria.
Maestro cappelliere era Pasquale Amirante, sostituito poi da Pasquale Nicolella.
Giuseppe Caserta ricevette l'incarico di comandante di disciplina giacché, come si legge
nella delibera di nomina, era «giovane dotato di tutte le qualità atte a poter disimpegnare
con zelo e scrupolosità tale ufficio». Paolo Perretta ebbe la nomina di maestro calzolaio
con lo stipendio di 360 lire annue e Raffaele Buonomo assunse il compito di portiere.
Si rinnovò il fitto del terreno in piazza Madonna delle Grazie per 262 lire annue (terreno
sul quale sorgeranno le case popolari).
Nel 1893 furono ammessi altri cinque ragazzi (11) e poiché le richieste di accettazione nel
cosiddetto «stabilimento» erano eccedenti la disponibilità, l'amministrazione consentì che,
in attesa della disponibilità di posti, alcuni orfani particolarmente bisognosi potessero essere
presenti presso l'ente per l'intera giornata, partecipando a tutte le attività, e rientrare a sera
nella propria famiglia.
Nel 1894 si tenne una nuova gara per la fornitura del vitto e ne risultò aggiudicatario
Paolo Campanile. Lo statuto prevedeva che la gara avesse una cadenza biennale ed è
interessante notare che tale cadenza veniva rigorosamente rispettata e l'aggiudicatario
risultava sempre diverso: evidentemente i nostri antenati erano molto rispettosi della
trasparenza degli atti amministrativi, forse più dei nostri contemporanei!
Fornitore di cartoleria e di tutto il materiale scolastico era Biagio Catalano. Furono
distribuite 196 lire sui libretti dei ragazzi impegnati nella banda musicale: per l'epoca si
trattava di una bella somma! Fu nominato nuovo agente Luigi Mosca di Caivano.
Nel 1895 fu redatto dall'ingegnere Pasquale Cozzolino il progetto di completamento e
rifacimento dell'intero edificio dell'Orfanotrofio.
Il processo di industrializzazione di fine secolo e l'utilizzo di macchine di produzione
sempre più veloci resero poco competitiva la manifattura tradizionale. I ragazzi che imparavano
a svolgere attività manifatturiera secondo metodi tradizionali trovavano difficoltà ad inserirsi
nel mondo del lavoro e pertanto fu soppressa la teleria e la cappelleria. Attenzione particolare,
però, continuò ad essere rivolta all'insegnamento musicale, tanto che fu acquistato,
per 400 lire, un nuovo pianoforte.
Nel 1896 fu nominato sopraintendente Giuseppe Castaldi e governatori Biagio De
Micco De Santo e Aniello Daniele.
Antonio Raucci fu Pietro divenne nuovo cuoco per 181 lire e il droghiere Iavarone
Giuseppe divenne fornitore di prodotti sanitari e medicinali.
Nel 1898 furono nominati nuovi amministratori: sono registrati i seguenti nuovi incarichi:
sovraintendente Aniello Daniele, governatori Biagio De Micco De Santo e Francesco
Castaldi, segretario Antonio Fusco, maestro della banda musicale Pasquale Fusco
fu Alessandro.
Dal 1900 al 1904: tra alti e bassi
Nel 1900, dopo una fruttuosa tournée del concerto bandistico, secondo la prassi, sui libretti
di risparmio dei ragazzi fu depositato un terzo degli utili (12).
Nel 1901 fu nominato maestro di armonia e direttore della banda musicale il Prof. Raffaele
Caravaglios, già direttore del Civico concerto di Napoli, con compenso di 360 lire al mese.
Valente professore, di apprezzate qualità umane, prese molto a cuore le condizioni di quei
ragazzi e soleva ripetere con vero trasporto affettivo: «Considero questi ragazzi come miei
figliuoli». Compose anche un bel pezzo musicale dal titolo Rapsodia partenopea, che la
banda proponeva con successo nelle varie piazze.
Dopo di lui operò con bravura il prof. Ernesto Bonavolontà che continuò a tenere alto il
livello di preparazione e produzione degli orchestrali.
Venne istituita anche la tipografia, diretta dal maestro Francesco Fiore.
Il 1902 fu invece un anno di grandi difficoltà che condizionarono la vita dell'ente al punto
da temere, anche se momentanea, la sospensione dell'attività.
In estate un incendio, nella proprietà di Monteforte, distrusse molto legname e poi, in
ottobre, un'alluvione travolse molti alberi piantati da poco e abbatté gli argini del bosco a valle.
L'Ente non solo subì il danno della mancata vendita del legname, ma dovette anche affrontare
spese per rimettere in sesto gli argini e carbonizzare in loco gli alberi divelti.
Le disponibilità finanziarie si assottigliarono notevolmente e divennero appena sufficienti a
provvedere per 25 ragazzi. Giacché gli ospiti dell'Orfanotrofio erano più di 40, dopo momenti
di comprensibile incertezza furono prese coraggiose decisioni che comportavano la riduzione
delle spese senza ridurre il numero dei ragazzi.
Fu decisa la soppressione di alcuni posti di lavoro e la riduzione degli stipendi. Si limitò il
numero dei maestri di musica, si abbassò a sole 100 lire annue l'assegno al tesoriere, si ridusse
lo stipendio all'economo e al segretario ragioniere, furono licenziati il sarto De Longis e il fabbro
ferraio. Fu licenziato anche il portiere e si assegnò la custodia della portineria al prefetto Barbieri.
Si fittò per 75 lire annue il giardino annesso all'Ente ed il dott. Perfetto proseguì gratuitamente
l'impegno di medico dell'ente.
Il sovraintendente Aniello Daniele e i governatori Rocco Fusco fu Giuseppe e Giuseppe
Perfetto, nuovi amministratori nominati nel 1903, ereditarono questa grave situazione finanziaria.
Al governatore Rocco Fusco (13) fu affidata la responsabilità del bilancio, compito che affrontò
con impegno e severità principalmente nella gestione della spesa; fu poi sopraintendente
per molti anni.
Ottenne che fosse ridotto a 750 lire annue il fitto pagato dall'Ente per l'utilizzazione dell'intero
stabile e fosse aumentato a 340 lire annue il fitto dei terreni posseduti in piazza Madonna
delle Grazie. Stabilì nuove norme di controllo per l'esecuzione dei tagli boschivi e fissò che
la cauzione fosse versata entro cinque giorni dall'espletamento della relativa gara (verbale
n. 11). Fu esercitato un maggiore controllo sui prezzi e sulla qualità delle forniture: il prefetto
Falco Biagio – cosa mai accaduta in precedenza – subì una penale di 2 lire per scarsa
diligenza nel controllo della qualità di calzature acquistate all'esterno.
Fu organizzata una nuova falegnameria con maggiore proiezione ai lavori esterni. Fu rifatta
la pianta organica e vennero fissati nuovi emolumenti per i dipendenti (14). L'attività dell'ente in
poco tempo migliorò sia per l'attenta opera degli amministratori che per la responsabile
partecipazione dei dipendenti che con molto zelo affrontarono le difficoltà del momento.
