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Le iscrizioni dell’età costantiniana:
le epigrafi di Serino e Grumo Nevano [p. 102]

Due delle più importanti epigrafi imperiali riguardanti Atella che ancora si conservano risalgono agli ultimi anni dell’Impero di Costantino il Grande e si riferiscono, l’una, ai lavori di restauro del grandioso Acquedotto del Serino, l’altra alla celebrazioni della magnanimità dimostrata dal senatore atellano Caio Celio Censorino nei confronti della patria e dei suoi concittadini.
Si tratta, pertanto, di due epigrafi appartenenti alla categoria degli Elogia, iscrizioni commemorative le cui componenti essenziali erano i dati biografici del personaggio celebrato, il suo cursus honorum, le sue res gestae.

a) l’epigrafe di Serino [p. 102]

Gli acquedotti pubblici costituiscono una delle prove tangibili della munificenza di Roma verso i propri sudditi. Sesto Giulio Frontino (ca. 40­-104) che di acquedotti se ne intendeva come nessun altro nell’antichità scrive in proposito: «La custodia degli acquedotti è un affare degno di un governo da farsi con un maggior ardore poiché è questo il principale segno della grandezza dell’impero» (292). E ancora, in tempi più recenti, scrive lo storico francese Carcopino: «La conduzione dell’acqua a spese dello stato era stata concepita dai romani come un servizio puramente pubblico, da cui l’interesse privato fu escluso fin dalle origini ed esso continuò a funzionare sotto l’impero "ad usum populi” cioè a vantaggio della comunità senza riguardo all’interesse dei privati» (293).
Nella sola Urbe, dal 312 a.C. al 109 d.C. ne furono costruiti ben dieci; altrettanto numerosi furono quelli realizzati in Gallia, nella penisola Iberica, in Africa, in Asia Mìnore e nel resto d’Italia.
In particolare, durante l’età augustea, la Campania beneficiò della costruzione dell’acquedotto del Serino, il più grande d’Italia.
La grandiosa opera oltre che per assicurare il rifornimento d’acqua ai maggiori centri della regione fu realizzata tenendo conto delle esigenze del porto commerciale di Puteoli, e non ultimo, dei bisogni del monumentale serbatoio della stazione navale di Misenum, base marittima militare del Tirreno.
Le trasformazioni indotte dall’arrivo del nuovo acquedotto dovettero essere non poche: i segni di esse si possono cogliere a Pompei dove dai resti archeologici si intuisce a chiare lettere che una capillare rete di distribuzione dell’acqua in tutti i quartieri cambiò totalmente il volto delle abitazioni private con statue-fontane, ninfei, triclini acquatici, fontane pubbliche e non ultime, con grande vantaggio economico, con un pullulare di lavanderie. Un indizio delle migliorate condizioni di vita inter­corse anche ad Atella in seguito all’arrivo dell’acquedotto si potrebbe ravvisare nelle terme annesse ad una ricca domus re­staurata in epoca tardo-repubblicana scoperta dallo Johannowski negli anni '60 del secolo scorso (294) e nelle condutture d’acqua venute alla luce più recentemente (295).
Una grande e bella iscrizione scoperta nel 1938 durante i lavori di allacciamento della cosiddetta sorgente Acquaro, sull’altopiano avellinese, all’acquedotto di Napoli, ci dà, con la notizia dei restauri compiuti fra luglio e novembre del 324 d.C, anche i nomi delle città della regione servite dal ripristinato acquedotto, e cioè, in ordine di importanza: Puteoli, Neapolis, Nola, Atella, Cumae, Acerrae, Baiae e Misenum (296). I restauri, ricordati peraltro da un importante fonte coeva, il Liber Pontificalis, furono fatti eseguire da Costantino (297). L’acquedotto è menzionato ancora in una costituzione dell’Imperatore Onorio del 28 dicembre del 339, indirizzata al praefecto praetorio d’Italia Valerio Messala (Codex Theodosianus, XV 2.8) (298).


