| Indice | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15 | 16 | 17
| 18
| 19
| 20
| 21
| 22
| 23
| 24
| 25
| 26
| 27
| 28
| 29
| 30
| 31
| 32
| 33
| 34
| 35
| 36
| | ||
Le iscrizioni di dubbia origine [p. 110]
Molte volte le iscrizioni sono prive dei dati di ritrovamento giacché furono visionate e trascritte da studiosi ed eruditi quand’erano già state spostate o erano venute in possesso di privati: ragione per cui il luogo del ritrovamento non è più individuabile. E’ il caso, ad esempio, di una stele che si conserva presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (314), ma che proviene dalla collezione farnesiana, la cui iscrizione che qui di seguito riproponiamo è riportata tra le epigrafi di origine incerta dal Mommsen, il quale l’aveva rilevata, tra l’altro, nel cosiddetto Indice Farnesiano, un manoscritto redatto alla fine del Settecento, attualmente conservato nella Biblioteca Nazionale di Palermo (315).
C STATIO GEMELLO
ATELLANO VILLIA
SECVNDA CONT FEC
«C(aio) Statio Gemello Atellano Villia secunda cont(ubernales) fec(erunt)»
«Al fratello gemello Caio Stazio di Atella la sorella Villia e i commilitoni dedicarono»
Si tratta di una tabella funeraria dedicata ad un guerriero atellano di nome Caio Stazio dalla sorella Vellia e
dai commilitoni, proveniente probabilmente da un colombario, costruzione funeraria che comprendeva gruppi
di loculi affiancati e sovrapposti nei quali si ponevano i vasetti con le ceneri dei defunti.
Altre volte quando i dati sulla localizzazione delle epigrafi disperse riportati dalle fonti sono contrastanti tra loro,
nell’impossibilità di effettuare gli opportuni riscontri, l’ubicazione delle stesse viene indicata molto genericamente.
E’ il caso ad esempio di tre iscrizioni rese note, con ubicazioni varie (addirittura nel foro Romano), una prima
volta dal Ferrarino (316) nel XVI secolo e poi via via dall’Iucundo, sia nel Codice Zenoniano che nel Codice
Cicogna (317), dal Gammaro (318), dall’Alciato (319),
dal Liber Filonardus (320), dal Codice Oliva (321), dal
Choler (322), dall’Apiano (323), dal Fabrizio (324).
A dispetto delle diverse localizzazioni, anche fuori della Campania, le tre iscrizioni sono, infatti,
tutte ubicate dal C.I.L. tra Baia ed Aversa, e quindi in teoria, per le ragioni già espresse in prefazione, si
sarebbero potuto benissimo trovare in territorio di Atella. In un caso, anzi, una delle epigrafe viene
localizzata da uno degli autori proprio ad Atella.
Sulla prima di queste iscrizioni si leggeva:
d.m.s.l.asconio elpinchano sodal. titi vix. ann. xxiiii men. vi d. xii et liviae rufinae uxori eius
castiss. vix. ann. lxxii men. viii d. vi quae adfecta cineribus coniugis adeo fuit ut ad secundum nullo
unquam tempore transire voluerit quamuis diu superviveret et aetas posceret et valida natura virilem
quem semper servavit animum fidemq. pudicitiae quasi mutare compelleret et ne brevem domesticam
pugnam credos post maritum vix. ann.I m.viiii q. pisonius elpinchanus fil. parentibus opt. et
sibi fecit (325)
«D(eis) m(anibus) S(extio) L(ucio) Asconio Elpinchano sodal(i) Titi(i) vix(it) ann(is) XXIIII men(sibus)
VI d(iebus) XII et Liviae Rufinae uxori eius castiss(imos) vix(it) ann(is) LXXII men(sibus) VIII d(iebus)
VI quae adfecta cineribus coniugis adeo fuit ut ad secundum nullo unquam tempore transire voluerit quamuis
diu superviveret et aetas posceret et valida natura virilem quem semper servavit animum fidemq(ue) pudicitiae
quasi mutare compelleret et ne brevem domesticain pugnam credos post maritum vix(it) ann(is) L m(ensibus)
VIIII Q(uintus) Pisonius Elpinchanus fil(ius) parentibus opt(imis) et sibi fecit»
«Agli Dei Mani. A Sesto Lucio Asconio Elpinchano, membro del sodalizio dei Tizi, vissuto 24 anni,
6 mesi, 12 giorni, e alla sua castissima moglie Livia Rufina, vissuta 72 anni, 8 mesi, 6 giorni, la
quale dalla morte del marito fu colpita a tal punto che da quel momento mai avrebbe voluto passare
a quello successivo; tuttavia sopravvisse a lungo; l’età e la forte indole richiesero quasi costrinsero
a mutare l’animo, che sempre conservò energico con l’integrità della castità; dopo la morte del marito
visse 50 anni e 9 mesi. Tu che leggi sii in grado di capire che non fu breve la sua battaglia domestica.