Gli alunni non sostennero più gli esami all'interno dell'Ente, ma presso la scuola elementare
del Comune. I professori Pasquarelli e Grimaldi ricevettero l'incarico di tenere i corsi
all'interno dell'istituto e il parroco della Parrocchia di San Biagio si prese cura
dell'insegnamento del catechismo.
Nel 1904 il dott. Perfetto diede le dimissioni da governatore e nell'anno in corso non fu
sostituito. Il dott. Ludovico Fusco, che abitava nell'attuale corso C. Battisti, chiese di
prestare la sua opera professionale gratuitamente: effettuò le visite di controllo periodiche
e aggiornò, nel nuovo capitolato, la tabella dietetica per fornire ai ragazzi maggiori calorie
necessarie per una equilibrata crescita.
Il nuovo capitolato prevedeva anche i pasti da fornire nei giorni festivi. Erano catalogati
quali festivi il Natale, Capodanno, Pasqua, l'ultimo giorno di Carnevale, l'anniversario
dello statuto, l'anniversario della nascita del re, la festa del Santo Protettore, la ricorrenza
dei morti, oltre a tutte le feste nazionali (15).
Dal 1904 al 1942: scarne notizie
Dopo il 1904 e fino agli inizi della seconda guerra mondiale l'attività dell'Orfanotrofio resta
immersa nel buio: non sono reperibili documenti.
Il registro delle consegne del 1942 tra commissario uscente e subentrante, in nostro possesso,
permette di conoscere notizie di quel periodo che unite alle notizie attinte da amici viventi,
qualche ricordo personale e la lettura del libro di pergamena che riporta l'elenco completo
dei ragazzi ammessi dal 1840, permettono di proseguire la trattazione fino alla soppressione
dell'ente avvenuta con legge regionale nel 1980.
Visionando l'elenco dei ragazzi accolti nell'Ente gli atti firmati consentono di risalire al nome
di amministratori del periodo pre-bellico.
Nel 1929 ebbe l'incarico di direttore l'avv. Giuseppe Fusco.
Dal 1930, e per parecchi anni, svolse il ruolo di sovraintendente l'avv. Domenico Iannacci.
Nel 1934 l'Orfanotrofio fu amministrato dal commissario prefettizio dott. Magno Carlo.
Dal 1933 fu prefetto ed aiuto segretario Fusco Rolando, che poi divenne dipendente comunale.
Nel 1937 troviamo ancora un commissario prefettizio: il prof. Luigi Del Prete, che
ricoprì la carica per molti anni.
Rolando Fusco: un collaboratore dell'Orfanotrofio
Rolando Fusco (1910-1963) aveva poco più di vent'anni quando, nel 1933, entrò
nell'Orfanotrofio quale prefetto, cioè assistente dei ragazzi; e svolse tale compito con
grande dedizione.
Conservava tra i ricordi più cari le foto di quel periodo che qui vengono riprodotte.
La foto 1 è del 1933 e ritrae quasi tutti i ragazzi presenti quell'anno.

Foto 1
La foto 2 è del 1934: ritrae Rolando al centro di un cerchio di ragazzi festanti, che partecipavano alla colonia estiva organizzata dall'istituto.

Foto 2
La foto 3 è degli anni Quaranta: Rolando, primo a destra, è al braccio del cav. Michele Papa, che è stato per moltissimi anni comandante dei Vigili Urbani del Comune di Cardito; gli altri due sono il maestro sarto Renato Fusco ed Ercole Caserta.

Foto 3
Rolando Fusco riscuoteva stima e fiducia dai sovraintendenti e dagli amministratori, tanto
che ebbe l'incarico di collaboratore della segreteria e della ragioneria dell'Ente.
In quei settori maturò utile esperienza, che mise al servizio del Comune, quando fu assunto
dopo la fine della guerra mondiale (16).
L'inventario dei beni dell'Ente
Dall'inventario dei beni dell'Ente si attingono interessanti notizie: si apprende che nel 1942
era commissario prefettizio Pietro Giangrande di Giovanni, che dovette affrontare le
difficoltà del periodo bellico. Alcuni ex alunni lo ricordano come un uomo alto e imponente,
che si tratteneva spesso con loro donando tante caramelle. Col commissario collaboravano
il sovraintendente parroco Crescenzo Cimmino, il direttore, detto anche censore, Salvatore
Auletta, il segretario Teofilo Bozza, e l'economo suor Livia Eugeni.
L'Orfanotrofio possedeva in Monteforte Irpino un castagneto di oltre 500 moggia di
terreno, che rappresentava la maggiore fonte di entrata. Il bosco, infatti, consentiva un
abbondante raccolto di castagne e il taglio periodico degli alberi; comprendeva una cava
per l'estrazione di pietre e brecciame, e una fornace per la cottura della calce. Una zona
del bosco poi era adibita a pascolo, soggetto il tutto a vincolo forestale.
L'Ente possedeva inoltre un fabbricato in via Roma 52, un fondo seminativo irriguo in
Piazza Madonna delle Grazie a Cardito, e titoli di rendita di debito pubblico con entrate
annuali di 150.000 lire.
L'inventario, redatto con scrupolosa precisione dal direttore Salvatore Auletta, registra
anche l'esatta consistenza degli utensili e delle suppellettili che nel 1942 erano in dotazione
all'Ente. Lo stesso direttore, in annotazioni datate 1946, elenca le suppellettili che per l'usura
non potevano più essere utilizzate, quelle che potevano essere ricuperate e quelle distrutte nel
periodo bellico dalle truppe marocchine. Annota anche che gli arredi sacri della cappella non
sono inventariati, perché di proprietà delle suore. Tra i beni in dotazione elenca anche ottanta
strumenti musicali, tutti gli spartiti, libretti ed inni.
La revisione dello statuto
Nel 1942 una nota del Ministero degli Interni invitò a rivedere lo statuto. La nuova redazione
conservò immutati gli obbiettivi e le finalità fissati nel precedente statuto del 1871, ma apportò
alcune modifiche alla composizione dell'amministrazione e alla gestione degli alunni.
Prevedeva che il sovraintendente e i due governatori fossero affiancati da un componente
designato dal Comitato federale (G.I.L.) e da un componente designato dal Provveditorato
degli studi provinciale. Stabiliva che il segretario dell'Ente dovesse risiedere in Cardito e non
avere rapporti di dipendenza con altri enti pubblici, e che l'esattore del comune di Cardito
fosse anche esattore dell'Ente.
Prevedeva che gli alunni in grado di iniziare una personale attività, su richiesta, potessero uscire
prima del compimento del diciottesimo anno; e che gli alunni a cui le famiglie non erano in grado
di assicurare dignitosa accoglienza, all'uscita fossero affidati al Centro comunale di assistenza
o al Patronato locale per maternità ed infanzia.
Il difficile periodo bellico
Nel 1943 decadde la gestione commissariale e fu nominato sopraintendente il parroco
Crescenzo Cimmino, che fu poi sostituito nel 1945 dal prof. Michele Fusco (celebre
clarinettista, per un ventennio fu I° clarino al Metropolitan di New York) e nelle gravi
difficoltà del momento i ragazzi venivano comunque assistiti e protetti. Le lezioni per le
classi elementari non si tennero più all'interno dell'Orfanotrofio, i ragazzi furono iscritti alla
scuola elementare comunale e venivano accompagnati al mattino e prelevati al pomeriggio
dai prefetti. Ma i corsi professionali per l'apprendimento della musica o di un mestiere
continuarono a svolgersi ma fu comunque sospesa l'attività di alcuni maestri d'arte e fu
previsto l'affidamento di alcuni ragazzi a botteghe artigianali esterne.
