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PREFAZIONE [p. 7]

L’importanza ed il ruolo avuto in antico dalla città di Atella, centro della fertile piana campana, immediatamente a ridosso dei centri costieri ed anello di raccordo con le città dell’interno, prima tra tutte Capua, trova solo in parte riflesso nella realtà archeologica attuale, troppo spesso mortificata da un’espansione edilizia non controllata e dal degrado del territorio circostante.
L’entusiasmo e la competenza di alcuni studiosi per la loro terra ha tenuto desta la memoria e vivo l’interesse attirando l’attenzione delle Istituzioni, spingendole alla collaborazione: di questo l’esempio più rilevante è senz’altro il Museo Archeologico dell’agro Atellano, di recente inaugurato a Succivo.
I materiali archeologici esposti, di rilevante interesse, non sono il risultato di faraoniche ed eclatanti campagne di scavo ma il frutto del silenzioso e quotidiano, spesso affannoso, lavoro di tutela e recupero dei beni, strappati al commercio clandestino e alla distruzione che come tessere di un mosaico, vanno ricomponendo a poco alla volta la storia della città e soprattutto la sua influenza sul territorio.
Altrettanto preziosi sono gli studi come quello condotti dall’autore, che con attenzione e precisione, raccolgono dati altrimenti dispersi e di difficile reperibilità e consultazione.
Nell’introduzione del testo viene già chiaramente indicata l’importanza delle epigrafi che unitamente ai testi classici rappresentano le fonti certe, quelle che scrivono la "storia" orientando e guidando la ricerca sul campo e spesso contribuendo ad interpretarla.
Interessante al riguardo è la concordanza tra quanto riflesso dalle epigrafi di età tardo imperiale contenute nel testo, in particolare quelle relative al rifacimento del manto stradale delle principali vie di comunicazione che riflettono un nuovo impulso e rinnovato interesse per il territorio, e dati archeologici, dove sempre più rilevanza assumono gli interventi di età imperiale avanzata che testimoniano la fine dei grandi latifondi ed una più intensa anche se più povera occupazione del territorio con un pullulare di piccole fattorie.
Apprezzabile è senz’altro l’apertura dello studio ad un territorio più vasto comprendente anche Aversa e Giugliano: difatti malgrado i grandi passi fatti dalla ricerca archeologica negli ultimi anni ancora non sono chiari i limiti del territorio atellano, perfettamente integrato nel resto della piana campana, che con maggior forza dalla romanizzazione sembra muoversi su logiche comuni di organizzazione e sfruttamento dell’area in cui è netto e preponderante il carattere agricolo che costituisce la sua ricchezza e appetibilità.

ELENA LAFORGIA
Direttrice del Museo Archeologico
dell’Agro Atellano di Succivo