Il figlio Quinto Pisonio Elpinchano fece per sé e per gli ottimi genitori»
L’epigrafe è riportata anche dal Borghini (326), dal Mazzocchi (327), dal
Waelscapple (328), dal Grutero (329) e dal Pratilli (330).
Sulla seconda invece c’era scritto, sempre secondo la lettura che ne dà il C.I.L.:
d.m.p.attilio rufo et attiliae beronicae ux.vixer ann.xxiiii sed publ.men.x ante natus est et
eadem hora fungorum esu ambo mortui sunt ille acu ista lanificio vitam agebant nec ex eorum
bonis plus inventum est quam quod sufficeret ad emendam pyram et picem quibus corpora
cremarentur ceterum amicorum pecunia et prefica conducta et urna empta atque indulgentia
pontific.locus datus est (331)
«D(iis) m(anibus) P(ublio) Attilio Rufo et Attiliae Beronicae ux(ori) vixer(unt) ann(is) XXIIII sed Publ(ius)
men(sibus) X ante natus est et eadem hora fungorum esu ambo mortui sunt ille acu ista lanificio vitam
agebant nec ex eorum bonis plus inventum est quam quod sufficeret ad emendam pyram et picem quibus
corpora cremarentur ceterum amicorum pecunia et prefica conducta et urna empta atque indulgentia
pontific(us) locus datus est»
«Agli dei Mani. A Publio Attilio Rufo e alla moglie Attilia Beronica, vissuti 24 anni - ma Publio
nacque 10 mesi prima - ed entrambi morirono nella stessa ora per aver mangiato dei funghi;
Vivevano lui con l’ago (chirurgico), lei con il lavoro della lana; tra i loro averi non fu trovato
più di quanto fosse sufficiente per reperire la legna e la pece (per la cremazione); grazie al denaro
di tutti gli amici furono cremati i loro corpi, fu presa in affitto una prefica e fu comprata l’urna.
Il luogo fu concesso per indulgenza del Pontefice»
L’epigrafe è riportata anche dal Piccarti (332), dal Tiferno (333), dal
Pacediano (334), dal Burchelato (335), dal Bononio (336),
dal Waelscapple (337), dal Manuzio (338) e dal
Schradaeus (339). Quest’ultimo con la localizzazione ad Atella.
