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Le epigrafi
sono brani di vita
e della vita hanno perciò l’infinita,
meravigliosa, divina verità
(M. GUARDUCCI)

Introduzione [p. 13]

Un chiarimento s’impone subito e riguarda sia il titolo sia il campo d’indagine di questa ricerca. Intanto comincerò col precisare che la scelta del titolo Atella e gli Atellani nella documentazione epigrafica antica e medievale è nata dall’esigenza di includere nella trattazione non solo le epigrafi ritrovate o documentate nella zona che fu di pertinenza della città, ma anche tutte quelle epigrafi che, pur localizzate in posti lontani dall’area stessa, testimoniano in qualche modo avvenimenti o persone legate all’antica città campana (1).


La Campania antica
(da H. Kiepert, Formae Orbis Antiqui, Berlino 1902)

Più complesso, invece, è stato definire il campo di azione della ricerca per le incertezze che tuttora permangono riguardo la reale estensione di quello che fu l’ager atellanus.


I ruderi di Atella nella carta topografica di G. A. Rizzi Zannoni (1793)

Se le fonti storiche e gli scarsi ritrovamenti archeologici ci hanno dato, infatti, la possibilità di definire in modo abbastanza attendibile il perimetro urbano di Atella, non altrettanto si può affermate per i confini del circo­stante ager (2). Recentemente, sulla scorta delle precedenti ricerche di Gentile (3) e so­prattutto di Chouquer e dei suoi col­laboratori (4), il Libertini ha ipotizzato che il territorio di Atella fosse delimitato a nord dal Clanio, ad est dal cosiddetto Lagno Vecchio, ad ovest dagli attuali confini tra i comuni di Gricignano, Cesa, Sant’Antimo e Melito ed i comuni posti immediatamente ad occidente di essi, a sud dai confini settentrionali dell’attuale territorio napoletano (5).


I ruderi di Atella nella "Descrizione di tutta la Giurisdizione
e Diocesi della Città di Aversa ... redatta il primo maggio
1779, da Giuseppe Fioravanti”, Aversa, Municipio

Alla luce di queste considerazioni lo studioso ha pertanto incluso, nelle pertinenze di Atella anche Afragola, Casoria, Arzano e, Casavatore, lasciando fuori Giugliano, Aversa, Qualiano e alcuni comuni circostanti, che ha ritenuto appartenessero invece - vieppiù per il dato storiografico ormai accettato dalla maggior parte degli studiosi di un’estensione del territorio di Cumae prima, e di Puteoli poi, fin verso Aversa già nell’età flavia - al territorio di quelle Città (6).


“Il Castellone" in una foto d’epoca
(foto di I. Sgobbo tratta da A. Maiuri,
Passeggiate campane, Firenze 1950)

Tuttavia, pur condividendo appieno queste tesi, ho ritenuto opportuno includere in questa trattazione le epigrafi ritrovate ad Aversa e nei dintorni nonché alcune epigrafi ritrovate in una porzione dell’attuale territorio di Giugliano, sia per alcuni dubbi che permangono circa l’appartenenza di detti territori a Puteoli, sia per il semplice motivo che il più delle volte (e questo vale soprattutto per Aversa) le epigrafi ivi ritrovate vi furono portate direttamente dal territorio atellano come materiali di reimpiego. Del resto, come avremo modo di verificare in appresso, anche lo stesso Corpus delle Iscrizioni latine, include la maggior parte delle lapidi aversane e la più importante delle lapidi giuglianesi, quella relativa al sepolcro delle famiglie Verria e Plinia, sotto la voce Atella. In un solo caso, giacché ritenuta tradizionalmente atellana per essere conservata ad Aversa, ho trattato di un’epigrafe che è invece sicuramente di provenienza puteolana.
Una considerazione analoga a quella di Aversa e di Giugliano circa l’appartenenza di una parte dell’attuale territorio all’ager atellanus, come anche di un riutilizzo in chiave edilizia di materiale archeologico proveniente dalle rovine dell’antica città, si ripropone altresì per Marcianise, laddove si consideri la breve distanza di essa dal sito dove sorgeva Atella, quantificabile nell’ordine di pochi chilometri.
Ancora qualche precisazione per ricordare che la bibliografia non è ovviamente completa e che in molti casi riporta quasi esclusivamente i testi e i codici per lo più fondamentali, indicati dal Corpus delle Iscrizioni latine. Laddove è stato possibile, relativamente ai codici se ne è indicata anche la localizzazione.
A fatica ultimata, infine, per appagare la curiosità del lettore, ho ritenuto utile riportare anche tutte quelle epigrafi relative all’onomastica derivante in un certo qual modo dal nome della città.


Sant’Arpino (CE), Museo Civico, Sfinge in calcare proveniente
da un monumento funerario (III sec. a.C.)

