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Le altre epigrafi di Giugliano [p. 71]

Sulla prima rampa di scala di un palazzo sito in vico Catone, di proprietà della famiglia Sequino, un’altra epigrafe, incisa su un marmo lesionato in senso longitudinale e frantumato sul lato destro che dimensiona cm. 28x48, recita secondo la lettura del C.I.L.:

M · NASSI · M · L · CA (l)
HELVIAE · CN · L · THALLVS l (c
M · NASSIO · M · ET · > · L · FRONT
M · NASSIO · M · > · L · FORTVN (ato)
HOC · AEDIFICIVM · MACERIA · C (ircum)
DVCTVM · IN · FRONTE · P · L IN (agr)
P · L · TVTELA · MONVMENTI
(174)

L’epigrafe si presenta oltremodo frantumata per tentare una ricostruzione del dettato, che sembrerebbe, in ogni caso, far riferimento alla costruzione di un muro di cinta elevato a tutela del monumento funerario della famiglia dei Nassio.


Giugliano in Campania, Casa Sequino, iscrizione marmorea dei Nassio

Benché diversamente indicato dal C.I.L. che la reputa ritrovata tra le macerie di Cumae sulla scorta di una precedente descrizione del Galanti (175), secondo Giacomo Chianese, Ispettore onorario alle opere di Antichità e Arte negli anni 30-40 del secolo scorso, la lapide proverrebbe dal distrutto villaggio di Iulianellum (176).
Dallo stesso villaggio proverrebbe, sempre secondo il Chianese, un’altra piccola epigrafe in marmo travertino della grandezza di cm. 50x25, incorniciata sui tre lati e spezzata nella parte inferiore, dove si fa menzione di un tale Caio Giulio Massimo che, fantasticamente scambiato da qualche sprovveduto autore per il grande condottiero romano, ha fatto altrettanto fantasticamente ipotizzare la presenza di una villa imperiale sul territorio.
L’epigrafe recita:

C. IVLI MAXIMI
VETERAN COH V PR
CONDITA POMPONIA


«C(aii) Iulii Maximi veteran(i) coh(ortis) V pr(aetoriae) condita (est) Pomponia».

«(Qui) è stata seppellita Pomponia (moglie) di Caio Giulio Massimo
veterano della quinta coorte pretoria»

La lapide fu trovata in un giardino di via Cataste al confine tra Giugliano e Villaricca, località dove si trova attualmente conservata nel cortile di palazzo Tirelli (177). In ogni caso il Chianese volle vedere in questa iscrizione una possibile spiegazione delle origini del nome Giugliano. Scrive, infatti, nel suddetto dattiloscritto: «.... volendo in un certo qual modo stabilire le origini di Giugliano, si rende necessario pensare ad un Iulius, coltivatore forse di terreno, al quale col suo praedium (da lui denominato praedium Iulii, e più tardi, solo Iulianum) aveva creato il nucleo della futura cittadina ...». E chi era il nostro Iulius se non il personaggio citato in questo frammento? (178).
Sempre nell’agro giuglianese, in una non meglio precisata località ricadente nel tenimento di Qualiano, fu ritrovata alla fine del Settecento un’arca marmorea che ricordava la tomba di un giovanetto che aveva poco più di sedici anni quando morì. Su di essa si leggeva, secondo la lettura che ne dà il C.I.L:

I
FL. ANIHVS · MAXIMI
NVS. INFAS · DVLCIS
SIMVS · VIX ·
ANNIS · XVI · MENS · III
DIEB · XVIIII ·
(179)

«Fl(avius) Anihus Maximinus infa(n)s dulcissimus
vix(it) annis XVI mens(ibus) III, dieb(us) XVIII».

«Flavio Anio Massimo, bambino dolcissimo,
visse 16 anni, 3 mesi e 19 giorni»

Autore del ritrovamento fu Michele Arditi come testimonia una lettera del Masinio al Marini (180). Alcuni decenni dopo l’arca è documentata dal Micilli nell’orto di casa sua, sita nei pressi del ponte Surriento, in località Crocelle, a destra di chi entra nel paese, poco distante dalla Consolare Campana (181).
Sul sarcofago di marmo bianco erano scolpiti con l’epigrafe due mascheroni col petaso di Mercurio sulla testa circondati nella parte inferiore da ghirlande di alloro. Nei lati piccoli invece si osservavano due rosoni di cui quello alla testa era solo abbozzato. Poiché nel sarcofago furono ritrovati una spada ed una corazza fu ipotizzato trattarsi di un guerriero benché la giovane età lo escludesse.
Intorno alla strada Consolare Campana, sempre in territorio di Qualiano, in località Pioppitiello su «un mattone di fondo di una delle tre cuvette che attraversavano il complesso» di una villa rustica scavata nel 1971, fu letto dallo scavatore Antonio D’Ambrosio un bollo laterizio con la scritta:

«Q(uintus) Aufusti(us) P(amphilius) M(arci) l(ibertus)» (182)

Accolta con questa lettura da L’Anneè Epigraphique (183) fu considerata databile in età tardo repubblicana dal Salomies (184).

Aversa (CE), Chiostro grande dell’Abbazia di San Lorenzo ad Septimum

Recentemente il Camodeca l’ha più correttamente letta come:

Q AVFUSTI PAMP

interpretandola come:


«Quinto Aufusto Panfilo»

e datandolo al I secolo d.C. (185).


Note:
(174) C.I.L., X, 2765.
(175) G. M. GALANTI, Della descrizione geografica e politica delle Sicilie, Napoli 1788.
(176) G. CHIANESE, Probabile origine di Giugliano, dattiloscritto inedito.
(177) F. RICCITIELLO, op. cit., pag. 24.
(178) G. CHLANESE, op. cit.
(179) C.I.L., X, 2426.
(180) L. G. MARINI, Cod. Vaticano 9043, ap. 22, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana. Luigi Gaetano Marini (Sant’Arcangelo di Romagna 1742 - Parigi 1815) fu Prefetto, tra l’altro, dell’Archivio di Castel Sant’Angelo e dell’Archivio Vaticano. Pubblicò una preziosa silloge di iscrizioni latine e greche in quattro volumi.
(181) A. MICILLI, Sarcofago rinvenuto vicino la nuova via Campana, in “Poliorama pittoresco", 11 (1846-47), pag. 379-380.
(182) A. D’AMBROSIO, in Fasti Archeologici, 1971-72, 26-7 (1975-78) 576 s nr. 8199; IDEM, Una villa rustica a Qualiano di Napoli, in «Rendiconti dell’Accadernia di Archeologia, Lettere e Belle Arti di Napoli», 47 (1972), pag. 319 e ssg., pag. 322.
(183) L’Anneè Epigraphique, 1978, 118.
(184) O. SALOMIES, Weitere republikanische Inschriften, in «Arctos», 21 (1987), pag. 107.
(185) G. CAMODECA, Epigrafia, scheda n. 12, pp. 227-29 in «Puteoli Studi di storia antica», XII­XIII (1989).