| Indice | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15 | 16 | 17
| 18
| 19
| 20
| 21
| 22
| 23
| 24
| 25
| 26
| 27
| 28
| 29
| 30
| 31
| 32
| 33
| 34
| 35
| 36
| | ||
Atella nei Calendari allifano e suessolano [p. 21]
Nel 1750, allorché vennero giù le ultime parti dell’abside e della tribuna dell’antica chiesa
del Salvatore ad Alife, nell’Alto Casertano, fra le rovine del tempio, posto nel luogo dove
si sviluppa l’attuale stazione della linea ferroviaria Napoli - Piedimonte Matese, si ritrovarono
alcuni frammenti marmorei di un antico Calendario, e tre lapidi con l’elenco di diciotto popoli
del Sannio, della Puglia, del Lazio e della Campania (tra cui Atella), che facevano presumibilmente
uso di questo Calendario (12). Se ne ha memoria nella ristampa di Napoli dell’opera del Salmon,
il quale, sia pure con qualche inesattezza, scrive: «... nelle elevazioni fatte ultimamente
nelle vicinanze di Alife, si trovarono molte preziose antichità, cioè Colonne, Iscrizioni,
Pavimenti, ed in particolare un antico Calendario, e tre lapidi in cui sono descritti
trentatre (sic) popoli della Campania» (13).
Nelle tre lapidi le diciotto colonie erano indicate, secondo quanto riporta il C.I.L.
nel seguente ordine:
|
(1) BENEVENTANIS NVCERINIS LVCERINIS APVLIS SVESSANIS CALENIS SVESSVLANIS SINVESSANIS CALATINIS |
(2)
ATINATIBVS INTERAMNATIBVS TELESINIS SEPINATIBVS PVTEOLANIS ATELLANIS CVMANIS NOLANIS
(3) | ALLIFANIS CEREATIS (14) | |
Raccolti e parzialmente fatti disegnare da Giuseppe Antonini (15), i reperti entrarono
successivamente in possesso del Trutta, dal quale furono fatti murare nel giardino della
sua casa di Napoli, sita a Capodichino nel luogo detto il Terrone, affinché non si
disperdessero e fossero visibili ad antiquari e studiosi (16).
Sottostante ad essi il Trutta fece porre poi le seguenti didascalie, l’una relativa al frammento
del calendario, l’altra alla lapide con l’elenco dei popoli:
KALENDARII ALLIFANI FRAGMENTUM, RUINIS MONASTERII
SS. SALVATORIS ERECTUM ANNO MDCCL
GENTIUM FORTASSE FOEDERATARUM MARMOR
«Frammento del Calendario Alifano (ritrovato) tra le rovine del Monastero
del SS. Salvatore eretto nell’anno 1750’»
«Marmo di popoli forse confederati»
Nel frattempo egli aveva comunicato, attraverso Francesco Pertusio, la notizia del ritrovamento dei reperti al Martorelli, che li pubblicò (17) non prima di averne scritto al Gori (18).

Napoli, Museo Archelogico Nazionale,
frammento dei Fasti allifani con l’elenco
delle città sedi di nundinae (da Alife)
Più tardi i frammenti, furono repertoriati dal Donati (19),
dall’Orelli (20) e dal Mommsen, il quale,
dallo studio di essi e di tutti gli altri frammenti di calendari esistenti ai suoi tempi, poté
stabilire che l’esemplare di Allifae risaliva al 49 a.C.; mentre era cioè dittatore Giulio Cesare,
il quale com’è noto attuò la riforma del Calendario con cui la durata dell’anno e dei mesi
divenne costante mediante l’istituzione dell’anno bisestile (21). Attualmente i reperti alifani si
conservano, abbastanza consunti rispetto a quando furono studiati dallo studioso tedesco,
nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli dove pervennero nel secolo scorso per
l’acquisizione della collezione Castaldi (22).
Il popolo atellano risultava nell’elenco di un altro frammento di epigrafe ritrovato nel 1887
dal barone Marcello Spinelli rimuovendo la soglia di una casa sita nella sua tenuta in località
La Pagliara, nel Bosco di Acerra, che la tradizione erudita locale, poi confermata dagli
scavi eseguiti nel 1900, già all’epoca indicava quale luogo dove sorgeva l’antica Suessola.
Sull’epigrafe si leggeva:
......
CAMPAN(IS)
ATELLANI(S)
SVESSVLA(NIS)
NOLANIS
CVMANI(S)
CALINI(S)
......
......
Il frammento fu riferito dai pochi studiosi che ebbero modo di studiarlo da vicino ai resti di un Calendario Suessolano. I caratteri dell’epigrafe, minuti ed esili, rimandavano, infatti, come si legge nel Verbale della tornata del 4 aprile 1887 della Commissione Conservatrice di Monumenti ed oggetti di antichità e Belle Arti di Caserta «a quelli, con cui trovasi segnate le feste nelle due tavole marmoree del Calendario Alifano».

Teverola (CE), Frammento di epigrafe (I secolo a.C.)
Del frammento suessolano si è purtroppo persa ogni traccia: una mia specifica ricerca
presso il Museo Campano di Capua, dove ancora a tutti i primi decenni di questo secolo
confluivano i reperti archeologici ritrovati in Terra di Lavoro (si ricorda, in proposito che
Acerra, nelle cui pertinenze ricadono i resti di Suessola, all’epoca del suddetto ritrovamento
era in provincia di Caserta), ha dato esito negativo.