Sulla terza epigrafe riportata dal C.I.L. con la seguente lezione, parzialmente mutila, si leggeva
invece:
d.m.sex valerius mercurialis augur t.labieno festivo alumno dulciss.vix ann. xvi horis
xviiiis hunc a dis senectuti meae servatum spem deliciasq. vorax apstulit orcus opto siquod
oblectaneum apud manes est pro nequitiis iocisq. quibus coaevos capiens me oblectare
solebat insontem animulam reficiant in h.s. sive servus sive libert. sive liber inferatur nemo
secus qui fecerit mitem idem iratam sentiat et suorum ossa eruta atque dispersa videat (340)
«D(iis) M(anibus) Sex Valerius mercurialis augur T(ito) Labieno festivo alumno dulciss(imo) vix(it)
ann(is) XVI horis XVIIII hunc a dis senectuti meae servatum spem deliciasq. vorax apstulit orcus
opto siquod oblectaneum apud manes est pro nequitiis iocisq. quibus coaevos capiens me oblectare
solebat insontem animulam reficiant in h.s. sive servus sive libert(us) sive liber inferatur nemo secus
qui fecerit mitem idem iratam sentiat et suorum ossa eruta atque dispersa videat»
«Agli Dei Mani. Io Sesto Valerio, augure protetto da Mercurio, a Tito Labieno, dolcissimo
ed amorevole alunno vissuto 16 anni e 19 ore; la vorace morte ha portato via con costui la
speranza e la gioia per la mia vecchiaia: mi chiedo se ci sia qualche piacere presso gli dei
Mani al posto della indolenza e dei giochi con i quali attirando i coetanei soleva intrattenermi
e se confortano la piccola anima innocente. O sia seppellito un servo o un liberto o un uomo
libero non c’è niente che sicuramente (lo) addolcisca. Si sente la stessa ira se si vedono le
ossa dei propri (cari) tirate fuori e gettate qua e là»
Anche quest’epigrafe è riportata da altri studiosi quali il Sanudo (341), il
Pacediano (342), l’Apiano (343), il Grutero (344)
e il Pratilli (345).
Le tre iscrizioni appena proposte sgombrano il campo da un luogo comune molto diffuso che,
ignorando la vera essenza delle epigrafi funerarie, il cui nome specifico è peraltro epitaffio, le etichetta
semplicemente come scritte sopra le tombe. La maggior parte di esse, invece, giusto l’etimologia
greca epitáphios = discorso, parlano, più compiutamente, dei sentimenti degli uomini, di ciò che
fecero di buono durante la loro esistenza, delle loro trascorse virtù. Cosi nella prima delle iscrizioni
si celebrano le virtù di tale Livia Rufina che benché colpita a tal punto dalla precoce morte del
marito «che da quel momento mai avrebbe voluto passare a quello successivo» gli sopravvisse
ben 50 anni e 9 mesi conservando la castità e le energie per la «sua battaglia domestica».
Nella seconda iscrizione vengono evidenziati invece la solidarietà degli amici per una sfortunata
coppia di sposi vittima di un avvelenamento da funghi, che viveva così modestamente del mestiere
di chirurgo di lui e della lavorazione della lana di lei, da lasciare risorse appena «sufficienti per
reperire il rogo e la pece per la cremazione».
Nella terza iscrizione infine diamo ascolto all’amarissimo ed esacerbato sfogo di un precettore per la
precocissima morte di un suo alunno.
Note:
(314) G. FIORELLI, Catalogo ...., op. cit., n. 206.
(315) C.I.L., XVIII, 6637.
(316) M. F. FERRARINO, Codice tabularii Regiensis, fol. 140-141 (con
l’indicazione generica «inter Baias et Aversam», cioè tra Baia ed Aversa). Michele Fabrizio Ferrarino,
carmelitano originario di Reggio Emilia, visse nella seconda metà del XV secolo.
(317) G. IUCUNDO, Cod. Lat. cl. XIV n. 171 (detto Codice Zenoniano
da APOSTOLO ZENO), fol. 215, Venezia, Biblioteca Marciana (anch’egli con l’indicazione generica
«inter Baias et Aversam»); Cod. Cicogna n. 1874, fol. 183-184, già a Venezia, Biblioteca Correriana
(senza indicazione di luogo, «sine loco»). Giovanni Iucundo (ca. 1435-1515) fu autore di diverse silloge
tra cui una dedicata a Lorenzo de’ Medici attualmente conservata nella Biblioteca Capitolare di
Verona.
(318) T. GAMMARO, Silloge in Cod. Peuntigeriano n. 526, fol. 7, Trier,
Biblioteca Municipale, pubblicato in «Atti dell’Accademia di Berlino» (1865), pp. 372-380 (senza
nessuna indicazione di luogo). Tommaso Gammaro, bolognese, visse tra la seconda metà del XV secolo
e la prima metà del secolo successivo. I suoi codici sono variamente distribuiti tra la Biblioteca Pubblica
di Stoccarda e la Biblioteca Municipale di Trier.