Il 1943 segnò il periodo più difficile della 2a guerra mondiale, soprattutto per
la scarsezza delle derrate alimentari che, distribuite ai cittadini con tessera, risultavano
comunque insufficienti per adolescenti impegnati nello studio e nel lavoro.
La testimonianza di un ex ospite dell'Orfanotrofio
Le difficoltà che si dovettero affrontare nel periodo bellico sono confermate dalla testimonianza
di Camillo Marino, che fu accolto nell'Ente nel 1938 e ne uscì nel 1947. La fotografia qui
riprodotta (Foto 4) di ragazzi dell'ente è stata da lui gentilmente concessa.

Foto 4
Camillo Marino ha ricordato con commossa riconoscenza il sostegno ricevuto in quel periodo
che, per lui orfano, era molto triste. Frequentò le classi elementari, cosa che altrimenti non avrebbe
potuto fare; apprese gli elementi fondamentali della musica, divenne buon suonatore di tricorno,
ma soprattutto imparò il mestiere di calzolaio, attività che ha svolto per tutta la vita riuscendo a
provvedere in modo decoroso ai bisogni della famiglia.
Ha rievocato con affettuosa gratitudine l'attività del Direttore Salvatore Auletta, che con grande
zelo dedicava tutto il suo tempo ai ragazzi e che, conscio delle restrizioni alimentari, faceva
pervenire da Monteforte Irpino sacchi di castagne che, variamente preparate, integravano e
addirittura sostituivano i loro pasti.
Ha raccontato anche un episodio che poteva trasformarsi in tragedia per alcuni ragazzi più
grandi. Nel 1943 i soldati tedeschi eseguivano rastrellamenti di giovani e adulti, che venivano
utilizzati nei lavori più duri e talvolta venivano deportati in Germania. Una mattina giunse
notizia di soldati che avevano controllato cortili e case della piazza e stavano dirigendosi
verso via Roma. Fu un momento di grande panico: chiudere il portone di accesso non
avrebbe risolto la situazione, anzi probabilmente l'avrebbe peggiorata. Il direttore Auletta
non ebbe indugi: radunò tutti i ragazzi più grandi, i prefetti e alcune suore, e condusse tutti
in una grotta sottostante al cortile, alla quale si accedeva attraverso una stretta botola situata
in un angolo della seconda stanza a sinistra del cortile. Giunsero i soldati e trovarono alcuni
ragazzi, i più piccoli, impauriti che, assistiti da due suore, le quali riferirono che altri ragazzi
erano stati ritirati dalle famiglie. I soldati guardarono invano in tutte le stanze – allora c'era
solo il primo piano – e finalmente andarono via. Dopo un paio d'ore i ragazzi e
accompagnatori risalirono dalla grotta.
Truppe marocchine insediate nell'Orfanotrofio
Dal dicembre 1943 all'ottobre 1944 parte dell'edificio fu occupata da truppe marocchine, che
arrecarono gravi danni alla struttura e alle suppellettili. Gli spostamenti dei loro mezzi militari
pesanti divelsero buona parte della pavimentazione, danneggiarono anche la muratura e
la loro trascuratezza distrusse molti infissi.
Il direttore Auletta nell'inventario del 1946 riporta un elenco dettagliato di attrezzature e
suppellettili danneggiate: tavoli, poltrone, armadi, scaffali, cassetti murali, alcuni strumenti
musicali, tutto reso inservibile. Furono sottratte tende di tela d'Africa, cuscini e tendine
ricamate, fu sottratto il bollettino della vittoria della guerra 1915-18, che era in bronzo e
il quadro in olio del sovraintendente Rocco Fusco eseguito dal prof. Passaro su commissione
del Prefetto di Napoli in segno di riconoscenza per l'impegno profuso ed i risultati
conseguiti alla guida dell'ente.
La convivenza con i soldati procurava certamente disagi ai ragazzi, ma bisogna considerare
che in quel periodo tale convivenza si verificava anche in case private, causando fastidi
talvolta anche maggiori a tanti cittadini.
La presenza di truppe anglo-americane in Cardito
L'entrata delle truppe anglo-americane sul nostro suolo affrettò la fine della guerra e il
conseguente dissolversi delle strutture del partito fascista.
Vennero sciolte anche le fanfare del partito fascista del comune di Caivano e di Cardito e
tutti gli strumenti e le attrezzature musicali furono dal comando militare americano
regalati all'Orfanotrofio.


Riporto l'elenco delle cose donate e il riscontro grato dell'amministrazione.
Nell'estate del 1944 si verificarono furti di vettovaglie e biancheria. L'efficace intervento della
ronda di controllo del territorio composta da militari delle forze alleate consentì di recuperare
parte del bottino – 17 lenzuola, 15 cuscini, una pezza di tela intera, alcune giacche – e di
assicurare alla giustizia gli illegittimi detentori.
La testimonianza di Luigi Auriemma, un componente della banda musicale
Nel 1945 fu accolto Luigi Auriemma fu Biagio: sarà dimesso nel 1951. L'incontro che ho avuto
con lui è stato quanto mai fruttuoso, perché ricorda molto bene di uomini e cose.
Esordisce con un pensiero di gratitudine per il direttore Auletta e non senza un velo di commozione
dice: «Era come un padre per noi, a lui esponevamo con fiducia le nostre esigenze». Salvatore
Auletta (17), un galantuomo che aveva un alto senso del dovere, persona scrupolosa e precisa,
sapeva ben coltivare i rapporti umani, si evince dal ricordo grato degli alunni e dalla precisione
e completezza degli atti da lui redatti (18).
Nel 1946 sopraintendente era il prof. Michele Fusco, governatori l'avv. Luigi Daniele e il dott.
Ettore Daniele, segretario Teofilo Bozza, che fu poi sostituito da Osvaldo Mazza. Il tesoriere
era Biagio Catalano, che svolgeva questo compito da oltre trent' anni e fu sostituito per pochi
mesi dal genero Cuono Picardi e poi da Mario Chiacchio.
Fu l'anno della ripresa, iniziò una nuova fase per la vita dell'ente, la ricostruzione dopo il difficile
periodo bellico. Il concerto bandistico composto da 60 membri, di cui 24 erano alunni dell'Ente,
mieteva successi su tutte le piazze in cui si esibiva.
Luigi Auriemma mi ha fatto partecipe di molti suoi ricordi. Ha riferito con orgoglio che in quel
periodo era di gran prestigio essere membro del concerto bandistico «Principe Loffredo»,
di cui faceva parte.