Epigrafe celebrativa dei restauri
dell’Acquedotto Augusteo di Serino
(dispersa)

L’epigrafe, incisa su di una lastra di marmo cipollino alta 186 cm., larga 86 cm. e spessa 17 cm. fu segnalata al prof. Amedeo Maiuri, all’epoca Soprintendente alle Antichità della Campania, dal Prof. Salvatore Pescatori, direttore del Museo Provinciale di Avellino.
Si riporta l’iscrizione, così come la lesse e la integrò Italo Sgobbo, ispettore della Soprintendenza, inviato sul posto per il recupero e la raccolta di informazioni inerenti il suo ritrovamento:

DD + NN + FL + CONSTAN
TINVS + MAX + PIVS +
FELIX + VICTOR + AVG +
ET FL IVL CRISPVS · ET
FL · CL CONSTANTINVS
NOBB CAESS
FONTI S AVGVSTEI
AQVAEDVCTVM
LONGA INCVRIA
ET VETUSTATE CONRVPTVM
PRO MAGNIFICENTIA
LIBERALITATIS CONSVETAE
SVA · PECUNIA · REFICI IVSSERVNT
ET · VSVI · CIVITATIVM INFRA
SCRIPTARVM REDDIDERVNT
DEDICANTE · CEIONIO IULIANO VC
CONS · CAMP · CVRANTE
PONTIANO · V · P PRAEP · EIUSDEM
AQUADVCTVS
NOMINA CIVITATIVM
PVTEOLANA · NEAPOLITANA · NOLANA
ATELLANA · CVMANA · ACERRANA
BAIANA · MISENVM
(299)

«D(omini) N(ostri) Fl(avius) Constantinus maxi(mus) Pius Felix Victor Aug(ustus) et Fl(avius) Iul(ius) Crispus, et Fl(avius) Cl(audius) Constantinus nobiles Cae(saris) Fontis Augustei Aquaeductum longa incuria et vetustate corruptum pro magnificentia liberalitates consuetae sua pecunia refici iusserunt et usui civitatium infrascriptarum reddiderunt dedicante Ceionio Iuliano vi(ro) c(larissimo) Con(sulari) Campaniae curante Pontiano vi(ro) p(erfectissimo) praeposito eiusdem aqua(e)ductus nomina civitatium Puteolana Neapolitana Nolana Atellana Cumana Acerrana Baiana Misenum»

«I nostri Signori Flavio Costantino Massimo Pio Felice Vittore Augusto e i nobili figli di Cesare, Flavio Giulio Crispo e Flavio Claudio Costantino ordinarono che fosse rifatto a loro spese, per la loro magnificenza, l’acquedotto della fonte augustea andato fuori uso per la lunga incuria ed antichità e lo restituirono all’uso delle città sotto scritto; lo inaugurò Ceionio Iuliano, uomo illustrissimo, Consolare della Campania; se ne occupò Ponziano, uomo perfettissimo, sovrintendente dello stesso acquedotto; i nomi delle città sono: Pozzuoli, Napoli, Nola, Atella, Cuma, Acerra, Baia, Miseno»