Risulta disperso, altresì, il frammento di epigrafe, purtroppo indecifrabile, ritrovato a
Teverola e datato dal Pezone al I secolo a.C., sul quale si leggevano le seguenti
frammentarie lettere:
.... L V. S·L·IIII ·A ....
......................
Agli inizi del I secolo a.C., al più alla fine del II secolo, va riferito anche il graffito in caratteri latini:
CR(..)
probabile abbreviazione di un nome proprio, riportato due volte, all’interno e all’esterno della vasca di un frammentato piatto a vernice nera ritrovato a Sant’Arpino nel corso di uno scavo archeologico occasionato nel 1978 dai lavori per la costruzione di un acquedotto lungo la via provinciale che collega Caivano ad Aversa. Negli stessi scavi fu portato alla luce una sepoltura cosiddetta a enchytrismòs, costituita da un’anfora le cui caratteristiche rimandano ai tipici contenitori per frutta conservata utilizzati nel I secolo d.C., sul cui collo si legge il seguente titulus pictus in vernice rossa diluita:
CE(rosa·) LXXIIII PERT(....)
che rimanda chiaramente ad un individuo, probabilmente una donna, dell’età di 74
anni per quanto al suo interno fossero stati trovati anche dei scarsi frammenti ossei
riferibili ad un infante.
Note:
(12) Presso i Romani i calendari ordinavano tutte le attività
delle città. Oltre che strumenti di misura del tempo erano infatti documenti religiosi che
indicavano i giorni dedicati alle divinità e le feste stabilite dai pontefici che si dovevano
celebrare nel corso dell’anno. Si suddividevano in Fasti, che contengono tutti i giorni
dell’anno, e Feriali che riportano, invece, solo le feste (ad esempio il feriale campano,
trovato a Capua). Accanto ad essi abbiamo i cosiddetti Menologi, che fornivano per ogni
mese il numero dei giorni, la lunghezza del giorno e della notte, il nume tutelare, il segno
zodiacale, le operazioni agricole, le feste ed i riti più importanti. I Calendari erano di uso
perpetuo, ma vi si apportavano, di tanto in tanto, delle variazioni per aggiungervi le feste per
le vittorie degli imperatori o le celebrazioni dei loro natali. Essi furono in uso oltre che a
Roma in diverse colonie romane, fra le quali Allifae. Esistono tre frammenti dell’antico
Calendario allifano. Il primo, di cui si è già detto, riporta i giorni del mese di Agosto dal
22 al 29; sul secondo, ritrovato nel 1876 dal signor Mattiangelo Visco (G. MINERVINI,
Brevi notizie di alcuni nuovi frammenti del Calendario Allifano, in «Atti della
Commissione Conservatrice dei Monumenti ed oggetti di antichità e Belle Arti», XVII,
1876, pp. 68-72), sono annotati invece i giorni del mese di agosto dall’11 al 19. Tale
frammento si conserva nel Museo Campano di Capua mentre un facsimile di gesso è
visibile sulla facciata del Mausoleo degli Acili Glabrioni in piazza XIX Ottobre ad Alife.
Un terzo reperto, che reca i giorni dal 9 all’11 agosto, fu rinvenuto nelle fondamenta della
casa una volta detta «della Cancelleria vecchia» (MOMMSEN, C.I.L., IX, pag. 216).
(13) T. SALMON, Storia del Regno di Napoli antica e
moderna ..., Napoli 1761-1763, pag. 95.
(14) C.I.L., IX, 2318.
(15) M. EGIZIO, Lettera al Signor Langlet du Fresnoy.
O siano asserzioni sulla Geografia del medesimo, con cui lo fa avvertito di non pochi
abbagli presi toccante al Regno di Napoli. Con due lettere sulla stessa materia del
Barone Giuseppe Antonini al Signor Egizio, Napoli 1750, ripubblicata in G. ANTONINI,
La Lucania Discorsi, II ed., Napoli 1795-97, pp. 120-224.
(16) G. TRUTTA, Dissertazioni istoriche delle antichità
alifane, Napoli 1776, pag. 41 e 55.
(17) I. MARTORELLI, De Regia Theca Calamaria, Napoli 1765,
pag. 451.
(18) A. E GORI, Symbolae litterariae opuscola varia philologica,
antiquaria, signa, lapides, numismatica etc. Decadis II, Roma, 1751-54, vol. 2, pag. 135.
(19) S. DONATI, Ad Novum thesaurum veterum inscriptionum
Cl. V Ludovici Antonii Muratorii supplementum, Lucca 1765, pag. 332, n. 5 e pag. 429, n. 4.
(20) J. C. ORELLI, Inscriptionum latinarum selectarum
amplissima collectio ad illustrandam Romanae antiquatis disciplinam accomodata ac
magnarum collectionum supplementa complura emendationesque exhibens, Zurigo
1828, n. 130.
(21) -
(22) G. FIORELLI, Catalogo del Museo Nazionale di Napoli
Raccolta epigrafica II Iscrizioni Latine, Napoli 1868, pag. 62, n. 449.
(23) Il verbale è riportato in «Atti della Commissione Conservatrice
dei Monumenti ed oggetti di antichità e Belle Arti», XVIII (1887), pp. 54-56.
(24) F. PEZONE, op. cit., pag. 36.
(25) C. TRIMMLICH BENCIVENGA, op. cit., pag. 10.
|
|