Maestri di musica erano il prof. Casaburi, il prof. Nappi, il prof. Carmine Buonomo; direttore
della banda il prof. Piantoni. Si distinguevano per bravura Gerardo Di Micco al trombone,
Mario Di Micco al basso, Giorgio Cozzolino e Michele Affinito al clarino. Era il periodo della
ripresa delle feste patronali, spesso alla stessa manifestazione partecipavano più bande e una
giuria stabiliva la graduatoria di merito per la qualità dell'esecuzione. Auriemma ricorda le
accese competizioni che sostenevano con le bande di Corato, Lanciano, Gioia del Colle,
Squinzano, Acquaviva delle Fonti, Carvisa ed altre; e rivive ancora la gioia che provava le
numerose volte che favorevoli apprezzamenti coronavano le esibizioni della nostra banda.
I dirigenti e il personale dell'Ente nel ricordo di Auriemma
Ruolo importante era svolto dal prefetto Biagio Del Gaudio, primo trombone solista e capo
banda: insegnava teoria e solfeggio, e teneva i rapporti esterni per i contratti con le varie piazze.
Aveva la collaborazione del fratello Terenzio, buon suonatore di sassofono, che l'accompagnava
nel giro dei contatti esterni.
Auriemma conserva un bel ricordo dei due fratelli Michele e Alfredo Falco, entrambi prefetti (19):
Michele fu primo clarino nella fanfara di Napoli; Alfredo, esperto riparatore di strumenti musicali
e di orologi, gestiva nella maturità in Piazza Garibaldi un accorsato negozio.
Tanti altri personaggi che prestarono la loro opera nell'Orfanotrofio sono rimasti nel cuore di
Auriemma. Il prefetto Alessandro Fusco, che fu anche insegnante e continuò l'attività didattica
nella scuola comunale, assumendo con responsabilità e competenza anche incarichi dirigenziali.
Il sarto Renato Fusco, che realizzò in poco tempo 80 divise con berretti. Il calzolaio Vincenzo
Affinito, che produsse 40 paia di scarpe, con grande risparmio per l'Ente.
La cura della salute dei ragazzi era affidata al dott. Biagio Loffredo, apprezzato dai suoi
contemporanei per qualità umane e responsabilità professionale, fu medico molto stimato per
intuito clinico e riconosciute capacità diagnostiche, esercitava quando non esistevano gli attuali
ausili strumentali e di laboratorio e solo una buona conoscenza della semeiotica e una approfondita
esperienza clinica permettevano la definizione delle diagnosi. Egli fece approvare una nuova
tabella dietetica che rendeva più consistente la somministrazione di calorie, la precedente era
troppo condizionata dalle necessità belliche, e impose la determinazione del calendario
settimanale dei pasti, definiti nel genere e nella quantità per evitare deprecabili improvvisazioni.
Importante il ruolo delle suore (20), Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore, con sede, ancora
oggi, ad Arzano.
Cappellani erano don Carlo Buonanno e il rev. Ciro Turino. Fu assunto quale guardaboschi
Raffaele Falco.
Operavano per l'Orfanotrofio diversi artigiani esterni di Cardito che venivano saltuariamente
utilizzati (21).
Le difficoltà del periodo post bellico
Ma, come spesso accade, nella fase avanzata della ricostruzione si presentarono difficoltà
finanziarie che obbligarono a una immediata revisione dei programmi.
La svalutazione postbellica aveva determinato crisi di adeguamento in tutti i settori. Le rendite
dei titoli di stato e della proprietà terriera, da cui l'Ente ricavava i maggiori proventi, non erano
più rapportati ai nuovi parametri di spesa.
Questa nuova realtà, che coinvolgeva l'intera società italiana, sarebbe stata comunque affrontata
se non si fossero aggiunte difficoltà, ancora maggiori, provenienti dalla proprietà di Monteforte.
Gli eventi bellici avevano arrecato alla zona molti danni: nel bosco per realizzare percorsi
attraversabili dai mezzi pesanti, erano stati abbattuti molti alberi; parte della legna era stata
utilizzata abusivamente, e la casetta rifugio risultava gravemente danneggiata. Il danno più
rilevante, però, fu rappresentato da una grave malattia che colpì parte del bosco. Molti alberi
erano affetti da un morbo che allora definivano "cancro degli alberi" e oltre a non essere
commerciabili, rappresentavano un pericolo per le altre piante non ancora infette. Al mancato
guadagno si aggiunse la spesa per le perizie, il costo della carbonizzazione in loco che
bisognava realizzare con urgenza, e il danno futuro perché la ripopolazione del bosco, già
in sé dispendiosa, avrebbe richiesto comunque diversi anni per produrre rendita.
La soppressione e il ripristino della banda musicale
Le entrate dell'Ente risultarono pertanto falcidiate e le spese di gestione della struttura non
erano più sostenibili. Fu interessato della grave situazione il prefetto, il quale, dopo aver
preso visione del bilancio, sciolse l'amministrazione e nominò commissario il dott. Pasquali
Onorati, primo segretario di prefettura.
Effettuata la verifica di cassa sui libretti postali e su quelli de Banco di Napoli, risultò la
disponibilità complessiva di 680.000 lire che, in mancanza di altre immediate entrate,
rappresentava una somma insufficiente per la gestione dell'Ente. Il commissario rilevò che
la spesa maggiore dell'Ente era rappresentata dalla insopprimibile gestione del vitto e dalla
gestione della banda musicale, la quale però non rappresentava un compito statutario
dell'istituto. Decise che la somministrazione del vitto non fosse più affidata a ditte esterne
ma alla oculata cura della suora economa; e deliberò che la banda "Principe Loffredo"
di Cardito fosse soppressa.
La soppressione della banda determinò delusione e sconcerto in tutto il paese, in quanto i
suoi successi rappresentavano l'orgoglio della nostra comunità. I musici e le loro famiglie,
profondamente avviliti per la perdita della opportunità lavorativa, protestarono presso il
sindaco e chiesero il suo intervento per una soluzione alternativa. Il sindaco, Ferdinando
Fusco, intervenne con decisione: incontrò il commissario e offrì dei margini di intervento
del Comune; ma i suoi sforzi non ottennero il risultato sperato.
La tensione in paese cresceva in un momento di reale bisogno per molte famiglie. Il sindaco
convocò il consiglio comunale e presentò una proposta della Giunta che, nonostante le
perplessità di alcuni, fu accettata: la banda non si sarebbe sciolta, ma avrebbe proseguito
la sua attività, con un contributo, anche se modesto, del Comune, utilizzando gli strumenti
e le divise dell'Orfanotrofio.
Così fu costituito un comitato presieduto dal Maggiore. Giuseppe Narciso e composto dai
seguenti membri: cav. Mario Chiacchio fu Michelangelo, e dai Sg.ri Vincenzo Marseglia,
Alfredo Maiello fu Antonio, Francesco Giugliano fu Antonio, Vincenzo Falco fu Michele,
Luigi Buonomo di Samuele, Vincenzo De Cesare e Giuseppe Ciardi.
Il comitato doveva principalmente provvedere alla difficile situazione organizzando la raccolta
di contributi volontari dai cittadini. Le decisioni del Comune furono trasmesse all'Orfanotrofio
con la richiesta dell'utilizzo degli strumenti e delle divise.