Attualmente la lapide risulta dispersa. Nel 1940 allorquando fu creata la Mostra d’Oltremare a Napoli, essa era stata murata, spezzata in due tronconi, sulla parete nord della Mostra in via Terracina, dov’era ancora nel 1981 quando la vide il Mariniello, che, in margine ad un articolo sull’acquedotto augusteo, già presagendone una distruzione imminente, ebbe a scrivere: «Lungo il muro perimetrale della Mostra d’Oltremare in via Terracina, esistono tuttora (ma abbiamo motivo di ritenere che presto saranno distrutte) due lapidi che ci descrivono rispettivamente il tracciato e la ricostruzione [dell’acquedotto], fatta eseguire a proprie spese da Costantino» (300).
La lapide ricordava che i lavori di restauro furono eseguiti a cura del vir perfectissimus Ponziano, nella sua qualità di praepositus aquaeductus, il curatore cioè delle acque e degli acquedotti, e che all’inaugurazione presiedette l’altro vir clarissimus Ceionio Iuliano, nella sua qualità di Console della Campania (301). Va evidenziato come per un magistrato l’aver provveduto alla riparazione di un acquedotto, fosse motivo di grande prestigio personale, essendo il patrocinio considerato un atto importante, analogo, per taluni versi, addirittura all’approvazione di una proposta di legge.
Dopo la caduta dell’Impero Romano la maggior parte degli acquedotti andarono fuori uso sia per la scarsa manutenzione che per le distruzioni operate dai barbari. Nel Medio Evo, e ancor più nei secoli successivi, ci fu un notevole fervore circa la realizzazione di nuovi acquedotti, per la cui costruzione si utilizzarono, non poche volte, tratti degli antichi acquedotti.
Una ristrutturazione venne tentata anche per l’acquedotto del Serino. Se ne ha memoria da una accuratissima relazione fatta al viceré di Napoli, don Pietro di Toledo, dall’architetto Pietrantonio Lettieri, incaricato dallo stesso di verificare, con quello che oggi si direbbe «uno studio di fattibilità», la possibilità di un eventuale ripristino dell’antico manufatto. Del prezioso documento si riportano integralmente, qui dappresso, i soli passaggi essenziali che illustrano il corso della diramazione nel territorio atellano; non prima, tuttavia, di aver ricordato che, attraversata la montagna di Mortellito, l’acquedotto passava per Forino, Mercato San Severino, Lanzaro, Sarno e Palma Campania e che da qui, diramandosi, un tratto secondario raggiungeva Nola e Pompei mentre il tratto principale, passando per Pomigliano d’Arco, raggiungeva Afragola. E dunque come si legge nel documento: «.... dal aquedotto del districto dela Fragola se parteva ancora un altro ramo dela pred. acqua et tirava per un altro antico formale per mezo lo casale de Frattamaiure, et andava ad Atella città antighiss. et cossi bona ad suoi come è hoggi Nap. la quale steva dove al presente è lo casale de Sto Arpino; ... Et per tutto lo camino se ne sono scoverti lì aquedotti et formali antichi, si alo pred. Casale» (302).
Della diramazione per Atella non è purtroppo più rintracciabile il tracciato. Una labile traccia si potrebbe ravvisare nei resti di una antica muratura in «opus laterici» ancora visibile in un ridotto della chiesa dell’Annunziata a Frattamaggiore. D’altra parte, tuttora, l’area circostante la chiesa viene popolarmente denominata, nella parlata locale, «abbasce a l’arco» proprio a ragione della presenza, fino a qualche secolo fa, dei resti di alcuni archi dell’acquedotto.


Resti dell’acquedotto Augusteo di Serino a Napoli (Ponti Rossi)
in un’incisione di F. P. Aversano (tratta da R. D’Ambra, Napoli Antica, 1889)

b) l’epigrafe di Grumo Nevano [p. 106]

Si è detto più volte, in precedenza, della stele celebrativa a Caio Celio Censorino. Si tratta di una base marmorea, risalente all’epoca imperiale, sulla quale è scolpita, in caratteri capitali, l’iscrizione laudativa che gli atellani dedicarono a questo loro illustre concittadino e benefattore, che coprì, tra l’altro, i prestigiosi incarichi di Consolare della Campania e di curatore della via Latina ai tempi di Costantino.
L’epigrafe, che si estende per un totale di 14 righe e ci restituisce per intero il corso onorario del celebrato recita, infatti, secondo la lettura del De Petra che la rilevò per la compilazione del C.I.L.:

C · CAELIO · CENSORI
NO · V · C · PRAET · CANDI
DATO · CONS · CVR · VIAE
LATINAE · CVR · REG · IV l I
CVR SPLENDIDAE · CAR
THAGIN · COMITI · D · N
COSTANTINI · MAXIMI · AVG
ET · EXACTORI · AVRI · ET · ARGEN
TI · PROVINCIARVM · III · CONS · PRO
VINC · SICIL · CONS · CAMP · AVCTA
IN · MELIVS · CIVITATE · SVA · ET · REFOR
MATA · ORDO · POPVLVSQUE ATEL
LANVS L. D. S. C.
(303)

