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L’iscrizione sepolcrale dei Plauzi
e il vicus Spurianus [p. 77]

L’unica epigrafe di carattere giuridico-funeraria integra che ci è pervenuta dal territorio atellano è la lastra marmorea che era apposta sul sepolcro dei Plauzi nel vicus Spurianus.
La lapide, attualmente murata in un corridoio del Seminario Vescovile di Aversa proviene, infatti, secondo Zapparrata (194) che riprende precedenti supposizioni di Corcia (195), Beloch (196), Capasso (197), Dubois (198) e Frederiksen (199) dal territorio atellano e non già dal litorale domizio come già ipotizzato in passato dal Napoli (200) e dal Pancieri (201) e più recentemente dal Camedoca (202) qualche anno, fa per via di un riferimento alla res publica coloniae puteolanae.


Aversa (CE) Seminario Vescovile, lapide funeraria di Aulo Plauzio Evodo

Il Corcia e con lui il Beloch e il Capasso ritennero anzi che Aversa sorgesse appunto su questa piccola contrada posta poco fuori le mura di Atella, con la quale era in comunicazione mediante una via resa nota dal Franchi (203).
Databile fra la fine del I e gli inizi del II secolo (204) l’epigrafe, che misura cm. 62x152, cui vanno aggiunti i 13 cm. di cornice, fu sterrata dalla cattedrale aversana nel 1749, e resa nota due anni dopo dal Mazzocchi, al quale era stata segnalata da Michele Arcangelo Patricelli, rettore del Seminario, e da Geronimo Serao, definiti dallo studioso capuano virorum eruditissimorum (205).
Su di essa, che si sviluppa su 9 righe con lettere alte 6.3 cm. nella prima linea, 5.5 nella seconda, 3 cm. nelle linee 3-8 e 4 cm. nella linea 9, si legge:

A. PLAVTIVS EVHODVS SIBI ET LIBERIS SVIS
A. PLAVTIO DAPHNO ET PLAVTIAE PRIMIGENIAE ET

PLAUTIAE LAVRILLAE ET PLAVTIAE FESTAE ET PLAVTIAE SVCCESSAE ET
A. PLAVTIO ABSESTO LIBERTIS LIBERTABVSQVE SVIS POSTERISQVE EORVM IS QVI
PLAVTI VOCITABVNTVR·VICVS SPV[R]IANVS CVM SVIS MERITORIS ET DIAETA
QVAE EST IVNTA HUIC MONVMENTO CVM SUI[S PAR]IETIBUS ET FVNDAMENTIS HVI MONVMENTO CEDIT
SI QVIS EX IS QVI SVPRA SCRIPTI SVNT HUNC MONVMENTVM AVT VICVM SPVRIANUM
AVT DIAETA QVAE EST IVNCTA HVIC MONVMENTO VENDERE VOLENT
TVNC AD REM PVBLICAM COLONIAE PVTEOLANAE PERTINEBIT
(206)

«Aulo Plauzio Evodo a sè e suoi figli Aulo Plauzio Dafno, Plauzia Primigena, Plauzia Laurilla, Plauzia Festa, Plauzia Successa e Plauzio Absesto, e ai loro liberti e liberte e ai posteri di coloro che si chiameranno Plauzio. Il Vico Spuriano con le sue camere in affitto, e l’appartamento che è annesso a questo sepolcro, con le loro pareti e fondamenta appartengono a questo sepolcro. Se qualcuno di quelli sopra menzionati vorrà vendere questo sepolcro o il Vico Spuriano o l’appartamento che è annesso a questo sepolcro, allora il tutto apparterrà alla Repubblica della colonia di Pozzuoli»

L’epigrafe, debitamente catalogata dallo Zapparrata tra le iscrizioni «giuridiche-funerarie», costituisce una sorta di «fidecommesso contravvenzionale sotto pena di devoluzione» con il quale tale Aulo Plauzio Evodo, parente forse di quel Marco Plauzio Silvano intestatario del famoso monumento funerario a forma cilindrica che si erge presso il ponte sull’Aniene a Tivoli, ricorda che il sepolcro che si era fatto costruire per sé e i suoi sei figli, per i suoi liberti e le sue liberte, nonché per tutti i suoi posteri, cui ne aveva trasmesso il possesso, sarebbe stato devoluto alla repubblica di Puteoli caso mai gli eredi avessero venduto anche una sola delle proprietà. Questo sepolcro sorgeva presso una masseria o tenuta di nome Spuriano, dove lo stesso era proprie­tario, tra l’altro, di un appartamento e di diverse camere da affittare. Anche qui va notata una particolarità grafica: sulla lapide appaiono più volte le cosiddette I longae che si ritrovano spesso sulle epigrafi e stanno ad indicare appunto la quantità lunga della vocale.


Note:
(194) S. ZAPARRATA, Spigolature storiche sulla lapidaria della città di Aversa, Aversa 1971, pp. 15-22.
(195) N. CORCIA, op. cit., pag. 270.
(196) J. BELOCH, op. cit., pag. 373.
(197) B. CAPASSO, Monumenta ad Neapolitani Ducatus historiam pertinentia quae partim nunc primum, partim iterum typis vulgantur cura et studio Bartholomei Capasso cum ejusdem notis ac dissertanionibus, Napoli 1881-92, II, pag. 196.
(198) C. DUBOIS, Pouzzoles antique (Histoire et topographie), Parigi, 1907, pag. 22, nt. l.
(199) M. W. FREDERIKSEN, in A. F. VON PAULI, G. WISSOWA, op. cit., c. 2053.
(200) M. NAPOLI, Statua ritratto di Virio Audenzio Emiliano consolare della Campania, in «Bollettino d’Arte del Ministero della Pubblica lstruzione», 44 (1959), pag. 107 e ssg.
(201) S. PANCIERA, Ex auctoritate Audenti Aemiliani viri clarissimi consularis Campaniae, in «Studi E. Volterra», 2 (1971), pag. 271, nt. 8.
(202) G. CAMEDOCA, L’ordinamento in regiones e i vici di Puteoles, in «Puteoli Studi di storia antica», I, 1977, pp. 62-98, pag.
(203) C. FRANCHI, Dissertazioni istoriche-legali su 1’Antichità, Sito ed Ampiezza della nostra Liburia ducale o siasi dellAgro e territorio di Napoli in tutte le varie epoche de suoi tempi, Napoli 1754, pag. 87. «... si trovò da mano in mano una strada lastricata di bianco marmo: e se ne cavò buon numero di pietre grandi quadrate che avevano piano la facciata di sopra e acuta la punta di sotto, come suol dirsi a punta di diamante: dovuto chiaramente a dividere di essere porzione dell’antica strada Consolare che [...] si distendeva dal luogo chiamato ad Septimum fin dentro Atella ...».
(204) S. RICCOBONO, I. BAVIERA, V. ARANGIO RUIZ (a cura di), Fontes romani anteiustiniani, Firenze 1968-69, III, 81.
(205) A. S. MAZZOCCHI, Dissertatio historica de Cattedralis Ecclesiae Neapolitanae semper unicae variis diverso tempore vicibus, Napoli 1751, pag.211.
(206) C.I.L., X, 3750.