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Le epigrafi di Ercolano [p. 31]
Risultano invece disperse le uniche due iscrizioni riguardanti Atella ritrovate negli scavi di Ercolano. Si tratta
di una scritta posta in calce ad un affresco, di cui tratteremo tra poco, e di un frammento di epigrafe a carattere
pubblico nella quale il nome della città è associato a quello della potente famiglia di origine nocerina dei Nonii Balbi.
L’epigrafe marmorea, di cui ci resta l’apografo, recitava:
ATELLA
Ex pecunia
Nonium
«Atella, con il denaro della gens Nonia»
Il frammento era stato ritrovato, come si legge nel diario di scavi dell’ingegnere Rocco Gioacchino D’Alcubierre (già capitano di fanteria dell’esercito spagnolo venuto a Napoli al seguito del re di Spagna e direttore degli scavi dal 1738 al 1741), il 23 maggio del 1740 (44).

Frammento di epigrafe ritrovato ad Ercolano,
apografo di R. G. D’Alcubierre
La gens Nonia fu famiglia nobilissima abbastanza frequente in Campania (45). Tra gli esponenti di spicco del ramo
nocerino di questa famiglia va annoverato, tra gli altri, quel Marco Nonio Balbo, proconsole di Creta e di
Cirene, che provvide al restauro della Basilica, delle mura e delle porte di Herculaneum come risulta da
un’iscrizione ritrovata sul posto (46). In segno di gratitudine gli ercolanesi gli eressero una statua equestre
all’ingresso della Basilica, affiancandola con una analoga statua del figlio giovanetto; un’altra statua togata
gli fu eretta all’interno della Basilica unitamente a quella della madre Vicinia, della moglie Valasennia, e
delle figlie: una vera e propria rappresentazione di un «gruppo di famiglia in un interno» per dirla col
Carotenuto, parafrasando il titolo di un noto film di qualche anno fa (47).
Quanto all’altra iscrizione, le fonti riportano che nella seconda metà del XVIII secolo dagli scavi di Ercolano
era tra l’altro emerso «un picciolo quadro, rappresentante una maschera, similissima a quella che oggidì dicasi
a Napoli Pulcinella, e sotto vi è [era] scritto»:
Civis atellanus (48)
E cioè:
«cittadino atellano»
Di questo dipinto, tuttavia, non esistevano più tracce già qualche decennio dopo la scoperta, anche se
Giustiniani prima (49), Dumas (50) e Pistolesi (51) poi,
riportano l’informazione. Si trattava, evidentemente, di una
rappresentazione di Maccus, la più popolare maschera delle fabulae atellanae, le quali - come ben sanno
i cultori del teatro italico antico, ma anche quelli del teatro italiano moderno a motivo dell’ipotesi avanzata
da alcuni studiosi di una derivazione dalle maschere atellane di alcuni personaggi della settecentesca Commedia
dell’Arte (tra cui giusto appunto Pulcinella) - sono delle antichissime farse popolari elaborate alcuni secoli
prima di Cristo fra le popolazioni osche della Campania; in modo particolare proprio ad Atella, da cui
presero il nome.
L’origine delle fabulae atellanae fu segnata dal momento in cui le popolazioni osche, in stretto contatto con
la cultura greca delle genti dell’Italia meridionale, imitando un genere di farse popolari, le cosiddette farse
fliaciche, già molto diffuse nelle colonie doriche, in particolare a Tarentum e a Syracusae, ne accentuarono
il tono mordace, intromettendovi quei rustici alterchi che poi le caratterizzeranno oltremodo, e che sono per
molti versi simili ai fescennini romani. Come per le fliaciche la tematica principale delle farse atellane era
costituita da scenette di genere, briose e realistiche, basate sul contrasto tra tipi fissi, quali il padrone avaro
ed il servo geloso, il contadino sciocco ed il passante intelligente, il vecchio innamorato ed il giovane rivale.

Maccus, incisione da statuetta
(da F. de Ficoroni, Le maschere sceniche e le figure
comiche d’antichi romani descritte brevemente,
Stamperia A. de’ Rossi, Roma 1736)
I personaggi principali delle Atellanae erano il già citato Maccus, Dossennus, Baccus,
Pappus e Chichirro (52).
Note:
(44) Il diario si conserva all’Archivio di Stato di Napoli. E’ un quaderno di 74 pagine
dove sono riportate, in lingua spagnola, le notizie relative al materiale archeologico scoperto dal 23 di ottobre
al 31 di maggio del 1741, allorquando l’Alcubierre si dovette dimettere dall’incarico per una grave malattia.
Il diario è stato pubblicato qualche anno fa, opportunamente corredato di una breve prefazione, da F. STRAZZULLO,
I primi anni dello scavo di Ercolano nel diario dell’ingegnere militare Rocco Gioacchino d’Alcubierre
nella regione sotterranea del Vesuvio. Studi e prospettive in «Atti del Convegno Internazionale», 11?13
novembre 1979, Napoli 1982, pag. 115.
(45) V. P. CASTREN, Ordo populusque pompeianus, Roma 1975, pag. 196.
(46) C.I.L, X, 1425.
(47) M. CAROTENUTO, Ercolano e la sua storia, Napoli 1984, pag. 122.
(48) E. PERSONE’, Supplemento al Dizionario istorico del Moreri, Napoli 1776, I,
pag. 41.
(49) L. GIUSTINIANI, Dizionario geografico?ragionato del regno di Napoli, Napoli
1797, s.v. Sant’Arpino.
(50) A. DUMAS, Il corricolo, Napoli 1834, ed. consultata Milano 1963, pp. 373?74.
(51) E. PISTOLESI, Guida metodica di Napoli e suoi contorni, Napoli, 1845, pag. 666.
(52) La letteratura sulle Atellane è vastissima; una corposa e completa bibliografia in merito
è riportata da F. E. PEZONE, Atella, op.cit., cui si possono aggiungere quali ultimi contributi la monografia
L’Atellana, ovvero le "FabulaeAtellanae" in «Quaderni di didattica a cura della Soprintendenza Archeologica
di Avellino e Salerno», e i più recenti saggi di G. VANELLA, op.cit., e F. PEZZELLA, Le maschere atellane
in alcune statuette fittili del Museo Provinciale Campano di Capua in «Atti del convegno Le scene dell’identità.
Primo incontro di drammaturgia e teatro», Sant’Arpino 18 febbraio 1996, a cura di G. DELL’AVERSANA, op. cit., pp. 23-30.
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