Ecco i brani essenziali della delibera dell'Orfanotrofio, del maggio 1947, in riscontro alla richiesta:
«Visto che mantenere a carico dell'Ente la organizzazione del concerto bandistico [...]
non è giustificabile coi i fini istituzionali dell'Ente;
[...]
Visto che il Sindaco del Comune di Cardito [...] – di fronte alle assillanti rimostranze dei
musicanti e delle loro famiglie [...] e della popolazione che reclama la riorganizzazione della
banda – chiede in prestito al Comune divise e strumenti; [...]
Visto che la encomiabile opera del Sindaco è appoggiata dalla popolazione che contribuisce
alle spese con volontari contributi; [...]
delibera di offrire in prestito strumenti, divise e quanto altro di utile disponibile».
Il Concerto bandistico "Principe Loffredo" divenne Concerto bandistico "Città di Cardito"
e proseguì l'attività.
Superata l'emergenza finanziaria, l'Orfanotrofio continuò l'assistenza per 40 ragazzi, proseguì
l'insegnamento della musica e nuovi ragazzi trovarono accoglienza nell'ente ...
L'ultimo allievo in entrata
Nel 1948 decadde la gestione commissariale e fu nominato il seguente consiglio di
amministrazione: sopraintendente cav. Giuseppe Narciso, governatori Geremia Carrara e
Gaetano Fusco, segretario Osvaldo Mazza.
Nel 1950 a presiedere il consiglio fu nominato ancora un Commissario Prefettizio: M. Ricciardi
e fu nominato governatore anziano Geremia Carrara.
Furono gli ultimi anni di reale attività dell'ente, non vi erano più richieste di ammissione di orfani
bisognosi e le camerate furono ridotte a due, il prefetto Biagio Del Gaudio era responsabile
della camerata che riuniva i ragazzi fino a 14 anni, il prof. Biagio Pietronudo seguiva i più
grandi fino a 18 anni.
La testimonianza degli ex allievi Francesco Del Prete e Luigi Auriemma
Don Gaetano Capasso (22), appassionato studioso delle origini e della storia del nostro paese nella
pubblicazione La nostra terra Cardito riporta interessanti notizie sull'attività di molti
ex alunni, sui successi delle loro lodevoli carriere e offre di molti documentati spunti biografici
che rappresentano tappa obbligata di lettura per chi avverte l'esigenza di conoscere storie e
meriti di nostri concittadini allevati nell'ente.
Ho più volte letto quel prodotto della bella penna di Don Gaetano che aveva anche conosciuto
direttamente molte persone citate e reputo non opportuno ripetere le notizie ma invito a
consultare il suo lavoro.
Io mi limito a riferire la testimonianza di due miei amici ex allievi che ho trattenuto in colloquio:
Francesco Del Prete, orfano ammesso nel 1948 e dimesso nel 1954, divenuto poi dipendente
comunale, ora pensionato; e Luigi Auriemma, di cui ho già parlato in precedenza.
Entrambi mi hanno fornito concordanti notizie sull'inserimento lavorativo di molti allievi
dell'Ente, impegnati nei vari concerti bandistici.
Lo stesso Del Prete suonava il clarino e affiancò Luigi Urna nella banda di Acquaviva delle
Fonti e di Cortona del Lazio. Poi, prima dell'assunzione al Comune, ha svolto per molti
anni l'attività di calzolaio: mestiere anch'esso appreso nell'Orfanotrofio.
Nella banda di Acquaviva delle Fonti, oltre a Francesco Del Prete e Luigi Auriemma, erano
impegnati Luigi Urna in qualità di primo clarino, Salvatore e Francesco Mormile, Antonio
Grimaldi, Biagio Crispino, Pietro Loffredo.
Paolo Falco suonò nella banda della Finanza e all'opera di Roma. Della banda della Tramvia
di Roma erano partecipi, Pasquale Marmo, i fratelli Domenico e Gennaro Romano,
Michele Buonomo.
Membri di un'importante orchestra americana furono Antonio Mormile e Francesco
Pezzella, che suonava l'oboe (23).
Carmine Buonomo fu prima tromba dell'orchestra del San Carlo di Napoli e conseguì
tre medaglie d'oro; poi diresse la banda degli autotranvieri di Napoli e il complesso bandistico
Città di Cardito.
Luigi Mormile diresse un'orchestra a Milano.
Nella banda dell'ATAN suonarono Franco D'Antò e Biagio Crispino. Nell'orchestra
di S. Cecilia di Roma suonò Vincenzo Buonomo.
Componente della banda internazionale alle olimpiadi di Tokio fu Luigi Buonomo.
Nell'orchestra del S. Carlo e della Scarlatti suonò, al flauto, Michele D'agostino. Nell'orchestra
Città di Milano Carmine Topa. Alla Scarlatti di Napoli Antonio Angelino e Vincenzo Riccio
che rivestì anche il ruolo di primo sassofonista e primo clarinista nell'orchestra del corpo
d'armata in Africa e diresse l'orchestra a Mogadiscio.
I miei amici Del Prete e Auriemma hanno conservato, inoltre, il ricordo di Michele
Affinito clarinista, di Vincenzo Rullo, Vincenzo Burrone, Liberato Fusco, dei fratelli
Carlo e Rocco Saviano, e di Mariano Grimaldi.


La mia personale testimonianza
Ricordo con senso di rispettosa amicizia Antonio Palladino, che ora è nel regno dei più:
abitava poco distante da casa mia, in Cardito. Era specializzato nel trombone e poi passò
alla tromba. Negli anni Ottanta era ancora impegnato nella banda di Gioia del Colle.
Tornava periodicamente a casa dopo i giorni di assenza per lavoro, atteso dalla premurosa
moglie, molto orgogliosa dell'attività del marito. Una famiglia serena, che come tante altre,
deve all'Orfanotrofio le premesse della propria serenità!
Quanta riconoscenza deve il nostro paese alle nobili donazioni del Principe Loffredo!
Eppure così poco sappiamo di lui.
Anche la donazione di oltre 2 moggia di terreno in zona Madonna delle Grazie, che il
Principe fece all'Orfanotrofio, ha rappresentato un elemento importante di sviluppo per il
nostro paese dopo la fine della tragedia bellica degli anni 40.
Dopo la campagna elettorale governativa del 1948 dal governo fu varato il piano di edilizia
economica e popolare indicato come "Piano Fanfani": i Comuni che avrebbero fornito
con maggiore sollecitudine suoli idonei sarebbero stati destinatari dei primi
contributi disponibili.
L'Amministrazione comunale di Cardito adottò velocemente una soluzione, che favorì
la sua introduzione tra i primi Comuni finanziati.
Possedeva in via Viocciole delle Selve un terreno di oltre due moggia, che però, per
la sua ubicazione, non era adatto alla destinazione richiesta dal "Piano Fanfani" perché
erano insufficienti le strade di accesso; l'attuale via Kennedy allora non era che uno stretto
sentiero interpoderale. L'Amministrazione comunale propose all'Ente Loffredo un cambio
alla pari, giacché il terreno situato in zona Madonna delle Grazie, di proprietà dell'Ente,
e il terreno comunale di via Viocciole delle Selve avevano le stesse dimensioni. La
proposta fu accolta e in breve tempo fu effettuata la permuta. La delibera comunale
del novembre 1949 offrì al Ministero la disponibilità del suolo in piazza Madonna delle
Grazie, e il nostro Comune fu tra i primi della provincia di Napoli a realizzare la costruzione
di un primo lotto di case popolari, destinate, nella prima fase, ai dipendenti degli Enti locali.