Note:
(1) Per un’articolata sintesi sulla storia della città cfr. G. PETROCELLI, Atella, in AA.VV., Atella e i suoi Casali. La storia, le immagini, i progetti, Napoli 1991, pp.7-16, con ampia bibliografia precedente. In questa sede ricorderò solo che la città, di fondazione etrusca, si trovava al centro della pianura campana, fra Capua e Neapolis. Fu importante centro agricolo e commerciale e nel 338 a.C. ottenne insieme a Capua la cittadinanza romana senza voto. Con Capua si diede ad Annibale durante la II guerra punica, e per questo fu severamente punita dai Romani nel 211 a.C. I suoi abitanti furono deportati parte a Calatia, antico centro posto tra gli attuali abitati di San Nicola la Strada e Maddaloni, parte a Thurii, in Puglia. Ripopolata più tardi dai Nocerini riacquistò l’antica grandezza tant’è che Cicerone nel 63 a.C. la ricorda come una delle più importanti città della Campania. I Vandali di Genserico la distrussero quando dopo aver saccheggiato Roma nel 455, si riversarono sulla Campania. Ripopolata ancora una volta, nel 537, a causa della guerra gotica, fu di nuovo in parte abbandonata conservando tuttavia la sede vescovile fino al IX secolo, quando ormai semidistrutta da Bono, console di Napoli, e resa invivibile dai miasmi provenienti dalle circostanti paludi, fu completamente abbandonata dai pochi abitanti superstiti che si trasferirono negli immediati dintorni, la maggior parte ad Aversa. Dell’antica città restano le sole vestigia dell’edificio pubblico (probabilmente terme) conosciute col nome di "Castellone". Tale era, peraltro, la situazione già nella seconda metà del Seicento, come ci testimonia C. Guicciardini, Mercurius Campanus praecipua Campaniae Felicis loca indicans et perlustrans, Napoli 1667, quando scrive: «Sul suolo dove sorgeva Atella un sopralzo quadrato sovrasta per un giro di duemila passi. Nulla vi è che tu possa osservare, quasi tutto risolto a briciole e tutto adeguato al suolo sì che crederesti che nessun edificio sia mai esistito, se minutissimi frammenti di vasi di creta, dispersi per i campi ed alcuni muretti semidistrutti che il volgo chiama "Castellone", non ne facessero proprio fede».
(2) Sulla presunta localizzazione di Atella nell’attuale territorio di Sant’Arpino si confrontino in particolare C. PELLEGRINO, Apparato delle antichità di Capua, o vero discorso della Campania felice, Napoli 1771; C. MAGLIOLA, Difesa della terra di S. Arpino e di altri Casali di Atella contro alla città di Napoli, Napoli 1755; IDEM, Continuazione della difesa della terra di S. Arpino e di altri Casali di Atella contro alla città di Napoli, Napoli 1757; V. DE MURO, Ricerche storiche e critiche sulla origine, le vicende e la rovina di Atella, antica città della Campania, Napoli 1840; F. P. MAISTO, Memorie storiche - critiche sulla vita di Sant’Elpidio vescovo africano e patrono di S. Arpino con alcuni cenni intorno ad Atella, antica città della Campania, al villaggio di Sant’Arpino ed all’Africa nel secolo V, Napoli 1884; G. CASTALDI, Atella. Questioni di topografia storica della Campania, in «Atti della real Accademia d’Architettura, Lettere e Belle Arti di Napoli», Napoli 1908 (XXV), pp. 63 e ssg.; F. MARGHERITA, Atella. Origine e significato del nome, Salerno 1978; C.TRIMMLICH BENCIVENGA, Risultati delle più recenti indagini archeologiche nell’area dell’antica Atella, in «Rendiconti dell’Accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti di Napoli», 1978 (LIX); F. E. PEZONE, Atella, Napoli 1986. La sola T. L. A. SAVASTA, Sant’Arpino Pagus o cuore di Atella, in «Rassegna storica dei Comuni», a. VIII, nn. 9-10 (1982), pp. 154-160, ipotizza, invece - anche tenendo conto di quando scrive in proposito J. BELOCH, Campanien Topographie, Geschichte und Leben der Umgebung Neaples in Alternum, Berlino 1879, pag. 382, secondo cui «Atella sorgeva presso la stazione di Sant’Antimo» - che l’antica città fosse nient’altro che «... un frantumato tessuto urbano fatto di borghi fortificati» e che il suo nucleo centrale sorgesse proprio in luogo dell’attuale abitato di Sant’Antimo.
(3) A. GENTILE, La Romanità dell’Agro Campano alla luce dei nomi locali. Tracce della centuriazione romana, in «Quademi dell’Istituto di Glottologia dell’Università di Napoli», Napoli 1955; IDEM, Aspetti della toponomastica della Campania dalle attestazioni classiche a Guidone, Firenze 1959.
(4) G. CHOUQUER, M. CLAVEL LÉVÊQUE, F. FAVORY, J. P. VALLAT, Structures agraires en Italie Centro-­Mèridionale Cadastres et paysage ruraux, Collection de l’Ecole Française de Rome, 100, Roma 1987.
(5) G. LIBERTINI, Persistenze di luoghi e toponimi nelle terre delle antiche città di Atella e Acerra, Frattamaggiore 1999, pp. 20-22.
(6) E. LEPORE, Origini e strutture della Campania antica, Bologna 1989, pp.118-119.