«C(aio) Caelio Censorino, v(iro) c(larissimus) Praef(ecto) candidato Cons(ulatus) cur(atori) viae Latinae cur(atori) reg(ionis) IV cur(atori) splendidae Carthagin(is) Comiti D(omini) N(ostri) Costantini Maximi Aug(usti) et exactori auri et argenti provinciarum III Cons(ulari) Provinc(iae) Sicil(iae) Cons(ulari) Camp(aniae) aucta in melius civitate sua et reformata Ordo Populusque Atellanus L(ocus) D(atus) S(enatus) C(onsulto)»

«A Caio Celio Censorino, uomo illustrissimo candidato Prefetto, candidato al consolato, curatore della Via Latina, curatore della VII Regione, curatore della splendida Cartagine, cavaliere del nostro Signore Costantino Massimo Augusto ed esattore dell’oro e dell’argento della III Provincia, Consolare di Sicilia, Consolare della Campania, nella sua città (da lui) meglio ingrandita e riformata il popolo atellano. Luogo concesso per decreto del Senato»

Il severo blocco marmoreo, che misura cm. 114 x 50 x 55, fungeva verosimilmente da piedistallo ad una statua del Censorino. L’uso di erigere statue in onore dei personaggi che si erano resi particolarmente benemeriti nei confronti di una città o della loro patria era infatti assai diffuso soprattutto in età imperiale, nei secoli in cui cioè l’interesse dell’Imperatore per le esigenze di una città o di una comunità di cittadini, lungi dall’essere sua cura abituale, potevano essere soddisfatte solo grazie alle sollecitudini personali di un patronus. Il rapporto di patronato non solo rendeva istituzionale la protezione che un personaggio ricco e potente esercitava su una collettività bensì esprimeva, la riconoscenza di quest’ultima per i benefici che ne riceveva e il voto di continuare a riceverne (304).
Il blocco prima dell’attuale sistemazione, che a ben vedere è poi quella già esistente agli inizi del Settecento, si trovava conservata nell’angusto atrio dell’edificio municipale di Grumo Nevano dove fu posto - proveniente dalla scuola elementare dello stesso comune - dopo che era stato utilizzato se­condo le indicazioni del Remondini (305), prima nella fabbrica dell’antico campanile della Basilica di San Tammaro e poi come ornamento della piazza antistante; e non già, come riportano invece l’Egizio (306) prima, il Pratilli (307), il De Muro (308), il Parente (309), l’Henzen (310), il Muratori (311) e la Strenna natalizia del 1854 (312) poi, dalla chiesa parrocchiale di Sant’Elpidio nella vicina Sant’Arpino.


Grumo Nevano (NA), Piazza Pio XII, iscrizione
celebrativa a Caio Celio Censorino

Il monumento sui cui lati sono scolpiti in bassorilievo una patera a destra ed un urceo a sinistra, simboli entrambi di sacrificio, si trova purtroppo in pessime condizioni di conservazione a causa dei danni subiti durante un incendio nel 1985 quand’era ancora sistemato nell’atrio del Municipio: oltre che spezzato nella cimasa presenta in più punti qualche slab­bratura e diverse scheggiature sia nel fronte della cornice che in quella del basamento. La lettura dello scritto, poi, si presenta abbastanza difficol­tosa a causa dell’abrasione subita dal blocco attraverso i secoli e per la poco abilità del lapicida che aveva scolpito i caratteri, incisi non pro­fondamente. Sicché il monumento non costituisce più «un decoroso or­namento del ridente ed ameno paesello» come scriveva quasi un secolo fa il Mariotti che già allora si augurava quasi presagendone il destino «una collocazione più decorosa che lo preservi (preservasse) in pari tempo da ogni ulteriore danno che il tempo o l’uomo possono (potessero) arrecargli» (313).
La gens Censorina ebbe altri illustri esponenti in Censorino, grammatico ed erudito vissuto nel III secolo, ed autore, tra l’altro, di un Liber de die natali ad Quintum Caerellium, ricco di importanti notizie storiche e del cosiddetto Fragmentum Censorini che contiene invece notizie di astronomia, grammatica, metrica e musica. Allo stesso III secolo appartiene un altro Censorino, imperatore romano: secondo le notizie biografiche tramandateci dall’Historia Augusti, acclamato dai soldati Imperatore nel 260 dopo la sconfitta di Valeriano nella guerra contro i Parti, venne ucciso dagli stessi dopo solo sette giorni di regno.
Una altra base marmorea o molto più verosimilmente un’ara funeraria molto simile al cippo grumese è tuttora visibile, murata purtroppo con lo specchio epigrafico rivolto verso l’interno della costruzione, nella base del campanile della chiesa della Trasfigurazione a Succivo.


