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L’epitaffio di Bono Duca di Napoli [p. 134]

L’unica epigrafe medioevale in cui si fa memoria di Atella è l’epitaffio acrostico del console Bono, Duca di Napoli, famoso tiranno morto nell’anno 834. La lastra, che nella sua collocazione originaria era esposta a sinistra dell’ingresso nella distrutta chiesa di Santa Maria a Piazza sita nel popolare quartiere di Forcella, è attualmente visibile nella Basilica di Santa Restituta annessa alla Cattedrale di Napoli. Essa riporta tra l’altro che nel 830 Bono abbatté la rocca atellana tenuta dai Longobardi. Il rilievo, menzionato dalla maggior parte degli storici napoletani, dal Summonte (404) in poi, ha un notevole interesse, anche sul piano artistico, per la presenza, sui bordi (purtroppo non integri), di una fascia ornata con tralci di viti e con grappoli d’uva alternati a foglie, la quale nonostante i guasti ancora risalta per vigoria d’intaglio e ritmo compositivo.
Si riporta la lunghissima iscrizione scolpita a balzo così come l’abbiamo rilevata dall’apografo che ne fece ricavare Bartolommeo Capasso per illustrare la sua opera più importante, «Monumenta ad Neapolitani Ducatus historiam Pertinentia etc.», uno degli studi fondamentali sulla storia medievale napoletana (405).

BARDORVM BELLA INVIDA HINC INDE VETVSTA AD LACRIMAS PARTHENOPE COGIT SAEPE TVOS ORTVS ET OCCASVS NORIT QVO SICO REGNAVIT SVADENDO POPVLOS MVNERA MVLT DABAT NAM MOX HIC RECVBANS VT PRINCIPATO REFVLSIT EOSQVE PERDOMVIT BELLIS TRIVMPHIS SVBDIT VT VEREOR AFFATIM NVLLVSQUE REFERRE DISERTVS ENVMERANDO VIRI FACTA DECORA POTEST SIC VBI BARDOS AGNOBIT AEDIFICASSE CASTELLOS ACERRAE ATELLAE DIRVIT CVSTODESQVE FVGAVIT CONCVSSA LOCA SARNENSIS INCENDITVR FVRCLAS CVNCTA LAETVS DEPRAEDANS CVM SVIS REGREDITUR VRBEM OMNIBVS EXCLVSIS ISTO TANTVM RETINEBIT ANTRO METIVM ET ANNVM BREBE DVCATV GERENS NAM MORIENTE ET TELLVS MAGNO CONCVSSA DOLORE INDE VEL INDE PAVPER LVXIT ET IPSE SENEX SIBI O QVAM DVRIS VXOR CEDIT PECTORA PALMIS SVBTILI CLAMITANS VOCE MORI PARATA SATIS VLVLATV POTIVS COMMVNIA DAMNA GEMENTES PAX QVIA NOSTRA CEDIT SED DECOR IPSE SIMVL LOQVAX VIGILIS TANTVM HABEBATVR AB OMNI VT MORIENS POPVLI CORDA CREMARET IDEM EHR TENERI QVAM LACRYMAS POTIVNTVR INFANTVM CLAMITAT IC NOBIS PAXQUE PABORQVE FVIT TVRMATIM PROPERANT DIVERSI SEXVS ET ETAS FVNERE DE TANTO VOCES VBIQVE GEMVNT DAPSILIS ET FORTIS SAPIENS FACVNDVS ET AUDAX PVLCHER ERAT SPECIE DEFENSOR VBIQVE TOTVS VIRGO PRAECIPVA MATER DOMINI POSCE BENIGNA VT SOCIARE DIGNETVR BEATORVM AMOENIS LOCIS XLVIII HIC VIXIT ANNOS OBIIT DIE NONA MENSIS IANVARII PER INDICTIONE DVO DECIMA


Napoli, Basilica di Santa Restituta, Epitaffio del Console Bono (834)

Note:
(404) G. A. SUMMONTE, Dell’historia della città e del regno di Napoli, Neapoli 1675 e B. CHIOCCARELLO, Antistitum praeclarissimae Neapolitanae Ecclesiae catalogus, Neapoli 1643, aggiungono che Bono distrusse le città di Acerra ed Atella perché essendo esse città di confine, i Longobardi ne utilizzavano i castelli per fare scorrerie contro i Napoletani mentre lo storico longobardo ERCHEMPERTO, Historia langobardorum beneventanorum, in «Scriptores rerum langobardorum et italicarum», Hannover 1878, documenta, invece, che il dominio napoletano durò ben poco giacché i Longobardi subito riconquistarono le due città.
(405) B. CAPASSO, op. cit., II, 220. L’illustrazione, in cosmolitografia, è riprodotta alla tavola XIII. Una riproduzione fotografica è riprodotta, invece, in A. SILVAGNI, Monumenta epigraphica christiana saec. XIII antiquiora quae in Italiae finibus adhuc exstant ..., Città del Vaticano 1943, vol. IV, fasc. I (Neapolis), tav. X, n. 3.