(319) A. ALCIATO, Collectanea epigraphica (Cod. Feam), fol. 74, già a
Roma in Coll. Angelici (con la generica indicazione «apud Neapolim», presso Napoli). Andrea Alciato
(Alzate 1492 - Ticino 1550) fu autore di alcune sillogi tra cui un codice già conservato nella Biblioteca
Brancacciana di Napoli, ora alla Bibliteca Nazionale della stessa città.
(320) Liber Filonardiani, fol. 65-66.
(321) Codex O1ivae, misc. n. 349, foll. 51, 64, 72, Oxford, Bibl. Canonicianus
Bodleianae (con la locazione «Romae in Foro Palatino», cioè nel Foro Palatino a Roma).
(322) G. CHOLER, Silloge (cod. Monac. Lat. 394), fol. 104, 121 («inter Baias
et Aversam»). Di Giovanni Choler si sa solo che morì nel 1534.
(323) P. APIANO, Silloge, ff. 128 e 129, le 2.
(324) G. FABRIZIO, Antiquitatis monumenta insignia ex aere marmoribus
membranisve veteribus collecta, nunc etiam multis accessionibus auctiora edita cum tumulis vetustis
carmine inscriptis, Basileae 1587, III, pp. 201-202, 219.
(325) C.I.L., X, 185* [=355*].
(326) V. BORGHINI, ms., f. 129, ex libello F. PANDULFINI (Cod.
Ashburnhamianus Librianorum n. 1174), fol. 96. Vincenzo Borghini (Firenze 1515-1580) oltre che
descrivere il libello Pandulfiano fu autore di diversi codici tra cui uno conservato nella Biblioteca Nazionale
di Firenze, già nella Biblioteca Magliabechiana.
(327) A. S. MAZZOCCHI, Silloge, 177 (in una vigna sulla via Flaminia).
(328) M. WAELSCAPPLE, Cod. pict. A 61g., fol. 128, Berlino, Biblioteca
Nazionale (presso Azio, in Epiro).
(329) J. GRUTERO, op. cit., pag. 305, 2.
(330) F. M. PRATILLI, Della via Appia ...., op. cit., pag. 205.
(331) C.I.L., X, 186* [=356*].
(332) M. PICCARTI, Epistulis ad Hafmannum, Lipsia 1660, n. 213.
(333) A. TIFERNO, Cod. Peuntingeriano n. 527, fol. 85, Biblioteca di Monaco
di Baviera.
(334) N. PACEDIANO, Cod. l. VII, Milano, Biblioteca Ambrosiana. Nicola
Pacediano, nato nel 1485 scrisse alcuni codici, oggi conservati nella Biblioteca Ambrosiana di Milano.
(335) B. BURCHELATO, Epitaph., pag. 209.
(336) G. BOLOGNI, Cod. Cicogna n. 1874, fol.7’, già a Venezia, Biblioteca
Correriana. Girolamo Bologni (Tarvisio 1454-1517), poeta e filologo, compose diverse silloge epigrafiche
già conservate nella Biblioteca Cicogna ora alla Correriana.
(337) M. WAELSCAPPLE, Cod. pict. A 61g., fol. 128, Berlino, Biblioteca
Nazionale.
(338) A. P. MANUZIO, Cod. Vat. 5237, fol. 138.
(339) L. SCHRADAEUS, Monumentorum Italiae quae hoc nostro saeculo et
a Christianis posita sunt, Helmaestadii 1592, fol. 258.
(340) C.I.L. 187* [=357*].
(341) M. SANUDO, Epitaphia antiqua totius orbis (già Cod. Ortii), ora a
Verona, nella Biblioteca Comunale con la sigla "Storia n. 59”, fol. 141. Marino Sanudo il giovane (Venezia
1466 ca.- 1536 ca.). Cronista. Membro del Gran Consiglio veneziano, diplomatico, fu erudito e collezionista
di libri, codici e carte geografiche.
(342) N. PACEDIANO, Cod. l. VII, Milano, Biblioteca Ambrosiana.
(343) P. APIANO, Silloge, f. 129, 12.
(344) J. GRUTERO, op. cit., 304, 1.
(345) F. M. PRATILLI, Della via Appia ..., op. cit., pag. 209 (vidit!).
|
|