Gli ultimi decenni di vita dell'Ente
Dopo gli anni bui della guerra negli anni Cinquanta ancora parecchi ragazzi erano ospiti
dell'Orfanotrofio: l'ultimo fu ammesso nel 1952.
Nel 1955 fu nominato commissario Francesco Giugliano fu Antonio, allora Sindaco di
Cardito, il quale dette un grande impulso al rinnovamento delle strutture e al miglioramento
delle condizioni dei ragazzi. Migliorò in qualità e quantità il vitto, fornì nuovi indumenti ai
ragazzi, attrezzò una nuova cucina, rinnovò molte suppellettili. Sotto la sua gestione fu
ristrutturato l'impianto di smaltimento delle "acque luride e piovane", fu costruito il secondo
piano, furono rifatti tutti i vecchi solai, fu realizzato un pozzo per fornire l'acqua al secondo
piano, furono realizzati nuovi locali nel giardino retrostante il cortile, e fu attrezzata una
efficiente falegnameria che venne affidata alla direzione di un bravo artigiano del posto:
Antonio Altruda.
Tanto encomiabile entusiasmo operativo avrebbe meritato una prospettiva diversa
per l'Ente.
Negli anni Cinquanta, poiché fortunatamente migliorarono le condizioni socio-economiche
della popolazione, risultarono quasi nulle le richieste di ricovero di orfani e così venne
meno la motivazione fondamentale dell'attività dell'Ente. La struttura era però in buone
condizioni, ancora organizzata per ricevere ragazzi, ancora dotata di un adeguato numero
di dipendenti e di maestri d'arte e di musica.
Fu fatta, perciò, la convenzione con il Ministero di Grazia e Giustizia per ospitare ragazzi
dell'Istituto Filangieri di Napoli, che era una casa di rieducazione. Un gruppo di ragazzi
del Filangieri fu trasferito nell'Ente a Cardito e vi rimase parecchi anni; ma alcune famiglie
del paese non apprezzarono la decisione e alcuni orfani furono ritirati: solo pochi restarono
fino al diciottesimo anno.
Dopo quasi 100 anni si concluse così l'attività dell'Orfanotrofio Principe Loffredo, che
aveva prodotto bravi musici e apprezzati artigiani e aveva offerto a tanti ragazzi un buon
livello di scolarizzazione quando l'analfabetismo rappresentava la vera piaga principalmente
nelle nostre zone.
L'amministrazione dell'Ente però restò fino al 1981, rappresentata nell'ultimo decennio
dal sopraintendente Filiberto Numis, dai governatori Francesco Magno e Nicola
Lombardi, dal segretario Egidio Del Prete e dal tesoriere Raffaele Chiacchio. Ben pochi
dipendenti curavano ancora la struttura (24), mentre si riduceva il numero degli ospiti. Uscito
l'ultimo orfano, non vi furono più richieste di accoglienza e fu decretata la sospensione
dell'attività.
Le nuove destinazioni della struttura
Nel 1974 il sindaco Raffaele Arcella, nelle more della realizzazione di un nuovo edificio
scolastico, chiese ed ottenne in fitto, per 400.000 lire mensili, parte dell'edificio al fine
di ospitare alunni della Scuola Media: tale utilizzazione durò pochi anni.
Nel 1980 la soluzione finale: la legge regionale n. 63, datata 11 novembre 1980, con
provvedimento applicativo n. 3157 del 9.4.1981, deliberò il trasferimento al Comune
di Cardito dei beni dell'Orfanotrofio Principe Loffredo. L'Ente fu poi espressamente
dichiarato estinto con decorrenza dall'8 luglio 1981.
Il 26 ottobre 1982 nella Casa Comunale fu effettuato il trasferimento della proprietà tra
il Sindaco Biagio Fusco e gli amministratori dell'Ente.
Il Comune trasferì nello stabile degli uffici comunali e furono ospitati anche uffici della
Unità Sanitaria Locale fino agli anni Novanta.
Attualmente sono in corso lavori per adattare la struttura all'accoglienza di un centro per
la formazione professionale.
Sull'accoglienza delle fanciulle orfane
Lo statuto dell'Orfanotrofio Loffredo prevedeva la possibile accoglienza anche di fanciulle,
ma questo compito non fu mai svolto, in loco, dall'ente.
In realtà l'assistenza per le orfanelle era stata realizzata nel lontano 1784 dalla missionaria
attività di un Santo Sacerdote di Cardito, Don Carmine Galdieri, che provvide con proprie
sostanze e contributi di benefattori ad offrire alloggio e assistenza educativa alle sfortunate ragazze.
La sede inizialmente realizzata in due bassi di via Piscina (ora Via Marconi) fu, dopo del
tempo, trasferita in Via Nulleto (ora Via Camillo Daniele), e l'attività si protrasse ben
oltre la metà dell'800.
Notizie sul ritiro delle orfane sono riportate da Angelo Faiola nella pubblicazione sulla Chiesa
di San Biagio del 2002 a pag. 24 (25).
Faiola ha ricavato le notizie dall'attenta lettura della visita pastorale effettuata alla Parrocchia
nel 1850 dal Vescovo Mons. Saverio De Luca.
Nel 1879 il ritiro era ancora operante e l'amministrazione comunale nominò una commissione
amministratrice affidando anche il compito di stendere lo statuto.
La commissione, composta da Antonio Magri, in qualità di presidente o rettore, da Emidio
Santulli e Biagio Di Micco, stese lo statuto che fu approvato 1879.
Lo statuto in molti punti ripeteva le finalità e l'organizzazione dell'Ente Loffredo: erano
diverse le attività da svolgere e le fonti di finanziamento.
Il ritiro avrebbe dovuto provvedere alla scolarizzazione delle alunne e all'insegnamento
dell'arte del ricamo e del cucito. Erano previsti i seguenti cespiti di finanziamento: la rendita
patrimoniale di 355 lire annue derivanti da un fondo urbano, un contributo comunale
di 1200 lire annue, un contributo dell'Orfanotrofio Loffredo di 2000 lire annue, i contributi
di privati benefattori, le ulteriori entrate costituite dalle rette delle fanciulle accolte a pagamento
e dal ricavato del lavoro delle orfane. Era prevista l'ammissione di fanciulle dai 7 ai 12 anni,
e la dimissione al compimento di 20 anni.
Sebbene tutto fosse tutto predisposto, il ritiro non iniziò l'attività: apparve più conveniente
affidare le orfane ad una struttura più solida e meglio organizzata: L'Orfanotrofio Loffredo.
Risultava però poco conveniente, anzi molto oneroso, amministrare due distinte strutture
con le stesse finalità quando anche motivi di opportunità non permettevano la fusione che
comportava la coabitazione di ragazzi e ragazze e per le orfane fu stipulata una convenzione
con l'Istituto delle Suore di Arzano che prevedeva l'accoglienza nella loro struttura.