Succivo (CE) Campanile della Chiesa della
Trasfigurazione, cippo anaepigrafico

Note:
(292) Sextus Iulii Frontini de acquae ductu urbis Romae, edizione a cura di C. KUNDEREWICZ, Lipsia 1973, pag. 132.
(293) J. CARCOPINO, La vita quotidiana a Roma, Bari 1941, pp. 49-50.
(294) W. JOHANNOVSKY, Atella, in «Fasti Archeologici», XXI (1966), 2365.
(295) C. TRIMMLICH BENCIVENGA, op. cit., pag. 7, nt. 24.
(296) Ancora oggi, il moderno Acquedotto del Serino, insieme all’Acquedotto di integrazione e di riserva di Lufrano, realizzato a far data dal 1946, garantisce l’alimentazione idrica di Napoli e di ben altri 73 comuni della Campania.
(297) Liber Pontificalis (ed. DUCHESNE, Parigi 1886-92, rist. anastatica 1955-57, I, pag. 186, XXXIII).
(298) G. CAMODECA, Ricerche ..., op. cit., pag. 84 e nt.72.
(299) I. SGOBBO, L’acquedotto romano della Campania: "Fontis Augustei Aquaeductus" in «Notizie scavi», 1938, fasc. 1 e 3, pp.75-97.
(300) A. MARINIELLO, L’acquedotto augusteo nel tratto Napoli-Miseno, in «Mondo Archeologico», n. 61 (novembre 1981), pag. 18.
(301) Su Ceionio Iuliano cfr. J. R. MARTINDALE, J. R. MORRIS, The Prosopography of the later roman Empire, I (1971), 1476.
(302) La relazione, conservata nell’Archivio dei P. P. Chierici Regolari Teatini dei SS. Apostoli di Napoli, fu integralmente pubblicata da L. GIUSTINIANI, Dizionario geografico-ragionato del regno di Napoli, Napoli 1797, VI, pagg. 382-411. Il brano riportato è a pag. 406.
(303) C.I.L., X, 3732 [=3540].
(304) Sul patronato delle collettività pubbliche cfr. J. HARMAND, Le Patronat sur les collectivés pubbliques des origines au Bas-Empire, Parigi 1957, pag. 421 e ssg.
(305) G. S. REMONDINI, Nolana Ecclesiastica Storia, Napoli 1747, I, pp. 64-65 («... era fabbricata in un angolo dell’antico campanile della parochiale chiesa di S. Tamarra (sic) della terra di Grumi; da quaranta anni è posta in piazza avanti la chiesa»).
(306) M. EGIZIO, Lettera al Sig. Langhlet ..., op. cit., pag. 163 («in turri campanarie ecclesiae parochialis pagi S. Arpini»).
(307) F. M. PRATILLI, op. cit., 1745, pag. 337.
(308) V. DE MURO, op. cit., pag. 169.
(309) G. PARENTE, op. cit., I, pag. 179.
(310) G. HENZEN, op. cit., 6507.
(311) L. A. MURATORI, Novus Thesaurus ..., op. cit., 1029, 8.
(312) Strenna natalizia del 1854, pag. 194.
(313) S. E. MARIOTTI, Un monumento atellano, in «Athenaeum», II, fasc. 3 (luglio 1914), ripubblicato in «Atellana», numero di saggio (giugno 1980), pp. 10-11.