Il Comune provvedeva a periodici contributi, ma le rette erano pagate dall'Orfanotrofio
Loffredo. Questa soluzione fu certamente la migliore e così fino alla estinzione dell'ente
sono state assistite anche orfanelle.
Nel 1948 la retta pagata per ogni orfana era di 2.500 lire mensili, la spesa prevista in
bilancio ammontava a 82.633 lire annue. Le ultime fanciulle ricoverate furono Maddalena
Ponticelli fu Alfonso e Maria Del Prete fu Vincenzo.
Una riflessione conclusiva
Queste le notizie che ho potuto raccogliere dai pochi documenti disponibili. Spero che la
lettura di questi appunti evochi nelle persone citate o nei loro eredi ricordi che possano
fornire altre notizie per conoscere più compiutamente le varie fasi della vita dell'ente.
Specialmente le fotografie riprodotte potrebbero essere utili perché tra quei ragazzi
rappresentati molti sono ancora viventi e potrebbero collaborare ad identificare chi non
è più in paese o non più tra noi.
Potrebbe essere cura di altri, con nuove notizie, completare questo lavoro e poi incontrarsi,
tutti insieme, con un sentimento comune: l'amore e l'attaccamento al proprio Paese.
È importante conservare il ricordo di eventi e di realizzazioni che interessano il proprio paese
per vivere con maggiore motivazione e responsabilità il presente e realizzare migliore
convivenza sociale e civile.


Note:
(1) I dati del censimento qui riportati sono tratti dal volume di STEFANIA
MARTUSCELLI, La popolazione del mezzogiorno nella statistica di Gioacchino Murat,
Guida Editori, 1979.
(2) Il dato è tratto da Gaetano Parente, Origine e vicende ecclesiastiche
della città di Aversa, Napoli 1857, vol. I, p. 159.
(3) La nostra terra Cardito, p. 38.
(4) Il "rogo" fu effettuato da alcuni cittadini che, per grave emergenza,
erano stati momentaneamente alloggiati nell'ex Orfanotrofio Loffredo. Si veda in proposito
BIAGIO FUSCO, Novembre 1969: cronaca di un momento tragico per Cardito, in
Rassegna Storica dei Comuni, XXXIV, 150-151, settembre-dicembre 2008, pp. 103-112,
in particolare alla p. 112.
(5) Arcangelo Picone fu professore presso il Conservatorio di Napoli,
primo clarino al teatro San Carlo. Uomo di grande bontà, si dedicò con amore ai ragazzi
dell'Orfanotrofio di Cardito, offrendo tutte le sue capacità professionali. Sul suo monumento
funebre fu scritto: «Visse nell'amore della religione e dell'arte e percorse il suo cammino al cielo,
ove gli eletti lo accolsero come uno di loro».
(6) La delibera n. 4 del 1881 riporta l'entità delle somme percepite per
il carnevale.
All'infermiere Salvatore Fusco L. 15; all'infermiere Casimiro Crispino L. 10; al cerusico Raffaele
Narciso L. 10; all'aiutante di segreteria Giuseppe Caserta L. 25; all'economo Andrea Crispino
L. 30; al maestro di disegno Luigi Durante L. 10; ai tre inservienti quartiglieri L. 15; al cuoco
Raia L. 5; al prefetto Giuseppe Barbieri L. 5; al prefetto Giuseppe Guerra L. 8; al comandante
di disciplina Michele Gioia L. 35; al calzolaio Nicola Ripetti L. 20; al maestro di musica Alessandro
Fusco L. 25; al sarto Francesco De Longis L. 30; al fabbro Fortunato Musella L. 25; alla vedova
dell'economo Giuseppe Caserta L. 20; all'agente Camillo Santulli (incaricato ai rapporti esterni,
specie con Monteforte Irpino per la gestione del castagneto) L. 50.
(7) Nel 1879 la fornitura fu aggiudicata ad Andrea Crispino fu Domenico,
che nel 1887 divenne economo guardarobiere con stipendio mensile di 30 lire.
(8) Ecco un dettaglio delle somme erogate ai ragazzi in uscita, in base
alla delibera n. 260 del 1881: a Biagio Muti L. 112, a Sossio Garofalo L. 110, a Gennaro
Festinese L. 112, a Giuseppe Falco L. 106, a Biagio Falco L. 30 con l'attribuzione di un bonus, a
Francesco Santulli L. 98,98, ad Amodio Barra L. 81,79. Ad alcuni di essi fu regalato anche il
letto per le «deplorevolissime condizioni delle famiglie», come si legge nella delibera.
(9) Nel 1881 era stato assegnato al prof. Ferdinando Sessa l'incarico
di insegnamento del flauto.
(10) Il dottor Giuseppe Perfetto era anche un apprezzato umanista,
traduttore delle opere di Rabelais: la sua versione meritò l'elogio di Benedetto Croce. Per
maggiori notizie su di lui si veda GAETANO CAPASSO, La Nostra Terra Cardito,
pag. 297.
(11) Ecco i loro nomi: Giuseppe Giordano fu Leopoldo, Mariano
Saviano fu Biagio, Vincenzo Capasso fu Pietro, Tommaso Grimaldi di Biagio, Giuseppe
Campanile fu Antonio.
(12) Riporto i seguenti dati non tanto per evidenziare l'entità delle
somme, che per la verità sono modeste, quanto per offrire i nomi di molti ragazzi che in quel
periodo erano ospiti dell'Ente: Antonio Altruda fu Biagio L. 15, Biagio Ripetti L. 10, Stefano
Arcella fu Andrea L. 5, Vincenzo Fusco fu Biagio L. 8, Biagio Fusco fu Biagio L. 5, Biagio
Pirolo L. 8, Ernesto Buonavolontà fu Ferdinando L. 8, Giuseppe Di Micco L. 8, Rodolfo
Trippoli L. 8, Alessandro Castelli L. 6, Giuseppe Campanile fu Antonio L. 5, Giovanni
Esposito L. 5, Tommaso Grimaldi L. 5, Michele Romano fu Raffaele L. 5, Francesco
Mormile L. 3, Francesco Sellitto L. 3, Felice Arcella fu Biagio L. 4, Errico Faticato L. 2,
Biagio Vitale L. 2, Giorgio Cozzolino L. 2, Pasquale Legnante L. 2, Filippo Pellegrino L. 2.
Ci sono giunti anche i nomi dei seguenti altri ragazzi che all'inizio del secolo trovarono
accoglienza nell'Ente: Giuseppe Russo fu Gennaro, Vincenzo Biagio Fusco di Francesco,
Paolo Fusco di Biagio, Pasquale Fusco fu Michele, Rodolfo Trippolo fu Gennaro, Antonio
Pezzella fu Giuseppe, Pietro De Longis di Giuseppe, Pasquale Fusco fu Giuseppe, Maurizio
Picone fu Francesco, Antonio Battaglia di Domenico, Vincenzo Capasso fu Pietro, Raffaele
Di Micco fu Carmine, Giuseppe De Rosa fu Giuseppe, Alessandro Fusco fu Luigi, Giovanni
Muti fu Domenico, Tommaso Barretta fu Antonio, Luigi Turino fu Aniello, Michele Auriemma
fu Biagio, Giuseppe Perrella fu Nunzio, e Raffaele Sellitto.
(13) Gaetano Capasso, La nostra terra Cardito, pag. 37.
(14) Ecco il quadro degli incarichi e degli emolumenti fissati nel 1903:
Fusco Antonio fu Amodio, segretario ragioniere: 240 lire annue.
Grimaldi Michele, prorettore, economo guardarobiere e maestro elementare: 500 lire annue.
Caserta Giuseppe, prefetto di disciplina con l'obbligo di pernottamento nell'istituto: 360
lire annue.
Fusco Pasquale, direttore e maestro della banda musicale con il compito di insegnamento
di strumenti di ottone: 300 lire annue.
Negri Vincenzo, primo maestro degli strumenti di legno: 200 lire annue.
Picone Arcangelo, maestro di clarino: 120 lire.
Falco Biagio (ex alunno), assistente di camerata con obbligo di pernottamento: 180 lire.
Barbiero Giuseppe, assistente di camerata: 120 lire.
Raucci Antonio, cuoco: 120 lire.
Fusco Salvatore, infermiere e barbiere: 120 lire.
Prestavano opera saltuaria: Giangrande Giuseppe muratore, Luigi Mellone pavimentista,
Francesco Pezzella falegname, Troiano Eugenio attintatore.
(15) Si trascrive qui il menù dei giorni festivi, così come lo si rinviene
nei registri dell'Ente.
Alla vigilia di Natale: maccheroni gr. 175, capitone gr. 180, baccalà gr. 200, un sosamello,
noci, fichi secchi, castagne e nocciole; per i più grandi 1/4 di litro di vino e un bicchierino
di rosolio. Il prezzo della razione era di lire 1,20.
A Natale: maccheroni gr. 175, carne vaccina gr. 125, salsicce gr. 125, pane nella razione
giornaliera di gr. 450, un sosamello. Il prezzo era di cent. 0,85.
Lo stesso pranzo era previsto per Carnevale.
Per tutti gli altri giorni festivi, al vitto previsto era aggiunto un piatto di carne o di mozzarella:
(la carne valutata lire 1,50 al kg. e la mozzarella lire 1,60 al kg.).
(16) Onesto, leale, generoso, Rolando Fusco svolse anche attività
sindacale nelle A.C.L.I., curando particolarmente il settore dei braccianti agricoli, allora
numerosi. Organizzò numerose manifestazioni, principalmente quella del primo maggio.
Il Comune negli anni '40 contava poco più di 8000 abitanti: quasi 6000 a Cardito e poco più
di 2000 a Carditello. Le due realtà erano però territorialmente distinte, congiunte da un lato
da un tortuoso viottolo di campagna lungo quasi un km. con ai lati una siepe ricca di cardi,
indicata come Viocciola Delle Selve, ora via Kennedy, che durante i mesi invernali era
transitabile con difficoltà per buche ed acquitrini e da un altro lato (dove è il cimitero)
dall'attuale via Roma ed anch'essa presentava difficoltà di comunicazione durante i mesi
invernali quando mezzi di locomozione erano le biciclette o il traino equino.
L'attuale via Kennedy allargata, asfaltata, con rifacimento totale dell'impianto di pubblica
illuminazione fu realizzata nel 1980 durante il sindacato di Luigi Di Micco.
L'Amministrazione Comunale negli anni 40, considerate le difficoltà, per favorire il rapporto
tra cittadini ed uffici comunali decise di decentrare alcuni uffici sul territorio e principalmente
l'ufficio di stato civile ed anagrafe che era il più frequentato.
Rolando ebbe la responsabilità di allestire ex novo l'ufficio a Carditello, dividere i tabulati,
riprodurli per corredare il nuovo ufficio, effettuare gli aggiornamenti per le variazioni (bisogna
considerare che non esistevano computer, fotocopiatrici ed il lavoro era amanuense). Svolse
il lavoro con diligenza e buoni risultati e per la sua disponibilità ed educazione entrò nel cuore
dei Carditellesi, sempre sensibili e riconoscenti con quanti curano le loro esigenze.
Ho un ricordo della mia infanzia che mi piace riportare. Ero alunno della scuola elementare
quando, un mattino, avvertito il rumore del battente di casa aprii il portone e mi trovai di fronte
Rolando: reggeva un gran fascio di carte da far visionare a mio padre, suo coetaneo, allora
sindaco. Entrò con il suo inconfondibile sorriso. Mio padre gli andò incontro con gioviale
affettuosità e rivolto a me disse: «Biagì, è venuto il sindaco di Carditello». Rolando si schernì,
visibilmente soddisfatto.
(17) Ho conosciuto suo figlio Gerardo Auletta, dipendente del
Comune di Cardito, di signorile educazione, di adamantina onestà, che ha sempre lavorato
con dedizione e responsabilità. Ora comprendo il perché di tanta virtù: il padre era stato per
lui buon maestro.
(18) Dagli atti, e in particolare dal registro degli alunni, risulta anche
che nel 1944 furono dimessi Luigi Urna, Paolo Saviano, Michele Buonomo, Andrea Pezzullo,
Benedetto Alessandrini, Antonio Grimaldi, Mario Costanzo, Luigi Iovine, Francesco Romano,
Domenico Capparelli, Gregorio Concia.
(19) I due fratelli Falco conservarono poi il soprannome di "prefetti",
che li ha accompagnati per tutta la vita.
(20) Ecco il ruolo rivestito dalle singole suore: superiora fu suor
Erker; alla cucina e panificazione suor Aurelia, suor Ignazia e suor Immacolata; al refettorio
suor Geralda; al guardaroba suor Alda; all'infermeria suor Valentina; economa suor Livia
Eugeni, che poi divenne anche madre superiora: tutte collaborate da inservienti e ragazzi.
(21) Fornirono la loro opera il falegname Sabato Iavarone, il pittore
Mormile Giuseppe, l'idraulico e vetraio Raffaele Del Prete, gli elettricisti Giovanni Esposito,
Casimiro Crispino e Vincenzo Di Pietro, il marmista Antonio Del Prete, e il fabbro
Gaetano Sellitto.
(22) La nostra terra Cardito, p. 81-87.
(23) Francesco Pezzella fu ammesso nell'istituto nel 1927 e fu
dimesso il 25 -10- 1940. Ha inviato nel Dicembre 2010 dal Brasile, dove risiede, una
commovente lettera al Comune che testimonia il grande amore che porta al suo paese.
Ha pubblicato anche una autobiografia che riporta molti ricordi della sua infanzia trascorsa
a Cardito e che rievoca i suoi successi nel campo musicale che rappresentano reale
testimonianza della benemerita attività svolta dall'ente. Ringraziamo Francesco Pezzella e
pubblichiamo integralmente la sua lettera in copia in appendice.
(24) Gli ultimi dipendenti dell'Ente furono Michele Barra, Raffaele
Grimaldi, Biagio Pietronudo, Biagio Guida, Pasquale Buonanno.
(25) Angelo Faiola, La Parrocchia di S. Biagio V. M. Cardito,
ed. Istituto Anselmi, Mangiano, 2002.